Quando si occupa un ruolo di grande rilievo come quello di Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia è indispensabile saper fare buon governo (in tutti i sensi) delle parole e l’attuale titolare di quella prestigiosa funzione, la Dott.ssa Giusi Bartolozzi, pur essendo un magistrato è riuscita – in un confronto sul referendum con la Senatrice Ilaria Cucchi – a dire una bestialità sesquipedale capace di aver fatto guadagnare qualche punto percentuale al fronte del NO confermando implicitamente molti dei timori che (in perfetta malafede) vengono quotidianamente propinati ai comuni cittadini da A.N.M. e sodali assortiti.
E’ stata usata una espressione gergale che gli avvocati conoscono bene ma hanno il pudore e l’intelligenza di tener per sé anche quando possa essere giustificata dal contesto: proprio mentre Giorgia Meloni, in altro ambito, dichiarava che “a differenza di quello che si dice, la riforma non è contro i magistrati” – come in effetti non è – Giusi Bartolozzi ha affermato “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”. Olè, sembra di vedere all’opera Giacomo Poretti nella indimenticabile autoflagellazione gioiosa, insensata e controproducente del Tafazzi di Mai dire gol negli anni ’90. Bartolozzi è ingiustificabile come non lo sono tutti coloro che – da uno o dall’altro schieramento – utilizzano espressioni sguaiate ed incivili oltre che essere quasi sempre errate. Tuttavia, quando si occupa un ruolo di prestigio non si può e non si deve lasciarsi andare, bisogna avere standing e la sensibilità umana e politica necessaria che – in questo caso – sembra difettare gravemente alla Bartolozzi e non per la prima volta.
Quasi inutile dire che la giustificazione postuma del Capo di Gabinetto è la classica pezza peggiore del buco avendo illustrato che ha, invece, una grande stima dei magistrati, proclamata più volte nel corso del medesimo occorso, e che si riferiva solo a quei casi in cui a finire sotto processo e condannati sono gli innocenti: il che lascia supporre che vi sia anche una dose di malafede nei giudicanti. Un po’ come quando Gratteri ha detto che parlando di massoni, collusi con la mafia e corrotti che voteranno Si il riferimento era solo ai calabresi… Di scuse, anche in questo caso, neanche a parlarne…
E’ il trionfo della miope stupidità di tutti coloro che con le loro uscite infelici fanno perdere voti ad una battaglia sacrosanta e quasi già vinta in partenza.
Detto questo, i “plotoni di esecuzione”, almeno qualcuno, nelle aule giudiziarie esistono davvero e sono composti da quei giudici, di solito 3 o 5 – ma esiste anche la figura del boia impersonata dal giudice monocratico – che pur di condannare l’imputato sono disposti all’utilizzo di ogni arma. Sono quelli disposti alla violazione di qualsiasi regola quando giova all’accusa: ad ammettere prove nuove ritenute sempre indispensabili quando le chiede l’accusa negandole sempre perchè superflue se le ha chieste la difesa, a consentire l’audizione dei testimoni che la Procura si è scordata di citare tempestivamente rispettando il codice ma limitando il numero dei testimoni della difesa che invece li ha regolarmente indicati, a consentire il rinvio del processo quando il P.M. ammette che non lo ha studiato, ma a negarlo al difensore che soffre di una malattia invalidante…. ma non troppo a dispetto dei certificati medici.
L’esistenza dei plotoni di esecuzione non è, quindi, una fantasia ed agli avvocati capita di dover andare in udienza con l’elmetto rispondendo alle scorrettezze con un rispetto ancora maggiore delle garanzie e delle norme processuali incombenti sulla difesa ma la Dottoressa Bartolozzi ha comunque sbagliato: innanzitutto nel lessico, come tutti coloro che si scagliano contro i giudici come categoria unitaria, insultandoli all’ingrosso e la categoria “giudici” non lo merita.