International

Fiabe del passato e realtà drammatiche

Quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce

Victor Hugo

E’ stato un anno molto difficile quello che abbiamo appena trascorso. Un anno durante il quale un minuscolo virus ha travolto tutto e tutti. E ha generato, dovunque nel mondo, delle sofferenze e perdite immense, sia umane che economiche. Sofferenze e perdite che si faranno sentire anche in seguito. Ma che possano servire da lezione, soprattutto per quelli che hanno delle responsabilità decisionali, partendo dai dirigenti dei singoli Stati e quelli delle istituzioni internazionali. Perché tutti loro devono fare le dovute e necessarie riflessioni socialmente responsabili e devono agire di conseguenza. Con l’auspicio di non ripetere più gli stessi errori, come è accaduto nel passato. Anche in quello recente. Diventa imperativo imparare da tutte le esperienze del passato, qualsiasi esse siano. Perché chi è veramente ben intenzionato può imparare da ogni esperienza. E come tali, per quanto possa sembrare strano, potrebbero servire anche le fiabe, con la loro saggezza millenaria. Perché le fiabe non sono soltanto per i bambini. Dalle fiabe possono imparare tutti, sia i piccini che gli adulti. Anzi questi ultimi ne hanno, spesso, più bisogno. Gianni Rodari era convinto che le fiabe “…possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove”. Si potrebbe imparare molto anche dai racconti orientali che sono stati raggruppati e messi insieme, dal X secolo in poi, in quella ben nota raccolta, riconosciuta in tutto il mondo come Le Mille e una Notte. Una raccolta che, molto probabilmente, ha le sue radici in Persia ed in India, ma che rappresenta, comunque, anche le esperienze e l’utile sapere di altre culture orientali. Sono storie, racconti e fiabe dove si intrecciano principi e precetti morali dei personaggi umani, i quali, oltre ad interagire tra di loro, si trovano ad affrontare delle realtà nelle quali le fate, i geni, i draghi e delle creature invisibili sono personaggi altrettanto importanti. Le storie de Le Mille e una Notte sono state raccontate da Shahrazàd al Shahriyàr, sultano delle Indie. Tradito da sua moglie, egli aveva preso una irremovibile decisione; quella “…di sposare una ragazza per notte e di farla poi strangolare il giorno seguente”, come si legge nelle prime pagine della raccolta. Quella sua decisione, messa in atto anche con il diretto coinvolgimento del gran visir, ha generato paura e terrore tra i suoi sudditi. Ragion per cui, Shahrazàd, figlia primogenita del gran visir, decise di diventare anche lei moglie del sultano e chiese al suo padre di rispettare quella sua decisione. Nulla servirono le suppliche e l’insistenza del gran visir a far dissuadere sua figlia. Shahrazàd, consapevole del grande pericolo che doveva affrontare, sapeva bene quello che stava facendo. Lei era stata ben educata ed aveva delle capacità particolari. Secondo quanto si viene a sapere, Shahrazàd “….aveva studiato molto la filosofia, la medicina, le belle arti e componeva meglio dei più celebri poeti del suo tempo”. Non solo, perché Shahrazàd era anche “…di perfetta bellezza e una grande virtù coronava le sue belle qualità”. Lei aveva pensato tutto e nei minimi dettagli, convinta che sarebbe stata riuscita a placare finalmente l’ira vendicativa del sultano. Shahrazàd, aveva anche la complicità della sua sorella minore Dunyazàd, che la doveva svegliare un’ora prima dell’alba, chiedendole di raccontare una fiaba prima che spuntasse il sole. Tempo in cui doveva morire. Con il permesso del sultano, suo marito per quella notte, Shahrazàd cominciò ad attuare il suo piano. E alla fine ci riuscì, facendo sempre molta attenzione ad interrompere il racconto prima dell’alba. Dopo mille e una notti di racconti a sua sorella e al sultano, quest’ultimo desistette dalla sua terribile vendetta e decise di sposare Shahrazàd.

Una delle storie che Shahrazad raccontò era quella del quinto viaggio di Sindibàd, un noto e facoltoso mercante di Bagdàd, che aveva ereditato beni considerevoli dalla sua famiglia e che li aveva fatti aumentare con le sue capacità, nonostante le sue avventure. Tutti lo chiamavano Sindibàd il marinaio, per via dei suoi lunghi viaggi e delle sue avventure legate al mare, avendo percorrso, secondo le cronache “…tutti i mari illuminati dal sole”. Erano sette i viaggi che Shahrazad raccontò al sultano e alla sua sorella, facendo attenzione che finisse sempre prima delle luci del sole, per proseguire poi la notte seguente. Nel quinto viaggio Sindibàd il marinaio, insieme con altri mercanti, dovette affrontarsi con altre sofferte avventure. Dopo il naufragio della nave, Sindibàd riusci comunque a salvarsi, arrivando sulla riva di un’isola. In seguito, dopo essere tornado sano e salvo di nuovo a Bagdàd, Sindibàd il marinaio raccontava ai suoi cosa le era accaduto. ”…Quando fui un po’ inoltrato nell’isola, vidi un vecchio, che mi parve molto mal in essere, seduto sulla sponda d’un ruscello. M’immaginai dapprima fosse qualche naufrago al par di me; accostatomi, lo salutai; ed ei mi fece un semplice inchino di testa. Gli domandai cosa là facesse; ma invece di rispondere, mi fe’ segno di prenderlo sulle spalle e portarlo al di là del ruscello, facendomi comprendere che voleva andare a coglier frutti. Credetti in fatto avesse bisogno ch’io gli prestassi quel servigio; laonde, postomelo in collo, passai il ruscello. Scendete gli dissi allora, abbassandomi per agevolargli la discesa. Ma invece di lasciarsi andare al suolo (ne rido ancora ogni qual volta ci penso), quel vecchio, che m’era sembrato decrepito, mi passò leggermente intorno al collo le gambe, la cui pelle somigliava a quella d’una vacca, e mi si pose cavalcioni sulle spalle, stringendomi sì forte la gola, che poco mancò mi strangolasse. Colto da spavento caddi svenuto”. Poi Sindibàd, raccontò tutte le sue peripezie che dovette affrontare con il terribile vecchio, finchè si liberò da lui. E ci riuscì soltanto dopo averlo ubriacato con del vino che lui stesso aveva fatto. Il vecchio, come raccontò in seguito Sindibàd il marinaio ai suoi, dopo aver goduto, bevendo del vino “…cominciò a cantare alla sua guisa e dimenarsi sulle mie spalle. Quell’agitamento gli fe’ recere quanto avea nello stomaco, e le sue gambe a poco a poco si allentarono, talchè sentendo che non mi stringeva più, lo gettai per terra, ove rimase senza moto. Presi allora un grosso sasso, e gli schiacciai la testa. Provai estrema gioia d’essermi liberato per sempre da quel maledetto vecchio, e camminando verso il mare, incontrai gente di una nave colà ancorata per far acqua e raccoglier viveri”. Proprio i marinai di quella nave dissero a Sindibàd che era stato il vecchio del mare e che era il primo “…ch’egli non abbia strangolato, non avendo esso mai abbandonato coloro de’ quali riuscì ad impadronirsi, se non dopo averli soffocati.”.

Chi scrive queste righe è convinto che dalle fiabe c’è e ci sarà sempre qualcosa da imparare. Sia dai piccini, che dagli adulti, in qualsiasi tempo ed in qualsiasi parte del mondo. Come si può imparare anche dalle storie e le fiabe che raccontò Shahrazàd. L’autore di queste righe è convinto che in ogni parte del mondo si trovano delle persone simili al “vecchio del mare” della storia del quinto viaggio di Sindibàd il marinaio. Persone che, avendo purtroppo del potere e abusando di esso, con i loro atteggiamenti ed il loro irresponsabile operato non “strangolano” soltanto singole persone, che di per se è un atto grave, ma “strangolano” popolazioni intere. Chi scrive queste righe è altrettanto convinto che di fronte a tutti i simili del “vecchio del mare”, che governano e gestiscono la cosa pubblica e le sorti dei cittadini, quest’ultimi si devono ribellare, tutti uniti e determinati, per combattere le tirannie, “schiacciando” le teste dei tiranni, ovunque e chiunque essi siano. Come fecce Sindibàd il marinaio. Perché le fiabe del passato insegnano anche come affrontare le realtà drammatiche. Chi scrive queste righe pensa che la saggezza di Shahrazàd che, consapevole di poter sacrificare se stessa, riuscì a salvare gli altri, possa e debba servire sempre da lezione. Soprattutto a coloro che hanno delle responsabilità governative e decisionali. Perché, quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce.

Mostra altro

Articoli Correlati

Back to top button

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker