società

  • Qualcuno mente

    “Uso l’auto il minimo indispensabile”

    In Italia il parco veicoli è composto da quasi 51,7 milioni di mezzi. Di questi, più di 39 milioni (più del 75%) sono automobili.

    Fonte: Istat, 2019

    Uso il cellulare solo quando serve”

    In Italia il numero degli smartphone risulta essere superiore a quello degli abitanti: circa 80 milioni di devices mobile per 60 milioni di popolazione. La popolazione italiana trascorre la maggior parte del proprio tempo online […]  Nel nostro paese ogni giorno risultano attive sul web circa 50 milioni di persone (circa l’84% della popolazione) e di queste, 35 milioni costantemente attive sui propri canali social […] Gli Italiani trascorrono ogni giorno circa 6 ore online. Il settore giochi online è sempre più diffuso anche fra i più piccoli che possono arrivare a trascorrere una media di 50 minuti al giorno per giocare online.

    Fonte: ANSA, 2020

    “Compro un Gratta&Vinci all’anno”

    Nel 2019 gli italiani hanno speso 110,6 miliardi di euro in gioco d’azzardo.

    Fonte: Agenzia Dogane Monopoli, 2018

    Ogni giorno in media oltre 52mila persone in Italia giocano d’azzardo fra videopoker, gratta e vinci, poker on line e scommesse varie […] Il sistema più diffuso rimane sempre il gratta e vinci, scelto dal 74% dei giocatori, a seguire il lotto, il superenalotto e le scommesse sportive.

    Fonte: Uecoop su dati Ifc-Cnr, 2019

    In Italia, sono oltre 1,3 milioni gli scommettitori patologici.

    Fonte: Dipartimento delle Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2019

    Su un campione di 1.600 ragazzi di età compresa fra i 13 e i 17 anni, il 36,3% gioca d’azzardo almeno una volta al mese. I giochi più popolari sono le scommesse sportive, diffuse fra l’88,3% degli intervistati, i Gratta e Vinci, utilizzati abitualmente dal 48% del campione, e le scommesse online, fatte dal 30%. Lo studio evidenzia anche come i veicoli maggiori che portano i giovani a conoscere il gioco d’azzardo sono gli spot in Tv e la pubblicità online.

    Fonte: Caritas Roma, 2019

    “Mai fatto uso di droghe”

    Le attività economiche connesse al mercato delle sostanze psicoattive illegali sono stimate intorno ai 15,8 miliardi di euro, di cui quasi il 40% attribuibile al consumo dei derivati della cannabis e circa il 31% all’utilizzo di cocaina […] Secondo le nuove stime prodotte il numero di utilizzatori di cannabis nel 2017 è pari a circa 5,7 milioni, mentre 900 mila sono gli utilizzatori di cocaina. I consumatori di eroina risultano poco più di 300 mila e gli utilizzatori di altre sostanze chimiche (ecstasy, LSD, amfetamine) meno di 600 mila […] I segnalati alle Prefetture per detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti sono stati circa 38.500 nel 2019

    Fonte: Dipartimento per le Politiche Antidroga, Istat, 2019

    Secondo i dati ufficiali, 880mila ragazzi fanno uso di sostanze illegali, pari ad 1 ragazzo su 3 tra quelli che vanno a scuola tra i 15 ed i 19 anni.

    Fonte: Ansa, 2018

    “Sto molto attento all’alimentazione dei miei figli”

    L’Italia è tra i paesi europei con i valori più elevati di eccesso ponderale nella popolazione in età scolare con una percentuale di bambini in sovrappeso del 20,4% e di bambini obesi del 9,4%, compresi i gravemente obesi che rappresentano il 2,4% […] Quasi un bambino su due non fa una colazione adeguata al mattino, uno su 4 beve quotidianamente bevande zuccherate/gassate e consuma frutta e verdura meno di una volta al giorno. I legumi sono consumati meno di una volta a settimana dal 38% dei bambini e quasi la metà dei bambini mangia snack dolci più di 3 giorni a settimana. Anche su l’attività fisica sarebbe necessario maggiore impegno: un bambino su 5 non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’intervista, più del 70% non si reca a scuola a piedi o in bicicletta e quasi la metà trascorre più di 2 ore al giorno davanti alla TV, al tablet o al cellulare. Rispetto alle ore di sonno quasi il 15% dorme meno di 9 ore per notte.

    Fonte: ISS e Ministero della Salute, 2019

    “Non guido mai dopo aver bevuto”

    Incidenti alcol correlati: 7,8% e droga correlati: 2,9% […] Le vittime coinvolte in incidenti stradali alcol correlati sono state 57 (4,3% sul totale) e i feriti 4.903 (9,6% sul totale). Gli incidenti stradali alcol correlati con soli danni alle cose ammontano a 1.240 […] Dai dati elaborati emerge che circa 13% delle infrazioni per guida in stato di ebbrezza è registrato in concomitanza con un incidente stradale, con o senza lesioni a persone.

    Fonte: Elaborazione Istat su dati forniti dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri

    “La pedofilia è una cosa vergognosa”

    A livello mondiale, il fenomeno della pedofilia e della pedopornografia ha dimensioni impressionanti: in Europa, ogni anno quasi 18 milioni di bambini sono vittime di abuso sessuale. Online, ogni 7 minuti una pagina web mostra immagini di bambini abusati sessualmente.

    Fonte: Eurostat, 2020

    La maggior parte delle vittime di abuso ha meno di 10 anni (47% dei casi), il 26% è compreso nella fascia di età 11-14 e il 27% ha dai 15 ai 17 anni; mentre il 74% delle vittime sono bambine (leggero incremento dall’anno 2018, nel quale le vittime di sesso femminile erano il 69%).

    Analogamente al 2018, il responsabile in più della metà dei casi (62%) è un membro della famiglia.

    Fonte: Telefono Azzurro, 2019

    Pedofilia online, aumentano del 70% i reati pedopornografici: «Attaccati bambini dai 0 ai 9 anni».

    I casi trattati sono stati 4.208 a fronte dei 2.379 dell’anno precedente, il 77% in più.

    Fonte: Polizia Postale, 2020

    “Stiamo tutti bene” 

    Crescono nel 2019 i farmaci acquistati dai cittadini di tasca propria. I medicinali di fascia C registrano una spesa di 5,7 miliardi di euro – con un aumento del 6,6% – di cui il 53,6% per farmaci acquistati con ricetta e il 46,4% per i medicinali di automedicazione Sop e Otc.

    Anche quest’anno benzodiazepine, contraccettivi e farmaci utilizzati nella disfunzione erettile si confermano i prodotti a maggiore spesa.

    Fonte: AIFA, 2019

    La spesa farmaceutica nazionale totale (pubblica e privata) è stata nel 2020 pari a 30,5 miliardi di euro, stabile rispetto all’anno precedente.

    Fonte: AIFA, 2021

    “Viaggio spesso per lavoro”

    Nel mondo 3 milioni di persone viaggiano ogni anno per fare sesso con i minori. Molti di loro sono italiani e tanti arrivano dall’Europa. Il fenomeno del turismo sessuale minorile è in crescita ovunque, dalla Thailandia al Brasile, tra uomini e donne. Un reato che fa guadagnare cifre enormi alla criminalità organizzata. L’Italia è tra i primi sei paesi al Mondo da cui partono i “clienti” di minori costretti a prostituirsi. Gli altri sono Francia, Germania, Regno Unito, Cina e Giappone.

    Fonte: OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo), 2018

    I turisti sessuali italiani sono circa 80 mila, per lo più uomini (90%). Negli ultimi anni l’età si è abbassata ed è compresa tra i 20 e i 40 anni.

    Fonte: Ecpat Italia, 2018

    “Mai visto un film porno in vita mia”

    Nel corso degli ultimi 365 giorni, la piattaforma per l’intrattenimento per adulti Pornhub ha ricevuto oltre 42 miliardi di visite, con una media di 115 milioni di visite giornaliere. L’Italia si posiziona al settimo posto nella classifica dei paesi dai quali è stato generato più traffico su Pornhub. Inoltre, Roma e Milano si posizionano tra le 20 città al mondo da cui vengono effettuati più accessi (rispettivamente all’11esimo e al 14esimo posto) e cresce la percentuale di utenti di sesso femminile che decidono di “intrattenersi” con i contenuti della piattaforma: in Italia, il 70 percento dei visitatori è di sesso maschile, mentre il 30 percento è di sesso femminile […] Il 76% degli italiani ha visitato il sito da smartphone, il 17% da desktop e il 7% da tablet.

    Fonte: PornHub, 2020

    Ecc. Ecc. Ecc.

  • Gli Usa sono un paese colabrodo. Ma il mega-piano di Biden è già stato quasi dimezzato

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi pubblicato su ‘ItaliaOggi’ il primo settembre 2021

    Quando le campagne elettorali dei partiti s’intrecciano alle scelte politiche ed economiche, i risultati non sono sempre positivi, ovunque nel mondo. Anche in Italia e negli Stati Uniti.

    Per esempio, il programma di investimenti in infrastrutture del presidente Biden è stato di fatto dimezzato. Il partito Repubblicano non intende permettere che esso diventi un successo per i Democratici nelle elezioni di metà mandato del 2022. Per evitare un ostruzionismo paralizzante al Senato, il governo si è detto disposto a un accordo bipartisan per progetti più “annacquati”.

    Il piano infrastrutturale iniziale di Biden era di 1.900 miliardi di dollari in otto anni. E’ stato ridotto a 1.200 miliardi di cui, però, 650 già stanziati in precedenza dall’amministrazione Trump. I nuovi investimenti, quindi, ammontano a 550 miliardi.

    Sembra una cifra ragguardevole. Non lo è se, però, si tiene conto che la maggioranza delle infrastrutture è obsoleta, vecchia di 40 anni o più.

    Il Rapporto 2021 dell’American Society of Civil Engineers (Asce), l’organizzazione indipendente degli ingegneri civili, identifica in dettaglio le aree di sviluppo infrastrutturale e quantifica in ben 2.590 miliardi di dollari la necessità di investimenti in 10 anni. Servono almeno 786 miliardi solo per modernizzare o riparare le strade e i ponti. Biden ne prevede ora 110 miliardi.

    La seconda area che richiede un grande intervento riguarda l’acqua potabile e le relative infrastrutture. L’Asce stima che il gap di investimenti potrebbe salire a 434 miliardi di dollari entro il 2029. Nel programma dell’Amministrazione sono previsti soltanto 55 miliardi.Vi sono poi i settori dell’energia il cui gap potrebbe aggirarsi intorno ai 200 miliardi di dollari entro il 2029. Ma ne sono previsti solo 73.

    Tutto ciò non sorprende: è la conseguenza della profonda trasformazione degli Usa, dove nei passati decenni la finanziarizzazione dell’economia e l’outsourcing (lo spostamento delle industrie all’estero per pagare meno il costo del lavoro e le tasse) sono cresciuti enormemente, a discapito dei settori produttivi. Infatti, mentre nel 1965 il settore delle macchine utensili rappresentava il 28% dell’intero mercato mondiale, oggi tale percentuale è ridotta al 5%. Nel 2018 i produttori di macchine utensili ne hanno esportato per 4,2 miliardi di dollari e importato per 8,6 miliardi.

    Se si produce di meno e si vuole mantenere alti i livelli di consumo, l’unica via è il debito. Non solo quello pubblico delle amministrazioni centrali e periferiche, ma anche quello privato. Infatti, nel secondo trimestre del 2021 il debito delle famiglie americane ha raggiunto quasi 15 mila miliardi di dollari, dei quali oltre 10 mila per ipoteche sulla casa. In un solo trimestre l’aumento del debito privato è cresciuto del 2,1%. Anche la spesa sanitaria delle famiglie è aumentata enormemente.

    L’amministrazione Biden ha un programma di investimenti, sulla carta, molto ambizioso. Oltre alle infrastrutture, vi sono dei pacchetti di spesa per il digitale, per i cambiamenti climatici e soprattutto per l’infanzia e le scuole. E’ chiaro che fare tutto a debito, emettendo Treasury bond e stampando moneta, non sarebbe possibile. Per questa ragione Biden ha annunciato la volontà di aumentare le tasse sui profitti delle grandi corporation e per i super ricchi. Anche su questo è in corso una battaglia ideologica, con ricadute elettorali.

    D’altra parte, la politica di Trump di tagliare le tasse per 1.900 miliardi di dollari non ha dato grandi frutti. La narrazione liberista sosteneva che le tasse condonate si sarebbero automaticamente trasformate in nuovi investimenti nei settori dell’economia reale. Così non è stato!

    Diminuire le tasse per le pmi, per le famiglie e anche per le industrie grandi, produttive e innovative, è positivo. Però, è pratica di certe multinazionali e di alcuni settori dei servizi, in primis quelli finanziari, utilizzare i soldi rimasti nelle loro casse per differenti operazioni di borsa, come il riacquisto delle proprie azioni, di buyout, cioè per l’acquisto di altre imprese con denaro preso a prestito, o per distribuire dividenti più alti. Il contrario di quanto dovrebbe essere fatto, non solo negli Usa.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

  • Allarme anziani: ce ne sono 2,7 milioni in forte difficoltà

    Preoccupa la situazione degli anziani in Italia, una popolazione sempre più in crescita alle prese con una povertà generalizzata, spesso con problemi di mobilità e tanti acciacchi, tant’è che l’80% se la deve vedere con almeno tre patologie croniche. Nel complesso si tratta di 2,7 milioni di persone, con 75 anni o più, costrette a vivere senza un supporto sociale o sostegni di alcun tipo, segnate da sfavorevoli condizioni abitative e condizioni economiche difficili. La fotografia l’ha scattata l’Istat con il rapporto su ‘Gli anziani e la loro domanda sociale e sanitaria’, realizzato nell’ambito della collaborazione con la Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana, istituita presso il Ministero della Salute e presieduta da Mons. Vincenzo Paglia, per analizzare – su dati 2019, quindi con l’emergenza Covid ancora da venire – le condizioni di fragilità e la domanda di assistenza sociale e sanitaria delle persone con almeno 75 anni.

    Su una popolazione di riferimento di circa 6,9 milioni di over 75, oltre 2,7 milioni presentano gravi difficoltà motorie, comorbilità, compromissioni dell’autonomia nelle attività quotidiane di cura della persona. Tra questi 1,2 milioni non possono contare su un aiuto adeguato. E circa 1,3 milioni di over 75, su un totale di quasi 7 milioni (18,8%), dichiarano di non ricevere nessun aiuto adeguato in relazione ai bisogni della vita quotidiana e alle necessità di tutti i giorni. Più grave appare il bisogno di coloro che sono completamente soli: si tratta di ben 638.913 individui, o conviventi con altri anziani (372.735), per un totale di oltre un milione di persone (14,7%) che vivono quindi in solitudine o molto spesso con un coniuge anch’esso in là con gli anni. Poi ci sono le malattie e su questo lo studio evidenzia per la popolazione anziana una forte domanda sanitaria, infatti l’80% soffre di almeno 3 patologie croniche, un altro 80% ha gravi limitazioni motorie e almeno un terzo presenta severe compromissioni delle attività di cura personale e/o strumentali per affrontare la vita quotidiana.

    Una situazione da allarme rosso, visto che una buona fetta di anziani soli – circa 100mila – vive in carenza di risorse sociali e relazionali, senza alcun aiuto né cure. Una fascia di persone che si colloca dunque nella parte più bassa dei redditi, candidate ad affollare ospedali, Rsa e case di riposo. Per questo gli estensori del rapporto sollecitano di “sostenerli in tutti i modi nelle loro abitazioni, anche attraverso un robusto supporto sociale ed economico”, consentendo “di rispondere agli effettivi bisogni di questi anziani, a garanzia del diritto pienamente esigibile all’assistenza, secondo il principio dell’equità sociale”.

    Indignata l’Unione consumatori, che parla di “dati vergognosi, perché abbandonare a se stessi gli anziani non è degno di un Paese civile”, e sollecita il potenziamento “degli aiuti domiciliari per non costringere gli anziani a entrare in case di riposo, sostenendoli sia dal punto di vista economico che sociale nelle loro abitazioni, assistendoli nei bisogni quotidiani”. All’attacco anche il Codacons che giudica la situazione “indegna di un Paese civile, una vergogna che gli anziani in Italia siano lasciati indietro, e un numero così consistente di persone bisognose non riceva l’aiuto cui avrebbe diritto, vivendo in condizione di indigenza”.

  • Politically correct

    Finalmente, non si può più dire “negro” per identificare persone di pelle scura originarie dall’Africa. Non si deve più scrivere “padre” e “madre” in alcuni documenti pubblici ma basta definirli “genitore 1 e 2”.  Fortunatamente, anche quel dolcetto che compravamo in Svizzera che si chiamava “Moretto” non è più in vendita e la parola “eschimese” è stata abolita: ora dobbiamo parlare di “popolo inuit”.  Una deputata PD (ma proprio Moretti si doveva chiamare? Se ancora non lo sapesse, la informiamo che, con una petizione al Presidente della Repubblica, potrebbe ottenere di cambiare il cognome), più sensibile di alcuni suoi compagni di partito ha lanciato l’idea che anche nei cimiteri i crocefissi e le madonne dovrebbero godere di tendine a scomparsa in modo da non turbare credenti di altre religioni.  Vi dico la verità: anche il termine “afro-americano” usato adesso negli USA mi sembra discriminatorio in senso geografico. Non sarebbe meglio definirli “diversamente colorati”?

    Per non mettere in imbarazzo persone di culture diverse il Parlamento italiano ha recentemente approvata la Convenzione di Faro che all’art. 4 recita: “l’esercizio del diritto all’eredità culturale può essere soggetto soltanto a quelle limitazioni che sono necessarie in una società democratica, per la protezione dell’interesse pubblico e degli altrui diritti e libertà”.  Certamente e solo per modestia, il Ministro Franceschini ha voluto dichiarare che il “rispetto degli altrui diritti ecc.” non sottende che i nudi dei nostri dipinti o delle statue debbano essere censurati per non urtare la sensibilità di sessuofobici o che Maometto raffigurato all’Inferno (dipinto in una Chiesa) debba essere sostituito con un anonimo peccatore. Noi pensiamo, però, che il raggiunto e benefico multiculturalismo ci imponga moralmente di buttare a mare tutta quella “spazzatura” artistica accumulata in secoli in cui ci crogiolavamo in una fallace identità europea. Oggi siamo moderni, democratici e multiculturali!

    Tutto bene dunque e credo proprio che siamo sulla strada giusta contro il becero razzismo, contro le discriminazioni sessuali e quelle religiose. Penso, tuttavia, che già che ci siamo dovremmo andare oltre e, con un piccolo sforzo, eliminare l’uso di quelle parole che potrebbero essere interpretate come la volontà di rinchiuderci in valori oramai superati. Qualche esempio? Perché continuare a credere che un gatto porti sfortuna quando attraversa la strada se è di colore nero? Tingerli tutti sarebbe improbo quindi abituiamoci a considerarlo un segno di buona ventura. Che ci attraversino pure la strada gatti di quel colore: da oggi porteranno fortuna. E perché, invece di parlare di “miseria nera”, non cominciamo a pronunciare: “miseria bianca”? Suonerebbe meno razzista.

    Impariamo dai tedeschi: a Berlino per definire i passeggeri della metropolitana trovati senza biglietto si diceva “Schwarfahrer” che voleva dire “viaggiatore in nero”. Oggi, finalmente, questa allocuzione è stata proibita e si deve più giustamente parlare di “passeggero senza un biglietto valido”. La stessa cosa dovremmo fare noi con gli abusivi. Basta chiamarli “portoghesi”! E finiamola di scrivere di “maggioranza bulgare”! Ma che non si parli più nemmeno di “conti in nero”. In fin dei conti (scusate il calembour) sempre e solo di numeri si tratta!

    Se vogliamo fare ancora di più, possiamo magari imitare gli svedesi. Da loro la seconda lingua più parlata oggi è l’arabo. Ebbene, come è cosa buona e giusta, si è data vita a un Partito Arabo Svedese il cui segretario, il sig. Krar Al-Hamede, ha fatto una interessante proposta al fine di favorire l’integrazione e una maggiore omogeneità sociale. Ecco la sua idea, che potremmo accogliere anche noi (speriamo che qualche partito progressista e di sinistra se ne faccia carico): “Se il multiculturalismo non è adatto per qualcuno, la società può aiutarne l’emigrazione…vogliamo concludere accordi con Paesi che possono interessare gli svedesi come Polonia, Thailandia, Nuova Zelanda o altri Paesi più omogenei e meno religiosi”. La sua idea è di offrire un generoso aiuto finanziario a quegli svedesi che vorranno volontariamente lasciare la Svezia per facilitare l’integrazione degli ex-stranieri. Sembra che in 24 ore il sito Facebook del partito abbia raccolto più di 200 like.  Purtroppo, anche in Svezia ci sono retrogradi e nostalgici di una presunta identità nazionale e qualcuno ha protestato. E’ pur vero che il sig. Al Hamede è stato due volte ricoverato in un ospedale psichiatrico, ma c’è restato poco e ora è completamente libero. Lo dimostra il fatto che il sito del partito è perfettamente funzionante. Siamo certi che è solo questione di tempo: come annunciato, il nuovo partito si presenterà alle elezioni parlamentari del 2022.

    Qualora per impicci burocratici non accadesse in Svezia, potremmo favorirlo noi in Italia. La generosità a favore di un’accoglienza estesa non ci manca (vedi la riduzione delle multe per gli scafisti delle ONG e le dichiarazioni di molta brava gente dentro e fuori la politica) e, magari, potremmo ottenere anche l’Alto Patronato della Ministra Bellanova.

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