“I fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito sulla domanda di grazia”. Così annota Francesca Nanni, Procuratore Generale di Milano, in merito al provvedimento di clemenza che ha riguardato Nicole Minetti, suscitando le ire di Marco Travaglio che scaglia un anatema nei confronti dell’alto magistrato milanese: “Egregia procuratrice, lei è libera di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna su gravissimi reati senza che abbia scontato un minuto di pena…ciò che lei non può fare è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto, in un comunicato che non ammette contraddittorio”.
Con questo raglio – che fa anche rima con il cognome – il Direttore sembra essere nella imminenza di proporre una querela nei confronti del Procuratore Generale di Milano “se non si rimangiano tutto e ci chiedono scusa” e nel frattempo, sulla prima pagina del suo rotolone Regina quotidiano pubblica un articolo dal titolo gravemente irrispettoso “Grazia, Graziella e Mattarella” nel quale non manca di dare ulteriore prova del difetto congenito di cultura costituzionale, se non di semplice umanità lamentando nuovamente che a Nicole Minetti non sia stata fatta scontare nemmeno un po’ di galera…dove rischia di finire lui se quella querela per diffamazione verrà davvero proposta trattandosi di un’accusa palesemente calunniosa e ribadita continuando a sproloquiare nelle ospitate sulle reti televisive amiche o sulle colonne della sua creatura editoriale.
C’è da temere che non finirà qui: il Procuratore Generale di Milano è persona riservata, equilibrata e composta nei modi, che parla solo attraverso atti del Suo Ufficio, per cui è altamente improbabile che alimenti questa sterile polemica ma qualcun altro potrebbe farlo ergendosi a difensore di strampalate teorie.
Il primo che viene in mente è un esperto del settore: il senatore grillino Roberto Scarpinato, uomo che nella sua precedente vita da magistrato è stato cultore della cosmologia manettara e dell’esoterismo giudiziario capace – in una delle sue tante e fallimentari indagini – di ipotizzare stragi di mafia per annientare i vecchi referenti politici frutto di un concerto dei boss con il criminale di guerra Arkan, con la destra eversiva, Licio Gelli e leghe separatiste, non senza il contributo di un avvocato faccendiere. L’avvocato farabutto non poteva mancare…
Ci sarà, dunque, un ultimo raglio, sperando che tale sia davvero? Lo sapremo solo vivendo.