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Realtà nascoste con l’inganno da falsari di parola

Il linguaggio politico è concepito in modo da far sembrare vere le bugie.

George Orwell

La corruzione continua ad essere una piaga cancrenosa ed infestante per l’umanità. E come tale, con i suoi due intrinsechi aspetti, la tentazione di corrompere e l’accondiscendenza ad essere corrotti, purtroppo accompagna la società umana dalla notte dei tempi. La corruzione è un male che divora il sano tessuto sociale e il denaro pubblico. Quantità enormi di denaro pubblico che finiscono nelle tasche dei pochi, a scapito dei tanti. La corruzione deve essere combattuta sia dalle solide istituzioni dello Stato di diritto, a livello nazionale, che da quelle specializzate internazionali, a livello più ampio. Ma la corruzione non si può combattere con successo, senza una sensibilizzazione ed una consapevole partecipazione degli stessi cittadini. La corruzione ha rappresentato e continua a rappresentare un serio problema da affrontare anche per l’Unione europea. Ragion per cui, nel 1999, il Consiglio d’Europa decise di costituire una struttura specializzata, ormai nota come GRECO (Group of States against Corruption – Gruppo di Stati contro la Corruzione). L’obiettivo di questa struttura è il miglioramento delle capacità degli Stati membri del Consiglio d’Europa, che hanno aderito all’iniziativa, di combattere la corruzione secondo gli standard anti-corruzione dello stesso Consiglio. Attualmente al GRECO hanno aderito 48 Stati europei e gli Stati Uniti d’America. Anche l’Albania è uno degli Stati membri.

E proprio il 13 ottobre scorso a Tirana si è svolta la Conferenza ad alto livello “Il rafforzamento dell’integrazione e la lotta contro la corruzione”. In quella conferenza il segretario esecutivo del GRECO ha presentato i risultati del Rapporto per l’Albania, resi pubblici ufficialmente alcuni giorni prima. Da notare che il precedente Rapporto sull’Albania è stato pubblicato sei anni fa. L’alto rappresentante del GRECO ha ringraziato tutte le autorità albanesi per l’organizzazione di quella importante conferenza. Poi, continuando il suo intervento, ha ribadito che “I rapporti del GRECO non sono delle percezioni; noi non elenchiamo i paesi. Noi evidenziamo in maniera oggettiva le misure prese o non prese dai paesi, attuate o non attuate per prevenire o lottare contro la corruzione’. Garantendo anche che i rapporti ufficiali del GRECO “…sono rapporti di fatto e non teorici”. In seguito l’alto rappresentante ha ringraziato le autorità albanesi, primo ministro in testa perché, dopo il rapporto di sei anni fa  “…9 delle 10 ultime raccomandazioni del GRECO per l’Albania, riguardanti la prevenzione della corruzione dei parlamentari, giudici e procuratori, sono state attuate integralmente”. Ed ha sottolineato convinto che “… Infatti, questo è un ottimo risultato e non è per merito del GRECO o del Consiglio d’Europa, oppure di qualche altra istituzione internazionale”. Non potevano, ovviamente, mancare tutti i ringraziamenti per le autorità albanesi che “…devono essere fiere e avere [tutto] il merito di questo progresso”. E mentre stava finendo il suo intervento, l’alto rappresentante del GRECO ha fatto un riferimento ad un rapporto mandato ultimamente dall’Albania a MONEYVAL (Comitato di esperti per la valutazione delle misure contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo; una struttura del Consiglio d’Europa). E qui arriva il bello! Sì, perché se si fa riferimento all’ultimo rapporto MONEYVAL sull’Albania, ma anche agli altri precedenti, risulta ben altro. Chi ha letto e conosce i contenuti di quei rapporti, e tenendo presente anche quanto ha detto il segretario esecutivo del GRECO (altra struttura sempre del Consiglio d’Europa) il 13 ottobre scorso a Tirana durante la sopracitata conferenza, potrebbe pensare perfino ad un lapsus freudiano di quest’ultimo. Sì, perché nel rapporto del MONEYVAL per il 2018 sull’Albania si evidenziava che “…la corruzione rappresenta grandi pericoli per il riciclaggio del denaro [sporco] in Albania”. In quel rapporto si sottolineava anche il diretto legame tra il potere politico in Albania e le attività della criminalità organizzata. Legami e collaborazioni che spesso generano “ingenti quantità di introiti criminali”. E poi il rapporto constatava ed evidenziava una realtà allarmante, che sta generando preoccupanti e pericolose conseguenza in Albania. E cioè che la legge in Albania non è uguale per tutti. Perché secondo MONEYVAL “…l’attuazione della legge, ad oggi, ha avuto una limitata attenzione per combattere la corruzione legata al riciclaggio del denaro [sporco]…”. Questo e altro ancora era evidenziato nel Rapporto ufficiale per il 2018 del MONEYVAL sull’Albania. Ma, purtroppo, da allora le cose non sono migliorate, ma addirittura sono peggiorate. L’Albania risulta essere l’unico paese europeo, insieme con l’Islanda, classificato nel cosiddetto “Elenco grigio” per il riciclaggio del denaro sporco. I paesi di quell’“elenco grigio” sono continuamente monitorati da parte di FATF (Financial Action Task Force) e di MONEYVAL. Proprio nell’ultimo Rapporto ufficiale per il 2019, presentato il 21 febbraio scorso, l’Albania è stata purtroppo declassata, riferendosi agli anni precedenti, e messa nella “Elenco grigio”. Nel rapporto si sottolineava che “…l’Albania rimarrà sorvegliata e sotto un allargato monitoraggio”! Il significato del fatto di essere un “paese sorvegliato” si capisce chiaramente dalle normative che regolano il funzionamento dello stesso MONEYVAL. Secondo quelle normative “… Gli Stati si possono mettere sotto sorveglianza allargata nel caso in cui si identificano delle serie incompatibilità con gli standard”.  Standard che sono quelli stabiliti proprio dalle istituzioni dell’Unione europea! Di tutto ciò e ben altro ancora, l’autore di queste righe ha informato il nostro lettore a tempo debito (Abusi e corruzione anche in tempi di pandemia; 4 maggio 2020).

Durante la sopracitata conferenza tenuta a Tirana il 13 ottobre scorso, in seguito all’intervento elogiativo dell’alto rappresentante del GRECO, ha parlato, con frasi non meno entusiastiche, anche l’ambasciatrice statunitense a Tirana. Riferendosi all’impegno e ai successi del governo albanese nella lotta contro la corruzione, lei ha detto che “…l’Albania ha cominciato questo percorso e la riforma della giustizia ha cominciato a mostrare i risultati”. Poi, convinta, ha dichiarato che “….Se l’Albania continua su questa strada, potrà diventare un modello per le riforme del buon governo” (Sic!). Mentre, per finire in bellezza, il primo ministro ha scoperto chi erano e chi sono i veri responsabili e colpevoli della corruzione in Albania. Sì, proprio così. Secondo lui “La testa della corruzione in Albania non sono i politici”. Per il primo ministro albanese la testa della corruzione è stata ed è “… la corporazione dei giudici e dei procuratori che hanno usato il castigo della giustizia per dei conti che non hanno a che fare con i conti dello Stato”! Cercando così, rendendosi anche ridicolo oltre che incredibile, di assolvere i veri e i principali colpevoli della diffusa corruzione in Albania. E cioè i politici, lui compreso.

Chi scrive queste righe, suo malgrado si deve fermare qui, nonostante avrebbe avuto molte altre cose da scrivere e analizzare. Ma ricorda a tutti quei falsari di parola, che hanno cercato di nascondere con l’inganno la vera realtà albanese durante la sopracitata conferenza del 13 ottobre scorso a Tirana, quanto ha scritto Dante nel canto XXX dell’Inferno. Proprio in quel canto il sommo poeta racconta dei falsari, di tutti i falsari, “I falsari di parola”, che soffrivano e penavano nella decima bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno. Perché coloro che hanno parlato durante quella conferenza a Tirana, il 13 ottobre scorso, hanno concepito e usato il linguaggio politico in modo tale da far sembrare vere le bugie. Nascondendo però con l’inganno la vera realtà vissuta e sofferta quotidianamente dai cittadini albanesi.

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