Diritti umani

  • Al via le candidature per l’iniziativa EUAV – volontariato internazionale

    Buone notizie per chi vuole fare un’esperienza di volontariato all’estero. Si stanno aprendo infatti molte vacancies all’interno di EU Aid Volunteers, iniziativa di volontariato internazionale promossa e finanziata dalla Direzione Generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile dell’Unione Europea (ECHO), rivolta a tutti i cittadini dell’Unione Europea che hanno compiuto la maggiore età.

    Qui il link con tutte le vacancies WeWorld-GVC sulla piattaforma ufficiale ECHO: https://webgate.ec.europa.eu/echo/eu-aid-volunteers_en/vacancies_en?fulltext=GVC

    Le posizioni sono più di 40, di cui molte scadono intorno alla metà di marzo, alcune già questa settimana. Quindi chi ha voglia di candidarsi non aspetti tempo!

  • Le Nazioni Unite chiedono alla Cina di accedere incondizionatamente alla regione uigura

    L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha accolto con favore l’invito della Cina a visitare la regione dello Xinjiang, a maggioranza musulmana, nota per i suoi campi di rieducazione, ripetutamente condannati dall’Occidente perché violano i diritti umani, che il Partito comunista sostiene essere stati progettati solo per combattere l’estremismo religioso.

    L’invito di Pechino prevede però una condizione, e cioè che le Nazioni Unite rimangano fuori dagli affari interni della Cina. Da New York fanno sapere invece di volere analizzare attentamente la situazione dei diritti umani, compresa quella della minoranza uigura. Secondo documenti recentemente trapelati dai campi sembra che la Cina stia monitorando ogni famiglia e ogni movimento delle minoranze musulmane uigure. Dal documento risulterebbe che siano state arrestate persone perché avevano la barba troppo lunga, per i digiuni e per avere numerosi figli. I detenuti nei campi ottengono punti seguendo rigide regole, una pratica questa che permette alle autorità cinesi di classificare ‘gli ospiti’ come studenti e laureati ‘dai campi’.

    L’ambasciatrice cinese presso le Nazioni Unite, Chen Xu, naturalmente ha respinto le accuse al mittente definendole “inaccettabili”.

  • Uiguri cinesi sempre più minacciati, Pechino distrugge perfino i loro cimiteri

    Il governo cinese negli ultimi sembra aver ordinato la distruzione di alcuni cimiteri appartenenti agli uiguri, minoranza musulmana di lingua turca che vive nel paese asiatico. A raccontarlo è un reportage della CNN che, grazie alla collaborazione con la comunità uigura e analizzando centinaia di immagini satellitari, ha scoperto che più di 100 cimiteri sono stati distrutti negli ultimi due anni. I cimiteri sono un luogo di incontro per gli uiguri, con la loro distruzione i funzionari comunisti cinesi cercano controllare le pratiche islamiche tradizionali di questa minoranza musulmana.

    Il Partito Comunista Cinese non ha negato quanto raccontato dal colosso televisivo statunitense ma al tempo stesso ha fatto sapere, con una certa veemenza, che i governi “rispettano e garantiscono pienamente la libertà a tutti i gruppi etnici … di scegliere i cimiteri, nonché i funerali e i diritti di sepoltura”. Pechino ha definito la distruzione dei cimiteri una “delocalizzazione” perchè non sono stati rispettati i codici urbanistici ostacolando così le costruzioni future.

    Un’altra inchiesta realizzata dall’agenzia di stampa francese AFP rivela che sono 45 i cimiteri musulmani distrutti dal 2014. I giornalisti di AFP hanno visitato diversi luoghi nei cimiteri distrutti dove hanno trovato numerose ossa disperse che gli scienziati hanno successivamente confermato essere resti umani.

    Nel suo rapporto annuale per il 2020, Human Rights Watch ha criticato fortemente la Cina per le sue enormi violazioni contro diversi gruppi di minoranze religiose ed etniche all’interno del Paese sottolineando che questa è la più grave violazione al mondo dei diritti umani degli ultimi decenni. Pechino “vede i diritti umani come una minaccia esistenziale. La sua reazione potrebbe rappresentare una minaccia ancora maggiore per i diritti delle persone in tutto il mondo”, è il monito Human Rights Watch.

  • Uiguri, minoranze e diritti umani per celebrare l’edizione 2019 del Premio Sacharov

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo organizza lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze al terzo piano di Corso Magenta 59, un incontro pubblico in occasione dell’edizione 2019 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito mercoledì 18 dicembre a Ilham Tohti.

    L’incontro, organizzato in collaborazione con Il Post, sarà l’occasione per discutere di diritti umani e approfondire la situazione della minoranza uigura in Cina insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni che si occupano di difesa dei diritti umani.

    All’incontro prenderanno parte Giuliano Pisapia, parlamentare europeo, Giulia Sciorati, ISPI, Claudio Francavilla, Human Rights Watch e Cristin Cappelletti, Open. Modererà il dibattito Luca Misculin, il Post.

    Durante il convegno sarà proiettato il videomessaggio di Jewher Ilham, figlia di Ilham Tothi.

    Assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela, il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale alla causa della libertà di pensiero.

  • Uiguri, minoranze e diritti umani per celebrare l’edizione 2019 del Premio Sacharov

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo organizza lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze di Corso Magenta 59, un incontro pubblico in occasione dell’edizione 2019 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito mercoledì 18 dicembre a Ilham Tohti, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

    L’incontro organizzato in collaborazione con Il Post sarà l’occasione per discutere di diritti umani e approfondire la situazione della minoranza uigura in Cina insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni in difesa dei diritti umani. Al Seminario, introdotto da Maurizio Molinari, Responsabile Ufficio del Parlamento europeo a Milano e Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, moderato Luca Misculin, Giornalista del Post, parteciperanno rappresentanti delle associazioni in difesa dei diritti umani e parlamentari europei delle Commissioni AFET, DROI, ECON.

    La partecipazione è libera previa prenotazione all’indirizzo mail epmilano@europarl.europa.eu.

  • Un congresso a Milano per parlare della difesa dei diritti umani

    Si svolgerà giovedì 24 ottobre, nella Sala Pirelli del Palazzo delle Stelline a Milano (Corso Magenta 61), dalle ore 9 alle ore 17, il Congresso Internazionale Diritti umani e lotta all’impunità organizzato dalla giornalista ecuadoregna Alicia Erazo. All’evento parteciperanno professionisti esperti in Diritti Umani, Diritto Internazionale, Diritti dei Bambini e Impunità, quali il dott. Fabio Roia, Magistrato, Presidente della Sezione Prevenzione, Settore Penale del Tribunale di Milano, l’on. Stefania Ascari, Commissione Parlamentare Antimafia, l’Avv. Elisabetta Aldrovandi, Garante Regionale per la Tutela delle Vittime e personalità come la Dott. ssa. Lorena Tapia, Console Generale dell’Ecuador a Milano, Sua Eccellenza Jean Louis Bingna – Principe Bantù del Camerun. Numerosi gli interventi di giornalisti ed operatori del campo del sociale e non solo.

  • La Svezia deciderà se estradare il funzionario cinese accusato di corruzione

    La corte suprema svedese deciderà sulla richiesta di estradizione, da parte della Cina, di Qiao Jingjun, che secondo il Partito comunista cinese sarebbe responsabile di appropriazione indebita di svariati milioni di dollari durante il periodo in cui è stato direttore di un magazzino di cereali ad Henan. Qiao è stato arrestato nei pressi di Stoccolma a giugno del 2018.

    Il caso è monitorato perché la Cina è stata spesso accusata di violazione dei diritti umani e per questo se da un lato i pubblici ministeri svedesi pare sostengano l’autorizzazione all’estradizione di Qiao la sua difesa si sta  invece battendo per evitarla. Il caso creerebbe un precedente in Europa.

    La Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) cerca di garantire la protezione dalla tortura e l’accesso ad un processo equo. I critici sono convinti che il processo di Qiao in Cina sarebbe uno show-trial, probabilmente televisivo, con l’imputato che viene istigato alla confessione. Inoltre, se l’estradizione andasse in porto, sarebbe processato da un tribunale speciale secondo un sistema che supervisiona i membri del partito, i lavoratori dello Stato e i funzionari amministrativi e che è completamente separato dal sistema legale tradizionale.

    Il caso svedese si svolge proprio mentre i manifestanti scendono nelle strade di Hong Kong per opporsi ad una nuova legge di estradizione che richiederebbe alle autorità del territorio di espelle i sospettati inviandoli in Cina.

    Il Paese asiatico sta perseguendo la cosiddetta operazione SkyNet, cercando di catturare i fuggiaschi ricercati per corruzione in tutto il mondo, avendo pubblicato una lista con 100 nomi in cui quello di Qiao è al terzo posto.

  • La comunità internazionale chiede di fare luce sulle violazioni dei diritti umani nel Kashmir

    La comunità internazionale, compresa l’Unione Europea, è sempre più preoccupata per il lungo conflitto tra India e Pakistan per la disputa sulla regione del Kashmir. La diatriba risale al 1948 quando, dopo la fine del dominio britannico, al popolo del Kashmir fu promesso dalle Nazioni Unite un voto plebiscitario sul suo status futuro. Dovevano cioè scegliere tra l’integrazione con l’India, il Pakistan oppure optare per  l’indipendenza. Sia l’India che il Pakistan rivendicavano la regione himalayana e la conseguenza fu lo scoppio di due guerre. Le tensioni più elevate si rilevano nella parte del Kashmir amministrata dall’India, dove vivono circa i due terzi della popolazione.

    L’India e il Pakistan, entrambe potenze nucleari, di recente sono tornate ad affrontarsi per la stessa questione e alla disputa si è aggiunta anche la Cina che esercita un’influenza crescente sulla regione in quanto le sue forze armate occupano piccole aree del Kashmir. Gli attacchi contro i civili sono frequenti, in particolare nella parte indiana del confine conteso, i prigionieri nel Kashmir amministrato dall’India sono stati sottoposti ad abusi e torture, tra cui “water-boarding, privazione del sonno e torture sessuali”, come rileva un rapporto di Association of Parents of Disappeared Persons e Jammu and Kashmir Coalition of Civil Society, due associazioni che si occupano di diritti umani. Le forze indiane sono state fortemente criticate per l’uso eccessivo della forza dall’ONU che ha chiesto un’indagine internazionale sulle violazioni dei diritti. Il responsabile per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, inoltre, ha chiesto di istituire una apposita commissione d’inchiesta.

    Secondo uno studio pubblicato nel 2015 da Medici senza frontiere il 19% della popolazione prevalentemente musulmana del Kashmir soffre di disturbo da stress post-traumatico a causa del conflitto e delle condizioni in cui è costretta a vivere.

  • A Washington un congresso mondiale nel 2020 in difesa dei diritti umani violati

    Si svolgerà a Washington, ad aprile 2020, il Congresso Mondiale sui diritti umani per accendere i riflettori su quelle numerose storie di abusi ed ingiustizie che i media troppo spesso tacciono. Nella sede della OEA (Organizzazione degli Stati Americani), si ritroveranno esperti di diritti umani, attivisti, diplomatici, relatori e relatrici di altissimo profilo provenienti da tutto il mondo con, a raccontare e a raccontarsi, la società civile, vera protagonista della problematiche legate alla violazione dei diritti umani. Un traguardo importante quello di Washington se si pensa che a volerlo è una donna, Alicia Erazo, che da anni si batte per la tutela e la difesa dei più deboli, a partire dalla storia, nota  a pochissimi, di alcune donne ecuadoregne a Genova che hanno perso la patria potestà sui loro figli piccoli. La Erazo, Ambasciatrice dei Diritti Umani per l’Europa, Asia e Oceania in Italia, nella capitale statunitense ha incontrato il Segretario Generale della OEA, Luis Almagro, con il quale ha discusso, oltre che della vicenda italiana, della nascita di una commissione internazionale dei diritti umani in Ecuador, sotto la direzione di Amalia Insuasti e di uno staff specializzato nella tutela dei più deboli. Proposta fatta anche ad Esmeralda Arosemena, Presidente della CIDH, alla quale ha chiesto il patrocinio per la nascita della commissione in Ecuador, e a Carlos Sànchez Berzaìn, quest’ultimo incontrato a Miami, nella sede dell’Istituto Interamericano della Democrazia. L’obiettivo era, ed è, ottenere tutto l’appoggio possibile da parte del più importante organo mondiale per la difesa dei diritti umani per poter organizzare il Congresso del 2020 perché l’attenzione al problema sia forte e concreta e non ci sia più spazio per il silenzio che troppo spesso offende più della violenza stessa.

     

  • EU’s soft power to improve human rights in Morocco

    Morocco has made significant progress on a number of human rights issues since the revision of its Constitution in 2011 and the creation of the National Council of Human Rights (CNDH) in 2012 but the EU must continue using its soft power to help Rabat take up other sensitive issues.

    Our latest report titled “Human Rights in Morocco: Achievements and Challenges Ahead”, based on a mission in Morocco, takes stock of encouraging improvements concerning freedom of association, peaceful assembly, women’s rights, domestic violence, and children’s rights. It also outlines a number of remaining obstacles to overcome in order to achieve satisfactory results de jure and in practice and thereby meet international standards.

    The number of declared associations in Morocco has currently reached 130,000, including 4,500 working in the field of human rights, but some which challenge the status of its southern provinces, also known as Western Sahara, are still waiting for their registration.

    In 2016, more than 11,000 demonstrations involving 800,000 participants were registered. Some were not peaceful, as it was the case in Gdim Izik in 2010 where eleven police officers and a firefighter were killed by protesters. Twenty-four protestors were sentenced to long prison terms by a military court. Under pressure of the CNDH, a new law was afterwards adopted that prohibited civilians from being tried by military courts and in 2017 the indicted protesters were prosecuted by a civilian court.

    The constitution revised in 2011 allows for equality of male and female Moroccan citizens. The Moudawana (Family Code) revised in 2004 allows for improvement of women’s rights, making it easier for women to get divorced and providing more rights regarding the custody of children. In 2005, a royal decree allowed a Moroccan mother married to a foreign father to give her citizenship to her children. There are currently vivid debates about equal rights in inheritance cases and progress is still needed in practice concerning the right to health, access to education, and labor opportunities. A recent law has criminalized domestic violence but not marital rape.

    The CNDH and its 13 regional branches have been instrumental in the dynamics towards positive changes, reporting and disseminating information about violations as well as bringing together stakeholders to collaborate on solutions. However, the CNDH is aware that it still has a number of challenges to take up, such as the abolition of the death penalty and the human rights of the LGBTI people.

    The CNDH fully complies with the Paris Principles and holds constructive dialogue without concessions with authorities. Its president, Driss El Yazami, has been honored with many prestigious awards, including in January of this year the Order of Leopold, a Royal Order from the Kingdom of Belgium, established in 1832.

    Because of the positive dynamics driven by the CNDH, it is of utmost importance for Brussels to go on using its soft power to contribute to the advancement of human rights in Morocco.

    The EU has often used commercial agreements with third countries to promote human rights and good practices. For years, partnerships between the EU and Morocco have contributed to the development and the well-being of the Moroccan population and have provided the EU a leverage to raise human rights issues in the political dialogues between Brussels and Rabat.

    The EU-Morocco Fisheries Partnership Agreement in force since 2007 and due for renewal in July 2018 will soon provide a new opportunity to consolidate this fruitful policy.

    Other areas of cooperation such as the European Neighborhood Policy (ENP), the Association Agreement, and the Euro-Mediterranean Association Agreement, in addition to other regional and bi-lateral agreements, have been used and must be further enlarged to improve the overall human rights standards in Morocco.

     

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