contraffazione

  • Medicinali falsificati: nuove norme per migliorare la sicurezza dei pazienti

    Ancora un passo da parte dell’Unione europea per tutelare la sicurezza dei cittadini davanti in presenza di truffe e contraffazioni. Dal 9 febbraio, infatti, si applicheranno le nuove norme sulle caratteristiche di sicurezza per i medicinali soggetti a prescrizione nell’UE. Per troppo tempo la falsificazione dei medicinali ha rappresentato una grave minaccia per la salute pubblica nell’UE. D’ora in poi l’industria dovrà apporre alle confezioni dei medicinali soggetti a prescrizione un codice a barre bidimensionale e un dispositivo anti-manomissione. Le farmacie (comprese quelle online) e gli ospedali dovranno verificare l’autenticità dei medicinali prima di dispensarli ai pazienti. Si tratta della fase finale di attuazione della direttiva sui medicinali falsificati, adottata nel 2011, che mira a garantire la sicurezza e la qualità dei medicinali venduti nell’UE.

    I medicinali privi di caratteristiche di sicurezza, prodotti prima di sabato 9 febbraio 2019, possono anche restare sul mercato fino alla data di scadenza, ma in base al nuovo sistema di verifica a monte e a valle le persone autorizzate (in particolare farmacisti e ospedali) dovranno verificare, lungo tutta la catena di fornitura, l’autenticità dei prodotti. Il nuovo sistema consentirà agli Stati membri di tracciare meglio i singoli medicinali, in particolare qualora uno di essi susciti perplessità.

  • Nel 2017 le dogane dell’UE hanno sequestrato oltre 31 milioni di prodotti contraffatti alle frontiere

    I nuovi dati pubblicati  dalla Commissione europea rivelano che le autorità doganali hanno sequestrato oltre 31 milioni di prodotti falsi e contraffatti alle frontiere esterne dell’UE, per un valore commerciale di oltre 580 milioni di euro. Dal 2016 è calato il numero totale di sequestri, ma in compenso è aumentata la proporzione di prodotti contraffatti potenzialmente pericolosi destinati all’uso quotidiano, come i prodotti sanitari, i farmaci, i giocattoli e gli apparecchi elettrici, che rappresentano oggi ben il 43% dei sequestri complessivi. Al primo posto tra i beni contraffatti la categoria dei prodotti alimentari (24% degli articoli confiscati), seguiti dai giocattoli (11%), dalle sigarette (9%) e dall’abbigliamento (7%).

    Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “L’Unione doganale dell’UE è in prima linea quando si tratta di proteggere i cittadini da prodotti falsi, contraffatti e talvolta anche molto pericolosi. Fermare le importazioni di beni contraffatti nell’UE rappresenta anche un sostegno all’occupazione e all’economia nel suo complesso. L’Unione europea è schierata in supporto alla proprietà intellettuale e porterà avanti la campagna per tutelare la salute dei consumatori e proteggere al contempo le imprese dalla violazione penale dei loro diritti.”

    I dati che si evincono dalla nota diramata dalla Commissione europea qui pubblicata se da un lato sono fonte di entusiasmo dall’altro dimostrano quanto ancora il sistema contraffazione sia diffuso e quanto risulti difficile arginarlo. Anche questi, infatti, sono i nefasti risultati dovuti alle scelte sbagliate del Consiglio europeo che ha negato il via alla denominazione d’origine dei prodotti extra UE nel 2010, nonostante il voto positivo, a larga maggioranza, del Parlamento europeo, relatrice l’on. Cristiana Muscardini, e il parere della Commissione europea che aveva dato avvio al progetto. Il Consiglio era stato pressato al no dalla Germania e l’Italia non era stata capace di difendere una normativa necessaria per i consumatori, per le aziende manifatturiere e per la lotta alla contraffazione ed alle merci illegali. L’on. Muscardini ha sottolineato come l’Europa rimane imbelle di fronte ad un problema grave come quello evidenziato dai massicci sequestri anche per non aver voluto, nonostante le reiterate richiesta fatte in Commissione, armonizzare il sistema doganale.

  • La contraffazione costa 142 euro l’anno a ciascun italiano

    Secondo una nuova ricerca dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) l’Itala perde ogni anno 8,6 miliardi a causa della contraffazione e l’intera Ue 60 miliardi.

    La contraffazione colpisce soprattutto 13 settori economici: cosmetici e igiene personale; abbigliamento, calzature e accessori; articoli sportivi; giocattoli e giochi; gioielleria e orologi; borse e valigie; musica registrata; alcolici e vini; prodotti farmaceutici; pesticidi, smartphone, batterie e pneumatici.

    In Italia, i prodotti contraffatti presenti sul mercato italiano costano 8,6 miliardi, cioè 142 euro a testa, con un impatto sulle vendite dirette del 7,9%, mentre si bruciano 52.700 posti di lavoro ogni anno; a livello europeo l’impatto sulle vendite è del 7,5%, con un costo di 116 euro pro capite all’anno e una perdita di 434mila posti di lavoro.

    I modelli imprenditoriali più comuni si avvalgono in modo significativo di Internet per distribuire i prodotti falsi e promuovere la distribuzione e il consumo di contenuti digitali illegali. Secondo una recente ricerca di Confesercenti che includeva anche il settore del turismo oltre un consumatore su quattro (25,6%) si è trovato a comprare almeno una volta un prodotto o un servizio illegale o contraffatto sul web. “Il cospicuo valore, le troppo lievi pene inflitte e gli elevati ritorni sugli investimenti incentivano a intraprendere attività di contraffazione”, denunciano dall’EUIPO.

  • La contraffazione ci costa 100 miliardi l’anno

    Se ne parla troppo poco negli ultimi anni, ma l’impatto della contraffazione e della pirateria sull’economia e sulla creazione di occupazione in Italia e nell’intera Unione europea rimane fortissimo. Una nuova ricerca ha rilevato che ogni anno si perdono 8,6 miliardi in Italia a causa della contraffazione e il conto sale a 60 miliardi di euro se si guarda all’intera Europa. Se si contano le mancate vendite, il danno arriva a sfiorare i 100 miliardi di euro l’anno.

    La crisi e gli acquisti su Internet hanno moltiplicato le vendite di prodotti contraffatti, che in Europa valgono il 5% del valore delle importazioni. Il dato emerge da un’indagine appena pubblicata dalla Euipo, l’agenzia dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale. Ad essere maggiormente danneggiate sono, ovviamente, le imprese più innovative e più produttive. In Italia i settori più colpiti sono abbigliamento, farmaci, tecnologia, cosmetici e pelletteria.

    Il danno del mancato guadagno si riflette anche sui posti di lavoro persi: in Europa si calcola siano almeno 434.701, mentre in Italia ammontano a 52.705, una quota importante. Rispetto alla media europea, il nostro Paese infatti soffre più di altri per i danni alla proprietà intellettuale: la Euipo calcola infatti che si perdano ogni anno 116 euro per abitante Ue, ma in Italia la perdita sale a 142 euro.

    Oltre al danno economico resta il pericolo dei possibili danni alla salute: “Visto che in testa ai prodotti contraffatti ci sono farmaci e cosmetici e, per la Ue ma non per l’Italia, anche vini e alcolici – osserva Andrea Di Carlo, vicedirettore dell’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale – i rischi per la salute e la sicurezza sono molto alti”.

    La contraffazione colpisce le aziende che si distinguono per l’innovazione: si tratta delle imprese che registrano più brevetti, e che da sole rappresentano il 42% del Pil Ue, 5700 miliardi di euro, e che impiegano il 28% dell’occupazione globale (con una ricaduta del 10% in via indiretta su settori che non sono ad alta intensità sotto il profilo dei diritti di proprietà intellettuale). Queste industrie generano inoltre un avanzo commerciale di circa 96 miliardi di euro con il resto del mondo, e versano ai propri lavoratori salari più alti del 46% rispetto alla media. Ecco perché la contraffazione colpisce doppiamente l’economia europea.

    Questo reato molto grave però, spesso non viene colpito o penalizzato in modo esaustivo: le sanzioni non sono particolarmente pesanti, né in Italia né in generale nella Ue. “Il codice penale viene applicato solo se entra in ballo la criminalità organizzata – dice Di Carlo – oppure se i danni sono ingenti. Altrimenti, solo sanzioni lievi. Giusto la Svezia le ha inasprite un anno fa, ancora è presto per valutare gli effetti di questa decisione”.

    L’Euipo conduce quest’indagine solo da alcuni anni, ma confrontando i dati attuali con quelli dell’Ocse emerge come la contraffazione sia in forte crescita. Questo avviene sostanzialmente per due ragioni. La prima è sicuramente la crisi, che ha spinto i consumatori ad acquistare prodotti con i prezzi più bassi senza interessarsi particolarmente sull’origine di questi prodotti. La seconda è la diffusione delle vendite on line: “Questo è un dato che emerge anche dalle indagini condotte dalle Dogane – spiega Di Carlo – c’è un forte aumento dei sequestri singoli, di prodotti acquistati per posta o per corriere. Inoltre acquistare on line permette di agire in via riservata, evitando l’eventuale riprovazione sociale che potrebbe suscitare l’acquisto di un prodotto contraffatto”.

    A differenza di quello che si pensa, non tutto il mondo della contraffazione ha luogo in Cina. Dalla Turchia, ad esempio, arriva molta pelletteria e cosmetica. Molti prodotti non originali vengono anche prodotti all’interno della stessa Unione Europea, e magari etichettati e imballati come se arrivassero da Paesi extra Ue. Ecco perché la lotta alla contraffazione va combattuta in modo sempre più vigile e rigoroso

  • Italian sounding: cui prodest

    Cos’è l’Italian sounding, ma soprattutto, in rapporto alla sua peculiarità, a chi e per quale motivo porta dei vantaggi economici questa pratica economica fraudolenta anche per il solo utilizzo concettuale a fini miseramente propagandistici?

    Nel 2015 il governo Renzi  affermò di aver inserito a bilancio 34 milioni per la lotta alla contraffazione dei prodotti italiani definiti appunto “italian sounding” che portano un danno economico per le aziende italiane di oltre 54 miliardi di euro. In questo contesto infatti va considerato come ogni dieci prodotti venduti all’estero che presentano nomi italiani sei risultino assolutamente realizzati al di fuori dell’Italia. Da allora, cioè dall’anno della dichiarazione del ministro, tuttavia non un’azione risulta intrapresa dal governo italiano a tutela dei prodotti italiani in qualche mercato estero. Anche perché va ricordato che l’ottimo governo Monti, con il pregiato ministro Passera, aveva precedentemente smantellato ogni struttura di controllo presente sui mercati internazionali. Mancando il monitoraggio ovviamente risulta difficile avviare qualsiasi azione  finalizzata alla tutela dei prodotti italiani clonati in modo miserevole da aziende e catene di distribuzione internazionali.

    Nel  contesto italiano e della mera e superflua dialettica politica governativa ecco come il concetto di italian sounding venga trasformato dal governo Renzi semplicemente in un’idea, o meglio un’icona, che successivamente viene riportata “sic et simpliciter” priva di ogni sviluppo reale dal sistema mediatico. Ulteriore prova di questa assoluta negligenza governativa deriva dal fatto che le uniche azioni per la tutela dei prodotti di aziende italiane le abbiano intraprese Zegna, Kartell e Ferrero le quali hanno dovuto attingere alle proprie risorse interne per tutelare i propri interessi e diritti.

    L’Italian sounding tuttavia risulta anche quel fenomeno odioso di imitazione, se non addirittura clonazione spesso grossolana, dello stile di vita italiano che viene venduto nei mercati internazionali dell’agroalimentare, del tessile-abbigliamento, fino  all’arredamento giustificati nella scelta fraudolenta dal valore culturale che ogni prodotto italiano esprime quale risultato finale di una filiera complessa, quindi come sintesi di know how industriale, storia e professionalità: la massima espressione del Way of Life unico al mondo che solo il Made in Italy esprime.

    Esiste poi una terza forma di  italian sounding, peraltro legittima, come quella delle aziende estere che hanno rilevato le nostre PMI italiane amate in ogni parte del mondo. Successivamente all’acquisizione, il prodotto viene completamente svuotato di ogni contenuto valoriale culturale con il fine di trasformarlo successivamente in un Brand vuoto nel quale inserire ciò che viene considerato dall’azienda stessa più idoneo a soddisfare le proprie esigenze di vendita.

    In questo senso infatti va inquadrata l’operazione della Nestlé di chiudere il centro di ricerca relativo ai preparati ed ai sughi situato a Villa Fratti di Sansepolcro in provincia di Arezzo. La nuova sede  per la ricerca di preparati e sughi che verranno venduti con il marchio italiano Buitoni (quindi ancora oggi una delle massime espressioni nel settore dell’agroalimentare  industriale) verrà collocata nella città di Solon nello Stato dell’Ohio, Stati Uniti. Tutti i mercati mondiali quindi potranno acquistare dei prodotti sintesi della creatività e della competenza statunitensi che verranno proposti con un brand espressione invece della cultura italiana.

    Una scelta certo legittima di un’azienda la quale ovviamente deve cercare marginalità e soprattutto strategie in rapporto alle opportunità offerte e ricercate anche attraverso le acquisizioni. Tuttavia come non ricordare l’entusiasmo da parte della classe politica e di quegli imprenditori trasformatisi in piazzisti che definirono questa campagna vendita da parte delle multinazionali estere in relazione alla nostre PMI. Una stagione iniziata tra la fine degli anni ‘80 e ‘90 e che ha avuto un fortissimo incremento degli ultimi 10 anni avendo visto moltissimi marchi dell’agroalimentare italiano passare in mano straniera. Allora come oggi questa campagna acquisti veniva e viene definita da parte degli economisti e dei politici italiani come una campagna di forte internazionalizzazione che avrebbe assicurato ed dovrebbe consentire anche oggi un futuro di sviluppo alle stesse aziende italiane. Affermazioni grossolane e superficiali, allora come oggi, che dimostrano come la storia economica italiana ed internazionale non abbia ancora insegnato nulla. Come non ricordare una classe politica ed imprenditoriale la quale invece di affrontare le difficoltà di una gestione di queste aziende abbia preferito supportare la loro vendita  alle multinazionali spacciandola spudoratamente come una grande risorsa per il territorio italiano e per l’economia  italiana in generale.

    Nel prossimo futuro quindi il mondo conoscerà una nuova forma di Italian sounding, peraltro assolutamente legittima, che vedrà un marchio italiano associato ai prodotti di ispirazione statunitense. Francamente quest’ultima rispetto alle altre due forme di Italian sounding che coinvolgono operatori industriali disonesti e compagini governative inette e probabilmente anche poco competenti rappresenta quella meno insopportabile.

  • Difendersi dalle malattie con l’alimentazione e la lotta alla contraffazione

    Mentre la ricerca scientifica ha compiuto, in questi anni, importanti passi avanti per la cura dei tumori è da più parti ricordato come la prevenzione parta da un corretto stile di vita. Tra gli interventi degli ultimi giorni quello del dott. Franco Berrino, patologo ed epidemiologo, dal 1975 all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ed autore di circa 400 pubblicazioni scientifiche. Il dott. Berrino, che ha collaborato con l’Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro e per la stesura del Codice europeo contro il cancro, sottolinea come la prevenzione sia fondamentale e come la stessa si pratichi con una giusta alimentazione, con l’esercizio fisico ma anche con corrette relazioni umane. Per questo è importante creare una società e ambiente che favoriscano il mantenimento della salute. In un incontro presso LUMEN, scuola di naturopatia olistica, il dott. Berrino ha espressamente sottolineato come sia “importante non eccedere con l’utilizzo di integratori e di evitarli in caso di malati oncologici, mentre le verdure, variate tra di loro, hanno un effetto protettivo”. Tra i comportamenti pratici che si dovrebbero tenere l’eliminazione delle bevande zuccherate, dei fritti confezionati, delle farine raffinate, delle carni rosse elaborate, va inoltre evitato l’eccesso di sale. Il dott. Berrino ha anche evidenziato come sia importante il giusto equilibrio tra sonno e veglia, l’evitare le cotture a temperature troppo elevate e l’assumere cereali integrali.

    Se le malattie, anche le più gravi, si prevengono con un sistema di vita più sano e anche altrettanto importante non incorrere nell’acquisto di medicinali o sostanze falsificate.

    Perciò le osservazioni del dott. Berrino riportano la nostra attenzione sul problema della produzione e circolazione di medicinali falsificati la cui vendita avviene tramite internet. Ogni sostanza, e ancor più ogni medicinale illegale, contraffatto o comunque non usato correttamente si traduce in un  grave rischio per la salute. Già nel 2011 una direttiva dell’Unione europea invitava tutti i Paesi membri a maggiori controlli e sanzioni rispetto alla produzione e circolazione di medicinali falsificati. Nelle settimane scorse il Commissario europeo per la salute e alla sicurezza alimentare Andriukaitis ha sottolineato come i medicinali falsificati possono essere letali e ha ricordato ai consumatori che il logo comune della UE identifica le farmacie on line legali che vendono prodotti autentici e sicuri “i cittadini dispongono di un aiuto prezioso per tenersi alla larga dai medicinali falsificati, chiedo a tutti gli acquirenti on line di stare in guardia e cercare il logo europeo assicurandosi così, prima di effettuare un acquisto che la farmacia on line dia autorizzata”. Vi è per tanto la necessità, da parte di tutti gli Stati dell’Unione, di mettere in atto sanzioni più efficaci contro questo traffico, infatti una recente relazione, sull’applicazione delle sanzioni per la produzione e circolazione di medicinali falsificati, mostra troppe differenze da un paese all’altro.

  • La Ue si dota di un centro di conoscenza sulle frodi alimentari

    Per rispondere alle preoccupazioni dei consumatori circa la qualità degli alimenti e le pratiche fraudolente in campo alimentare, la Commissione europea ha dato vita a un centro di conoscenze sulle frodi alimentari e la qualità degli alimenti che sarà gestito dal Centro comune di ricerca.

    Il centro di conoscenze, una rete formata da esperti reclutati all’interno e all’esterno della Commissione, offrirà il proprio sostegno ai responsabili politici e alle autorità nazionali dell’Ue mettendo a disposizione e condividendo i più recenti dati scientifici nel settore delle frodi alimentari e della qualità degli alimenti.

    Le inquietudini in merito alle frodi alimentari e alla qualità degli alimenti minano la fiducia dei consumatori e danneggiano l’intera filiera alimentare europea, dagli agricoltori ai commercianti. In tempi recenti si è assistito a frodi su vino, olio d’oliva, miele, pesce, prodotti lattiero-caseari, carni e pollame. I cittadini possono inoltre essere esposti a pratiche commerciali di marketing sleali, soprattutto in relazione a prodotti venduti su mercati diversi con notevoli differenze nella composizione ma in confezioni simili.

    I compiti del centro di conoscenze sulle frodi alimentari e la qualità degli alimenti consisteranno nel coordinare le attività di vigilanza del mercato (ad esempio quelle concernenti la composizione e le proprietà organolettiche dei prodotti alimentari presentati con lo stesso imballaggio e lo stesso marchio su diversi mercati dell’Ue); gestire un sistema di allarme rapido e di informazione sulle frodi alimentari (ad esempio monitorando i media e comunicando tali informazioni al pubblico); collegare i sistemi informativi degli Stati membri e della Commissione, come le banche dati contenenti la descrizione della composizione di determinati prodotti agroalimentari di pregio (come il vino e l’olio d’oliva); generare conoscenze specifiche per paese, ad esempio mappando le competenze e le infrastrutture di laboratorio degli Stati membri.

    Il centro di conoscenze sulle frodi alimentari e la qualità degli alimenti, finanziato dalla Commissione europea, gestirà newsletter, mappe interattive, banche dati e relazioni periodiche, rendendo accessibili al pubblico queste informazioni. Il numero di membri dei gruppi di esperti dipenderà dal settore di attività. Il centro di conoscenze si inserirà nella rete Ue sulle frodi alimentari ponendosi come intermediario tra la scienza e l’elaborazione delle decisioni programmatiche. 

  • Relazione della Commissione Ue: i giocattoli in testa ai prodotti pericolosi importati in Europa nel 2017

    La Commissione europea ha pubblicato la sua relazione sul sistema di allarme rapido per i prodotti pericolosi relativa al 2017 nella quale si segnala che le autorità nazionali hanno usato il sistema di allarme rapido con maggiore frequenza, effettuando oltre 2.000 segnalazioni di prodotti pericolosi attraverso questo sistema. In cima alla lista dei prodotti pericolosi individuati e ritirati dal commercio figurano i giocattoli, ad esempio diversi modelli dei diffusissimi spinner antistress, le automobili e i motocicli.

    Le 2.201 segnalazioni trasmesse attraverso il sistema di allarme rapido hanno attivato quasi 4.000 azioni di follow-up, come ad esempio il ritiro dei prodotti dal commercio. Ciò prova che tutte le autorità nazionali hanno attentamente monitorato le segnalazioni del sistema e preso tutte le misure necessarie per rendere il mercato più sicuro per i consumatori.

    Molti dei prodotti pericolosi segnalati dal sistema di allarme rapido sono in vendita anche sulle piattaforme o sui mercati online. Per far fronte al fenomeno, la Commissione sta promuovendo la cooperazione con i suoi omologhi internazionali e le piattaforme online per garantire che prodotti non sicuri non giungano fino al consumatore europeo. L’1 marzo 2018 la Commissione ha emanato una raccomandazione concernente una serie di misure operative che le piattaforme online e gli Stati membri dovrebbero adottare per intensificare ulteriormente le attività volte a contrastare i contenuti illegali online, anche in riferimento ai prodotti pericolosi. In particolare, la Commissione invita le piattaforme ad assumere impegni volontari che vadano oltre i loro obblighi giuridici nel campo della sicurezza dei prodotti. 

    Nel 2017 la categoria di prodotti oggetto del maggior numero di segnalazioni è stata quella dei “giocattoli” (29%), seguita dai “veicoli a motore” (20%) e da “abbigliamento, prodotti tessili e articoli di moda” (12%). Per quanto riguarda i rischi, nel 2017 il rischio segnalato con maggiore frequenza è stato quello di lesioni (28%), seguito da quello chimico (22%).

    La maggior parte dei prodotti pericolosi segnalati nel sistema proveniva da Paesi terzi. La Cina è al primo posto tra i paesi di origine, ma nel 2017 il numero di segnalazioni è rimasto stabile al 53% (1 155), come l’anno prima. La Commissione prosegue la stretta cooperazione con le autorità cinesi, collaborando alla discussione di casi specifici e ad azioni quali lo scambio di buone pratiche. Le segnalazioni di prodotti pericolosi di origine europea sono state 413 (26%).

  • Dopo il Pireo in Grecia la Cina acquisisce un porto in Belgio

    La China Ocean Shipping Company (COSCO), nota per aver acquistato parte del porto del Pireo in Grecia, ha recentemente acquistato il terminal del porto di Zeebrugge, il secondo del Belgio per flusso di navi e container. La scelta non è casuale perché Zeebrugge si trova in una posizione strategica: permette infatti di raggiungere facilmente altri porti nel nord Europa e città nell’entroterra. Il porto potrà accogliere anche i container che viaggiano sui treni attraverso il continente eurasiatico, lungo la nuova Via della Seta, e da qui salpare verso la Gran Bretagna e altre destinazioni. Si stima che il numero di container in entrata nell’Unione Europea dalle rotte terrestri crescerà esponenzialmente nei prossimi anni. Ciò cambierà il volto del sistema commerciale europeo, che in parte sarà gestito da compagnie cinesi. La notizia non può non suscitare preoccupazione sull’adeguatezza dei controlli delle merci illegali o contraffatte portando ancora una volta alla ribalta il problema, discusso ma mai veramente vicino ad una soluzione, dell’armonizzazione del sistema doganale all’interno dell’Unione europea.

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