International

Affievolimento delle responsabilità

Non sono persone, sono cose. E con le cose non si può intendere.

Anatole France

“Il Consiglio dei topi” è una delle tante bellissime e molto significative favole di Jean de La Fontaine. Un gatto, di nome Mangialardo, un infame carnefice, era diventato il terrore dei topi. Era così vero che quei pochi rimasti ancora vivi, non osavano neanche metter fuori il muso. Perciò, dalla paura erano costretti a rimaner nascosti, a costo anche di morir di fame. Un giorno, mentre il gatto era andato a far visita alla sua amante, i topi si riunirono in consiglio. Dovevano decidere finalmente cosa fare per salvarsi dal gatto. Il presidente, un topo saggio, propose di attaccare al gatto un campanello, in modo che si sentisse quando il gatto si fosse avvicinato. I topi in consiglio applaudirono la proposta del presidente. Ma quando si trattò di scegliere colui che doveva attaccare il campanello al collo del gatto, tutti diedero le proprie ragioni e nessuno accettò. Al presidente non rimase altro che sciogliere la seduta. La morale della favola: a parlar sono tutti bravi, ma tutto cambia quando bisogna fare. Una significativa e sempre attuale allegoria, dalla quale bisogna sempre trarre insegnamento.

Per qualsiasi paese è sempre una disgrazia quando viene governato da persone irresponsabili e corrotte, che convivono e condividono tutto con dei poteri occulti, Ma per un paese, in simili condizioni, è molto più grave quando ha anche un’opposizione che non convince e non nutre speranza; un’opposizione quasi inesistente, le cui responsabilità si affievoliscono ogni giorno che passa. Guai a quel paese con una simile opposizione, che crede di risolvere tutto e compiere devotamente i propri doveri, solo e soltanto tramite le dichiarazioni e le denunce contro il malgoverno. Perché le dichiarazioni e le denunce, da sole, non bastano a rovesciare un governo corrotto e che controlla tutto. Come nella favola di La Fontaine. Perché, nonostante quanto avevano detto e deciso i topi in consiglio, il gatto Mangialardo continuava indisturbato a girare senza campanello attaccato al collo.

Purtroppo questo sta accadendo attualmente in Albania. La situazione sta diventando, ogni giorno che passa, più drammatica e allarmante. E non è retorica, ma realtà vissuta. Ormai gli scandali si susseguono l’un l’altro con una frequenza accelerata. Perciò coprirli, smentirli e portarli nel dimenticatoio sta diventando sempre più una seria preoccupazione anche per la potente e ben organizzata propaganda governativa, orchestrata direttamente dal primo ministro. Tant’è vero, che da una settimana a questa parte, il primo ministro ha cominciato a minacciare con una legge contro la diffamazione mediatica. E tutto ciò in un paese in cui ormai il sistema di giustizia, fatti ed evidenze alla mano, è completamente controllato dal primo ministro in persona. Basta riferirsi soltanto alle buffonate propagandistiche degli ultimi giorni, per convincersi che le procure e i tribunali sono succubi della volontà e delle minacce del primo ministro. Buffonate che in realtà stanno smascherando, tra l’altro, anche l’allarmante connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Soltanto grazie alle denunce dell’opposizione e di quei pochi media rimasti non controllati che il pubblico è venuto a conoscenza di tutto quel marcio. Per l’ennesima volta. E per l’ennesima volta la campagna diffamatoria e minatoria della propaganda governativa con tutti i suoi mezzi si è messa in moto.

In una simile situazione, fa bene l’opposizione a denunciare quando sta accadendo in Albania. Sono e saranno tante le cose da denunciare, anzi troppe! Soltanto quanto è successo durante queste due ultime settimane mette a nudo senza equivoci la grave situazione in cui versa il paese. Mette a nudo il fatto che diverse strutture e istituzioni statali sono messe al servizio del primo ministro, per coprire gli scandali clamorosi e cercare di ridicolizzare le denunce. Come ha fatto sempre il primo ministro in simili casi in passato. Perciò denunciare simili casi, tramite dichiarazioni ufficiali, è un obbligo istituzionale dell’opposizione. Le dichiarazioni e le denunce sono necessarie e utili, sono parte dei mezzi con i quali opera un’opposizione in una società democratica. Ma quelle non bastano, perché l’Albania non è ancora un paese democratico, essendo anche ufficialmente classificato come un paese con una “democrazia ibrida”. Purtroppo, fatti alla mano, in Albania ormai si sta restaurando un regime autoritario e autocratico. In Albania ormai si sta restaurando una nuova e camuffata dittatura, con soltanto una facciata, una parvenza di pluralismo. E l’opposizione sta rischiando di diventare parte di quella facciata. Così facendo, volente o nolente, l’opposizione sta diventando una copertura mediatica, molto utile e necessaria al primo ministro. Proprio a quel primo ministro che ormai controlla tutti e tre i poteri di una democrazia, definiti circa tre secoli fa da Montesquieu. In più il primo ministro ormai controlla anche i media, che al tempo di Montesquieu non erano ancora un potere. Perciò limitarsi soltanto alle dichiarazioni ufficiali e le denunce, come sta facendo adesso l’opposizione in Albania, significa semplicemente l’affievolimento delle sue responsabilità istituzionali. Il che, da qualche tempo, sta diventando veramente un serio e preoccupante problema (Patto Sociale n.255; 262; 268; 280; 291; 296; 300; 324).

L’opposizione giustamente e doverosamente denuncia e accusa l’allarmante realtà. Mettendo in evidenza che la criminalità organizzata, in connivenza con il potere politico, primo ministro e alcuni ministri in testa, controlla ormai tutto il territorio. Controllando e condizionando anche il risultato elettorale, come ha accusato e accusa giustamente e doverosamente l’opposizione. Perciò non si spiega il perché delle ultime dichiarazioni del capo dell’opposizione che alle prossime elezioni, con il voto libero, metterà fine a questa grave situazione! Perché da un lato esprime la convinzione, realistica, che il governo convive con la criminalità organizzata, che controlla tutto il territorio, che il potere occulto decide di tutto e di tutti e, dall’altro lato, esprime la convinzione che il voto sarà libero e che deciderà il risultato delle elezioni! Una stridente contraddizione logica (magari!) che solo il capo dell’opposizione non doveva permettersi. Mentre le cattive lingue, da tempo, dicono che lui e alcuni suoi collaboratori seguano “una missione”. Chissà!

Chi scrive queste righe è convinto che l’attuale governo in Albania bisogna rovesciarlo quanto prima, per tutto quello che ha fatto subire al paese e non solo. Ma è altresì convinto che questo governo non si rovescia con solo delle denunce e delle dichiarazioni ufficiali. Non si rovescia con messaggi sul Twitter e Facebook. Si rovescia nelle piazze e dalle piazze. La storia insegna che nessuna dittatura, in nessun paese e in qualsiasi tempo, non è stata rovesciata con il voto libero. Perché, per definizione, in una dittatura non viene mai permesso il voto libero. Perché una dittatura, per definizione, non permette mai il funzionamento di qualsiasi opportunità e/o mezzo che porterebbe alla sua fine. Perché, parafrasando Anatole France, quelli che governano in Albania non sono persone, sono dei criminali. E con i criminali non ci si può intendere!

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