Diritti umani

  • Democrazia alla pechinese, Hong Kong rinvia di un anno le elezioni

    Hong Kong rinvia di un anno le elezioni in programma per il 6 settembre. La governatrice pro-Pechino Carrie Lam ha annunciato il rinvio al 5 settembre del 2021, motivandolo con il peggioramento della situazione legata al coronavirus. “L’annuncio che devo fare oggi è la decisione più difficile che ho dovuto prendere negli ultimi sette mesi”, ha detto Lam, definendola una “decisione essenziale” basata “unicamente su ragioni di pubblica sicurezza”. La mossa giunge in un periodo politicamente molto teso, all’indomani dell’esclusione dal voto di 12 candidati pro-democrazia fra cui il giovane attivista Joshua Wong, già leader della Rivoluzione degli ombrelli del 2014 e tra i volti delle proteste del 2019. “La nostra resistenza continuerà e speriamo che il mondo possa stare con noi in questa imminente battaglia in salita”, ha affermato Wong. Che ha anche definito il rinvio “la più grande frode elettorale della storia di Hong Kong”. Per la governatrice di Hong Kong, che ha precisato di avere l’appoggio della Cina, “non ci sono state valutazioni politiche”. Ma l’opposizione è di tutt’altro parere: un gruppo di 22 deputati ha diffuso una dichiarazione in cui accusa il governo di usare la pandemia come scusa per ritardare il voto. E anche Human Rights Watch (Hrw) ha criticato l’amministrazione locale: “È una mossa cinica per contenere un’emergenza politica, non un’emergenza sanitaria”, e questo consente alla governatrice di “negare alla gente di Hong Kong il loro diritto a scegliere il proprio governo”, ha dichiarato la direttrice del gruppo in Cina, Sophie Richardson. A Hong Kong dall’inizio di luglio è stato registrato un boom di contagi da coronavirus: giovedì risultavano 3.100 casi (su 7,5 milioni di abitanti), un numero più che raddoppiato rispetto ai dati del 1° luglio. Ragion per cui il governo ha inasprito le misure di distanziamento sociale, limitando la possibilità di incontri in spazi pubblici a due persone e vietando la possibilità di mangiare nei ristoranti dopo le 18. Ma Human Rights Watch sottolinea che non è stato fatto “nessun tentativo di valutare metodi alternativi di voto o di assicurare il rispetto del diritto di voto di tutti”. Lo slittamento è un duro colpo per l’opposizione: nelle ultime elezioni distrettuali di novembre il blocco pro-democrazia aveva ottenuto una vittoria schiacciante e aveva intenzione di cavalcare questa spinta per ottenere la maggioranza nel Consiglio legislativo di Hong Kong (LegCo). Sperava di capitalizzare alle urne l’attuale malcontento per la gestione della maggioranza pro Pechino, in particolare dopo che a fine giugno è entrata in vigore la controversa legge per la sicurezza nazionale, in base alla quale ai candidati che violano la legge può essere impedito di correre alle elezioni. Il testo è considerato un tentativo di Pechino di ridurre il dissenso nell’ex colonia britannica, dopo mesi di proteste pro-democrazia e contro il governo.

  • US orders closure of Chinese consulate in Houston

    The United States government has ordered China to “cease all operations and events” at its consulate in Houston, Texas, the Chinese foreign ministry said.

    Tensions have escalated between China and the US amid an ongoing trade war, the coronavirus pandemic, and US criticism of China’s human rights abuses in Hong Kong and Xinjiang.

    A US state department spokesperson said the consulate was directed to close “in order to protect American intellectual property and Americans’ private information”. A separate state department statement said that China “has engaged for years in massive illegal spying and influence operations” and that those “activities have increased markedly in scale and scope over the past few years”.

    “China strongly condemns such an outrageous and unjustified move which will sabotage China-US relations. We urge the US to immediately withdraw its erroneous decision, otherwise China will make legitimate and necessary reactions”, the Chinese foreign ministry said in response.

    Meanwhile, US secretary of state Mike Pompeo visited the United Kingdom, where he met prime minister Boris Johnson and urged a coalition that understands the threat of the Chinese Communist Party.

    Amid heightened tensions with China, Britain has in recent weeks banned Huawei from its 5G network, suspended an extradition treaty with Hong Kong and offered refuge for millions of Hong Kongers who feel threatened.

  • L’Europarlamento in difesa dei diritti umani e della democrazia

    Diritti umani e democrazia al centro dell’agenda dell’ultima Sessione plenaria del Parlamento europeo prima della sosta estiva. Previsti, infatti, una dichiarazione dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Sicurezza, Josep Borrell, e un dibattito sul ‘Rapporto annuale dell’UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo 2019’, di recente pubblicazione, ai quali il Parlamento è chiamato a rispondere proponendo raccomandazioni per il futuro.

    Il Consiglio ha approvato la relazione annuale attraverso una procedura scritta semplificata lo scorso 15 giugno. Al centro le sfide più urgenti con una mappatura completa delle azioni condotte dall’Unione in materia di diritti umani e democrazia a livello multilaterale, regionale e bilaterale.

    La relazione del 2019 segna la fase finale dell’attuazione del piano d’azione dell’UE per il 2015-2019 su diritti e democrazia, con un nuovo piano d’azione che dovrebbe essere adottato presto dal Consiglio.

    La situazione che emerge dal rapporto 2019 non è delle migliori perchè il concetto di democrazia diminuisce sempre più e crescono le repressioni dei diritti umani. Nell’ottobre 2019, in risposta a queste tendenze, il Consiglio aveva adottato nuove conclusioni sul sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell’UE.

    Le tecnologie digitali hanno fornito nuove opportunità di partecipazione politica ma hanno anche creato pericolosi strumenti per l’incitamento alla violenza o all’odio, campagne di disinformazione e violazioni dei diritti umani online (tutte questioni che richiedono l’attenzione dell’UE). Nel 2019 l’Unione ha continuato a sostenere chi difende i diritti umani in situazioni difficili in tutto il mondo e a fornire assistenza legale e finanziaria. Nei dialoghi bilaterali e multilaterali, l’UE ha continuato a sostenere con forza la libertà di espressione e dei media, nonché a favorire libertà di religione e credo. Ha inoltre lavorato molto sulla lotta alla disinformazione coinvolgendo i giornalisti nei contesti locali. L’uguaglianza e la lotta alla discriminazione sono in cima all’agenda dell’UE, in particolare la parità di genere e l’empowerment delle donne, i diritti del bambino, delle persone LGBT e delle popolazioni indigene.

    A giugno 2019 sono state adottate Linee guida sui diritti umani in materia di acqua potabile e servizi igienico-sanitari e, alla luce di quanto accaduto con il Covid 19, tale attenzione si è rivelata molto importante.

    L’UE, grazie alla sua politica estera, ha ridotto anche le agevolazioni commerciali alla Cambogia a causa delle continue violazioni dei diritti delle persone pesantemente sfruttate nel mondo del lavoro.

    Ogni anno, in risposta alla relazione dell’UE, la commissione per gli affari esteri (AFET) redige una relazione per l’adozione da parte del Parlamento. A differenza del rapporto dell’UE, tale la relazione, che viene generalmente votata durante la sessione plenaria di dicembre, formula raccomandazioni specifiche per guidare la futura politica dell’Unione.

  • Al via le candidature per l’iniziativa EUAV – volontariato internazionale

    Buone notizie per chi vuole fare un’esperienza di volontariato all’estero. Si stanno aprendo infatti molte vacancies all’interno di EU Aid Volunteers, iniziativa di volontariato internazionale promossa e finanziata dalla Direzione Generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile dell’Unione Europea (ECHO), rivolta a tutti i cittadini dell’Unione Europea che hanno compiuto la maggiore età.

    Qui il link con tutte le vacancies WeWorld-GVC sulla piattaforma ufficiale ECHO: https://webgate.ec.europa.eu/echo/eu-aid-volunteers_en/vacancies_en?fulltext=GVC

    Le posizioni sono più di 40, di cui molte scadono intorno alla metà di marzo, alcune già questa settimana. Quindi chi ha voglia di candidarsi non aspetti tempo!

  • Le Nazioni Unite chiedono alla Cina di accedere incondizionatamente alla regione uigura

    L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha accolto con favore l’invito della Cina a visitare la regione dello Xinjiang, a maggioranza musulmana, nota per i suoi campi di rieducazione, ripetutamente condannati dall’Occidente perché violano i diritti umani, che il Partito comunista sostiene essere stati progettati solo per combattere l’estremismo religioso.

    L’invito di Pechino prevede però una condizione, e cioè che le Nazioni Unite rimangano fuori dagli affari interni della Cina. Da New York fanno sapere invece di volere analizzare attentamente la situazione dei diritti umani, compresa quella della minoranza uigura. Secondo documenti recentemente trapelati dai campi sembra che la Cina stia monitorando ogni famiglia e ogni movimento delle minoranze musulmane uigure. Dal documento risulterebbe che siano state arrestate persone perché avevano la barba troppo lunga, per i digiuni e per avere numerosi figli. I detenuti nei campi ottengono punti seguendo rigide regole, una pratica questa che permette alle autorità cinesi di classificare ‘gli ospiti’ come studenti e laureati ‘dai campi’.

    L’ambasciatrice cinese presso le Nazioni Unite, Chen Xu, naturalmente ha respinto le accuse al mittente definendole “inaccettabili”.

  • Uiguri cinesi sempre più minacciati, Pechino distrugge perfino i loro cimiteri

    Il governo cinese negli ultimi sembra aver ordinato la distruzione di alcuni cimiteri appartenenti agli uiguri, minoranza musulmana di lingua turca che vive nel paese asiatico. A raccontarlo è un reportage della CNN che, grazie alla collaborazione con la comunità uigura e analizzando centinaia di immagini satellitari, ha scoperto che più di 100 cimiteri sono stati distrutti negli ultimi due anni. I cimiteri sono un luogo di incontro per gli uiguri, con la loro distruzione i funzionari comunisti cinesi cercano controllare le pratiche islamiche tradizionali di questa minoranza musulmana.

    Il Partito Comunista Cinese non ha negato quanto raccontato dal colosso televisivo statunitense ma al tempo stesso ha fatto sapere, con una certa veemenza, che i governi “rispettano e garantiscono pienamente la libertà a tutti i gruppi etnici … di scegliere i cimiteri, nonché i funerali e i diritti di sepoltura”. Pechino ha definito la distruzione dei cimiteri una “delocalizzazione” perchè non sono stati rispettati i codici urbanistici ostacolando così le costruzioni future.

    Un’altra inchiesta realizzata dall’agenzia di stampa francese AFP rivela che sono 45 i cimiteri musulmani distrutti dal 2014. I giornalisti di AFP hanno visitato diversi luoghi nei cimiteri distrutti dove hanno trovato numerose ossa disperse che gli scienziati hanno successivamente confermato essere resti umani.

    Nel suo rapporto annuale per il 2020, Human Rights Watch ha criticato fortemente la Cina per le sue enormi violazioni contro diversi gruppi di minoranze religiose ed etniche all’interno del Paese sottolineando che questa è la più grave violazione al mondo dei diritti umani degli ultimi decenni. Pechino “vede i diritti umani come una minaccia esistenziale. La sua reazione potrebbe rappresentare una minaccia ancora maggiore per i diritti delle persone in tutto il mondo”, è il monito Human Rights Watch.

  • Uiguri, minoranze e diritti umani per celebrare l’edizione 2019 del Premio Sacharov

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo organizza lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze al terzo piano di Corso Magenta 59, un incontro pubblico in occasione dell’edizione 2019 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito mercoledì 18 dicembre a Ilham Tohti.

    L’incontro, organizzato in collaborazione con Il Post, sarà l’occasione per discutere di diritti umani e approfondire la situazione della minoranza uigura in Cina insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni che si occupano di difesa dei diritti umani.

    All’incontro prenderanno parte Giuliano Pisapia, parlamentare europeo, Giulia Sciorati, ISPI, Claudio Francavilla, Human Rights Watch e Cristin Cappelletti, Open. Modererà il dibattito Luca Misculin, il Post.

    Durante il convegno sarà proiettato il videomessaggio di Jewher Ilham, figlia di Ilham Tothi.

    Assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela, il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale alla causa della libertà di pensiero.

  • Uiguri, minoranze e diritti umani per celebrare l’edizione 2019 del Premio Sacharov

    L’Ufficio a Milano del Parlamento europeo organizza lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze di Corso Magenta 59, un incontro pubblico in occasione dell’edizione 2019 del Premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito mercoledì 18 dicembre a Ilham Tohti, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

    L’incontro organizzato in collaborazione con Il Post sarà l’occasione per discutere di diritti umani e approfondire la situazione della minoranza uigura in Cina insieme a giornalisti e rappresentanti delle associazioni in difesa dei diritti umani. Al Seminario, introdotto da Maurizio Molinari, Responsabile Ufficio del Parlamento europeo a Milano e Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, moderato Luca Misculin, Giornalista del Post, parteciperanno rappresentanti delle associazioni in difesa dei diritti umani e parlamentari europei delle Commissioni AFET, DROI, ECON.

    La partecipazione è libera previa prenotazione all’indirizzo mail epmilano@europarl.europa.eu.

  • Un congresso a Milano per parlare della difesa dei diritti umani

    Si svolgerà giovedì 24 ottobre, nella Sala Pirelli del Palazzo delle Stelline a Milano (Corso Magenta 61), dalle ore 9 alle ore 17, il Congresso Internazionale Diritti umani e lotta all’impunità organizzato dalla giornalista ecuadoregna Alicia Erazo. All’evento parteciperanno professionisti esperti in Diritti Umani, Diritto Internazionale, Diritti dei Bambini e Impunità, quali il dott. Fabio Roia, Magistrato, Presidente della Sezione Prevenzione, Settore Penale del Tribunale di Milano, l’on. Stefania Ascari, Commissione Parlamentare Antimafia, l’Avv. Elisabetta Aldrovandi, Garante Regionale per la Tutela delle Vittime e personalità come la Dott. ssa. Lorena Tapia, Console Generale dell’Ecuador a Milano, Sua Eccellenza Jean Louis Bingna – Principe Bantù del Camerun. Numerosi gli interventi di giornalisti ed operatori del campo del sociale e non solo.

  • La Svezia deciderà se estradare il funzionario cinese accusato di corruzione

    La corte suprema svedese deciderà sulla richiesta di estradizione, da parte della Cina, di Qiao Jingjun, che secondo il Partito comunista cinese sarebbe responsabile di appropriazione indebita di svariati milioni di dollari durante il periodo in cui è stato direttore di un magazzino di cereali ad Henan. Qiao è stato arrestato nei pressi di Stoccolma a giugno del 2018.

    Il caso è monitorato perché la Cina è stata spesso accusata di violazione dei diritti umani e per questo se da un lato i pubblici ministeri svedesi pare sostengano l’autorizzazione all’estradizione di Qiao la sua difesa si sta  invece battendo per evitarla. Il caso creerebbe un precedente in Europa.

    La Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) cerca di garantire la protezione dalla tortura e l’accesso ad un processo equo. I critici sono convinti che il processo di Qiao in Cina sarebbe uno show-trial, probabilmente televisivo, con l’imputato che viene istigato alla confessione. Inoltre, se l’estradizione andasse in porto, sarebbe processato da un tribunale speciale secondo un sistema che supervisiona i membri del partito, i lavoratori dello Stato e i funzionari amministrativi e che è completamente separato dal sistema legale tradizionale.

    Il caso svedese si svolge proprio mentre i manifestanti scendono nelle strade di Hong Kong per opporsi ad una nuova legge di estradizione che richiederebbe alle autorità del territorio di espelle i sospettati inviandoli in Cina.

    Il Paese asiatico sta perseguendo la cosiddetta operazione SkyNet, cercando di catturare i fuggiaschi ricercati per corruzione in tutto il mondo, avendo pubblicato una lista con 100 nomi in cui quello di Qiao è al terzo posto.

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