contraffazione

  • Smartphone e criptovalute, ma le operazioni di riciclaggio di un cinese vengono comunque scoperte

    Le autorità inquirenti di Prato hanno scoperto un vero e proprio istituto bancario illegale, in via Respighi nel comune toscano, che in pochi mesi sarebbe servito a riciclare oltre 9 milioni di euro di criptovalute. Il procuratore capo Luca Tescaroli in una nota dell’1agosto ha parlato di un “banca illegale, centrale di riciclaggio, basata sull’impiego di criptovalute, e di rilascio di carte d’identità elettroniche contraffatte valide per l’espatrio e di altri documenti di identità” che secondo gli inquirenti si tratterebbe di una “realtà criminale riconducibile a esponenti dei gruppi cinesi di notevolissime dimensioni economiche delle attività gestite sul piano transnazionale”. I carabinieri del nucleo operativo antifalsificazioni e della sezione criptovalute del comando antifalsificazione di Roma, la guardia di finanza di Prato e i carabinieri di Prato sono partite dalla perquisizione di un cittadino cinese di 45 anni rinvenendo quattro telefoni su uno dei quali sono stati trovati “due softtware wallet Token pochet collegati a due indirizzi telematici, sui quali risulta una movimentazione di criptovalute”, tra aprile e luglio scorsi, “per valori ingenti di criptovalute”. Analizzando le transazioni in uscita, gli investigatori avrebbero appurato come i fondi venivano depositati “su una piattaforma attestata in Cambogia, che è stata segnalata dalla FinCen del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America come un istituto finanziario che opera come centro di riciclaggio di denaro. Sul secondo indirizzo.  L’analisi delle transazioni in uscita hanno evidenziato che la maggior parte dei fondi sono stati inviati su wallet privati”. Il quarantacinquenne orientale ed altri soggetti a lui collegati sono risultati “avere il possesso materiale di dette criptovalute per un controvalore di 117mila euro.

    Nel corso della medesima operazione, sono stati rinvenuti complessiva 15mila euro in contanti (4mila nelle disponibilità del quarantacinquenne, il resto a disposizione di un secondo soggetto) “due stampanti, due laminatori, numerose tessere bianche, con microchip e banda magnetica, e altre con sola banda magnetica, funzionali alla predisposizione di carte d’identità elettroniche, e pellicole ologrammate”.

  • Quando lo Stato tassa, i furbi sguazzano: i dazi di Trump spingono la produzione di Parmesan

    Nel mese di maggio 2025 è balzata del 22 % la produzione di Parmesan negli Stati Uniti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e l’aumento è stato del 9% rispetto al mese di aprile secondo l’analisi dell’Osservatorio Coldiretti sugli ultimi dati Usda. Si tratta degli effetti dell’annuncio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler colpire con pesanti dazi le importazioni dall’Unione Europea. Una decisione che favorisce le produzioni italian sounding che non hanno nulla a che vedere con la realtà produttiva tricolore. Si tratta di una concorrenza sleale che minaccia le esportazioni nazionali. Se infatti i nomi sono simili a quelli Made in Italy le caratteristiche sono profondamente differenti perché i formaggi originali devono rispettare rigidi disciplinari di produzione con regole per l’allevamento e la trasformazione e un sistema di controlli che non ha eguali.

    A pesare sul mercato è pero’ la differenza di prezzo che rende le brutte copie a stelle e strisce competitive in una situazione di difficoltà economica. Con la deadline fissata al 1 agosto, L’introduzione di un dazio complessivo del 45% sul Parmigiano Reggiano (al 15% che c’è sempre stato, si aggiunge un 30%) è un danno enorme per un prodotto simbolo del Made in Italy che rischia di perdere competitività su mercati strategici come quello statunitense, primo mercato estero per la Dop. Infatti a fronte di un prezzo che, nei prossimi mesi, negli Stati Uniti potrebbe superare i 58 euro al chilo, sul mercato Usa il Parmesan del Wisconsin viene venduto al dettaglio attorno ai 24 euro al chilo. Negli ultimi dieci anni la produzione di Parmesan, romano, provolone, ricotta, mozzarella e altri similari è aumentata del 22% e ha raggiunto nel 2024 il valore massimo di sempre di 2,73 miliardi di chili, secondo l’analisi dell’Osservatorio Coldiretti. A fare la parte del leone è la mozzarella, con 2,17 miliardi di chili, seguita dal Parmesan con 203 milioni, il provolone con 176 milioni, la ricotta 110 milioni e il Romano con oltre 27 milioni di chili.

    Oltre la metà della produzione di simil formaggi italiani viene realizzata in California (soprattutto mozzarella) e Wisconsin, la terra del “cheese” che ha addirittura come simbolo una mucca nelle targhe automobilistiche e si è specializzato nella produzione di Parmesan. “Imporre dazi al 30% sui prodotti agroalimentari europei – e quindi italiani – sarebbe un colpo durissimo all’economia reale, alle imprese agricole che lavorano ogni giorno per portare qualità e identità nel mondo, ma anche ai consumatori americani, che verrebbero privati di prodotti autentici o costretti a pagarli molto di piu oltre ad alimentare il fenomeno dell’italian sounding”, afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nell’evidenziare l’importanza del negoziato in corso.

  • Il cibo straniero crea panico: nel 2025 un allarme alimentare ogni giorno

    Nel 2025 è scoppiato quasi un allarme alimentare al giorno a causa delle importazioni di cibo straniero, dalle arachidi cinesi con aflatossine cancerogene oltre i limiti alle arance egiziane con residui di Chlorpropham, un pesticida vietato nella Ue dal 2020, oltre a pistacchi, pollo, pesce e altri prodotti consumati abitualmente sulle tavole. A denunciarlo è la Coldiretti, sulla base di dati Rasff, L’elenco dei prodotti più pericolosi – rileva la Coldiretti – vede la presenza di aflatossine nel burro d’arachidi indiano, nei pistacchi turchi, americani e iraniani, oltre che nei fichi secchi anch’essi provenienti dalla Turchia, che guida la classifica dei Paesi con il maggior numero di cibi bloccati alla frontiera, davanti a Polonia e Spagna.

    Nel riso pakistano sono stati trovati residui oltre i limiti di un altro pesticida proibito nell’Unione Europea, il Clorpyrifos, presente anche nel pepe peruviano assieme ad altre sostanze, mentre il tonno spagnolo presenta elevate tracce di mercurio. Ma non mancano neppure – continua Coldiretti – i cibi contaminati da batteri e virus, dal pollo polacco con la salmonella alle ostriche francesi e olandesi al norovirus. Da qui la richiesta di Coldiretti di garantire la piena trasparenza su quanto si mette nel piatto, attraverso l’obbligo di indicare l’origine in etichetta su tutti gli alimenti in commercio.

    Coldiretti ha lanciato in Europa una proposta di legge di iniziativa popolare con l’obiettivo di raggiungere un milione di firme per dire basta ai cibi importati e camuffati come italiani e difendere la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. La misura renderebbe obbligatoria l’origine degli ingredienti su tutti i prodotti alimentari venduti nell’Unione Europea. Solo così sarà possibile porre fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per tricolori permesso dall’attuale norma del codice doganale sull’origine dei cibi che consente l’italianizzazione grazie ad ultime trasformazioni anche minime.

  • Contraffazione: portare avanti una campagna d’informazione su tutti i media

    A distanza di molti anni da quando, al Parlamento europeo, Cristiana Muscardini, con altri  colleghi come Nicolò Rinaldi, Patrizia Toja, Susta, tutti esponenti di partiti diversi, cercarono di far passare l’obbligo della denominazione d’origine per i prodotti che entravano, da fuori, nell’Unione.

    Il Consiglio europeo, sotto le pressioni del governo tedesco aiutato da governi del nord Europa, che non hanno industrie manifatturiere, bloccò il progetto che aveva invece avuto il sostegno del Parlamento, deputati tedeschi compresi, e della Commissione.

    Se quel progetto fosse passato i consumatori e le imprese manifatturiere europee avrebbero avuto i diritti che erano e sono da anni sanciti in altri stati, dagli Stati Uniti all’India.

    Se quel progetto fosse passato si sarebbe potuta fare una più seria e decisa lotta alla contraffazione che porta ogni anno, a noi europei, un ingente danno economico ed un continuo rischio alla nostra salute e sicurezza e comunque lede il diritto del consumatore a poter acquistare in piena conoscenza di cosa acquista.

    I dati parlano chiaro: nel 2023 vi è stato un incremento del 150% di merci contraffatte sequestrate e perciò è facile immaginare quanto più alto ancora sia il numero dei prodotti irregolari che girano indisturbati e che spesso, inconsapevolmente, comperiamo.

    La Banca Mondiale ritiene che il volume d’affari per le merci contraffatte sia intorno ai 350 miliardi e la situazione continua a peggiorare per le vendite via internet, anche di prodotti sanitari falsi e pericolosi, i siti web più attivi nella vendita di merci contraffatte sono in Cina, Malesia, Indonesia e Corea.

    Nel periodo 2015/2022 in Europa vi sono state 1.800 cause per contraffazione e molte altre centinaia per violazione del diritto d’autore.

    Sono colpiti non solo i marchi del design e della moda ma anche il settore delle gomme, dei componenti d’acciaio o le penne e gli accendini del valore di pochi euro.

    La lotta alla contraffazione, che dogane e Forze dell’Ordine proseguono con gran dispendio di energie e che deve essere continuamente supportata da severi ed incrociati controlli sul web, ha bisogno di leggi più moderne ma anche di una più forte consapevolezza del consumatori, per questo andrebbe portata avanti una campagna d’informazione attraverso tutti i tipi di media.

    Aspettiamo che il governo agisca in questo senso.

  • Contraffazione, un danno da 16 miliardi

    L’ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale controlla le conseguenze economiche della contraffazione e, dai suoi dati, risulta che sono 16 i miliardi che ogni anno vanno persi per colpa delle merci contraffatte e con la perdita di duecentomila posti di lavoro nell’Unione.

    L’Italia è ovviamente uno dei paesi più colpiti perché gran parte della contraffazione riguarda l’abbigliamento ed il calzaturiero, settori nei quali la nostra industria è molto forte, a seguire vi sono i cosmetici e l’industria del giocattolo.

    La contraffazione colpisce anche molti altri settori compreso quello delle penne e degli accendini Bic o quello dei pneumatici.

    Il danno economico è rilevante ma lo sono altrettanto i danni per la salute sia per l’uso di sostanze tossiche nei giocattoli o di coloranti nei vestiti o cosmetici, che per la poca sicurezza ed affidabilità del prodotto contraffatto, basti pensare alle gomme per le macchine ed i camion.

    Germania, Francia e Spagna sono i paesi europei che, con l’Italia in testa, patiscono di più la messa in commercio di merci illegali e, o, contraffatte. Circa il 15% degli articoli sequestrati alle frontiere esterne dell’Unione sono risultati pericolosi per la salute.

    La Commissione europea, oltre che di Euipo, si avvale di Interpol e dell’Olaf per contrastare la diffusione della contraffazione ma bisogna anche dire chiaramente che, oltre a reimpostare il funzionamento delle dogane per armonizzare sistemi e tempi, è anche necessario informare con più chiarezza i consumatori dei pericoli nei quali incorrono e dei danni economici e lavorativi che, a causa della contraffazione, toccano poi a tutti.

    Bisogna far capire, specie ai più giovani, che l’acquisto di prodotti contraffatti oltre ad essere un rischio è di fatto un risparmio solo apparente perché le conseguenze economiche negative si riversano su tutti i cittadini.

    Un altro aspetto preoccupante è la vendita on line di farmaci, integratori, presidi sanitari, falsificati.

    In questa campagna elettorale, dove si parla di tutto meno che dei problemi che l’Europa deve risolvere al più presto, se vuole vivere ed essere utile e libera, anche la cultura della legalità, la lotta alla contraffazione dovrebbe essere argomento di dibattito e un altro obiettivo per il prossimo Parlamento europeo. Ma la politica sembra concentrarsi sul tiro alla fune.

  • La Cina non perde il vizio di copiare

    E’ finito ancora una volta sotto i riflettori, in negativo, il colosso cinese di fast fashion Shein. Motivo? E’ accusato di aver copiato un famoso, e ben riconoscibile, modello di borsetta a tracolla prodotto dall’azienda giapponese di abbigliamento Uniqlo che ha annunciato di aver fatto causa al gruppo cinese. Il capo, di piccole dimensione, è stato tra i prodotti più acquistati nell’ultimo anno diventando famosissimo e per questo, come spiegato da Uniqlo, è stata necessaria la citazione in giudizio perché l’azienda di e-commerce sta intaccando la fiducia dei consumatori nel suo marchio.

    Da alcuni anni Shein viene periodicamente denunciata o criticata per la sua pratica di riprodurre modelli di abiti o accessori di marchi più o meno famosi rivendendoli a prezzi più bassi. E numerose sono state, e continuano ad essere, le inchieste giornalistiche secondo le quali dietro i prezzi molto bassi dei prodotti si celerebbero pratiche di sfruttamento dei lavoratori ed un grosso impatto ambientale.

    Fondata nel 2008 dall’imprenditore cinese Chris Xu a Nanchino, in Cina Shein all’inizio vendeva abiti da sposa comprati nei mercati all’ingrosso, successivamente si è aperta al mercato dell’abbigliamento normale anticipando la diffusione delle vendite on line dei vestiti. Si stima che oggi l’azienda abbia un valore di 100 miliardi di dollari.

  • Piacenza snodo dei traffici cinesi di sostanze tossiche, denaro contraffatto e prodotti non a norma

    Un 51enne piacentino – Giancarlo Miserotti – già arrestato tempo fa dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza per falsificazione di moneta si occupava di smistare la droga, Fentanyl, dalla Cina verso l’America mentre metteva in circolo anche euro e franchi svizzeri fasulli.

    Arrestato dalla Finanza insieme ad agenti americani della Dea e della Dcsa italiana, l’uomo, come affermato dal sostituto procuratore Matteo Centini, «usava il darkweb per dialogare con persone in oriente e farsi fornire per posta elementi che riproducevano pezzi di banconote. Poi da casa sua provvedeva a spedire in America il Fentanyl tagliato con Xylazina, un anestetico veterinario che ne protrae gli effetti. Il costo delle materie prime si aggira tra i 3mila e 4mila euro al chilo, ma poi si può produrre un quantitativo enorme di dosi da immettere sul mercato».

    Le attività di indagine, coordinate dal sostituto procuratore Matteo Centini, sono scaturite da una segnalazione pervenuta dall’ufficiale di collegamento della Drug Enforcement Administration (Dea) presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma – per il tramite dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.), hanno condotto a 7 ordini di arresto a carico di altrettante persone per attività di traffico internazionale di stupefacenti, fabbricazione e immissione, sul mercato, di valuta contraffatta e riciclaggio.
    Gli investigatori hanno scoperto che Miserotti «era anche al vertice di un’organizzazione transnazionale dedita alla fabbricazione e all’immissione sul mercato di valuta (in special modo in franchi svizzeri ed euro sia in monete che in banconote) accuratamente contraffatta, con l’intento di riprodurre anche dollari statunitensi». E hanno appurato altresì che «Piacenza era la sede operativa di questo criminale che grazie alle sue abilità riusciva a mettere in contatto cinesi e americani sul doppio canale della contraffazione e della droga», con riferito dal comandante provinciale della Guardia di finanza di Piacenza, il colonnello Corrado Loero.

    Sempre a Piacenza, i funzionari delle Dogane hanno scoperto un traffico di 6mila scarpe made in China prodotte con sostanze altamente tossiche e cancerogene.

  • Le indagini dell’OLAF rivelano frodi e irregolarità per oltre 600 milioni di euro

    Nel 2022 l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha protetto oltre 600 milioni di euro che appartengono ai contribuenti europei, raccomandando il recupero di più di 426 milioni da frodi e irregolarità e salvaguardando ulteriori 200 milioni. L’OLAF ha inoltre fermato una serie di meccanismi di contrabbando, contraffazione e frode doganale, ha contribuito a mettere in atto le misure di difesa commerciale dell’UE ed ha continuato a elaborare e adattare politiche di prevenzione e contrasto delle frodi. Come ogni anno, l’OLAF ha indagato su sospetti inadempimenti degli obblighi professionali da parte del personale e dei membri delle istituzioni europee. In totale, l’OLAF ha concluso oltre 250 casi lo scorso anno.

    La relazione 2022 dell’OLAF, da poco pubblicata, illustra le principali tendenze e operazioni dell’anno scorso: dalla lotta contro la contraffazione e il contrabbando alla tutela dei fondi europei, compreso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, fino ai meccanismi di prevenzione delle frodi per proteggere l’assistenza finanziaria dell’UE all’Ucraina. Per la prima volta la relazione viene presentata in un formato virtuale interattivo.

    Nel 2022 l’’OLAF ha concluso 256 indagini, emettendo 275 raccomandazioni alle autorità competenti nazionali ed europee; ha raccomandato il recupero di 426,8 milioni di euro a favore del bilancio dell’UE e ha evitato la spesa indebita di 197,9 milioni di euro; ha avviato 192 nuove indagini a seguito di 1017 analisi preliminari effettuate dai suoi esperti, ha segnalato alla Procura europea (EPPO) 71 casi di possibili reati, di cui 16 per conto della Commissione europea.

    Come negli anni scorsi, le indagini dell’OLAF sulla spesa dei fondi europei hanno riguardato accuse di collusione, manipolazione delle procedure di appalto, conflitti d’interesse e fatture gonfiate. Un lieve aumento delle frodi commesse in ambito digitale ha confermato la tendenza in questo senso osservata dall’OLAF negli ultimi anni. Nel 2022 l’OLAF ha istituito un gruppo di esperti che si concentra sugli strumenti informatici antifrode per il dispositivo dell’UE per la ripresa e la resilienza, e ha iniziato a indagare su casi di possibili abusi dei finanziamenti del dispositivo.

    La lotta alla contraffazione e al contrabbando continua a essere un aspetto centrale delle operazioni dell’OLAF. Nel 2022 l’OLAF ha co-organizzato o sostenuto diverse operazioni doganali internazionali e altre attività operative che hanno contribuito al sequestro di milioni di articoli contraffatti e pericolosi prima che potessero raggiungere i consumatori. Tra gli esempi: medicinali falsi, giocattoli contraffatti e potenzialmente pericolosi, 531 milioni di sigarette e 14,7 milioni di litri di vino, birra e alcolici illeciti.

    Il 2022 è stato segnato dall’invasione russa dell’Ucraina. L’OLAF collabora da lungo tempo con le autorità ucraine sia sul fronte della spesa del bilancio dell’UE (protezione dei fondi europei) che su quello delle entrate (cooperazione doganale). Dall’inizio della guerra l’OLAF offre assistenza alle agenzie antifrode ucraine al fine di contribuire a rafforzare e migliorare le strutture del paese per combattere le frodi e la corruzione e di proteggere i finanziamenti attuali e futuri dell’UE. L’OLAF ha inoltre svolto un importante ruolo nel contrastare l’elusione delle sanzioni imposte dall’UE alla Russia e alla Bielorussia a seguito dell’invasione dell’Ucraina, come spiega la relazione 2022.

    Anche un solo caso di comportamento irregolare o fraudolento da parte del personale o dei membri delle istituzioni europee sarebbe già un caso di troppo. I cittadini europei si aspettano a pieno diritto i più elevati standard di condotta da parte delle istituzioni, dei loro membri e del loro personale. Lo scorso anno l’OLAF ha chiuso 38 indagini su comportamenti fraudolenti o irregolari da parte di personale o membri delle istituzioni dell’UE. Questi casi assicurano che il denaro dei contribuenti europei venga speso correttamente e, garantendo i più elevati standard di condotta, contribuiscono a difendere la reputazione dell’UE nel suo insieme.

  • Dal bio ai giocattoli, ecco i numeri della contraffazione

    Dai prodotti bio ai giocattoli passando per i cosmetici: sembra non esistere un settore merceologico immune dalla contraffazione. Anche i farmaci non sono immuni con il drammaticamente noto fenomeno dei presunti anti-Covid.

    Il Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, negli ultimi due anni ad esempio, ha effettuato 3mila controlli lungo la filiera, con il sequestro di 10mila tonnellate di prodotti. Le speculazioni riguardano soprattutto la commercializzazione di prodotti immessi nel mercato con marchi di qualità contraffatti: Denominazione di Origine Protetta, Indicazione Geografica Protetta e Specialità Tradizionale Garantita. I dati emergono dall’audizione del Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri, Giuseppe De Riggi, alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti presieduta da Simone Baldelli, durante la quale è stata illustrata l’attività svolta dall’Arma nei settori di competenza della Commissione.

    “In questo momento di crisi economica e di forte aumento dei prezzi – sottolinea Simone Baldelli, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti – bisogna mantenere alta la guardia per contrastare il più possibile, anche sul fronte internazionale, tutti i diversi aspetti del complesso fenomeno che più comunemente definiamo contraffazione”.

    Ecco alcuni dei ‘casi’ emersi:

    POMODORO: Solo in Campania e in Toscana i Carabinieri nel 2021 hanno sequestrato 6.000 tonnellate di conserve già lavorate, presentate come “prodotto italiano 100%”, in realtà provenienti da Paesi extra-europei.

    BIOLOGICO: Tra i mercati agroalimentari emergenti spicca il settore biologico, arrivato a valere 4,6 miliardi di euro nel 2021. Gli accertamenti sinora condotti fanno emergere la commercializzazione di una significativa quota di prodotti falsamente certificati, ottenuti attraverso l’impiego di agro-farmaci vietati o materie prime di importazione non controllate, in particolare cereali.

    SALUTE: I controlli sulla qualità dei prodotti alimentari coinvolgono anche il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute per gli aspetti più direttamente connessi con la salute dei consumatori. Nell’ultimo biennio, nello specifico settore, il Reparto speciale ha eseguito oltre 35mila controlli. Un terzo delle attività ispezionate è risultato non in regola, con il sequestro di 12mila tonnellate di derrate alimentari. Nello stesso periodo, nei settori farmaceutico e sanitario, il tasso di irregolarità è stato del 14% (52.665 attività controllate, 7.624 non in regola) Le violazioni più diffuse attengono a carenti condizioni igieniche nel commercio degli alimenti, sofisticazione di cibi ad elevato valore commerciale, rietichettatura di alimenti scaduti e macellazione clandestina di carni.

    GIOCATTOLI: I carabinieri intervengono sul mercato dei giocattoli, svolgendo annuali campagne di controllo, in particolare tra ottobre e febbraio, in prossimità delle ricorrenze tradizionali. Nel periodo appena trascorso, le attività ispettive hanno condotto al sequestro di circa 300mila confezioni di prodotti privi del marchio di conformità europea.

    COSMETICA: La falsa promessa di un rimedio di bellezza particolarmente conveniente nasconde, talvolta, prodotti inefficaci e addirittura dannosi. Nel 2021, il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ha sequestrato oltre 50mila prodotti recanti etichettature irregolari, o per la presenza di sostanze vietate.

    COVID: Nel periodo più drammatico della pandemia, la specifica attività di monitoraggio svolta dal Reparto speciale su oltre 3.000 piattaforme online ha consentito di oscurare 600 siti web, collocati su server esteri in paesi extra-UE, attivi nella vendita di falsi prodotti anti Covid.

    DOPING: Nell’ultimo biennio, sono stati eseguiti quasi 850 interventi, con l’arresto di 20 persone per traffico di anabolizzanti e il sequestro di 580mila farmaci dopanti e anabolizzanti.

    LAVORO IN NERO: Il Reparto speciale, negli ultimi due anni, ha controllato oltre 26mila aziende, esaminando la posizione di oltre 70mila lavoratori e riscontrando oltre 16mila irregolarità tra cui 9mila lavoratori “in nero”.

    RIFIUTI: l’attenzione del comparto ambientale dell’Arma si sta concentrando su due aspetti: il ciclo della plastica e il ciclo di smaltimento delle componenti elettroniche. Nell’ultimo biennio, i Carabinieri per l’Ambiente hanno diretto un’azione operativa, coordinata da Europol, con il coinvolgimento di 13 Paesi, sequestrando 350 tonnellate di componenti elettronici diretti verso il Nord Africa.

  • I falsi sono un pericolo ma 7 su 10 li comprano

    Borse e scarpe con marchi falsi, giocattoli, sigarette, ma anche imitazioni di prodotti iconici del design italiano, come le finte Vespa con tanto di sidecar scovate a Linate qualche giorno fa o una riproduzione di una Ferrari da Formula 1. L’inventario del mercato parallelo è nutrito. La contraffazione rappresenta un danno per l’economia legale, ma anche un rischio per la sicurezza, gli italiani sembrano esserne consapevoli, allo stesso tempo lo ritengono un peccato veniale, se alla domanda se acquisterebbe merce di dubbia provenienza ma del tutto identica all’originale e a un buon prezzo, il 70 risponde di sì. Questo emerge da un’indagine realizzata dall’Agenzia delle Accise, della Dogane e dei Monopoli sulla percezione della contraffazione in Italia.

    “Otto italiani su 10 sono consapevoli del fenomeno, sanno benissimo di cosa si tratta, ma 7 su 10 purtroppo creano meccanismi giustificativi e ritengono possibile acquistare un prodotto contraffatto”, ha spiegato il direttore generale dell’Agenzia, Marcello Minenna, in un incontro organizzato dopo un’operazione che a Linate ha portato al sequestro, tra le altre cose, di quattro motocicli elettrici di origine cinese che imitano la Vespa. “Il problema – ha aggiunto – è che non c’è sempre consapevolezza che questi sono prodotti che minimano la sicurezza: giocattoli con materiali tossici, pericolosi per i bambini, pillole blu colorate con la stessa vernice delle strisce di sosta, e potrei andare avanti in una raccolta degli orrori che purtroppo realizza l’industria della contraffazione”. “Contrastare la contraffazione – ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco – assicura una doppia tutela: del marchio e della sicurezza del cittadino”.

    La diffusione dei falsi li rende anche “familiari”, con la quasi totalità degli intervistati a cui è capitato di sentirsi offrire un prodotto contraffatto: il 68% almeno un capo di abbigliamento falso, il 48% prodotti elettronici, il 42% giocattoli, più basso il dato relativo a farmaci e cosmetici (26%) e sigarette tabacchi (24%). E’ diffusa anche la consapevolezza dei rischi legati all’acquisto di un prodotto contraffatto, il 75% sa che può essere pericoloso per la salute, altrettanti sono consapevoli di finanziare la criminalità e contribuire allo sfruttamento del lavoro.

    I numeri sono enormi: nel 2021 sono stato sequestrati 6,3 milioni di pezzi, quasi 13 milioni nel 2020, mentre nel 2019 erano stato 3,5 milioni. E molti di più sono quelli che sfuggono. Al di là di quello che emerge dai sequestri, qual è la tendenza? “Difficile dare una statistica – ha risposto il direttore delle Dogane – quello che riscontriamo è che anno dopo anno, in relazione ai nostri interventi, si realizza una diversione dei traffici e dei prodotti contraffatti».

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