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Dalla finanza creativa a quella infantile

Non passa giorno in cui il governo in carica non offra una misera dimostrazione della propria più assoluta incompetenza in ambito economico e finanziario. L’ultima ridicola dichiarazione del ministro Salvini, ma ispirata interamente alla triade economica leghista (Borghi – Bargnai – Savona) è quella relativa all’utilizzo delle 2.452 tonnellate di oro custodite presso la Banca d’Italia al fine di disinnescare le scadenze delle clausole di salvaguardia che complessivamente valgono 53 miliardi tra il 2020 e 2021.

E’evidente che questi illustri “economisti” non conoscano il valore complessivo della riserva aurea  detenuta presso la Banca d’Italia. In più, tale deposito non è inerte ma rappresenta sempre un fattore di garanzia nella valutazione dei disastrati bilanci italiani.

Nella Banca d’Italia sono custodite oltre 2.400 tonnellate di oro per un valore complessivo che oscilla tra i 94 e i 100 miliardi, a seconda dell’andamento delle quotazioni del metallo aureo. A tal proposito si ricorda come già dalla seconda metà del 2018 molti operatori finanziari a causa dell’incertezza dello scenario economico globale stiano convertendo per proprie posizioni dai titoli ad investimenti in oro.

Piazzare ora sul mercato parte dei nostri depositi significherebbe rinunciare a delle plusvalenze, il che conferma il livello di incompetenza strategica messo in campo dall’attuale governo.

Invece, forti della conoscenza scaturita da anni di studio del  Monopoli, ecco balenare la soluzione che dovrebbe porre i nostri conti al sicuro: vendere OLTRE METÀ delle riserve auree della Banca d’Italia per poter fronteggiare le clausole di salvaguardia nei prossimi anni.

La sola idea di utilizzare queste riserve per un motivo economico finanziario volto a coprire un disavanzo strutturale generato da politiche scellerate economiche rappresenta già una follia. Probabilmente questi piccoli geni dell’economia sono convinti come gli oltre 2.400 miliardi equivalgano al nostro debito totale che è di 2.352 miliardi di euro.

Loro probabilmente, in modo infantile, tradurranno una tonnellata di oro in un miliardo di euro.

Tutto questo getta nel ridicolo l’intera compagine governativa ma in particolare i grandi strateghi economici che determinano la linea del governo stesso. Un’ideona che già propose Tremonti con la volontà di usare tanto le riserve auree quanto il fattore risparmio privato come garanzia di quello pubblico nel calcolo complessivo del debito del sistema italiano. Del resto fino al 2005 l’ex ministro Tremonti sosteneva senza pudore come il futuro del nostro Paese fosse nella “finanza creativa” .

Il solo pensare di utilizzare le riserve auree per forme di coperture finanziarie a politiche strutturali e non emergenziali determina un ulteriore aggravio dello squilibrio finanziario italiano. A questo si aggiunge un fattore decisamente paradossale. Tutti gli  esponenti che si dichiarano appartenenti all’area liberale non resistono al ricorrere alle risorse statali per ovviare la propria incapacità strategica. Trasformando in questo modo quella che veniva considerata “Finanza creativa” in quella “infantile”, termine che indica il livello di preparazione e di competenza di chi la propone.

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