Qualche volta la realtà è molto più inquietante e sorprendente della fantasia: Lavitola, faccendiere e pregiudicato, torna alle cronache come presunto mandante dell’attentato a Ranucci e gran suggeritore di inchieste televisive basate su notizie vere, notizie possibili e probabili falsità, tutte tra di loro frullate e condite da sospetti ed illazioni così che anche quello che è vero si confonde e non si capisce fino in fondo, e quello che non è vero rischia di diventare reale.
Il giornalismo di inchiesta è molto difficile, può anche essere pericoloso e certamente necessita di informatori ed informazioni, vale però ricordare che se un carabiniere o un poliziotto si devono avvalere di informatori, che ovviamente sono contigui a certi ambienti, non per questo ne diventano amici fraterni.
Lavitola, che è stato anche latitante all’estero, ha avuto processi, ordinanze di custodia cautelare e condanne per reati che inquadrano il personaggio, tentata estorsione a Berlusconi, tentata compravendita di senatori durante il governo Prodi, truffa finanziaria ai danni dello Stato per finanziamento illecito, di svariati milioni, per il giornale che aveva fondato, appalti a Panama, pressioni ad Impregilo.
Ognuno ha diritto di scegliersi gli amici che vuole, di difenderli, di usarli o di farsi usare, certo è che il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” dovrebbe farci meditare sia nella scelta delle persone che frequentiamo sia sulla valutazione e credibilità di chi ha frequentazioni poco limpide.
In un intervista al Corriere Ranucci, fra l’altro, afferma che il numero di cellulare di Lavitola è nelle agendine di tutti i direttori dei giornali italiani, ci auguriamo che non tutti lo reputino un amico fraterno.
Questa affermazione è l’ennesima dimostrazione che il faccendiere tiene contatti particolari, un po’ ovunque, che gli consentano di passare, vendere, imprestare, informazioni riservate e come sappiamo tutti spesso informazioni riservate sono ottenute attraverso vie “particolari”.
Lavitola, come alcuni ipotizzano da tempo, ha collegamenti con sistemi informativi, ufficiali od ufficiosi, italiani e stranieri? Per certi avvenimenti, come quello che riguardò la vendita della casa di Montecarlo, è stato lo strumento di qualcuno? Oggi è lui che usa altri come strumenti per i propri interessi? Dietro, o con Lavitola, ci sono personaggi pericolosi?
Quali sono, oltre ai giornalisti ai quali passa le notizie, i contatti di Lavitola, quei contatti che gli danno le informazioni che poi vende o regala a chi gli piace e qual è il suo ritorno? Non certo solo qualche cliente in più nel suo ristorante.
Lavitola è uno dei tanti misteri italiani, misteri legati a fonti informative oscure ed alla poco deontologica abitudine di un certo giornalismo di cercare più lo scandalo che la verità.
Auguriamoci che dalle indagini arrivino chiarimenti anche su altri episodi, non solo sull’attentato a Ranucci, che i giornalisti ricordino che dare informazioni ai cittadini non è creare informazioni articolando la realtà con la fantasia o lo scandalo a tutti i costi, e che tutti ci ricordiamo che l’amicizia è una condivisione di valori non uno scambio di piaceri od altro.