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  • L’arresto del militante del Daesh segnale del pericolo reale di proselitismo che arriva dal web

    I carabinieri del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di un 37enne egiziano, per i reati di partecipazione a un’associazione con finalità di terrorismo internazionale. Le indagini sono partite due anni fa in seguito ai sospetti scaturiti dall’attivismo sul web dell’uomo che visionava e rilanciava materiale di propaganda jihadista a favore di una vasta comunità virtuale di utenti. L’uomo risultava segnalato, proprio in quel periodo, assieme a un altro co-indagato, come frequentatore dell’area turistica del Vaticano.

    Il 37enne egiziano militante del Daesh arrestato dai carabinieri del Ros nell’ambito della cosiddetta “jihad della penna”, era un combattente virtuale per conto dello Stato Islamico.

    Secondo gli investigatori il materiale diffuso esaltava lo Stato Islamico attraverso video ad alta valenza evocativa e aggiornamenti sui ‘successi’ delle campagne di insorgenza nei territori di conflitto, diffondendo l’idea che esso potesse continuare a sopravvivere, cooptando sotto la propria bandiera ideologica il maggior numero di aderenti, i quali erano chiamati a colpire nei territori di origine, anche in Occidente.

    Del pericolo che continua ad arrivare, malgrado non sia più notizia da prima pagina, dallo stretto rapporto web e propaganda terroristica ne abbiamo parlato, qualche giorno fa anche sulle nostre colonne con l’articolo di Cristiana Muscardini Mantenere alta la guardia sul terrorismo in Rete che è possibile leggere al seguente link https://www.ilpattosociale.it/attualita/mantenere-alta-la-guardia-sul-terrorismo-in-rete/

  • Rakuten Viber aderisce al codice di condotta dell’UE contro le forme illegali di incitamento all’odio online

    La Commissione europea accoglie con favore la decisione di aderire al codice di condotta dell’UE per contrastare le forme illegali di incitamento all’odio online presa da Rakuten Viber, un’applicazione per la comunicazione vocale e la messaggistica istantanea tra piattaforme.

    Rakuten Viber è l’undicesimo partner ad aderire al codice di condotta. Presentato nel 2016 insieme a Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube, il codice ha successivamente registrato l’adesione di Instagram, Snapchat, Dailymotion, Jeuxvideo.com, TikTok e LinkedIn. Come sottolineato dai risultati della sua sesta valutazione pubblicata nell’ottobre 2021, il codice di condotta ha ottenuto risultati positivi.

    In media, le imprese informatiche hanno esaminato l’81% delle notifiche ricevute entro 24 ore e hanno rimosso il 62,5% dei contenuti segnalati. Insieme alla legge sui servizi digitali, il codice di condotta contribuisce a creare una risposta più solida a livello dell’Unione contro l’incitamento all’odio online.

    Fonte: Commissione europea

  • I minori che campiono reati online sono quasi triplicati in 5 anni

    Sono cresciuti addirittura del 250%, negli ultimi 5 anni, i minori che commettono reati on line, anche di particolare gravità, come la pedopornografia. Un fenomeno a cui ha contribuito la pandemia, che ha fatto crescere a dismisura il tempo di connessione alla rete di ragazzi e bambini, spesso senza controllo da parte dei genitori. Nello stesso arco temporale sono saliti del 130% i casi di pedofilia e si è abbassata l’età dell’adescamento e dei consumatori di pornografia on line. Dati gravi e allarmanti che arrivano dalla relazione finale del gruppo di lavoro sui Social e i minori, presieduto dalla sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina, il gruppo di lavoro ha anche avanzato una serie di proposte che verranno consegnate alla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Si prevedono più tutele per i minori che navigano sulla rete, anche con il riconoscimento del diritto all’oblio. E una protezione mirata ai baby influencer, con garanzie che investono pure il patrimonio accumulato con la loro attività.

    I dati raccolti dicono inoltre che sono sempre più piccole le vittime dei pedofili: se nel 2018 nella fascia d’età compresa tra 0 e 9 anni c’erano state 14 denunce, nel 2020 sono salite a 41, quasi il quadruplo in tre anni. Sempre negli ultimi cinque anni si sono registrati 14 estorsioni sessuali, nella fascia d’età compresa tra 0 e 13 anni, di cui quattro nella fascia d’età 0-9 anni. In crescita anche il consumo precoce della pornografia on line. Stavolta a lanciare l’allarme davanti al gruppo di lavoro è stata l’Associazione Prometeo Onlus, secondo la quale il fenomeno interessa, a livello globale, il 30% dei bambini fra gli 11 e i 12 anni e, in Italia il 44% dei ragazzi fra i 14 e 17 anni.

    Da Terre des Hommes arrivano cinque proposte per proteggere i minori: le notifiche alle piattaforme, la rimozione di contenuti illeciti, il favorire l’individuazione degli autori di reato e del luogo in cui è stato commesso il reato, l’istituzione di un’Autorità garante dei diritti degli utenti della rete e di protezione dei minori. In Italia l’Osservatorio indifesa, condotto ogni anno da Terre des Hommes e OneDay Group, conferma che 7 ragazzi su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro quando navigano in rete. “Tutelare i minori nel digitale è diventato importante perché il digitale non è più quel mondo virtuale separato dal reale che pensavamo, il mondo della Rete è molto reale perché reali sono le conseguenze che si riflettono nella  nostra realtà. Poi con la pandemia c’è stata una forte accelerazione e tutto è cambiato, c’è stata una rivoluzione”, ha osservato Carla Garlatti, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, aprendo i lavori dell’incontro “Violenza online. I Social Network nuovi protagonisti della protezione dei minorenni?”, promosso da Terre des Hommes. Per affrontare con successo questi temi è necessario il coinvolgimento delle piattaforme – hanno convenuto tutti – ma non è facile, per problemi di privacy, per problemi economici e perché è evidente che si va ad impattare in un mondo in cui gli interessi economici sono elevati.

  • I presidi propongono un codice redatto nelle scuole per le chat di classe

    Non abolirle ma regolamentarle. Utilizzarle sono per le emergenze ma, secondo Antonello Giannelli presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (Anp), sulla base di un codice di autodisciplina redatto direttamente dalle scuole. Le chat di classe in questi giorni sono al centro di un ampio dibattito nel mondo della scuola A scatenarlo sono stati i dirigenti scolastici dell’Anp di Roma favorevoli alla revisione del Codice Deontologico e all’emanazione di un regolamento utile per le scuole di tutta Italia.

    Nei due anni di pandemia le chat sono diventate uno strumento indispensabile soprattutto nel rapporto tra docenti e genitori. Ma in altre situazioni l’uso distorto ha generato situazioni così eclatanti da essere pubblicate sulle pagine delle cronache nazionali. E’ il caso di un bambino di una scuola primaria di Pavia che sarebbe stato bullizzato da tre maestre colleghe della mamma. Vicenda finita con una denuncia ai Carabinieri e un esposto all’ufficio scolastico dopo la scoperta in un computer della scuola delle chat di WhatsApp fra le maestre in cui definivano il bambino ‘sporco’, ‘pirla’ e con altri pessimi appellativi. Ma non è una situazione isolata, un bambino autistico sarebbe stato denigrato a Roma dalle sue maestre sempre su una chat di WhatsApp. E ancora nella Capitale il caso delle presunte chat tra uno studente e la preside del liceo Montale.

    Per il presidente Nazionale dei Presidi (Anp) Antonello Giannelli “la tecnologia in sé non è mai negativa o positiva. Di conseguenza anche l’utilizzo delle chat può apportare vantaggi ma può anche prestarsi ad un uso distorto. È necessario capire che devono essere utilizzate in modo corretto e a questo proposito è fondamentale – puntualizza – la formazione di tutti i soggetti coinvolti”. Per Giannelli “un eventuale codice di autodisciplina” dovrebbe essere redatto direttamente dalle scuole. “Non dimentichiamo che – conclude – queste tecnologie sono di recente introduzione e non c’è ancora un patrimonio comune di comportamenti”.

    Mario Rusconi presidente Anp (Associazione Nazionale Presidi) di Roma è tornato a ribadire che “le chat di classe devo essere usate solo per le emergenze. Altrimenti stravolgono completamente il rapporto che ci deve essere con le famiglie”. A suo giudizio “le chat tra famiglie e insegnanti e tra insegnanti e studenti stanno dilagando e stanno creando una sorta di cortocircuito”. Tanti gli esempi quotidiani citati da Rusconi: “C’è il genitore che dice ‘perchè mio figlio ha preso 7 e non’ 8? oppure ‘perchè avete spiegato con due mesi di ritardo la perifrastica passiva’? ed ancora ‘perchè aveva cambiato posto a mio figlio?'”. “Non siamo abolizionisti – ci tiene a precisare Rusconi – semplicemente vogliamo una regolamentazione che non faccia scadere le chat in una sorta di continuo ping pong aggressivo”.

    Le chat di classe per il presidente Anp di Roma devono essere adoperate “in via solamente emergenziale quando succedono dei fatti molto gravi: la sera precedente alla partenza all’aeroporto una gita viene sospesa. Un ragazzo sta male, una classe ha avuto un incidente e così via”.

  • Non sempre il web è la via migliore per scegliere un amico a quattro zampe

    Il Patto Sociale ha, in diverse occasioni, lanciato un allarme per invitare tutti coloro che volevano prendere un cane a non rivolgersi al web soprattutto per gli acquisti. Infatti sui siti si sono consumate moltissime truffe, come testimoniano le diverse indagini, seguite da arresti, svolte da carabinieri e polizia. Nelle truffe erano e sono coinvolte persone apparentemente insospettabili oltre a noti truffatori. In questi giorni anche l’ANMVI lancia un nuovo allarme perché, proprio negli anni della pandemia, le truffe sono aumentate.

    Purtroppo in Europa il traffico di animali viaggia per la massima parte sul web. In Italia il traffico di animali da compagnia è un reato ma ora occorrerebbe una legge che vietasse l’acquisto on line di animali. Se è possibile vedere sui siti foto e caratteristiche dell’animale che si vuole comperare poi dovrebbe essere obbligatorio vedere l’animale dal vivo presso l’allevamento o il negozio e l’acquisto deve essere fatto solo dopo aver visionato anche tutti i documenti e, sarebbe meglio, anche la madre del cucciolo. Solo così si può essere certi della salute dell’animale che si acquista e dare un duro colpo al traffico di cuccioli che arrivano da paesi esteri e che sono trasportati in condizioni terribili che spesso portano a gravi malattie o alla morte in tenera età.

    Chi desidera avere un amico peloso deve, per la sua sicurezza e per quella del animale, rivolgersi a centri di vendita legali che devono fornire tutti i documenti necessari e validi ed essere responsabili per l’eventuale insorgere di patologie nei primi mesi di vita dell’animale. Ma per avere un cane o un gatto che diventi un compagno di vita ci si può rivolgere anche ai rifugi e canili ufficiali che ospitano migliaia di cani e gatti abbandonati spesso anche cuccioli. Salvare la vita ad un animale abbandonato, ad un cucciolo, che in canile crescerebbe senza quel valore affettivo che è tanto necessario per avere una vita equilibrata, è una bella scelta e chi la farà sarà ampiamente ricompensato perché gli animali salvati hanno ancora più affetto da dare.

    Cerchiamo di contribuire tutti a debellare il traffico illecito che procura tante sofferenze agli animali e un danno economico ed affettivo a chi li compra, perché spesso questi animali che arrivano illecitamente dall’estero hanno gravi patologie, mentre sono grandi i guadagni illegali dei malfattori e dei loro complici.

  • Per il capo della Polizia la narrazione sul web si sta facendo sempre più preoccupante

    “Attenti ai gruppi che cercano disordine”. E’ questo il monito che qualche giorno fa, dal Salone della Giustizia durante il dibattito “Pandemia in sicurezza”, ha lanciato il Capo della Polizia Lamberto Giannini. “Il cittadino che vuole manifestare il proprio dissenso – continua Giannini – lo può fare nelle regole perché altrimenti diventa portatore d’acqua di gruppi che cercano il disordine o la confusione. E poi purtroppo non è semplice andare a vagliare e discernere. Abbiamo assistito in questo periodo a una serie di minacce, come blocchiamo le stazioni, blocchiamo i caselli autostradali o le varie attività, e questo ha comportato problemi”. Giannini invita a tenere alta la guardia rispetto al web poiché è preoccupante la narrazione della realtà che ne scaturisce, soprattutto a causa dei sempre più frequenti lupi solitari. “Il web sta tenendo viva una fiamma. A fronte di una serie di sconfitte sul territorio e del restringimento degli spazi – sottolinea il capo della Polizia – c’è un rilancio continuo della propaganda, che invita nei Paesi dove c’è un problema di controllo del territorio a riproporre l’esperienza come il Califfato per noi c’è la necessità di attivarsi sui lupi solitari”. “La situazione e il periodo sono piuttosto delicati con una narrativa sul web preoccupante – dice Giannini – tante persone traducono la preoccupazione in sentimenti di rabbia e anti-sistema e si uniscono spesso estremismi opposti con il pericolo di soggetti che sono professionisti delle iniziative non legali cerchino di cavalcare la protesta. Tanta messaggistica è sul web, che non ti dà la percezione dei reali numeri di quello che può accadere. Stiamo passando da una fase in cui i promotori delle iniziative venivano in questura e davano un’idea dei numeri e degli umori, mentre oggi abbiamo qualcosa di veramente insidioso: gruppi anonimi nel web, su siti che rimbalzano in varie parti del mondo che magari lanciano delle iniziative spesso illegali nel web”.

    Chiaro il monito a non sottovalutare la ancora attiva minaccia che arriva dal terrorismo fondamentalista.

  • Utenti citati via mail in tribunale dall’Autorità garante per l’Infanzia ma è una truffa

    Ancora una truffa del web. Questa volta vittime inconsapevoli alcuni utenti che si sono visti recapitare via mail una convocazione dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza in collaborazione con il servizio di polizia postale e delle comunicazioni. L’Agia ha preso subito le distanza pubblicando sul suo sito una dichiarazione in merito. “Si richiama l’attenzione sulla diffusione via email di false comunicazioni provenienti, in apparenza, dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e dal Commissariato P.S. online – Sportello per la sicurezza degli utenti del web. Si invitano tutti coloro che dovessero ricevere tali comunicazioni sotto forma di falsa “Citazione in Tribunale” a non tenerne assolutamente conto, a non rispondere al mittente o a cercare di contattarlo, né di contattare l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. È invece opportuno segnalare l’accaduto alla Polizia Postale, prestando comunque la massima attenzione: infatti, secondo la Polizia, si tratta di un raggiro finalizzato, verosimilmente, a carpire dati personali, richiedere pagamenti non dovuti o ancora, infettare i dispositivi della vittima con pericolosi virus informatici”. 

    La Polizia Postale ha messo in guardia i malcapitati invitandoli a segnalare ai loro uffici la ricezione della mail incriminata parlando, attraverso il proprio sito di una campagna di phishing in atto attraverso false email apparentemente provenienti dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza. La mail invita ad aprire un allegato, contenente un falso “atto di citazione” della polizia postale, nel quale, con l’inganno, l’ignaro utente viene convinto di essere sottoposto ad indagini giudiziarie e indotto a contattare i truffatori, per produrre fantomatiche “giustificazioni”. Se dovessero riceversi simili comunicazioni occorre segnalare l’accaduto alla Polizia Postale e prestare la massima ATTENZIONE. […] La Polizia Postale raccomanda di non dare alcun seguito a tali email, evitando di entrare in contatto con i truffatori ed astenendosi dal fornire i propri dati personali o dall’aprire qualunque tipo di allegato.

  • Detective Stories: guadagni facili sulla rete? Smascheriamo i “fuffa guru” del marketing

    A molti di voi sarà capitato di imbattersi sulla rete in fotografie e pubblicità dei così detti “guru” del marketing. Il più delle volte si tratta di ragazzi giovani che promettono di farvi diventare ricchi seguendo i loro consigli. Sembra impossibile, ma pare che abbiano scoperto il segreto per guadagnare con relativa facilità, rimanendo comodamente seduti a casa. Ma come fare? Molto semplice. Basta avere il coraggio di abbandonare paure e pregiudizi, la sicurezza del proprio lavoro e dedicarsi alla propria crescita personale. Dimenticavo un dettaglio importante…questa svolta avverrà solo dopo l’acquisto di uno dei loro corsi, con costi decisamente importanti.

    In realtà al giorno d’oggi, e soprattutto nel contesto di incertezza e precarietà che stiamo vivendo, è estremamente facile imbattersi in soggetti scorretti pronti a millantare qualsiasi cosa pur di racimolare del denaro, soprattutto sulla rete dove, tra una moltitudine di “esperti” di marketing, solo una piccola parte è composta da seri professionisti, mentre la maggioranza conta tra le sue fila veri e propri venditori di nulla, i cosiddetti fuffa guru. Ma come riconoscerli?

    I fuffa guru sono spesso molto giovani, si mostrano alla guida di auto sportive, in ristoranti di lusso ed attorniati da belle ragazze. Nei loro video e nelle loro pubblicità “esca” non parlano di contenuti, in realtà non parlano di niente, ma sono abili nel vendere un sogno. Vendono il sogno di una vita all’insegna dell’agio e dell’indipendenza economica. Non si tratta di una truffa dato che in realtà vendono un info prodotto che per quanto spesso inutile ed inefficace di fatto viene consegnato al cliente. Il problema è che i contenuti presenti nella maggior parte di questi corsi (venduti a cifre esorbitanti), è facilmente reperibile sulla rete gratuitamente. Inoltre è doveroso considerare che una volta inseriti all’interno del corso, questi “segreti” del marketing sono già superati… nessuno avrebbe l’interesse di svelare i segreti della propria fortuna sulla rete, in qualsiasi forma, perciò se siete stati ammaliati da uno di questi soggetti ed avete acquistato uno dei loro corsi, probabilmente si tratta di informazioni datate, o nel migliore dei casi, copiate dal libro di qualche illustre marketer straniero e semplicemente tradotte.
    Molti di questi guru fingono di possedere beni di lusso e di condurre un certo stile di vita, solo per attrarre più follower e quindi potenziali clienti, altri invece sono veramente riusciti a guadagnare cifre da capogiro, ma semplicemente  vendendo corsi online a cifre estremamente gonfiate, consci del fatto che nessuno dei suoi corsisti riuscirà mai a comprarsi la Ferrari.

    Per chiunque fosse interessato,  ho approfondito il fenomeno dei “fuffa guru” insieme a Romeo Pulin, un esperto di digital marketing ospite dell’ultimo episodio del mio podcast “Detective Stories”, il podcast delle investigazioni private e dell’intelligence, su tutte le principali piattaforme: https://detectivestories.buzzsprout.com/

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

  • Dal primo sito web al dominio più costoso del mondo: 10 curiosità su Internet che non conosciamo

    Internet è ormai entrato nella nostra quotidianità, tanto da essere utilizzato per qualsiasi cosa, dall’acquistare prodotti al cercare notizie, oltre che per tenersi in contatto con amici e parenti tra social network, chat e videochiamate.

    Nonostante il web sia così centrale nelle nostre vite, ci sono alcuni aspetti della sua storia ancora poco conosciuti, che sono al tempo stesso interessanti e molto divertenti. Per questo motivo GoDaddy ha creato l’infografica “10 fatti che non sapevi su Internet” così da scoprire di più sul World Wide Web.

    Il primo sito web, tutt’oggi attivo, fu pubblicato il 6 agosto 1991 da Tim Berners-Lee, co-inventore del web insieme a Robert Cailliau e descrive proprio il progetto World Wide Web. Sempre allo stesso anno risale anche la prima web cam, che deve la sua nascita ad una brocca del caffè: gli studenti della Cambridge University, stanchi di recarsi nella sala della macchinetta, trovando puntualmente la brocca vuota, decisero di installare una videocamera che monitorava il livello del caffè inviando le immagini a tutti i computer.

    Molto curiosa anche la storia del primo dominio registrato: la data risale ad ancora prima della nascita del Web, dato che Symbolics.com venne registrato nel 15 marzo 1985 per essere utilizzato all’interno di ARPANET, una rete di computer nata nel 1969 considerata l’antenata dell’Internet moderno. Ancora più stupefacente è un altro fatto riguardante il nome di dominio cars.com, che detiene il record di indirizzo web più costoso al mondo: 872 milioni di dollari.

    Per rendersi conto della grandezza e della velocità a cui viaggia Internet basta elencare qualche dato, dato che in 1 secondo: vengono visti oltre 87.580 video su Youtube, fatte 88.605 ricerche su Google, inviate 2.984.403 email. Il peso di tutta questa mole di dati? Secondo alcune ipotesi in materia di fisica atomica di Russel Seitz, Internet è formato da circa 50 grammi di elettroni in movimento.

    Gli aneddoti non finiscono qui: per approfondire altre curiosità e fatti poco noti come il primo social network nato o il testo della prima mail è possibile leggere l’infografica sul blog di GoDaddy.

  • Allarme Covid così serio che i governi rinviano al 2021 l’accordo sulla Webtax

    Covid e dissidi tra Paesi allungano i tempi per il raggiungimento di un accordo sulla Webtax, il sistema di tassazione sui giganti del web, che non potrà essere raggiunto prima del 2021. Una prospettiva che allarma l’Ocse che vede ricadute sulla crescita complessiva delle economie. “Nello scenario peggiore – una guerra commerciale globale innescata da tasse unilaterali sui servizi digitali in tutto il mondo – il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe ridurre il PIL globale di oltre l’1% all’anno”, avverte l’organizzazione parigina. Qualcosa si muove comunque. E nell’ultima riunione dello scorso 8-9 ottobre “sono stati fatti progressi sostanziali verso il raggiungimento di una soluzione a lungo termine”, osserva l’Ocse e aggiunge che “gli ultimi colloqui riflettono opinioni convergenti su caratteristiche politiche chiave, principi e parametri per un futuro accordo. Sono state inoltre identificate le questioni politiche e tecniche rimanenti in cui le differenze di opinioni devono ancora essere colmate e le fasi successive del processo multilaterale”. Ma in questo processo “i negoziati sono stati rallentati sia dalla pandemia che dalle differenze politiche”. Obiettivo finale resta comunque quello di garantire che “le imprese multinazionali ad alta intensità digitale o rivolte ai consumatori paghino le tasse laddove conducono affari sostenuti e significativi, anche quando non hanno una presenza fisica, come è attualmente richiesto dalle norme fiscali esistenti”. Commenta il Segretario generale dell’Ocse Angel Gurría: “È chiaro che sono necessarie nuove regole per garantire l’equità nei nostri sistemi fiscali e per adattare l’architettura fiscale internazionale a modelli di business nuovi e mutevoli. Ma senza una soluzione globale basata sul consenso, il rischio di ulteriori misure unilaterali non coordinate è reale e cresce di giorno in giorno. È obbligatorio portare questo lavoro al traguardo. Il fallimento rischierebbe che le guerre fiscali si trasformino in guerre commerciali in un momento in cui l’economia globale sta già soffrendo enormemente”.

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