Incredibile ma vero: il Procuratore Nicola Gratteri ignora cosa succede nelle aule di Tribunale dove sono quotidianamente impegnati i suoi sostituti e si è platealmente lamentato per il fatto che, a Napoli, secondo lui, ci sarebbero Giudici e avvocati sfaticati per cui non si celebrerebbero udienze di pomeriggio.
Già al momento del suo insediamento aveva argomentato qualcosa di simile prendendosela con i magistrati della Procura che non aveva neppure ancora conosciuto: rei, secondo lui, di trascorrere più tempo bordeggiando sulle loro barche nel Golfo invece che dedicarsi alle indagini. Orbene, non era vero quanto paventato presentendosi con un carico inaccettabile di pregiudizi e non è vero neanche che a Napoli non si svolgono le udienze pomeridiane che, in generale, sono riservate ai processi più delicati e complessi che, come altrove, si protraggono fino a ben dopo le 17, anche a seconda della tipologia (con detenuti o imputati liberi) e della disponibilità dei segretari di udienza cui non vengono quasi mai pagati gli straordinari e l’avvocatura non è affatto contraria alla celebrazione di udienze pomeridiane purché il programma di trattazione abbia un minimo di razionalità e rispetto degli orari: non è, infatti, ammissibile che un avvocato entri in aula alle 9,30 perché quello è l’orario indicato su tutte le citazioni indistintamente e poi resti lì, immobile senza sapere quando il suo processo verrà chiamato. Si badi che questi ritardi si riflettono con perdite di tempo ingiustificabili anche su testimoni, periti, consulenti, imputati, agenti delle scorte della polizia penitenziaria.
A Gratteri, probabilmente la cosa interessa poco ma dovrebbe comprendere che tutti hanno altri impegni ed il lavoro di un avvocato, in particolare (se ne deve alludere visto che la categoria è stata citata e criticata), contempla il ricevimento degli assistiti, atti da scrivere e ore dedicate a studiare novità normative, giurisprudenza e i fascicoli (Gratteri, se mai, farebbe bene a verificare come vengono compilati gli indici dei fascicoli informatici da parte dei funzionari della procura che dirige).
Il lamento del Procuratore si leva, poi, altissimo quando tocca il tema delle richieste di arresto pendenti presso l’ufficio G.I.P.: se la procura impiega anni per raccogliere materiale a carico di un indagato, attraverso intercettazioni, sommarie informazioni, perquisizioni, sequestri, pedinamenti, poi non si può pretendere che il Giudice controlli e valuti la robustezza di quelle evidenze, nel giro di pochi giorni e possa emettere il provvedimento gradito al richiedente (e più che mai al Capo, uomo notoriamente dalle manette facili). Grazie a Dio ci sono ancora Giudici che esercitano con senso di responsabilità la propria funzione e l’attesa di Giustizia non si confonde con urgenza di una decisione purchessia.