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In attesa di Giustizia: buon anno a tutti

Il 31 gennaio si è celebrata la inaugurazione dell’Anno Giudiziario a Roma e il sabato a seguire negli altri capoluoghi di Distretto delle Corti d’Appello.

L’occasione si è proposta per riaffermare la contrarietà della Avvocatura alla deriva giustizialista che caratterizza l’azione politica ed è, in particolare, alimentata dalle considerazioni in aperto contrasto con parametri costituzionali del componente del C.S.M. Piercamillo Davigo, sostenuto nella sua battaglia da raffinati costituzionalisti del calibro di Marco Travaglio e Gianni Barbacetto.

Atteso a Milano per la cerimonia del 1° febbraio, Davigo si è visto opporre la protesta della Camera Penale, poi concretizzatasi nella uscita dall’Aula Magna, quando ha avuto la parola, di decine di avvocati in toga brandendo cartelli con segnati gli articoli della Costituzione che sistematicamente il Magistrato stravolge nel significato.

La preordinazione di un flash mob di sicuro impatto è trapelata alimentando una polemica a distanza anche con Palazzo dei Marescialli, cui è stato notificato un documento nel quale si manifestava dissenso rispetto alla partecipazione di Piercamillo Davigo alla Inaugurazione dell’Anno Giudiziario a Milano.

Quali le ragioni della agitazione, nel dettaglio? Lascio la parola al comunicato del Consiglio Direttivo della Camera Penale milanese.

Ci siamo sentiti dire, pubblicamente, da un Magistrato, giudice di Cassazione e componente del CSM che noi  avvocati siamo sostanzialmente dei venduti, che per una parcella facciamo scelte inutili per i clienti e che dovremmo pagare personalmente per poter esercitare il diritto di impugnazione, così la smetteremmo con quelle bieche tattiche dilatorie come impugnare le sentenze di condanna.

Avremmo potuto rispondere, sempre pubblicamente, che ci sono magistrati che impiegano anni per depositare le sentenze, che commettono per superficialità gravi errori giudiziari, che i criteri di nomina degli Uffici Direttivi potrebbero essere condizionati da logiche del tutto estranee al buon funzionamento degli uffici stessi. Non lo abbiamo fatto, convinti che il mal funzionamento del sistema non derivi dalle cattive condotte del singolo ma da un complesso di fattori che riguardano, innanzitutto, le norme che ad esso presiedono e le risorse che ad esso sono destinate.

Ci siamo limitati a chiedere rispettosamente che il rappresentante del CSM che, pronunciando quelle affermazioni offensive della intera avvocatura aveva screditato una figura essenziale per il corretto funzionamento dell’intero procedimento, non fosse il portavoce dell’intero CSM per il Distretto di Corte d’Appello di Milano, con il portato che tale designazione avrebbe determinato.

Ora il Comitato di Presidenza del CSM ci ricorda che tutti, e dunque anche il Consigliere Davigo, possono liberamente manifestare il loro pensiero e che siamo noi irrispettosi a chiedere di rivalutare la designazione.

Si rassereni l’Onorevole Consiglio: noi siamo stati e saremo sempre rispettosi della Magistratura, critici e vigili come la legge ci impone ma sicuri che il sistema possa funzionare con l’impegno e la considerazionereciproca di tutte le sue componenti come la nostra Costituzione prevede.

E così continueremo, rispettosamente, a batterci affinché chi ne scredita una componente non assurga a pubblico rappresentante dell’altra.

Bravi, difensori fino all’ultimo dei canoni fondamentali di uno stato di diritto forse li avete visti ai telegiornali o sui quotidiani, e… in attesa di Giustizia,  buon anno a tutti.

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