ecosistema

  • Il lupo della Sila e il signor Guzzo, finalmente una storia vera

    Molte volte in questi anni abbiano sentito gridare, dalle pagine di svariati giornali e dalle dichiarazioni di rappresentanti di istituzioni o sindacati agricoli, al lupo al lupo, come se una grave minaccia incombesse più o meno ovunque. Il lupo più pericoloso dell’Isis o di Trump, dell’immigrazione o della catastrofe ambientale, delle stragi sulle strade o del sempre più consistente dilagare della droga o della criminalità. Molte volte scienziati e studiosi, non solo associazioni animaliste o benpensanti, nel vero senso del termine, hanno cercato di spiegare quanto il lupo, animale sociale per eccellenza, non sia  un pericolo per l’essere umano, sia contrastabile, con i mezzi adeguati, quando in cerca di cibo si avvicina ad animali domestici che sono al pascolo, e sopratutto rappresenti un insostituibile attore per la conservazione dell’ecosistema.

    La paura di quanto non si conosce, i pregiudizi che derivano da non culture e da ignoranza, la necessità di trovare sempre un nemico, un colpevole etc etc hanno continuato a fare proseliti tanto che, in modo assurdo, si è tentato di far credere che il lupo fosse, sia un pericolo per le persone. Non faremo qui, per l’ennesima volta, l’elenco del perché il lupo non è un pericolo per l’uomo, e neppure per gli armenti, se custoditi in modo adeguato con cani da guardia adatti come i pastori abruzzesi o maremmani, ma vogliamo raccontarvi quello che è veramente accaduto pochi giorni fa, tra Capodanno e l’Epifania.

    Una coppia viaggiava sulla statale 107, la Silano crotonese, quando, al ciglio della strada hanno visto un animale accasciato, un cane, un lupo? Fermatisi per soccorrerlo, ci sono ancora persone che provano sentimenti di empatia e generosità, hanno visto che era il lupo, un vero lupo della Sila. II signor Giuseppe Guzzo, i suoi filmati e le sue dichiarazioni girano sui  social, gli ha accarezzato la schiena poi il lupo ha aperto  la bocca prendendogli il ginocchio, si sono guardati negli occhi, i meravigliosi e profondi occhi del lupo hanno fissato gli occhi del suo soccorritore, il lupo, che non aveva mai stretto la presa al ginocchio, ha tolto la bocca e si è sdraiato sul fianco come avesse capito le parole di Giuseppe, lupo sono qui per aiutarti, come se avesse compreso, guardandogli gli  occhi, che aveva incontrato un amico umano. Sono arrivati soccorsi, il lupo è ricoverato a Cosenza, ha avuto alcuni traumi probabilmente causati da un investimento, ma presto potrà tornare alla sua montagna, nel frattempo mentre lo curano ha rifiutato tutti i tipi di carne, mangia solo cinghiale.

    Una volta di più è dimostrato che il lupo non è un pericolo per l’uomo ed è un grande aiuto per l’equilibrio naturale perché cacciando i cinghiali impedisce che questi, che sono già un problema per il loro numero sempre in aumento, diventino un serio pericolo per le coltivazioni, per l’ecosistema e anche per l’uomo infatti quando ci sono i piccoli i cinghiali non esitano, per difenderli, ad aggredire le persone.

    Questa volta nessuna disquisizione  scientifica, solo il racconto della realtà e chi vuole capire capisca.

  • Inondazioni e siccità: in Africa è emergenza climatica

    Come sempre i grandi giornali, troppo presi ad occuparsi delle frasi ad effetto e delle promesse non mantenute, di chi dovrebbe occuparsi di politica, tralasciano notizie dal mondo che solo apparentemente sono di minore importanza. Infatti molti di questi avvenimenti, ignorati dai più, avranno comunque una conseguenza sul nostro futuro. La terra non è a compartimenti stagni ed una tragedia che colpisce un popolo, un territorio anche lontano, prima o poi avrà riflessi sulla nostra vita.

    Le gravi inondazioni che hanno colpito la  Somalia, facendo esondare i fiumi, hanno costretto alla fuga decine di migliaia di persone. I terreni agricoli devastati e la perdita del raccolto, la mancanza di acqua potabile e di approvvigionamenti sta procurando seri problemi ed anche gli operatori umanitari si trovano in grande difficoltà dovendo aiutare decine di migliaia di sfollati che spesso è impossibile raggiungere. Al 31 ottobre si parlava già di 200.000 persone in fuga,tra queste 100.000 bambini e le piogge torrenziali sono proseguite anche nei giorni successivi. L’ospedale di Bardale, città che ha visto colpite dalle esondazioni e allagamenti 30.000 persone, è fuori servizio ed ora alla fame ed alla sete si aggiunge la paura di epidemie di colera e aumenta ovviamente il rischio malaria. In un Paese già massacrato dalla guerra e dal terrorismo e dove spesso è stata la siccità a far morire uomini ed animali ora l’acqua torrenziale sta procurando nuove paure e aumentano i profughi.

    Mentre l’interno della Somalia annega nello Zimbabwe la siccità, durata dallo scorso ottobre a maggio, sta mietendo vittime tra le persone e gli animali. Le risorse idriche sono state annientate da el-Nino, la popolazione non ha acqua, le colture sono seccate e gli animali disperati sono entrati negli insediamenti umani alla disperata ricerca di acqua e cibo. Nella zona occidentale del Paese sono stati trovati morti 55 elefanti e si sta riproponendo il conflitto uomini animali. Ancora una volta il tema delle risorse idriche, del cambiamento climatico, della gestione dei profughi e poi dell’immigrazione e della convivenza tra uomini ed animali ci ricorda che senza l’equilibrio dell’ecosistema la vita diventerà ogni giorno più difficile. Aiutare i paesi colpiti è un opera umanitaria e giusta ma se non si entra nella logica della prevenzione e del risanamento dell’ambiente tutto sarà inutile.

  • L’economia circolare: cos’è? A che serve?

    Se ne parlerà a Bologna il 18 e 19 luglio, nel corso di un workshop organizzato dal Consiglio Italiano del Movimento europeo. La risposta all’interrogativo del titolo la dà il prof. Virgilio Dastoli, presidente dell’ente organizzatore: “Si tratta di una nuova politica adottata a livello europeo, che unisce aspetti riguardanti l’investimento, le nuove forme di produzione e la qualità dell’ambiente, responsabilizzando poteri locali, produttori e consumatori. A differenza dell’economia orizzontale, che getta i prodotti consumati, inquinando e sprecando risorse, quella circolare realizza prodotti riciclabili, affinché il loro riutilizzo sia utile anche all’economia. Per questo è circolare: parte dall’inizio della produzione e si conclude con il riutilizzo dei prodotti consumati”.

    Nel 2015 la Commissione europea ha presentato un piano che prevede un programma d’azione basato su quattro elementi fondamentali:  1) la produzione, che solleciti a realizzare un prodotto coerente con l’idea dell’economia circolare; 2) il consumo, quindi la cultura del consumatore responsabile; 3) la gestione dei rifiuti, in modo che siano sicuri per l’ambiente; 4) la trasformazione dei rifiuti in prodotti riciclabili che consentano di riutilizzare le materie prime. I settori prioritari sono la plastica, i rifiuti elementari che chiamiamo “indifferenziati”, quelli provenienti dalle costruzioni e dalle demolizioni e infine quelli elettronici.

    Questo tipo di economia cambierà la vita dei cittadini? Essa presenta due vantaggi evidenti: rendere gli ambienti in cui viviamo ecologicamente sostenibili e sfruttare i prodotti dal punto di vista dell’economia reale. I sistemi economici, infatti, sono sempre più competitivi se rispettano il ciclo dell’economia circolare, si pensi alla produzione di energia attraverso la trasformazione dei rifiuti, come accade già in Germania. Ai produttori invece incombe la responsabilità, fin dal momento in cui definiscono un prodotto, di concepirlo nella logica dell’economia circolare, cambiando così il sistema di produzione. Le direttive europee creano obbligazioni non soltanto per le pubbliche autorità, ma anche per i produttori. Per quando riguarda la progettazione ecocompatibile, ad esempio, le direttive indicano obblighi di progettazione e marcatura.

    E l’Italia, a che punto è con questo nuovo tipo di economia? “Dai rottami di Brescia, agli stracci di Prato, alla carta da macero di Lucca, l’Italia, povera di risorse, ha sempre praticato forme di uso efficienti, intelligenti e innovative della materia, partendo da concetti semplici come riciclo e riuso, che oggi sono entrati a far parte del paradigma economia circolare”- afferma un documento dell’Enel e di Fondazione Symbola che verrà presentato all’incontro di Bologna e che illustra 100 storie di successo della nostra green economy. Grazie a queste tradizioni virtuose e alla nostra capacità nazionale di ribaltare un limite in un’opportunità, siamo tra i Paesi più avanzati nell’economia circolare. L’Italia, infatti, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra i partner europei nel consumo di materia; subito dopo viene la Gran Bretagna che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro e che ha però un’economia più legata alla finanza. Inoltre, l’Italia è seconda in Europa per riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a recupero, ma dopo la Germania con 59,2 milioni di tonnellate e prima della Francia (29,9 t.), del Regno Unito (29,9 t.) e della Spagna (27 t.). Questa nostra maggiore efficienza si traduce in minori costi produttivi, in minore dipendenza dall’estero per le risorse e in maggiore competitività e innovazione. Ci auguriamo che l’iniziativa del Movimento europeo trovi riscontro nell’informazione e convinca produttori e cittadini a seguire le indicazioni che l’economia circolare ci offre per il miglioramento dell’ambiente e per i vantaggi che essa ci procura.

  • Un nuovo pericolo per l’ecosistema

    Gli animali selvatici sono sempre più a rischio e la loro scomparsa crea gravi problemi all’ecosistema: dalla catena alimentare alla conservazione dell’ambiente. In tutta l’Africa sono rimasti solo 20.000 leoni, il loro numero negli ultimi decenni è calato dell’80% a causa degli agenti inquinanti utilizzati in agricoltura che a loro volta portano alla morte di erbivori. A questo grande problema si aggiunge la diffusione di bocconi avvelenati, messi nelle carcasse si animali uccisi e lasciati lì per attirare i leoni, anche nelle zone protette delle riserve come il Maasai Mara in Kenya o nel Queen Elizabeth National Park in Uganda dove sono stati praticamente sterminati i leoni che vivono sugli alberi, come riporta un articolo di Farina sul Corriere della Sera. E’ certamente un problema da risolvere quello della convivenza tra agricoltori, pastori e animali selvatici ma la distruzione della fauna selvatica porta danni irreparabili non solo all’economia del turismo ma proprio alla conservazione del territorio. Nonostante il bestiame ucciso sia pagato ai proprietari da Big Life, lo sterminio dei leoni continua così come in Italia continua lo sterminio dei lupi nonostante la Comunità europea risarcisca i capi di bestiami eventualmente uccisi.

    Secondo le stime del WWF e dell’African Wildlife Foundation si calcola che le 2050 i leoni potrebbero essere estinti e per gli elefanti il pericolo è ancora più imminente, le stesse giraffe sono calate del 40% e si parla di 4.000 specie che rischiano di scomparire. La perdita di habitat infatti colpisce tutti gli animali selvatici e la sparizione degli animali è, insieme al cambiamento climatico, uno dei più grandi pericoli per l’ambiente e perciò nel tempo per l’uomo. Se ai problemi di cui sopra aggiungiamo quelli derivanti dal bracconaggio che porta addirittura i bracconieri ad uccidere le guardie che tutelano i parchi si comprende bene come il problema stia diventando sempre più grave nonostante vi siano mote persone che dedicano la loro vita alla salvaguardia della natura e degli animali, tra questi ricordiamo Laurie Marker. La professoressa Marker nel 1990 ha aperto in Namibia il Cheetah Conservation Fund, centro di ricerca che si occupa della salvaguardia e cura dei ghepardi, specie a rischio di estinzione.

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