Vaccini

  • Il Sistema Sanitario Nazionale ed il paradosso “progressista”

    Il perdurare della pandemia da covid-19 con tutte le varianti del virus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale di ogni singolo paese. Il senso di inadeguatezza dimostrato durante il primo periodo (primavera 2020) ed il conseguente lockdown dal sistema sanitario gestito dalle regioni per l’eccezionalità della stessa pandemia lascia ora il posto alla complessa ed articolata discussione relativa alle strategie economiche e sanitarie delle quali il sistema stesso è oggetto. Il tutto con l’obiettivo ovviamente di contenere se non annullare tanto i contagi quanto gli effetti dell’infezione virale.

    A questa legittima ricerca si aggiunge, inoltre, la sempre più forte contrapposizione all’interno della campagna vaccinale tra i sostenitori dei vaccini e la compagine dei no-vax. Gli stessi toni hanno raggiunto livelli insostenibile ed incompatibili con un confronto democratico da entrambe le parti. In quanto alle minacce verbali anche sui social attribuibili alla compagine dei no-vax la parte avversa risponde con concetti altrettanto pericolosi e minacciosi. Emerge, infatti, un pensiero preoccupante relativo proprio alle strategie “sanitarie” proposte e magari imposte per vincere, se non convincere, la riottosità di una buona parte dei non vaccinati.

    All’interno di quella compagine politica che si definisce “progressista”, quindi vicina agli ideali una volta espressione della sinistra, ottiene un sempre maggiore consenso quella proposta per la quale i “non vaccinati” dovrebbero pagarsi le spese sanitarie per gli eventuali ricoveri. Un’affermazione ma soprattutto l’espressione di una ideologia massimalista lontana anni luce proprio da quegli ideali che hanno caratterizzato dal dopoguerra ad oggi il pensiero progressista e di sinistra e lontana anche dai principi democratici contenuti nella Carta Costituzionale. In questo senso va ricordato proprio a questi Falsi Progressisti come il sistema sanitario (SSN) del nostro Paese sia pubblico, quindi ogni cittadino italiano o chiunque si trovi sul nostro territorio possa accedere nel momento del bisogno alla totalità dei propri servizi, indipendentemente dalla nazionalità (1), residenza regionale (2), censo (3), colore della pelle (4), reddito (5) o religione (6).

    In più la strategia proposta per combattere la resistenza dei no-vax (ripeto pagare per una prestazione sanitaria invece prevista gratuita come atto costitutivo stesso del SSN pubblico) è esattamente identica a quella adottata dalle compagnie di assicurazioni sanitarie statunitensi le quali stanno aumentando ai “non vaccinati” di circa 200 dollari al mese il premio assicurativo (circa 2.500 dollari all’anno quindi) in virtù di un accresciuto profilo di rischio.

    Va ricordato come la complessa struttura sanitaria statunitense si basi sul principio della privatizzazione del sistema stesso al quale si accede attraverso la stipula di una polizza sanitaria. La perfetta simbiosi tra la soluzione proposta dal “mondo progressista italiano” da inserire nel nostro SSN pubblico e quella liberista statunitense ma pensata per un SSN privato dimostra in modo evidente il paradosso politico, strategico ed ideologico italico. In più emerge in modo cristallino come l’approccio ideologico ed etico alla complessa problematica sanitaria apra le porte ad uno Stato etico.

    All’interno di questa istituzione etica i cittadini e successivamente i pazienti potranno accedere alle cure mediche garantite dal SSN pubblico gratuitamente SE, e solo SE, il loro profilo comportamentale e sanitario risulterà in linea con i protocolli ed i modelli comportamentali elaborati dallo stesso Stato.

    In altre parole: nasce lo Stato Orwelliano.

  • Il green pass e la presunta libertà perduta

    Le polemiche sul Green Pass e, soprattutto, le argomentazioni dei focosi oppositori dovrebbero preoccupare gli antropologi perché sono evidenti espressioni di una collettiva, sebbene per fortuna fortemente minoritaria mutazione della capacità di comprendere il senso logico dei ragionamenti e il nesso tra cause ed effetti dei comportamenti umani.

    A parte la sempre inevitabile strumentalità di alcuni contestatori, appare infatti evidente la profonda convinzione della maggioranza di questi delle proprie ragioni, specie sotto il profilo del dettato costituzionale della tutela della propria libertà.

    Ecco perché è doveroso spiegare, fino allo sfinimento se necessario, che non è assolutamente vero che il Green Pass produrrebbe discriminazioni tra i cittadini, mentre al contrario la sua mancanza le determinerebbe senz’altro. Infatti non c’è nessuna discriminazione in un Paese in cui si rispetta, forse perfino al di là di ogni oggettiva ragionevolezza, il diritto a non vaccinarsi, mentre ovviamente non si può penalizzare chi sceglie di vaccinarsi, rendendolo uguale a chi non accetta di farlo. Questa sarebbe appunto una discriminazione inaccettabile. Non è il caso di ricordare che il rifiuto a vaccinarsi, con la sola eccezione di impedimento sanitario a farlo, è un atto di asocialità perché oltre ad esporre il non vaccinato ai rischi dell’infezione, lo rende oggettivamente responsabile della salute altrui e questo comporta che un atto di libertà non può costituire nocumento per altre persone. Ma che un non vaccinato possa invocare i diritti costituzionali alla parità di trattamento, oltre che sbagliato, appare come una pretesa ingiustificata. I vaccinati hanno il sacrosanto diritto di accedere a qualsiasi luogo desiderino in assoluta sicurezza, senza la preoccupazione di essere insidiati da potenziali untori non vaccinati. Quindi il grido di libertà per tutti senza presunte discriminazioni della Meloni è sbagliato e politicamente scorretto, ed ha solo la funzione di adescare i pasdaran no vax a caccia di protettori delle loro pretese.

    Gli oppositori del Green Pass, nelle loro analisi basate su slogan senza supporti di contenuti scientifici né logici, ignorano o sottovalutano la pericolosità del Covid che, a parte la letalità, lascia al 10-15% di infettati conseguenze gravi riconosciute come patologie da “Long Covid”, che durano anche oltre sei mesi dopo la guarigione, e perfino patologie permanenti gravi o gravissime con conseguenti costi enormi per la collettività.

    Per tutte queste ragioni si impongono le limitazioni del Green Pass, che non sono punizioni, ma misure di contenimento della pandemia a chi non vuole per sua scelta l’immunità e quindi rimane soggetto a rischio. Ma poi dove sarebbe lo scandalo? Il vaccino è lo strumento riconosciuto per tornare liberi a fare una vita normale, chi lo rifiuta, rinuncia a tornare alla vita normale. E’ come se un dipendente pubblico con la licenza elementare protestasse per ottenere l’incarico di dirigente, per il quale occorre la laurea. Si tratta di una condizione e la libertà non solo non si può invocare a difesa, ma proprio perché essendo la carenza del titolo frutto di libera scelta è stata pienamente rispettata. Inoltre è assolutamente noto che il vaccino non esclude in assoluto il rischio di infezione, ma lo limita fortemente e, soprattutto, ne esclude totalmente il pericolo di mortalità. E su questo nessuno ha mai mentito. Sono stati sempre noti infatti i livelli di immunizzazione dei vaccini, le cui percentuali mai sono state superiori al 94-95%, che non è il 100%. Per questo è strumentale il tentativo di ridicolizzare i vaccini sostenendo con le battutine la loro inutilità. Senza i vaccini, almeno fino a quando non si troveranno cure efficaci per sconfiggere il virus, non c’è libertà e ritorno alla normalità per nessuno. Ma è proprio per questo che occorre che tutti si vaccinino e chi non lo vuole fare sia necessariamente assoggettato ad un regime diverso rispetto a chi invece accetta di farlo. Ecco perché insegnanti e studenti debbono essere vaccinati, perché le scuole devono riaprire ed operare in presenza, ma non possono in alcun caso diventare focolai per la diffusione del contagio.

    Per fortuna che al governo c’è Draghi, e non i soliti sensali della politica italiana, che ha istituito il Green Pass, ma deve fare di più e cioè estenderlo ai viaggi in treno, in aereo e nei mezzi di trasporto in generale e introdurre l’obbligatorietà del vaccino, dopo quella del personale sanitario, anche al personale della scuola, insegnante ed ausiliario, agli alunni dai 12 anni in su ed a tutte le categorie che hanno rapporti e contatti con il pubblico.

    Questo è il senso vero di un Paese ordinato, con un governo che tutela i diritti fondamentali dei cittadini come sancito dalla Costituzione, che stabilisce le norme a tutela della salute pubblica e la loro applicazione, con tutti i necessari controlli e relative sanzioni e che garantisce anche la libertà a chi, per sua scelta, rifiuti l’unico strumento di liberazione dal virus e dal rischio di morte, ma con le limitazioni imposte dal buon senso e dal principio etico che la libertà di ciascun cittadino finisce dove comincia la libertà degli altri.

    *Già sottosegretario ai BB.AA.CC.

  • La democrazia a doppio senso di circolazione

    Nel momento in cui un governo come espressione di una ampia maggioranza parlamentare emette un   decreto legge che obbliga ad adempiere ad una profilassi rigorosa e da seguire entro una data precisa per assicurarsi l’accesso a determinati servizi allora la sua azione non può limitarsi alla semplice applicazione del divieto. Lo stesso governo, infatti, deve contemporaneamente dimostrare di avere la capacità reale di rispondere al numero totale delle richieste di vaccinazione dalla data del decreto a quello dell’introduzione dell’obbligo indicato. Un principio democratico assolutamente sconosciuto alla classe dirigente politica italiana e non certo da oggi. Basti ricordare, tanto per fare un esempio, come lo stesso governo abbia chiuso l’accesso alle navi da crociera alla marittima di Venezia mettendo sul lastrico un’intera filiera produttiva e di servizi che occupa migliaia di persone e quindi fonti di sostentamento per migliaia di famiglie. Quando, invece, nello specifico sarebbe stato auspicabile creare precedentemente all’imposizione del divieto le condizioni alternative all’ingresso delle navi al porto di Venezia per poi imporre, solo successivamente alla creazione di queste misure alternative, il divieto dal 1° di agosto 2021. Una successione logica e temporale assolutamente inversa rispetto a quella seguita dalla classe politica locale, regionale e nazionale.

    Quasi contemporaneamente lo stesso governo, al di là delle disquisizioni tecniche, etiche e sanitarie relative all’efficacia dei vaccini, nel momento in cui si chiede all’intera popolazione di vaccinarsi per ottenere un green pass e quindi evitare una possibile esclusione dall’accesso a determinati servizi indica anche un limite temporale per l’introduzione dei medesimi divieti. Lo stesso Stato, allora, dovrebbe dimostrare contemporaneamente di possedere la capacità di vaccinare tutte le persone e nessuna esclusa o quantomeno di possedere il numero di vaccini necessario rendendo entro quella data indicata nello stesso decreto la completa vaccinazione della popolazione italiana. In altre parole, se questa decisione governativa dovesse dimostrarsi anche uno strumento di pressione per avvicinare gli scettici alla vaccinazione il governo comunque dovrebbe già da ora essere in grado di rispondere a tutte le potenzialità strutturali che permettano di vaccinare tutti i “ritardatari” come espressione della stessa democrazia.

    Nel caso contrario chi risultasse indotto, dall’introduzione di questi nuovi divieti in mancanza di un green pass, a vaccinarsi e non trovasse la disponibilità di ottenere perlomeno la prima dose di vaccino risulterebbe sicuramente discriminato.

    La democrazia, quindi, non può venire intesa come un rapporto a senso unico. Non si può intendere un sistema democratico quello nel quale solo il cittadino deve adeguarsi supinamente all’imposizione governativa. Viceversa anche lo Stato deve essere in grado di offrire a tutti la possibilità di ottemperare agli obblighi imposti dal potere esecutivo e di adempiere alle profilassi indicate.

    La democrazia, in altre parole, deve rappresentare una strada a doppio senso di circolazione nella quale diritti e doveri trovano una sintesi tanto più felice quanto maggiore risulta la possibilità e la capacità dello Stato di rispondere compiutamente alle reali esigenze dei cittadini anche in ambito di obbligo vaccinale.

  • E’ in vigore il certificato COVID digitale UE

    “In marzo abbiamo promesso di creare entro le vacanze estive un sistema a livello dell’UE per agevolare la possibilità di viaggiare in maniera libera e sicura nell’UE. Adesso possiamo confermare che il sistema di certificati COVID digitali UE è operativo”. Commenta così la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’entrata in vigore del regolamento sul certificato COVID digitale UE il 1° luglio. Il certificato COVID digitale potrà essere rilasciato a tutti i cittadini e i residenti dell’UE e verificato in tutta l’Unione. 21 Stati membri, oltre alla Norvegia, all’Islanda e al Liechtenstein, avevano già iniziato a rilasciare certificati prima della scadenza odierna e cinque paesi dell’UE iniziano oggi.

    I lavori della Commissione sui certificati COVID digitali UE sono stati condotti dal commissario Didier Reynders in stretta collaborazione con i Vicepresidenti Vera Jourová e Margaritis Schinas e i commissari Thierry Breton, Stella Kyriakides e Ylva Johansson.

    Scopo del certificato COVID digitale UE è agevolare la libera e sicura circolazione nell’UE durante la pandemia di COVID-19. Tutti gli europei hanno il diritto di circolare liberamente, anche senza certificato, ma quest’ultimo faciliterà gli spostamenti, aiutando a esentare chi ne è in possesso da restrizioni come la quarantena.

    Il certificato COVID digitale UE sarà accessibile a tutti e costituisce prova di vaccinazione, test o guarigione dalla COVID-19; è gratuito e disponibile in tutte le lingue dell’UE; è disponibile in formato digitale e cartaceo; è sicuro, con un codice QR firmato elettronicamente.

    Secondo le nuove disposizioni, gli Stati membri devono astenersi dall’imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di un certificato COVID digitale UE, a meno che esse non siano necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica.

    La Commissione si è inoltre impegnata a mobilitare 100 milioni di euro nell’ambito dello strumento per il sostegno di emergenza per aiutare gli Stati membri a offrire test a prezzi contenuti.

    Fonte: Commissione europea

  • The biggest investment for African public health is its healthcare workers

    *An Angolan businessman and entrepreneur, involved in privately-held companies, entrepreneurial developments in the African region and founder of the Kuculá Foundation. He is passionate about fostering cross-border investments and greater intra-African commercial links.

    Post COVID-19, Africa must invest in its healthcare professionals.

    In 2020, the World Health Organization (WHO) chief Tedros Adhanom Ghebreyesus asked African Union states “to come together to be more aggressive in attacking” the virus.

    “Our biggest concern continues to be the potential for COVID-19 to spread in countries with weaker health systems,” said Tedros.

    A year later, we must ask ourselves what lessons we have learned from the African response to the pandemic. My country, Angola, serves as an example of a best-practice Sub-Saharan African vaccine roll-out. Having vaccinated over half a million people, Angola has a higher rate of inoculations than its neighbours, including South Africa. However, Angola now hosts the world’s ‘most mutated’ strain of COVID-19, including a so-called ‘escape mutation’ from pre-existing immunity according to recent findings. These two facts illustrate the complex nature of a public response to a challenge that is always evolving in real-time.

    Sub-Saharan Africa struggles with conflicts, poor health infrastructure, crowded cities with inadequate sanitation, limited governance, and porous borders — all of which provide excellent opportunities for variants to grow and spread. According to the World Bank, per-capita health expenditure in the region in 2018 was just US$83, compared to $1,110 on average in the rest of the world. The highest was $10,050 in North America, followed by $3,524 in the European Union.

    The COVID-19 pandemic has highlighted not only the vulnerability of the world’s poorest continent to outbreaks of contagious diseases, but the ardent need for the private sector to step up to fill the healthcare gap in Africa, especially human capital. Prioritising a ‘Whole-of-Society’ approach, as the WHO has called for, will involve calling upon stakeholders, entrepreneurs, scholars, and both continental and community leaders to share a common aim of building a more resilient and risk-ready healthcare system. Because it’s not a question of if, but when the next global health crisis will arrive. And we need a future generation of leaders ready to stand at the helm.

    In a report released by the WHO last month, they pointed to the risk in relying solely on state health systems in Africa citing unpredictable financial flow, lack of political will, and limited human and technological resources. These gaps support opportunities for the private sector to accelerate fair access to new COVID-19 technologies and materials and strengthen the existing regional coordination mechanisms.

    Considering both the global and regional pandemic fatigue and increased circulation of more contagious variants, immediate, strong and decisive public health interventions are clearly essential to control transmission. However, to safeguard future healthcare workers’ ability, a long-term investment in human resources and education must be implemented. This will demand an inclusive multisectoral coordination aimed at maximising all the available resources and reversing the tide of brain drain in the region.

    Strong community structures in Africa are well-positioned to be leveraged for critical public health measures, as we learned during the Ebola outbreak. To do so, support training for innovation and leadership must be prioritised on a human level. As I was directly inspired by my years of higher education overseas, the cornerstone of the Fundaçao Kuculá mission is the creation of a community of transformative leaders who work together across borders and sectors.

    The Fundaçao Kuculá’s Community Development scheme encourages awareness of public health preventive measures, including physical distancing, frequent hand hygiene, respiratory etiquette, proper mask use and awareness of the role of ventilation. Its secondary aim is to inspire a responsibility towards the environment while promoting access to safely managed water, sanitation, and hygiene (WASH). Education and public health go hand-in-hand, particularly for vulnerable communities and those populations affected by humanitarian crisis.

    Philanthropy fills gaps. In an age where philanthropy is not just a moral good, but a moral necessity, COVID-19 presents an opportunity to radically transform Africa’s approach to public health. The theory of change that Fundaçao Kuculá is founded upon is that the world needs leadership from ethical, creative and courageous people who can bridge cultures and disciplines.

    The pandemic has proven the interconnectedness of all nations and peoples in tackling some of the hardest questions we have faced yet. Yet, it has also shown that at the core of any system are its people, who need access to good schooling, stable resources, and bright prospects. We must give our youth a strong and healthy future that they can believe in.

  • La Commissione Ue apre all’ingresso dei turisti vaccinati

    La Commissione europea propone agli Stati membri di allentare le attuali restrizioni sui viaggi non essenziali nell’Ue per tenere conto dei progressi delle campagne di vaccinazione e degli sviluppi della situazione epidemiologica a livello mondiale. L’intento è soprattutto di riaprire i confini per dare ossigeno al settore del turismo che tanto ha sofferto nell’ultimo anno. “E’ ora di ravvivare l’industria del turismo e rilanciare le amicizie transfrontaliere in sicurezza. Ci proponiamo di accogliere nuovamente i visitatori vaccinati e quelli provenienti da Paesi con una buona situazione di salute”, ha spiegato in un tweet la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. “Ma se emergono varianti dobbiamo agire in fretta: proponiamo un meccanismo di freno di emergenza dell’Ue”, ha aggiunto.

    Nella sostanza, l’esecutivo di Bruxelles propone di consentire l’ingresso nell’Ue per motivi non essenziali a chi ha ricevuto, almeno 14 giorni prima dell’arrivo, l’ultima dose raccomandata di un vaccino autorizzato dall’Ema. Gli Stati membri potrebbero estendere la possibilità anche ai vaccini nell’elenco degli usi di emergenza dell’Oms. Resta quindi escluso per il momento il vaccino russo Sputnik. Vengono inoltre allentate le restrizioni sulla base della situazione pandemica, indipendentemente dal vaccino. Attualmente solo sette Stati sono ritenuti dall’Ue sicuri e quindi è permesso ai loro cittadini l’ingresso nell’Unione anche per turismo. La Commissione propone di modificare i criteri per tenere conto delle crescenti prove dell’impatto positivo delle campagne di vaccinazione. La proposta è di aumentare la soglia del tasso cumulativo di notifica dei casi Covid-19 negli ultimi 14 giorni da 25 a 100, che rimane notevolmente al di sotto dell’attuale media Ue, che è superiore a 420. Per fare fronte all’emergere delle nuove varianti del Covid, Bruxelles propone un nuovo meccanismo di “freno di emergenza”, da coordinare a livello dell’Ue e che limiterebbe il rischio che le varianti entrino nell’Unione. Ciò consentirà agli Stati membri di agire rapidamente e di limitare al minimo indispensabile tutti i viaggi dai Paesi colpiti per il tempo necessario a mettere in atto misure sanitarie adeguate.

    I bambini esclusi dalla vaccinazione dovrebbero essere in grado di viaggiare con i loro genitori vaccinati se hanno un test Pcr Covid-19 negativo eseguito al più presto 72 ore prima dell’arrivo. In questi casi, gli Stati membri potrebbero richiedere ulteriori test dopo l’arrivo.

  • L’Ufficio di Milano della Commissione UE racconta ai giornalisti la strategia dell’Unione sui vaccini

    La Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia organizza un briefing tecnico off the record dedicato ai giornalisti sulla strategia dell’Unione europea sui vaccini, lo stato di distribuzione e le prospettive future. L’incontro si terrà giovedì 22 aprile ore 10:00 – 11:30.

    Ospiti dell’incontro saranno:

    Wolfgang Phillpp, capo unità “Risposta ad emergenze sanitarie e vaccini” della Direzione generale salute e sicurezza alimentare della Commissione europea (DG SANTE)

    Marco Cavaleri, responsabile dell’unità “Strategia per le minacce biologiche alla salute e per i vaccini” e capo della COVID Task force dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA)

    Vincenzo Salvatore, docente di diritto UE all’ Università Insubria; leader Focus team healthcare and life sciences, Studio BonelliErede

    Introduce Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza della Commissione europea a Milano, e modera Laura Ambrosino, responsabile media e comunicazione presso la Rappresentanza della Commissione europea a Milano.

    L’obiettivo è permettere ai professionisti dell’informazione di accedere alle ultime informazioni sulla risposta dell’Unione europea all’emergenza COVID-19 e di interagire con i rappresentanti delle istituzioni europee e gli esperti del settore.

  • Vaccini: un aiuto ai più deboli arriva dalla elemosineria apostolica

    Per dare concretezza ai diversi appelli di Papa Francesco perché nessuno venga escluso dalla campagna vaccinale anti Covid-19, l’Elemosineria Apostolica si rende nuovamente prossima alle persone più fragili e vulnerabili. Nell’imminenza della Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore, e precisamente durante la Settimana Santa, altre dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, acquistate dalla Santa Sede e offerte dall’Ospedale Lazzaro Spallanzani, tramite la Commissione Vaticana Covid-19, saranno destinate alla vaccinazione di 1200 persone tra le più povere ed emarginate, e che sono per la loro condizione le più esposte al virus.

    Inoltre, per continuare a condividere il miracolo della carità verso i fratelli più vulnerabili, e dare loro la possibilità di accedere a questo diritto, sarà possibile effettuare una donazione on-line per un “vaccino sospeso”, sul conto della carità del Santo Padre gestito dalla Elemosineria Apostolica (www.elemosineria.va).

    Nel Messaggio per la Solennità del Natale del Signore 2020, Papa Francesco ha rivolto un accorato appello: “Chiedo a tutti: ai responsabili degli Stati, alle imprese, agli organismi internazionali, di promuovere la cooperazione e non la concorrenza, e di cercare una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!”. “Di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere. Siamo tutti sulla stessa barca”.

    Sul ricorso al vaccino, inoltre, il Pontefice ha incoraggiato più volte le persone a vaccinarsi, perché è un modo di esercitare la responsabilità verso il prossimo e il benessere collettivo, ribadendo con forza che tutti devono avere accesso al vaccino, senza che nessuno sia escluso a causa della povertà.

    Nel mese di gennaio scorso, quando è iniziata in Vaticano la campagna vaccinale anti Covid-19, Papa Francesco ha voluto che tra le prime persone vaccinate ci fossero oltre venticinque poveri, in gran parte senza fissa dimora, che vivono intorno a San Pietro e che quotidianamente vengono assistiti e accolti dalle strutture di assistenza e residenza dell’Elemosineria Apostolica.

    La vaccinazione dei poveri nel corso della Settimana Santa avverrà nella struttura appositamente adibita all’interno dell’Aula Paolo VI in Vaticano, e sarà usato lo stesso vaccino somministrato al Pontefice e ai dipendenti della Santa Sede. I medici e gli operatori sanitari impiegati saranno i volontari che operano stabilmente nell’Ambulatorio “Madre di Misericordia”, situato sotto il colonnato del Bernini, i dipendenti della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e i volontari dell’Istituto di Medicina Solidale e dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani.

    Si può inviare una donazione con le seguenti modalità:

    Bonifico su Conto Corrente Bancario:

    BENEFICIARIO DEL CONTO: Elemosineria Apostolica
    BANCA: Istituto per le Opere di Religione
    Città del Vaticano
    BIC/SWIFT: IOPRVAVX
    IBAN: VA54001000000017267005

    Online con Carta di Credito:
    (da 10 a 2000 €)

    Fonte: Comunicato Elemosineria Apostolica

  • Domande in attesa di risposta

    In molte regioni, Lombardia per prima, la vaccinazione va troppo a rilento anche per il deficit di alcuni sistemi informatici scelti. Per velocizzare le vaccinazioni per quale motivo, a livello nazionale o regionale, non si è chiesto ai medici di base di fornire l’elenco dei loro assistiti anziani e non si è organizzato con loro, su base volontaria e concordando un contributo, la vaccinazione nei loro ambulatori, almeno per i più anziani, per le categorie a rischio e per i portatori di patologie invalidanti? Per i medici che avrebbero aderito ci sarebbe stato un indennizzo economico, avremmo accelerato le vaccinazioni ed evitato che persone molto anziane, o con gravi patologie, si dovessero spostare per decine di chilometri per raggiungere il megacentro adibito ai vaccini su larga scala. Rimane il mistero del perché gli allettati siano in troppe regioni ancora senza vaccinazione a domicilio e perché non si sia chiesto all’Inps l’elenco degli invalidi visto che l’Istituto ha tutti i tabulati che servono al pagamento delle pensioni di invalidità e di accompagnamento. E’ noto purtroppo che i vari cervelloni che contengono i dati delle diverse amministrazioni ed enti non dialogano tra di loro, lo si denuncia da tempo ma nessuno provvede.

    Il presidente dell’Emilia Romagna, Bonaccini, ha giustamente detto che il personale sanitario che rifiuta la vaccinazione deve essere spostato ad altre mansioni lontano dai pazienti, ogni giorno infatti ci sono nuovi infettati negli ospedali e nelle case di riposo per colpa di personale che non si è voluto vaccinare. Per quale motivo ancora oggi manca una legge in merito? I pazienti infettati o i loro famigliari potrebbero fare anche una denuncia per procurata strage, è urgente che governo e parlamento facciano chiarezza su un problema molto grave. Va inoltre tenuto conto che chi, nello svolgimento del suo lavoro sanitario, si infetta ha giustamente diritto alla copertura e al sostegno dell’Inps, ma questo può valere anche per chi ha rifiutato il vaccino e si ammalato? Qualcuno ha affrontata la questione?

    Domenica 28 marzo durante la trasmissione dell’Annunziata è stato confermato, anche dal Presidente del Parlamento Europeo On. Sassoli, che in Europa è stata vaccinato il 4,1% della popolazione ma continuano a dirci che per fine luglio si arriverà all’80%! Cerchiamo di avere i piedi per terra, anche se arriveranno tutti i vaccini promessi e si accelererà in ogni paese la vaccinazione sarà veramente difficile se non impossibile raggiungere quanto promesso, non sarebbe il caso di essere più chiari ed onesti con i cittadini?

    Benissimo il cosiddetto passaporto sanitario ma sembra un po’ utopistico parlarne ora con solo il 4% di vaccinati e con la confusione e le difficoltà che porteranno ad avere immunizzati alcuni membri della famiglia ed altri ancora senza vaccinazione con i problemi conseguenti. Resta inoltre molto pericoloso ed assurdo che oggi, mentre in Italia siamo quasi tutti in zona rossa e non si può raggiungere la regione vicina per andare al mare o in montagna, restino aperti i viaggi all’estero per turismo, molti italiani sono già partiti per la Spagna ed altre località europee. Chi si sta occupando della gestione di questi problemi?

    Il presidente Draghi ha dato un forte richiamo all’Europa sia per i vaccini sia con la proposta di iniziative economiche e poi è indiscusso il cambio di marcia che c’è stato con la nomina di Curcio e del Generale Figliuolo ma troppi marcano il passo sia negli uffici ministeriali che in certe Regioni e non c’è tempo da perdere, bisogna intervenire con decisione.

  • In un paese normale

    All’interno di un paese responsabile tutte le diverse autorità politiche ed amministrative dovrebbero operare, specialmente in un periodo di emergenza sanitaria come quella attuale, con l’obiettivo evidente di attenuare gli effetti devastanti sanitari, economici e sociali della pandemia. Quindi, sempre all’interno del medesimo paese responsabile, gli obiettivi da perseguire dovrebbero venire individuati nell’immediato (1) nel contenimento di ogni conseguenza sanitaria legata direttamente alla pandemia, mentre nel futuro più prossimo (2) nel neutralizzarli in previsione di una terza ondata allestendo un piano pandemico adeguato.

    A novembre del 2020 il Ministro della Sanità Speranza e il suo commissario Arcuri si spesero per l’allestimento delle famose Primule dal costo di 400.000 euro ciascuna con il meraviglioso contributo creativo dell’archistar Boeri. Un progetto devastante sotto il profilo della distrazione dall’obiettivo principale che doveva essere rappresentato dalla individuazione di spazi esistenti all’interno dei quali allestire le vaccinazioni di massa, come ampiamente avvenuto in Gran Bretagna. Nel paese protagonista della Brexit le vaccinazioni sono state allestite anche all’interno delle chiese mentre in Israele addirittura nei centri commerciali dell’Ikea: dimostrazione di un felice ed intelligente pragmatismo privo di remore ideologiche.

    In un paese normale, poi, a novembre, ma forse già da ottobre, il governo italiano avrebbe dovuto preoccuparsi di ottenere delle forniture di vaccini adeguate esattamente come ha fatto la Germania. Paradossale come, per quanto riguarda l’allestimento operativo dei piani vaccinali, Gran Bretagna ed Israele non facciano parte dell’Unione Europea mentre la Germania abbia acquistato dosi aggiuntive di vaccini trasgredendo le regole dell’Unione Europea. Ulteriore conferma di come lo spirito europeista venga ancora una volta messo a dura prova dalla inconsistenza professionale e strategica dell’Unione Europea stessa, manifestazione cristallina di una inadeguatezza delle “risorse umane” europee.

    Tornando, quindi, ad un paese normale le nuove richieste di lockdown, anche se probabilmente inevitabili, ora rappresentano però in modo chiaro e limpido il fallimento delle strategie di contenimento ma soprattutto l’assenza di un’operatività per una vaccinazione di massa: ancora oggi infatti, e siamo all’inizio di marzo, non è operativo un vero e proprio piano vaccinale anche nelle direttive generali. In aggiunta, solo adesso verrà coinvolta l’industria farmaceutica in una possibile produzione di vaccini in licenza.

    In questo contesto risulta patetica, oltre che irritante, la giustificazione delle autorità europee italiane e regionali che indicano nel ritardo nella consegna dei vaccini la motivazione di questo vergognoso ritardo. Una situazione assolutamente intollerabile proprio ora che i numeri dimostrano come addirittura di alcuni vaccini vengano utilizzati solo il 10% (Astra Zeneca) mentre per quanto riguarda gli altri oltre il 30% rimanga inutilizzato.

    In questa situazione all’interno di un paese normale i responsabili di tale fallimento che coinvolge una intera classe politica nazionale e regionale (come non ricordare la frase “abbiamo 27 milioni di dosi” del presidente della Regione Veneto) i responsabili dovrebbero alzarsi in piedi e chiedere scusa per i danni che stanno arrecando con i nuovi lockdown legati più ad un ritardo nell’esecuzione di un piano vaccinale generale che non alle mutazioni del virus stesso.

    Il risultato netto legato a questa assoluta incertezza si manifesta non tanto nella difficoltà di comprendere le variabili del virus quanto nella assoluta incertezza legata alla percezione della mancanza, ancora oggi, di un piano vaccinale complessivo ed adeguato alle aspettative di un paese normale: il nostro.

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