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  • Noi che…

    Noi che non penseremmo mai di passare una notte in coda per comperare l’ultimo paio di scarpe di moda, noi che reputiamo assurdo comperare un jeans stracciato e per di più pagarlo tanto,

    noi che stiamo ben attenti a non esibire il nome dello stilista scritto, a caratteri cubitali, sulle nostre mutande,

    noi che pensiamo che i pantaloni a vita bassa, come porta anche Renzi, facciano uscire inutilmente la pancia e che quelli a cavallo basso facciano sembrare tutti con le gambe corte corte,

    noi che rifiutiamo di coprirci di tatuaggi per cercare un’identità che, bene o male, pensiamo di aver trovato,

    noi che pensiamo che il bullismo, in ogni forma ed ogni età, è dimostrazione di una scuola e di una famiglia che non funzionano e che non è sufficiente innalzare un vessillo arcobaleno per costruire una pace giusta,

    noi che vorremmo poter lavorare senza 63 pratiche da compilare e che in ufficio prima facciamo il nostro lavoro e solo se c’è tempo andiamo su Internet,

    noi che vediamo i Social come strumento e non vogliamo diventare strumento dei Social e di chi ci guadagna sopra,

    noi che accettiamo le telecamere ed i controlli nella speranza aiutino a contrastare il crimine ma che poi subiamo furti ed angherie senza poterci difendere,

    noi che sentiamo parlare delle tante leggi nazionali e normative europee per la parità tra le persone ma ogni giorno vediamo donne violentate ed uccise, bambini insidiati, anziani abbandonati e scopriamo che dopo la legge c’è la solitudine di ciascuno,

    noi che vorremmo vedere una gioventù capace di tirare su la testa per affrontare le tante avversità e vediamo dilagare la droga pubblicizzata anche dalle canzoni e da certi programmi televisivi,

    noi che continuiamo a ritenere che le scelte politiche non possano essere improvvisate, che il potere legislativo sia il più importante strumento per dare sicurezza e giustizia a tutti, che ci voglia cultura, studio e meditazione prima di parlare e che Twitter, anche se lo usa un presidente americano, è roba da ragazzi non da statisti e rappresentanti delle istituzioni,

    noi che sappiamo bene come l’abito non faccia il monaco, ma spesso il cardinale e che perciò crediamo che bisogna rispettare sia il ruolo che ruolo che rappresentiamo sia chi ci ha eletto in quel ruolo,

    noi che a tavola vorremmo scambiare due idee e non vedere gli altri commensali fissi sul loro attrezzino informatico,

    noi che rispettiamo le religioni ma non vogliamo inutili sofferenze come quelle che derivano agli animali macellati senza stordimento e dissanguati ,

    noi che vorremmo l’Europa politica ed un’intelligence comune per contrastare terrorismo e criminalità e ci dobbiamo accontentare di sentir parlare di Europa da chi confonde i nomi delle istituzioni o pensa solo al proprio interesse di parte,

    noi che crediamo che la politica sia un servizio alla collettività e viviamo in un periodo dove è invece diventata al servizio dei partiti,

    noi che crediamo che gli elettori abbiano diritto di scegliere i propri rappresentanti mentre invece da troppo tempo li nominano i capi partito scegliendo in genere persone che non possano far  loro ombra e che sono sempre disposti a dire sì,

    noi che aborriamo  il ricatto e assistiamo ogni giorno a ricatti continui tra ci governa ed anche tra chi vorrebbe  candidarsi a governare,

    noi che speravamo che nell’Unione europea a nessuno fosse consentito girare col viso coperto e praticare le menomazioni genitali,

    noi che non siamo buonisti pelosi ma cerchiamo di essere cittadini corretti pensando che ciascuna libertà trova limite nel rispetto delle libertà altrui,

    noi che sosteniamo la Carta universale dei diritti e da anni chiediamo una Carta universale dei doveri, doveri per i cittadini, doveri per le istituzioni,

    noi che avremmo molte cose da dire e vorremmo ascoltare cose sensate,

    noi che non siamo né troppo di destra né troppo di sinistra,

    noi che non sappiamo quanti siamo perché altri parlano così forte e con tale irruenza che per fermarli un attimo dovremmo passare alle mani,

    noi dove stiamo andando?

  • Senatore repubblicano degli Usa twitta una frase di Mussolini

    Il senatore americano del partito repubblicano John Cornyn, che rappresenta il Texas al Senato dal 2002, ha twittato una citazione di Benito Mussolini che ha spiazzato i suoi 187mila follower: “Man mano che la civiltà assume forme sempre più complesse, la libertà dell’individuo si restringe sempre più”.

    La frase fa parte del discorso che Mussolini pronunciò davanti all’Assemblea del Partito Fascista il 14 settembre 1929 e non è ben chiaro chiaro per quale motivo Cornyn, o qualche suo collaboratore, abbia scelto di utilizzarla. Il cinguettio è finito sotto i riflettori quando ha catturato l’attenzione dell’attrice Alyssa Milano che ha proposto il messaggio ai suoi 3,5 milioni di follower: “Vedete cosa sta facendo John Cornyn? Oh, sta solo citando Mussolini”.
    Molti utenti si sono limitati a criticare il messaggio del senatore, sollevando dubbi sulle condizioni attuali del partito democratico: “Ma che sta succedendo al Gop?”, si chiede un follower. Tra le repliche, spicca quella del colonnello Morris Davis, ex procuratore di Guantanamo: “Mio padre, partito come un giovane sano per la Seconda Guerra Mondiale e tornato disabile al 100%, non ha sconfitto i nazisti per vederli coccolati in America sei decenni più tardi”.

    Ad offrire una potenziale via d’uscita a Cornyn provvede un utente, che cerca di inquadrare la sortita in un contesto più decifrabile. “Lei odia il socialdemocratici al punto da citare l’allarme di Mussolini in relazione al socialismo?”, domanda l’utente che si identifica come ‘Respectable Lawyer’. “Hai centrato il punto – risponde Cornyn -. Dal momento che i cosiddetti socialdemocratici hanno dimenticato o non hanno mai imparato le lezioni della storia e come la loro ideologia sia incompatibile con la libertà, ritengo che dobbiamo aiutarli a ricordare o impartirgli la lezione”.

  • Usciamo dall’incantesimo degli affabulatori

    Mentre, per chi può, comincia il tempo delle vacanze ad altri continua a mancare il tempo della meditazione. Abbiamo vissuto anni nei quali dichiarare è stato, ed è purtroppo ancora, più importante che fare, e fare ha significato agire sulla scorta delle proprie idee, a prescindere da quanto servisse alla gente ed al Paese.

    Oggi è diventata ormai evidente l’incapacità di troppi di studiare i problemi, nella loro complessità, prima di passare alle dichiarazioni ed alle azioni. Il problema non è certo solo italiano: la mondializzazione degli errori, delle superficialità, delle arroganze è sicuramente riuscita e sta trascinando troppi stati, e troppi politici, verso la strada dell’ “uomo solo al comando”, ciascuno immemore di cosa hanno significato, nel secolo scorso, i regimi totalitari ed egocentrici.

    La velocità della comunicazione, con i sistemi informatici, impedisce di rileggere quanto si è scritto di getto, tutto deve essere immediato, dall’insulto alla minaccia, dalla promessa alla blandizia. E l’egocentrismo, il delirio di onnipotenza, che non termina neppure quando si è perso, la certezza assoluta di essere superiori e migliori di tutti coinvolge, ad ogni livello, impedendo di valutare conseguenze personali e collettive.

    Si è detto molto sulla necessità di riformare la politica: dall’Unione europea all’Italia i molti nodi venuti al pettine dimostrano che è un problema di uomini e donne all’interno delle istituzioni, per riformare quegli esseri umani, che sono stati e sono cattivo esempio e sprovveduti maestri, la strada è lunga ed impervia. A chi spetterà, nel caso che abbiamo lasciato crescere, riinsegnare il concetto di giustizia e correttezza, di autorità senza autoritarismi o spacconate, di bene comune, di comprensione, nella fermezza di leggi e regole, di giusto profitto e di attenzione sociale, solo per fare qualche esempio? Chi riporterà la discussione sulla differenza tra libertà e sopruso? Chi parlerà di empatia e saprà condannare l’anaffettività e l’egocentrismo che tanta indifferenza ci ha insegnato? Chi parlando in difesa della famiglia avrà il coraggio di ammettere che famiglie disastrate emotivamente, e travolte dalle ferree leggi del consumismo e dell’apparenza, hanno prodotto i disperati figli che governano con arroganza o si sballano di droghe e violenze?

    Si possono anche chiudere i porti se si aprono le menti per trovare soluzioni giuste ed efficaci perché in una società civile la morte ed il dolore degli altri non può lasciare inerti così come è legittimo difendere la propria vita e le proprie conquiste. Non saranno i robot né i cantaTwitter, penosa parodia dei cantastorie, a salvarci. Senza aspettare l’uomo della provvidenza, che spesso è il nostro carnefice, alziamo ciascuno la testa: ogni società si basa su individui che non operano soltanto per il proprio tornaconto. Usciamo dal privato dove ci siamo nascosti e rifuggiamo dal tanto peggio tanto meglio, dalle scelte di rabbia e dall’incantesimo degli affabulatori, usciamo.

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