Europa

Commissione europea: l’espansione prosegue nonostante nuovi rischi

 L’espansione economica in Europa dovrebbe proseguire a ritmo sostenuto quest’anno e l’anno prossimo, favorendo la creazione di più posti di lavoro. Tuttavia vediamo anche maggiori rischi all’orizzonte. Per questo occorre sfruttare l’attuale congiuntura favorevole per rendere le nostre economie più resilienti. Ciò significa creare riserve di bilancio, riformare le nostre economie per stimolare la produttività e gli investimenti e far sì che il nostro modello di crescita diventi più inclusivo. Inoltre è necessario rafforzare le basi della nostra Unione economica e monetaria”. E’ una dichiarazione di Valdis Dombrovskis, lettone, vice presidente della Commissione europea, responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, nonché per la stabilità e i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali. E Pierre Moscovici, francese, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha aggiunto: “L’Europa continua a godere di una crescita sostenuta, che ha contribuito a far scendere la disoccupazione al livello più basso degli ultimi dieci anni. Crescono gli investimenti e migliorano le finanze pubbliche, e il disavanzo nella zona euro dovrebbe scendere ad appena lo 0,7% del PIL quest’anno. In questo scenario roseo il rischio più importante è rappresentato dal protezionismo, che non deve diventare la nuova normalità, poiché non farebbe che danneggiare quella parte dei nostri cittadini che ha più bisogno di essere tutelata”.

Le due dichiarazioni sintetizzano bene le previsioni economiche di primavera per il 2018, confermando che l’espansione prosegue, nonostante nuovi rischi. I tassi di crescita dell’UE e della zona euro, infatti,  superano le aspettative nel 2017 e si attestano al 2,4%, il livello più elevato degli ultimi 10 anni. La crescita dovrebbe rimanere forte nel 2018 e rallentare solo lievemente nel 2019, con tassi rispettivamente del 2,3% e del 2,0% sia nell’UE che nella zona euro. I consumi privati sono ancora forti e nel contempo le esportazioni e gli investimenti hanno registrato un aumento. La disoccupazione continua a calare e si attesta attualmente attorno ai livelli precedenti alla crisi. Tuttavia l’economia è più esposta a fattori di rischio esterni, che sono divenuti più incisivi e più sfavorevoli. La crescita robusta, tuttavia, favorisce un’ulteriore riduzione dei livelli di disavanzo e di debito pubblico. E’ degno di nota, considerato il dibattito polemico che si svolge anche nel nostro Paese sull’argomento (Fornero si, Fornero no) il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Alla crescita del 2,4% hanno contribuito un elevato livello di fiducia dei consumatori e delle imprese, una crescita globale più forte, bassi costi di finanziamento, bilanci più sani nel settore privato e migliori condizioni del mercato del lavoro. Anche il rallentamento dell’attività evidenziato dagli indicatori congiunturali all’inizio del 2018 dovrebbe essere in parte temporaneo. La disoccupazione continua a calare e si attesta attualmente attorno ai livelli precedenti alla crisi. Nell’UE la disoccupazione dovrebbe continuare a diminuire, passando dal 7,6% nel 2017 al 7,1% nel 2018 e al 6,7% nel 2019. La disoccupazione nella zona euro dovrebbe scendere dal 9,1% nel 2017 all’8,4% nel 2018 e al 7,9% nel 2019. Nel complesso, l’inflazione nella zona euro nel 2018 dovrebbe rimanere invariata rispetto al 2017 (1,5%) per poi salire all’1,6% nel 2019. Nell’UE l’inflazione dovrebbe seguire lo stesso andamento, rimanendo all’1,7% quest’anno per poi salire all’1,8% nel 2019. Migliora la situazione delle finanze pubbliche. Nessun paese, infatti, ha un disavanzo superiore al 3% del PIL, come indicato dal trattato; il che dimostra che una certa disciplina è ormai patrimonio comune, nonostante le polemiche che di tanto in tanto si manifestano da parte di alcuni governi, Si polemizza contro l’austerità, ma poi si comprende che l’allineamento finanziario è un bene necessario e comune. Se le previsioni finanziarie sono favorevole, quelle economiche, invece, lasciano a desiderare. I rischi sono aumentati, con la possibilità di un peggioramento. Inoltre, un aumento del protezionismo commerciale presenta un rischio chiaramente negativo per le prospettive economiche mondiali. A causa della sua apertura, la zona euro sarebbe particolarmente vulnerabile qualora questi rischi si materializzassero. Le previsioni della Commissione riguardano tutti i 28 Stati membri, compreso il Regno Unito. Tuttavia, dati i negoziati in corso sui termini del recesso del Regno Unito dall’UE, le proiezioni della Commissione per il periodo post-Brexit si fondano sull’ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali tra l’UE a 27 e il Regno Unito. Si tratta di un’ipotesi adottata unicamente a fini di previsione che non ha alcuna incidenza sui negoziati in corso nell’ambito della procedura prevista dall’articolo 50. Le prossime previsioni della Commissione europea saranno le previsioni economiche intermedie d’estate 2018, pubblicate a luglio.

Fonte: Comunicato Commissione europea del 3 maggio 2018

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