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  • Per il capo della Polizia la narrazione sul web si sta facendo sempre più preoccupante

    “Attenti ai gruppi che cercano disordine”. E’ questo il monito che qualche giorno fa, dal Salone della Giustizia durante il dibattito “Pandemia in sicurezza”, ha lanciato il Capo della Polizia Lamberto Giannini. “Il cittadino che vuole manifestare il proprio dissenso – continua Giannini – lo può fare nelle regole perché altrimenti diventa portatore d’acqua di gruppi che cercano il disordine o la confusione. E poi purtroppo non è semplice andare a vagliare e discernere. Abbiamo assistito in questo periodo a una serie di minacce, come blocchiamo le stazioni, blocchiamo i caselli autostradali o le varie attività, e questo ha comportato problemi”. Giannini invita a tenere alta la guardia rispetto al web poiché è preoccupante la narrazione della realtà che ne scaturisce, soprattutto a causa dei sempre più frequenti lupi solitari. “Il web sta tenendo viva una fiamma. A fronte di una serie di sconfitte sul territorio e del restringimento degli spazi – sottolinea il capo della Polizia – c’è un rilancio continuo della propaganda, che invita nei Paesi dove c’è un problema di controllo del territorio a riproporre l’esperienza come il Califfato per noi c’è la necessità di attivarsi sui lupi solitari”. “La situazione e il periodo sono piuttosto delicati con una narrativa sul web preoccupante – dice Giannini – tante persone traducono la preoccupazione in sentimenti di rabbia e anti-sistema e si uniscono spesso estremismi opposti con il pericolo di soggetti che sono professionisti delle iniziative non legali cerchino di cavalcare la protesta. Tanta messaggistica è sul web, che non ti dà la percezione dei reali numeri di quello che può accadere. Stiamo passando da una fase in cui i promotori delle iniziative venivano in questura e davano un’idea dei numeri e degli umori, mentre oggi abbiamo qualcosa di veramente insidioso: gruppi anonimi nel web, su siti che rimbalzano in varie parti del mondo che magari lanciano delle iniziative spesso illegali nel web”.

    Chiaro il monito a non sottovalutare la ancora attiva minaccia che arriva dal terrorismo fondamentalista.

  • Utenti citati via mail in tribunale dall’Autorità garante per l’Infanzia ma è una truffa

    Ancora una truffa del web. Questa volta vittime inconsapevoli alcuni utenti che si sono visti recapitare via mail una convocazione dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza in collaborazione con il servizio di polizia postale e delle comunicazioni. L’Agia ha preso subito le distanza pubblicando sul suo sito una dichiarazione in merito. “Si richiama l’attenzione sulla diffusione via email di false comunicazioni provenienti, in apparenza, dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e dal Commissariato P.S. online – Sportello per la sicurezza degli utenti del web. Si invitano tutti coloro che dovessero ricevere tali comunicazioni sotto forma di falsa “Citazione in Tribunale” a non tenerne assolutamente conto, a non rispondere al mittente o a cercare di contattarlo, né di contattare l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. È invece opportuno segnalare l’accaduto alla Polizia Postale, prestando comunque la massima attenzione: infatti, secondo la Polizia, si tratta di un raggiro finalizzato, verosimilmente, a carpire dati personali, richiedere pagamenti non dovuti o ancora, infettare i dispositivi della vittima con pericolosi virus informatici”. 

    La Polizia Postale ha messo in guardia i malcapitati invitandoli a segnalare ai loro uffici la ricezione della mail incriminata parlando, attraverso il proprio sito di una campagna di phishing in atto attraverso false email apparentemente provenienti dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza. La mail invita ad aprire un allegato, contenente un falso “atto di citazione” della polizia postale, nel quale, con l’inganno, l’ignaro utente viene convinto di essere sottoposto ad indagini giudiziarie e indotto a contattare i truffatori, per produrre fantomatiche “giustificazioni”. Se dovessero riceversi simili comunicazioni occorre segnalare l’accaduto alla Polizia Postale e prestare la massima ATTENZIONE. […] La Polizia Postale raccomanda di non dare alcun seguito a tali email, evitando di entrare in contatto con i truffatori ed astenendosi dal fornire i propri dati personali o dall’aprire qualunque tipo di allegato.

  • Detective Stories: guadagni facili sulla rete? Smascheriamo i “fuffa guru” del marketing

    A molti di voi sarà capitato di imbattersi sulla rete in fotografie e pubblicità dei così detti “guru” del marketing. Il più delle volte si tratta di ragazzi giovani che promettono di farvi diventare ricchi seguendo i loro consigli. Sembra impossibile, ma pare che abbiano scoperto il segreto per guadagnare con relativa facilità, rimanendo comodamente seduti a casa. Ma come fare? Molto semplice. Basta avere il coraggio di abbandonare paure e pregiudizi, la sicurezza del proprio lavoro e dedicarsi alla propria crescita personale. Dimenticavo un dettaglio importante…questa svolta avverrà solo dopo l’acquisto di uno dei loro corsi, con costi decisamente importanti.

    In realtà al giorno d’oggi, e soprattutto nel contesto di incertezza e precarietà che stiamo vivendo, è estremamente facile imbattersi in soggetti scorretti pronti a millantare qualsiasi cosa pur di racimolare del denaro, soprattutto sulla rete dove, tra una moltitudine di “esperti” di marketing, solo una piccola parte è composta da seri professionisti, mentre la maggioranza conta tra le sue fila veri e propri venditori di nulla, i cosiddetti fuffa guru. Ma come riconoscerli?

    I fuffa guru sono spesso molto giovani, si mostrano alla guida di auto sportive, in ristoranti di lusso ed attorniati da belle ragazze. Nei loro video e nelle loro pubblicità “esca” non parlano di contenuti, in realtà non parlano di niente, ma sono abili nel vendere un sogno. Vendono il sogno di una vita all’insegna dell’agio e dell’indipendenza economica. Non si tratta di una truffa dato che in realtà vendono un info prodotto che per quanto spesso inutile ed inefficace di fatto viene consegnato al cliente. Il problema è che i contenuti presenti nella maggior parte di questi corsi (venduti a cifre esorbitanti), è facilmente reperibile sulla rete gratuitamente. Inoltre è doveroso considerare che una volta inseriti all’interno del corso, questi “segreti” del marketing sono già superati… nessuno avrebbe l’interesse di svelare i segreti della propria fortuna sulla rete, in qualsiasi forma, perciò se siete stati ammaliati da uno di questi soggetti ed avete acquistato uno dei loro corsi, probabilmente si tratta di informazioni datate, o nel migliore dei casi, copiate dal libro di qualche illustre marketer straniero e semplicemente tradotte.
    Molti di questi guru fingono di possedere beni di lusso e di condurre un certo stile di vita, solo per attrarre più follower e quindi potenziali clienti, altri invece sono veramente riusciti a guadagnare cifre da capogiro, ma semplicemente  vendendo corsi online a cifre estremamente gonfiate, consci del fatto che nessuno dei suoi corsisti riuscirà mai a comprarsi la Ferrari.

    Per chiunque fosse interessato,  ho approfondito il fenomeno dei “fuffa guru” insieme a Romeo Pulin, un esperto di digital marketing ospite dell’ultimo episodio del mio podcast “Detective Stories”, il podcast delle investigazioni private e dell’intelligence, su tutte le principali piattaforme: https://detectivestories.buzzsprout.com/

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

  • Dal primo sito web al dominio più costoso del mondo: 10 curiosità su Internet che non conosciamo

    Internet è ormai entrato nella nostra quotidianità, tanto da essere utilizzato per qualsiasi cosa, dall’acquistare prodotti al cercare notizie, oltre che per tenersi in contatto con amici e parenti tra social network, chat e videochiamate.

    Nonostante il web sia così centrale nelle nostre vite, ci sono alcuni aspetti della sua storia ancora poco conosciuti, che sono al tempo stesso interessanti e molto divertenti. Per questo motivo GoDaddy ha creato l’infografica “10 fatti che non sapevi su Internet” così da scoprire di più sul World Wide Web.

    Il primo sito web, tutt’oggi attivo, fu pubblicato il 6 agosto 1991 da Tim Berners-Lee, co-inventore del web insieme a Robert Cailliau e descrive proprio il progetto World Wide Web. Sempre allo stesso anno risale anche la prima web cam, che deve la sua nascita ad una brocca del caffè: gli studenti della Cambridge University, stanchi di recarsi nella sala della macchinetta, trovando puntualmente la brocca vuota, decisero di installare una videocamera che monitorava il livello del caffè inviando le immagini a tutti i computer.

    Molto curiosa anche la storia del primo dominio registrato: la data risale ad ancora prima della nascita del Web, dato che Symbolics.com venne registrato nel 15 marzo 1985 per essere utilizzato all’interno di ARPANET, una rete di computer nata nel 1969 considerata l’antenata dell’Internet moderno. Ancora più stupefacente è un altro fatto riguardante il nome di dominio cars.com, che detiene il record di indirizzo web più costoso al mondo: 872 milioni di dollari.

    Per rendersi conto della grandezza e della velocità a cui viaggia Internet basta elencare qualche dato, dato che in 1 secondo: vengono visti oltre 87.580 video su Youtube, fatte 88.605 ricerche su Google, inviate 2.984.403 email. Il peso di tutta questa mole di dati? Secondo alcune ipotesi in materia di fisica atomica di Russel Seitz, Internet è formato da circa 50 grammi di elettroni in movimento.

    Gli aneddoti non finiscono qui: per approfondire altre curiosità e fatti poco noti come il primo social network nato o il testo della prima mail è possibile leggere l’infografica sul blog di GoDaddy.

  • Allarme Covid così serio che i governi rinviano al 2021 l’accordo sulla Webtax

    Covid e dissidi tra Paesi allungano i tempi per il raggiungimento di un accordo sulla Webtax, il sistema di tassazione sui giganti del web, che non potrà essere raggiunto prima del 2021. Una prospettiva che allarma l’Ocse che vede ricadute sulla crescita complessiva delle economie. “Nello scenario peggiore – una guerra commerciale globale innescata da tasse unilaterali sui servizi digitali in tutto il mondo – il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe ridurre il PIL globale di oltre l’1% all’anno”, avverte l’organizzazione parigina. Qualcosa si muove comunque. E nell’ultima riunione dello scorso 8-9 ottobre “sono stati fatti progressi sostanziali verso il raggiungimento di una soluzione a lungo termine”, osserva l’Ocse e aggiunge che “gli ultimi colloqui riflettono opinioni convergenti su caratteristiche politiche chiave, principi e parametri per un futuro accordo. Sono state inoltre identificate le questioni politiche e tecniche rimanenti in cui le differenze di opinioni devono ancora essere colmate e le fasi successive del processo multilaterale”. Ma in questo processo “i negoziati sono stati rallentati sia dalla pandemia che dalle differenze politiche”. Obiettivo finale resta comunque quello di garantire che “le imprese multinazionali ad alta intensità digitale o rivolte ai consumatori paghino le tasse laddove conducono affari sostenuti e significativi, anche quando non hanno una presenza fisica, come è attualmente richiesto dalle norme fiscali esistenti”. Commenta il Segretario generale dell’Ocse Angel Gurría: “È chiaro che sono necessarie nuove regole per garantire l’equità nei nostri sistemi fiscali e per adattare l’architettura fiscale internazionale a modelli di business nuovi e mutevoli. Ma senza una soluzione globale basata sul consenso, il rischio di ulteriori misure unilaterali non coordinate è reale e cresce di giorno in giorno. È obbligatorio portare questo lavoro al traguardo. Il fallimento rischierebbe che le guerre fiscali si trasformino in guerre commerciali in un momento in cui l’economia globale sta già soffrendo enormemente”.

  • Detective Stories: difendere i minori dai Cyber predatori

    Ogni anno sono sempre di più i casi che affronto relativi a nuove tipologie di reati aventi come protagonista assoluto internet, un universo parallelo colmo di pericoli, soprattutto per i minori.

    Il rischio principale è rappresentato dai predatori della rete, ovvero adulti con un forte interesse sessuale verso i minori, abili nell’adescare e circuire i giovani tramite chat e social network. Agiscono sempre utilizzando un falso nome, mentendo sulla propria età e fingendo di avere interessi in comune con le loro vittime, le quali vengono “agganciate” quasi sempre con scuse banali o futili motivi.

    In una prima fase, agiscono inviando segnali positivi, messaggi colmi di emoji ed utilizzando un gergo giovanile, dopodiché i discorsi diventano sempre più personali, ed è così che il predatore inizia ad ottenere tasselli di informazioni sempre più utili ai propri scopi.

    Sulla base della mia esperienza maturata in anni di indagini, già dalle prime “chat” il predatore è in grado di scoprire dove abita la vittima, che scuola frequenta e quando si può trovare da sola.

    Da pericolo virtuale a reale il passo è breve, difatti l’obiettivo principale di questi mostri può sì essere quello di effettuare un incontro “reale”, ma anche (e più spesso), di collezionare fotografie di minori, immagini o video da far girare tra i membri del proprio network, vere e proprie organizzazioni di pedofili con regole e gerarchie.

    In alcuni casi, dopo essere riuscito ad ottenere fotografie personali/intime, il predatore potrebbe rivelarsi, obbligando il minore ad effettuare un incontro e costringendolo a subire violenze, minacciando altrimenti di diffondere le immagini.

    Si tratta di situazioni estreme, ma assolutamente non improbabili dove spesso la vittima si trova sola, e senza avere idea di come affrontare tale situazione.

    In ogni caso, la possibilità che si verifichi un incontro nella vita reale tra predatore e vittima è piuttosto imprevedibile. Ho affrontato casi nei quali il predatore è riuscito ad organizzare l’incontro in poche ore ed altri nei quali ha dovuto “preparare il terreno” per diversi mesi.

    Bisogna accettare il fatto che i rischi siano dappertutto e che un malintenzionato si possa nascondere su diversi tipi di piattaforme, anche sulle più improbabili, come quelle del gioco online (es: gaming), servizi di messaggistica istantanea, chat, social network, forum per studenti ma anche siti per la vendita di oggetti. Non solo siti ad hoc o social network per incontri.

    I predatori cercheranno quasi sempre di instaurare una sorta di legame pseudo affettivo con la vittima, al fine di ottenerne la fiducia ed un maggior numero di informazioni.

    Chi è più a rischio?

    Tutti i minori con poco controllo da parte della famiglia circa le proprie attività online, difatti le vittime ideali sono quelle che passano il maggior numero di tempo sulla rete. Il rischio è direttamente proporzionale alle ore passate a “chattare”.

    Come contrastare questi pericoli?

    Il controllo è l’arma più efficace che un genitore possa utilizzare, ed oggi anche quelli meno “tecnologici” devono impegnarsi a conoscere i principali social network ed il loro funzionamento.

    Il passo fondamentale è quello di educare i propri figli a tutelare la propria privacy, insegnandoli a non postare foto personali o a dare informazioni circa le proprie routine all’interno dei propri post e questo vale sia per i minori ma anche per i genitori, le cui foto dei figli sui social potrebbero venire “collezionate” da qualche malintenzionato.

    Qualora non fosse possibile evitare la presenza online del minore sui social, perlomeno verificare le impostazioni di privacy dei profili e renderli privati sarebbe un grosso step in avanti, così come fissare dei limiti per l’utilizzo di tablet e cellulari, ma in ogni caso sarà sempre fondamentale gettare le basi di una vera e propria cultura della sicurezza. Solo in questo modo i vostri figli saranno davvero più sicuri, in quanto i pericoli non si possono sempre evitare, ma vanno saputi prevedere ed affrontare in caso di necessità.

    Infine un consiglio “operativo”:

    Un minore non gradirà mai la presenza “virtuale” di un genitore in un social network, ed in diversi casi, se obbligato ad aggiungere madre e padre fra i propri follower, potrebbe creare un nuovo profilo a loro insaputa, magari utilizzando un nickname o storpiando il proprio nome. Si tratta di profili nei quali i ragazzi possono pubblicare di tutto senza freni, vincoli ma soprattutto senza destare sospetti di alcun tipo.

    In questi casi suggerisco di procedere creando un profilo/pagina avente come oggetto tematiche di gradimento a vostro figlio, ad esempio una pagina che tratti di argomenti sportivi. In questo modo potrete vedere un po’ più da vicino la natura e le dinamiche “pubbliche” delle interazioni virtuali dei vostri figli, riuscendo così ad intervenire preventivamente in caso di necessità.

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubricad.castro@vigilargroup.com

  • In crescita il numero dei minori adescati sul web durante il lockdown

    Con la quarantena sono aumentati i casi di pedofilia. E’ l’allarme lanciato da don Fortunato di Noto in occasione della 24esima Giornata Bambini Vittime della pedofilia, da lui istituita in concomitanza proprio con quello che era il giorno dell’orgoglio pedofilo, il 25 aprile. Intervistato da Pro Vita & Famiglia il sacerdote che da sempre si batte contro questo reato ha denunciato l’aumento di adescamenti e casi di pedofilia online in questi giorni di quarantena. “Il mondo reale è affiancato da quello virtuale e il lockdown ha consentito a moltissimi bambini di stare molto più tempo sul Web. Con questo, ovviamente, non vogliamo demonizzare la Rete, che ha tantissime note positive e migliora le nostre vite; ma è anche uno strumento di dipendenza e che può sfuggire ai controlli dei genitori. Ecco quindi che diventa terreno fertile per i pedofili e così è sempre stato e lo è maggiormente ora, poiché riescono a trovare più facilmente dei minori collegati online. Il panorama telematico è enorme, parliamo infatti di telegram, whatsapp, facebook, instagram. Nel solo mese di marzo abbiamo denunciato oltre 200 chat con adescatori e potenziali pedofili”. Don Di Noto parla addirittura di 34mila file che riguardano circa 30mila bambini intercetti grazie anche alle segnalazioni di tanti genitori che hanno ravvisato tentativi di adescamento e produzione copiosa di materiale pedo-pornografico. E non sempre purtroppo è facile risalire ai colpevoli perché, malgrado l’ottimo lavoro della polizia postale, non è facile ricevere risposte da istituzioni estere o da server che si appellano al diritto alla Privacy. Don Di Noto, nella sua intervista parla anche di uno scarso controllo, in tanti casi, da parte dei genitori che lasciano i figli per troppo tempo da soli alle prese con il web e i pericoli che ne scaturiscono. “Occorre fare un grande e accorato appello ai genitori, agli adulti. Tanti, purtroppo, non si rendono conto della gravità del problema perché tante situazioni di abusi e violenze non vengono viste dai cittadini, ma li vediamo solo noi che ci occupiamo in prima linea di questi argomenti”. E a proposito di silenzi il sacerdote sottolinea con amarezza la scarsa attenzione che media e istituzioni rivolgono al fenomeno quasi mancasse la volontà di intervenire in maniera concreta per non turbare istituzioni e pubblica opinione.

  • La Svezia multa con 7 milioni di euro Google per violazione del “diritto all’oblio”

    L’autorità svedese per la protezione dei dati (DPA) ha deciso di imporre un’ammenda di 75 milioni di corone svedesi (7 milioni di euro) a Google per non aver rispettato il diritto all’oblio come previsto dal regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

    La normativa europea del 2014 sul “diritto all’oblio” è stata progettata per aiutare le persone a eliminare determinate pagine Web che contengono informazioni potenzialmente “dannose”. Da quando è entrato in vigore, Google ha ricevuto milioni di richieste simili, ma meno della metà è stata soddisfatta.

    Dopo un audit del 2017, che mirava a valutare la gestione da parte di Google dei diritti delle persone a rimuovere le schede dei risultati di ricerca che includevano il loro nome, il DPA ha concluso che un certo numero di schede dei risultati di ricerca deve essere rimosso e ha ordinato a Google di farlo.

    L’audit di follow-up di DPA nel 2018 ha rilevato che Google non aveva rispettato gli ordini di rimozione degli elenchi di ricerca e ha dichiarato perciò che avrebbe emesso una multa nei confronti dell’azienda.

    Un portavoce ha riferito ai media che Google non è d’accordo con la decisione e ha pianificato di presentare ricorso. Il colosso americano del web adesso ha tre settimane di tempo per farlo, prima che la decisione entri in vigore.

  • Troppi timori intorno a Internet, i ragazzi italiani sono i meno abili a navigare

    Nel 2010 solo il 4% dei ragazzi usava lo smartphone per navigare su internet. Oggi, dieci dopo, la percentuale è dell’84%. Ma se il tempo trascorso online è raddoppiato in molti Paesi (in Italia la media è di 2,6 ore al giorno su Internet), sono ancora molti i giovani che non ricevono un’educazione all’uso sicuro e responsabile della rete da genitori, insegnanti o gruppo dei pari. Ciò nonostante, quando hanno un’esperienza negativa su internet, i ragazzi dichiarano di parlarne soprattutto con i loro genitori o con gli amici. Raramente si affidano a insegnanti o educatori. E’ il quadro che emerge dall’ultimo report di EU Kids Online realizzato sui ragazzi europei di 19 Paesi in cui è stata condotta l’indagine che ha coinvolto 25,101 bambini e adolescenti fra l’autunno 2017 e la primavera 2019.

    I ragazzi usano lo smartphone ‘tutti giorni’ o ‘praticamente sempre’. Rispetto alla survey EU Kids Online del 2010, infatti, si registra un aumento significativo sia nel numero dei ragazzi che lo possiede, sia nel tempo trascorso online. In Italia, l’indagine di EU Kids Online è stata realizzata da OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

    Due dati italiani, in particolare, fanno riflettere: “Le competenze informative dei ragazzi italiani sono sotto la media europea: solo il 42% degli intervistati ritiene facile verificare se le informazioni che ha trovato online sono vere. Quindi cresce il tempo trascorso su internet, aumentano le attività online, ma in proporzione aumentano poco le competenze digitali. Questo si spiega anche con il tipo di mediazione che i ragazzi ricevono: tendenzialmente, i genitori consigliano come usare Internet in modo sicuro, gli insegnanti danno regole su cosa è lecito fare su internet a scuola. Solo un quinto dei ragazzi riferisce di essere stato incoraggiato dai propri genitori o dagli insegnanti a esplorare e a imparare cose in autonomia su internet” – spiega Giovanna Mascheroni, docente di Sociologia dei media in Università Cattolica e responsabile italiana di EU Kids Online e fra gli autori del report.

    La rilevazione comparativa a livello europeo ha ricostruito le esperienze online di bambini e ragazzi, incluso il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti inappropriati e violenti, i rischi di privacy, l’uso eccessivo di internet, il sexting, l’hate speech e gli incontri offline con persone conosciute online. I dati mostrano come le attività sul web non siano definibili come del tutto positive o negative: al contrario, la stessa attività può avere conseguenze positive per un bambino e negative per un altro. Un esempio è costituito dagli incontri offline con persone conosciute online.

    Il numero di ragazzi che ha incontrato di persona qualcuno conosciuto su internet varia dal 5% (Francia) al 25% (Serbia) – il 9% in Italia. Per la maggior parte dei ragazzi, conoscere di persona un contatto online è stata un’esperienza positiva e entusiasmante. Il 52% in Slovacchia, l’86% in Romania e il 56% in Italia ha detto di essersi sentito felice dopo l’incontro. La stessa esperienza, però, può causare stress o turbamento a qualche ragazzo/a (meno del 5% si è sentito abbastanza o molto turbato dopo l’incontro). Il numero di ragazzi che ha riferito di essere stato turbato da qualcosa su internet nell’ultimo anno varia dal 7% (Slovacchia) al 45% (Malta). In Italia, il numero di ragazzi e ragazze di 9-17 anni che hanno fatto qualche esperienza su internet che li ha turbati o fatti sentire a disagio raddoppia, dal 6% registrato nel 2010 al 13%. Fra quest’ultimi, la maggior parte ha detto che si è trattata di un’esperienza sporadica. Gli amici (47%) e i genitori (38%) sono le principali fonti di sostegno a cui si rivolgono i ragazzi italiani nel caso di esperienze negative. Solo il 2% dei ragazzi italiani ha parlato di quanto accaduto su internet con un insegnante, mentre un ragazzo su quattro (25%) non ne ha parlato con nessuno.

  • Individuati 222 siti web di false assicurazioni

    Un’indagine, diretta dal procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco e coordinata dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal sostituto procuratore Christian Barilli, ha portato a individuare e oscurare 222 siti web che proponevano assicurazioni online senza rispettare le prescrizioni del codice delle assicurazioni private. Il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza ha dato seguito a provvedimenti di perquisizione locale, informatica e conseguente sequestro nei confronti di persone ritenute responsabili di truffe online con le quali sono stati raggirati centinaia di cittadini, cui sono state vendute delle false polizze assicurative.

    Gli utenti, convinti di sottoscrivere assicurazioni vantaggiose per il proprio veicolo o la propria casa o barca si sono in realtà ritrovati senza alcuna copertura. La truffa consisteva infatti nell’utilizzare indebitamente i loghi delle più note compagnie di assicurazione attive in Italia riportando anche l’indicazione di un numero RUI (Registro Unico degli Intermediari assicurativi) così da indurre a credere nella  veridicità di quanto reclamizzato online (mentre in realtà il RUI era contraffatto).

    L’indagine, realizzata in collaborazione con l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), ha permesso di identificare 74 persone fisiche per le quali è stato ipotizzato il reato di esercizio abusivo dell’attività di intermediazione assicurativa e truffa aggravata.

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