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  • L’intelligenza artificiale si nutre di schiavi umani

    In un articolo pubblicato già nel 2023 Chiara Zappa ha messo in luce la faccia oscura dell’intelligenza artificiale. Ecco cosa ha scritto.

    ‘Una recente inchiesta di Time ha rivelato che OpenAI ha sfruttato, per perfezionare il suo prodotto, la manodopera dei dipendenti di una società kenyana, pagati con stipendi da fame per sottoporsi a ore di lavoro psicologicamente usurante. L’acronimo “Gpt”, infatti, sta per “Generative pretrained transformer”, letteralmente “Trasformatore preaddestrato generativo”: in pratica, queste “menti digitali”, per funzionare, devono appunto essere prima addestrate, e per la precisione nutrite di enormi quantità di testi reperiti a caso nella grande rete di internet, vasto deposito di linguaggio umano. Ma poiché molti di questi contenuti sono “tossici” – ovvero violenti, razzisti e pieni di pregiudizi – dai primi test è emerso come l’intelligenza artificiale assorbisse questa tossicità e la riproponesse poi nei colloqui con gli utenti. Come ovviare all’inconveniente? Siccome anche un team di centinaia di umani avrebbe impiegato decenni per esaminare e “ripulire” manualmente tutti i set di dati da dare in pasto ai software, era necessario costruire un ulteriore sistema di intelligenza artificiale in grado di rilevare un linguaggio tossico, per esempio l’incitamento all’odio, per poi rimuoverlo dalle piattaforme. In pratica, bisognava alimentare un’AI con esempi etichettati di violenza, pregiudizi, abusi sessuali, per insegnarle a riconoscerli da sola e, una volta integrata nel chatbot, a filtrare le risposte all’utente, rendendole eticamente più ortodosse. Così – ha rivelato Time – dal novembre 2021 OpenAI ha inviato decine di migliaia di frammenti di testo, che per i suoi contenuti raccapriccianti «sembravano usciti dai recessi più oscuri di internet», a una società di outsourcing in Kenya, dove alcune decine di etichettatori di dati leggevano e catalogavano centinaia di brani, su turni di nove ore, per un compenso compreso tra circa 1,32 e 2 dollari all’ora. Alcuni di loro hanno dichiarato di essere rimasti mentalmente segnati dalla mansione, con traumi e visioni ricorrenti legate ai contenuti esaminati. Mesi dopo, queste criticità avrebbero portato alla chiusura anticipata dei rapporti tra OpenAI e Sama, l’azienda appaltatrice, che ha sede in California ma impiega lavoratori anche in Uganda e India per clienti della Silicon Valley come Google, Meta e Microsoft. Nel frattempo, però, nel febbraio dell’anno scorso Sama aveva fatto partire un altro progetto pilota per OpenAI: raccogliere immagini sessuali e violente, alcune delle quali illegali per la legge statunitense, da etichettare e consegnare al committente. D’altra parte – ha dichiarato poi un portavoce di OpenAI – questo è «un passo necessario» per rendere più sicuri i suoi strumenti di intelligenza artificiale (tra cui figurano appunto quelli per la generazione di immagini). Alla fine, la natura traumatica del lavoro ha spinto Sama a cancellare tutti i suoi contratti con il colosso di San Francisco otto mesi prima del previsto. Ma la vicenda ha rappresentato un campanello d’allarme sul rovescio della medaglia di una tecnologia all’apparenza sinonimo di progresso per tutti e che invece, in alcune aree del mondo, va a braccetto con le più reiterate forme di sfruttamento. «Nonostante il ruolo fondamentale svolto da questi professionisti dell’arricchimento dei dati, un numero crescente di ricerche rivela le precarie condizioni di lavoro che essi devono affrontare», ha ammesso la Partnership on AI, rete di organizzazioni che operano nel settore. A Nairobi, dove un altro recente scandalo ha rivelato il caso dei locali moderatori di contenuti per Facebook, pagati un dollaro e mezzo all’ora per visualizzare scene di esecuzioni, stupri e abusi, l’analista politica Nanjala Nyabola è stata ancora più diretta: «Dovrebbe essere ormai chiaro che il nostro attuale paradigma di digitalizzazione ha un problema di lavoro – ha dichiarato -. Stiamo passando dall’ideale di un internet costruito attorno a comunità di interessi condivisi, a uno dominato dalle prerogative commerciali di una manciata di aziende situate in specifiche aree geografiche». Per Nyabola, autrice tra l’altro del libro “Digital Democracy, Analogue Politics” (Zed Books), «una massa critica di manodopera sottopagata viene reclutata nelle condizioni legalmente più deboli per sostenere l’illusione di un internet migliore. Ma questo modello lascia miliardi di persone vulnerabili a una miriade di forme di sfruttamento sociale ed economico, il cui impatto non comprendiamo ancora appieno». Una studiosa che queste dinamiche le ha, invece, ben chiare già da un po’ è Timnit Gebru, ingegnera informatica che nel dicembre 2020 è stata al centro di un caso per la sua improvvisa uscita da Google a Mountain View, dove lavorava come co-responsabile del gruppo di studio sull’etica dell’intelligenza artificiale. Gebru, che due anni prima aveva anche collaborato a uno storico studio sui pregiudizi razziali e di genere nel software di riconoscimento facciale, aveva infatti stilato un documento che evidenziava rischi e pregiudizi nei modelli linguistici di grandi dimensioni. Di fronte al suo rifiuto di ritirare il testo prima della pubblicazione, Google la licenziò in tronco. Oggi, la tenace scienziata 39enne ha deciso di provare a cambiare il settore nel suo nuovo ruolo di fondatrice del Dair, Distributed Artificial Intelligence Research Institute, che opera con ricercatori esperti di AI in tutto il mondo. «Le mansioni di etichettatura dei dati vengono spesso svolte lontano dal quartier generale della Silicon Valley: dal Venezuela, dove i lavoratori visionano immagini per migliorare l’efficienza dei veicoli a guida autonoma, alla Bulgaria, dove i rifugiati siriani alimentano i sistemi di riconoscimento facciale con i selfie classificati in base a razza, sesso e categorie di età. Questi compiti sono spesso affidati a lavoratori precari in Paesi come l’India, il Kenya, le Filippine o il Messico», rivela Gebru in un recente saggio scritto per la rivista Noema insieme ad Adrienne Williams e Milagros Miceli, che ha operato a stretto contatto con gli annotatori di dati in Siria, Bulgaria e Argentina. «Le aziende tecnologiche – denunciano le tre ricercatrici – si assicurano di assumere soggetti provenienti da comunità povere e svantaggiate, come rifugiati, carcerati e altre persone con poche opzioni di lavoro, spesso assumendole tramite aziende terze». Per cambiare rotta è necessario finanziare la ricerca sull’AI «sia come causa sia come prodotto di condizioni di lavoro ingiuste». I guru della tecnologia, ma anche i media, hanno oggi la responsabilità di mettere in luce il lavoro sfruttato dietro l’illusione di macchine sempre più simili agli esseri umani. Perché «queste macchine sono costruite da eserciti di lavoratori sottopagati in tutto il mondo». Che hanno il diritto di essere tutelati’.

  • La Commissione celebra progetti innovativi di giovani scienziati europei e internazionali

    Venerdì 19 settembre sono stati annunciati i vincitori del 36° concorso dell’Unione europea per giovani scienziati (EUCYS) a Riga, in Lettonia. Giovani scienziati provenienti da Canada, Repubblica Ceca, Polonia e Svezia hanno ricevuto i primi premi per i loro progetti, che affrontano sfide sociali come il monitoraggio ecologico negli oceani, l’avvio della replicazione del DNA e l’utilizzo dello spin quantico per elaborare e archiviare informazioni.

    La Commissione europea ha varato il concorso nel 1989. Dal 15 al 20 settembre la Lettonia ha ospitato l’evento per la prima volta, accogliendo 133 giovani scienziati tra i 14 e i 20 anni provenienti da 37 paesi dell’UE e non solo, come Stati Uniti, Canada, Cina e Corea del Sud.

    A partire dal 2026 il concorso dell’Unione europea per giovani scienziati aderirà alla più ampia iniziativa “Science Comes to Town”, che mette 6 milioni di euro a disposizione di un massimo di sei città dell’UE e dei paesi associati a Orizzonte Europa per organizzare programmi di un anno volti ad avvicinare la scienza ai cittadini.

  • Fitto respinge la richiesta italiana di avere più tempo per il Pnrr

    Giancarlo Giorgetti ci ha provato ancora una volta ma l’ex collega di governo Raffaele Fitto ha chiuso, forse definitivamente, la porta: non ci sarà una proroga oltre la scadenza del 2026 per l’attuazione del Pnrr.

    L’Italia, si sa, è in ritardo con l’attuazione del Piano e difficilmente riuscirà a completarlo nei termini previsti. Anche per questo ha presentato una nuova richiesta di revisione, ora all’esame della Commissione Ue. Ma probabilmente non basterà e allora scatta la tentazione italica: il rinvio. Intervenendo durante la discussione dell’Ecofin lo scorso 13 maggio, Giorgetti ha detto di accogliere “con favore” la proposta Safe della Commissione per il rafforzamento dell’industria europea della difesa” e di sostenere il piano per “un rapido accesso allo strumento con procedure e condizioni chiare. Tuttavia, la richiesta di prestiti tramite lo strumento Safe dovrebbe essere valutata attentamente, considerando l’impatto sulle finanze pubbliche”. Il titolare del Mef ha suggerito quindi “l’esplorazione di ulteriori opzioni, tra cui l’utilizzo di fondi del settore privato e la possibilità di estendere il dispositivo per la ripresa e la resilienza oltre il 2026 per aumentare il margine di bilancio a disposizione degli Stati membri per rispondere all’esigenza di aumentare la spesa per la difesa”. Un ‘sasso’ lanciato nello stagno, peraltro di fronte a colleghi già non particolarmente ben disposti, visto che l’Italia – ancora una volta – ha detto che non ratificherà la riforma del Mes (perché “non ci sono i numeri in Parlamento”), bloccandone di fatto l’attivazione.

    La risposta della Commissione alla richiesta di Giorgetti non si è fatta attendere molto. Il giorno dopo il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme della Commissione europea Raffaele Fitto – fino a pochi mesi fa compagno di governo di Giorgetti – ha ribadito che per il fondo Rrf che finanzia i Pnrr “la scadenza è il prossimo anno”, e, ha sottolineato “è impossibile cambiarla. Ma – ha aggiunto – abbiamo dato molte opportunità per organizzare i piani nei prossimi mesi: per esempio si può ricorrere all’art. 21 del Regolamento per fare altre revisioni” dei Pnrr nei diversi Stati membri; “e poi c’è la possibilità di spostare dei progetti dal fondo Rrf ai fondi di Coesione”, che poi è ciò che lo stesso Fitto ha fatto come ministro in Italia, quando ha riprogrammato e trasferito nei programmi di coesione diversi progetti infrastrutturali che avrebbero richiesto tempi lunghi, oltre il 2026.

    Quanto al possibile utilizzo dei fondi Rrf per il Piano Rearm Europe, ha spiegato il commissario agli Affari economici Dombrovskis, “abbiamo valutato diverse possibilità, compresa quella di utilizzare anche il fondo Rrf. Ma alla fine abbiamo deciso di non ricorrere a questa opzione”. Il commissario ha spiegato che la decisione negativa è stata presa sostanzialmente per tre ragioni: avrebbe richiesto una modifica sostanziale del regolamento del fondo Rrf; avrebbe richiesto diverse nuove decisioni all’unanimità; e infine, la “chiave di distribuzione” dei fondi prevista originariamente non sarebbe stata appropriata. “Quindi – ha concluso Dombrovskis – abbiamo deciso invece di adottare un nuovo strumento di prestito europeo: il ‘Safe’”, stabilito con il regolamento “Security Action for Europe”.

    La partita sembra quindi definitivamente chiusa. Nei giorni scorsi, a Roma, c’è chi ipotizzava l’utilizzo del Mes come elemento di ‘trattativa’ per ottenere una proroga del Pnrr, un po’ la mossa che Meloni aveva già messo in campo al momento della trattativa sul nuovo Patto di stabilità. Ma quel gioco – che poi non aveva portato al via libera al Meccanismo europeo di stabilità – ormai è stato scoperto e non pare proprio che ci siano le condizioni per riutilizzarlo.

  • La Commissione investe 1,25 miliardi di euro nei ricercatori e li invita a “Scegliere l’Europa per la scienza”

    L’Europa sta rafforzando la propria ambizione di consolidarsi come leader mondiale nel settore della ricerca. I nuovi inviti a presentare proposte nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA), che nel 2025 avranno un valore di oltre 1,25 miliardi di euro, sosterranno la ricerca d’avanguardia e si concentreranno sullo sviluppo di talenti nella ricerca, sulla promozione della collaborazione internazionale e sul collegamento tra scienza e società.

    La Commissione destinerà 597,8 milioni di euro alle carriere nella ricerca con le reti di dottorato MSCA (28 maggio-25 novembre), che contribuiranno all’assunzione e alla formazione di dottorandi nel mondo accademico e in altri settori. Altri 10 milioni di euro sosterranno i ricercatori ucraini sfollati mediante il programma MSCA4Ukraine. A giugno un altro invito a presentare proposte avvicinerà il mondo della scienza al pubblico attraverso l’iniziativa MSCA e cittadini. Tutto ciò integra tre inviti già aperti: MSCA COFUND (105,6 milioni di euro, termine il 24 giugno), gli scambi di personale MSCA (97,7 milioni di euro, termine l’8 ottobre) e le borse di studio post-dottorato MSCA (404,3 milioni di euro, termine il 10 settembre 2025), a sostegno dei talenti della ricerca in tutta Europa.

    Nel corso di quest’anno la Commissione avvierà il progetto pilota “Scegli l’Europa per la scienza” per rafforzare le carriere nella ricerca in Europa finanziando programmi post-dottorato che vadano oltre il lavoro a progetto. Con un bilancio di 22,5 milioni di euro nel 2025, l’obiettivo è creare percorsi professionali più stabili per i ricercatori a inizio della carriera, ridurre la precarietà e allineare i ruoli di ricerca alle strategie istituzionali a lungo termine. I programmi sono aperti ai ricercatori di tutto il mondo, il che rafforza l’ambizione dell’Europa di attrarre e trattenere i migliori talenti e di promuovere l’eccellenza nella ricerca.

  • La Commissione premia 96 progetti Erasmus+ sul benessere a scuola

    La Commissione ha annunciato i vincitori del premio europeo per l’insegnamento innovativo 2024. In questa edizione sono stati premiati 96 progetti Erasmus+ in oltre 30 paesi, all’interno e al di fuori dell’UE.

    I progetti vincenti di quest’anno pongono l’accento su temi chiave quali la salute fisica e mentale, la promozione delle competenze sociali ed emotive, una maggiore capacità di fare scelte sane, l’instaurazione in classe e a scuola di un ambiente favorevole alle relazioni positive, alla collaborazione, all’apprendimento, allo sviluppo personale ecc.

    La presentazione dei progetti vincenti sarà disponibile su diverse piattaforme tra cui il sito web del premio europeo per l’insegnamento innovativo, i canali social Erasmus+, il portale dello spazio europeo dell’istruzione e la piattaforma europea per l’istruzione scolastica.

    Gli insegnanti premiati avranno inoltre l’opportunità di presentare i progetti vincenti e di condividere le migliori pratiche con un pubblico più ampio durante l’evento ibrido “Premio europeo per l’insegnamento innovativo 2024”, che si terrà il 14 e il 15 novembre a Bruxelles e online.

  • La Commissione approva la richiesta di revisione mirata del piano di ripresa italiano

    La Commissione ha approvato la richiesta di revisione mirata del piano di ripresa e resilienza dell’Italia, a seguito della domanda presentata il 4 marzo 2024. Le modifiche proposte sono di natura tecnica e fanno seguito alla revisione completa del piano italiano, adottata dal Consiglio l’8 dicembre 2023.

    Il piano italiano di ripresa e resilienza ammonta a 194,4 miliardi di €, di cui 71,8 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti. Comprende in totale 620 traguardi e obiettivi, 66 riforme e 150 investimenti.

    Ad oggi la Commissione ha erogato oltre il 50% dei fondi assegnati all’Italia nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza, vale a dire oltre 102 miliardi di €, compresi i prefinanziamenti.

  • La Commissione investe oltre 233 milioni di euro in progetti strategici per l’ambiente e il clima in tutta Europa

    La Commissione investirà oltre 233 milioni di euro in 12 nuovi progetti strategici in tutta Europa, a titolo del programma LIFE, allo scopo di sostenere l’attuazione delle ambizioni dell’UE sul piano ambientale e climatico nell’ambito del Green Deal europeo. Tali progetti strategici dovrebbero mobilitare importanti finanziamenti aggiuntivi provenienti da altre fonti dell’UE, tra cui i fondi agricoli, strutturali, regionali e per la ricerca, oltre che dai governi nazionali e dal settore privato.

    I finanziamenti concessi a questi 12 progetti strategici favoriranno il raggiungimento degli obiettivi nazionali sul piano ambientale e climatico di Bulgaria, Cechia, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lituania, Austria, Polonia e Finlandia, oltre ad aumentare il contributo di questi paesi alla transizione ecologica dell’UE.

    Sono stati selezionati anche altri sei progetti per promuovere la natura e la biodiversità. Nell’ Italia settentrionale LIFE NatConnect2030 intraprenderà azioni in oltre 500 siti per migliorare la biodiversità e rafforzare i corridoi ecologici.

  • La Commissione europea emette 6 miliardi di euro in obbligazioni verdi NextGenerationEU

    La Commissione europea ha emesso 6 miliardi di euro di obbligazioni verdi NextGenerationEU, nell’ambito della quarta operazione sindacata del 2023. L’operazione è stata eseguita in una sola tranche, mediante un’emissione sull’obbligazione verde con scadenza al 4 febbraio 2048.

    Gli investitori hanno mostrato un forte interesse per l’operazione: la domanda è stata oltre 12 volte superiore all’offerta.

    La Commissione intende finanziare il 30% del programma di ripresa NextGenerationEU emettendo obbligazioni verdi NextGenerationEU. La Commissione diventerà così il maggiore emittente di obbligazioni verdi al mondo.

    L’operazione porta a 42,5 miliardi di euro il volume totale di obbligazioni verdi NextGenerationEU emesse finora. I proventi di queste obbligazioni serviranno a finanziare progetti verdi previsti dai piani nazionali di ripresa e resilienza degli Stati membri, che costituiscono la tabella di marcia per le spese nell’ambito di NextGenerationEU. Attualmente l’importo delle spese ammissibili per le obbligazioni verdi NextGenerationEU nell’ambito dei piani nazionali di ripresa e resilienza degli Stati membri ammonta a 187 miliardi di euro. L’importo è destinato ad aumentare dato che vengono tuttora presentate nuove domande di finanziamento.

    Con questa operazione la Commissione ha raccolto 39,4 miliardi di euro, vale a dire il 49% dell’obiettivo totale di finanziamento di 80 miliardi di euro per il primo semestre del 2023. Di questo totale circa 70 miliardi di euro verranno destinati al programma di ripresa NextGenerationEU e i restanti 10 miliardi circa di euro al programma di assistenza macrofinanziaria+ a favore dell’Ucraina.

    Una panoramica dettagliata delle operazioni previste nell’ambito dell’approccio di finanziamento unificato per il primo semestre del 2023 è inclusa nel piano di finanziamento dell’UE.

  • Nuovo Bauhaus europeo: 20 comuni di piccole e medie dimensioni riceveranno un sostegno per progetti all’avanguardia

    La Commissione ha annunciato oggi i 20 vincitori del primo bando del nuovo Bauhaus europeo (NBE) dedicato a progetti di trasformazione basati sul territorio e guidati da comuni di piccole e medie dimensioni. I progetti incarnano i valori del nuovo Bauhaus europeo — sostenibilità, estetica e inclusione — e attengono a uno dei quattro settori d’azione (ristrutturazione di edifici e spazi pubblici, conservazione e trasformazione del patrimonio culturale, adeguamento e trasformazione degli edifici per soluzioni abitative economicamente accessibili o riqualificazione di spazi urbani o rurali). I vincitori provengono da 15 Stati membri: Bulgaria, Danimarca, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. I vincitori riceveranno da un gruppo di esperti interdisciplinari la profonda consulenza necessaria per trasformare in realtà le idee dei loro progetti NBE. Tra i vincitori il Comune di Cantù (CO) con il progetto “Furniture and Lacework Widespread Museum” FULAWIM, museo diffuso del mobile e del merletto con sede centrale tra Villa Calvi e l’ex Chiesa Sant’Ambrogio, finalizzato a valorizzare e preservare le tradizioni produttive e culturali del territorio, promuovere il patrimonio architettonico e accrescere l’attrattività turistico, culturale e commerciale. Le conoscenze e gli insegnamenti tratti durante questo processo confluiranno in una gamma di strumenti messi a disposizione di altri comuni e del grande pubblico interessato a sviluppare nuovi progetti NBE o a riprodurli. Per questo bando, intitolato “Sostegno alle iniziative locali del nuovo Bauhaus europeo“, sono pervenute 87 proposte provenienti da 18 diversi Stati membri. La Commissione ha selezionato i 20 vincitori tra le proposte con il punteggio più elevato, puntando a un’equa distribuzione dei territori in termini di equilibrio geografico, dimensioni del comune e caratteristiche socioeconomiche. I progetti NEB selezionati spaziano dall’inclusione sostenibile di comunità vulnerabili alla riqualificazione di siti industriali, dalla promozione di comunità locali dinamiche all’abbinamento tra la digitalizzazione e i settori creativi nei centri d’arte e di cultura, dalle attività transfrontaliere alla focalizzazione sulle isole e sui quartieri. I comuni ospitanti hanno tra 700 a 85 000 abitanti.

    Fonte: Commissione europa

  • L’UE finanzia 25 milioni di euro per avvicinare al mercato la ricerca di frontiera: 21 sovvenzioni assegnate in Italia

    L’European Research Council (ERC) ha assegnato a 166 ricercatori, 21 dei quali italiani, le sovvenzioni Proof of Concept. Con un valore di 150.000 euro ciascuna, le sovvenzioni aiutano ricercatori e scienziati a colmare il divario tra i risultati delle loro ricerche pionieristiche e le prime fasi della commercializzazione. I beneficiari ERC utilizzano le sovvenzioni Proof of Concept in vari modi, ad esempio per verificare la fattibilità pratica di concetti scientifici, esplorare opportunità commerciali o preparare domande di brevetto. In quanto tali, promuoveranno progetti in diversi campi: un modello biopsicosociale per scoprire e comprendere i percorsi causali dei comportamenti dannosi degli adolescenti, utilizzare il potere delle bolle per ottenere un trattamento più sostenibile delle acque reflue e un processo per aiutare i medici a leggere e analizzare il DNA in realtà volta. Un recente sondaggio mostra che i ricercatori a cui è stata assegnata la Proof of Concept Grants sono imprenditori: metà di loro si impegna in attività di trasferimento di conoscenze o altre iniziative imprenditoriali.

    Fonte: Commissione europea

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