regole

  • Le statistiche sulla sicurezza stradale per il 2024 mostrano progressi e sfide

    Secondo le statistiche pubblicate venerdì scorso dalla Commissione europea, nel 2024 19.940 persone hanno perso la vita in incidenti stradali in tutta l’UE. Si tratta di un calo del 2% rispetto al 2023, con un progresso lento ma continuo verso l’obiettivo “zero vittime” dell’UE di dimezzare le vittime della strada e i feriti gravi entro il 2030 e avvicinarsi al loro azzeramento entro il 2050.

    La classifica generale dei tassi di mortalità per paese non è cambiata in modo significativo: nel 2024 Svezia (20 decessi per milione di abitanti) e Danimarca (24 per milione) continuano ad avere le strade più sicure nell’UE, mentre Romania (78) e Bulgaria (74) hanno fatto registrare i tassi di mortalità più elevati.

    I dati provvisori per i primi sei mesi del 2025 mostrano tendenze contrastanti tra gli Stati membri. Mentre alcuni paesi come Grecia, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia stanno dando segnali positivi con un calo dei decessi, altri si trovano ad affrontare nuove sfide. Questi primi indicatori sottolineano che la sicurezza stradale richiede una vigilanza e uno sforzo costanti. La Commissione continuerà a monitorare attentamente tali tendenze e a sostenere gli Stati membri nell’affrontare le preoccupazioni emergenti.

  • Proposte perché le democrazie possano sopravvivere

    Putin detiene il potere in Russia da 26 anni, come presidente o primo ministro, nel corso di questi anni ha incontrato, in diverse occasioni, cinque presidenti degli Stati Uniti, Clinton, Bush, Obama, Trump, Biden, ed ora ha nuovamente Trump, i presidenti americani cambiano, si alternano democratici e repubblicani, lui, Putin, è sempre lui, lo zar.

    Le democrazie, anche quelle particolarmente imperfette come l’americana, consentono, all’elezione di un nuovo presidente, modifiche alla linea politica interna ed internazionale e i cittadini hanno, se sono iscritti alle liste elettorali, una possibilità di scelta in ogni elezione e di manifestare consenso o dissenso durante il mandato del presidente eletto

    Le oligarchie, per non dire in modo più veritiero le dittature, camuffate con finte elezioni alle quali gli oppositori non si possono presentare perché imprigionati o fisicamente soppressi, possono decidere come vogliono senza temere il confronto con il popolo tenuto rigidamente controllato dal potere.

    Le democrazie rispondono alle leggi internazionali e danno conto del loro operato ai rispettivi parlamenti, rispettano la Carta universale dei diritti dell’uomo, la convenzione di Ginevra, i confini e le sovranità degli altri Stati, difendono, spesso congiuntamente, i diritti violati in altre nazioni ed il loro territorio senza minacciare od eseguire invasioni di territori altrui e anche nel modernizzare i loro armamenti osservano regole internazionali.

    Le dittature sono libere da vincoli e, specie quando il capo assoluto ha creato quei meccanismi di potere e controllo che impediscono la crescita, a volte anche la nascita, di qualunque dissenso, possono agire in ogni campo costruendo armi sempre più letali per la distruzione di massa, possono invadere ed annettersi il territorio di altri stati, minacciare anche guerre nucleari, trafficare, ignorando ogni regola, con dittatori loro omologhi, in sintesi possono fare tutto ed il contrario di tutto, possono mentire impunemente come ha fatto Putin anche poche ore prima di invadere l’Ucraina.

    Le dittature conoscono solo la forza e la minaccia come strumenti di confronto a qualunque tavolo di trattative perché possono usarle come e quando vogliono mentre le democrazie, seppur imperfette, cercano di parlare di leggi e principi, di diritti e di libertà, tutte parole ignote a chi governa d’imperio.

    Se le democrazie, e parliamo specialmente del continente europeo, vogliono sopravvivere hanno una strada obbligata che ha alcuni urgenti passaggi:

    1) federare o confederare l’Unione Europea, anche attraverso la iniziale realizzazione di un’Europa concentrica che veda un nucleo di paesi dare immediatamente vita all’Unione politica e di conseguenza di difesa, chi non si sente pronto lo farà in un secondo tempo come è avvenuto per la moneta unica;

    2) stringere rapporti, non solo politici ed economici ma anche militari, con quei paesi in via di adesione o che aspirano alla stessa;

    3) potenziare il deterrente di difesa sapendo di non poter contare che su se stessi;

    4) difendere gli stati amici ed alleati se attaccati;

    5) contrastare chi deroga dal diritto internazionale, ogni deroga diventa un precedente che scardina ogni convivenza civile;

    6) affrontare il tema dell’Onu che non può avere un sistema tale per cui un paese aggressore di un altro, vedi la Russia, resta al vertice dell’Organizzazione invece che essere espulso o almeno sospeso fino alla fine delle violazioni e della guerra che ha iniziato, l’Onu deve sancire che chi viola il diritto internazionale deve pagare in termini politici ed economici per i danni che ha causato e non può fare parte dei vertici decisionali

    7) ottenere la totale revisione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ormai diventata pericolosamente obsoleta da anni o ritirarsi tutti insieme dalla stessa che è ormai strumento nelle mani di alcuni paesi, Cina in testa, causando sperequazioni e danni a chi si comporta correttamente e oggi più che mail il mercato può essere motivo di guerra o di pace

    8) trattare con gli Stati Uniti a pari livello, dazi compresi;

    9) capire che sottostare a minacce e ricatti una volta significa mettersi per sempre alla mercé di chi usa la forza e l’inganno;

    10) riorganizzare reciprocamente il proprio corpo diplomatico che in troppe occasioni sembra non essere stato in sintonia con l’attuale società basata su sistemi informatici, dichiarazioni in tempo reale e con la realtà geopolitica che è in continuo divenire anche per motivi di carattere scientifico, militare ed ambientali.

  • La Commissione interviene per garantire il recepimento completo e tempestivo delle direttive dell’UE

    La Commissione europea sta prendendo provvedimenti nei confronti di diversi Stati membri che non hanno notificato l’adozione di misure per recepire le direttive dell’UE nei rispettivi ordinamenti nazionali. Il termine per il recepimento di tali direttive è giunto a scadenza di recente. La Commissione invierà agli Stati membri interessati una lettera di costituzione in mora, concedendo loro due mesi per rispondere e completare il recepimento delle direttive. Se gli Stati membri non procederanno in tal senso, la Commissione potrà emettere un avvertimento più forte, noto come parere motivato. Gli Stati membri in questione non hanno recepito pienamente alcune direttive dell’UE in materia di difesa, energia, trasporti, giustizia e salute. La Commissione li esorta ad agire immediatamente per allineare le loro normative ai requisiti dell’UE.

  • Caro ministro Lollobrigida, cosa penseresti se ti trovassi a mezzanotte uomini con il fucile vicino alla tua casa in campagna?

    Nel 1980 in Italia, secondo dati Istat e Federcaccia, il numero di cacciatori era 1.701.853, numero che rappresentava circa il 3% della popolazione italiana di 45 anni fa.

    Dopo 20 anni, nel 2000, il numero di cacciatori era più che dimezzato: sempre secondo i dati di Istat e Federcaccia, infatti, in Italia vi erano 801.156 cacciatori.

    Nel 2020 il numero dei cacciatori è stato stimato in 470.000 unità, il che rappresenta una vertiginosa diminuzione (meno di un terzo) rispetto a 40 anni prima.

    Va inoltre sempre tenuto conto che molti rinnovano la licenza solo per poter rimanere in possesso di un’arma in casa e non per utilizzarla per la caccia.

    Nel 2025 si stima, secondo dati riscontrabili anche sul web, che l’età media dei cacciatori sia tra i 65 e i 78 anni.

    Andare a caccia per nutrirsi delle eventuali prede catturate o per partecipare a battute controllate e autorizzate per l’eliminazione di ungulati in sovrannumero è un conto; un altro conto è che qualcuno per ingraziarsi eventuali elettori, che ormai sono in un numero risibile, pensi di autorizzare la caccia, come sembra abbia proposto il ministro Lollobrigida, fino a mezzanotte.

    I veri cacciatori, quelli che hanno anche a cuore, magari anche per propri interessi, la sopravvivenza della selvaggina e il rispetto dell’ambiente, non potranno mai essere dell’avviso di dare il via a battute di caccia nelle ore notturne che notoriamente sono quelle nelle quali gli animali selvatici cercano il cibo anche per la propria prole.

    Difendere una categoria non può significare colpire gli interessi della maggior parte degli italiani. Se vicino a casa mia, mentre passeggio in giardino o sul viale di campagna, mi trovassi un cacciatore a mezzanotte che rischia di sparare a me o al mio cane, cosa dovrei pensare della proposta del ministro? Forse dovrei augurarmi di avere anche io uno strumento per fare fuoco? E come distinguere, a mezzanotte, degli uomini col fucile che vanno a caccia da degli intrusi che cercano di entrare in una cascina o in un’abitazione?

    Invitiamo le vere associazioni di cacciatori a contestare decisioni che non danno a loro maggiore libertà di caccia ma rendono sempre più insicuro e pericoloso il territorio e minano l’equilibrio, già molto precario, dell’ecosistema.

    Invitiamo anche il ministro Lollobrigida a guardare i dati e a comprendere che chi di spada ferisce prima o poi di spada perisce.

  • Il cancelliere austriaco Stocke chiede di rivedere le norme dell’Ue sull’asilo

    Le attuali norme dell’Unione europea in materia di asilo “non corrispondono più alle loro intenzioni originali” e devono essere profondamente riformate. Lo ha affermato il cancelliere austriaco Christian Stocker in un’intervista al quotidiano britannico “Financial Times”, sottolineando che tali regole contribuiscono ad alimentare la crescita delle destre radicali e non garantiscono più “stabilità e soddisfazione” ai cittadini. Leader del Partito popolare austriaco (Ovp), Stocker guida la prima coalizione tripartita della storia in Austria e si è detto deciso a rispondere alle inquietudini della popolazione, aggravate dalla storica affermazione del Partito della Libertà (Fpo) alle elezioni del 2024. Tra le prime misure adottate dal suo esecutivo figurano nuove restrizioni sul ricongiungimento familiare per i richiedenti asilo, accusato di incidere negativamente sull’integrazione scolastica e sulla sicurezza urbana. Il cancelliere ha ribadito che le modifiche adottate “portano la firma” dell’Ovp e non sono una semplice adozione delle posizioni dell’estrema destra. “Dobbiamo tornare alle radici del significato della legge sull’asilo, per garantire che venga applicata solo a chi ne ha realmente bisogno”, ha affermato.

    Sulla stessa linea, la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger ha invocato un nuovo quadro giuridico europeo e la stipula di accordi con i paesi d’origine. “I partner dell’Ue devono svegliarsi e capire qual è la situazione”, ha dichiarato. Sul piano politico, Stocker ha giustificato il tentativo iniziale di dialogo con l’Fpo affermando di aver sperato in un’evoluzione del suo leader Herbert Kickl, che invece si è mostrato “più interessato alla distruzione che al miglioramento”. Il cancelliere ha respinto l’idea di un “muro di fuoco” contro i partiti di destra radicale, sottolineando che l’FPÖ governa già in cinque dei nove Laender austriaci. “Non serve costruire muri, ma spegnere l’incendio”, ha detto. Il governo è inoltre alle prese con una recessione prolungata e un deficit pari al 4,7 per cento del Pil. Il piano di risanamento varato quest’anno prevede un aggiustamento di bilancio da 6 miliardi di euro, principalmente tramite tagli alla spesa. “La sfida – ha concluso Stocker – è riaccendere la fiducia, solo così ripartiranno consumi e investimenti”.

  • I Nas rilevano che il 20% dei B&B è fuori norma

    Prosegue la campagna di controlli ai B&B, promossa dal comando generale dell’Arma dei Carabinieri e avviata lo scorso novembre dal comando Carabinieri per la tutela della salute (Nas), d’intesa con il ministero della Salute, con un focus particolare sulla Capitale in ragione dell’anno giubilare. Quasi 2.500 i B&B sinora controllati: oltre 500 (uno su cinque, pari al 20%) quelli risultati “non conformi” alla normativa di settore. In questa seconda fase della campagna, avviata prima di natale, oltre agli aspetti igienico-sanitari, strutturali e autorizzativi, particolare attenzione è stata posta all’obbligo per i gestori di identificazione degli ospiti. La norma principale di riferimento è l’art.109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps). Alla luce della intensificazione del fenomeno delle “locazioni brevi” su tutto il territorio nazionale, legate anche alle celebrazioni del Giubileo, e tenuto conto dell’evoluzione della difficile situazione internazionale, il ministero dell’Interno ha ravvisato la necessità di attuare stringenti misure finalizzate a prevenire rischi per l’ordine e la sicurezza pubblica in relazione all’eventuale alloggiamento di persone pericolose e/o legate ad organizzazioni criminali o terroristiche.

    A tale scopo, lo scorso novembre, lo stesso ministero dell’Interno ha emanato una circolare con cui ha fornito chiarimenti in merito alle criticità connesse alla invalsa procedura di “identificazione da remoto” degli ospiti delle strutture ricettive a breve termine mediante trasmissione informatica delle copie dei documenti e accesso negli alloggi con codice di apertura automatizzata, ovvero tramite installazione di key-boxes all’ingresso. Al riguardo è stato chiarito che la gestione automatizzata del check-in e dell’ingresso nella struttura, senza identificazione de visu degli ospiti, si configura quale procedura che rischia di disattendere la ratio della previsione normativa, non potendosi escludere che, dopo l’invio dei documenti in via informatica, la struttura possa essere occupata da uno o più soggetti le cui generalità restano ignote alla Questura competente, comportando un potenziale pericolo per la sicurezza della collettività: eventuali procedure di check-in “da remoto”, dunque, non possono ritenersi satisfattive degli adempimenti di cui all’articolo 109 Tulps, cui sono tenuti i gestori di strutture ricettive.

    In conclusione, in un momento storico delicato a livello internazionale, caratterizzato da eventi che a vario modo impongono un elevato livello di allerta, viene confermato l’obbligo posto a carico dei gestori di strutture ricettive di ogni genere o tipologia ‒ come nella ratio sottesa all’art. 109 Tulps ‒ di verificare l’identità degli ospiti mediante verifica de visu della corrispondenza tra persone alloggiate e documenti forniti, comunicandola alla Questura territorialmente competente. In caso di inosservanza della norma, per il gestore è previsto l’arresto fino a tre mesi o ammenda fino a 206 euro. Le violazioni delle disposizioni dell’articolo 109 Tulps accertate sono state 43. Più in generale, nell’ambito dei controlli sinora svolti dai Carabinieri dei 38 Nas dislocati su tutto il territorio nazionale, sono state: segnalate 435 persone all’Autorità amministrativa e 48 quella giudiziaria; accertate 731 violazioni amministrative e 61 penali; irrogate sanzioni pecuniarie per oltre 500 mila euro. In particolare, il Nas di Pescara ha sottoposto a sequestro un B&B abusivamente allestito al piano terra di un immobile classificato nella categoria catastale c3 che identifica laboratori ed officine in cui gli artigiani operano, lavorando e trasformando prodotti semilavorati in beni finiti da destinare alla vendita: rientrano in questa categoria, ad esempio, i laboratori di artigiani quali fabbri, falegnami, calzolai e vetrai, ma anche i locali adibiti ad attività di carattere artigianale come, ad esempio, la riparazione di autoveicoli condotta da carrozziere ed elettrauto. Nel caso specifico, quei locali erano stati adibiti, in passato, a sartoria.

  • La lacunosa legge sui cani proposta dalla Regione Lombardia

    Mentre il mondo è sospeso in attesa delle conseguenze che porteranno, a noi  e alle future generazioni, gli accordi o disaccordi tra Trump e Putin, la vita continua e alcuni consiglieri regionali della Lombardia hanno dato vita ad una proposta di legge per alcune tipologie di cane, il loro benessere e la pubblica incolumità.

    La proposta, lacunosa, inesatta, pericolosa per certi aspetti, se fosse adeguatamente modificata potrebbe anche avere un senso se, con i suoi articoli, andasse a colpire il traffico illegale di cuccioli, la detenzione di animali utilizzati per combattimenti o per specifiche aggressioni, stanziasse i soldi necessari a rimettere a posto i canili pubblici e i rifugi privati, creasse spazi  ad hoc per i cani in città (quelli attuali sono ridicoli), mettesse  l’obbligo a chi vende un cane di consegnare i documenti vaccinali e dello stato di salute del cucciolo e della madre, che l’acquirente deve sempre poter vedere.

    Così mentre continuiamo a sostenere l’Ucraina e che al tavolo negoziale ci debba essere anche l’Europa, a pieno titolo, oggi con la regione Lombardia, ci occupiamo anche dei cani, con alcune osservazioni sulla proposta di legge.

    Fa onore alla Regione Lombardia cercare soluzioni che portino ad una migliore e più sicura convivenza tra esseri umani e cani.

    A volte però la fretta, o la conoscenza non approfondita del problema, producono errori che, se non corretti, causano danni per tutti.

    Non tutte le razze canine sono iscritte all’Enci perciò gli esperti Enci non devono poter valutare razze non iscritte presso l’ente.

    Qualunque norma non può ledere la libertà personale ed i diritti conseguenti.

    La proposta di legge non dice che la vendita di cani avviene non solo tramite allevatori di professione o amatoriali ma, purtroppo, anche via internet e attraverso canali criminali. Dovrebbe essere nota alla Regione la strenue e non sufficiente, per l’ampiezza del problema, sorveglianza ed attività delle forze di polizia e dei carabinieri per contrastare il traffico illegale di cuccioli provenienti dall’estero. Su questo aspetto la proposta di  legge non si esprime ignorando uno dei problemi più gravi, proprio in Lombardia, perché molti di questi cani importati illegalmente hanno problemi caratteriali in quanto sottratti anzitempo alla madre.

    Rende perplessi che si cerchi in modo surrettizio, e cambiandole nome, di rintrodurre una lista di cosiddetti cani pericolosi, lista già bocciata nel 2003.

    Non si parla in modo adeguato di rieducazione del cane, in caso di necessità, attraverso istruttori professionisti atti a reinserire l’animale anche nella stessa famiglia di provenienza.

    Non si parla di istituire l’obbligo, per gli allevatori, di segnalare, ad un apposito ufficio regionale, la  vendita di cani appartenenti alle razze considerate pericolose fornendo i dati del nuovo proprietario.

    Non si tiene in alcun conto la sensibilità del cane, essere senziente a tutti gli effetti e legato al proprio  conduttore, alla famiglia, da vincoli forti ed importanti per la sua serenità psicofisica.

    Non si affronta la copertura economica per la costruzione di nuove strutture dove i cani, sottratti al proprietario, dovrebbero essere collocati.

    Non vi è nessuna postazione in bilancio per ristrutturare i canili esistenti, purtroppo pieni di cani abbandonati, spesso con strutture fatiscenti e carenza di personale.

    Non si tiene in considerazione che i cittadini possessori di cani, già oberati da molti problemi per la vita in città, potrebbero, di fronte a nuove norme vessatorie, o che comunque implicano ulteriori disagi e perdite di tempo, rinunciare al possesso del cane, creando nuovi affollamenti nelle strutture, o decidere di non acquistarlo o salvarlo proprio dal canile.

    E’ ormai scientificamente provato che la convivenza con un animale è utile all’equilibrio delle persone e dei bambini, che gli animali sono una grande compagnia per le persone sole, pertanto non vanno prese iniziative, emanate norme che possano dissuadere le persone ad avere un cane.

    La lista dei cani, preparata dalla Regione, che devono essere osservati è preceduta da una serie di caratteristiche che dovrebbero far individuare i cani per i quali i proprietari dovrebbero seguire dei corsi e sottoporsi a degli esami, queste caratteristiche coincidono anche con quelle di animali che non sono nella lista e non coincidono con cani che sono nell’elenco, sono ignorate razze come il pastore tedesco, il pastore belga, il dobermann ma è inopinatamente inserito il cane lupo italiano,

    Il cane lupo italiano, presente oggi sul territorio italiano con poco più di duecento esemplari, è una razza tutelata dal Ministero dell’Agricoltura. Il lupo italiani non si può vendere, può essere solo dato in affido sotto il costante controllo del AAALI l’associazione che ne detiene la proprietà e ne ha la responsabilità anche per la riproduzione.

    Questo cane non ha nessuna delle caratteristiche descritte nella proposta di legge.

    Da queste brevi considerazioni si evince non solo la necessità di abolire la lista così come è stata redatta ma di addivenire a quelle modifiche ed aggiunte indispensabili a rendere la proposta di legge organica ed utile, in caso contrario sarebbe bene che i proponenti si occupassero di studiare meglio il problema e si occupassero, intanto, di altre urgenti necessità dei cittadini lombardi…

  • Chinese fashion giant Shein re-enters India five years after ban

    Chinese fast fashion app Shein has relaunched in India five years after it was banned by Delhi, under a deal with Indian firm Reliance Retail.

    An official from Reliance Retail, who did not wish to be named, told the BBC the firm has entered a long-term licensing deal with the parent company to sell products manufactured and sourced in India on the platform. The group has not yet made an official announcement.

    Shein’s re-entry to the Indian market comes with strict terms, which include saving all data within the country, India’s Commerce Minister Piyush Goyal said in December.

    In 2020 India banned Shein and dozens of other Chinese apps including TikTok.

    It said this was in response to data security concerns and it followed a spike in tensions with China after clashes between the two countries’ armies in a disputed Himalayan border area.

    The app was launched in India on Friday night and has so far been downloaded by more than 10,000 people. It is offering fashionwear for as little as 199 rupees ($2.30; £1.90).

    Shein is currently delivering to consumers only in the cities of Delhi, Mumbai and Bengaluru, but will soon offer services across India, according to a notification on the app.

    Over the last decade, Shein has gone from a little-known brand among older shoppers to one of the biggest fast fashion retailers globally. Today, it ships to customers in 150 countries across the world.

    Before the ban it became a big hit in India as it gave people a variety of options to buy trendy designs at an affordable price. The ban initially left a vacuum in the Indian market which was later filled by many local players.

    Experts say that with Shein India, Reliance Retail – owned by Indian billionaire Mukesh Ambani – is diversifying from its existing strategy of selling international brands through its flagship Ajio online retailer.

    The revival comes with strict conditions that give Reliance Retail full control over its operations and data while Shein will be a technological partner, Goyal told the Indian parliament in December.

    All customer and application data will be stored in India and Shein will not have any access rights, he said.

    Goyal also clarified that the app was banned in India, not the “sale of Shein-branded products”.

    Shein will use India as a “supply source for its global operations” and will help Reliance Retail in “building the network” and training Indian garment manufacturers, as it aims to promote export of textile and garments from India, an official from Reliance Retail said.

    Shein’s comeback under the deal with Reliance Retail is a rare exception to India’s ban on more than 200 Chinese apps over the last five years.

    At the time, Indian officials said the ban followed many complaints against the apps for “stealing and surreptitiously transmitting users’ data in an unauthorised manner”.

    ByteDance’s TikTok and popular combat and survival game PlayerUnknown’s Battleground (PUBG) were also banned.

    However PubG was later rebranded and launched for the Indian market under the name Battlegrounds Mobile India (BGMI), which is held by Krafton India.

  • Risolviamo il problema, salutiamoci con un leggero inchino

    Molte parole e commenti sono stati ormai detti e  fatti sulla mancata stretta di mano tra  Al Jolani e la ministra tedesca Baerbock, in visita ufficiale, con il ministro francese Barrot, a Damasco.
    È abbastanza noto che i musulmani più osservanti non amino, in pubblico, avere contatti con le donne perciò tanto stupore occidentale ci stupisce, in un mondo dove fosse rispettata la reciprocità tutti rispetterebbero i costumi altrui, purché non lesivi della dignità e sicurezza delle persone, ma questo mondo ancora non c’è.
    Forse la ministro tedesca ed il ministro francese avrebbero potuto mettersi d’accordo e salutare entrambi Al Jolani senza offrire mani ma  con quel leggero inchino che toglie dall’imbarazzo tanti orientali.
    Gli  antichi romani, che la sapevano lunga sui rapporti con altri popoli ed altri costumi, avendo conquistato e imparato a convivere con mezzo mondo, avevano risolto il problema, evitando così  anche l’incontro con mani sudaticce e non sempre pulite, solo tra di loro usavano un saluto più intimo come toccarti gli avambracci.
    Una mano appena sollevata , ma che non tocca l’altro è come in una proposta di pace, lo stesso saluto che anche oggi molti automobilisti si scambiano come ringraziamento a chi ha ceduto il passo o ha segnalato un problema.
    Forse è il momento di trovare una formula comune per gli incontri diplomatici ed istituzionali evitando così anche tutti quegli abbracci e baci che sinceramente sembrano un po’ ridicoli tra persone che si conoscono appena e che non si frequenteranno probabilmente più quando perderanno il loro incarico.
    Detto questo due brevi considerazioni: 1) non è la prima volta che una donna, con un importante ruolo istituzionale, si trova di fronte ad un uomo che non le riconosce, di fatto, un ruolo di pari dignità, ricordiamo, a chi ha la memoria corta, cosa accadde alla presidente della Commissione europea, quando nel 2021 con Michel, incontrò Erdogan e dovette sedersi su un divano in disparte mentre Michel era fatto accomodare vicino all’imperatore turco; 2) un incontro istituzionale prevede un abbigliamento adeguato, dice un vecchio detto: l’abito non fa il monaco ma spesso il cardinale, e l’abbigliamento casual della ministro tedesca era ben lontano da conferire dignità al suo ruolo, forse anche questo può essere un problema.

  • Entra in vigore la legislazione europea sull’intelligenza artificiale

    E’ entrato in vigore il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (IA), il primo atto legislativo comprensivo sull’intelligenza artificiale al mondo. Il regolamento sull’IA è concepito per garantire che l’IA sviluppata e utilizzata nell’UE sia affidabile e offra garanzie per proteggere i diritti fondamentali dei cittadini. Il regolamento mira a istituire un mercato interno armonizzato per l’IA nell’UE, incoraggiandone l’adozione e creando un ambiente favorevole all’innovazione e agli investimenti.

    La maggior parte delle norme della legislazione sull’IA verrà applicata a partire dal 2 agosto 2026. Tuttavia, i divieti sui sistemi di IA che si ritiene rappresentino un rischio inaccettabile si applicheranno già dopo sei mesi, mentre le norme per i cosiddetti “modelli di IA per finalità generali” si applicheranno dopo 12 mesi.

    Come “ponte” durante il periodo transitorio che precederà la piena attuazione del regolamento, la Commissione ha varato il patto per l’IA. Tale iniziativa invita gli sviluppatori di IA ad adottare volontariamente gli obblighi fondamentali del regolamento sull’IA prima dei termini legali.

    Gli Stati membri hanno ora tempo fino al 2 agosto 2025 per designare autorità nazionali competenti che vigilino sull’applicazione delle norme relative ai sistemi di IA e svolgano attività di vigilanza del mercato. L’ufficio per l’IA della Commissione sarà il principale organo di attuazione del regolamento sull’IA a livello dell’UE, oltre a monitorare le norme per i cosiddetti modelli di IA per finalità generali.

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