Parlamento Europeo

  • Dal Parlamento europeo una risoluzione contro il traffico illecito di animali

    Secondo le stime verificate dal Parlamento europeo ogni mese sul territorio dell’Unione vengono scambiati, cioè cambiano proprietario, circa 46000 cani, di questi una gran parte non è registrata con le ovvie conseguenze sia per il benessere animale che per la salute e la sicurezza, inoltre vi sono troppi gravi illeciti, come abbiamo denunciato più volte sul Patto.

    Nelle scorse settimane il Parlamento, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, con ben 607 voti a favore, ha approvato una risoluzione che chiede un’iniziativa comunitaria contro il commercio illecito di animali anche per contrastare uno dei tanti affari della criminalità organizzata che sulla la vendita illegale di cani, gatti ed altri animaletti da compagnia, ha messo in moto un affare molto redditizio. I parlamentari europei chiedono un controllo più efficace attraverso un sistema obbligatorio e certificato dell’Unione per l’identificazione di cani e gatti, con sanzioni molto più severe per coloro che promuovono, attuano il commercio illegale che truffa coloro che acquistano animali non registrati esponendo i cuccioli spesso a morte certa in quanto le vaccinazioni non sono regolari ed il loro trasporto, quando sono troppi piccoli di età, procura malattie di vario genere. La risoluzione affronta anche il tema del randagismo, purtroppo presente in tutti i paesi dell’Unione e non sempre vi sono leggi, come invece in Italia, adeguate sul problema offrendo un rifugio agli animali abbandonati. Il Parlamento europeo invita ad adottare cani abbandonati riconoscendo nell’adozione anche una funzione sociale specie nei paesi nei quali i cani randagi sono soppressi dopo pochi giorni se nessuno li reclama come propri o gli adotta. Vi è inoltre la necessità di un quadro di insieme per individuare norme più corrette per gli allevamenti visto l’aumento delle cosiddette puppy farm, vere e proprie fabbriche di cuccioli, delle razze di moda, da immettere sul mercato anche se nati da genitori non sani o non compatibili. Gli europarlamentari chiedono che in tutta Europa siano rispettati uguali livelli di tutela degli animali a partire dal divieto di vendere i cuccioli prima del compimento dei due mesi così che abbiano potuto apprendere dalla madre i modi corretti di socializzazione ed abbiano un certificato di buona salute.

    La risoluzione, che tratta diversi punti, testimonia come sull’argomento vi sia una forte intesa tra parlamentari di nazioni e partiti diversi, ora si tratterà di trovare lo strumento legislativo più idoneo per tramutare in cogenti i punti proposti tenendo conto che, purtroppo, è sempre in espansione il mercato clandestino di animali come dimostrano, in Italia, i tanti interventi della Guardia di Finanza e tutt’ora i sistemi informatici sono uno dei più noti strumenti utilizzati per questo traffico che in gran parte arriva dall’est.

  • Cambia il numero e la distribuzione dei seggi al Parlamento europeo dopo la Brexit

    Dal 1° febbraio il Parlamento europeo ha 705 seggi, rispetto ai 751 (il massimo consentito dai trattati UE) precedenti al ritiro del Regno Unito dall’UE, il 31 gennaio 2020. Dei 73 seggi del Regno Unito, 27 sono stati ridistribuiti ad altri Paesi, mentre i restanti 46 sono posti in riserva per eventuali futuri allargamenti. I deputati entranti sono stati eletti alle Elezioni europee del maggio 2019.

    A seconda delle procedure nazionali, alcuni nomi sono già stati confermati, mentre altri sono ancora in attesa di notifica.

    La ridistribuzione dei seggi assicura che nessun paese dell’UE perda alcun deputato, mentre alcuni paesi guadagnano da uno a cinque seggi, per far fronte alla sotto-rappresentazione dovuta ai cambiamenti demografici. La nuova distribuzione tiene conto delle dimensioni della popolazione degli Stati membri e della necessità di un livello minimo di rappresentanza per quelli più piccoli.

    Il principio di “proporzionalità degressiva” significa che i paesi più piccoli hanno meno deputati rispetto ai paesi più grandi, ma anche che i deputati di un paese più grande rappresentano più elettori, rispetto ai loro omologhi dei paesi più piccoli.

    Il Parlamento continuerà a influenzare i negoziati UE-Regno Unito per le future relazioni, mentre la Brexit avrà un impatto anche sulla composizione delle commissioni e delle delegazioni interparlamentari.

     

  • Uiguri, minoranze e diritti umani per celebrare l’edizione 2019 del Premio Sacharov

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo organizza lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze al terzo piano di Corso Magenta 59, un incontro pubblico in occasione dell’edizione 2019 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito mercoledì 18 dicembre a Ilham Tohti.

    L’incontro, organizzato in collaborazione con Il Post, sarà l’occasione per discutere di diritti umani e approfondire la situazione della minoranza uigura in Cina insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni che si occupano di difesa dei diritti umani.

    All’incontro prenderanno parte Giuliano Pisapia, parlamentare europeo, Giulia Sciorati, ISPI, Claudio Francavilla, Human Rights Watch e Cristin Cappelletti, Open. Modererà il dibattito Luca Misculin, il Post.

    Durante il convegno sarà proiettato il videomessaggio di Jewher Ilham, figlia di Ilham Tothi.

    Assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela, il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale alla causa della libertà di pensiero.

  • Svolta verde per l’Europa: il Parlamento europeo approva il Green Deal proposto dalla Commissione

    Via libera del Parlamento europeo al Green Deal della Commissione europea, ovvero il grande progetto per rendere l’Europa il primo blocco di Paesi al mondo ad impatto climatico zero entro il 2050. Presentato dalla Presidente Ursula von der Leyen all’Europarlamento riunito in Sessione Plenaria a Strasburgo, l’ambizioso progetto – il cosiddetto “piano di investimenti per un’Europa sostenibile” – richiede notevoli investimenti sia pubblici (a livello dell’UE e degli Stati membri) che privati che dovrebbero ammontare ad almeno 1.000 miliardi di euro distribuiti in dieci anni. Il Parlamento ha adottato la Risoluzione con 482 sì, 136 no e 95 astensioni chiedendo come obiettivo la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 invece del 40% attualmente previsto

    All’Italia saranno destinati 364 milioni di euro ma essendo il nostro Paese un contributore netto al bilancio europeo, dovrà versarne circa 900 milioni per alimentare il fondo.

    Sebbene tutti gli Stati membri, le regioni e i settori dovranno contribuire alla transizione, la portata della sfida non sarà uguale per tutti: alcune regioni saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione socioeconomica. Sosterremo le popolazioni e le regioni chiamate a compiere gli sforzi maggiori affinché nessuno sia lasciato indietro. Il Green Deal comporta un ingente fabbisogno di investimenti, che trasformeremo in opportunità di investimento”, ha rassicurato la Presidente von der Leyen. Come si può immaginare, infatti, il raggiungimento degli obiettivi e l’applicazione del piano sarà più impegnativa per i cittadini, i settori e le regioni che dipendono in larga parte dai combustibili fossili. Il meccanismo per una transizione giusta aiuterà perciò chi ne ha più bisogno, rendendo più attraenti gli investimenti e proponendo un pacchetto di sostegno pratico e finanziario del valore di almeno 100 miliardi di euro. Uno sforzo che migliorerà il benessere delle persone e aumenterà la competitività europea. Un aiuto sarà dato anche alle autorità pubbliche e agli attori del mercato perché individuino e sviluppino tutti quei progetti green atti a contribuire alla realizzazione della neutralità climatica.

    Nel dettaglio Il piano di investimenti del Green Deal europeo prevede tre tipologie di finanziamento:

    1. il Fondo per una transizione giusta, per il quale saranno stanziati 7,5 miliardi di euro di nuovi fondi UE, che si sommano alla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine (per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, di concerto con la Commissione);
    2. un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita;
    3. uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, sostenuto dal bilancio dell’UE, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di euro. Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia.

    La Commissione non si fermerà solo al supporto economico ma offrirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori e garantirà il coinvolgimento delle comunità interessate, delle autorità locali, dei partner sociali e delle organizzazioni non governative.

  • Uiguri, minoranze e diritti umani per celebrare l’edizione 2019 del Premio Sacharov

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo organizza lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze di Corso Magenta 59, un incontro pubblico in occasione dell’edizione 2019 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito mercoledì 18 dicembre a Ilham Tohti, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

    L’incontro organizzato in collaborazione con Il Post sarà l’occasione per discutere di diritti umani e approfondire la situazione della minoranza uigura in Cina insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni in difesa dei diritti umani. Al Seminario, introdotto da Maurizio Molinari, Responsabile Ufficio del Parlamento europeo a Milano e Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, moderato Luca Misculin, Giornalista del Post, parteciperanno rappresentanti delle associazioni in difesa dei diritti umani e parlamentari europei delle Commissioni AFET, DROI, ECON.

    La partecipazione è libera previa prenotazione all’indirizzo mail epmilano@europarl.europa.eu.

  • Lo European Youth Parliament presenta la 92esima Sessione Internazionale che si svolgerà a Milano nel 2020

    Sarà presentata venerdì 15 ottobre alle ore 15,30, durante un conferenza stampa che si svolgerà nella Sala Sartori di Palazzo Pirelli a Milano, la 92esima Sessione Internazionale dello European Youth Parliament (EYP). L’evento, che si svolgerà nel capoluogo meneghino dal 30 aprile al 10 maggio 2020, coinvolgerà più di 350 giovani selezionati da tutta Europa ed è organizzata dal comitato nazionale dello European Youth Parliament che con i suoi oltre 40.000 aderenti è la più grande rete internazionale di giovani in Europa con l’obiettivo di avvicinare i suoi membri alle istituzioni europee e le sue politiche, sensibilizzare al pensiero critico e al dibattito costruttivo. Il tema della Sessione Internazionale è ‘Circular sustainability: rethinking today, shaping tomorrow’.

    L’EYP rappresenta un’organizzazione unica a livello internazionale, così come la Sessione Internazionale costituisce l’evento di punta del network che ritorna in Italia dopo oltre quindici anni. Con approfondimenti da un punto di vista economico, sociale e ambientale l’intera Sessione si porrà come crocevia tra diverse culture e pluralità di idee. L’evento persegue la volontà di promuovere il pensiero critico, autonomo e consapevole, avendo come protagonisti i giovani a cui verrà offerta la possibilità di espandere le proprie conoscenze riguardo le principali sfide europee.

    Durante la conferenza stampa, i sostenitori dell’iniziativa avranno l’occasione di spiegare l’importanza del proprio coinvolgimento nella Sessione, nonché di approfondire i valori e la missione di ciascuno. I patroni e gli sponsor avranno modo poi di confrontarsi in un dibattito aperto con i rappresentanti della stampa al fine di creare un momento di condivisione di opinioni e riflessioni.

    La conferenza stampa si presenta così come l’evento di lancio della 92esima Sessione Internazionale dello European Youth Parliament, primo momento di confronto di un lungo percorso che porterà a far riflettere i partecipanti sulla missione che noi tutti dobbiamo e possiamo svolgere nel dare forma all’Europa del domani.

    Alla conferenza stampa parteciperanno Daniele Timpano e Giulia Giaganini, Dipartimento Pubbliche Relazioni del Comitato Organizzativo della Sessione Internazionale, Elena Marro, Katerina Mucci e Gloria Maria Cavalieri, project manager della Sessione, l’Assessore Martina Cambiaghi – Regione Lombardia, Francesco Perrini, Presidente della Sustainability Committee – Università Bocconi, Francesco Laera, Rappresentanza Commissione Europea a Milano, Enrico Giovannini, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo.

  • Il Presidente del PE al Consiglio europeo: necessarie un’Europa più partecipata e attenzione al clima, migrazione, allargamento, Brexit e Turchia

    Parla di un’Europa più partecipata il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, nel suo messaggio al Consiglio europeo che si è svolto a Bruxelles il 17 e il 18 ottobre. Pur sottolineando come i cittadini europei abbiano votato a maggio per partiti e movimenti che si riconoscono nei grandi principi del progetto europeo, limitando il dilagare delle forze populiste e nazionaliste, ciò non vuol dire che bisogna abbassare la guardia.I cittadini chiedono un’Europa nuova, più vicina alle loro esigenze, più verde, più severa nella difesa dello Stato di diritto, più attenta ai diritti sociali, più efficiente e trasparente nel suo processo decisionale. “Oggi nel Parlamento europeo – dichiara Sassoli – vi è davvero la possibilità di aumentare il grado di consapevolezza delle forze europeiste nel ricercare le convergenze possibili per rispondere alle domande di cambiamento. Il Parlamento è la base della legittimità del sistema democratico europeo”. Partendo dalla richiesta del Consiglio europeo di non tenere conto per l’elezione del Presidente della Commissione europea degli “Spitzenkandidaten” Sassoli parla della necessità della convocazione di una Conferenza sugli strumenti della democrazia in Europa per rimarginare questa ‘ferita’ che era invece uno dei capisaldi dei Trattati dell’istituzione dell’Ue. E rimarca il ruolo del Parlamento europeo che deve “affermarsi come un attore del processo decisionale europeo. Lo farà certamente in maniera costruttiva, lavorando fianco a fianco con il Consiglio e la Commissione, ma rivendicando anche il suo ruolo e le sue prerogative”. Per questo sono necessarie anche risorse adeguate, il Parlamento europeo ha fissato le sue ambizioni sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 con largo anticipo, già nel novembre 2018 e da allora è pronto a negoziare. “Dal lato delle entrate – continua il Presidente – è necessario introdurre un paniere di nuove risorse proprie che siano meglio allineate alle principali priorità politiche dell’UE e ne incentivino i progressi. Lavoreremo per un bilancio trasparente e riteniamo sia giunto il momento di abolire l’intero sistema dei ‘rebates’. Dal lato della spesa, invece, il Parlamento ritiene fondamentale dare impulso ai programmi di maggior successo – ad esempio nei settori della gioventù, della ricerca e dell’innovazione, dell’ambiente e della transizione climatica, delle infrastrutture, delle PMI, della digitalizzazione e dei diritti sociali – mantenendo al tempo stesso inalterato in termini reali l’impegno finanziario per le politiche tradizionali dell’UE, in particolare coesione, agricoltura e pesca. Servirà assicurare risorse sufficienti per le nuove sfide, quali la migrazione, l’azione esterna e la difesa. Dobbiamo poi rispondere al disagio e alle difficoltà economiche di tanti cittadini e per questo siamo convinti che sia necessario rafforzare il modello sociale europeo. Reddito minimo europeo, assicurazione europea contro la disoccupazione, misure contro la povertà infantile, garanzia giovani, fondo di aiuto agli indigenti sono misure che devono essere finanziate adeguatamente”.

    Anche le problematiche legate al clima sono una prerogativa del nuovo Parlamento formatosi a maggio, per questo “la lotta al cambiamento climatico dovrà essere inclusa in tutte le politiche dell’Unione”, motivo per il quale è attesa la proposta della Commissione sul Green Deal europeo. “Abbiamo apprezzato molto le indicazioni, avanzate dalla Presidente von der Leyen, che riprendono le posizioni espresse dal Parlamento. La scorsa primavera, abbiamo chiesto di arrivare ad un obbiettivo di neutralità per le emissioni di carbonio nel 2050. Purtroppo, l’Unione europea non è stata in grado di farlo proprio. Tuttavia riconosciamo che sono stati compiuti progressi, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti e gli impegni del settore privato. Chiediamo agli Stati membri, che non l’hanno ancora fatto, di aumentare i loro contributi al Fondo Verde per il Clima e di sostenere la formazione di una Banca europea per il Clima. Queste politiche comportano profondi cambiamenti nelle nostre società e nelle nostre economie. Per questo è necessario adottare un piano di investimenti adeguato e finanziare la transizione ecologica in modo equo”.

    Non manca un accenno allo spinosa questione della Brexit, della quale il Parlamento affronterà con tutta l’attenzione del caso gli ultimi sviluppi per verificarne la conformità all’interesse dell’Unione europea e dei suoi cittadini.

    E per uno Stato che lascia l’Ue altri potrebbero accedervi, sempre che le condizioni siano conformi a quanto l’Europa chiede. Sassoli affronta, infatti, anche il tema dell’allargamento ai paesi del vicinato. “Quando a paesi vicini si chiedono sforzi straordinari di cambiamento e questi sforzi vengono compiuti è nostro dovere corrispondere. Per questo sosteniamo la necessità di aprire adesso i negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l’Albania. Il giudizio della Commissione europea è favorevole e i cittadini di quei paesi non comprenderebbero rinvii. Certo, resta ancora molto da fare e i negoziati di adesione sono un lungo cammino. Non accadrà da un giorno all’altro. La stabilizzazione dei Balcani Occidentali è fondamentale anche per la nostra sicurezza e per evitare che ingerenze esterne condizionino il loro e il nostro futuro”. E a proposito di paesi limitrofi che con l’area balcanica hanno da sempre avuto molto a che fare, non poteva mancare un riferimento a quanto sta compiendo in questi giorni la Turchia con le discutibili iniziative militari del suo Presidente Erdogan nella Siria nord orientale. “La popolazione curda nel Nord-est della Siria ha combattuto con coraggio i terroristi dello Stato islamico e ora è oggetto di un’aggressione da parte di un Paese membro della NATO. Non è un mistero che i nostri cittadini nutrano un forte senso di riconoscenza per quelle comunità. La battaglia contro l’ISIS, d’altronde, è stata fondamentale per la nostra sicurezza. Per tali motivi condanniamo fermamente e senza riserve l’azione militare della Turchia nella Siria nord-orientale che costituisce una grave violazione del diritto internazionale e compromette la stabilità e la sicurezza dell’intera regione, causando sofferenze ad una popolazione già colpita dalla guerra ed ostacolando l’accesso all’assistenza umanitaria. Accogliamo con favore la decisione di operare un coordinamento delle misure nazionali di embargo sulla futura vendita di armi alla Turchia, ma lo consideriamo un primo passo e non sufficiente. Abbiamo il dovere di dare un segnale unitario, promuovendo un embargo comune a livello dell’Unione europea che riguardi non solo le future forniture di armi, ma anche quelle correnti. È positiva la decisione dell’Unione europea di sanzionare la Turchia per un fatto grave come le trivellazioni al largo di Cipro, ma risulta meno comprensibile che non si faccia altrettanto in merito all’aggressione militare nella Siria Nord-orientale. Dobbiamo mettere sul tavolo ogni ipotesi di sanzioni economiche nei confronti del governo turco che devono colpire persone fisiche e giuridiche e non la società civile già provata dalla crisi economica”.

    Parlando di Turchia non possono non tornare alla mente i costosissimi accordi fatti negli anni scorsi per le politiche di contenimento dei flussi migratori. E alla migrazione è dedicata l’ultima parte del messaggio di Sassoli, consapevole di quanto accade quotidianamente nel Mediteranno e sulle coste dei paesi che esso lambisce. “Restiamo convinti che la soluzione non possa che essere elaborata nel quadro comune dell’Unione europea, a partire dalla riforma del Regolamento di Dublino su cui il Parlamento europeo si è espresso da tempo. L’Unione europea ha il dovere di assicurare la protezione delle persone che ne hanno diritto anche attraverso la creazione di veri e propri corridoi umanitari europei che, su base volontaria, con l’aiuto delle competenti agenzie umanitarie, consentano a chi ne ha bisogno di arrivare in Europa senza doversi affidare ai trafficanti di esseri umani”.

     

  • Pragmatismo ed idealismo insieme per un’Europa democratica

    La nuova legislatura europea è iniziata con una scelta difficile per chi lotta per un’Europa sociale: alla presidenza della Commissione europea è stata nominata la tedesca conservatrice Ursula von der Leyen e noi eurodeputati siamo stati chiamati a ratificare la decisione dei Governi. Può essere lei a incarnare quel radicale cambiamento democratico dell’Unione europea che abbiamo promesso ai nostri elettori? E’ lei la persona che sognavamo alla guida dell’esecutivo comunitario?
    No, non ci sono dubbi: non è lei la persona che sognavamo. Ma il Ppe è il gruppo arrivato primo alle elezioni europee e il nostro dovere non è quello di sognare, ma di provare a cambiare la realtà. L’Unione europea che ci ha regalato settant’anni di pace e di benessere economico è stata costruita grazie al coraggio di chi ha saputo coniugare idealismo e pragmatismo, non grazie a chi vuole vendere agli elettori la propria immacolata purezza politica.
    E’ stato proprio grazie al mix di idealismo e pragmatismo che la nostra delegazione di eurodeputati Pd è stata determinante nel negoziare con Ursula von der Leyen i punti chiave di un programma politico così spostato a sinistra da provocare delle defezioni tra gli stessi conservatori del Ppe.
    All’interno del Gruppo S&D noi eurodeputati Pd siamo la seconda delegazione, dopo quella spagnola. Con i socialisti spagnoli schiacciati sul “Sì” a prescindere, per ragioni di politica interna, e la Spd tedesca sul “No” a prescindere, ugualmente per ragioni di politica interna, siamo stati noi eurodeputati Pd a condurre il negoziato con Von der Leyen, dimostrandoci esigenti e puntuali nelle richieste, ma allo stesso tempo aperti al confronto. Una linea riformista e costruttiva che ha portato a impegni scritti nero su bianco su flessibilità, investimenti, clima, sostenibilità e stato di diritto. Questo risultato, sottolineato dal discorso in aula della candidata alla presidenza, significativamente differente dalle prime audizioni al Parlamento europeo, è quello che ha fatto cambiare opinione anche a molti altri componenti del Gruppo S&D.
    Alla fine hanno prevalso i voti favorevoli, anche se con solo nove voti di scarto. Abbiamo scongiurato una crisi istituzionale europea ed eletto la prima donna a capo della Commissione. I tentativi della Lega di condizionare il nuovo esecutivo comunitario sono stati mandati in fumo dal nostro protagonismo e alla fine i leghisti hanno scelto di arroccarsi in un voto contrario che nuocerà al nostro Paese. I grillini hanno votato a favore, spaccando la maggioranza di governo italiana e contraddicendo anni di propaganda euroscettica e di alleanza con Farage. In altre parole sovranisti e populisti sono allo sbando e l’Unione europea si è spostata in senso progressista. È questo il mandato che ci è stato affidato dai nostri elettori e che continueremo a svolgere vigilando attentamente sugli impegni presi. E’ così che nella scorsa legislatura abbiamo portato a casa, tra le altre cose, il piano Ue per gli investimenti e che in questa vogliamo concretizzare l’assicurazione europea per la disoccupazione, chiesta da noi e promessa da Ursula von der Leyen.

    *Deputato europeo, PD – S&D, vicepresidente  ITRE (Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del PE)

  • Pietro Fiocchi: in Europa per difendere il Made in Italy e dialogare con tutti

    Difesa del made in Italy, delle PMI e dialogo con tutti i Gruppi politici. Pietro Fiocchi, eletto per la prima volta al Parlamento europeo lo scorso 26 maggio nella Circoscrizione Nord ovest con Fratelli d’Italia, ha le idee chiare e tanto entusiasmo. A Bruxelles siede tra i banchi dell’ECR (Conservatori e Riformisti Europei) e sa che non sarà facile affrontare questa legislatura in cui forte è la spinta ad isolare i partiti di centro destra tacciati di antieuropeismo.

    On. Fiocchi nella sua prima esperienza al Parlamento europeo ha già posto l’attenzione su uno dei problemi più importanti per i Paesi del Sud Europa, e cioè i problemi legati alle PMI (un concetto molto diverso, per dimensioni e strutture organizzative assai diverso da quello che hanno i Paesi del Nord Europa). Quale pensa potrebbe essere il progetto da perseguire?
    Mi sono appena insediato e ho partecipato, martedì 16 luglio, alla votazione per la Presidenza della Commissione Europea,tuttavia ho le idee chiare sui problemi di cui vorrei occuparmi,tra questi vi sono sicuramente quelli legati alle PMI. Percepisco un approccio potenzialmente pesante e integralista sulle questioni ambientali con obiettivi, secondo me esagerati, di riduzione di CO2. E’ ancora presto per esporre un progetto al riguardo, quello che posso anticipare è che intendo muovermi, facendo squadra con gli altri eurodeputati per riuscire a migliorare la situazione

    L’Italia ha delle particolari specificità nel manifatturiero, ritiene che potrebbe essere ancora interessante riproporre al Parlamento ed alla Commissione la famosa norma sulla denominazione d’origine dei prodotti extra UE, meglio nota come Made In, sulla quale il Parlamento ha lavorato per otto anni, con la Commissione, e nonostante abbia raggiunto un voto positivo, a larghissima maggioranza, il Consiglio ha ignorato?
    L’Italia ha delle eccellenze in molti settori ed esse vanno tutelate come “Made in Italy”. Questo è uno dei punti del mio programma che mi sono impegnato a portare avanti, il prodotto nazionale va difeso anche attraverso la sua tracciabilità rispetto ai prodotti extra UE, ciò al fine di evitare ulteriori e gravi danni economici e di immagine. Ritengo quindi utile riproporre il tema.

    Viste le peculiarità del sistema Italia sarebbe opportuno avere un Commissario europeo al Commercio, all’Economia o alla Concorrenza, tutti ruoli occupati da rappresentanti dei Paesi del Nord Europa nella precedente legislatura… Ci sono finalmente le condizioni e soprattutto la volontà per ottenere uno dei ruoli in questione?
    Questa è una domanda delicatissima, alla luce di come sono andate le elezioni per la Presidenza della Commissione e di come si sono schierati alcuni movimenti politici italiani. Io tifo Italia e gradirei che uno dei Commissari che contano in Europa fosse un italiano competente, ma non so se ne sussista l’effettiva possibilità.

    Come certamente Lei sa, uno dei problemi con il quale il mondo dell’impresa deve confrontarsi è quello della contraffazione e del commercio illegale. Ormai tutto si contraffa, dall’accendino usa e getta alle gomme delle macchine, dai vestiti alle componenti metal meccaniche. Nel vostro settore (munizioni per armi) avete potuto notare se esiste questo problema e che conseguenze comporta?
    Quello della contraffazione è un serio problema, crea enormi danni ai produttori e ai nostri unici prodotti. Tuttavia ritengo che il livello della nostra qualità e del nostro design sia difficilmente imitabile, tanto da far riconoscere l’originale dal contraffatto (fake). Vi sono stati timidi tentativi anche nel mio settore, ma il tutto si è rivelato ininfluente per i livelli qualitativi raggiunti dalla Fiocchi munizioni e da altri produttori italiani. Si tenga presente inoltre che il nostro è uno dei settori tra i più regolati e controllati, rendendo la vita dei potenziali contraffattori ulteriormente difficile.

    Lo sviluppo di un sistema aziendale oggi passa anche attraverso la tutela dell’ambiente. Come ci si sta muovendo nel suo settore e cosa pensa di proporre al Parlamento europeo in materia di questioni ambientali?
    Ormai tutte le Aziende devono avere tra le loro policy la responsabilità sociale d’Impresa che vede la sicurezza, la tutela della salute e dell’ambiente come priorità. La drastica diminuzione degli insetti “impollinatori”, in particolare del calo delle api, è un preciso segno ed  allarme per cui vi è, a mio avviso, da indagarne  le cause, di questo vorrei investire il Parlamento Europeo.

    Come eletto di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo siederà tra i banchi dell’ECR (European Conservatives and Reformists), un gruppo che potrebbe subire ridimensionamenti quando la Brexit avrà luogo, che non è riuscito ad esprimere un candidato per le più importanti cariche europee e che per alcuni aspetti è lontano dagli interessi che l’Italia porta a Bruxelles. Come pensa di riuscire a collaborare e che sostegno si aspetta?
    Nel Gruppo ECR mi trovo bene, in particolare con Raffaele Fitto, ma voglio creare un buon  rapporto con europarlamentari di altri Gruppi, senza  barriere e steccati ideologici precostituiti. Il pensiero europeo dovrebbe affrontare i vari problemi in maniera comune e condivisa, nello spirito dei Padri fondatori,non lasciando soli i singoli Stati membri, come ad esempio per la  questione dei migranti. Nella realtà con la Brexit perderemo 4 inglesi  che saranno integrati  da 4  nuovi eurodeputati, di cui 1 di FDI, per cui il numero totale rimarrà invariato. Abbiamo  uno dei cinque Questori e siamo ben posizionati nelle commissioni, ove avviene il grosso dell’attività legislativa e normativa. Vi è una grossa spinta ambientalista e potenzialmente una spinta volta ad isolare la destra, in particolar modo i partiti percepiti come anti Europa.Vedremo come la situazione si evolverà, ora è di difficile lettura.

  • Ursula von der Leyen nuova presidente della Commissione europea

    Ursula von der Leyen, 60 anni, tedesca, protestante luterana, 7 figli, della CDU di Angela Merkel, già ministro della Difesa, sarà la nuova presidente della Commissione europea, in sostituzione di Jean-Claude Juncker, cristiano-sociale lussemburghese. È stata eletta martedì sera, 16 luglio, dal Parlamento europeo con 383 voti a favore, con un scarto di soli 9 voti sui 374 necessari per avere la maggioranza. I voti contrari sono stati 327 e gli astenuti 22. I timori della vigilia su di una possibile bocciatura sono svaniti, ma il risultato finale dimostra una spaccatura anche all’interno dei gruppi politici.  Dei socialisti mancano almeno 40 voti e non tutti i liberali hanno votato a favore. Il Ppe ha votato compatto per Ursula, pare con qualche leggera sbavatura individuale. La Lega ha votato contro, come i Fratelli d’Italia, mentre i Grillini hanno votato a favore, insieme al Pd e a Forza Italia. Tra il gruppo dei Conservatori e Riformisti solo i polacchi hanno votato a favore.  L’elezione comunque conferma l’esistenza di una maggioranza anti sovranista centrata sui tre gruppi politici maggiori. I Verdi, non avendo ottenuto dalla candidata l’impegno per ridurre del 55% le emissioni di gas serra (lei si è limitata al 50%), le hanno votato contro e hanno criticato in aula l’insufficiente – a loro dire –  politica ambientalista. Per avere un’idea del fenomeno dei “franchi tiratori” è sufficiente constatare il divario fra la somma dei seggi dei gruppi Ppe, S&D socialisti e Renew europe liberali, che si sono dichiarati a favore della candidata tedesca (444 deputati) e i voti realmente ottenuti: 383. E’ presto per dire che quella appena apertasi sarà una legislatura debole, vista la scarsa maggioranza ottenuta con la scelta della presidenza. Bisognerà attendere l’elezione dei Commissari e verificare il loro spessore di competenze e di  personalità prima di pronunciarci sulle possibili qualità dell’esecutivo, ma è indubbio che un segno di debolezza, più che dalla composizione della stessa Commissione, è rappresentato dalle striature divisorie esistenti all’interno dei gruppi politici. L’esempio fornito dal gruppo socialista nel corso della votazione non è consolante. A nulla è servita l’azione del presidente Davide Sassoli per riportare il gruppo all’unità prima del voto. D’altro canto anche la sua elezione, avvenuta al secondo scrutinio, dimostra una certa assonanza con quella della Von der Leyen. E’ riuscito con 345 voti, undici in più rispetto alla maggioranza di 334 voti richiesti. La votazione della Presidente della Commissione  ha ripetuto la debolezza della maggioranza che si era già presentata con la votazione del presidente del Parlamento. Se molti commentatori continuano ad affermare che la situazione è tranquilla perché i sovranisti sono stati battuti, c’è legittimamente da chiedersi, tuttavia, se questa tranquillità in realtà non sia che un puro auspicio. Il discrimine non è rappresentato soltanto dal populismo sovranista contro una certa visione del processo europeo di integrazione, ma può manifestarsi su tutta una serie di problemi di gestione delle istituzioni e di scelte programmatiche importanti,  come una politica estera, di difesa e di sicurezza comuni, che segnerebbe una svolta politica qualitativamente molto importante per l’avvenire dell’UE e dei suoi Stati membri. Non sarà una legislatura tranquilla. Vorremmo che non fosse una legislatura che si perde in una dialettica politica inconsistente, che si divide su tanti argomenti e sulle numerose scelte, che invece richiedono unità di visione e maggioranze consistenti. Indicazioni più certe arriveranno nei prossimi giorni, quando i governi dei Paesi membri presenteranno le candidature dei Commissari. Prima di metà settembre Von der Leyen dovrà assegnare i portafogli. E tra metà settembre e metà ottobre avranno luogo a Bruxelles le audizioni dei candidati commissari da parte delle competenti commissioni parlamentari. Si prevede che tra il 21 e il 23 ottobre il Parlamento si riunisca a Strasburgo per la votazione definitiva dell’insieme della nuova Commissione europea. Il Consiglio, invece, darà il via libera il 17 ottobre e la nuova Commissione di Von der Leyen si insedierà ufficialmente tra il 1° e il 4 novembre. Si concluderanno così le molteplici procedure scaturite dalle elezioni del 26 maggio per consentire al nuovo esecutivo ed alle altre istituzioni dell’Unione (Presidenza dell’UE, Alto Rappresentante per la politica estera e Vice Presidente della Commissione, Banca Centrale europea) di iniziare una nuova fase politica, caratterizzata, senza alcun dubbio, dai marcati risultati elettorali: sovranisti, nazionalisti, europeisti, di destra, di sinistra, ambientalisti, globalisti, antiglobalisti, ecc. Risultati spesso contradditori e in ogni caso, tendenti a non rispettare la tradizione – come il rifiuto del principio dello “spitzenkandidat”- e a giocare in proprio su ogni argomento. La nuova presidente, per fortuna nostra, ha le idee molto chiare sull’avvenire nostro e dell’Unione. Essere uniti, accettare il dialogo ed i compromessi che ne derivano, considerare l’Europa una società aperta e fondata su regole e sulla democrazia, aprirsi al nuovo senza essere sottomessi alle tecnologie, ma usarle per la maggiore libertà di tutti e per far emergere quanto di buono l’umanità sa esprimere, nel rispetto della sua dignità di persona e nella consapevolezza che il benessere va condiviso con chi ne ha meno o non ne ha affatto. L’Italia non ha ancora scelto il suo candidato Commissario, pur pretendendo il settore della Concorrenza. Il ministro degli Affari esteri, Moavero Milanesi, ha una grande e lunga esperienza del settore, avendo svolto la funzione di membro del gabinetto prima, e di Capo gabinetto poi, del Commissario italiano alla Concorrenza. Ha anche scritto un libro che rappresenta un punto di riferimento specifico per i cultori della materia. Ma ha il demerito di non essere iscritto alla Lega o al partito dei Grillini. Vedremo come andrà a finire, con il governo che si è spaccato anche sul nome della Presidente Ursula von der Leyen. Italia debole, in un’Europa meno solida e coesa.!

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