Ha destato grande scalpore nelle settimane scorse vedere girare per le strade di Milano, in vista delle Olimpiadi, veicoli di grande cilindrata con targhe del Qatar. Ma il Qatar in effetti a Milano, e non solo a Milano in Italia, è di casa già da anni.
Sotto la Madonnina già nel 2015 il fondo sovrano qatariota ha comprato per 2 miliardi di euro il 40 per cento di Coima Res Siiq, cui facevano capo i grattacieli di Porta Nuova, diventati il simbolo di Milano. E nell’agosto del 2022 lo stesso fondo, Qia, dopo una generosa opa, ha acquistato la totalità delle azioni ordinarie ed è diventato azionista unico della società. Sempre a Milano, il Qatar Investment Authority è anche proprietario di altri pregiatissimi palazzi, come quello di via Santa Margherita, che ospita gli uffici di Credit Suisse. Prima ancora che nel capoluogo lombardo, il medesimo fondo aveva fatto shopping in Sardegna: risale infatti al 2012 l’acquisto per 650 milioni di euro di Smeralda Holding, che detiene alcuni tra gli alberghi più lussuosi al mondo (il Cala di Volpe o il Pevero golf club, nonché la Marina di Porto Cervo) e anche 2.300 preziosi ettari di terreni immacolati nella costa gallurese. Nel settore dell’hotellerie l’Emirato del Golfo Persico ha comprato anche, sempre tramite il proprio fondo di investimento, il Gallia di Milano, l’albergo che ospita le trattative del calciomercato, l’Excelsior, l’albergo della Dolce vita felliniana, e il sontuoso St. Regis a Roma,il Gritti Palace di Venezia, che ospitò Winston Churchill e Charles De Gaulle, il Baglioni e il Four Seasons a Firenze.
Ancora in Sardegna il Qatar ha comprato dal San Raffaele l’ospedale Mater Olbia, acquistato dal San Raffaele, portando la quota detenuta da Innovation arch, società lussemburghese della Qatar foundation, da un iniziale 60 per cento al 75 per cento, man mano che gli altri soci (la Fondazione policlinico Agostino Gemelli detenuta dall’Istituto Toniolo, presieduto dall’Arcivescovado di Milano, e dall’Università Cattolica, titolare di un 35 per cento, la srl Luigi Maria Monti Mater Olbia, creata da una fondazione legata al Vaticano, titolare del residuo 5 per cento) si sono defilati (nel 2021 Mater Olbia ha fatto registrare un passivo di 24 milioni nel 2021).
Mentre faceva affari con enti legati al Vaticano il Qatar non ha mancato peraltro di sostenere anche la religione musulmana, alla quale il Paese del resto è legato, fornendo 22 milioni (come si legge nel ilbro Qatar Papers, scritto dai giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot) per il proselitismo islamico nello Stivale, su un totale di 72 milioni che nel 2014 la Ong Qatar Charity ha distribuito in tutta Europa. I finanziamenti sono arrivati a Piacenza, Bergamo, Brescia, Catania, Mirandola, Vicenza, Saronno e a Ravenna, dove 800mila euro di sostegno hanno consentito di costruire la seconda moschea più grande in Italia, dopo quella di Roma, per un costo totale di 1,3 milioni di euro. A Sesto San Giovanni il sostegno finanziario per una moschea si è invece scontrato con la contrarietà del Comune alla realizzazione del centro di preghiera.
Se l’Islam predica il velo per le donne, più o meno esteso sul corpo a seconda delle versioni dell’Islam stesso, il Qatar non ha mancato peraltro di fare business anche coi veli; nel 2012 ha comprato quote di Valentino per 700 milioni, poi è entrato anche nell’azionariato di Pal Zilieri.
Ma il Qatar fa affari con l’Italia anche in ambiti strategici, come difesa ed energia. Il ministero della Difesa emirati ha commissionato a Fincantieri quattro corvette della classe Al Zubarah, 28 tra elicotteri ed altri velivoli a NHIndustries, partecipata da Leonardo, e ha stretto un accordo da 6,8 miliardi di euro per 24 aerei da caccia con il consorzio Eurofighter, cui l’Italia partecipa tramite Leonardo. Nel campo dell’energia Qatar Petroleum ha acquistato il 23 per cento del più grande rigassificatore d’Italia, al largo di Porto Viro, in provincia di Rovigo e il magnate di Doha, Ghanim Bin Saad Al Saad, ha allestito una cordata di imprenditori per rilevare dalla russa Lukoil la raffineria Isab di Priolo quando le sanzioni alla Russia per l’attacco all’Ucraina hanno posto il problema delle proprietà russe in Europa.