Europa

Parità di genere: la Commissione europea presenta la Dichiarazione comune in occasione della Giornata Internazionale della donna 2018

“La parità tra donne e uomini è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea sancito nei nostri trattati. La nostra Unione è pioniere nell’affrontare la discriminazione basata sul genere e possiamo essere orgogliosi dei progressi compiuti: l’Europa è uno dei luoghi più sicuri ed equi per le donne nel mondo”. Questo l’incipit della Dichiarazione comune in occasione della Giornata internazionale della donna 2018 sottoscritta da 14 commissari europei tra i quali il vicepresidente Frans Timmermans e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione.  Il percorso verso la parità però, come sottolineato nella Dichiarazione, non è stato ancora raggiunto e sebbene tanti passi in avanti siano stati fatti nel corso degli anni molto deve ancora essere realizzato per poter raggiungere l’obiettivo. Si sa infatti che in tante parti del mondo molte bambine non hanno ancora accesso all’istruzione, che – rimanendo nei continenti più sviluppati – a parità di ruolo il salario delle donne è più basso rispetto a quello degli uomini, che ci sono ancora dei posti apicali preclusi al sesso femminile e sebbene il numero delle laureate sia più alto rispetto a quello dei laureati il percorso per raggiungere una realizzazione professionale è ancora tortuoso per le prime, soprattutto nei settori tecnico-scientifico dove pure le donne hanno dato ampia dimostrazione di avere competenze e conoscenze per nulla secondarie a quelle degli uomini. Per una vera parità tutto dovrebbe partire da una adeguata educazione al riguardo sin dalle scuole, educazione che aiuterebbe ad evitare anche certi atti di violenza ai quali le cronache ci stanno tristemente abituando. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità una donna su tre nella sua vita ha subito una forma di violenza fisica o sessuale, in Italia, dove il fenomeno è diffuso ma ancora sommerso, dati ISTAT del 2015 (contenuti nel Report diffuso in questi giorni da WeWorld Onlus), dicono che 6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, le donne che hanno subito stupri sono 652 mila e nel 62,7% dei casi lo stupro è stato commesso dal partner o dall’ex. Nonostante la percentuale di donne che denunciano sia aumentata  rispetto alla precedente rilevazione Istat (2006), passando dal 6,7% all’11,8%, il dato non è confortante: 11,8% vuol dire che sono ancora troppo poche le donne che hanno il coraggio di denunciare. E non va meglio sul fronte lavorativo dove, sempre secondo lo stesso Rapporto, sono 1 milione 173mila le donne (7,5%) che sono state vittima di abusi per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni nella carriera.

Un aspetto, quest’ultimo, che indigna e che in una società civile e progredita dovrebbe essere superato o insistente o che, quantomeno, dovrebbe indurre tutte le donne a rivendicare in ogni luogo deputato alla comunicazione il diritto di accesso alla carriera e alla relativa crescita professionale solo ed esclusivamente per meriti conquistati sul campo e a pari condizioni di quelle degli uomini. L’Unione europea ha presentato nuove norme per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata per i genitori e i prestatori di assistenza che lavorano e un piano d’azione per contrastare il divario retributivo di genere. A febbraio 2018 il numero delle donne che occupavano ruoli dirigenziali nella Commissione europea ha raggiunto il 36% rispetto all’11% al momento dell’insediamento della stessa, nel novembre 2014. Il presidente Juncker si è impegnato a raggiungere il 40% entro il 31 ottobre 2019, al termine del mandato.

Quest’anno le Giornate europee dello sviluppo si concentreranno sul ruolo fondamentale delle donne e delle ragazze nello sviluppo sostenibile e sulla loro equa partecipazione e leadership in tutti gli aspetti della vita. Inoltre, sempre quest’anno, l’UE ha assunto la leadership dell’iniziativa “Call to Action for Protection Against Gender-Based Violence” (Appello ad agire per la protezione contro la violenza di genere), in cui oltre 60 paesi e organizzazioni sono impegnati a garantire che la violenza di genere sia affrontata nelle crisi umanitarie.

L’Unione europea assiste in tutto il mondo le donne e le ragazze migranti o sfollate che sono vittime di violenza, ad esempio attraverso l’iniziativa Spotlight, o che sono escluse dall’istruzione, dall’accesso equo ai servizi di pianificazione sanitaria e familiare, dal mercato del lavoro e dalla vita politica più in generale. Nel mondo oltre 15 milioni di bambine in età scolare non vanno a scuola: l’UE contribuisce pertanto a migliorare l’accesso all’istruzione in Africa, America latina, Medio Oriente e Sud-Est asiatico. La parità di genere non rappresenta solo il raggiungimento di criteri di giustizia significa aiutare a garantire prosperità, pace, sicurezza, sviluppo in tante parti del mondo. Investire sul futuro di una bambina vuol dire investire sulla società e sul suo progresso.

L’8 marzo la Commissione proclamerà le dodici finaliste del premio dell’UE per le donne innovatrici, nel suo genere il premio più importante al mondo che dal 2011 omaggia le donne che coniugano eccellenza scientifica e successo imprenditoriale. Il 5 e il 6 giugno, la Commissione organizzerà le Giornate europee dello sviluppo (#shEDDs), che saranno dedicate alle donne e alle ragazze in prima linea nello sviluppo sostenibile.

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Raffaella Bisceglia

Pugliese trapiantata a Milano da 13 anni, è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Giornalista professionista dal 2001 attualmente svolge l’attività di addetta stampa e collabora con Famiglia Cristiana e Cronaca Qui. In passato ha lavorato, tra gli altri, per le emittenti televisive Telenova e Telepiù, per il quotidiano Il Meridiano e scritto di calcio e televisione per i siti Calciomercato.com e Datasport e il settimanale Controcampo.

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