Turchia

  • Astaldi recupera risorse per il concordato: terzo ponte sul Bosforo ceduto per 315 milioni di dollari

    Astaldi ha finalizzato la cessione a IC Ictas Sanayi ve Ticaret delle proprie quote nell’asset relativo alla concessione per la realizzazione e gestione della Northern Marmara Highway (il “Terzo Ponte”), in Turchia. Secondo quanto riferisce una nota della società, l’accordo sottoscritto con Ictas – già valutato e autorizzato dal Tribunale di Roma come rispondente alla migliore tutela dei creditori nell’ambito della procedura di concordato che Astaldi ha in corso – prevede termini e condizioni coerenti con la proposta concordataria depositata dalla società, vale a dire: la cessione ad Ictas dell’intera partecipazione detenuta da Astaldi nella Concessionaria del Terzo Ponte e dei crediti correlati, al prezzo di 315 milioni di dollari. Tale prezzo di acquisto sarà corrisposto al netto delle partite di compensazione con Ictas e del ripagamento degli altri creditori turchi (in virtù del mancato riconoscimento dell’istituto del concordato in Turchia), per circa 142 milioni di euro, in conformità a quanto previsto nel Piano concordatario, nonché dei relativi costi di transazione; la tacitazione di ogni pretesa di Ictas nei confronti di Astaldi in relazione alle commesse in partnership, in conseguenza dell’uscita dalle suddette commesse (sia in Turchia, che in Russia).

    Il Terzo Ponte è il primo asset ad essere venduto tra quelli che, secondo quanto previsto dal Piano concordatario, saranno oggetto di cessione per la soddisfazione dei creditori chirografari mediante l’attribuzione di Strumenti Finanziari Partecipativi.

  • 695 nuovi arresti in Turchia per sospetti legami con Gulen

    La Turchia emesso una serie di mandati di detenzione contro 695 persone sospettate di avere legami con la rete statunitense di predicatori islamici facenti capo a Fethullah Gulen, accusata da Ankara di aver pianificato il tentativo di colpo di stato del 2016.

    I media statali hanno riferito che i pubblici ministeri stavano procedendo con la detenzione di 467 presunti seguaci di Gulen sospettati di brogli durante un esame per la promozione del sovrintendente della polizia nel 2009. Sono stati inoltre emessi altri 157 mandati contro ufficiali militari di cui 101 erano ancora in servizio attivo nell’Aeronautica o nella Marina.

    Nel 2016, un gruppo di ufficiali aveva tentato un colpo di stato per rovesciare il presidente Recep Tayyip Erdogan. Circa 250 persone furono uccise nel tentativo fallito. Dopo il colpo di stato, circa 80.000 persone sono state arrestate e circa 150.000 sono allontanate dai propri posti di lavoro statale. Gulen vive in esilio autoimposto negli Stati Uniti dal 1999 e ha sempre negato il coinvolgimento nel tentativo di golpe. Tuttavia, operazioni contro la sua rete di contatti vengono regolarmente eseguite in Turchia, poiché le autorità affermano che il gruppo rimane una minaccia per la sicurezza nazionale.

  • L’UE esorta la Turchia a fermare le perforazioni illegali al largo di Cipro. E intanto prepara nuove sanzioni

    L’Unione europea, mentre prepara nuove sanzioni, ha esortato la Turchia a interrompere le sue attività di perforazione “illegali” nella zona economica esclusiva di Cipro (ZEE) dopo aver annunciato che la nave di Yavuuz condurrà ulteriori attività di esplorazione e perforazione nell’area. In una dichiarazione rilasciata sabato, il portavoce della politica estera dell’UE, Peter Stano, ha affermato che le azioni della Turchia minano la stabilità regionale e che “sono necessari passi concreti per creare un ambiente favorevole al dialogo civile”.Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan “ha promesso” giovedì di iniziare a perforare al largo della costa di Cipro “il più presto possibile”, mentre Ankara a novembre ha firmato un accordo per le zone marittime con il governo del generale Khalifa Haftar, con sede a Tripoli, rivendicando vaste aree di acque territoriali della Grecia e di Cipro.

    “Il diritto internazionale del mare, il principio delle relazioni di buon vicinato, la sovranità e i diritti sulle zone marittime di tutti gli Stati membri devono essere rispettati”, ha affermato l’UE nella sua dichiarazione.

    Intanto la nave Yavuz avanza nell’area autorizzata “G” nel sud di Cipro per condurre un’altra operazione di perforazione in un’area autorizzata dalle società energetiche Eni e Total.“I ciprioti turchi hanno diritti tanto quanto i ciprioti greci. Se petrolio e gas naturale dovessero essere trovati in quest’area, entrambe le parti condivideranno le entrate insieme”, ha aggiunto il portavoce dell’AMF Hami Aksoy. Nella stessa dichiarazione si commenta anche la decisione dell’UE che starebbe applicando politiche non realistiche, pregiudizievoli e di doppio standard nel suo approccio alla Turchia e ai turco-ciprioti.”La Turchia si sta trasformando in uno stato pirata nel Mediterraneo orientale”, ha dichiarato la presidenza cipriota. “La Turchia insiste nel percorrere la strada dell’illegalità internazionale”, in quanto ha “provocatoriamente ignorato” l’UE che chiede il rispetto del diritto internazionale e la cessazione delle sue attività di trivellazione.

  • Turkey could be added to “grey list” for money laundering and terrorism financing

    Turkey has been warned by the Financial Action Task Force (FATF) that it must address its shortcomings in tackling money laundering and terrorism financing or face being added to an international “grey list” of countries with inadequate financial controls.

    The international watchdog’s warning came after its 2019 Turkey Mutual Evaluation Report report issued on Monday, determined the country’s lack of a series of standards, that could severely harm Turkey’s ability to attract foreign financing.

    FATF assessed Turkey’s anti-money laundering and counter terrorist financing system, finding that the country needs to improve fundamentally in nine out of the eleven areas evaluated.

    Those include the need to improve measures for freezing assets linked to terrorism and to increase the current low rate of conviction for terrorism financing – despite progress made in courts, and proliferating weapons of mass destruction.

    The country was also found to delay in implementing UN Security Council resolutions related to sanctions designations against Iran, North Korea and the Taliban.

    While in recent years Turkey has strengthened its laws and regulations, it still needs to improve implementation in various areas, to boost effectiveness. According to the report, Turkish authorities need to make better use of financial intelligence increase the number of money laundering investigations and to develop a national strategy for investigating and prosecuting different types of money laundering.

    “Turkey has understood the risks it faces from money laundering and terrorist financing and has established a legal framework that can form the basis for achieving effective outcomes, but it needs to swiftly address the gaps identified in this report”, highlighted the report.

    Based on the report’s finding, the key threats leading to the crimes of money laundering (ML) and terrorism financing (TF) in Turkey, are illegal drug trafficking, migrant and fuel smuggling, human trafficking and terrorist attacks.

    Turkey was removed from FATF’s list in 2014 after a four-year monitoring period. Ankara will be put again under special monitoring for one year and if it fails to comply with FATF’s recommendations, it will be re-added to the “grey list”, along with countries such as Pakistan, Mongolia and Yemen.

  • Le origini storiche del conflitto tra curdi e turchi

    Il Kurdistan è stato affidato alla Turchia, sotto protettorato della Francia, al termine della Prima Guerra Mondiale con lo smembramento dell’Impero Ottomano, ma quando nell’area di Mosul venne scoperto il petrolio buona parte del Kurdistan sotto protettorato francese fu accorpata all’Iraq. I curdi, peraltro, sono di ascendenza iranica e non araba mentre l’Iraq è costituito per la più parte da arabi-sunniti. Fatto sta che buona parte dei curdi passarono dal protettorato francese a quello inglese (sull’Iraq), mentre la Francia venne compensata dello scorporo delle aree petrolifere del Kurdistan con una partecipazione in due compagnie petrolifere. I curdi peraltro non hanno accettato di buon grado di essere divisi e sparsi in Stati diversi, solidarizzando ovviamente tra di loro al di là dei confini che li separavano. La Turchia, di contro, non ha mai accettato di buon grado di vedere circoscritto il proprio raggio d’azione su un’area ben più piccola di quella dell’Impero Ottomano e ancor meno ha accettato la solidarietà sviluppatasi tra curdi al di qua e al di là dei propri confini nazionali. La guerra che la Turchia ha mosso ora ai curdi in Siria trae origine proprio dalle ambizioni egemonica dalla nostalgia del passato di Tayyp Erdogan e parimenti dalla volontà di spezzare quella solidarietà etnica tra componenti del Kurdistan che si vedono separati dal confine tra Turchia e Siria e separati all’interno di due diversi Stati.

  • Recognising the Armenian Genocide means being on the right side of history

    Turkey’s continued denial of both its past and present crimes against humanity proves that it is an insecure state

    The recent passing of House Resolution 296 in the US House of Representatives has highlighted the almost unbelievable roller coaster dynamics of Turkey’s relationship with its NATO allies. For years Ankara has done everything in its power to limit the success of genocide recognition campaigns around the world, primarily with its use of carrot and stick techniques. In Australasia, it would be the threat of not allowing Anzac Day visits by foreign dignitaries from Australia and New Zealand while in the US and certain other countries they have resorted to hiring high-powered lobbying firms to counter moves for genocide recognition.

    The Armenian Genocide – an umbrella term for the 1915 massacres of Armenians, Greeks, and Assyrians by the Ottoman Empire – has for decades been used by Turkey as political capital against well-known democracies around the world. The US block (US, UK, Australia, New Zealand, Israel and a number of other countries) have gone out of their way to placate Turkey and its ever more irrational leader, Erdogan, on this issue, ultimately to 1) procure more sales of military equipment, 2) For Turkey to remain a bulwark against Russian ambitions in the area, and 3) For the West to maintain its bases to further project military might in the Middle East and the region overall.

    The result has been an absolute disaster, hindering Turkish democracy, and helping to silence all those struggling for an egalitarian, secular state there.

    Over the past few years, Erdogan’s handling of American pastor Andrew Brunson’s imprisonment, Turkey’s purchase of Russian S-400 missiles, and its recent military invasion of Syria have finally deteriorated faith in this far removed NATO ally. It’s surprising that this is what it took for the West to take notice. For years, Erdogan’s government has shunned international conventions by imprisoning tens of thousands of suspected Gulenists, Kurds, journalists, artists, and many others without any international noteworthy cost. It led this outlier of a leader to think that he can get away with pretty much anything.

    Turkey’s recent invasion of Syria, made under the pretence of a security corridor and a place for the resettlement of Syrian Arab refugees, has directly targeted the area’s Kurds, Armenians, and other communities and explicitly showed the true face of an unpunished killer.

    This begs the question of when someone gets away with murder, or genocide denial, what is to stop them from committing other crimes against humanity?

    Armenians around the world were devastated to witness Turkey’s bombing of Kurdish forces and civilians in Syria. It was like experiencing PTSD from a 100+-year-old genocide. The YPG/Kurdish-American alliance was destroyed overnight after US President Donald Trump’s call with Erdogan. As far as Trump saw it, the Kurds had served American interests by doing the lion’s share of the fighting against ISIS and were now disposable.

    Lucky for us, most Americans don’t see it that way. Many in the United States and their congressional representatives were appalled at how easily a U.S. ally was literally thrown under the bus by a President fighting a now ongoing impeachment inquiry. It truly brought Turkey’s continued diplomatic abuse to light.

    As Armenian-Americans, we have fought for recognition of the genocide for many years. We will continue to fight for a Senate resolution of the same kind in the coming days and months. The importance of such resolutions is to finally make it clear to Turkey that there is a price to pay for genocide denial, for continuing to act with impunity against its own minorities and activists and to shed international laws.

    These resolutions will not predicate behaviour by the State Department, nor the President, but will nonetheless send a strong message that Americans will not stand for this. The rest of the world also needs to take a strong stance against Erdogan and his insecure state.

    While I was in New Zealand, I wrote a strong critique of Erdogan’s response to the Christchurch mosque shootings with his false claims of responsibility against New Zealanders.

    Australians and New Zealanders should be appalled, stand up to this thug and refuse to visit their perished loved ones who are buried under Turkish soil in Gallipoli while the government of Turkey continues its unending abuse.

    Most of my friends are shocked that Israel has also never formally recognised the genocide. Irrespective of the bad diplomatic blood between Turkey and Israel, Prime Minister Benjamin Netanyahu’s government has blocked all such efforts to recognise the Armenian Genocide due to the intelligence sharing that Israel has with Turkey and, until now, the US’ official stance on genocide recognition. Israel should have been the first state to pass a resolution that gave official recognition to the Armenian genocide as we’re now all too familiar with Hitler’s quote when asked about the Nazi’s extermination of Europe’s Jews: “Who, after all, speaks today of the annihilation of the Armenians?”

    It is time to punish genocide denial around the world.

    Last year Armenia experienced a unique historical detour, shedding its post-Soviet corrupt oligarchic state and instituting a progressive regime via the peaceful Velvet Revolution led by Prime Minister Nikol Pashinyan. We’ve made a documentary film called “I Am Not Alone” which premiered at the Toronto International Film Festival in September and shows the details of the revolution.

    What continues to stand out for me is how decentralised civil disobedience was successfully used as a tool for peaceful regime change in Armenia. Turkey continues its illegal blockade of Armenia, holding a whole country hostage from international trade routes and rights. With so many countries and provinces around the world struggling with their own democratic movements – Hong Kong, Lebanon, Chile, and Iraq, to name a few – it is essential for the citizens of Turkey to claim their destiny and find a way forward toward the goal of a more progressive, egalitarian, democratic country. Erdogan and his deeply corrupt government continue to send them into a downward spiral of misfortune.

    The Armenian Genocide should serve as an important historical lesson to all. Unpunished crimes against humanity that are ignored for economic or political gain by the international community will eventually lead to global disorder.

     

  • L’UNICEF esorta i governi a rimpatriare i bambini stranieri bloccati in Siria

    Henrietta Fore, capo del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia – UNICEF, ha lanciato un appello lo scorso 4 novembre affinché i Paesi rimpatrino i bambini stranieri bloccati nel nord-est della Siria, in seguito dell’offensiva lanciata dalla Turchia il mese scorso. Secondo l’agenzia, quasi 28.000 bambini provenienti da oltre 60 paesi sono intrappolati nei campi di sfollamento nella regione, 20.000 dei quali provengono dall’Iraq. Molti di loro sono nati da estremisti dell’ISIS e oltre l’80% di loro ha meno di 12 anni. Circa 17 Paesi hanno rimpatriato più di 650 bambini, con un procedimento sostenuto dall’UNICEF. Tuttavia, l’agenzia è ancora molto preoccupata poiché circa 40.000 bambini siriani sono stati recentemente sfollati in tutta la regione e vivono in rifugi a causa della violenza. In questo contesto, le Nazioni Unite hanno nuovamente esortato tutte le parti in conflitto a garantire che gli operatori umanitari possano accedere in modo sicuro per aiutare i più bisognosi nella già disastrosa situazione umanitaria della regione.

  • Il Presidente del PE al Consiglio europeo: necessarie un’Europa più partecipata e attenzione al clima, migrazione, allargamento, Brexit e Turchia

    Parla di un’Europa più partecipata il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, nel suo messaggio al Consiglio europeo che si è svolto a Bruxelles il 17 e il 18 ottobre. Pur sottolineando come i cittadini europei abbiano votato a maggio per partiti e movimenti che si riconoscono nei grandi principi del progetto europeo, limitando il dilagare delle forze populiste e nazionaliste, ciò non vuol dire che bisogna abbassare la guardia.I cittadini chiedono un’Europa nuova, più vicina alle loro esigenze, più verde, più severa nella difesa dello Stato di diritto, più attenta ai diritti sociali, più efficiente e trasparente nel suo processo decisionale. “Oggi nel Parlamento europeo – dichiara Sassoli – vi è davvero la possibilità di aumentare il grado di consapevolezza delle forze europeiste nel ricercare le convergenze possibili per rispondere alle domande di cambiamento. Il Parlamento è la base della legittimità del sistema democratico europeo”. Partendo dalla richiesta del Consiglio europeo di non tenere conto per l’elezione del Presidente della Commissione europea degli “Spitzenkandidaten” Sassoli parla della necessità della convocazione di una Conferenza sugli strumenti della democrazia in Europa per rimarginare questa ‘ferita’ che era invece uno dei capisaldi dei Trattati dell’istituzione dell’Ue. E rimarca il ruolo del Parlamento europeo che deve “affermarsi come un attore del processo decisionale europeo. Lo farà certamente in maniera costruttiva, lavorando fianco a fianco con il Consiglio e la Commissione, ma rivendicando anche il suo ruolo e le sue prerogative”. Per questo sono necessarie anche risorse adeguate, il Parlamento europeo ha fissato le sue ambizioni sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 con largo anticipo, già nel novembre 2018 e da allora è pronto a negoziare. “Dal lato delle entrate – continua il Presidente – è necessario introdurre un paniere di nuove risorse proprie che siano meglio allineate alle principali priorità politiche dell’UE e ne incentivino i progressi. Lavoreremo per un bilancio trasparente e riteniamo sia giunto il momento di abolire l’intero sistema dei ‘rebates’. Dal lato della spesa, invece, il Parlamento ritiene fondamentale dare impulso ai programmi di maggior successo – ad esempio nei settori della gioventù, della ricerca e dell’innovazione, dell’ambiente e della transizione climatica, delle infrastrutture, delle PMI, della digitalizzazione e dei diritti sociali – mantenendo al tempo stesso inalterato in termini reali l’impegno finanziario per le politiche tradizionali dell’UE, in particolare coesione, agricoltura e pesca. Servirà assicurare risorse sufficienti per le nuove sfide, quali la migrazione, l’azione esterna e la difesa. Dobbiamo poi rispondere al disagio e alle difficoltà economiche di tanti cittadini e per questo siamo convinti che sia necessario rafforzare il modello sociale europeo. Reddito minimo europeo, assicurazione europea contro la disoccupazione, misure contro la povertà infantile, garanzia giovani, fondo di aiuto agli indigenti sono misure che devono essere finanziate adeguatamente”.

    Anche le problematiche legate al clima sono una prerogativa del nuovo Parlamento formatosi a maggio, per questo “la lotta al cambiamento climatico dovrà essere inclusa in tutte le politiche dell’Unione”, motivo per il quale è attesa la proposta della Commissione sul Green Deal europeo. “Abbiamo apprezzato molto le indicazioni, avanzate dalla Presidente von der Leyen, che riprendono le posizioni espresse dal Parlamento. La scorsa primavera, abbiamo chiesto di arrivare ad un obbiettivo di neutralità per le emissioni di carbonio nel 2050. Purtroppo, l’Unione europea non è stata in grado di farlo proprio. Tuttavia riconosciamo che sono stati compiuti progressi, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti e gli impegni del settore privato. Chiediamo agli Stati membri, che non l’hanno ancora fatto, di aumentare i loro contributi al Fondo Verde per il Clima e di sostenere la formazione di una Banca europea per il Clima. Queste politiche comportano profondi cambiamenti nelle nostre società e nelle nostre economie. Per questo è necessario adottare un piano di investimenti adeguato e finanziare la transizione ecologica in modo equo”.

    Non manca un accenno allo spinosa questione della Brexit, della quale il Parlamento affronterà con tutta l’attenzione del caso gli ultimi sviluppi per verificarne la conformità all’interesse dell’Unione europea e dei suoi cittadini.

    E per uno Stato che lascia l’Ue altri potrebbero accedervi, sempre che le condizioni siano conformi a quanto l’Europa chiede. Sassoli affronta, infatti, anche il tema dell’allargamento ai paesi del vicinato. “Quando a paesi vicini si chiedono sforzi straordinari di cambiamento e questi sforzi vengono compiuti è nostro dovere corrispondere. Per questo sosteniamo la necessità di aprire adesso i negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l’Albania. Il giudizio della Commissione europea è favorevole e i cittadini di quei paesi non comprenderebbero rinvii. Certo, resta ancora molto da fare e i negoziati di adesione sono un lungo cammino. Non accadrà da un giorno all’altro. La stabilizzazione dei Balcani Occidentali è fondamentale anche per la nostra sicurezza e per evitare che ingerenze esterne condizionino il loro e il nostro futuro”. E a proposito di paesi limitrofi che con l’area balcanica hanno da sempre avuto molto a che fare, non poteva mancare un riferimento a quanto sta compiendo in questi giorni la Turchia con le discutibili iniziative militari del suo Presidente Erdogan nella Siria nord orientale. “La popolazione curda nel Nord-est della Siria ha combattuto con coraggio i terroristi dello Stato islamico e ora è oggetto di un’aggressione da parte di un Paese membro della NATO. Non è un mistero che i nostri cittadini nutrano un forte senso di riconoscenza per quelle comunità. La battaglia contro l’ISIS, d’altronde, è stata fondamentale per la nostra sicurezza. Per tali motivi condanniamo fermamente e senza riserve l’azione militare della Turchia nella Siria nord-orientale che costituisce una grave violazione del diritto internazionale e compromette la stabilità e la sicurezza dell’intera regione, causando sofferenze ad una popolazione già colpita dalla guerra ed ostacolando l’accesso all’assistenza umanitaria. Accogliamo con favore la decisione di operare un coordinamento delle misure nazionali di embargo sulla futura vendita di armi alla Turchia, ma lo consideriamo un primo passo e non sufficiente. Abbiamo il dovere di dare un segnale unitario, promuovendo un embargo comune a livello dell’Unione europea che riguardi non solo le future forniture di armi, ma anche quelle correnti. È positiva la decisione dell’Unione europea di sanzionare la Turchia per un fatto grave come le trivellazioni al largo di Cipro, ma risulta meno comprensibile che non si faccia altrettanto in merito all’aggressione militare nella Siria Nord-orientale. Dobbiamo mettere sul tavolo ogni ipotesi di sanzioni economiche nei confronti del governo turco che devono colpire persone fisiche e giuridiche e non la società civile già provata dalla crisi economica”.

    Parlando di Turchia non possono non tornare alla mente i costosissimi accordi fatti negli anni scorsi per le politiche di contenimento dei flussi migratori. E alla migrazione è dedicata l’ultima parte del messaggio di Sassoli, consapevole di quanto accade quotidianamente nel Mediteranno e sulle coste dei paesi che esso lambisce. “Restiamo convinti che la soluzione non possa che essere elaborata nel quadro comune dell’Unione europea, a partire dalla riforma del Regolamento di Dublino su cui il Parlamento europeo si è espresso da tempo. L’Unione europea ha il dovere di assicurare la protezione delle persone che ne hanno diritto anche attraverso la creazione di veri e propri corridoi umanitari europei che, su base volontaria, con l’aiuto delle competenti agenzie umanitarie, consentano a chi ne ha bisogno di arrivare in Europa senza doversi affidare ai trafficanti di esseri umani”.

     

  • La Turchia si sta nuovamente macchiando di una infamia

    L’Italia annuncia che non venderà più armi ad Erdogan, la stessa cosa dicono altri Stati! Le domande sono: perché sono state vendute fino ad ora armi ad un dittatore che si è già macchiato di ingiustificate repressioni nel proprio Paese, perché il roboante presidente americano non ha avuto la capacità, o meglio la volontà, di organizzare il ritiro dei suoi militari solo dopo aver chiarito il futuro del popolo curdo?
    La Turchia si sta nuovamente macchiando di una infamia, dopo il genocidio, che ancora oggi rinnega, un nuovo delitto proprio contro coloro che sono stati i più importanti oppositori e combattenti contro l’Isis. Un’infamia che porterà non solo a nuove vittime innocenti, a decine di migliaia di profughi e sfollati curdi ma anche alla recrudescenza dell’offensiva islamista nel mondo ed in Europa. L’Isis si è infiltrato da tempo sia in Siria che in Turchia ed i suoi militanti stanno cercando, nell’infuriare dei bombardamenti, di liberare i prigionieri, più di 11.000, che sono attualmente nelle carceri curde.
    L’Europa pagherà a caro prezzo la sua ignavia, la sua incapacità, dopo tanti anni, di darsi una voce forte ed univoca in politica estera, di non essere stata capace di una visione e una politica comune, pagheranno i singoli Stati che per aver venduto armi a dittatori o a criminali e che per questo sono diventati di fatto complici silenziosi. Trump invita i paesi europei a riprendere i foreign fighters ma insieme ai foreign fighters arriveranno in Europa anche i jihadisti che i curdi avevano combattuto e imprigionato e che ora torneranno liberi.
    Sdegno, rabbia non bastano, dovremmo poter marchiare a fuoco nella nostra memoria i silenzi complici e gli interessi sporchi di tutti quei governi occidentali che parlano di pace sulla pelle di coloro che le guerre ingiuste uccidono. Erdogan e Trump con decisioni diverse hanno simili responsabilità e mentre li condanniamo entrambi diamo onore al presidente etiope Abiy Ahmed Ali, al quale è stato appena assegnato il Nobel, che è stato capace di riportare la pace dove decenni di lotte avevano fatto innumerevoli vittime e tutto il nostro disprezzo per coloro che hanno consegnato i curdi in mani sanguinarie.

  • La Ue vuole interrompere le relazioni diplomatiche con la Turchia

    Il Consiglio dell’UE ha votato il 15 luglio la sospensione delle attività diplomatiche tra UE e Turchia in risposta a «nuove e continue» attività sulla costa di Cipro da parte del Paese asiatico. Almeno due navi turche hanno trivellato petrolio e gas nelle acque territoriali cipriote; il governo turco rivendica diritti di esplorazione sulla regione mentre l’Ue ha più volte invitato Ankara a non proseguire tali attività.

    A seguito della decisione europea, il ministero degli Esteri turco ha rilasciato una dichiarazione in cui ha respinto le conclusioni del Consiglio e lo ha accusato di mostrare pregiudizi ingiustificati a favore di Cipro. «Non dovremmo prendere sul serio le decisioni dell’Ue» ha dichiarato il ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu al sito di notizie turco Habertürk: «Abbiamo già tre navi lì e ne stiamo inviando una quarta» ha aggiunto.

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