carabinieri

  • Lettera aperta al Ministro Nordio

    Scrivo queste righe dopo aver letto l’ennesima sentenza che colpisce un carabiniere per aver reagito durante un intervento, dopo che un collega era stato ferito con un cacciavite.
    Non scrivo per polemica.
    Scrivo perché questa storia non è un’eccezione. È un simbolo.

    Io quella violenza l’ho conosciuta direttamente.
    Stessa arma.
    Stesso gesto.
    Un cacciavite conficcato nella pancia da un criminale che non aveva nulla da perdere.

    È stato arrestato.
    E, come spesso accade, dopo pochi mesi era di nuovo libero.

    Libero di tornare a casa.
    Libero di dimostrare, ancora una volta, quanto fosse pericoloso.

    Nella sua abitazione ha accoltellato sua madre, riducendola in fin di vita.
    Un fatto gravissimo, che avrebbe dovuto chiarire definitivamente la natura di quell’uomo.
    E invece no: anche dopo questo è tornato in libertà.

    A questo punto la domanda non è più emotiva, è razionale:

    Cosa pensano alcuni giudici italiani quando valutano questi casi?

    Che idea hanno della pericolosità reale, della prevenzione, della tutela delle vittime?

    Perché da cittadini — e ancor più da chi serve lo Stato — si ha l’impressione che il sistema sia capace solo di intervenire dopo, quando il danno è ormai fatto, quando qualcuno è stato ferito, mutilato o ucciso.

    Nel frattempo, chi indossa una divisa vive con una certezza amara: se reagisci, se difendi, se fai il tuo dovere in pochi secondi, verrai giudicato col senno di poi, a freddo, in un’aula lontana dalla strada, dal sangue, dalla paura.

    Nelle caserme non si urla.
    Non si invoca vendetta.
    C’è qualcosa di peggiore: la sfiducia.

    La sensazione di essere trattati come potenziali colpevoli, mentre chi delinque sembra godere di infinite attenuanti, seconde possibilità, giustificazioni.

    Questa non è una richiesta di impunità.
    È una richiesta di equilibrio, responsabilità e buon senso.

    Uno Stato che non protegge chi lo difende,

    uno Stato che rimette in libertà chi dimostra più volte di essere pericoloso,
    uno Stato che punisce l’intervento e tollera l’aggressione,

    non è uno Stato giusto.
    È uno Stato che abdica alla sua funzione primaria: la tutela dei cittadini e di chi li protegge.

    Questa lettera non nasce dall’odio.
    Nasce dalla constatazione di una realtà che molti fingono di non vedere.
    E prima o poi, questa realtà presenterà il conto a tutti.

  • Cordoglio per i tre carabinieri uccisi

    La redazione del Patto Sociale e Cristiana Muscardini sono vicine, con profondo dolore e sentita partecipazione, alle famiglie dei carabinieri vigliaccamente uccisi a Castel D’Azzano, rivolgono all’Arma un sentito ringraziamento per l’impegno e la fatica profusi ogni giorno, insieme a Polizia, Vigili del fuoco e Guardia di Finanza. Ai molti feriti il nostro sincero augurio con la speranza che si creino condizioni per impedire che tali criminali gesti possano ripetersi.

  • In attesa di Giustizia: zone rosse

    Chissà perché ogni tanto si cambiano i nomi di apparati dello Stato o branche della Pubblica Amministrazione che già esplicitano perfettamente a quali funzioni siano destinate: per esempio la Pubblica Sicurezza. Chi si ricorda quando la Polizia di Stato si chiamava così illustrando senza equivoci il compito affidatole?

    Compito che il mutar della denominazione non ha fatto venir meno: la Polizia, lo Stato, deve assicurare la prevenzione delle attività illecite prima ancora che la loro repressione…e, nei limiti in cui dispone di uomini e risorse, deve assolvere a questo compito ad ampio spettro a tutela di tutti i cittadini.

    Adesso, però, le Autorità Locali sono tenute ad individuare Zone Rosse, cioè a dire luoghi di esposizione a maggiori rischi per la presenza di possibili malintenzionati destinando la Polizia…a quel presidio che già dovrebbe garantire.

    In queste zone è vietato sostare a coloro che dovessero assumere atteggiamenti aggressivi, minacciosi o insistentemente molesti pena una tipologia particolare di daspo nel caso siano pregiudicati per droga, furto con strappo, rapina, detenzione abusiva di armi…se una volta allontanati tali soggetti non rispetteranno la zona rossa le Forze dell’Ordine saranno tenute ad allontanarli immediatamente e a denunciarli all’Autorità Giudiziaria. Pena fino a tre mesi di carcere oltre ad una multa: sai che paura per un rapinatore o un pusher.

    Diciamo la verità: è poco più che uno spot governativo; c’era bisogno di provvedimenti di questo genere per aumentare l’allerta di Polizia e Carabinieri nei pressi della Stazione Centrale di Milano, o delle altre due principali per fare degli esempi banali? Provate invece a farvi due passi nella elegantissima via della Spiga dopo l’orario di chiusura dei negozi destinati al saccheggio da parte di abbienti turisti: non c’è un esercizio pubblico aperto, strada deserta come altre adiacenti e dove quasi quotidianamente avvengono aggressioni e rapine preferibilmente di orologi di pregio. Non vedrete nemmeno un agente a piedi, per sbaglio, che ritorna verso la Questura Centrale che dista poche centinaia di metri. Erano meglio la vecchia, cara, Pubblica Sicurezza…diffusa sul territorio, seguendo l’intuito personale e soffiate degli informatori e i piedipiatti che scarpinavano lungo le strade con occhio allenato e attento agli accadimenti che non rischiavano di dover intervenire perché un venditore di rose cingalese appariva insistentemente molesto con una coppia di fidanzati.

    In compenso, tra Firenze e Bologna negli ultimi tre mesi sono stati effettuati circa 14.000 controlli in zone considerate a rischio esitando solo 105 denunce a piede libero. Percentualmente un po’ poche rispetto al lasso temporale ed al numero complessivo di interventi per poter parlare di zone a rischio…vuoi vedere che quei furbacchioni dei malintenzionati si sono defilati in altre aree della città diverse da quelle dove vengono concentrati uomini e mezzi lasciando scoperte altre porzioni di territorio? Ma chi l’avrebbe mai detto!

    Una curiosità, poi, assale il giurista: come saranno motivati i provvedimenti di allontanamento? Perché non basta un verbale, serve un decreto del Questore e la memoria va ad un tempo ormai lontano quando venivano arrestati coloro che venivano ritrovati a soggiornare sul territorio di un Comune da cui erano stati diffidati (qualcosa cui si rifà il nuovo daspo): la maggior parte venivano assolti e scarcerati, non prima di avere intasato il lavoro degli uffici giudiziari perché il Pretore disapplicava il provvedimento amministrativo – di solito redatto e firmato da non si sa chi “per il Questore” –  in quanto viziato all’origine da eccesso di potere e mancanza di motivazione che il più delle volte non andava molto oltre una giustificazione apparente del tipo che il soggetto era brutto e cattivo.

    Sempre per il giurista rimane opinabile il rispetto della Costituzione di norme, regolamenti e provvedimenti che limitano la libertà, quantomeno di movimento, di cittadini sulla base di meri sospetti: ma anche questo sappiamo che un risalente vizio del nostro legislatore è non leggere la Costituzione o, in ogni caso, non capire cosa c’è scritto.

    Finirà che, almeno a Milano, Polizia, Carabinieri, Municipale, Reggimento Folgore, Reparti Mobili della Cavalleria Corazzata dedicheranno più tempo a multare fumatori distratti e troppo poco distanti dal passante più vicino mentre in Montenapoleone qualche ben informato grassastore rapina il Richard Mille di un principe ereditario saudita.

  • ‘E’ ancora un gioco?’, il vademecum dei Carabinieri che aiuta a riconoscere i sintomi da ludopatia

    Pensi al gioco tutto il giorno, ti capita di nascondere il tuo vizio del gioco a quelli che ti stanno più vicino, ti poni dei limiti che poi trovi difficile rispettare. Sono alcuni dei comportamenti segnalati nell’opuscolo sui rischi della dipendenza da gioco d’azzardo, E’ ancora un gioco?, distribuito dal Comando provinciale dei Carabinieri di Piacenza. La pubblicazione aiuta a mettere tutti in guardia dai sintomi, spesso, e magari volutamente, sottovalutati di una vera e propria patologia, la ludopatia, che va ben oltre il desiderio di una vincita che possa aiutare a vivere economicamente meglio.

    Parlando di un problema, conosciuto sin dall’antichità, come ricerche archeologiche e antropologiche dimostrano, e riconosciuto ormai come malattia che pone al centro della vita quotidiana il gioco, la ricerca spasmodica di denaro per giocare mettendo a serio rischio la propria vita e quella dei familiari, l’opuscolo offre consigli per affrontare la dipendenza.

    Innanzitutto invita a capire che si è davanti ad un problema e a chiedere perciò aiuto ai propri cari per cominciare a risolverlo; parlare con il medico di famiglia per essere indirizzati in centri specializzati per curarsi con trattamenti terapeutici adeguati: provare ad organizzare un’attività ricreativa che possa sostituire il gioco d’azzardo; convincersi che non serve cercare di risolvere il problema da soli, ma che è necessario un aiuto esterno.

  • “Attenti ai borseggi!”, il vademecum diffuso dai Carabinieri di Piacenza

    Contro la minaccia ‘borseggiatori, sempre più frequente, il Comando Provinciale Carabinieri di Piacenza ha pubblicato e diffuso il vademecum “Attenti ai borseggi!” in cui in pochi punti ma chiari sono elencati accorgimenti e consigli per non cadere in trappola.

    I borseggiatori, come tutti i malintenzionati, usano trucchi a passo con i tempi ma certi comportamenti non seguono le mode, ed ecco che il vademecum ci invita ad essere sempre ben attenti quando ci si trova in un luogo affollato o in caso di ressa per salire e scendere da mezzi pubblici poiché è più facile essere derubati approfittando della folla e della confusione. Attenzione a chi ci passa accanto strattonandoci e facendo cadere ciò che abbiamo in mano per poi offrirsi di aiutarci o a chi cerca di distrarci chiedendo informazioni che ci portano a dirigere la nostra attenzione in una direzione particolare.

    Non è mai troppo per invitare a non portare con se grosse somme di denaro contante preferendo utilizzare i servizi bancari e, quando si preleva, non far vedere quanti soldi sono stati ritirati, cercando di dividerli in più tasche. Opportuno sempre custodire denaro e documenti in modo separato ed evitare di tenere soldi o portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni.

  • Piacenza snodo dei traffici cinesi di sostanze tossiche, denaro contraffatto e prodotti non a norma

    Un 51enne piacentino – Giancarlo Miserotti – già arrestato tempo fa dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza per falsificazione di moneta si occupava di smistare la droga, Fentanyl, dalla Cina verso l’America mentre metteva in circolo anche euro e franchi svizzeri fasulli.

    Arrestato dalla Finanza insieme ad agenti americani della Dea e della Dcsa italiana, l’uomo, come affermato dal sostituto procuratore Matteo Centini, «usava il darkweb per dialogare con persone in oriente e farsi fornire per posta elementi che riproducevano pezzi di banconote. Poi da casa sua provvedeva a spedire in America il Fentanyl tagliato con Xylazina, un anestetico veterinario che ne protrae gli effetti. Il costo delle materie prime si aggira tra i 3mila e 4mila euro al chilo, ma poi si può produrre un quantitativo enorme di dosi da immettere sul mercato».

    Le attività di indagine, coordinate dal sostituto procuratore Matteo Centini, sono scaturite da una segnalazione pervenuta dall’ufficiale di collegamento della Drug Enforcement Administration (Dea) presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma – per il tramite dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.), hanno condotto a 7 ordini di arresto a carico di altrettante persone per attività di traffico internazionale di stupefacenti, fabbricazione e immissione, sul mercato, di valuta contraffatta e riciclaggio.
    Gli investigatori hanno scoperto che Miserotti «era anche al vertice di un’organizzazione transnazionale dedita alla fabbricazione e all’immissione sul mercato di valuta (in special modo in franchi svizzeri ed euro sia in monete che in banconote) accuratamente contraffatta, con l’intento di riprodurre anche dollari statunitensi». E hanno appurato altresì che «Piacenza era la sede operativa di questo criminale che grazie alle sue abilità riusciva a mettere in contatto cinesi e americani sul doppio canale della contraffazione e della droga», con riferito dal comandante provinciale della Guardia di finanza di Piacenza, il colonnello Corrado Loero.

    Sempre a Piacenza, i funzionari delle Dogane hanno scoperto un traffico di 6mila scarpe made in China prodotte con sostanze altamente tossiche e cancerogene.

  • Le istituzioni più forti della delinquenza

    Il 16 gennaio, con la cattura di Messina Denaro, segna la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra che tutti vogliamo sia quella del rafforzamento dello Stato, della Giustizia e della sconfitta della criminalità organizzata, sotto qualunque nome operi o si nasconda.

    Il grande lavoro di tutte le forze di sicurezza, l’abnegazione e spesso il sacrificio hanno permesso di dimostrare che le istituzioni sono più forti della delinquenza e del terrorismo partendo proprio da quanto fece il Generale Dalla Chiesa per arrivare ai giorni nostri.

    Mentre rivolgiamo il nostro ringraziamento ai Carabinieri ed alla magistratura ricordiamo a noi stessi, in questa giornata di vittoria contro la criminalità, tutte le vittime, tutti coloro che con il loro sacrificio hanno difeso la nostra libertà.

    La loro memoria è onorata dalla cattura di colui che era considerato nel mondo uno dei 10 più importanti latitanti, e continuerà ad essere onorata se tutti, dal primo all’ultimo cittadino, sapremo, a fianco di coloro che sono al servizio dello Stato, rispettare le leggi e combattere qualsiasi infiltrazione.

  • Più di 5 milioni di reddito di cittadinanza percepiti indebitamente

    Dal primo gennaio del 2021 a febbraio 2022 più di 5 milioni di euro sono finiti nelle tasche di persone che hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. La scoperta, come riporta Tgcom24, è stata fatta dai Carabinieri delle Legioni Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Sardegna, inquadrati nel Comando Interregionale “Podgora” e dei locali Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro che hanno denunciato 955 persone per percezione del beneficio in violazione della normativa.

  • Restituita ai carabinieri la caserma della vergogna a Piacenza

    La caserma dei carabinieri Levante di Piacenza, dove a luglio sono stati arrestati i militari che ne facevano parte perché accusati di spacciare droga e di torturare le persone che fermavano, potrà presto tornare a svolgere il ruolo che le è assegnato.

    Dopo che la procura di Piacenza ne aveva disposto il sequestro, misura inedita per la giustizia italiana, ma necessaria, secondo i pm, per la gravità degli episodi di cui è stata teatro, con la notifica della guardia di finanza al custode del provvedimento di dissequestro, va finalmente verso la riapertura. Non si tratta però di una conseguenza immediata: ancora per alcuni giorni, infatti, continuerà a essere operativa la stazione mobile, allestita dall’Arma con due mezzi proprio davanti all’ingresso della stazione, per non far venire meno il ruolo di presidio del territorio e per reagire alle risultanze dell’inchiesta.
    Non sarebbe dunque stata accolta la richiesta di un difensore di uno degli indagati che aveva proposto di svolgere l’incidente probatorio, per poter fare cioè accertamenti nella caserma alla presenza dei consulenti delle parti. Evidentemente si è ritenuto che fossero sufficienti le verifiche documentali che erano state fatte subito dopo gli arresti. Inoltre non sembrano esserci particolari incertezze sulle violenze commesse, il che renderebbe superfluo l’utilizzo del luminol, la sostanza utilizzata per rilevare tracce invisibili di sangue. Se nella caserma Levante, fra pochi giorni, comincerà una  nuova era, non si ferma però l’inchiesta della procura piacentina, guidata da Grazia Pradella, per fare la massima chiarezza su quanto successo alla Levante nei mesi scorsi: comportamenti illeciti, secondo l’accusa, che si sono manifestati in maniera particolare durante il lockdown, quando la città, una delle più colpite dall’emergenza coronavirus, era in una situazione sanitaria gravissima. Nelle ultime settimane gli inquirenti hanno sentito decine di testimoni per acquisire ulteriori riscontri alle accuse sui militari, che rispondono tra l’altro di spaccio, tortura e estorsione, e in modo da verificare le denunce arrivate dopo l’esecuzione delle misure cautelari di fine luglio, quando la vicenda è diventata nota. Uno degli obiettivi delle indagini è quello di chiarire se, oltre ai carabinieri arrestati, ci sono altri profili di responsabilità nella vicenda di una caserma dove, come ha detto la procuratrice Pradella all’indomani degli arresti, “niente di quello che avveniva era lecito”.

  • Inutile scandalizzarsi su Piacenza se non si cambia subito sistema

    La vicenda della caserma dei carabinieri di Piacenza non è, purtroppo, un caso isolato: negli ultimi tempi vi sono state altre occasioni di grave malaffare nelle quali sono stati coinvolti militari dell’Arma. Vi è stata mancanza di controlli sufficienti ed adeguati, superficialità o negligenze? Certamente l’Arma dei Carabinieri, che da sempre ha rappresentato un punto fermo, di sicurezza e abnegazione del dovere, nella vita della nostra Repubblica è un periodo che sta offrendo alcuni esempi molto negativi minando, di conseguenza ed in parte, la fiducia che in lei tutti abbiamo sempre riposto. Altrettanto certamente alcune mele marce non inficiano il lavoro ed il sacrificio di tanti militari dell’Arma che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per difendere la nostra e per tutelare le istituzioni.

    Un tempo per diventare carabiniere bisognava rispondere a requisiti morali spesso eccessivamente onerosi perché coinvolgevano anche i famigliari, mentre oggi per l’arruolamento all’Arma si sono abbandonati quei rigori che invece rappresentano la scrematura necessaria per potere far parte di un organismo che deve, a tutto campo, rappresentare un incorruttibile baluardo contro l’illegalità. Siamo in una società che perde ogni giorno valori comuni di riferimento e il denaro facile, l’esibizione del potere, la violenza ed il sopruso sono diventati prevalenti. La politica, i media, anche la cosiddetta intellighenzia culturale, non danno certo esempi limpidi di rispetto delle leggi e delle regole di civile convivenza. Siamo in un periodo di grave decadenza morale e sociale e il campanello d’allarme, che molte volte ha suonato senza che alcuno lo ascoltasse, non può più essere ignorato. I carabinieri di Piacenza, come quelli che si sono macchiati di altri episodi delittuosi, non devono soltanto far riconsiderare i modi di arruolamento e i controlli all’interno dell’Arma ma devono imporre una seria ed immediata riflessione sullo stato di salute della società italiana dove, come abbiamo nuovamente visto nelle ultime settimane, anche una parte della magistratura discredita se stessa e toglie ogni certezza del diritto e della giustizia. La corruzione dilaga e le associazioni criminali si stanno sempre più appropriando della vita di imprese e di famiglie garantendo prestiti ed aiuti laddove lo Stato è carente o latitante. Lassismo ed indifferenza quando non anche connivenza stanno trascinando il Paese verso il baratro nonostante il disperato tentativo di associazioni, laiche o legate a religiosi, che hanno fatto della lotta alle mafie la loro ragione di vita e sono loro stessi in costante pericolo di morte.

    Se non riusciremo a ricreare dal basso una catena umana capace di costringere la politica e le istituzioni a bonificare, colpire, punire, riorganizzare il sistema l’Italia non avrà futuro nella libertà e nella certezza delle leggi ma diventerà, sempre più velocemente, una nazione nella quale allo stato di diritto si sostituirà lo stato del malaffare. E’ già molto tardi e soltanto la reazione di ciascuno di noi, se sarà capace di denunciare le irregolarità e di non accettare personali scorciatoie, potrà imporre a chi governa, di ogni colore politico e a qualsiasi grado istituzionale, quel cambio di passo necessario ed urgente. Inutile scandalizzarsi su Piacenza se non si cambia subito sistema.

     

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