mascherine

  • Non siamo giapponesi perciò abbiamo bisogno di certezze non di raccomandazioni

    Da giorni sappiamo, e ci è continuamente ricordato, che il covid è in forte espansione con un elevato indice di trasmissibilità mentre aumentano, oltre ai contagiati, i ricoveri e le vittime.

    Da giorni autorevoli voci sottolineano come sia raccomandato l’uso della mascherina al chiuso e all’aperto nei casi di sovraffollamento, nel frattempo la maggioranza delle persone si guarda bene dall’usarla mentre si susseguono concerti con decine di migliaia di presenze e legittime e affollate feste nei piccoli comuni.

    Certo è estate, tutti abbiamo voglia di libertà e di stare insieme agli altri, altrettanto certo è che l’aver dimentica ogni precauzione ci ha portato ad una situazione molto grave che può ancora drammaticamente peggiorare come dimostra la riapertura, in molti ospedali, dei reparti covid.

    Come è noto a tutti siamo un popolo di anarchici in pectore, un po’ paurosi ma molto più strafottenti, sempre convinti di essere immuni dal pericolo, non siamo giapponesi ligi anche alle raccomandazioni per senso del dovere, le raccomandazioni a noi non bastano, a volte non bastano neppure le leggi!

    Per questo rivolgiamo un preghiera alle autorità competenti, a partire dal ministro della Sanità,: cerchiamo di non avere il solito timore di critiche o di cali di consenso e abbiano il coraggio di dire che la mascherina, fino a che i contagi non scenderanno significativamente, non è un optional ma un obbligo nei luoghi chiusi e all’aperto, quando c’è folla.

    Certo cominceranno subito le polemiche, si parlerà di autoritarismo, si rivendicherà il  proprio diritto anche ad ammalarsi e a contagiare il prossimo, è un film già visto ma la salute collettiva vale di più delle proteste di qualche militante o leader di partito o delle contumelie dei soliti negazionisti e terrapiattisti.

    La mascherina ai concerti ed alle feste in piazza o nei grandi magazzini e supermercati non lede nessuna sacrosanta libertà ma tutelerà un po’ di più la salute di tutti.

    E, non ultimo, gli addetti ai lavori ci spieghino meglio chi sono per loro i soggetti fragili specificando le varie fragilità, diabete, tumore, cardiopatia, asma… e ricomincino a spingere sulla campagna vaccinale per quelle seconde e terze dosi che non sono mai state fatte!

    Tutto il resto è ancora una volta aria fritta, paura di prendere decisioni perchè si sa che, in Italia, l’unica cosa che la cosiddetta classe dirigente teme è l’impopolarità e l’unico obiettivo è cercare consenso anche dicendo o facendo proposte inutili o pericolose. Certo ci sono le elezioni ma come ben sappiamo la maggioranza dei cittadini, sempre più delusi, o non va a votare o vota per sfregio perciò cerchiamo di avere un po’ di coraggio e di fare il meglio per tutti non solo per i nostri ipotetici elettori.

  • Covid e inquinamento

    Con l’arrivo inaspettato del Covid abbiamo avuto negli ultimi due anni un uso massivo di dispositivi medici, e non, di protezione che hanno modificato il nostro stile di vita ma anche il nostro comportamento in termini di smaltimento degli stessi, provocando non solo difficoltà al chiarimento degli organi competenti di come e dove smaltirli, ma anche al loro accumulo casalingo e ambientale.

    Infatti dalle stime ufficiali, che non comprendono i dispositivi ad uso domestico e/o personale, si stima che siano stati prodotti 87.000 tonnellate di rifiuti di dispositivi di protezione individuale, che non comprendono peraltro le mascherine mediche usa e getta.

    In più dobbiamo aggiungere i milioni (si stima più di 140) dei kit di test antigenici e dei rifiuti chimici connessi (più di 700 000 litri), e in aggiunta aghi, siringhe, garze, guanti e materiale vario ad uso sanitario (disinfettanti e detergenti). Ciò impone la ricerca da una parte di normative nazionali e internazionali che diano indicazioni precise sul modo di smaltire e quindi aiutare il cittadino a farlo nel modo corretto, ma dall’altra parte di una sensibilizzazione civica mediata dagli organi governativi che faccia intendere alla popolazione il grave rischio di inquinamento da “materiale Covid“ , evitando così comportamenti personali che portino ad un ulteriore possibile inquinamento.

    Fonte: quotidianosanità.it

  • Ha senso eliminare le mascherine?

    Ieri, martedì 9 febbraio, in Italia ci sono stati 102.000 nuovi contagi e ancora 415 morti mentre mancano all’appello vaccinale più di un milione di persone che continuano a negare il virus. Nel mondo la variante Omicron ha già causato 500.000 morti e paesi meno sviluppati hanno una popolazione nella maggior parte non vaccinata. Ha senso parlare di eliminare la mascherina all’aperto da metà febbraio e ad aprile anche al chiuso? Non è mettere ancora una volta il carro davanti ai buoi? Certamente i contagi accennano a scendere ma siamo ancora quasi all’11%, certamente la bella stagione, quando arriverà, darà una mano, indiscutibilmente abbiamo tutti voglia di normalità ma un po’ di precauzione in più sarebbe necessaria perché i 415 morti e i 102.000 contagi di ieri dimostrano: 1) la Delta non è sparita, 2) la Omicron è anch’essa pericolosa per i non vaccinati e per i vaccinati più deboli, anziani o con altre patologie. Togliere la mascherina, quando sappiamo bene che già ora troppi non la usano o la usano scorrettamente, è un azzardo che il governo, ed il ministro Speranza, non dovrebbero fare.

    Va inoltre ricordato che l’Oms ha dichiarato che la Omicron nel mondo ha già portato a 500.000 morti, cinquecentomila morti dichiarati dimostrano che anche Omicron non è né una passeggiata né un semplice raffreddore perciò molte precauzioni sono necessarie a partire dall’uso giudizioso delle mascherine specie nei luoghi affollati all’aperto ed ancora per un certo tempo, che sarà stabilito dai dati medici, al chiuso.

  • In tutto il mondo gettate ogni giorno 3,4 miliardi di mascherine anti-Covid

    L’emergenza Covid-19 ha imposto ai Paesi di tutto il mondo l’immediata necessità di garantire enormi forniture di dispositivi di protezione individuale (mascherine innanzitutto), di vaccini e di attrezzature ospedaliere. La stessa attenzione, tuttavia, non è stata posta allo smaltimento sicuro e sostenibile dei rifiuti sanitari creati da questa pandemia. Una mancanza che rischia di avere un impatto pesante sull’ambiente e la salute. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in un rapporto appena pubblicato in cui si evidenzia l’urgente bisogno di migliorare i modelli di gestione dei rifiuti e si stima che ogni giorno siano finite nella spazzatura fino a 3,4 miliardi di mascherine.

    Fare un bilancio dei rifiuti sanitari legati alla pandemia è difficile, spiega l’Oms. Tuttavia esistono numerose ricerche che danno una misura dell’entità del problema. Un’analisi dello United Nations Development Programme (Undp) ha calcolato che la pandemia, incidendo per esempio sui protocolli di sicurezza, ha aumentato la quantità di rifiuti sanitari a 3,4 kg al giorno per ogni letto ospedaliero, che è circa 10 volte di più rispetto ai tempi pre-pandemia. Gli stessi vaccini sono un’importante fonte di rifiuti: ne sono state somministrate oltre 8 miliardi di dosi a livello globale che hanno prodotto 144.000 tonnellate di rifiuti aggiuntivi, 88.000 in fiale, 48 mila in siringhe e 8.000 in contenitori termici.

    Il rapporto Oms porta anche l’esempio del programma messo in piedi dall’Onu all’inizio della pandemia per far fronte alle richieste di dispositivi di protezione individuale soprattutto da parte dei Paesi a basso reddito. Solo all’interno di questo programma sono state prodotte 87.000 tonnellate di dispositivi di protezione individuale (Dpi) acquistati tra marzo 2020 e novembre 2021 solo nell’ambito di una iniziativa di emergenza promossa dalle Nazioni Unite. Sono stati inoltre distribuiti oltre 140 milioni di kit per i test potenzialmente in grado di generare 2.600 tonnellate di rifiuti non infettivi (principalmente plastica) e 731.000 litri di solventi chimici (equivalenti a un terzo di una piscina olimpionica).

    “È assolutamente importante fornire i dispositivi necessari, ma è altrettanto fondamentale che il loro utilizzo e smaltimento avvenga in sicurezza e senza impatto sull’ambiente circostante”, dichiara Michael Ryan, direttore esecutivo del programma per le emergenze sanitarie dell’Oms.

  • I consigli dei dermatologi per portare la mascherina sotto il sole estivo

    Arriva il caldo, e con l’estate l’obbligo di indossare le mascherine per difendersi dal Covid diventa ancora più problematico per molti. Rischiando in alcuni casi di creare anche fastidi o danni alla pelle del viso. Così, in attesa di liberarci dall’obbligo delle mascherine come auspicato dalle autorità sanitarie, gli esperti della SIDeMaST, la Società italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmissibili, hanno redatto un vademecum per favorire la difficile convivenza tra le temperature in aumento e le mascherine, tra la voglia di ‘respirare’ e gli obblighi ancora imposti dalla pandemia di Sars-CoV-2. Dall’uso delle mascherine certificate CE in fibra naturale al cambio (che deve essere frequente) e alla pulizia delle stesse, passando per una profonda detersione e idratazione della pelle con prodotti delicati fino ai consigli sull’alimentazione, il ‘prontuario’ è dedicato a grandi e piccoli.

    Il caldo infatti, sottolineano gli esperti, peggiora i fastidi che sempre più pazienti lamentano a livello cutaneo: prurito, bruciori, eritemi, desquamazione della cute e irritazioni. E la situazione peggiora se si soffre di malattie cutanee preesistenti come l’acne, che pur essendo un disturbo tipicamente adolescenziale interessa il 15% degli adulti, o la rosacea che colpisce più di 3 milioni di italiani. Non a caso si parla di maskne, termine che deriva dalla fusione di ‘mask’ e ‘acne’: “Studi clinici – spiega la professoressa Gabriella Fabbrocini, consigliere SIDeMaST – hanno recentemente evidenziato che indossare mascherine continuativamente e per un tempo prolungato acutizzerebbe l’acne e altre irritazioni della pelle preesistenti o latenti. Il 90% dei pazienti infatti attribuisce il peggioramento di acne e rosacea all’uso della mascherina e un 30% dichiara che la patologia si è slatentizzata o riacutizzata a causa della stessa. L’uso della mascherina per molte ore al giorno determina una occlusione che può provocare l’alterazione del microbiota cutaneo e quindi del film lipidico. Rispetto all’emergenza che stiamo vivendo la maskne costituisce un effetto collaterale trascurabile, se valutiamo il rapporto costo-beneficio derivante dall’uso della mascherina. Ma le ricadute sulla pelle vanno curate e non sottovalutate, per evitare che si tenda a non indossare la mascherina, fondamentale nella protezione da contagio da Sars-CoV-2″.

    Con l’uso della mascherina peggiorano anche le dermatiti da contatto: “Le dermatiti – afferma il professor Pasquale Frascione, vicepresidente SIDeMaST – possono essere causate per esempio dalla composizione dell’elastico o dalla sensibilità al metallo utilizzato per modellare la mascherina sul naso. Ma possono essere attribuite anche all’utilizzo non appropriato della mascherina. Se tendiamo ad utilizzarla molto a lungo (oltre le 6 ore consecutivamente) o a ri-usarla potremmo avere delle reazioni allergiche, in quanto spesso nelle mascherine usate possono essere presenti tracce di cosmetici contenenti conservanti e coloranti. Oppure possono esserci tracce di detergenti qualora la mascherina una volta lavata non sia stata ben sciacquata”.

    Il vademecum messo a punto dai dermatologi può aiutare anche a restituire un aspetto sano a quello che il Times ha definito ‘covidface’, vale a dire un viso che può invecchiare anche di 5 anni in soli 6 mesi di pandemia con accentuazione di borse, occhiaie, rughe, pelle avvizzita, sguardo spento. Sono 9 le regole che possono aiutarci a convivere meglio con quello che ormai è diventato un accessorio irrinunciabile: indossare sempre mascherine certificate CE bianche, in tessuti naturali o anallergici; cambiare/lavare con regolarità la mascherina; cercare di evitare il trucco se si sa di dover portare la mascherina per un periodo prolungato; prestare la massima cura alla scelta dei prodotti per la routine di pulizia e idratazione; la mattina, al risveglio, partire da una detersione mirata con detergenti leggermente più acidi e seboregolatori, ma sempre delicati. Applicare quindi prodotti topici non comedogenici e farli assorbire completamente prima di indossare la mascherina. L’idratazione della pelle è fondamentale; con l’arrivo dell’estate non dimenticare un filtro solare perché i raggi solari attraversano anche i tessuti; per prevenire danni tipo abrasioni o irritazione, si può usare una medicazione idrocolloide da posizionare sotto le palpebre o sul dorso del naso; se l’infiammazione dovesse presentarsi, rivolgersi subito al dermatologo; infine, prestare la massima attenzione all’alimentazione, evitando troppi zuccheri e alcolici.

  • Via la mascherina senza i controlli?

    Togliere la mascherina da subito ai vaccinati? Questa sarebbe la nuova proposta? Chi controllerà per strada, nei luoghi dei noti assembramenti o nei supermercati che coloro che non hanno la mascherina siano veramente già stati vaccinati? Ormai da giorni sono in aumento le persone che non usano alcuna precauzione, a partire proprio dalla mascherina! Prima di dare il via libera, prima di dire che chi è già vaccinati può non usare la mascherina sarebbe più intelligente aspettare qualche settimana, i rischi sono ancora troppi e, soprattutto, sono troppe le persone che fanno le furbe ai danni degli altri e di loro stessi. Il governo, Sileri in testa, pensi prima a trovare il modo di impedire gli assembramenti e di organizzare in modo idoneo i trasporti poi chi è vaccinato ed in possesso dell’idoneo certificato potrà girare senza mascherina e sottostare a quegli adeguati controlli che, auspichiamo, ci saranno.

  • Ancora inquietanti verità sulle mascherine

    Le nuove notizie che arrivano sulla vicenda dello scandalo delle mascherine richiedono provvedimenti urgenti per appurare se è vero che sono state messe in circolazione, nel pieno della pandemia, milioni di mascherine che non garantiscono una adeguata protezione. Se infatti l’indagine per verificare se sono stati commessi reati di varia natura è importane è però urgente che gli italiani sappiano, con immediata certezza, se le mascherine che hanno acquistato e continuano ad acquistare proteggono come promesso. Moltissimi hanno comperato mascherine nei mesi scorsi per avere la necessaria scorta e perciò le stanno usando anche ora e milioni di mascherine inadeguate sono ancora in vendita. Ognuno di noi ha diritto di sapere la verità altrimenti se sono lasciate in commercio mascherine inadeguate senza specificare che il loro effettivo grado di protezione è molto inferiore a quanto richiesto continueremo ad avere inconsapevoli persone che si infettano e infettano. Il Ministro della Sanità ci dica finalmente la verità!

  • In attesa di Giustizia: immunità di gregge o del pastore?

    In epoca di pandemia l’immunità di gregge sembra essere un obiettivo primario da raggiungere ma, a quanto pare, ci sono forme di immunità – in qualche modo collegate all’emergenza sanitaria – che sono state conseguite addirittura in anticipo: argomento che vale la pena essere affrontato non prima di avere richiamato gli sviluppi di una indagine clamoroso, in realtà non l’unica ma solo l’ultima in ordine di tempo, che ha come sfondo l’acquisto ed il commercio di dispositivi di protezione individuale.

    Il riferimento è all’inchiesta romana, coordinata da quell’eccellente magistrato del Pubblico Ministero che è Paolo Ielo, in cui insieme ad altri risulta coinvolto Mario Benotti (patron del consorzio Optel e di Microproducts) per la fornitura di milioni di mascherine da produttori cinesi, mascherine che – tra l’altro – dovrebbero avere un costo industriale incoerente con il prezzo poi praticato in rivendita, garantendosi così marginalità fuori dall’ordinario.

    Nulla che debba sorprendere più di tanto poiché in questo sventurato Paese le disgrazie e le calamità naturali sembrano costituire un richiamo formidabile per gli sciacalli: qualcosa era già successo, per esempio, in occasione della ricostruzione successiva al terremoto in Abruzzo ed anche ora, dagli ascolti telefonici, sembrerebbe che il proseguimento della pandemia e delle restrizioni precauzionali conseguenti sia stato tra gli auspici di imprenditori di modesto livello etico.

    Siamo solo in una fase di indagine, gli sviluppi potranno confermare o smentire le iniziali ipotesi di accusa e la presunzione di non colpevolezza deve essere riconosciuta a tutti ma, non c’è dubbio, il portato delle conversazioni e le ulteriori evidenze sin qui acquisite in merito al rapporto costi/ricavi propongono un quadro inquietante.

    Nel decreto di perquisizione della Autorità Giudiziaria romana destinato ai soggetti inquisiti ed alle rispettive aziende si legge che allo stato non vi è prova che gli atti della struttura commissariale siano stati compiuti dietro elargizione di corrispettivo il che, tradotto, significa che comunque si indaga per verificare se si siano realizzati fatti di corruzione per indurre all’acquisto mediante pubbliche commesse Il Commissariato per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contrasto dell’emergenza epidemiologica: tutto ciò anche perché risultano centinaia di intercettazioni tra gli indagati e Domenico Arcuri il quale – come lamentano due di essi al telefono – si sarebbe improvvisamente sottratto alla interlocuzione, circostanza ritenuta sintomatica della imminenza di qualche problema in arrivo. A pensar male si fa peccato ma non si sbaglia avrebbe detto Giulio Andreotti ma tale repentina interruzione dei rapporti senza che vi sia, corrispettivamente, una qualche segnalazione di possibili anomalie nelle relazioni commerciali da parte dell’autorità commissariale è vagamente sospetta, come traspare dalla porzione del decreto di sequestro che è stata richiamata.

    Arcuri, intanto, già gode di una forma di immunità che non è quella di gregge ma del pastore: intrufolata – alla maniera dell’ormai ex avvocato degli Italiani – in un decreto Cura Italia c’è una norma che si cura, invece, di munire il Commissario Arcuri di poteri di spesa assai vasti e di un vero e proprio scudo rispetto a sgradite curiosità della Corte dei Conti. Nel frattempo, pure spendendo denaro pubblico per acquisti sovrapprezzati, vi è da pensare che al Commissario Arcuri sia in astratto riconoscibile il benefit di 50.000 € all’anno per obiettivi raggiunti che il suo incarico prevede…sempre che, prima dell’incasso un Commissario di altro genere non vada a bussare alla sua porta.

  • Spunti per chi è in grado di ascoltare

    Mentre il covid ritorna padrone delle nostre libertà ed aumentano contagi e decessi mancano ancora i più necessari provvedimenti sia da parte governativa che regionale. Non sarà il momento ora di tornare indietro ad analizzare le colpe di chi, durante l’estate, ha aperto le discoteche ma tenuto chiusi i tribunali, di chi ha lasciato che la movida si scatenasse ma non ha provveduto ad organizzare il rientro a scuola, al lavoro e l’apertura di troppi uffici pubblici che, rimanendo chiusi per tanto tempo, hanno creato ulteriori problemi e disservizi. Non parleremo oggi neppure delle casse integrazioni mai arrivate, dei contributi ed aiuti solo promessi perché l’elenco degli errori, purtroppo molto lungo, non ci aiuterebbe in questa nuova emergenza, anche se ogni persona di buon senso dovrebbe, dagli errori del passato, trovare insegnamento per non ripeterli. Purtroppo il buon senso è partito per altra destinazione. Vogliamo oggi per l’ennesima volta lanciare un appello affinché qualcuno comprenda come semplici interventi immediati potrebbero arginare il diffondersi del covid.

    1) I trasporti, perché è proprio sui mezzi di trasporto, stipati all’inverosimile, che il contagio avanza, prima si procedeva con un posto si ed uno no, con la capienza al 50%, poi all’80% ma di fatto nessuno aveva ed ha l’obbligo e l’autorità per controllare e, con la riapertura delle scuole e la ripresa della attività lavorative, metropolitane, tram ed autobus, in certe ore, sono strapieni. Perché non si è provveduta a diminuire le corse di metà giornata aumentando almeno del doppio le stesse negli orari di punta? Perché non sono state coinvolte le società private di trasporto, quelle che hanno i pullman fermi in assenza di gite scolastiche o turistiche? Si sarebbero evitati gli assembramenti, molti contagi e si sarebbe mantenuto il lavoro a tanti che ormai ne sono rimasti privi e che, come per altre categorie, devono aspettare una cassa integrazione che non arriva. Altro che monopattini elettrici qui è il mono neurone di gran parte dei rappresentati dei partiti al governo, e non solo, che, ancora una volta, non ha funzionato.

    2) A fronte dei tanti asintomatici individuati con i tamponi, persone che non hanno sintomi ma che contagiano gli altri, per quale motivo non è stato cercato e trovato un accordo con i tanti alberghi che hanno dovuto chiudere e licenziare o comunque lasciare a casa il personale?  Gli asintomatici potrebbero alloggiare lontano dai famigliari fino alla guarigione evitando così pericolose convivenze. In questi giorni ci hanno detto più volte che persone con sintomi lievi si presentano negli ospedali e perciò presto si rischia che nuovamente manchino i posti letto per i più gravi, perchè in questi mesi non sono state riattivate tante piccole strutture ospedaliere, perché non lo si fa ora per ricoverare coloro che non devono rimanere a casa e che è inutile stiano in reparti per malati gravi? Inoltre continuano a chiudersi reparti per altre patologie e le persone rischiano di morire non per il covid ma per mancanza di cure per il diabete, il cuore, i reni, il tumore ed è stata di fatto abbandonata ogni prevenzione per queste malattie.

    Per quale motivo tra i tanti proclami televisivi, spesso tra loro contrastanti, non si ricorda alle persone che se è importante l’uso della mascherina, questa però deve essere portata sul naso e sulla bocca non sotto il mento o sul braccio, che quando si indossano le mascherine non bisogna continuare a toccarle con le mani, che le mascherine usate non devono essere appoggiate sulla tavola, infilate in tasca o nella borsa, né si devono utilizzare sempre le stesse, per più giorni? Perché invece di parlare senza dire nulla di concreto non si aiutano le persone a rispettare, senza panico inutile e dannoso, quelle precauzioni che potrebbero evitarci una seconda, pericolosa, chiusura?

    Solo qualche spunto di riflessione e qualche suggerimento che continueremo a proporre a chi è in grado di ascoltare.

  • Coronavirus: fatti senza commenti

    Diciassettesimo giorno dal primo decreto che chiudeva alcune province e tredicesimo da quello che ha vincolato alle stesse restrizioni e chiusure tutta l’Italia. Mentre la provincia di Piacenza ha più forti misure restrittive ed è alle porte una serrata dei benzinai con le immaginabili conseguenze per le derrate alimentari e il trasporto di materiali di prima necessità, il governo sta preparando il quarto decreto. Dalle prime notizie resterà in vigore trenta giorni e poi sarà seguito da un nuovo decreto, via via fino al 31 luglio. Nel decreto le regioni che volessero intervenire aggiungendo  altri provvedimenti dovrebbero dimostrare la necessità ed urgenza territoriale e mandare l’ordinanza al Governo per la verifica. In ogni casa l’ordinanza regionale avrà una durata solo di 7 giorni. A fronte di tante notizie e provvedimenti cerchiamo di mantenere quella calma, quella calma che sembra qualcuno, a Roma, abbia perso, a meno che invece siano consapevoli del caos che stanno facendo e vi sia un disegno in testa.

    Abbiamo detto niente polemiche perché l’urgenza è salvaguardare la salute degli italiani, ma alla luce dei fatti questa salute non è stata tutelata a sufficienza pur tenendo conto e giustificando alcuni errori dovuti alla straordinarietà degli eventi. Esaminiamo alcuni fatti, senza commenti.

    Da dopo il 20 gennaio era chiaro a tutto il mondo la gravità della situazione in Cina ed era a tutti noto che, in una società globalizzata, gli spostamenti di persone e cose rendevano ovvio che il contagio si sarebbe, almeno in parte, esteso ad altri paesi. Molti governi non hanno preso in considerazione la chiusura dei voli provenienti dalla Cina, il nostro li ha invece giustamente bloccati, ma ha bloccato i voli diretti e ha dimenticato di bloccare o almeno di organizzare un controllo sui voli che provenivano in Italia portando persone che erano state nella Repubblica cinese. Era un controllo che andava fatto a tappeto in quanto, proprio per il blocco dei voli diretti, molte persone arrivavano in Italia con un volo che dalla Cina aveva fatto scalo in  un altro paese. E’ noto che comunque, per varie ragioni, molti usano voli triangolati, sarebbe bastato controllare i passaporti almeno per verificare la vera provenienza e far fare la quarantena  a chiunque era stato in Cina. Bastava ma non è stato fatto, tutti coloro che provenivano dalla Cina arrivavano tranquillamente in Italia. In seguito abbiamo avuto anche il colpevole silenzio tedesco sui suoi infettati del mese di gennaio, silenzio del quale non si è mai chiesto spiegazione alla Germania. Mancato il controllo sugli arrivi si è bocciata anche l’idea di Zaia di mettere in quarantena gli studenti che arrivavano dalla Cina, ovviamente a prescindere dalla loro nazionalità. Più saggi di tutti sono stati i cittadini cinesi residenti in Italia che, su indicazione del loro governo, si sono messi subito, autonomamente, in isolamento.

    Dal 31 gennaio l’Italia è stata messa, fino alla fine di luglio, in emergenza nazionale ma non si sono allertati subito gli ospedali, partendo dai pronto soccorso, spiegando meglio quali sintomi, anche minimi, dovevano indurre ad eseguire subito un tampone e quali pericoli si correvano e quali cautele dovevano essere assolutamente prese, prima di tutto da medici ed infermieri, e infatti proprio da molti pronto soccorsi sono partiti troppi contagi. Per troppo tempo si è considerato il corona virus poco più di una influenza, anche di influenza si muore ma non certo con contagi così diffusi e repentini. L’allarme è stato inizialmente molto blando e non recepito, dagli italiani in genere, la gravità ed il rischio di contagio. Si volevano far sentire sicure le persone e a Milano come a Bergamo lo slogan “non ci  si ferma“ è stato condiviso da maggioranza ed opposizione, dalle categorie produttive ed, ovviamente, dai cittadini ignari del pericolo e desiderosi di non avere vincoli di spostamento per continuare la vita di sempre. Il focolaio del lodigiano e la conseguente zona rossa dichiarata per contenere l’epidemia, insieme alla zona rossa di Vò sono stati gli avamposti del virus  ma il loro esempio non è poi servito per chiudere le altre aree dove si sono manifestati i maggiori contagi, la Val Seriana e poi tutta Bergamo e provincia, il bresciano e la stessa provincia di Piacenza. Se fossero state isolate queste aree il contagio sarebbe stato più contenuto e anche dopo il termine delle due settimane di isolamento del lodigiano bisognava aspettare qualche giorno ad aprire. Ora a Piacenza ci sono cento bare in attesa di poter essere cremate, non c’è più posto neppure per i morti. Perciò errore non chiudere alcune zone e province, errore  avere aperto troppo presto il lodigiano con gli asintomatici che hanno potuto contagiare, inconsapevolmente, gli abitanti di altre città.

    Non dimentichiamo che per tutto il mese di febbraio e per metà marzo si è continuato a dire che le mascherine non servivano e che bastava lavarsi le mani e, solo in seguito, tenere la distanza di un metro gli uni dagli altri, fino a che, dopo la chiusura il 9 marzo di 15 province, tra le quali Piacenza colpita in modo gravissimo, l’11 marzo si è arrivati al decreto chiudi Italia. Prima era iniziata una serie di chiusure di tutte le scuole cominciata per poco e poi procrastinata e alla fine diventata di fatto definitiva. Si è giustamente pensato alla chiusura delle scuole ma non a mettere in sicurezza le tante strutture per anziani, anziani privati solo tardivamente delle visite dei loro famigliari ma lasciati senza protezione individuale insieme ai loro medici, infermieri, personale ausiliario, cioè senza mascherine e senza indicazioni specifiche ed ora le case di riposo non sono l’anticamera della morte ma la morte stessa. Si è continuato a sostenere per settimane che le mascherine non servivano a nulla poi, ormai da più giorni, si chiede a tutti di usarle per uscire e nei contatti con gli altri. Si è detto che non servivano per ignoranza o si è detto perché comunque non c’è n’erano? Sta di fatto che l’assenza di questo piccolo presidio di difesa ha fatto ulteriormente dilagare il contagio perché senza mascherine non erano soltanto i cittadini o i lavoratori delle aziende ma i medici di base, gli infermieri, il personale addetto alla pulizia degli ospedali, o delle strade, i vigili, i negozianti, i dipendenti dei supermercati o delle farmacie, i carcerati, in buona sostanza quasi tutti. Ancora oggi, mentre il Presidente del Consiglio presenta il terzo decreto del Governo, nell’arco di 13 giorni, le mascherine non ci sono e nella conferenza stampa delle 18 della Protezione Civile si è annunciato, come grande traguardo, che tra 72 ore un consorzio di imprese italiane comincerà la produzione di mascherine! In sintesi il problema lo si conosce da fine gennaio e la produzione comincia tra 72 ore? Vedremo poi la realtà quando ci diranno su quali grandezze e numeri si prevede sarà la produzione ed in che tempi. Certo le aziende si dovevano riconvertite e occorrono le autorizzazioni ed omologazioni ma alcune piccole imprese hanno già avuto il coraggio di cominciare e stanno dando il massimo che possono per supplire alle carenze organizzative di chi non ha capito, valutato il problema sostenendo che le mascherine non servivano ed ignorando che già dai primi giorni di febbraio erano introvabili. La gente ha indossato di tutto per cercare di proteggersi e tanti, troppi non hanno ritenuto di mettere nulla proprio perché “non erano necessarie”… Così i contagi di sono moltiplicati.

    Sempre oggi, 24 marzo, si è ammesso che per ogni positivo al tampone potrebbero esserci 9 asintomatici ma i tamponi si sono fatti, salvo che per Vò, solo a chi aveva sintomi e non sono stati eseguiti sulle persone che avevano incontrato i positivi al virus. Come identificare gli asintomatici e frenare il contagio se non si sono eseguiti controlli su chi aveva frequentato i contagiati? Solo con la quarantena? E come possono fare una quarantena corretta coloro che vivono con i famigliari magari in due, tre locali? Perché non prendere gli alberghi, per altro chiusi perché l’Italia è chiusa e gli alberghi non hanno clienti, e alloggiare lì chi non aveva una casa idonea ad un isolamento corretta? Solo da un paio di giorni si è cominciato a valutare, marginalmente, questa soluzione ma troppo tardi. Perche non si è detto da subito di non portare i nipotini dai nonni, non si è detto ai figli che i genitori anziani andavano assistiti portando loro la spesa ma senza incontrarli perché il rischio era enorme? Perché non si è pensato ai focolai che possono esserci nei campi nomadi e non si sono tenuti in considerazione i più di 50.000 senza tetto che continuano a vagare per le strade? Alcuni hanno negli ultimi giorni trovato un po’ di riparo grazie allo strenuo impegno di tanti volontari delle case di accoglienza ma è sempre il volontariato che si muove mentre troppi rappresentanti delle istituzioni dormono, perché non si pensa che gli extracomunitari senza permesso non possono trovare asilo nei ricoveri e che probabilmente, se avranno tosse e febbre, non cercheranno di andare negli ospedali per non essere individuati?

    Perché non dare ai sindaci aiuti straordinari per occuparsi di queste realtà così pericolose per la salute di tutti? Questi ed altri problemi non sono stati affrontati nei tre decreti e nelle molte conferenze stampa e dichiarazioni e temiamo non saranno affrontati neppure nei prossimi giorni mentre le notizie che arrivano, dall’Italia e dal mondo, fanno ben comprendere come la pandemia continui ad espandersi e il virus comincia a colpire anche i più giovani come denunciano i medici di famiglia di Bergamo dove risultano positivi diverse centinaia di trentenni. In Italia oggi siamo a 69.176 contagiati, 8326 guariti, 6820 deceduti.

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