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Minori, genitori, tribunali

In Italia, a seguito di provvedimenti dei tribunali dei minori, vivono fuori dal contesto familiare, in strutture protette o comunità più di 30mila bambini e adolescenti.

A Milano, la città ormai è diventata punto di riferimento non solo di manifestazioni internazionali ma anche di persone particolarmente abbienti che l’hanno scelta come città più favorevole ai loro interessi, ci sono circa 800 minori sottratti alle loro famiglie.

Situazioni di disagio familiare o sociale, marginalità e vulnerabilità sono ovunque più frequenti di quanto si pensi. A volte i bambini sono affidati al Comune e inseriti in una struttura socio-educativa, altre volte vengono affidati temporaneamente a famiglie, altri ancora vivono in comunità con le madri.

Vi sono situazioni difficilmente reversibili, come quando i genitori sono dipendenti da droga o alcol oppure sono incapaci di svolgere la loro funzione genitoriale.

In Italia il tribunale per i minorenni interviene in presenza di una segnalazione, di un pregiudizio concreto per il minore, le segnalazioni dei servizi sociali portano a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, in genere, in caso di maltrattamenti, significativa trascuratezza, incapacità genitoriale, ovviamente con particolare attenzione allo stato igienico-sanitario, alla scolarizzazione e alla socializzazione.

L’Autorità nazionale garante per i minori sottolinea però la necessità di fare maggior chiarezza sugli allontanamenti, infatti l’allontanamento dovrebbe essere una misura eccezionale da adottare solo in caso di grande pericolo, come ad esempio quando i bambini siano in stato di totale abbandono morale o materiale.

Salvo casi di emergenza la legge non prevede che sia compito delle forze dell’ordine intervenire nei prelevamenti dei minori e inoltre se questi oppongono resistenza al trasferimento bisogna sospenderlo e va data comunicazione al magistrato che lo ha disposto.

Proprio quest’anno la Garante Marina Terragni ha preparato, col supporto di avvocati, un documento che sottolinea come il minore debba essere ascoltato da parte del giudice, a differenza di quando abitualmente accade, e che il ricorso a strutture di accoglienza non dovrebbe essere la prassi ma l’extrema ratio.

Se si tiene conto che un minore in una struttura costa 150 euro al giorno si comprende bene come in molti casi le situazioni di indigenza di certe famiglie potrebbero essere eliminate attraverso un supporto economico che sarebbe di gran lunga meno traumatizzante per i bambini e meno oneroso per lo Stato.

Si attende un disegno di legge proprio in materia di affido anche per avere un censimento sistematico delle strutture di accoglienza e delle famiglie affidatarie, infatti al momento non vi sono dati certi che consentano, secondo la Garante, di distinguere in modo attendibile quanti collocamenti di urgenza siano stati disposti e mancano le valutazioni sugli impatti traumatici sui bambini e connessi agli allontanamenti.

Per esperienza di molti rimangono assolutamente carenti i mezzi a supporto del lavoro degli assistenti sociali e non tutti gli assistenti sociali sono dotati delle competenze e delle sensibilità idonee ad affrontare i problemi legati a situazioni minorili difficili. Spesse volte i Comuni, per problemi economici più o meno reali, non gestiscono direttamente i servizi sociali ma si affidano a cooperative o organizzazioni esterne. Anche i magistrati hanno responsabilità quando non ascoltano i minori prima di decidere e non hanno una valutazione diretta della situazione familiare.

Come già detto, alcune situazioni di indigenza potrebbero essere risolte tramite sussidi ad hoc; in molti casi non occorrerebbe sottrarre i bambini alle famiglie che avrebbero solo bisogno del sostegno di tutor e di migliori condizioni abitative e lavorative per ritrovare un corretto equilibrio.

Questi sono solo alcuni dei tanti punti che abbiamo voluto evidenziare sul tema portato alla ribalta dalle vicende della casa nel bosco, che ha fatto poi scoprire che esistono altri nuclei familiari che hanno scelto questo tipo di vita.

Come domanda finale, in attesa del disegno di legge di cui sopra, chiediamo: a un bambino, che ha genitori amorevoli, porta più danno vivere nel bosco coi suoi genitori, a contatto con alcune regole e principi e confortato dalla conoscenza da ciò che natura e animali gli possono insegnare o piuttosto porta più danno avere in mano, dai primissimi anni di vita, uno smartphone sul quale impara presto a vedere le tante oscenità presentati dai vari TikTok e che portano alle violenze in scuole e strade che tutti vediamo?

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