Parlamento Europeo

  • Stavolta voto! Il Parlamento europeo lancia una piattaforma di partecipazione per tutti i cittadini dell’Unione

    In vista delle prossime elezioni europee del 26 maggio 2019 il Parlamento europeo lancia la campagna istituzionale per condividere informazioni ed opinioni sull’Europa. Stavolta voto! è una piattaforma che chiunque può far conoscere ad amici e conoscenti per partecipare tutti, in maniera attiva e consapevole, al processo democratico in vista delle elezioni. Si può aderire alla campagna attraverso il link https://www.thistimeimvoting.eu/it?recruiter_id=14441.  I sostenitori più attivi potranno essere coinvolti, sulla base della loro disponibilità, nella promozione di eventi a livello locale.

  • Sequestrati 2 milioni di euro al partito della Le Pen

    I magistrati transalpini non sono da meno di quelli italiani e hanno deciso di confiscare i 2 milioni di euro che il Rassemblement National (RN, ex Front National) avrebbe dovuto ricevere il 10 luglio, come gli altri partiti, a titolo di anticipo sul finanziamento pubblico. Il partito, per la decisione dei giudici che indagano sul caso, in cui il RN è accusato di aver impiegato a spese di Strasburgo assistenti utilizzati per il partito, rischia di dover rimborsare un danno di 7 milioni di euro. A tanto ammonterebbe la cifra indebitamente sottratta e per la quale sono sotto inchiesta 10 persone, fra le quali la Le Pen. “Confiscando la nostra dotazione pubblica senza sentenza su questo pseudo caso degli assistenti – ha scritto la presidente del partito di estrema destra francese su Twitter – i giudici applicano la pena di morte ‘a titolo conservativo'”.

    L’appello che la Le Pen ha già annunciato di voler presentare, “non è sospensivo” della decisione, definita dal partito “un colpo di mano senza alcuna base legale”, per il quale il RN “non potrà pagare gli stipendi” dei dipendenti. Tanto più, sottolinea un comunicato, che il RN non ottiene ormai da mesi alcun prestito dalle banche. In una lettera aperta ai sostenitori, Marine Le Pen invita i militanti a “rivoltarsi” contro “una dittatura che vuole uccidere il primo partito di opposizione”. “Il carattere politico dell’iniziativa non è neppure in dubbio”, aggiunge passando ad attaccare le toghe, “poiché uno dei due giudici è membro del Sindacato della Magistratura”, situato politicamente a sinistra, “e l’altro è un suo compagno di strada”. Il FN riceve finanziamenti pubblici per 4,5 milioni di euro, che rappresentano la principale fonte di finanziamento dei partiti in Francia, che nel 2018 devono incassare un totale di 68 milioni. Le indagini, che non hanno finora portato ad alcuna sentenza, hanno però ritrovato – a quanto si apprende – numerosi indizi come messaggi e-mail e tabelle in base alle quali si desume che i compensi di alcuni dipendenti venivano modulati sulla base di quanto messo a disposizione degli eurodeputati per gli assistenti parlamentari a Strasburgo.

  • Fake news o scarsa informazione? A un anno dalle Elezioni del 2019 è partita la campagna di comunicazione del Parlamento europeo

    One year to go. E’ lo slogan con il quale è partita ufficialmente la campagna di comunicazione del Parlamento europeo, presentata alla stampa nella sede milanese di Corso Magenta, che porta dritto alle elezioni europee del 2019. Nell’ultimo weekend di maggio del prossimo anno infatti circa 500mila cittadini dell’UE saranno chiamati a eleggere i loro rappresentati a Bruxelles e il Parlamento ha in programma una serie di iniziative per comunicare al meglio le finalità, le potenzialità, le attività e soprattutto il ruolo del Parlamento europeo che, a causa di un sistema informativo troppo spesso dedito al racconto delle peculiarità locali, difficilmente riesce a veicolare.

    E così capita che passino, facendo gran rumore, informazioni scorrette perché si semplifica, volutamente, un argomento complesso e, probabilmente, poco conosciuto, come è capitato pochi giorni fa con Wikipedia che ha deciso di oscurare il sito per dimostrare, urbi et orbi, di combattere una battaglia per principio, dimenticando però un particolare, e cioè che la nuova direttiva europea sul Copyright, approdata in aula a Strasburgo, non la sfiorasse affatto. Non da meno è stata la comunicazione afferente l’ultimo Consiglio europeo. Alzi la mano chi ha letto articoli (un approfondimento sarebbe chiedere troppo!) sul rinnovo delle sanzioni alla Russia, sulle possibili contrapposizioni dell’UE alle decisioni di Trump, o sui negoziati afferenti la Brexit che termineranno a ottobre (confondendo, tutti, la data di uscita della Gran Bretagna dall’UE, 29 marzo 2019, con la fine dei negoziati!)? Niente, o poco, forse sui media esteri, perché a tenere banco è stato il problema ‘migranti in Europa’. Un problema che non solo ha trovato largo spazio sui media nazionali ed internazionali ma che ha messo decisamente in crisi l’Europa stessa e paesi come la Germania, in cui si è temuto per una crisi di Governo, o la Francia, in cui le posizioni proposte da Macron per un’Europa equa e dalla parte dei cittadini, espresse sia in un memorabile discorso alla Sorbona che in precedenza durante la sua trionfale campagna elettorale, stentano a trovare applicazione. A cosa attribuire tanta confusione o a trasformare in prioritari temi che, di fatto, potrebbero essere affrontati senza toni sensazionalistici e con adeguate terminologie e tempistiche? Pressioni lobbiste? Colpa di un populismo dilagante? Forse sì, se unito ad una percezione della gente scaturita da racconti parziali, accentuato anche da una mancata sinergia tra apparati di comunicazione delle Istituzioni europee e una stampa sempre più a caccia di clamore immediato dal quale, poi, risalire, quando e se accade, alla notizia. D’altro canto però se è in crisi un certo modo di essere dell’Unione europea, che ha lasciato e lascia molto potere decisionale agli Stati membri, trasformandosi a sua volta nell’Unione dei Trattati, se un problema come l’immigrazione diventa ‘Il Problema’ vuol dire che i principi sui quali è stata fondata l’idea stessa di Unione europea stanno venendo meno sottolineando l’incapacità di svolgere il proprio ruolo e decretando il prorpio fallimento.

    Per ovviare a questa conseguenza che genera sfiducia e confusione e rendere partecipi i cittadini dell’Unione a quel meraviglioso progetto voluto dai padri fondatori subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Parlamento europeo sta puntando su un target di utenti di età compresa tra i 20 e i 34 anni, attraverso un ground game, comunicazioni via social e presenza costante sul territorio, per raccontare come l’Europa affronta, e con le proposte dei cittadini, affronterà temi fondamentali e presenti nella vita quotidiana di tutti, e cioè migrazioni, sicurezza, protezione dei consumatori, ambiente, Brexit, diritti umani.

  • Il Parlamento europeo pagherà tutti i suoi tirocinanti

    D’ora in poi tutti i tirocinanti al Parlamento europeo saranno pagati. E’ quanto ha deciso l’Ufficio di presidenza dell’istituzione Ue, adottando le linee guida che modificheranno le regole sugli stage negli uffici degli eurodeputati. Fino ad oggi, infatti, un quarto degli stagisti degli europarlamentari venivano pagati meno di 600 euro. In futuro, invece, saranno assunti direttamente dal Parlamento europeo alle stesse condizioni degli stagisti impiegati dall’amministrazione dell’Eurocamera, con uno stipendio di circa 1250 euro e un’assicurazione sanitaria.

    “Questa decisione è in linea con le nostre richieste sostenute da oltre 140 eurodeputati”, ha dichiarato l’eurodeputato Pd e co-presidente dell’Intergruppo ‘Giovani’ Brando Benifei, sottolineando che così “il Parlamento europeo inizierà finalmente a dare l’esempio”. In ogni caso, ha assicurato, “continueremo a lavorare per migliorare la situazione di tutti i giovani”, perché “troppi sono presi in una spirale di stage e altre forme di lavoro non standard”. Finora, ricorda Benifei, “abbiamo lottato per garantire che tutti i tirocini e gli stage offerti nell’ambito dei programmi dell’Ue siano adeguatamente remunerati. Ecco perché vogliamo che anche gli stagisti siano coperti dalla ‘Direttiva sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili’ attualmente in discussione al Parlamento europeo”.

  • L’Europarlamento sollecita sanzioni contro l’Ungheria di Orban

    Il Parlamento europeo ha intensificato gli sforzi per far sì che gli Stati membri dell’Ue esaminino la situazione dello stato di diritto e della democrazia in Ungheria, con una mossa senza precedenti da parte dell’organismo. I membri del Parlamento Europeo nella commissione per le libertà civili hanno votato per innescare un processo di sanzione dell’Ue contro l’Ungheria per le violazioni dello stato di diritto e una violazione dei valori dell’Ue da parte del governo del primo ministro Viktor Orban. Il voto è arrivato solo una settimana dopo che il parlamento ungherese ha approvato una legge che criminalizza le Ong che aiutano i richiedenti asilo e un emendamento costituzionale che crea un sistema parallelo di tribunali, misure criticate da gruppi per i diritti e organizzazioni internazionali. Il progetto di relazione evidenzia le preoccupazioni degli ultimi 8 anni, dal momento in cui Orban è stato eletto, i timori per l’indipendenza della magistratura, la trasparenza dei fondi statali e la tutela della libertà di espressione, tra le altre cose.

    «Quello che dice il rapporto, ora approvato dalla commissione, è che vi è un serio rischio di violazione dello stato di diritto, valori europei e diritti fondamentali», ha detto l’eurodeputata Judith Sargentini, responsabile del rapporto, ai giornalisti. Il consiglio dei capi di Stato e di governo, ha aggiunto, «dovrebbe prendere questo voto come un serio avvertimento che devono iniziare ad agire sulla situazione in Ungheria». L’ampio progetto di relazione preparato più di un anno da Sargentini ha ricevuto 37 voti favorevoli e 19 contrari e i deputati del Ppe, cui fa capo Fidesz, il partito di Orban, si sono divisi. Secondo EUobserver, 8 deputati del Ppe hanno votato a favore della bozza di relazione critica, 9 hanno votato contro – sei parlamentari ungheresi che si sono assunti per membri assenti del comita.

    Orban ha definito il rapporto un «rapporto Soros», alludendo al miliardario ebreo di origini ungheresi George Soros contro cui polemizza da tempo.

    La plenaria del Parlamento voterà a settembre. Se due terzi degli eurodeputati supporteranno l’attivazione dell’articolo 7, il Consiglio europeo ha l’obbligo giuridico di trattare la questione, determinando se esiste un «chiaro rischio di una grave violazione» dei valori dell’Ue. Una procedura analoga, avviata dalla commissione Ue lo scorso dicembre, è già in corso contro la Polonia. Nell’ambito della prima fase della procedura di cui all’articolo 7 dell’Ungheria, il Consiglio potrebbe determinare l’esistenza di un rischio di violazione e potrebbe adottare raccomandazioni per l’Ungheria. Nella seconda fase della procedura, il Consiglio europeo, forum dei leader europei, può determinare l’esistenza della violazione, aprendo la strada a sanzioni, come la sospensione dei diritti di voto, una linea di condotta politicamente impossibile per qualsiasi Stato membro. La Commissione di Bruxelles ha già avuto vari attriti legali con il governo di Orban, ma ha concluso che non esiste una minaccia sistematica allo stato di diritto.

  • Il patrimonio culturale europeo, un ponte tra passato e futuro del quale si parlerà al Parlamento europeo a Bruxelles

    Si svolgerà martedì 26 giugno a Bruxelles, su iniziativa del Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e in stretta collaborazione con la commissione per la cultura e l’istruzione, presieduta dall’On. Petra Kammerevert, la conferenza di alto livello dal titolo “Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro”.

    La conferenza si svolge nel contesto dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018. L’obiettivo dell’edizione di quest’anno è quello di incoraggiare un maggior numero di persone a scoprire e lasciarsi coinvolgere dal patrimonio culturale dell’Europa e rafforzare il senso di appartenenza a un comune spazio europeo. Il ‘patrimonio culturale’ è pertanto considerato fondamentale per il passato, il presente e il futuro del progetto di integrazione europea. Ciò risulta evidente nel motto dell’Anno  Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro.

    Sono 300.000  le persone che lavorano direttamente nel settore culturale dell’UE e 7,8 milioni i posti di lavoro che ne dipendono in modo indiretto. La conferenza intende pertanto diffondere il messaggio sull’importanza sociale ed economica della cultura e del patrimonio culturale europeo.

    La sessione di apertura della conferenza è seguita da tre gruppi di lavoro che affronteranno tre temi: “Patrimonio culturale e identità europea”, “Conservazione e promozione del patrimonio culturale” e “Innovazione e potenziale economico del patrimonio culturale”. Ogni gruppo di lavoro includerà artisti (nel campo della musica, della cucina, dell’architettura, del design, della fotografia, ecc.) e rappresentanti di vari gruppi di interesse che presenteranno le loro testimonianze.

    Sarà possibile seguire la conferenza, a partire dalle ore 14.00, in web-streaming in italiano al seguente link:

    www.europarl.europa.eu/ep-live

  • I diritti violati in Venezuela

    In occasione dei trent’anni del Premio Sacharov, martedì 19 giugno, alle ore 16,30, l’Ufficio del Parlamento europeo di Milano (C.so Magenta 59) ospiterà, nella Sala Conferenze, un incontro con Yamile Saleh, madre del prigioniero politico venezuelano Lorent Saleh, Premio Sacharov 2017, al quale parteciperà anche la presidente dell’Associazione VenEuropa, che si occupa dei rapporti tra Venezuela e Italia, Patricia Betancourt. L’evento sarà l’occasione per discutere di diritti e libertà in Venezuela che da mesi sta vivendo una difficile, quanto pericolosa, crisi politica e sociale. Nel 2017, durante la sessione plenaria a Strasburgo, il Parlamento europeo ha conferito il Premio Sacharov per la libertà di pensiero ai rappresentanti dell’opposizione democratica in Venezuela. L’opposizione è costituita dall’Assemblea nazionale (guidata da Julio Borges) e da tutti i prigionieri politici figuranti nell’elenco del Foro Penal Venezolano, rappresentati da Lorent Saleh, Leopoldo López, Antonio Ledezma, Daniel Ceballos, Yon Goicoechea, Alfredo Ramos e Andrea González.  All’Assemblea nazionale, che aveva una maggioranza contraria al governo, fu tolto il potere e, secondo il Foro Penal Venezolano, ci sono ancora centinaia di prigionieri politici nel paese. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani aveva così commentato la decisione relativa al premio: “Il Parlamento europeo è da sempre in prima linea per difendere e promuovere la libertà, la democrazia e gli altri diritti umani, dentro e fuori i nostri confini. Oggi abbiamo il dovere di denunciare, ancora una volta, l’inaccettabile situazione del Venezuela. Questo Parlamento vuole manifestare la sua vicinanza e rendere omaggio a tutto il popolo venezuelano”.

    Anche a Roma si svolgerà un incontro sullo stesso tema e con Yamile Saleh interverranno anche Betty Grossi, l’attivista italiana che fu arrestata nel 2015 in Venezuela, e Maria Claudia Lopez (VenEuropa).

  • DiscoverEU: 15 000 biglietti in palio per esplorare l’UE durante l’estate

    A partire dalle ore 12 del 12 giugno e fino alle ore 12 del 26 giugno i giovani potranno candidarsi per un biglietto con cui potranno scoprire il loro continente da luglio a fine ottobre 2018. Grazie a DiscoverEU potranno capire meglio la diversità e la ricchezza culturale dell’Europa, fare nuove amicizie e scoprire la loro identità europea. Con questa nuova iniziativa dell’UE i giovani potranno viaggiare da soli o in un gruppo di un massimo di cinque persone. Come regola generale, useranno il treno. Tuttavia, per garantire l’accesso a tutto il continente, in alcuni casi particolari i partecipanti potranno utilizzare mezzi di trasporto alternativi, come l’autobus o il traghetto o, eccezionalmente, l’aereo. In questo modo anche i giovani che vivono in zone periferiche o sulle isole dell’UE potranno partecipare. Poiché il 2018 è l’Anno europeo del patrimonio culturale, i vincitori dei biglietti avranno la possibilità di partecipare a numerosi eventi che si svolgono in tutta Europa.

    I candidati dovranno fornire i loro dati personali e maggiori dettagli sul viaggio che vorrebbero fare. Dovranno inoltre rispondere a un quiz composto da 5 domande riguardanti il 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale, le iniziative dell’UE rivolte ai giovani e le prossime elezioni europee. Infine, dovranno rispondere a una domanda di spareggio su quanti giovani parteciperanno all’iniziativa. Le risposte consentiranno alla Commissione europea di selezionare i candidati. Una volta selezionati, i partecipanti dovranno iniziare il viaggio tra il 9 luglio e il 30 settembre 2018. Potranno viaggiare fino a 30 giorni e visitare fino a 4 mete all’estero.

    Con un bilancio di 12 milioni di EUR nel 2018, DiscoverEU dovrebbe offrire ad almeno 20.000 giovani la possibilità di viaggiare attraverso l’Europa quest’anno. A ogni Stato membro dell’UE è stato assegnato un numero di biglietti in base alla percentuale della sua popolazione rispetto a quella complessiva dell’Unione europea. La prima tornata di candidature, iniziata martedì 12 giugno, permetterà ad almeno 15.000 partecipanti di esplorare il nostro continente. Una seconda tornata di candidature, con almeno 5.000 biglietti in palio, si svolgerà nell’autunno del 2018. La Commissione europea intende sviluppare l’iniziativa e l’ha pertanto inclusa nella sua proposta per il prossimo programma Erasmus. Se il Parlamento europeo e il Consiglio approveranno la proposta, altri 1,5 milioni di diciottenni dovrebbero avere la possibilità di mettersi in viaggio tra il 2021 e il 2027, grazie a un bilancio di 700 milioni di euro.

    DiscoverEU è un’iniziativa dell’UE che si basa su una proposta del Parlamento europeo, che ne ha assicurato il finanziamento per il 2018 mediante un’azione preparatoria. L’iniziativa si concentra sui giovani che compiono 18 anni: infatti questo è un momento che segna un importante passo verso l’età adulta. La Commissione europea desidera conoscere le impressioni dei giovani partecipanti e li incoraggerà a condividere le loro esperienze e avventure. È per questo motivo che, una volta selezionati, i partecipanti faranno parte della comunità DiscoverEU e diventeranno ambasciatori dell’iniziativa. Saranno invitati a raccontare le loro esperienze di viaggio, ad esempio attraverso i social media quali Facebook e Twitter, o a fare una presentazione a scuola o della loro comunità locale.

    Per maggiori informazioni:

    Memo
    Portale europeo per i giovani: iscriviti qui
    Fonte: Comunicato della Commissione europea 11/06/2018

  • Stop ai test sugli animali per i prodotti cosmetici, lo stabilisce una risoluzione del PE

    Il Parlamento europeo ha votato la risoluzione che chiede, entro il 2023, sia di vietare i test sugli animali che di vendere prodotti cosmetici testati su animali. Nella risoluzione si chiede che l’Unione europea porti questa richiesta all’ONU, in ogni trattativa di negoziati commerciali e all’interno delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Molte ditte cosmetiche hanno già dimostrato da tempo l’inutilità dei test su animali e producono da anni testando in vitro i prodotti prima di commercializzarli. “Se questo è stato possibile in Europa deve poter essere possibile a livello mondiale”, ha ricordato la relatrice Miriam Dalli, che ha sottolineato come le industrie cosmetiche che hanno messo da tempo al bando i test su animali, mettendo la notizia in etichetta, hanno avuto un incremento di popolarità e perciò un aumento di vendite. Nell’Unione già dal 2004 sono vietati per i cosmetici testati su animali e dal 2009, con un regolamento, sono stati vietati anche i test su singoli componenti per prodotti cosmetici e la vendita di prodotti testati su animali. In seguito, dal 2013, sono anche cadute quelle rare eccezioni che consentivano la sperimentazione dal vivo per test finalizzati a trovare eventuali effetti collaterali dannosi per la salute umana. Nella risoluzione è stato evidenziato come anche diversi paesi abbiano preso atto dell’inutilità di questi test, Guatemala, Islanda, India, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia hanno già imposto il divieto sulla sperimentazione animale per prodotti cosmetici ma purtroppo ancora moltissimi paesi la consentono. Non solo dal punto di vista animalista ma anche scientifico ci auguriamo che la risoluzione del Parlamento europeo, unita alla forte pressione del sentire comune, porti ad un divieto mondiale per una sperimentazione che porta dolore e sofferenze inutili a decine di migliaia di animali senza alcun beneficio per l’essere umano.

  • Achtung Binational Babies: le pratiche dello Jugendamt nei casi transfrontalieri

    L’evento è organizzato da eurodeputati di diverse nazionalità e di diversi schieramenti politici che non si rassegnano ad osservare senza intervenire le centinaia e centinaia di casi di abusi attuati dal sistema familiare tedesco e denunciati al Parlamento tramite lo strumento della petizione. Nonostante l’impegno dell’eurodeputata Cristiana Muscardini durante tutta la passata legislatura, i convegni, i gruppi di lavoro e le raccolte di firme, la situazione non è cambiata: i bambini sotto giurisdizione tedesca sono proprietà dello Stato tedesco, anche se molti di loro hanno una diversa nazionalità. Questo significa che molti genitori Italiani che si recano in Germania con i figli rischiano di non poter mai più fare ritorno con loro in Italia o peggio, di non vederli crescere perché affidati a famiglie tedesche. Come è possibile tutto ciò nel XXI secolo, in Europa? A queste domande si cercherà di dare qualche risposta con  l’evento del 29 maggio al Parlamento Europeo a Strasburgo. Gli organizzatori dicono di voler almeno sensibilizzare su questa tematica i media e l’opinione pubblica, nonché i propri rispettivi governi. Si tratta dell’eurodeputata italiana Eleonora Evi, del Polacco Zdzislaw Krasnodebski, dei Francesi Virginie Rozière e Edouard Martin e del Greco Miroslavs Mitrofanovs. Interverranno inoltre Associazioni ed esperti del settore. Dopo gli interventi dei relatori, verrà data la parola ai giornalisti che potranno porre le loro domande agli esperti e agli eurodeputati. Anche il Patto Sociale sarà presente e vi terrà informati!

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