Vaccini

  • Questa volta il governo ha fatto degli errori

    Certo le scuole devono essere aperte ma in sicurezza e ad oggi manca la necessaria sicurezza per I trasporti pubblici, vi è la mancanza di personale scolastico sufficiente, non si è certi della validità dei tamponi e della tempestività nell’eseguirli, pertanto sarebbe stato logico che invece di scontrarsi per giorni sulla data della fine vacanza si fosse provveduto a sanare i deficit ancora esistenti rimandando di 10 giorni il ritorno a scuola. Si sarebbero, in questo periodo, potuti  fare molti altri vaccini ai ragazzi e ci saremmo allontanati anche dalle date delle festività che per i molti incontri, famigliari e non, hanno aumentato notevolmente il contagio. Questa volta il governo ha sbagliato, troppe mediazioni, troppe pressioni e ricatti, troppa attenzione ai dati elettorali più che alle reali esigenze del Paese.

    L’obbligo vaccinale, secondo molti compreso chi scrive, andava esteso a tutta la cittadinanza perché tutti i non vaccinati sono a rischio ospedalizzazione e rianimazione con le ormai note conseguenze che ricadono  sul resto della popolazione, cioè sulla stragrande maggioranza degli italiani. L’aumento dei contagi, per responsabilità  dei non vaccinati, con un’occupazione degli ospedali che impedisce il ricovero per altre gravi patologie e procura nuovi danni spesso irreparabili, è un costo umano ed economico enorme. Ha sbagliato il governo a indicare l’obbligo vaccinale solo per chi ha più di 50 anni ed ha sbagliato fissando una ridicola multa di 100 euro per chi, nella fascia d età  dell’obbligo vaccinale non è vaccinato e non è lavoratore. La multa deve essere almeno in parte commisurata al danno che si produce, Ogni giorno di ospedale ha un costo di  1500 euro, ma il costo ancora superiore è quello che i no vax fanno a tutti gli altri cittadini mettendo a rischio la loro salute. Inoltre sappiamo bene come moltissime persone non lavorano ufficialmente ma svolgono molte attività a contatto con gli altri. Questa volta non c’è stato il compromesso di qualità ma il tentativo di mettere  insieme visioni completamente diverse della vita ha prodotto decisioni incomplete e in parte inutili o dannose.

  • Un nome che è un destino, di arroganza!

    Le regole dovrebbero sempre essere uguali per tutti e il rispetto degli altri dovrebbe essere la prima regola specialmente per un campione dello sport. Purtroppo l’arroganza porta alcuni a sentirsi diversi, superiori, sopra le regole che vigono per il resto del mondo. Casi ce ne sono anche troppi ma quello di Novak Djokovic, numero del tennis mondiale, li assomma in un estremo esempio negativo mentre le autorità australiane hanno tutta la stima di quella parte della comunità internazionale che lotta per contrastare il covid e arginare lo spaventoso aumento di contagi e decessi.

    Il padre del campione di tennis definisce il figlio lo Spartaco  del nuovo mondo, peccato che non conosca la storia: 1) Spartaco si batteva per gli oppressi non per coloro che per difendere la propria libertà ledono quella altrui e diventano alleati del virus aumentando i contagi e mettendo  a rischio la salute di tutti intasando gli ospedali, 2) Spartaco non era ricco e non raccontava bugie, 3) Spartaco purtroppo ha fatto una brutta fine mentre il nostro campione no vax fa il martire per crearsi altra pubblicità e di conseguenza aumentare il suo potere mediatico ed economico. No il campione di tennis non è che un esempio negativo.

  • India alternativa alla Cina per gli investitori post-Covid, ma non mancano le ombre

    Kongthong è un villaggio indiano di 700 anime dove i figli vengono chiamati con un fischio: a ogni bambina e bambino appena nati viene assegnato dalla madre un motivetto che si porterà per l’intera vita, suo ed esclusivo. Come riferisce un reportage di Sette, il supplemento settimanale del Corriere della Sera, il sistema si chiama Jingrwai Iawbei. Lo scorso settembre, il governo di Delhi ha candidato Kongthong a entrare nella lista dei Migliori Villaggi Turistici della World Tourist Organization dell’Onu, perché questo luogo remoto anche per gli indiani, grazie ai nomi fischiati, sta diventando un’attrazione.

    Ma mentre si impegna tanto per sdoganarsi sul mercato globale del turismo, il Paese si sottrae all’impegno della comunità internazionale per l’eliminazione drastica delle centrali a carbone chiesta da altri alla Cop26 di Glasgow. Eppure L’India non è certamente un Paese arretrato: a Bangalore (ora rinominata Bengaluru), nel centro del cono Sud della penisola, Sette riferisce che sono registrate 67mila aziende dell’Information Technology e vi hanno stabilito attività praticamente tutti i grandi nomi dell’hi-tech globale: i campioni nazionali Infosys e Wipro, ma anche Amazon, Ibm, Dell, Microsoft, Siemens, Sap, Google, Nokia e via dicendo. Chennai, la ex Madras, conta 4mila imprese tecnologiche. Hyderabad, più a Nord, è un altro centro per lo sviluppo del software. E poi naturalmente Delhi, Bombay (Mumbai), Calcutta (Kolkata). Dall’inizio del 2021, inoltre 35 start up diventate “unicorni”, hanno cioè superato il valore di un miliardo di dollari. E, in generale, la dinamicità che l’economia dell’India sta mostrando dopo i disastri nella gestione della pandemia s’incontra con la necessità di molti investitori di mettere meno denaro in Cina, dove Xi Jinping sta conducendo una serrata repressione tra le imprese private, soprattutto hi-tech, e di trovare alternative. Il Financial Times ha riportato che nel settore tecnologico quest’anno gli investimenti nelle imprese indiane sono cresciuti del 287%, contro il 118% di quelli nelle aziende cinesi. Nel trimestre luglio-agosto 2021, per ogni dollaro investito in una società hi-tech cinese, un dollaro e mezzo è andato a una indiana. L’orgoglio dell’establishment, a cominciare da quello del primo ministro Narendra Modi, si è ulteriormente gonfiato in ottobre quando il Fondo monetario internazionale ha previsto che l’economia del Paese crescerà del 9,5% quest’anno e dell’8,5% il prossimo, contro i rispettivi 8% e 5,6% della Cina.

    Nonostante il Paese sia il maggior produttore di vaccini al mondo, la campagna di immunizzazione ha avuto ritardi e solo da pochi giorni ha superato il miliardo di dosi somministrate (la popolazione sfiora gli 1,4 miliardi). La burocrazia elefantiaca e la corruzione restano una palla al piede. I contadini continuano ad assediare Delhi per protesta contro una riforma modernizzatrice della distribuzione dei prodotti agricoli. C’è un grande bisogno di riforme ma farle è straordinariamente faticoso in un Paese povero, diviso in 28 Stati e 8 Territori dell’Unione, nel quale si parlano 22 lingue riconosciute nella Costituzione. Popolato da lobby, divisioni religiose, partiti politici locali. C’è, appunto l’India che corre, alle velocità delle start-up e della Borsa o con il passo più lento del villaggio dei nomi musicati, e c’è l’India che sta ferma e frena.

  • I vaccini in Italia hanno evitato 22mila morti tra gennaio e settembre

    Grazie ai vaccini sono stati evitati 22mila morti in Italia per Covid tra gennaio e settembre. E’ quanto emerge da uno studio Iss pubblicato dalla rivista Eurosurveillance insieme allo studio internazionale guidato dall’Oms in collaborazione con il Centro Europeo per la Prevenzione ed in controllo delle malattie. Delle 22mila morti evitate il 71% è negli over 80, la prima fascia di età a raggiungere alte coperture oltre a quella a maggior rischio di morte per Covid, il 18% nella fascia 70-79, l’8% nella 60-79 e il 2% negli under 60, ultima categoria ad essere vaccinata.

  • Dai nuovi dati covid quello che si dovrebbe cominciare a fare

    Ieri, 16 novembre, in Italia ancora 7.698 casi e 74 morti con 481 pazienti in terapia intensiva mentre si susseguono manifestazioni dei no vax e no pass, tutti che sfilano assembrati e senza mascherina continuando ad ignorare ogni precauzione e regola ed infischiandomene della salute degli altri. Intanto sulla rete aumentano i messaggi di odio e di violenza contro scienziati, giornalisti, politici, persone vaccinate. La gran parte dei malati più gravi ricoverata negli ospedali è non vaccinata, è morta anche una giovane mamma con la neonata ma nulla ferma l’irrazionale protesta contro gli unici strumenti in grado di proteggerci dal virus- Protesta che ormai è evidente ha sponsor e fomentatori anche in forze ed interessi transnazionali perché la ricerca dell’instabilità per alcuni è il modo per incanalare frustrazioni, per altri di trovare nuovi spazi ai propri interessi sia economici che di notorietà. Per cercare di arginare l’ulteriore diffondersi del virus si apprestano, ancorché un po’ tardive, nuove misure di controllo come sui mezzi pubblici in Italia, mentre alcuni presidenti di regione chiedono di seguire l’esempio di quei paesi, in primis l’Austria, che applicano il lockdown ai non vaccinati. Proprio il premier austriaco ha rilevato che dopo il lockdown è aumentato il numero delle persone che vanno a vaccinarsi, la linea severa è l’unica soluzione se vogliamo convincere a vaccinarsi quei cittadini che, in buona fede, non l’hanno ancora fatto. In Europa la situazione è molto grave, in Olanda vi è stato un picco di 1.920 casi in 24 ore, il numero più alto dal 19 maggio con una media in aumento del 19% solo nella settimana dal 7 al 13 novembre. L’Oms rivela che l’Europa è l’unica area al mondo nella quale contagi e decessi sono in costante aumento. Particolarmente grave la situazione nel Paesi dell’est, in questi paesi la resistenza e contrarietà alla vaccinazione porta ad un continuo aumento di infettati. In Romania sono da tempo ormai saturi gli ospedali, in repubblica ceca da fine ottobre si è passati da una media di 2.000 contagi a 8500, Croazia, Bulgaria e Serbia sono in grave difficoltà per i ricoveri. In Russia si è arrivati a 1.239 decessi in 24 ore con più di 40.000 contagi al giorno e solo il 35% della popolazione è vaccinata mentre in Spagna, con una copertura vaccinale del 89% i contagi sono contenuti il che dimostra, ancora una volta, che quei paesi, come l’Italia, nei quali la popolazione si è vaccinata si può contenere l’epidemia. Pesantissima la situazione in Germania, nonostante i reiterati appelli della cancelliera, solo il 67% della popolazione si è vaccinata, in Francia la percentuale dei vaccinati è del 69% e la media dei contagiati non si arresta, nel Regno Unito la situazione comincia a migliorare invece grazie al fatto che già 12 milioni di persone hanno ricevuto la terza dose.

    La rapida scorsa di questi dati e la memoria di quanto abbiamo vissuto dal febbraio 2020 dovrebbe finalmente far comprendere all’Europa la necessità, per andare in aiuto agli Stati membri, di mettere in atto una immediata campagna di incentivazione alla vaccinazione per aiutare gli Stati a convincere i cittadini e di indicare obbligatorie, come Unione, quelle norme di protezione che oggi solo alcuni paesi tengono in vita: la mascherina al chiuso e anche all’aperto in casi di affollamento e sempre durante le manifestazioni, l’obbligo di controllo sia  alle frontiere esterne che a quelle interne per evitare che si possa arrivare, con un aumento esponenziale dei casi, a delle chiusure. Ancora oggi mentre per viaggiare in aereo c’è il controllo di tamponi e certificati vaccinali per i viaggi in treno e in autobus con percorso transnazionale non c è alcun controllo, lo stesso problema riguarda chi viaggia in macchina. Sono misure semplici che possano salvare vite, socialità ed economia ma sono misure che bisogna avere il coraggio di prendere, l’Europa deve ritrovare coraggio sempre nella speranza che quell’Unione politica della quale si è tanto parlato per anni, senza alcun risultato, cominci a prendere forma ora partendo proprio da quanto il virus ci ha insegnato: senza il principio che nessuno si salva da solo non si va da nessuna parte.

  • Sull’obbligo del green pass il parere dell’avvocato Boetti Villanis

    Riceviamo e pubblichiamo un’intervista all’Avv. Carlo Boetti Villanis pubblicata su ‘Electomagazine.it’

    L’ultimo decreto sul Green Pass stabilisce l’obbligo di certificazione verde per tutti i lavoratori, sia del settore pubblico, sia del settore privato. Si è trattato di un provvedimento molto contestato da alcuni partiti politici, ma al tempo stesso ben accolto dalla maggioranza che regge il presidente del Consiglio Mario Draghi. Nonostante a tratti abbia dimostrato dubbi e dissenso al provvedimento, la Lega ha dato infine anch’essa il via libera alla nuova stretta, al netto tuttavia di non poche defezioni. Un gruppo di avvocati napoletani grida all’incostituzionalità del provvedimento mentre a Torino le manifestazioni contro il Green Pass infiammano le vie del centro. Per capire meglio quali siano le ragioni di questo rumore attorno al provvedimento del governo, abbiamo intervistato l’avvocato Carlo Boetti Villanis, portavoce regionale del settore “professionisti per Fratelli d’Italia”

    Il 16/09 il governo ha approvato un decreto che introduce l’obbligo del green pass per tutte le categorie di lavoratori. Alcuni protestano e sollevano dubbi sulla legittimità della norma. Lei cosa ne pensa avvocato?

    Io ritengo che non ci siano problemi di legittimità costituzionale. Al limite ci sono problemi di coerenza logica in un discorso che fa sì che attraverso il Green Pass si rende surrettiziamente obbligatorio il vaccino, utilizzando anziché una norma positiva – che dichiari l’obbligatorietà del vaccino – un sistema di controllo, quale è quello del Green Pass.

    Il Green Pass serve a controllare che si sia effettuato il vaccino, ma non c’è a monte una norma che ti obblighi a vaccinarti. La contraddizione è sostanzialmente questa.

    Il green pass può creare delle discriminazioni?

    Ho letto recentemente un articolo o un intervento, credo sulla Stampa, del Professor Zagrebelsky. Il problema è che non tutte le differenze sono discriminazioni. Si possono fare delle differenze senza discriminare, d’altronde le differenze in un ordinamento giuridico fanno parte delle scelte politiche di uno Stato. Io non credo che ci siano delle discriminazioni che in qualche maniera pongano dei problemi di legittimità costituzionale. Si pone il cittadino di fronte a una scelta: ti vaccini e puoi fare certe determinate cose; non ti vaccini, le puoi fare soltanto se ti fai periodicamente un tampone che ti renda “sicuro”. Ma la contraddizione è proprio quella di utilizzare, come dicevo prima, il metodo di controllo al posto di utilizzare una norma di diritto positivo che dica a tutte le persone che sono in condizione di poterlo fare che debbono essere vaccinate.

    Si può essere critici verso l’introduzione del green pass senza essere contrari al vaccino?

    Assolutamente sì, non vedo per quale motivo. Il Green Pass è semplicemente un sistema di controllo dell’esistenza o meno di determinati presupposti per accedere a certi servizi o determinati luoghi.

    Perché, secondo lei, non c’è stata, e non c’è, la volontà di introdurre l’obbligo vaccinale?

    Bisogna fare una premessa. L’obbligo vaccinale sarebbe perfettamente legittimo anche dal punto di vista costituzionale. Mi limito a citare una Corte Costituzionale del 22 giugno del 1990 che dice: “la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’articolo 32 della Costituzione se il trattamento è diretto a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”. E ancora più recentemente, nel 2017, sempre la Corte Costituzionale ha stabilito che “la tutela della salute implica anche il dovere dell’individuo di non ledere, nè porre a rischio con il proprio comportamento la salute altrui, concludendone peraltro, che gli obblighi di vaccinazioni obbligatorie possono essere considerati necessari nell’ambito di una società democratica per la preservazione della salute pubblica”. Fatta questa premessa, e premesso che l’obbligo di vaccino sarebbe perfettamente costituzionale, io mi domando per quale motivo l’hanno fatto, e la domanda purtroppo è senza risposta. Nel senso che o vi sono degli elementi tali per cui non ritengono di dover imporre obbligatoriamente la vaccinazione, oppure, probabilmente, hanno ritenuto di evitare di sovraeccitare, di esacerbare gli animi di quella minoranza, peraltro rumorosa No Vax, con un obbligo che probabilmente non sarebbe stato vissuto con serenità da queste minoranze.

    Viviamo quindi in una società dove la suscettibilità dell’elettorato va a condizionare i metodi del legislatore?

    Non è un problema di oggi, dura da sempre. L’opinione pubblica ha sempre condizionato le scelte del legislatore. A volte in termini di obiettivi, a volte in termini di metodi per raggiungere questi obiettivi. Da sempre si cerca di evitare che si creino delle contrapposizioni politiche e delle contrapposizioni sociali tali da rendere insicuro l’equilibrio democratico di un Paese.

    Federico Bottino

    Di seguito il link al video dell’intervista:  https://www.youtube.com/watch?v=Kzkd4LzdqPw

  • Il Sistema Sanitario Nazionale ed il paradosso “progressista”

    Il perdurare della pandemia da covid-19 con tutte le varianti del virus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale di ogni singolo paese. Il senso di inadeguatezza dimostrato durante il primo periodo (primavera 2020) ed il conseguente lockdown dal sistema sanitario gestito dalle regioni per l’eccezionalità della stessa pandemia lascia ora il posto alla complessa ed articolata discussione relativa alle strategie economiche e sanitarie delle quali il sistema stesso è oggetto. Il tutto con l’obiettivo ovviamente di contenere se non annullare tanto i contagi quanto gli effetti dell’infezione virale.

    A questa legittima ricerca si aggiunge, inoltre, la sempre più forte contrapposizione all’interno della campagna vaccinale tra i sostenitori dei vaccini e la compagine dei no-vax. Gli stessi toni hanno raggiunto livelli insostenibile ed incompatibili con un confronto democratico da entrambe le parti. In quanto alle minacce verbali anche sui social attribuibili alla compagine dei no-vax la parte avversa risponde con concetti altrettanto pericolosi e minacciosi. Emerge, infatti, un pensiero preoccupante relativo proprio alle strategie “sanitarie” proposte e magari imposte per vincere, se non convincere, la riottosità di una buona parte dei non vaccinati.

    All’interno di quella compagine politica che si definisce “progressista”, quindi vicina agli ideali una volta espressione della sinistra, ottiene un sempre maggiore consenso quella proposta per la quale i “non vaccinati” dovrebbero pagarsi le spese sanitarie per gli eventuali ricoveri. Un’affermazione ma soprattutto l’espressione di una ideologia massimalista lontana anni luce proprio da quegli ideali che hanno caratterizzato dal dopoguerra ad oggi il pensiero progressista e di sinistra e lontana anche dai principi democratici contenuti nella Carta Costituzionale. In questo senso va ricordato proprio a questi Falsi Progressisti come il sistema sanitario (SSN) del nostro Paese sia pubblico, quindi ogni cittadino italiano o chiunque si trovi sul nostro territorio possa accedere nel momento del bisogno alla totalità dei propri servizi, indipendentemente dalla nazionalità (1), residenza regionale (2), censo (3), colore della pelle (4), reddito (5) o religione (6).

    In più la strategia proposta per combattere la resistenza dei no-vax (ripeto pagare per una prestazione sanitaria invece prevista gratuita come atto costitutivo stesso del SSN pubblico) è esattamente identica a quella adottata dalle compagnie di assicurazioni sanitarie statunitensi le quali stanno aumentando ai “non vaccinati” di circa 200 dollari al mese il premio assicurativo (circa 2.500 dollari all’anno quindi) in virtù di un accresciuto profilo di rischio.

    Va ricordato come la complessa struttura sanitaria statunitense si basi sul principio della privatizzazione del sistema stesso al quale si accede attraverso la stipula di una polizza sanitaria. La perfetta simbiosi tra la soluzione proposta dal “mondo progressista italiano” da inserire nel nostro SSN pubblico e quella liberista statunitense ma pensata per un SSN privato dimostra in modo evidente il paradosso politico, strategico ed ideologico italico. In più emerge in modo cristallino come l’approccio ideologico ed etico alla complessa problematica sanitaria apra le porte ad uno Stato etico.

    All’interno di questa istituzione etica i cittadini e successivamente i pazienti potranno accedere alle cure mediche garantite dal SSN pubblico gratuitamente SE, e solo SE, il loro profilo comportamentale e sanitario risulterà in linea con i protocolli ed i modelli comportamentali elaborati dallo stesso Stato.

    In altre parole: nasce lo Stato Orwelliano.

  • Il green pass e la presunta libertà perduta

    Le polemiche sul Green Pass e, soprattutto, le argomentazioni dei focosi oppositori dovrebbero preoccupare gli antropologi perché sono evidenti espressioni di una collettiva, sebbene per fortuna fortemente minoritaria mutazione della capacità di comprendere il senso logico dei ragionamenti e il nesso tra cause ed effetti dei comportamenti umani.

    A parte la sempre inevitabile strumentalità di alcuni contestatori, appare infatti evidente la profonda convinzione della maggioranza di questi delle proprie ragioni, specie sotto il profilo del dettato costituzionale della tutela della propria libertà.

    Ecco perché è doveroso spiegare, fino allo sfinimento se necessario, che non è assolutamente vero che il Green Pass produrrebbe discriminazioni tra i cittadini, mentre al contrario la sua mancanza le determinerebbe senz’altro. Infatti non c’è nessuna discriminazione in un Paese in cui si rispetta, forse perfino al di là di ogni oggettiva ragionevolezza, il diritto a non vaccinarsi, mentre ovviamente non si può penalizzare chi sceglie di vaccinarsi, rendendolo uguale a chi non accetta di farlo. Questa sarebbe appunto una discriminazione inaccettabile. Non è il caso di ricordare che il rifiuto a vaccinarsi, con la sola eccezione di impedimento sanitario a farlo, è un atto di asocialità perché oltre ad esporre il non vaccinato ai rischi dell’infezione, lo rende oggettivamente responsabile della salute altrui e questo comporta che un atto di libertà non può costituire nocumento per altre persone. Ma che un non vaccinato possa invocare i diritti costituzionali alla parità di trattamento, oltre che sbagliato, appare come una pretesa ingiustificata. I vaccinati hanno il sacrosanto diritto di accedere a qualsiasi luogo desiderino in assoluta sicurezza, senza la preoccupazione di essere insidiati da potenziali untori non vaccinati. Quindi il grido di libertà per tutti senza presunte discriminazioni della Meloni è sbagliato e politicamente scorretto, ed ha solo la funzione di adescare i pasdaran no vax a caccia di protettori delle loro pretese.

    Gli oppositori del Green Pass, nelle loro analisi basate su slogan senza supporti di contenuti scientifici né logici, ignorano o sottovalutano la pericolosità del Covid che, a parte la letalità, lascia al 10-15% di infettati conseguenze gravi riconosciute come patologie da “Long Covid”, che durano anche oltre sei mesi dopo la guarigione, e perfino patologie permanenti gravi o gravissime con conseguenti costi enormi per la collettività.

    Per tutte queste ragioni si impongono le limitazioni del Green Pass, che non sono punizioni, ma misure di contenimento della pandemia a chi non vuole per sua scelta l’immunità e quindi rimane soggetto a rischio. Ma poi dove sarebbe lo scandalo? Il vaccino è lo strumento riconosciuto per tornare liberi a fare una vita normale, chi lo rifiuta, rinuncia a tornare alla vita normale. E’ come se un dipendente pubblico con la licenza elementare protestasse per ottenere l’incarico di dirigente, per il quale occorre la laurea. Si tratta di una condizione e la libertà non solo non si può invocare a difesa, ma proprio perché essendo la carenza del titolo frutto di libera scelta è stata pienamente rispettata. Inoltre è assolutamente noto che il vaccino non esclude in assoluto il rischio di infezione, ma lo limita fortemente e, soprattutto, ne esclude totalmente il pericolo di mortalità. E su questo nessuno ha mai mentito. Sono stati sempre noti infatti i livelli di immunizzazione dei vaccini, le cui percentuali mai sono state superiori al 94-95%, che non è il 100%. Per questo è strumentale il tentativo di ridicolizzare i vaccini sostenendo con le battutine la loro inutilità. Senza i vaccini, almeno fino a quando non si troveranno cure efficaci per sconfiggere il virus, non c’è libertà e ritorno alla normalità per nessuno. Ma è proprio per questo che occorre che tutti si vaccinino e chi non lo vuole fare sia necessariamente assoggettato ad un regime diverso rispetto a chi invece accetta di farlo. Ecco perché insegnanti e studenti debbono essere vaccinati, perché le scuole devono riaprire ed operare in presenza, ma non possono in alcun caso diventare focolai per la diffusione del contagio.

    Per fortuna che al governo c’è Draghi, e non i soliti sensali della politica italiana, che ha istituito il Green Pass, ma deve fare di più e cioè estenderlo ai viaggi in treno, in aereo e nei mezzi di trasporto in generale e introdurre l’obbligatorietà del vaccino, dopo quella del personale sanitario, anche al personale della scuola, insegnante ed ausiliario, agli alunni dai 12 anni in su ed a tutte le categorie che hanno rapporti e contatti con il pubblico.

    Questo è il senso vero di un Paese ordinato, con un governo che tutela i diritti fondamentali dei cittadini come sancito dalla Costituzione, che stabilisce le norme a tutela della salute pubblica e la loro applicazione, con tutti i necessari controlli e relative sanzioni e che garantisce anche la libertà a chi, per sua scelta, rifiuti l’unico strumento di liberazione dal virus e dal rischio di morte, ma con le limitazioni imposte dal buon senso e dal principio etico che la libertà di ciascun cittadino finisce dove comincia la libertà degli altri.

    *Già sottosegretario ai BB.AA.CC.

  • La democrazia a doppio senso di circolazione

    Nel momento in cui un governo come espressione di una ampia maggioranza parlamentare emette un   decreto legge che obbliga ad adempiere ad una profilassi rigorosa e da seguire entro una data precisa per assicurarsi l’accesso a determinati servizi allora la sua azione non può limitarsi alla semplice applicazione del divieto. Lo stesso governo, infatti, deve contemporaneamente dimostrare di avere la capacità reale di rispondere al numero totale delle richieste di vaccinazione dalla data del decreto a quello dell’introduzione dell’obbligo indicato. Un principio democratico assolutamente sconosciuto alla classe dirigente politica italiana e non certo da oggi. Basti ricordare, tanto per fare un esempio, come lo stesso governo abbia chiuso l’accesso alle navi da crociera alla marittima di Venezia mettendo sul lastrico un’intera filiera produttiva e di servizi che occupa migliaia di persone e quindi fonti di sostentamento per migliaia di famiglie. Quando, invece, nello specifico sarebbe stato auspicabile creare precedentemente all’imposizione del divieto le condizioni alternative all’ingresso delle navi al porto di Venezia per poi imporre, solo successivamente alla creazione di queste misure alternative, il divieto dal 1° di agosto 2021. Una successione logica e temporale assolutamente inversa rispetto a quella seguita dalla classe politica locale, regionale e nazionale.

    Quasi contemporaneamente lo stesso governo, al di là delle disquisizioni tecniche, etiche e sanitarie relative all’efficacia dei vaccini, nel momento in cui si chiede all’intera popolazione di vaccinarsi per ottenere un green pass e quindi evitare una possibile esclusione dall’accesso a determinati servizi indica anche un limite temporale per l’introduzione dei medesimi divieti. Lo stesso Stato, allora, dovrebbe dimostrare contemporaneamente di possedere la capacità di vaccinare tutte le persone e nessuna esclusa o quantomeno di possedere il numero di vaccini necessario rendendo entro quella data indicata nello stesso decreto la completa vaccinazione della popolazione italiana. In altre parole, se questa decisione governativa dovesse dimostrarsi anche uno strumento di pressione per avvicinare gli scettici alla vaccinazione il governo comunque dovrebbe già da ora essere in grado di rispondere a tutte le potenzialità strutturali che permettano di vaccinare tutti i “ritardatari” come espressione della stessa democrazia.

    Nel caso contrario chi risultasse indotto, dall’introduzione di questi nuovi divieti in mancanza di un green pass, a vaccinarsi e non trovasse la disponibilità di ottenere perlomeno la prima dose di vaccino risulterebbe sicuramente discriminato.

    La democrazia, quindi, non può venire intesa come un rapporto a senso unico. Non si può intendere un sistema democratico quello nel quale solo il cittadino deve adeguarsi supinamente all’imposizione governativa. Viceversa anche lo Stato deve essere in grado di offrire a tutti la possibilità di ottemperare agli obblighi imposti dal potere esecutivo e di adempiere alle profilassi indicate.

    La democrazia, in altre parole, deve rappresentare una strada a doppio senso di circolazione nella quale diritti e doveri trovano una sintesi tanto più felice quanto maggiore risulta la possibilità e la capacità dello Stato di rispondere compiutamente alle reali esigenze dei cittadini anche in ambito di obbligo vaccinale.

  • E’ in vigore il certificato COVID digitale UE

    “In marzo abbiamo promesso di creare entro le vacanze estive un sistema a livello dell’UE per agevolare la possibilità di viaggiare in maniera libera e sicura nell’UE. Adesso possiamo confermare che il sistema di certificati COVID digitali UE è operativo”. Commenta così la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’entrata in vigore del regolamento sul certificato COVID digitale UE il 1° luglio. Il certificato COVID digitale potrà essere rilasciato a tutti i cittadini e i residenti dell’UE e verificato in tutta l’Unione. 21 Stati membri, oltre alla Norvegia, all’Islanda e al Liechtenstein, avevano già iniziato a rilasciare certificati prima della scadenza odierna e cinque paesi dell’UE iniziano oggi.

    I lavori della Commissione sui certificati COVID digitali UE sono stati condotti dal commissario Didier Reynders in stretta collaborazione con i Vicepresidenti Vera Jourová e Margaritis Schinas e i commissari Thierry Breton, Stella Kyriakides e Ylva Johansson.

    Scopo del certificato COVID digitale UE è agevolare la libera e sicura circolazione nell’UE durante la pandemia di COVID-19. Tutti gli europei hanno il diritto di circolare liberamente, anche senza certificato, ma quest’ultimo faciliterà gli spostamenti, aiutando a esentare chi ne è in possesso da restrizioni come la quarantena.

    Il certificato COVID digitale UE sarà accessibile a tutti e costituisce prova di vaccinazione, test o guarigione dalla COVID-19; è gratuito e disponibile in tutte le lingue dell’UE; è disponibile in formato digitale e cartaceo; è sicuro, con un codice QR firmato elettronicamente.

    Secondo le nuove disposizioni, gli Stati membri devono astenersi dall’imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di un certificato COVID digitale UE, a meno che esse non siano necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica.

    La Commissione si è inoltre impegnata a mobilitare 100 milioni di euro nell’ambito dello strumento per il sostegno di emergenza per aiutare gli Stati membri a offrire test a prezzi contenuti.

    Fonte: Commissione europea

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