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Ucraina, 8 marzo il giorno che impone una scelta

Incanaliamo, indirizziamo l’ira, lo sdegno, il dolore verso azioni concrete. Gli italiani, come tanti altri popoli europei, e non solo, stanno dando prova di grande solidarietà aiutando i milioni di persone in fuga dalla criminale guerra voluta da Putin. Sappiamo tutti che stiamo difendendo il loro presente ed il nostro futuro di stati liberi che vivono in democrazia. Il pericolo è reale per tutti ed ogni nostra azione comporta una scelta ed un sacrificio, ma se non scegliamo ora, se non siamo pronti ora ad affrontare qualche sacrificio sarà presto messa in discussione, a serio rischio, la nostra indipendenza fisica, economica, morale.

Siamo tutti convinti che la pace è un bene prezioso e che deve essere messa in essere tutta la diplomazia possibile per conquistarla, preservarla. Solo tre ipotesi sono davanti a noi, tre cammini tra i quali dobbiamo scegliere subito.

1) Convincere Putin a desistere, a cessare immediatamente ogni bombardamento ed azione di guerra sedendosi al tavolo delle trattative per trovare un accordo che sancisca, reciprocamente, sicurezza ed indipendenza per oggi e per domani.

2) Partire tutti, a mani nude, con i nostri rappresentanti delle istituzioni in testa, ed entrare in Ucraina schierandoci pacificamente intorno alle città bombardate ed assediate e sfidando, con la nostra pacifica ma decisa presenza, un esercito che sta colpendo specificamente persone in fuga, case di civile abitazione, scuole, ospedali.

3) Dare quelle armi che da tempo gli ucraini chiedono per potersi difendere da una super potenza che li ha invasi, che ha taciuto la verità anche ai suoi soldati, che imprigiona chiunque manifesti contro la guerra, siano pure vecchi e bambini.

Non è il tempo delle parole ma delle scelte, ogni minuto che passa segna la morte di altre persone inermi, la distruzione di case, l’ascesa di chi pensa che la forza debba prevalere sulla ragione. Ogni giorno che passa, senza che seguiamo e perseguiamo una delle tre strade che abbiamo indicato, ci porta più vicina a quella guerra globale che, forse, è il vero obiettivo di alcuni, Putin in testa.

Siamo allo scontro tra diverse concezione della vita, del suo valore intrinseco, a diverse concezioni di come si esercita il potere, di come si vive con gli altri, di cosa rappresentano le regole della convivenza civile. Basta guardare quali sono i paesi che hanno votato contro, o che si sono astenuti, alla dichiarazione delle Nazioni Unite per comprendere, in modo inequivocabile, cosa ci aspetta se non decidiamo in fretta.

Una guerra globale è alle porte, guerra di armi, di negazione dei più elementari diritti umani, guerra economica e molto probabilmente anche di virus letali.

Scegliamo adesso, domani è già tardi, mentre le donne ucraine, ragazze, madri, vecchie ci ricordano che l’8 marzo troppe volte si è tinto e si tinge del rosso del sangue e della violenza. Scegliamo anche per loro e per tutte le donne che, irriducibili, credono nella vita, nel rispetto degli altri, nell’amore verso i loro cari e per la loro terra.

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