Parlamento Europeo

  • Green Deal e Fit for 55%: l’Europa e la sfida del cambiamento climatico

    Giovedì 30 settembre, alle ore 17.00 nella Sala Colonne, Palazzo Giureconsulti in Piazza dei Mercanti, 2 a Milano si svolgerà l’incontro Green Deal e Fit for 55%: l’Europa e la sfida del cambiamento climatico. L’evento è organizzato nell’ambito della Pre-COP26 e la Cop dei Giovani, un’iniziativa che porterà a Milano 400 giovani esponenti dei movimenti giovanili provenienti da tutti i 197 paesi del mondo che hanno firmato la Convenzione ONU sui cambiamenti climatici e che servirà come preparazione alla conferenza COP26delle Nazioni Unite che si svolgerà a Glasgow a novembre.

    L’evento sarà anche un’occasione per presentare la campagna di comunicazione dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, #vogliounpianetacosì, spiegata proprio dagli influencer che hanno messo volto e voce per promuovere questa attività sui loro social.

    Modererà Luca Misculin, Il Post. Dopo i saluti di Maurizio Molinari, Responsabile Ufficio a Milano del PE, sarà presentata la campagna di comunicazione #vogliounpianetacosì, con Lucia Pecorario, Ufficio in Italia del PE, Elisabetta Bertolini (@bertolinielisabetta) e Camilla Mendini (@carotilla_), Influencer che hanno partecipato alla campagna del PE #vogliounpianetacosì. Il pubblico potrà intervenire ponendo domande ai relatori. Prevista la presenza dei deputati europei membri della commissione parlamentare ENVI Eleonora Evi, Alessandra Moretti

    L’evento andrà in diretta sulla homepage di Lifegate e sulla pagina FB del Parlamento europeo in Italia.

    L’iscrizione per la partecipazione dal vivo è obbligatoria, si può confermare la propria iscrizione inviando una mail a: stefania.bertolini@europarl.europa.eu entro mercoledì 29 settembre.

    In ottemperanza delle norme emanate per contenere l’emergenza epidemiologica da COVID-19, i posti saranno limitati e l’ingresso al Palazzo Giureconsulti sarà consentito solo con Green Pass.

  • Eurodeputati italiani votate no alla mozione Hausling: gli antibiotici salvano la vita anche agli animali

    (Cremona, 10 luglio 2021) – Martedì 13 luglio, la Commissione Salute (ENVI) del Parlamento Europeo sarà chiamata ad esprimere un voto cruciale per la lotta all’antibiotico-resistenza e per la salvaguardia delle terapie antimicrobiche per tutte le specie animali.

    L’ANMVI si appella agli eurodeputati italiani* in ENVI affinchè respingano la mozione del relatore Mep Martin Hausling, che vorrebbe azzerare i criteri già decisi dalla Commissione Europea, in base ai quali  stabilire quando un determinato antibiotico dovrà essere riservato all’esclusivo impiego umano e quindi vietato in campo veterinario.

    Per l’ANMVI – la cui posizione è allineata a quella di EPRUMA**- i criteri individuati dalla Commissione Europea sono stati scientificamente ragionati e rappresentano un punto di equilibrio in chiave “one health” fra le esigenze di preservare l’efficacia degli antibiotici riservandone alcuni alle cure umane e la possibilità di continuare a curare gli animali senza privarli di antibiotici essenziali al trattamento di infezioni anche potenzialmente letali.

    Su base scientifica e one health, la Commissione ha individuato i seguenti criteri per decidere quando un antimicrobico deve essere riservato alle cure umane:
    – quando è l’unica risorsa disponibile per curare un paziente umano con infezioni gravi e potenzialmente letali
    – quando comporta rischi di insorgenza, diffusione e trasmissione di resistenza ai batteri
    –  quando non è un antimicrobico essenziale per la salute animale

    Al contrario la mozione Hausling vorrebbe ripartire da zero e introdurre criteri molto più stringenti che di fatto priverebbero ulteriormente  i medici veterinari delle terapie antimicrobiche indispensabili a trattare infezioni sia negli animali produttori di alimenti che negli animali da compagnia, con conseguenze infauste per il loro benessere e nei casi più gravi per la loro stessa sopravvivenza.

    ANMVI evidenza che ciò contrasterebbe con lo status giuridico riservato agli animali dal Trattato Europeo (sono “esseri senzienti”) e con la risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2020 sugli animali da compagnia.

    Quanto verrà votato il 13 luglio dal Parlamento Europeo entrerà in vigore dal 28 gennaio 2022, insieme alle nuove regole sui medicinali veterinari che tutti gli Stati Membri saranno tenuti ad applicare.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

    *Simona Baldassarre, Sergio Berlato, Simona Bonafe’, Marco Dreosto, Eleonora Evi, Pietro Fiocchi, Fulvio Martuscello, Giuseppe Milazzo, Alessandra Moretti, Luisa Regimenti, Silvia Sardone, Annalisa Tardino, Carlo Calenda, Rosanna Conte, Gianantonio Da Re, Salvatore Demeo, Danilo Oscar Lancini,  Aldo Patriciello, Piernicola Pedicini, Daniela Rondinelli, Vincenzo Sofo.

    **(The European Platform for the Responsible Using of Medicines in Animals)

     

  • Emorragia grillina anche all’Europarlamento: se ne sono andati sei su quattordici

    Il valzer delle poltrone continua a risuonare nei corridoi del Parlamento europeo a Bruxelles, con gli ultimi due cambi di casacca politici in ordine di tempo. L’eurodeputata Isabella Adinolfi ha detto addio nei giorni scorsi al Movimento 5 stelle e ha chiesto di passare nel gruppo del Partito popolare europeo, dove siede Forza Italia. Stesso indirizzo politico per Andrea Caroppo, che lo scorso ottobre aveva lasciato la Lega, passando ai non iscritti e che adesso punta ad approdare al gruppo guidato dal tedesco Manfred Weber. Da inizio legislatura con l’uscita di Caroppo il Carroccio ha perso complessivamente due eurodeputati dopo che a febbraio di quest’anno anche Vincenzo Sofo aveva concluso la sua militanza politica nel partito di Matteo Salvini in seguito al voto di fiducia dato dalla Lega al governo Draghi. Sofo aveva poi optato per il gruppo Ecr di Giorgia Meloni.

    Lega a parte è però il Movimento a patire il maggior numero di emorragie interne, sei in tutto. Con lo strappo di Adinolfi la delegazione pentastellata si è ridotta a otto eurodeputati, a seguito della fuoriuscita nei mesi scorsi di Rosa D’Amato, Ignazio Corrao, Eleonora Evi e Pier Nicola Pedicini passati al gruppo dei Verdi europei e poi più recentemente di Marco Zullo traghettato nel gruppo di Renew Europe. Secondo fonti ben informate a Bruxelles dietro i cambi di casacca del M5S non ci sarebbero delle vere e proprie motivazioni politiche ma il fatto che tutti gli eurodeputati fuoriusciti, essendo alla loro seconda legislatura, avrebbero optato per altri gruppi o partiti per evitare la scure del secondo mandato.

    “Ho incontrato Isabella Adinolfi e Andrea Caroppo. La prossima settimana voteremo la loro adesione al Ppe”, ha annunciato via Twitter Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Partito Popolare Europeo, spiegando che così “si rafforza la presenza” della delegazione azzurra “nella grande famiglia dei popolari europei”.

    Le fuoriuscite o le dinamiche di assestamento politico nei primi due anni di legislatura al Parlamento europeo, hanno interessato anche il partito Democratico. A settembre del 2019 Nicola Danti, primo dei non eletti nelle liste del Pd dell’Italia centrale alle elezioni europee, era tornato in Europa in veste di eurodeputato dopo che il collega Roberto Gualtieri aveva lasciato l’incarico per diventare ministro dell’Economia nel governo Conte-bis. Poi il passaggio ad Italia Viva di Danti ed infine il suo traghettamento a febbraio 2020 nei liberali di Renew.

  • La strategia dell’UE per ridurre i rifiuti di plastica

    Ogni anno gli europei generano 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% viene raccolto per essere riciclato. Una parte viene esportata per essere smaltita da paesi terzi mentre il resto va in discarica, viene incenerito oppure, nel peggiore dei casi, non viene raccolto e finisce per disperdersi nell’ambiente, inquinando soprattutto foreste, spiagge, fiumi e mari.

    Nel tentativo di contrastare l’inquinamento da plastica, la Commissione europea ha adottato una strategia approvata dal Parlamento europeo nel settembre 2018.

    Uno degli obiettivi della strategia per contrastare i rifiuti di plastica è quello di rendere tutti gli imballaggi di plastica riutilizzabili o riciclabili entro il 2030. Gli eurodeputati hanno approvato una risoluzione non vincolante che impone un livello minimo di contenuto di plastica riciclata per alcuni prodotti di plastica e al contempo stabilisce degli standard qualitativi per la plastica riciclata.

    Le microplastiche sono particelle molto piccole di materiale plastico che misurano generalmente meno di 5 millimetri. Sono crescenti le quantità di microplastiche ritrovate in mare, nel cibo e nelle bevande.

    Gli europarlamentari hanno richiesto che l’utilizzo di microplastiche appositamente aggiunte (ad esempio nei cosmetici e nei prodotti per la cura personale e per la pulizia) venga vietato entro il 2020. Hanno proposto inoltre delle norme più severe per ridurre significativamente il rilascio involontario di microplastiche da prodotti quali i tessuti sintetici, gli pneumatici, le vernici e i mozziconi di sigaretta.

    La strategia adottata dall’UE comprende anche le plastiche monouso. A dicembre 2018 i legislatori europei, Parlamento e Consiglio, hanno approvato il divieto dell’uso di alcuni prodotti in plastica monouso, come posate, piatti e bastoncini per palloncini, e l’obbligo per i produttori degli imballaggi di plastica di contribuire ai costi di raccolta dei rifiuti per tali prodotti.

    Le norme relative alla riduzione dei sacchetti di plastica più comuni e più inquinanti erano state approvate dal Parlamento nel 2015.

  • Il Parlamento Europeo revoca l’immunità al leader autonomista catalano Puigdemont

    Il conflitto catalano torna a scuotere il dibattito politico in Europa e in Spagna dopo la notizia arrivata da Bruxelles il 9 marzo: il Parlamento Europeo ha revocato l’immunità agli eurodeputati Carles Puigdemont, Clara Ponsatí e Toni Comín, che da più di tre anni vivono fuori dalla Spagna. In patria sono ricercati dalla giustizia per aver partecipato nel 2017 — quando ricoprivano, rispettivamente, gli incarichi di presidente ed assessori regionali in Catalogna — all’organizzazione di un referendum non autorizzato sull’indipendenza della regione e a un tentativo di dichiararne la secessione dalla Spagna.

    Senza immunità, i 3 tornano a rischio di estradizione, ma a decidere se accettare gli ordini di arresto internazionali, dettati dal giudice spagnolo Pablo Llarena contro di loro, saranno i tribunali del Belgio (nel caso di Puigdemont e Comín) e della Scozia (per quanto riguarda Ponsatí): fu lì che si stabilirono una volta abbandonata la Catalogna, dopo che i tribunali spagnoli si erano attivati per giudicare loro eventuali responsabilità penali. “Oggi è un giorno triste”, ha detto Puigdemont sul verdetto dell’europarlamento, aggiungendo che “questo è un caso di persecuzione politica”. La notizia è stata invece accolta con “soddisfazione” dal principale socio della coalizione di governo a Madrid, il Partito Socialista, che a Bruxelles ha votato a favore insieme alle altre formazioni di centrosinistra, ai popolari e ai liberali. Per Adriana Lastra, portavoce socialista nel Congresso spagnolo, la revoca dell’immunità permette ai tribunali del Paese di fare “il proprio lavoro”. Non è dello stesso avviso Unidas Podemos, l’altra formazione dell’esecutivo, la quale in sede europea ha votato contro un provvedimento che — nelle parole di suoi esponenti — contribuisce a mantenere il conflitto catalano sul piano giudiziario invece che su quello del “dialogo”.

    Tra i partiti italiani, il M5s e la Lega hanno lasciato libertà di voto, mentre Forza Italia, Pd e Fratelli d’Italia hanno votato a favore.

    Mentre a Madrid si apriva un fronte politico interno al governo, l’ennesimo tra due soci non sempre allineati su temi di primo piano, un tribunale catalano rendeva nota un’altra decisione destinata a far discutere: la revoca della semilibertà — considerata “prematura” — per l’ex vicepresidente della Catalogna Oriol Junqueras e altri sei leader indipendentisti già condannati a pene di carcere tra i 9 e i 13 anni. I sette, che godevano di un beneficio penale (libertà diurna dal lunedì al giovedì), concesso dal gennaio scorso su decisione del governo catalano, dovranno ora restare in prigione.

    Intanto, Llarena ha chiesto alla Corte di Giustizia europea un parere rispetto all’eventuale estradizione di Puigdemont, Comín e Ponsatí: vuole evitare che si ripeta un rifiuto dei colleghi belgi alle sue richieste d’arresto, come avvenuto nel caso dell’ex assessore regionale catalano Lluis Puig, anche lui ricercato in patria, ma che non è eurodeputato.

  • Stavolta… ancora insieme-per costruire l’Europa” – evento online per promuovere la community insieme-per.eu del Parlamento europeo

    Si intitola “Stavolta… ancora insieme-per costruire l’Europa”, l’iniziativa organizzata venerdì 26 febbraio alle ore 10.30 dal Parlamento europeo in Italia per far conoscere la piattaforma insieme-per.eu e la sua community.

    Durante l’evento verrà presentata la piattaforma del Parlamento europeo insieme-per.eu, un sito che raccoglie eventi a tema europeo, ma soprattutto una community di persone interessate a promuovere la democrazia e ad avere voce nella costruzione del futuro dell’UE. Una ideale prosecuzione di stavoltavoto.eu, la piattaforma utilizzata per le Elezioni europee 2019.

    Con migliaia di iscritti, insieme-per.eu è attiva in tutti i Paesi dell’UE, permette di creare network a livello paneuropeo con persone e associazioni che si impegnano in prima persona per far conoscere l’Europa, e consente di ricevere regolarmente informazioni relative alle attività in corso.

    A partire da quest’anno l’obiettivo è quello di coinvolgere in insieme-per.eu gli stakeholder, enti, partner, rappresentanti della società civile in modo da arricchirla con rappresentanti dei molteplici settori che esprimano al meglio le tante e varie voci attive nel nostro paese e aggiungano valore ai vari progetti e alle diverse iniziative in programma.

    Per meglio articolare i diversi ambiti sono stati allestiti quattro tavoli di lavoro che si incontreranno il giorno prima dell’evento e si confronteranno su temi diversi.

    I temi dei tavoli saranno: sviluppo e occupazione; ambiente; diritti umani; partecipazione democratica verso la Conferenza sul Futuro dell’Europa*. I tavoli di lavoro saranno un momento di confronto e discussione che servirà a delineare insieme progetti, attività ed eventi futuri per la piattaforma. La partecipazione ai tavoli è facoltativa e non preclude la partecipazione all’evento del 26 febbraio.

    E’ possibile registrarsi all’evento del 26 febbraio a questo link.
    Chi fosse interessato deve comunicare al più presto l’intenzione di prender parte ai gruppi di lavoro che saranno formati nei prossimi giorni.

    L’Ufficio del Parlamento europeo in Italia resterà a disposizione per ogni necessità di chiarimento o approfondimento.

    *Temi dei tavoli:

    Diritti umani: giovedì 25 febbraio 10.00 – 11.30

    Sviluppo e occupazione: giovedì 25 febbraio 11.30 – 13.00

    Partecipazione democratica verso la Conferenza sul Futuro dell’Europa: giovedì 25 febbraio 15.00 – 16.30

    Ambiente: giovedì 25 febbraio 17.00 – 18.30

  • Il Parlamento Ue vota per istituire il diritto alla disconnessione del lavoratore

    Luce verde del Parlamento Ue al diritto a disconnettersi spegnendo telefonini e computer una volta terminato l’orario di lavoro. Gli europarlamentari hanno approvato una risoluzione accompagnata da una proposta di direttiva sul tema con 472 voti a favore, 126 contrari e 83 astensioni. Insieme alla risoluzione è stato però approvato un emendamento – presentato dai popolari del Ppe e duramente contestato dalla Confederazione dei sindacati europei Ces – che chiede alla Commissione Ue di posticipare di almeno tre anni qualsiasi azione legislativa sulla materia. In ogni caso, la proposta di direttiva chiede di assicurare il diritto alla disconnessione e mira a introdurre un sistema di misurazione dell’orario di lavoro per rendere più semplici eventuali ricorsi. Il testo prevede inoltre l’obbligo di fornire ai dipendenti tutte le informazioni sul diritto alla disconnessione e prevedere sanzioni in caso di violazione. In favore della risoluzione hanno votato gli eurodeputati di Pd, Forza Italia e Cinque Stelle. La Lega si è invece astenuta. “Non volevamo un’ulteriore direttiva a ingessare l’autonomia legislativa degli Stati membri e i relativi contratti collettivi nazionali di lavoro” ha detto l’europarlamentare leghista Elena Lizzi.

    Il via libera all’emendamento è stato comunque un punto chiave imprescindibile per l’approvazione del testo che richiedeva una maggioranza qualificata e sul quale, il gruppo dei Socialisti e Democratici ha dovuto cedere, creando non poche tensioni all’interno del gruppo. In particolare, il Pd ha sostenuto la risoluzione nel suo insieme, astenendosi sull’emendamento. “Per far passare il testo abbiamo dovuto accettarlo”, ha commentato Brando Benifei, capo delegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo. I Cinque Stelle hanno invece votato contro l’emendamento del Ppe. “Abbiamo votato con convinzione contro – ha detto l’eurodeputata 5S, Daniela Rondinelli – tuttavia abbiamo sostenuto il testo nel voto finale perché è stato rafforzato anche grazie ai nostri emendamenti sul diritto dei lavoratori a ricevere informazioni chiare sulle loro mansioni”. Per Patrizia Toia (Pd) “il telelavoro non può diventare una nuova forma di teleschiavitù. Ora che milioni di europei stanno lavorando da casa a causa della pandemia è più urgente che mai una normativa europea per sancire il diritto alla disconnessione. E’ quello che ha chiesto oggi la maggioranza degli europarlamentari”, ha concluso Toia.

  • “L’UE dalla presidenza tedesca a quella portoghese”

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo e la Rappresentanza a Milano della Commissione europea venerdì 29 gennaio ore 11.00 organizzano il webinar: “L’UE dalla Presidenza tedesca a quella portoghese” facente parte del ciclo “Caffè Europa” –  al fine di presentare le conclusioni del semestre di presidenza tedesco e le priorità del semestre di presidenza portoghese.

    Dopo i saluti di Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea e di Maurizio Molinari, Responsabile dell’Ufficio a Milano del Parlamento europeo interverranno Niklas Wagner, Capo Ufficio Politico, Consigliere d’Ambasciata, Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Sara Crespo, Vice Capo Missione dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, Matteo Villa, Research Fellow Europa e Governance Globale, Geoeconomia, Migrazioni, ISPI.

    Per partecipare all’evento è necessario registrarsi al seguente link https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfgZueoiYiWYN9Z9NMUkk7PO6k3doEn9r02QcqNXxVSBirOYw/viewform entro il 28 gennaio. Si riceverà il link Zoom il giorno prima dell’evento.

  • L’Europarlamento approva la legge sul rispetto delle regole dello Stato di diritto

    I deputati del Parlamento europeo hanno approvato mercoledì in via definitiva e senza un ulteriore voto (perché non sono stati presentati emendamenti al testo) il regolamento volto a proteggere i fondi UE da un uso improprio da parte dei governi che non rispettano lo Stato di diritto.

    Secondo il nuovo regolamento, i pagamenti del bilancio dell’Ue possono essere sospesi per i Paesi Ue in cui sono state accertate violazioni dello Stato di diritto che compromettono la gestione dei fondi Ue. Allo stesso tempo, l’Ue garantirà che i beneficiari finali non finiscano per pagarne il conto.

    “Ce l’abbiamo fatta. Ora è legge. Nessuna dichiarazione unilaterale può cambiare questo fatto. Il regime di condizionalità ci permetterà di esaminare piani sull’applicazione dei fondi Ue dubbi rispetto ai valori dell’Ue”, ha detto il relatore Petri Sarvamaa (Ppe, Fi). “Come Parlamento, ci siamo assicurati che il regolamento contenga tutti i punti necessari e che il testo rimanga intatto. Ci aspettiamo che la Commissione, in qualità di custode dei trattati, inizi autonomamente l’attuazione di questo regolamento a partire dal 1° gennaio 2021. Questo è anche ciò che gli europei stanno aspettando”, ha aggiunto. “L’Ue non è un’istituzione à la carte, dove si possono mantenere i propri diritti ma non si rispettano i propri obblighi. È una comunità basata su valori comuni che gli Stati membri e i cittadini devono sostenere. Il meccanismo che lega il bilancio dell’Ue al rispetto dello Stato di diritto adottato oggi è un risultato importante per il Parlamento”, ha detto l’altra relatrice Eider Gardiazabal Rubial (S&D, Es). “Il Parlamento europeo ha fatto in modo che le sanzioni di bilancio previste da questo regolamento siano rivolte direttamente ai trasgressori e non ai beneficiari finali. Studenti, ricercatori, aziende e ong non saranno colpiti, poiché abbiamo inserito una rete di sicurezza per proteggerli”, ha concluso.

    Dopo aver accertato l’avvenuta violazione, la Commissione proporrà l’attivazione del meccanismo di condizionalità nei confronti di un governo Ue e, successivamente, taglierà o congelerà i pagamenti a quello Stato membro dal bilancio europeo. Il Consiglio disporrà quindi di un mese di tempo per votare sulle misure proposte dalla Commissione (o 3 mesi in casi eccezionali), a maggioranza qualificata. I deputati sono riusciti ad accorciare i tempi per l’adozione delle misure contro uno Stato membro nel caso di rischi di violazione dello Stato di diritto, ad un massimo di 7-9 mesi (piuttosto che da 12 a 13 mesi).

    La nuova legge non si applica solo quando i fondi Ue vengono utilizzati direttamente in modo improprio, come nei casi di corruzione o frode, ma anche alle violazioni sistemiche dei valori fondamentali che tutti gli Stati membri devono rispettare, come la democrazia o l’indipendenza del potere giudiziario, quando tali violazioni riguardano – o rischiano di riguardare – la gestione dei fondi Ue. Inoltre, nel corso dei negoziati i deputati sono riusciti ad ottenere una disposizione specifica che chiarisce la possibile portata delle violazioni, elencando esempi di casi, come le minacce all’indipendenza della magistratura, la mancata correzione di decisioni arbitrarie/illegali e la limitazione dei procedimenti giuridici.

    Per garantire che i beneficiari finali che contano sul sostegno dell’Ue – come gli studenti, gli agricoltori o le ong – non siano puniti per le azioni dei loro governi, questi potranno presentare un reclamo alla Commissione attraverso una piattaforma web, che li assisterà per continuare a ricevere gli importi dovuti. La Commissione potrà anche effettuare una correzione finanziaria, riducendo l’importo della rata successiva prevista dei fondi dell’Ue al paese in questione.

    Il nuovo regolamento votato oggi dal PE si applicherà a tutti i fondi Ue in gestione concorrente a partire dal 1° gennaio 2021. Il Parlamento voterà anche una risoluzione che contiene le raccomandazioni al Consiglio e alla Commissione sull’applicazione del regolamento sulla condizionalità.

  • Il Parlamento europeo approva una risoluzione per sanzionare le azioni illegali della Turchia a Cipro

    Il Parlamento europeo ha approvato, con 631 voti a favore, 3 contrari e 59 astensioni, una risoluzione non vincolante a sostegno di Cipro che esorta i leader dell’UE ad “agire e ad imporre severe sanzioni in risposta alle azioni illegali della Turchia”.

    Lo scorso, 15 novembre, infatti, il presidente turco Recep Tayyip Ergodan ha visitato Varosha, un quartiere abbandonato nella parte meridionale della città cipriota di Famagosta divenuto una sorta di terra di nessuno, recintata e abbandonata dai tempi dell’invasione turca del 1974 e dalla successiva occupazione della parte settentrionale di Cipro.

    La mossa non è piaciuta affatto all’Ue e alla Nato che con Stati Uniti, Grecia e greci-ciprioti hanno condannato la proposta del presidente turco di riaprire parzialmente Varosha.

    Nella sua risoluzione il Parlamento ha esortato l’UE a imporre sanzioni alla Turchia in seguito alla visita di Erdogan nel nord di Cipro, non riconosciuto a livello internazionale e occupato dalla Turchia. Il Parlamento europeo ha anche definito “illegale” l’esplorazione del gas della Turchia nel Mediterraneo orientale, un’accusa che Ankara ha respinto con rabbia.

    Il Parlamento ha osservato che le relazioni UE-Turchia sono ai minimi storici, affermando che le azioni militari illegali e unilaterali di Erdogan nel Mediterraneo orientale stanno violando la sovranità dei due paesi membri dell’UE, Grecia e Cipro. Gli eurodeputati hanno sottolineato che il sostegno militare di Ankara all’alleato Azerbaigian contro il nemico storico turco, l’Armenia, nella recente guerra del Nagorno-Karabakh, così come il sostegno alle milizie islamiche radicali in Libia e Siria ha dato vita ad un approccio molto più aggressivo e belligerante da parte di Erdogan nel trattare con i suoi vicini europei e del Vicino Oriente.

    L’ultima risoluzione dovrebbe contribuire a rafforzare il sostegno alla spinta della Francia per le sanzioni dell’UE contro la Turchia, che sono state discusse per la prima volta ad ottobre, sui diritti del gas naturale nel Mediterraneo orientale.

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