potere

  • Realtà dittatoriali che si somigliano

    Sappiamo che mai nessuno prende il potere con l’intenzione di abbandonarlo.

    George Orwell

    “… Ho visto un ragazzino, forse di dieci anni, che guidava un enorme cavallo da tiro lungo uno stretto sentiero, frustandolo ogni volta che cercava di girare. Mi ha colpito il fatto che se solo questi animali prendessero coscienza della loro forza non dovremmo avere alcun potere su di loro. E che gli uomini sfruttano gli animali più o meno allo stesso modo in cui i ricchi sfruttano il proletariato”.

    Così scriveva George Orwell nella prefazione del suo ben noto romanzo Animal Farm (La fattoria degli animali; n.d.a.). La prima pubblicazione del romanzo risale al17 agosto 1945, proprio 80 anni fa. Un romanzo che l’autore scrisse tra il 1943 e il 1944, mentre continuava la seconda guerra mondiale., periodo in cui lui però era ormai ben consapevole della pericolosità del regime stalinista, grazie anche alla sua personale esperienza durante la guerra civile in Spagna. Invece il governo britannico, in alleanza con l’Unione Sovietica, sosteneva che quanto si diceva riguardo al “terrore rosso” in quel periodo era semplicemente falso e dovuto soltanto alla propaganda nazista.

    Dopo che gli animali cacciarono via il crudele proprietario Mr. Jones, della “Fattoria padronale” (Manor Farm; n.d.a.), quella divenne la fattoria degli animali. I maiali però decidevano su tutto, nonostante il settimo comandamento, approvato all’unanimità da tutti gli animali, affermasse che “tutti gli animali sono uguali”. I maiali modificarono poi quel comandamento, stabilendo che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Però non tutto andò come promettevano e garantivano i maiali, anzi! In seguito ad un primo periodo di un certo benessere, la carestia divenne una sofferta realtà per gli animali. Cominciarono a scarseggiare i più indispensabili generi alimentari. Ma non per i maiali però. Si, perché loro si dovevano nutrire bene per poter continuare a pensare, decidere e risolvere tutte le problematiche della fattoria, per il bene degli animali e non per il loro bene. Ma la vera realtà era ben altra.

    Nel settimo capitolo del romanzo si descrive questa drammatica realtà. “…In gennaio cominciò a scarseggiare il cibo […]. Per giorni e giorni gli animali non ebbero altro per nutrirsi che paglia tritata e barbabietole. La fame pareva guardarli in faccia”. Nonostante ciò, i maiali riuscivano a convincere gli animali che si trattava di un periodo transitorio, ma che tutto doveva tornare come prima, anzi, meglio di prima. L’unico che non si ingannava dalla propaganda dei maiali era il saggio Benjamin, l’anziano asino della fattoria, Lui non commentava neanche le modifiche fatte al primo comandamento “Tutto ciò che va su due gambe è nemico” che in seguito divenne “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”. Alla fine del romanzo si vedono i maiali che cominciarono a camminare su i due piedi posteriori. Clarinetto, il maiale capo propaganda, cominciò a convincere tutti gli altri animali che il comandamento, da loro approvato all’unanimità dopo aver costituito la fattoria degli animali, affermava proprio che “Quattro gambe buono, due gambe meglio”.

    Quello che George Orwell aveva descritto maestosamente ed allegoricamente da nel suo romanzo La fattoria degli animali, molto apprezzato a livello mondiale, è stata purtroppo una sofferta e drammatica realtà in Albania durante il periodo della dittatura comunista (1945 – 1991). Subito dopo aver preso il potere, il regime comunista, oltre ad imprigionare e/o uccidere tutti quegli che considerava come “nemici del popolo”, sequestrò anche tutti i loro beni mobili ed immobili, proprio in “nome del popolo”. Ma fatti accaduti, documentati, testimoniati e pubblicamente noti alla mano, il popolo, cittadini e contadini, non solo non approfittava niente ma, addirittura, ha anche perso, soprattutto i contadini. Sì, perché alcuni anni dopo aver preso il potere, lo spietato ed opprimente regime comunista decise di collettivizzare le proprietà terriere dei contadini. Un duro colpo per loro che, di generazione in generazione, con quei terreni nutrivano le proprie famiglie e, a seconda dei casi, procuravano anche degli introiti finanziari con i quali poi compravano quello che serviva. Ma per la propaganda del regime, erano proprio i contadini che, con la loro volontà, avevano deciso di riunirsi in quelle che venivano chiamate “cooperative agricole”. Come accadeva nella “Fattoria degli animali” di George Orwell.

    Subito dopo che la dittatura comunista si restaurò e poi si consolidò in Albania, gli albanesi, senza accorgersi all’inizio, almeno molti di loro, hanno perso, prima di tutto, la loro libertà e altri diritti innati. Diritti che nei Paesi democratici erano protetti dalla legge. E se qualcuno tentava di obiettarsi alle decisioni del regime, finiva subito in prigione o nei “campi di lavoro”, costruiti come i famigerati campi/lager dell’Unione Sovietica. E li, oltre ai lavori forzati che straziavano fisicamente i condannati, si applicavano anche altre spietate torture che causavano dei veri e propri esaurimenti psichici. Come accadeva, per esempio, in un “campo di lavoro” nel sud est dell’Albania, dove i “nemici del popolo” dovevano prosciugare una vasta palude. In quel campo, gli stessi imprigionati avevano scavato delle cavità che venivano riempite non solo con le torbide acque della palude, ma anche con degli escrementi umani. E lì poi facevano entrare e rimanere per molto tempo i “nemici del popolo”, immersi fino al collo in quelle luride e puzzolenti acque.

    Durante la spietata dittatura comunista i cittadini cominciarono a subire anche la mancanza di molti prodotti di comune uso quotidiano. Soprattutto partendo dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, quando il dittatore comunista, dopo la totale e irrimediabile rottura con l’Unione sovietica (1961), decise di rompere anche con la Cina che, da anni ormai, era l’unico sostenitore, economico e non solo, dell’Albania.

    Ma soprattutto, dall’inizio degli anni ’80, in Albania sono cominciati a mancare regolarmente anche i generi alimentari, quelli più importanti per la sopravvivenza. Tutto, partendo dal pane, era stato razionato, in base ai membri della famiglia. E questo nelle città, perché nei paesi i contadini si trovavano in situazioni peggiori. Ma oltre al pane, erano razionati anche altri generi alimentari. Come accadeva nella “Fattoria degli animali” di George Orwell. Ma guarda caso però, proprio in quel drammatico periodo, il 6 aprile 1987, durante un’attività in Messico, all’Albania veniva accordato il “premio internazionale per l’alimentazione” (Sic!). Chissà perché?! Ma ovviamente niente aveva a che fare con la vera, vissuta e sofferta realtà albanese in quel periodo.

    Durante l’ultimo decennio in Albania è stata restaurata e si sta consolidando, ogni giorno che passa, una nuova dittatura sui generis. Lo testimoniano innumerevoli fatti accaduti e pubblicamente noti, ormai confermati e denunciati anche dalle istituzioni specializzate internazionali. Una dittatura che sta generando gravi e molto preoccupanti problematiche per la popolazione. Si tratta, tra l’altro, anche dell’impoverimento continuo di una sempre più ampia fascia sociale in Albania. Una drammatica e sofferta realtà confermata ultimamente anche dall’Ufficio statistico dell’Unione europea (Eurostat) e dalla Banca Mondiale. L’Albania è ormai l’ultimo Paese europeo per il suo potere d’acquisto, secondo un rapporto ufficiale dell’Eurostat, pubblicato la scorsa settimana.

    Chi scrive queste righe è convinto che quanto è stato maestosamente scritto da George Orwell nel suo romanzo “La fattoria degli animali”, descrive anche la drammatica realtà attuale in Albania. Una realtà che somiglia a quella vissuta e sofferta durante il passato regime comunista. George Orwell affermava: “Sappiamo che mai nessuno prende il potere con l’intenzione di abbandonarlo”. Questa sua convinzione viene confermata anche dal comportamento del primo ministro albanese, che somiglia ed imita il capo della precedente spietata dittatura comunista in Albania.

    (*) Perché l’Albania era già una dittatura e perciò non paragonabile ad un Paese democratico

  • La Ue constata che la Russia è sempre più presente in Libia

    L’Europa rischia di perdere definitivamente terreno in Libia. A Tripoli le istituzioni si sfaldano, Bengasi espone nuove armi avanzate in aperta violazione dell’embargo Onu, mentre Mosca consolida il proprio ruolo strategico sulla sponda sud della Nato. L’indiscrezione di “Agenzia Nova” secondo cui la Russia vorrebbe installare sistemi missilistici nella base aerea di Tamanhint, a nord-est di Sebha, capitale del Fezzan sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, non è passata inosservata nelle cancellerie occidentali, suscitando nuove preoccupazioni sulla crescente proiezione strategica russa nel Mediterraneo meridionale. “Seguiamo molto da vicino gli sviluppi in Libia – ha detto un portavoce dell’Ue ad ‘Agenzia Nova’ – La questione è stata discussa all’ultimo Consiglio Affari esteri e sarà ripresa anche nella prossima riunione di giugno”. Sebbene Bruxelles eviti di commentare notizie non confermate, la Commissione continua a interfacciarsi “con tutte le parti interessate, per tutelare gli interessi dell’Unione”.

    Secondo funzionari ed esperti intervenuti in un evento riservato organizzato da Ecfr, la crisi libica rappresenta oggi il sintomo avanzato di una fragilità multilivello – politica, energetica e di sicurezza – che l’Occidente non può più permettersi di ignorare. La caduta di Bashar al Assad a Damasco ha dimostrato quanto velocemente possa crollare un equilibrio solo apparente. In Libia, gli scontri armati esplosi di recente a Tripoli non sono che l’ennesima manifestazione di un sistema istituzionale in via di disgregazione e comunque figlio di un accordo politico vecchio di dieci anni. A confermarlo è anche il caso della compagnia petrolifera privata Akrenu, che ha rotto il monopolio della National Oil Corporation (Noc), vendendo greggio libico al di fuori dei circuiti ufficiali. “Cinque anni fa sarebbe stato inimmaginabile – ha spiegato un funzionario delle Nazioni Unite – oggi è la normalità”. Il potere delle istituzioni centrali, dalla Banca centrale alla Procura generale, è ridotto ai minimi storici, mentre attori non statali si rafforzano.

    Nel frattempo, la Russia consolida la propria presenza, parte di una strategia più ampia di penetrazione nel continente africano e di pressione sul fianco sud della Nato. Mosca è ormai un attore ineludibile per qualunque soluzione diplomatica, anche solo per via del diritto di veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Al contrario, la posizione statunitense è difficilmente inquadrabile. Il pensionamento dell’inviato speciale Richard Norland, non ancora sostituito, conferma l’impressione di un disimpegno: Washington sembra oggi concentrata principalmente sulla sicurezza, lasciando scoperti gli ambiti politico ed economico.

    “La Russia ci dipinge come ex colonizzatori decadenti – ha affermato un diplomatico europeo – e questo messaggio attecchisce tra i giovani africani. Dobbiamo parlare la loro lingua, contrastare la disinformazione e formarli ai valori della verità, della trasparenza e della governance”. Ma il tempo stringe. La proposta di creare in Libia un nuovo governo di transizione con mandato limitato a 120 giorni per portare il Paese al voto appare rischiosa e paradossale: si rischierebbe di aggiungere un terzo esecutivo all’attuale frammentazione. Altrettanto ambiziosa, ma ancora priva di consenso, è l’idea di un’Assemblea costituente dotata di poteri sovrani, da cui far derivare ogni legittimità.

    Senza un’iniziativa europea coesa e credibile – avvertono gli analisti – la Libia rischia di trasformarsi definitivamente, se non lo è già, in un laboratorio geopolitico dove si confrontano potenze rivali: dalla Russia alla Cina, fino agli attori del Golfo. Se Mosca avanza militarmente e strategicamente, Pechino si muove con una logica più economica e infrastrutturale. Dopo anni di investimenti “a debito” nelle grandi opere, la Cina sta ora orientando il suo approccio verso il controllo delle filiere dei minerali critici, l’accesso ai porti e la partecipazione a progetti energetici con ricadute anche per i mercati locali. “La Cina – ha osservato un dirigente occidentale del comparto energetico – sta trasformando alcune operazioni in opportunità economiche non solo per sé, ma anche per i Paesi africani, costruendo una rete d’influenza più silenziosa ma altrettanto efficace per posizionarsi in prima fila nel mercato africano del futuro”.

    Questa penetrazione economica si salda con una narrativa anti-occidentale che, al pari di quella russa, presenta Pechino come partner “non giudicante” e rispettoso della sovranità, in contrapposizione a un’Europa spesso vista come paternalista. Anche per questo, secondo diversi interlocutori, l’Ue dovrebbe costruire una presenza più pragmatica e strutturata, capace di offrire soluzioni win-win credibili, non solo nel breve termine ma anche sul piano dello sviluppo sostenibile e dell’integrazione regionale. Il Piano Mattei promosso dall’Italia rappresenta un primo passo utile, ma non sufficiente. “Serve un blocco europeo – ha ammonito un accademico africano – o le criticità della Libia (e dell’Africa, ndr) diventeranno un problema irrisolvibile per l’Europa stessa”.

  • Operazione Pig presentato a Piacenza

    Dai legami della mafia albanese con la ‘ndrangheta ai propositi di sovvertimento dell’ordine internazionale creato dall’Occidente che Putin persegue insieme ai Brics, dalla rivalità tra Russia e Cina in Africa alla prospettiva di un mondo in cui l’intelligenza artificiale crea un Elon Musk dominante e masse di lobotomizzati cibernetici.

    La presentazione del thriller di fantapolitica ‘Operazione Pig’ di Albert de Bonnet al PalabancaEventi di Piacenza nell’ambito delle iniziative dedicata da Banca di Piacenza alla promozione di lettura e cultura è stata l’occasione per spaziare a tutto campo dal mondo della fiction al mondo così come è in realtà o come appare possibile che diventi realmente. La presentazione è avvenuta in contumacia dell’autore, perché quest’ultimo per ragioni professionali preferisce mantenersi riservato, ed a presentare il libro sono stati la sua buona amica Cristiana Muscardini, per l’occasione «portavoce» a suo stesso dire di De Bonnet, e il giornalista Andrea Vento, che assicura non essere Albert de Bonnet un nom de piume di Giuliano Tavaroli, pure atteso alla presentazione piacentina ma pure infine assente alla presentazione stessa.

    La storia di un gruppo di spie alle prese con la scomparsa di uno scienziato e alle prese con un virus modificato in Cina, questa la trama di ‘Operazione Pig’, è stata l’occasione per dibattere delle prospettive concrete di un mondo e una mentalità, quella occidentale, che mentre si interroga su quanto potrà fare la sua forza motrice ora che a guidarla vi sono Donald Trump ed Elon Musk ancora non ha capito cosa abbia generato il Covid, se e quanto i paletti posti alla ricerca scientifica in nome della tutela (nella fattispecie, l’alt di Barack Obama a certe ricerche sul suolo americano) non abbiano gettato le premesse per un assalto da Oriente, assalto che peraltro – nelle parole di Muscardini e Vento – si concretizza pressoché quotidianamente per il tramite di quella diaspora cinese che, di pari passo con l’ammissione di Pechino nel Wto nel fatale 2001, fa di ogni attività esercitata da cinesi espatriati un possibile veicolo di contagio della sicurezza e della prosperità economica altrui. La concretezza del pericolo, a fronte di quelle che sembrano esagerazioni più consone appunto a un thriller che alla vita quotidiana, è stata messa sotto gli occhi di tutti da un aneddoto e da alcuni dati raccontati da Muscardini: un imprenditore piacentino si è visto svuotare il conto in banca dopo aver portato a riparare il suo smartphone per una banale rottura del vetro dello schermo e a fronte dei pericolo di hackeraggio e infiltrazione telematica l’Italia ha impiegato i 750 milioni appositamente ricevuti dalla Ue per la cyberseecurity per creare un ufficio centrale a Roma con 7 persone e paghe da Quirinale (peraltro inferiori a quelle riconosciute ai collaboratori tecnici cui quell’ufficio affida in outsourcing i suoi compiti) mentre ha lasciato gli uffici locali della Polizia postale con organici ampiamente sottodimensionati rispetto alle necessità operative.

  • Poteri nascosti attivi a livello internazionale

    La resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall’esterno

    o dall’interno, è questione di vita o di morte.

    George Orwell, da “Letteratura e totalitarismo”

    I poteri nascosti sono attivi da tempo in molte parti del mondo. Diversi documenti storici confermano che si tratta di una realtà nota anche nel mondo antico. L’espressione in greco antico “kratos en kratei” (il potere dentro il potere; n.d.a) lo conferma. Un’espressione quella tradotta ed usata anche dai latini. I poteri nascosti si sono diffusi e sono rimasti attivi in seguito in Europa anche nel medioevo. E si trattava dei poteri monarchici e quelli della chiesa. Partendo però dal secolo scorso si cominciò ad usare un’altra espressione che si riferiva, comunque, allo stesso concetto; quello del potere nascosto. Si cominciò a parlare di “Deep State” (Stato profondo; n.d.a.). E con “Deep State” si intendevano, a seconda delle realtà in cui veniva usata, delle strutture ben organizzate ed altrettanto ben funzionanti. Si tratta di strutture massoniche con determinati obiettivi di controllo e dominio economico, finanziario, ma anche di strutture statali in connivenza con i servizi segreti e/o militari, con la criminalità organizzata ed altro.

    L’espressione “Deep State” è molto usata da decenni anche negli Stati Uniti d’America. Sì, perché, almeno da quei fatti noti pubblicamente alla mano risulterebbe che sono state e sono operative delle strutture molto potenti che agiscono proprio come uno ‘Stato profondo’. Delle strutture che rappresentano un intreccio tra il mondo politico, le lobby dell’economia e della finanza, alcuni raggruppamenti attivi delle agenzie della sicurezza nazionale e dei servizi segreti, nonché di certi clan occulti, che riescono a controllare anche le più alte istituzioni, sia a livello nazionale che internazionale. Contrastare e combattere le strutture ben organizzate dello ‘Stato profondo’ negli Stati Uniti d’America è una dichiarata sfida anche dell’appena eletto presidente.

    Nel dicembre scorso, quando aveva già cominciato, seppure non ufficialmente, la sua campagna elettorale, lui aveva dichiarato “guerra al Deep State”. E nonostante non lo considerasse per niente facile, vista la sua precedente esperienza come presidente, doveva “drenare la palude” creata dallo Stato profondo attivo negli Stati Uniti d’America. E per il neoeletto presidente statunitense quel Deep State esisteva ed era attivo perché c’erano dietro anche delle persone, nome e cognome, che erano i fautori e che ne approfittavano. E visto il ruolo degli Stati Uniti d’America nell’arena internazionale, i tentacoli di quella piovra che è il Deep State arrivavano e tuttora arrivano anche in altre parti del mondo. Vantaggi e benefici compresi. Ma anche danni enormi per molti altri.

    Ragion per cui uno degli obiettivi principali della campagna elettorale del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America era quello di dare più potere alla Casa Bianca come istituzione. In più lui ha deciso di “alterare l’equilibrio dei poteri”, assumendo ed esercitando così un maggiore potere, direttamente e/o tramite i rappresentanti del governo federale da lui scelti. E si tratterebbe di alcune migliaia di funzionari. Tra gli importanti obiettivi da raggiungere durante il suo secondo mandato, l’appena eletto presidente degli Stati Uniti d’America ha annoverato anche il diretto controllo, suo e/o da chi per lui di alcune agenzie come The Federal Trade Commission (La Commissione federale per il Commercio; n.d.a.) e The Federal Communication Commission (Commissione federale per le Comunicazioni; n.d.a.). In più per il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, viste le precedenti esperienze, è molto importante evidenziare ed eliminare le maligne influenze del Deep State nelle agenzie dei servizi segreti, della sicurezza nazionale e anche nel Dipartimento di Stato. Una sfida importante e non facile ad essere adempita. Ma una sfida indispensabile per combattere il Deep State attivo negli Stati Uniti d’America e, in sua vece, anche in altre parti del mondo. Sarà il tempo a dimostrare il raggiungimento di questi obiettivi.

    Una sfida che comunque non sarà facile, visto che il Deep State, rappresenta dei poteri nascosti. Poteri, dietro i quali ci sono delle persone molto potenti finanziariamente, ma non solo. Poteri che hanno sotto il loro diretto controllo dei media molto influenti. Poteri che, fatti pubblicamente noti alla mano, riescono a controllare diverse istituzioni ed agenzie governative e statali statunitensi. Ma purtroppo, sempre fatti pubblicamente noti alla mano, riescono a controllare ed orientare anche le decisioni di molte importanti istituzioni internazionali.

    Il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, che comincerà ad esercitare il suo secondo mandato dal 20 gennaio 2025, ha ripetutamente e pubblicamente dichiarato che un importante e molto potente sostenitore e beneficiario del Deep State è il noto multimiliardario e speculatore di borsa statunitense Geroge Soros, il quale nel 1993 costituì Open Society Foundations (Fondazioni della Società Aperta; n.d.a.). Proprio colui che era l’ideatore di quello che ormai è noto come “il mercoledì nero delle borse”. E non solo nel Regno Unito e in Italia. Era proprio mercoledì, 16 settembre 1992, quando sia la sterlina britannica che la lira italiana, uscirono dal Sistema Monetario europeo, come conseguenza diretta delle speculazioni monetarie di George Soros. Di colui che nel 1998 affermava fiero: “Io penso ai soldi e non alle conseguenze sociali che posso generare”. Di colui che, tramite la ben diffusa rete delle Fondazioni della Società Aperta in molte parti del mondo, riesce ad influenzare non solo le “scelte politiche” in singoli piccoli Paesi in Asia, Africa ed altrove. Ci sono delle denunce pubbliche fatte da persone ben informate, alle quali il diretto accusato non ha mai fatto causa, che lui e/o chi per lui, addirittura, riescono a influenzare e condizionare anche alcune decisioni delle più importanti istituzioni internazionali, Organizzazione delle Nazioni Unite e dell’Unione europea comprese. Così come potrebbero anche influenzare le decisioni delle istituzioni governative di determinati Paesi evoluti occidentali.

    L’autore di queste righe ha informato a tempo debito il nostro lettore sulle strategie, le attività e le influenze occulte del sopracitato multimiliardario e speculatore di borsa statunitense. Alcuni anni fa, trattando le strategie scelte dal sopracitato multimiliardario, l’autore di queste righe scriveva: “…Si tratterebbe, in sostanza, di una strategia per sostenere alcuni “movimenti”, nella maggior parte di sinistra, o che dalle ideologie della sinistra ne traggono vantaggio, per poi facilitare il controllo del potere politico in diversi Paesi del mondo. Tale strategia prevede anche la selezione e il supporto di determinate persone, per farle, in seguito, avere ruoli di primo piano nella vita politica attiva dei rispettivi Paesi” (E se tutto fosse vero?; 16 aprile 2018).

    Non a caso in alcuni Paesi ormai l’influenza decisionale del sopracitato noto multimiliardario e speculatore di borsa statunitense e/o di chi per lui è una realtà. Ma purtroppo è altrettanto una realtà che in quei Paesi sono stati, altresì, stabiliti e consolidati dei regimi totalitari. Simili casi si verificano non solo in Africa ed Asia, ma anche nei Balcani occidentali in Europa. Anche di questo il nostro lettore è stato spesso informato, fatti alla mano, con tutta la dovuta e richiesta oggettività. E in tutti quei Paesi sono attivi dei modelli sui generis di quello che negli Stati Uniti d’America, ma non solo, è noto come il Deep State, ossia lo Stato profondo.

    Chi scrive queste righe, riferendosi alle realtà rese pubbliche in questi ultimi decenni, è convinto che ci sono diversi poteri nascosti ma attivi a livello internazionale. Poteri che finanziano le loro strategie occulte e pericolose in molte parti del mondo per appoggiare dei regimi totalitari. Perciò è sempre valido quanto scriveva George Orwell alcuni decenni fa. Si, la resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall’esterno o dall’interno, è questione di vita o di morte.

  • Putin indebolito

    A due anni e mezzo dall’inizio della guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina appare purtroppo evidente che l’Ucraina non ha ottenuto tutti gli aiuti promessi, che quelli avuti sono arrivati con colpevoli ritardi, che tuttora non vi è via libera per utilizzare alcune armi e che, di conseguenza, la situazione diventi ogni giorno più insostenibile.

    La Russia continua a bombardare le abitazioni civili, le centrali energetiche, scuole ed ospedali prendendo sempre più di mira la capitale ucraina.

    Nel frattempo si attendono le elezioni americane, con le conseguenze che ne potrebbero derivare, e si assiste, impotenti, all’immobilismo europeo, fatti salvi alcuni paesi dell’est e del nord Europa, che si spreca in affermazioni di sostegno ma nel concreto dilaziona e prende tempo rendendo sempre più difficile la salvezza territoriale ucraina.

    Se la situazione ucraina è sempre più difficile vale la pena soffermarsi su quanto invece ha ottenuto Putin scatenando questa guerra e sacrificando centinaia di migliaia di soldati russi, immolati alla sua idea di potere.

    Se l’obiettivo di Putin era di conquistare in poco tempo l’Ucraina per russificarla, abbattere la sua classe politica, sostituendola con una di suo gradimento, rendere tutto il Paese uno stato satellite dipendente dalla grande Russia, Putin ha miseramente fallito. Al di là delle eventuali, piccole o meno, conquiste territoriali si è visto in modo inequivocabile che gli ucraini non accetteranno mai di essere russificati, su questo punto Putin ha perso.

    Se Putin voleva indebolire la Nato ha ottenuto il risultato opposto, come avevamo già scritto dopo poche settimane di guerra, la Nato è più forte e coesa di prima e gli stati della ex repubblica sovietica, salvo Slovacchia ed Ungheria, sono più che mai decisi a contrastare con ogni mezzo Putin ed hanno equipaggiamenti militari di grande potenza.

    L’operazione dello zar di tentare un ricompattamento militare ed economico con le ex repubbliche sovietiche si è rivelato un fallimento, il Kazakistan, per timore di diventare un bersaglio come l’Ucraina, viste le sue molte ricchezze e la presenza di una minoranza russa, guarda semmai alla Cina e comunque non vuole essere coinvolta da relazioni strette con il Cremlino. L’Azerbaijan ignora Mosca, l’Armenia, antico alleato di Mosca, si è sospesa dall’organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva che univa cinque delle ex repubbliche sovietiche, mentre Moldavia e Georgia, con il rischio dopo le recenti elezioni di gravi disordini, sono sempre più attirate verso l’Europa.

    La conclamata alleanza con la Cina sta rivelando risvolti poco simpatici per Putin che di fronte all’imperatore cinese non ha quella voce in capitolo che sperava ed ha ottenuto solo di vendere il suo gas senza altri significativi vantaggi economici o di prestigio, anzi perdendo sempre più peso internazionale rispetto al colosso cinese.

    Anche nei territori africani, dove la presenza russa con la Wagner, poi rinominata Africa Corps, era importante e aveva portato l’acquisizione di ricche concessioni e nuovi rapporti con le autorità locali, si sta sempre indebolendo il peso dello zar proprio perché cittadini e governi si sono resi conto di non aver tratto alcun beneficio dalla presenza russa.

    Ed è fallita anche l’aspettativa di minare i rapporti tra Stati Uniti, Francia e Germania creando un cuneo dentro l’Alleanza Atlantica.

    L’alleanza di Putin con la Corea del Nord, la presenza sul territorio russo ed ucraino di armi e militari nord coreani, testimonia come Putin, nella disperata ricerca di partner, in un mondo che sempre più lo ignora politicamente, sia disposto ad allearsi con i peggiori dittatori. D’altra parte un vecchio detto dice Chi si assomiglia si piglia e ancora Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei e più dittatore di Putin, che uccide e fa suicidare i suoi avversari, in patria, in galera e all’estero, c’è giusto Kim Jong-un, un’amicizia che ha bisogno di altro sangue per essere sancita definitivamente.

    Comunque finisca, quando finirà, la guerra, Putin non sarà mai il vincitore né a livello locale né internazionale, la sua smodata sete di potere ha scavato la fossa alla Russia e ci vorranno anni per ricucire il baratro che la guerra ha scavato fisicamente e psicologicamente tra popoli che avrebbero potuto vivere in pace nel reciproco rispetto.

    Fatte queste brevi e certamente non complete osservazioni ci troviamo davanti ad una realtà che in divenire è sempre più preoccupante per la follia sia di coloro che non hanno la capacità, la volontà di porre un limite alla loro smania di potere che di coloro che non possono fermarsi se vogliono avere una possibilità di garantire la sopravvivenza del loro popolo.

    Se a questo aggiungiamo le follie di chi pensa con la tecnologia di appropriarsi del mondo e di sostituire gli essere umani con le macchine vediamo bene come ogni giorno porti nuove paure ed insicurezze che si manifestano anche nella confusione mentale, e conseguente violenza, di tanti adolescenti, ma questo non sembra colpire più di tanto la coscienza collettiva o la politica.

  • Fatti che smentiscono verità di parte

    I fatti sono la realtà che smentisce ogni presunta verità di parte.

    La Russia ha aggredito l’Ucraina, bombardato scuole, ospedali, abitazioni civili, supermercati, compiuto  stragi come quella di Bucha, messo in pericolo centrali nucleari e colpito quelle elettriche condannando al buio ed al gelo centinaia di migliaia, milioni di civili, compresi bambini ed anziani.

    La Russia ha deportato migliaia  di bambini strappandoli alle loro case, ai loro genitori e parenti, per cercare di snaturare la loro cultura e vita e trasformarli in russi.

    La Russia aveva stretto un accordo con la Cina, tramite la maggiore esportazione di gas, già nel 2021, prima dell’inizio dell’invasione, accordo che le consente oggi di utilizzare la tecnologia e  i molteplici componenti dell’industria cinese per proseguire nella sua sciagurata guerra contro l’Ucraina.

    La Russia ha stretto un’alleanza con un despota folle, nelle sue minacce ed azioni guerrafondaie, come Kim Jong-un e grazie a questo accordo la Corea del Nord ha alzato pericolosamente le sue minacce contro la Corea del  Sud ed inviato migliaia di suoi soldati e di armamenti per combattere contro l’Ucraina. E sempre la Russia ottiene da tempo armi dall’Iran.

    La Russia, tramite la Wagner, e il presunto defunto Prigozin, si è impossessata di importanti giacimenti e ricchezze in vari paesi africani.

    La Russia manovra e minaccia contro gli Stati suoi vicini, incarcera i cittadini dissidenti, fa sopprimere gli oppositori al regime, sia in patria che all’estero.

    La Russia usa hacker per destabilizzare paesi democratici.

    La Russia vuole creare un nuovo ordine mondiale nel quale avere un posto predominante.

    La Russia ha commesso molti più crimini di quelli che abbiamo elencato e continua a commetterli pur essendo nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sbeffeggiando gli stessi principi per i quali l’organizzazione è nata.

    Abbiamo detto la Russia ma non è vero, non è vero perché è Putin il fautore, la mente malvagia che ha architettato tutto questo, ed altro ancora, mentre il popolo russo è mandato come carne da cannone a combattere, mentre i russi sono tenuti all’oscuro di quanto sta realmente avvenendo con l’involontaria complicità di quanti, non solo in occidente, non riescono a contrastare lo zar, almeno con la stessa controinformazione da lui usata contro tutti coloro che non sono suoi alleati.

    Le parole di Rutte, il nuovo segretario della Nato, parole chiare e coraggiose, speriamo servono a rendere meno miopi quei leader politici che nel passato antico e recente non hanno saputo agire per prevedere ed evitare tante sofferenze e quei pericoli che oggi sono sempre più incombenti, le armi a Kiev non possono aspettare e devono poter essere usate come è necessario senza alcun tipo di restrizione e la diplomazia, se ancora esiste, cominci ad agire su tutti i fronti.

  • Tutte storie brevi

    Dopo le tante sollecitazioni arrivatemi, da amici e lettori, mi trovo anch’io a parlare del giallo dell’estate 2024, tornando con la memoria ad un altro gossip, con conseguenze anche giudiziarie, che infiammò l’estate 2009 e scosse per qualche tempo il mondo della politica.

    Allora la Guardia di Finanza svelò un sistema, messo in piedi da Tarantini, il quale aveva confidenza con Berlusconi e con molti politici pugliesi, per ottenere favori nel mondo delle attività imprenditoriali. Berlusconi lo aveva conosciuto solo l’estate precedente, comunque il Cavaliere si fidò di lui tanto da ricevere nei palazzi del potere un gruppo di sue ‘amiche’. La pietra dello scandalo, per il Presidente del Consiglio, fu la D’Addario, che all’epoca molti definirono un’escort e che, in seguito, divenne testimone dell’inchiesta consegnando registrazioni sui suoi rapporti col Cavaliere e sugli incontri che aveva avuto con lui a Palazzo Grazioli.

    La D’Addario sparì poi dalle cronache per ritornarci, nella primavera 2022, con alcune interviste relative all’antica problematica ‘sesso e potere’. E in quell’occasione raccontò disperata che era stata abbandonate da tutti e che si doveva occupare di pulizie.

    Lungi da me paragonare la D’Addario alla Boccia o Sangiuliano a Berlusconi. Ma se i personaggi cambiano e sono diversi, come diverse sono le storie e il loro finale, in genere comincia tutto, più o meno, nella stessa maniera: una persona di potere, di norma maschio, una bella donna che vuole farsi strada, che ritiene di meritarlo, che è disponibile a prendere scorciatoie per arrivare all’obiettivo e auspica riconoscenze congrue per i favori, affettivi o sessuali non fa differenza, che ha concesso.

    La storia della D’Addario ce la siamo tutti dimenticata ma andando su internet la ritroviamo. Questo dimostra due cose: che abbiamo tutti la memoria corta e che il web invece non perdona perché la sua memoria è eterna.

    Se, come abbiamo detto, i personaggi cambiano ma le storie iniziano tutte, sostanzialmente, allo stesso modo, continuiamo però a chiederci come sia possibile che persone colte, avvedute e di un certo potere diventino così fragili da affidare le chiavi del proprio cuore, dei propri sentimenti e addirittura delle stanze del potere a persone che conoscono da pochissimo tempo, magari neanche due mesi.

    Com’è possibile che agli uomini, specie non più giovani, non passi mai per la testa che alcune fanciulle alte e bionde possano avere anche interessi diversi rispetto a quello di ascoltare la loro intelligenti conversazioni o a usufruire delle loro, più o meno, fantasmagoriche prestazioni?

    La carne è debole, va bene, ma il cervello dovrebbe saper resistere e ricordare di utilizzare sempre, magari anche mentre si parla nell’auto di scorta o sul taxi, in aereo e finanche in famiglia e ancor più poi con persone quasi estranee, che un bel tacer non fu mai scritto e che il ricatto, più o meno manifesto, è prassi in gran parte del mondo politico e non solo in quello.

    Mi dispiace che la signora D’Addario sia in condizioni critiche, una seconda chance, dopo tanti anni, dovrebbe essere data a tutti, e non si dispiaccia la signora Boccia, che non conosco e mi auguro di non conoscere mai, se io, come tanti altri, pensiamo che non sia tutta farina del suo sacco il suo tampinamento a Sangiuliano, tampinamento che continua tuttora con quotidiane dichiarazioni sui social network.

    Se ci sono estremi civili o penali ovviamente lo vedrà la magistratura, se sarà chiamata a intervenire. Ciò che è assolutamente certo è che, al di là delle eventuali promesse non mantenute da Sangiuliano, la signora Boccia da un punto di vista morale, ammesso che il termine morale si possa ancora usare, è persona infrequentabile in quanto inaffidabile, al di là delle sue eventuali capacità ed intelligenze lavorative (chissà se la Rayban la contatterà visto la pubblicità fatta agli occhiali che registrano e riprendono?).

    Auguriamo ovviamente all’ex ministro di superare velocemente il trauma, di ritrovare una serena vita affettiva con sua moglie e anche un proseguimento di carriera confacente alle sue competenze.

    Gli italiani dimenticano, dice un detto siciliano ‘chinati giunco che passa la piena’. Sangiuliano si è inchinato di fronte ai suoi errori, gli auguriamo di potersi presto rialzare.

  • Altre clamorose testimonianze di corruzione ed abuso di potere

    Il potere va definito dalla possibilità di abusarne.
    André Malraux, La via dei re, 1930

    Era la metà di dicembre del 2022, quando il primo ministro albanese ha dovuto di nuovo difendere, di fronte ai giornalisti, le sue decisioni che hanno portato a quello che ormai è noto in Albania come lo scandalo dei tre inceneritori. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e a più riprese di questo scandalo. A metà dicembre 2022 è stata divulgata la notizia secondo la quale uno dei più stretti collaboratori del primo ministro era coinvolto in quello scandalo. Si trattava del vice primo ministro (2021-2022), il quale, dal 2013, è stato anche ministro dello sviluppo economico, ministro delle finanze e alla fine, ministro di Stato per la Ricostruzione del Paese, dopo il terremoto del 2019. Il primo ministro però, ha cercato di apparire ignaro del diretto coinvolgimento del suo collaboratore, come fa di solito in simili circostanze. Di fronte ai giornalisti che gli chiedevano del suo stretto collaboratore, cercando di cambiare discorso, lui ha dichiarato invece, riferendosi al progetto dei tre inceneritori, che “…anche se 100 volte tornassi indietro, 100 volte avrei detto che devono essere fatti”. Poi, riferendosi a ciascuno dei tre inceneritori, ha spudoratamente mentito. E non poteva essere diversamente, visto che, mentre il primo ministro rispondeva ai giornalisti, nessuno dei tre inceneritori era realmente operativo. Soprattutto quello della capitale, che non esisteva proprio, non era stato messo neanche un mattone. La saggezza popolare però ci insegna che la lingua batte dove il dente duole. E anche il primo ministro, senza batter ciglio, riferendosi all’inceneritore della capitale, ha detto che “…l’inceneritore della capitale […] aveva salvato Tirana una volta per tutte dalle immondizie” (Sic!). Ma i giornalisti hanno insistito per sapere l’opinione del primo ministro sul suo stretto collaboratore. Allora il primo ministro, cercando di allontanare da se stesso ogni responsabilità, come fa sempre quando si trova di fronte a dei fatti inconfutabili, ha risposto: “Se noi partiamo per una determinata battaglia e, strada facendo, qualcuno o alcuni, che sono partiti per raggiungere l’obiettivo [prestabilito], raccolgono anche pere e mele per  poi metterle nei sacchetti, dietro la mia schiena, questa è una questione che non coinvolge me ma la giustizia”.

    Ebbene, erano passati soltanto sette mesi quando, dopo che l’opposizione politica ed il coraggioso lavoro di alcuni giornalisti investigativi hanno evidenziato e denunciato proprio l’ex vice primo ministro, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata è stata costretta a chiedere al Parlamento il permesso di procedere contro di lui. Nel frattempo però lui era riuscito a fuggire all’estero. Le cattive lingue hanno detto subito che era stato informato in tempo da chi di dovere. L’autore di queste righe informava allora il nostro lettore che “ … guarda caso, lui, l’ex vice primo ministro, che è stato anche ministro delle finanze e di altri ministeri importanti, dove si gestiva il denaro pubblico, fatti accaduti, documentati, testimoniati, resi pubblici e denunciati ufficialmente alla mano, non risulta essere accusato della violazione delle leggi in vigore che regolano le procedure seguite nel caso dei tre inceneritori e gli obblighi istituzionali del ministro. Violazioni delle procedure che porterebbero poi direttamente al primo ministro” (Inganna per non ammettere che è il maggior responsabile; 24 luglio 2023). Dall’esilio in un Paese europeo, l’ex vice primo ministro, nel febbraio scorso ha rilasciato una lunga intervista ad una rete televisiva albanese. Il nostro lettore è stato informato subito dopo che il 1o febbraio “…l’ex primo ministro ha fatto delle rivelazioni riguardanti ruberie milionarie ed abuso del potere. Lui ha accusato direttamente il primo ministro ed il sindaco della capitale come ideatori e approfittatori dei progetti degli inceneritori. Lui ha fatto delle rivelazioni che non lasciano dubbi, durante una lunga intervista televisiva seguita con grande interesse dal pubblico. Lo ha fatto da un Paese europeo dove ormai gode dello stato di avente asilo politico. Lui ha dichiarato, tra l’altro: “Porterò sulla schiena la mia croce. Ma non porterò la croce di nessun altro””. Aggiungendo anche che “…se si aprisse il dossier degli inceneritori “gli albanesi si spaventerebbero” (Rivelazioni riguardanti ruberie milionarie ed abuso del potere; 6 febbraio 2024).

    Il 28 marzo scorso, sempre in seguito alle continue e dettagliate denunce dell’opposizione, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha chiesto e ottenuto l’arresto, questa volta, di alcuni dei più stretti collaboratori del sindaco della capitale. Si tratta di importanti direttori del municipio che gestivano i soldi pubblici. Ma risulta che loro non hanno preso la “loro parte”, come tangenti. Hanno invece costituito delle imprese private, con dei “trucchi” di gestione e di appartenenza dal 2016, solo alcuni mesi dopo che l’attuale sindaco della capitale ha cominciato il suo primo mandato. E tramite quelle imprese, soprattutto di una di loro, registrata come impresa edile, vincevano appalti milionari di cui loro stessi, i direttori, decidevano il “vincitore”. E dai tanti documenti ed intercettazioni ambientali, risulterebbe che tutto veniva fatto con il beneplacito del sindaco. Anzi, risulterebbe proprio che il sindaco era il vero proprietario delle imprese e di tutto ciò che a loro apparteneva. Ma, guarda caso però, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata, nonostante abbia tutto il materiale necessario per accusare ed arrestare il sindaco della capitale, ha chiuso il fascicolo.

    Sabato scorso, finalmente, il sindaco della capitale ha reagito pubblicamente all’arresto dei suoi stretti collaboratori. Ha elogiato l’operato dei suoi direttori, specificando i loro “contributi” durante tutti questi anni. (Sic!) Ma il sindaco della capitale ha usato la stessa “strategia difensiva” del primo ministro. E cioè che lui non sapeva niente degli “abusi dietro le sue spalle” dei suoi collaboratori. Il che era anche un ricatto nei confronti dello stesso primo ministro, il quale, a distanza di poche ore, ha dichiarato: “Se unisco parola e virgola” con quanto ha detto il sindaco della capitale e “appoggiava il giusto comportamento” del sindaco. Il ricatto ha perciò funzionato.

    Chi scrive queste righe continuerà ad informare il nostro lettore di questi clamorosi sviluppi tuttora in corso. Egli però è convinto che sia il primo ministro albanese che il sindaco della capitale devono essere i primi indagati per tutti i loro clamorosi abusi del potere. E, nel frattempo, devono lasciare i loro incarichi istituzionali. O perché sono cosi “ingenui” che con la loro “ingenuità”, che è anche incapacità, non capiscono quello che fanno i loro stretti collaboratori. Oppure perché mentono ed ingannano e, perciò devono essere puniti legalmente. Chi scrive queste righe è convinto però che loro due sono degli incalliti bugiardi ed ingannatori. Ma, come scriveva André Malraux, il potere va definito dalla possibilità di abusarne.

  • Reazioni dopo le notizie di progetti milionari occulti nei Balcani

    Dai potenti vengono gli uomini più malvagi

    Socrate

    La scorsa settimana il nostro lettore veniva informato su alcuni progetti milionari occulti, sia in Serbia che in Albania. Progetti finanziati da Jared Kushner, il genero del ex presidente statunitense Donald Trump, e resi pubblici da alcuni ben noti giornali internazionali come The New York Times, Newsweek, Bloomberg News ed il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Secondo quanto riferiscono i giornalisti investigativi, il genero di Trump è convinto che si tratterebbe di progetti molto redditizi. “Per lui anche nei Balcani si potrebbe investire su delle lussuose strutture turistiche ed altro. Ragion per cui ha scelto di investire sia in Serbia che in Albania. Almeno da quello che si sa pubblicamente per il momento. E perché i suoi progetti milionari abbiano successo, il genero di Trump ha trattato direttamente con due autocrati, il presidente serbo ed il primo ministro albanese” (Poteri ed interessi occulti nei Balcani ed altrove; 25 marzo 2024).

    Il progetto in Serbia riguarda la costruzione, in pieno centro di Belgrado, di una lussuosa struttura alberghiera ed un complesso di appartamenti. Un progetto che potrebbe avere un costo finanziario di circa 500 milioni di dollari. Costruzioni previste in un terreno dove fino al 1999 c’era la sede del Comando supremo dell’esercito jugoslavo. Una sede bombardata e distrutta allora durante gli attacchi aerei, nell’ambito dell’Operazione Allied Force (Forza Alleata; n.d.a.) contro la Repubblica federale di Jugoslavia. Invece in Albania sono stati previsti due, altrettanto occulti e milionari, progetti edilizi del valore di circa 1 miliardo di dollari. Si tratta sempre di lussuose strutture alberghiere e residenziali che sono state tenute nascoste al pubblico fino ad una decina di giorni fa. Invece, come prevede la legislazione in vigore, si doveva discutere e consultare i diversi gruppi di interesse. Il nostro lettore veniva informato la scorsa settimana che “…i due progetti in Albania prevedono costruzioni in aree protette. Uno sulla maggior isola albanese nel golfo di Valona, zona marina protetta. L’altro, sempre in un’isola in mezzo ad una bellissima laguna nel nord di Valona, anche quella zona protetta, sia per i valori naturali, che quelli storici ed architettonici. E, guarda caso, il parlamento albanese ha approvato il 22 febbraio scorso, con una procedura abbreviata, alcuni emendamenti sulla legge per le aeree protette. Adesso si capisce anche il perché. Ormai questi due progetti, sostenuti da poteri ed interessi occulti e portati avanti fino alla scorsa settimana in gran segreto, non hanno più delle difficoltà, neanche legali, per essere attuati”. Riferendosi ai progetti in Serbia ed in Albania, l’autore di queste righe specificava, altresì, che “….si tratta sempre di progetti, ideati e portati avanti in un modo occulto, che soddisfano sia coloro che li propongono che quelli che hanno dato il loro beneplacito; il presidente serbo ed il primo ministro albanese. Due autocrati che si trovano in difficoltà nei rispettivi Paesi e che sperano e fanno di tutto per avere un sostegno statunitense se Trump vincesse le elezioni il prossimo 5 novembre” (Poteri ed interessi occulti nei Balcani ed altrove; 25 marzo 2024).

    Sono state immediate le reazioni dopo la propagazione delle notizie sui sopracitati progetti occulti. In Serbia alcuni movimenti politici e della società civile hanno subito contestato il progetto della costruzione di una lussuosa struttura alberghiera ed un complesso di appartamenti in pieno centro di Belgrado. In meno di un giorno sono state raccolte più di 10.000 firme per una petizione contro il progetto. Un dirigente dell’opposizione, riferendosi alle previste costruzioni lussuose lì dove fino al 1999 c’era il Quartiere generale dell’esercito jugoslavo, ha dichiarato che si trattava di “…una questione dell’orgoglio dello Stato e dei cittadini. E noi abbiamo il buon esempio quando i terroristi hanno abbattuto le torri gemelle a New York. Gli americani non hanno dato quel terreno ad alcuni investitori arabi per costruire i propri alberghi. Essi hanno costruito [invece] un monumento per le loro vittime”. Mentre un noto attivista, sempre riferendosi agli accordi occulti tra il genero  di Trump e il presidente serbo Aleksandar Vučić, tra l’altro ha detto una frase molto significativa: “…la Serbia non è un buffet svedese e Vučić non è un cameriere. Questa non è una sua proprietà privata”. I rappresentanti dell’opposizione hanno, inoltre, proclamato che il 6 aprile prossimo a Belgrado ci sarà la prima di una serie di proteste. E non a caso è stata scelta quella data. Perché il 6 aprile 1941 gli aerei della Wehrmacht nazista hanno bombardato e distrutto Belgrado.

    In Albania, dopo essere stati resi noti i due sopracitati progetti occulti voluti dal genero di Trump, hanno reagito soprattutto alcuni giornalisti ed opinionisti. Mentre i rappresentanti dell’opposizione politica si sono limitati a delle dichiarazioni, ma senza nessun’altra iniziativa, come in Serbia. In Albania però c’è stato un altro episodio che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e delle associazioni dei giornalisti, sia locali, ma soprattutto internazionali. Il 19 marzo scorso, il primo ministro albanese ha perso il controllo dopo alcune domande “imbarazzanti” fatte a lui da una giornalista. Domande che si riferivano proprio ai sopracitati progetti occulti del genero di Trump e la totale mancanza di trasparenza, come prevede la legge in casi simili. All’inizio il primo ministro ha tentato di tergiversare alle dirette e molto chiare domande della giornalista, come fa quando si trova in difficoltà.  Ma siccome la giornalista insisteva, allora il primo ministro si è avvicinato a lei e le ha toccato con la mano il viso. Un gesto quello che ha subito suscitato una dura reazione sia della stessa giornalista che dei suoi colleghi. Il primo ministro però ha cercato di ingannare, come suo solito, nonostante dalle immagini di un video si vedeva chiaramente tutto. Immediata è stata anche la reazione dei diversi giornali internazionali e delle associazioni per la difesa dei diritti dei giornalisti. Una delle più note di queste associazioni, The Committee to Protect Journalists (CPJ – Il Comitato per difendere i giornalisti; n.d.a.), ha reagito sul caso mercoledì scorso. Una sua rappresentante, riferendosi al gesto del primo ministro, ha dichiarato: “Noi siamo inorriditi dal comportamento intimidatorio del primo ministro albanese”. Aggiungendo, in più, che “..condanniamo il gesto come parte di una tendenza più ampia dell’uso di un linguaggio abusivo e il comportamento intimidatorio da parte dei funzionari albanesi contro i giornalisti che fanno delle domande critiche”. Mentre l’associazione SafeJournalists Network (La rete per la difesa dei giornalisti; operativa nei Balcani occidentali; n.d.a.) ha considerato il gesto del primo ministro nei confronti della giornalista come “inaccetabile ed allarmante”. In più SafeJournalists Network ha ribadito che il primo ministro albanese “…ha una storia di vendetta contro i giornalisti che sono critici nei confronti del governo”.

    Chi scrive queste righe, fatti accaduti alla mano, conferma queste dichiarazioni. E trova sempre attuale il pensiero di Socrate, il noto filosofo della Grecia antica, il quale affermava, venticinque secoli fa, che dai potenti vengono gli uomini più malvagi. Ed il primo ministro albanese è tale.

  • Poteri ed interessi occulti nei Balcani ed altrove

    L’abuso è il contrassegno del possesso e del potere.

    Paul Valéry; da “Quaderni”

    “La costa di Gaza ha un alto valore immobiliare. Fossi in Israele, manderei i civili della Striscia nel Negev”. Lo affermava recentemente Jared Kushner, il genero del ex presidente statunitense Donald Trump, secondo il quotidiano britannico The Guardian, durante un’attività organizzata da Harvard University. E lui si riferiva al deserto di Negev, un’estesa area poco popolata nel sud del Israele. Durante l’intervento all’Università di Harvard, il genero del ex presidente statunitense ha aggiunto: “…Io azionerei i bulldozer nel Negev e cercherei di spostare lì le persone. Penso che questa sarebbe l’opzione migliore. Così possiamo andare ora e finire il lavoro”. Bisogna sottolineare che Jared Kushner è uno dei discendente di una famiglia di imprenditori immobiliari statunitensi di origine ebrea. E’ stato il consigliere di Trump per il Medio Oriente durante la sua presidenza. Nella Striscia di Gaza si sta combattendo ancora, dopo l’attacco dei militanti di Hamas del 7 ottobre scorso. E nel frattempo sono in corso anche dei negoziati per arrivare ad un accordo di pace tra le parti belligeranti. Accordo che prevede l’esistenza di due Stati indipendenti, Israele e Palestina. Ma per Kushner si tratterebbe di “…un’idea superbamente cattiva che essenzialmente sarebbe un premio per un’azione terroristica”. E nel caso Trump diventasse di nuovo presidente, suo genero gli avrebbe consigliato anche questo. Ovviamente però lui porterebbe avanti anche i suoi progetti immobiliari. Perché, come ha affermato all’Università di Harvard, “…le proprietà sul lungomare di Gaza potrebbero avere un grande valore se la gente fosse concentrata sul migliorare il proprio standard di vita”.

    Il genero di Trump, da ambizioso imprenditore immobiliare qual è, non ha solo dei progetti nella Striscia di Gaza. Per lui anche nei Balcani si potrebbe investire su delle lussuose strutture turistiche ed altro. Ragion per cui ha scelto di investire sia in Serbia che in Albania. Almeno da quello che si sa pubblicamente per il momento. E perché i suoi progetti milionari abbiano successo, il genero di Trump ha trattato direttamente con due autocrati, il presidente serbo ed il primo ministro albanese. Un ruolo importante in queste trattative lo ha avuto anche uno stretto collaboratore di Trump, il quale è stato ambasciatore degli Stati Uniti in Germania (2018-2020). In seguito, e per poco tempo, è stato anche il direttore della National Intelligence Community (Comunità dell’Intelligenza nazionale; n.d.a.), ma è stato attivo altresì nei Balcani, come rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti d’America per i negoziati di pace tra la Serbia ed il Kosovo. In quell’occasione ha conosciuto anche il presidente serbo ed il primo ministro albanese. In seguito il presidente serbo gli ha accordato il più alto riconoscimento ufficiale. Conoscenze ed “amicizie” da allora stabilite e che sono state messe a disposizione anche al genero di Trump.

    In Serbia, sfruttando sia quelle relazioni, che gli stretti legami famigliari con l’ex presidente statunitense, l’imprenditore immobiliare sembrerebbe aver accordato con il presidente serbo un vantaggioso affitto per 99 anni, senza nessun impegno finanziario, di un terreno a Belgrado che, fino al 1999, era la sede del ministero della Difesa della Jugoslavia. Sede che è stata bombardata proprio dalle forze aeree della NATO durante gli attacchi aerei, nell’ambito dell’Operazione Allied Force (Forza Alleata; n.d.a.) contro la Repubblica federale di Jugoslavia. Un accordo quello tra il genero di Trump ed il presidente serbo che prevede il diritto di costruire, in quel terreno affittato, una lussuosa struttura alberghiera, un complesso di appartamenti ed un museo. Si valuta che il progetto potrebbe avere un costo finanziario di circa 500 milioni di dollari. Il noto quotidiano statunitense The New York Times, riferendosi a quell’accordo, ha recentemente pubblicato anche un articolo investigativo. In quell’articolo sono state riportate anche le interviste, sia del genero di Trump, che dello stretto collaboratore dell’ex presidente, adesso consigliere e collaboratore di suo genero. Per loro il progetto di Belgrado permette agli Stati Uniti di aiutare a curare le piaghe causate dai bombardamenti del 1999 nell’ambito dell’Operazione Allied Force. Mentre per gli oppositori del presidente serbo si tratta di un progetto che è stato messo in atto dai poteri occulti per ottenere anche degli ingenti interessi, sempre occulti.

    Ma il progetto di Belgrado è soltanto uno dei tre progetti che il genero di Trump vuole realizzare nei Balcani. Gli altri due sono previsti in Albania. Si tratta di due progetti, del valore di circa 1 miliardo di dollari, che sono stati resi pubblici proprio la scorsa settimana e che prevedono sempre la costruzione di lussuose strutture alberghiere. Progetti ed accordi tenuti segreti per il pubblico fino alla scorsa settimana, quando dei noti giornali internazionali, gli statunitensi The New York Times, Newsweek, Bloomberg News e il tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, hanno trattato professionalmente l’argomento. E da quegli articoli risulta che si tratta sempre di progetti, ideati e portati avanti in un modo occulto, che soddisfano sia coloro che li propongono che quelli che hanno dato il loro beneplacito; il presidente serbo ed il primo ministro albanese. Due autocrati che si trovano in difficoltà nei rispettivi Paesi e che sperano e fanno di tutto per avere un sostegno statunitense se Trump vincesse le elezioni il prossimo 5 novembre.

    Ma mentre quello di Belgrado prevede costruzioni in un terreno in disuso, i due progetti in Albania prevedono costruzioni in aree protette. Uno sulla maggior isola albanese nel golfo di Valona, zona marina protetta. L’altro, sempre in una isola in mezzo ad una bellissima laguna nel nord di Valona, anche quella zona protetta, sia per i valori naturali, che quelli storici ed architettonici. E, guarda caso, il parlamento albanese ha approvato il 22 febbraio scorso, con una procedura abbreviata, alcuni emendamenti sulla legge per le aeree protette. Adesso si capisce anche il perché. Ormai questi due progetti sostenuti da poteri ed interessi occulti e portati avanti fino alla scorsa settimana in gran segreto, non hanno più delle difficoltà, neanche legali, per essere attuati.

    Chi scrive queste righe informerà il nostro lettore, con la dovuta oggettività, di altri sviluppi legati a questi progetti occulti. Per il momento si ferma qui, convinto però che, come affermava Paul Valery, l’abuso è il contrassegno del possesso e del potere.

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