Vaccini

  • Unione europea della salute: inizia la consegna dei vaccini in risposta al vaiolo delle scimmie

    E’ iniziata il 29 giugno la consegna delle prime dosi di vaccino acquistate dall’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA) della Commissione europea in risposta al vaiolo delle scimmie, con 5.300 dosi iniziali che arrivano in Spagna, su un totale di 109.090 dosi acquistate. È la prima di una serie di consegne che si svolgeranno regolarmente nelle settimane e nei mesi a venire per garantire che tutti gli Stati membri siano pronti, dando la priorità agli Stati membri più colpiti.

    Fonte: Commissione europea

  • Ue e Africa accelerano sui vaccini ma è scontro sui brevetti

    Più fondi, più cooperazione, più parità nell’interlocuzione: il vertice tra Ue e Unione Africana, annunciato da giorni in pompa magna a Bruxelles e arricchito dalla presenza di oltre settanta capi di Stato e di governo punta a segnare un punto di svolta nelle relazioni tra i due continenti ma non risolve un nodo chiave come la cessione delle licenze sui brevetti dei vaccini. L’Oms ha annunciato il trasferimento della tecnologia necessaria affinché sei Paesi africani – Egitto, Kenya, Nigeria, Senegal, Sud Africa e Tunisia – mettano in campo la produzione di propri vaccini mRna. Ma il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha scandito tutta l’indignazione di un intero continente: “Le donazioni non bastano, sull’accesso ai vaccini dimostrate serietà”.

    Le parti, al momento, sono lontane. L’Ua vuole l’applicazione della clausola degli accordi Trips che prevede la sospensione dell’esclusiva dei brevetti autorizzando uno o più Paesi a produrre farmaci salvavita in situazione di emergenza. La proposta dell’Ue si ferma alla licenza obbligatoria per la concessione, limitata nel tempo, dell’uso dei brevetti. “La proprietà intellettuale non deve essere un freno alla diffusione del sapere ma va protetta”, ha sottolineato Emmanuel Macron mentre Ursula von der Leyen si è fatta portavoce della mediazione finale, annunciando per la primavera un summit ad hoc tra Commissione Ue e Commissione Ua per trovare una soluzione.

    Per ora l’Ue prova a smorzare il malcontento africano garantendo 450 milioni di dosi entro metà anno, mettendo in campo 425 milioni di euro subito per strumentistica e personale anti-Covid e certificando l’offensiva anti-cinese (e anti-Russa) in Africa con un piano da 150 miliardi da qui al 2027. Transizione ecologica e digitale, educazione e formazione, energie rinnovabili, connessioni internet. Nella dichiarazione finale viene messa nero su bianco anche una maggiore cooperazione sui migranti. Le strade, nel breve periodo, sono 2: accelerare sugli accordi di rimpatrio e prevedere la presenza di Frontex non solo nel Mediterraneo ma più a Sud, laddove i flussi hanno origine. Sulla nuova partnership Ue-Africa pesano le instabilità della Libia e soprattutto del Sahel. Francia e Ue stanno per spostare le operazioni militari dal Mali ai Paesi vicini, Niger in testa. I rapporti tra la giunta militare di Bamako – esclusa dal vertice come Burkina Faso e Guinea – e Parigi sono tesissimi. Al Mali che chiedeva all’Eliseo di ritirare “immediatamente” i soldati Macron ha risposto rimarcando “la sicurezza” dei francesi e il “rispetto” per Parigi.

    Il vertice di Bruxelles è stato anche teatro di un ‘mini sofagate’, l’incidente diplomatico che ad Ankara coinvolse von der Leyen attirando critiche su Recep Tayyp Erdogan e su Charles Michel. Il ministro degli Esteri ugandese Jeje Odongo al termine photo-op, ha infatti stretto la mano a Michel e Macron ‘saltando’ la presidente della Commissione e innescando qualche secondo di imbarazzo. Ad intervenire è stato Macron indicando con una certa decisione al ministro africano che c’era anche von der Leyen al suo fianco.

  • In tutto il mondo gettate ogni giorno 3,4 miliardi di mascherine anti-Covid

    L’emergenza Covid-19 ha imposto ai Paesi di tutto il mondo l’immediata necessità di garantire enormi forniture di dispositivi di protezione individuale (mascherine innanzitutto), di vaccini e di attrezzature ospedaliere. La stessa attenzione, tuttavia, non è stata posta allo smaltimento sicuro e sostenibile dei rifiuti sanitari creati da questa pandemia. Una mancanza che rischia di avere un impatto pesante sull’ambiente e la salute. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in un rapporto appena pubblicato in cui si evidenzia l’urgente bisogno di migliorare i modelli di gestione dei rifiuti e si stima che ogni giorno siano finite nella spazzatura fino a 3,4 miliardi di mascherine.

    Fare un bilancio dei rifiuti sanitari legati alla pandemia è difficile, spiega l’Oms. Tuttavia esistono numerose ricerche che danno una misura dell’entità del problema. Un’analisi dello United Nations Development Programme (Undp) ha calcolato che la pandemia, incidendo per esempio sui protocolli di sicurezza, ha aumentato la quantità di rifiuti sanitari a 3,4 kg al giorno per ogni letto ospedaliero, che è circa 10 volte di più rispetto ai tempi pre-pandemia. Gli stessi vaccini sono un’importante fonte di rifiuti: ne sono state somministrate oltre 8 miliardi di dosi a livello globale che hanno prodotto 144.000 tonnellate di rifiuti aggiuntivi, 88.000 in fiale, 48 mila in siringhe e 8.000 in contenitori termici.

    Il rapporto Oms porta anche l’esempio del programma messo in piedi dall’Onu all’inizio della pandemia per far fronte alle richieste di dispositivi di protezione individuale soprattutto da parte dei Paesi a basso reddito. Solo all’interno di questo programma sono state prodotte 87.000 tonnellate di dispositivi di protezione individuale (Dpi) acquistati tra marzo 2020 e novembre 2021 solo nell’ambito di una iniziativa di emergenza promossa dalle Nazioni Unite. Sono stati inoltre distribuiti oltre 140 milioni di kit per i test potenzialmente in grado di generare 2.600 tonnellate di rifiuti non infettivi (principalmente plastica) e 731.000 litri di solventi chimici (equivalenti a un terzo di una piscina olimpionica).

    “È assolutamente importante fornire i dispositivi necessari, ma è altrettanto fondamentale che il loro utilizzo e smaltimento avvenga in sicurezza e senza impatto sull’ambiente circostante”, dichiara Michael Ryan, direttore esecutivo del programma per le emergenze sanitarie dell’Oms.

  • Questa volta il governo ha fatto degli errori

    Certo le scuole devono essere aperte ma in sicurezza e ad oggi manca la necessaria sicurezza per I trasporti pubblici, vi è la mancanza di personale scolastico sufficiente, non si è certi della validità dei tamponi e della tempestività nell’eseguirli, pertanto sarebbe stato logico che invece di scontrarsi per giorni sulla data della fine vacanza si fosse provveduto a sanare i deficit ancora esistenti rimandando di 10 giorni il ritorno a scuola. Si sarebbero, in questo periodo, potuti  fare molti altri vaccini ai ragazzi e ci saremmo allontanati anche dalle date delle festività che per i molti incontri, famigliari e non, hanno aumentato notevolmente il contagio. Questa volta il governo ha sbagliato, troppe mediazioni, troppe pressioni e ricatti, troppa attenzione ai dati elettorali più che alle reali esigenze del Paese.

    L’obbligo vaccinale, secondo molti compreso chi scrive, andava esteso a tutta la cittadinanza perché tutti i non vaccinati sono a rischio ospedalizzazione e rianimazione con le ormai note conseguenze che ricadono  sul resto della popolazione, cioè sulla stragrande maggioranza degli italiani. L’aumento dei contagi, per responsabilità  dei non vaccinati, con un’occupazione degli ospedali che impedisce il ricovero per altre gravi patologie e procura nuovi danni spesso irreparabili, è un costo umano ed economico enorme. Ha sbagliato il governo a indicare l’obbligo vaccinale solo per chi ha più di 50 anni ed ha sbagliato fissando una ridicola multa di 100 euro per chi, nella fascia d età  dell’obbligo vaccinale non è vaccinato e non è lavoratore. La multa deve essere almeno in parte commisurata al danno che si produce, Ogni giorno di ospedale ha un costo di  1500 euro, ma il costo ancora superiore è quello che i no vax fanno a tutti gli altri cittadini mettendo a rischio la loro salute. Inoltre sappiamo bene come moltissime persone non lavorano ufficialmente ma svolgono molte attività a contatto con gli altri. Questa volta non c’è stato il compromesso di qualità ma il tentativo di mettere  insieme visioni completamente diverse della vita ha prodotto decisioni incomplete e in parte inutili o dannose.

  • Un nome che è un destino, di arroganza!

    Le regole dovrebbero sempre essere uguali per tutti e il rispetto degli altri dovrebbe essere la prima regola specialmente per un campione dello sport. Purtroppo l’arroganza porta alcuni a sentirsi diversi, superiori, sopra le regole che vigono per il resto del mondo. Casi ce ne sono anche troppi ma quello di Novak Djokovic, numero del tennis mondiale, li assomma in un estremo esempio negativo mentre le autorità australiane hanno tutta la stima di quella parte della comunità internazionale che lotta per contrastare il covid e arginare lo spaventoso aumento di contagi e decessi.

    Il padre del campione di tennis definisce il figlio lo Spartaco  del nuovo mondo, peccato che non conosca la storia: 1) Spartaco si batteva per gli oppressi non per coloro che per difendere la propria libertà ledono quella altrui e diventano alleati del virus aumentando i contagi e mettendo  a rischio la salute di tutti intasando gli ospedali, 2) Spartaco non era ricco e non raccontava bugie, 3) Spartaco purtroppo ha fatto una brutta fine mentre il nostro campione no vax fa il martire per crearsi altra pubblicità e di conseguenza aumentare il suo potere mediatico ed economico. No il campione di tennis non è che un esempio negativo.

  • India alternativa alla Cina per gli investitori post-Covid, ma non mancano le ombre

    Kongthong è un villaggio indiano di 700 anime dove i figli vengono chiamati con un fischio: a ogni bambina e bambino appena nati viene assegnato dalla madre un motivetto che si porterà per l’intera vita, suo ed esclusivo. Come riferisce un reportage di Sette, il supplemento settimanale del Corriere della Sera, il sistema si chiama Jingrwai Iawbei. Lo scorso settembre, il governo di Delhi ha candidato Kongthong a entrare nella lista dei Migliori Villaggi Turistici della World Tourist Organization dell’Onu, perché questo luogo remoto anche per gli indiani, grazie ai nomi fischiati, sta diventando un’attrazione.

    Ma mentre si impegna tanto per sdoganarsi sul mercato globale del turismo, il Paese si sottrae all’impegno della comunità internazionale per l’eliminazione drastica delle centrali a carbone chiesta da altri alla Cop26 di Glasgow. Eppure L’India non è certamente un Paese arretrato: a Bangalore (ora rinominata Bengaluru), nel centro del cono Sud della penisola, Sette riferisce che sono registrate 67mila aziende dell’Information Technology e vi hanno stabilito attività praticamente tutti i grandi nomi dell’hi-tech globale: i campioni nazionali Infosys e Wipro, ma anche Amazon, Ibm, Dell, Microsoft, Siemens, Sap, Google, Nokia e via dicendo. Chennai, la ex Madras, conta 4mila imprese tecnologiche. Hyderabad, più a Nord, è un altro centro per lo sviluppo del software. E poi naturalmente Delhi, Bombay (Mumbai), Calcutta (Kolkata). Dall’inizio del 2021, inoltre 35 start up diventate “unicorni”, hanno cioè superato il valore di un miliardo di dollari. E, in generale, la dinamicità che l’economia dell’India sta mostrando dopo i disastri nella gestione della pandemia s’incontra con la necessità di molti investitori di mettere meno denaro in Cina, dove Xi Jinping sta conducendo una serrata repressione tra le imprese private, soprattutto hi-tech, e di trovare alternative. Il Financial Times ha riportato che nel settore tecnologico quest’anno gli investimenti nelle imprese indiane sono cresciuti del 287%, contro il 118% di quelli nelle aziende cinesi. Nel trimestre luglio-agosto 2021, per ogni dollaro investito in una società hi-tech cinese, un dollaro e mezzo è andato a una indiana. L’orgoglio dell’establishment, a cominciare da quello del primo ministro Narendra Modi, si è ulteriormente gonfiato in ottobre quando il Fondo monetario internazionale ha previsto che l’economia del Paese crescerà del 9,5% quest’anno e dell’8,5% il prossimo, contro i rispettivi 8% e 5,6% della Cina.

    Nonostante il Paese sia il maggior produttore di vaccini al mondo, la campagna di immunizzazione ha avuto ritardi e solo da pochi giorni ha superato il miliardo di dosi somministrate (la popolazione sfiora gli 1,4 miliardi). La burocrazia elefantiaca e la corruzione restano una palla al piede. I contadini continuano ad assediare Delhi per protesta contro una riforma modernizzatrice della distribuzione dei prodotti agricoli. C’è un grande bisogno di riforme ma farle è straordinariamente faticoso in un Paese povero, diviso in 28 Stati e 8 Territori dell’Unione, nel quale si parlano 22 lingue riconosciute nella Costituzione. Popolato da lobby, divisioni religiose, partiti politici locali. C’è, appunto l’India che corre, alle velocità delle start-up e della Borsa o con il passo più lento del villaggio dei nomi musicati, e c’è l’India che sta ferma e frena.

  • I vaccini in Italia hanno evitato 22mila morti tra gennaio e settembre

    Grazie ai vaccini sono stati evitati 22mila morti in Italia per Covid tra gennaio e settembre. E’ quanto emerge da uno studio Iss pubblicato dalla rivista Eurosurveillance insieme allo studio internazionale guidato dall’Oms in collaborazione con il Centro Europeo per la Prevenzione ed in controllo delle malattie. Delle 22mila morti evitate il 71% è negli over 80, la prima fascia di età a raggiungere alte coperture oltre a quella a maggior rischio di morte per Covid, il 18% nella fascia 70-79, l’8% nella 60-79 e il 2% negli under 60, ultima categoria ad essere vaccinata.

  • Dai nuovi dati covid quello che si dovrebbe cominciare a fare

    Ieri, 16 novembre, in Italia ancora 7.698 casi e 74 morti con 481 pazienti in terapia intensiva mentre si susseguono manifestazioni dei no vax e no pass, tutti che sfilano assembrati e senza mascherina continuando ad ignorare ogni precauzione e regola ed infischiandomene della salute degli altri. Intanto sulla rete aumentano i messaggi di odio e di violenza contro scienziati, giornalisti, politici, persone vaccinate. La gran parte dei malati più gravi ricoverata negli ospedali è non vaccinata, è morta anche una giovane mamma con la neonata ma nulla ferma l’irrazionale protesta contro gli unici strumenti in grado di proteggerci dal virus- Protesta che ormai è evidente ha sponsor e fomentatori anche in forze ed interessi transnazionali perché la ricerca dell’instabilità per alcuni è il modo per incanalare frustrazioni, per altri di trovare nuovi spazi ai propri interessi sia economici che di notorietà. Per cercare di arginare l’ulteriore diffondersi del virus si apprestano, ancorché un po’ tardive, nuove misure di controllo come sui mezzi pubblici in Italia, mentre alcuni presidenti di regione chiedono di seguire l’esempio di quei paesi, in primis l’Austria, che applicano il lockdown ai non vaccinati. Proprio il premier austriaco ha rilevato che dopo il lockdown è aumentato il numero delle persone che vanno a vaccinarsi, la linea severa è l’unica soluzione se vogliamo convincere a vaccinarsi quei cittadini che, in buona fede, non l’hanno ancora fatto. In Europa la situazione è molto grave, in Olanda vi è stato un picco di 1.920 casi in 24 ore, il numero più alto dal 19 maggio con una media in aumento del 19% solo nella settimana dal 7 al 13 novembre. L’Oms rivela che l’Europa è l’unica area al mondo nella quale contagi e decessi sono in costante aumento. Particolarmente grave la situazione nel Paesi dell’est, in questi paesi la resistenza e contrarietà alla vaccinazione porta ad un continuo aumento di infettati. In Romania sono da tempo ormai saturi gli ospedali, in repubblica ceca da fine ottobre si è passati da una media di 2.000 contagi a 8500, Croazia, Bulgaria e Serbia sono in grave difficoltà per i ricoveri. In Russia si è arrivati a 1.239 decessi in 24 ore con più di 40.000 contagi al giorno e solo il 35% della popolazione è vaccinata mentre in Spagna, con una copertura vaccinale del 89% i contagi sono contenuti il che dimostra, ancora una volta, che quei paesi, come l’Italia, nei quali la popolazione si è vaccinata si può contenere l’epidemia. Pesantissima la situazione in Germania, nonostante i reiterati appelli della cancelliera, solo il 67% della popolazione si è vaccinata, in Francia la percentuale dei vaccinati è del 69% e la media dei contagiati non si arresta, nel Regno Unito la situazione comincia a migliorare invece grazie al fatto che già 12 milioni di persone hanno ricevuto la terza dose.

    La rapida scorsa di questi dati e la memoria di quanto abbiamo vissuto dal febbraio 2020 dovrebbe finalmente far comprendere all’Europa la necessità, per andare in aiuto agli Stati membri, di mettere in atto una immediata campagna di incentivazione alla vaccinazione per aiutare gli Stati a convincere i cittadini e di indicare obbligatorie, come Unione, quelle norme di protezione che oggi solo alcuni paesi tengono in vita: la mascherina al chiuso e anche all’aperto in casi di affollamento e sempre durante le manifestazioni, l’obbligo di controllo sia  alle frontiere esterne che a quelle interne per evitare che si possa arrivare, con un aumento esponenziale dei casi, a delle chiusure. Ancora oggi mentre per viaggiare in aereo c’è il controllo di tamponi e certificati vaccinali per i viaggi in treno e in autobus con percorso transnazionale non c è alcun controllo, lo stesso problema riguarda chi viaggia in macchina. Sono misure semplici che possano salvare vite, socialità ed economia ma sono misure che bisogna avere il coraggio di prendere, l’Europa deve ritrovare coraggio sempre nella speranza che quell’Unione politica della quale si è tanto parlato per anni, senza alcun risultato, cominci a prendere forma ora partendo proprio da quanto il virus ci ha insegnato: senza il principio che nessuno si salva da solo non si va da nessuna parte.

  • Sull’obbligo del green pass il parere dell’avvocato Boetti Villanis

    Riceviamo e pubblichiamo un’intervista all’Avv. Carlo Boetti Villanis pubblicata su ‘Electomagazine.it’

    L’ultimo decreto sul Green Pass stabilisce l’obbligo di certificazione verde per tutti i lavoratori, sia del settore pubblico, sia del settore privato. Si è trattato di un provvedimento molto contestato da alcuni partiti politici, ma al tempo stesso ben accolto dalla maggioranza che regge il presidente del Consiglio Mario Draghi. Nonostante a tratti abbia dimostrato dubbi e dissenso al provvedimento, la Lega ha dato infine anch’essa il via libera alla nuova stretta, al netto tuttavia di non poche defezioni. Un gruppo di avvocati napoletani grida all’incostituzionalità del provvedimento mentre a Torino le manifestazioni contro il Green Pass infiammano le vie del centro. Per capire meglio quali siano le ragioni di questo rumore attorno al provvedimento del governo, abbiamo intervistato l’avvocato Carlo Boetti Villanis, portavoce regionale del settore “professionisti per Fratelli d’Italia”

    Il 16/09 il governo ha approvato un decreto che introduce l’obbligo del green pass per tutte le categorie di lavoratori. Alcuni protestano e sollevano dubbi sulla legittimità della norma. Lei cosa ne pensa avvocato?

    Io ritengo che non ci siano problemi di legittimità costituzionale. Al limite ci sono problemi di coerenza logica in un discorso che fa sì che attraverso il Green Pass si rende surrettiziamente obbligatorio il vaccino, utilizzando anziché una norma positiva – che dichiari l’obbligatorietà del vaccino – un sistema di controllo, quale è quello del Green Pass.

    Il Green Pass serve a controllare che si sia effettuato il vaccino, ma non c’è a monte una norma che ti obblighi a vaccinarti. La contraddizione è sostanzialmente questa.

    Il green pass può creare delle discriminazioni?

    Ho letto recentemente un articolo o un intervento, credo sulla Stampa, del Professor Zagrebelsky. Il problema è che non tutte le differenze sono discriminazioni. Si possono fare delle differenze senza discriminare, d’altronde le differenze in un ordinamento giuridico fanno parte delle scelte politiche di uno Stato. Io non credo che ci siano delle discriminazioni che in qualche maniera pongano dei problemi di legittimità costituzionale. Si pone il cittadino di fronte a una scelta: ti vaccini e puoi fare certe determinate cose; non ti vaccini, le puoi fare soltanto se ti fai periodicamente un tampone che ti renda “sicuro”. Ma la contraddizione è proprio quella di utilizzare, come dicevo prima, il metodo di controllo al posto di utilizzare una norma di diritto positivo che dica a tutte le persone che sono in condizione di poterlo fare che debbono essere vaccinate.

    Si può essere critici verso l’introduzione del green pass senza essere contrari al vaccino?

    Assolutamente sì, non vedo per quale motivo. Il Green Pass è semplicemente un sistema di controllo dell’esistenza o meno di determinati presupposti per accedere a certi servizi o determinati luoghi.

    Perché, secondo lei, non c’è stata, e non c’è, la volontà di introdurre l’obbligo vaccinale?

    Bisogna fare una premessa. L’obbligo vaccinale sarebbe perfettamente legittimo anche dal punto di vista costituzionale. Mi limito a citare una Corte Costituzionale del 22 giugno del 1990 che dice: “la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’articolo 32 della Costituzione se il trattamento è diretto a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”. E ancora più recentemente, nel 2017, sempre la Corte Costituzionale ha stabilito che “la tutela della salute implica anche il dovere dell’individuo di non ledere, nè porre a rischio con il proprio comportamento la salute altrui, concludendone peraltro, che gli obblighi di vaccinazioni obbligatorie possono essere considerati necessari nell’ambito di una società democratica per la preservazione della salute pubblica”. Fatta questa premessa, e premesso che l’obbligo di vaccino sarebbe perfettamente costituzionale, io mi domando per quale motivo l’hanno fatto, e la domanda purtroppo è senza risposta. Nel senso che o vi sono degli elementi tali per cui non ritengono di dover imporre obbligatoriamente la vaccinazione, oppure, probabilmente, hanno ritenuto di evitare di sovraeccitare, di esacerbare gli animi di quella minoranza, peraltro rumorosa No Vax, con un obbligo che probabilmente non sarebbe stato vissuto con serenità da queste minoranze.

    Viviamo quindi in una società dove la suscettibilità dell’elettorato va a condizionare i metodi del legislatore?

    Non è un problema di oggi, dura da sempre. L’opinione pubblica ha sempre condizionato le scelte del legislatore. A volte in termini di obiettivi, a volte in termini di metodi per raggiungere questi obiettivi. Da sempre si cerca di evitare che si creino delle contrapposizioni politiche e delle contrapposizioni sociali tali da rendere insicuro l’equilibrio democratico di un Paese.

    Federico Bottino

    Di seguito il link al video dell’intervista:  https://www.youtube.com/watch?v=Kzkd4LzdqPw

  • Il Sistema Sanitario Nazionale ed il paradosso “progressista”

    Il perdurare della pandemia da covid-19 con tutte le varianti del virus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale di ogni singolo paese. Il senso di inadeguatezza dimostrato durante il primo periodo (primavera 2020) ed il conseguente lockdown dal sistema sanitario gestito dalle regioni per l’eccezionalità della stessa pandemia lascia ora il posto alla complessa ed articolata discussione relativa alle strategie economiche e sanitarie delle quali il sistema stesso è oggetto. Il tutto con l’obiettivo ovviamente di contenere se non annullare tanto i contagi quanto gli effetti dell’infezione virale.

    A questa legittima ricerca si aggiunge, inoltre, la sempre più forte contrapposizione all’interno della campagna vaccinale tra i sostenitori dei vaccini e la compagine dei no-vax. Gli stessi toni hanno raggiunto livelli insostenibile ed incompatibili con un confronto democratico da entrambe le parti. In quanto alle minacce verbali anche sui social attribuibili alla compagine dei no-vax la parte avversa risponde con concetti altrettanto pericolosi e minacciosi. Emerge, infatti, un pensiero preoccupante relativo proprio alle strategie “sanitarie” proposte e magari imposte per vincere, se non convincere, la riottosità di una buona parte dei non vaccinati.

    All’interno di quella compagine politica che si definisce “progressista”, quindi vicina agli ideali una volta espressione della sinistra, ottiene un sempre maggiore consenso quella proposta per la quale i “non vaccinati” dovrebbero pagarsi le spese sanitarie per gli eventuali ricoveri. Un’affermazione ma soprattutto l’espressione di una ideologia massimalista lontana anni luce proprio da quegli ideali che hanno caratterizzato dal dopoguerra ad oggi il pensiero progressista e di sinistra e lontana anche dai principi democratici contenuti nella Carta Costituzionale. In questo senso va ricordato proprio a questi Falsi Progressisti come il sistema sanitario (SSN) del nostro Paese sia pubblico, quindi ogni cittadino italiano o chiunque si trovi sul nostro territorio possa accedere nel momento del bisogno alla totalità dei propri servizi, indipendentemente dalla nazionalità (1), residenza regionale (2), censo (3), colore della pelle (4), reddito (5) o religione (6).

    In più la strategia proposta per combattere la resistenza dei no-vax (ripeto pagare per una prestazione sanitaria invece prevista gratuita come atto costitutivo stesso del SSN pubblico) è esattamente identica a quella adottata dalle compagnie di assicurazioni sanitarie statunitensi le quali stanno aumentando ai “non vaccinati” di circa 200 dollari al mese il premio assicurativo (circa 2.500 dollari all’anno quindi) in virtù di un accresciuto profilo di rischio.

    Va ricordato come la complessa struttura sanitaria statunitense si basi sul principio della privatizzazione del sistema stesso al quale si accede attraverso la stipula di una polizza sanitaria. La perfetta simbiosi tra la soluzione proposta dal “mondo progressista italiano” da inserire nel nostro SSN pubblico e quella liberista statunitense ma pensata per un SSN privato dimostra in modo evidente il paradosso politico, strategico ed ideologico italico. In più emerge in modo cristallino come l’approccio ideologico ed etico alla complessa problematica sanitaria apra le porte ad uno Stato etico.

    All’interno di questa istituzione etica i cittadini e successivamente i pazienti potranno accedere alle cure mediche garantite dal SSN pubblico gratuitamente SE, e solo SE, il loro profilo comportamentale e sanitario risulterà in linea con i protocolli ed i modelli comportamentali elaborati dallo stesso Stato.

    In altre parole: nasce lo Stato Orwelliano.

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