Olimpiadi

  • Tokyo 2020 senza pubblico straniero. E la staffetta della torcia sarà a porte chiuse

    La crisi pandemica non accenna a mostrare segnali di flessione e ha imposto all’esecutivo del Giappone quello che da qualche mese era più di un timore: niente spettatori provenienti dall’estero per seguire i Giochi Olimpici di Tokyo. Manca ancora l’ufficialità, gli organi governativi ne discuteranno col comitato organizzatore giapponese dei Giochi attraverso una riunione a distanza con il Cio alla fine di questo mese per prendere una decisione formale sulla questione, ma la valutazione fatta dal governo e anticipata da alcuni funzionari alla stampa locale appare molto più di un semplice orientamento. A meno di 4 mesi e mezzo dall’apertura dei più martoriati Giochi del dopoguerra, già slittati di un anno, si prospettano Olimpiadi ‘dimezzate’, ovvero senza il calore, il rumore e la partecipazione festosa da parte degli spettatori provenienti da ogni parte dei pianeta per stringersi in un abbraccio collettivo in nome dello sport.

    La ‘stretta’ è di fatto la conseguenza naturale di una emergenza senza fine. Il governo giapponese ha preso atto che accogliere i fan dall’estero durante i Giochi non è possibile dal punto di vista della sicurezza, alla luce anche delle forti preoccupazioni del pubblico giapponese per il coronavirus. E il fatto che in molti Paesi siano state rilevate varianti più contagiose ha alzato il livello di guardia. Ad aprile si capirà dunque quanti spettatori locali potranno entrare nelle sedi adibite per le varie discipline. Già si parla di ingressi contingentati. Ma un primo segnale di come potrebbero svolgersi i Giochi è arrivato con l’annuncio delle misure da adottare per il via della staffetta olimpica lungo le vari prefetture del Paese. La cerimonia di apertura in programma il 25 marzo si terrà a porte chiuse, senza spettatori proprio per prevenire la diffusione del nuovo coronavirus. Proprio come un anno fa, quando dopo pochi giorni la fiaccola, arrivata da Atene, venne ‘parcheggiata’ in una teca, dopo l’ufficialità dello slittamento. La scelta di far svolgere la cerimonia della fiaccola senza pubblico è stata riferita dai funzionari dell’organizzazione alla luce dell’assenza di rallentamento del virus. Il comitato organizzatore ha infatti deciso che è essenziale svolgere la cerimonia nella prefettura nord-orientale di Fukushima senza pubblico, consentendo solo ai partecipanti e agli invitati di prendere parte all’evento, per evitare che si formino pericolosi assembramenti. Il mese scorso il comitato aveva diffuso una serie di contromisure per poter svolgere in sicurezza la staffetta della durata di 121 giorni. E già allora si temeva una soluzione drastica come quella appena presa.

    Dopo la cerimonia iniziale presso il centro sportivo di calcio, il J-Village, a 20 chilometri da Fukushima, circa 10.000 staffettisti porteranno la fiamma attraverso le 47 prefetture del Giappone prima di giungere allo stadio Olimpico di Tokyo per l’apertura dei Giochi il 23 luglio. Il centro sportivo è servito come base logistica nella battaglia contro la crisi nucleare innescata dal terremoto e dal conseguente tsunami dell’11 marzo 2011. Ed è stato scelto come punto di partenza della staffetta come emblema di rinascita e di ripresa della regione nord-orientale colpita dal disastro. Ora diventa il luogo simbolo per cercare di dare vita ai Giochi più lunghi e difficili della storia moderna.

  • Il braccio di ferro tra Cina e Usa si estende alle Olimpiadi invernali del 2022

    A meno di un anno dall’accensione del tripode olimpico, gli Stati Uniti non hanno ancora deciso se partecipare ai Giochi invernali di Pechino 2022. Uno scenario che, oltre a scontare la variabile del Covid-19, contribuisce ad agitare gli spettri del nuovo braccio di ferro tra le due super potenze mondiali e del boicottaggio. Alimentato anche dalla chiamata internazionale in crescita per le accuse alla Cina sulla violazione dei diritti umani tra Xinjiang e Tibet, e la stretta su Hong Kong.

    “La politicizzazione dello sport internazionale va contro lo spirito olimpico e danneggia gli interessi degli atleti di tutti i Paesi”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin, commentando le parole espresse giovedì sul tema dalla portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, secondo cui manca una “decisione finale” sulla partecipazione e gli Usa seguiranno le direttive della commissione olimpica.

    “Tutti nella comunità internazionale, compreso il Comitato olimpico Usa, si oppongono a questo tipo di boicottaggio o alla chiamata di cambio della sede dei Giochi”, ha proseguito Wang, per il quale “i fatti sconfiggeranno le menzogne. Crediamo con forza che attraverso gli sforzi congiunti di tutte le parti, le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 diventeranno sicuramente uno straordinario evento olimpico”.

    Ai siti di Yanqing, alle porte di Pechino, i lavori vanno avanti: ospiteranno le gare di sci alpino, mentre la pista di bob e slittino, la prima mai realizzata in Cina, è la più lunga al mondo con i suoi quasi 2 km di tracciato ed è coperta da un tetto in legno in stile tradizionale. Xu Zhijun, vicesegretario generale del comitato organizzatore, aveva promesso Olimpiadi sicure dicendo che la costruzione dei luoghi delle competizioni è stata di fatto completata entro il 2020. E a dispetto della pandemia, aveva aggiunto Xu, incontrando i media internazionali in visita ai siti a inizio mese.

    All’inizio della settimana, tuttavia, la Camera dei Comuni canadese ha approvato la mozione che definisce “genocidio” le politiche di Pechino nello Xinjiang a danno della minoranza uigura di fede musulmana, insieme alla richiesta di ritiro dei Giochi olimpici invernali a Pechino 2022, in linea con la richiesta lanciata da una coalizione di 180 gruppi che si battono per i diritti. E voci simili si sono sollevate altrove, come al Congresso Usa e al parlamento britannico.

    La Cina risponderà al boicottaggio “con pesanti sanzioni verso i Paesi che vi aderiranno”, ha assicurato Hu Xijin, direttore del Global Times, il tabloid del Quotidiano del Popolo che di solito tradisce l’umore della leadership comunista. “Boicottare i giochi invernali è un’idea impopolare che non avrà un ampio supporto”, ha scritto Hu su Twitter.

    Il Cio ha in gran parte ignorato gli appelli e il suo presidente Thomas Bach ha definito i preparativi per i Giochi “quasi un miracolo”, malgrado le sfide della pandemia. La posizione finale della Casa Bianca potrebbe però generare clamorosi scossoni. I media statali cinesi, non a caso, hanno intensificano i segnali di irritazione sulle prospettive di ripristino delle relazioni tra Pechino e Washington, notando che la politica messa in campo dal presidente Joe Biden “sa di trumpismo”. L’approccio iniziale, ha scritto il China Daily in un editoriale, “offre poco ottimismo”.

  • Il danno reputazionale futuro

    Qualcuno può anche illudersi che la imbarazzante questione risolta in zona Cesarini dal governo Conte relativa alla ritrovata indipendenza del CONI rispetto al potere politico possa ritenersi felicemente conclusa.

    L’arroganza dimostrata dal sistema politico italiano e nello specifico dagli organi governativi dell’esecutivo Conte 1 e 2 nel tralasciare tutte le indicazioni che da oltre un anno il Cio stava inviando sempre con una maggiore perentorietà all’Italia non ha avuto precedenti.

    Il recepimento della indicazione del Comitato Olimpico Internazionale a sole 24 ore prima di una più che certa ed assolutamente giustificata condanna con conseguente partecipazione alle Olimpiadi di Tokio senza bandiera e senza inno dimostra ancora una volta quanto danno la sordità governativa e la classe politica possano arrecare.

    Molto probabilmente hanno avuto un effetto fondamentale sul cambio di atteggiamento e sulla scelta del governo ora dimissionario la possibilità di perdere i finanziamenti di circa 900 milioni di euro stanziati per le prossime Olimpiadi di Milano Cortina 2026.

    La vicenda, chiusa formalmente, presenta tuttavia delle ricadute per il nostro Paese che verranno scontate negli anni a venire. In altre parole, le dimensioni del danno reputazionale per l’intero movimento sportivo Italiano, e conseguentemente anche per il nostro Paese a causa di questo atteggiamento presuntuoso mantenuto dai governo Conte 1 e 2 e dagli stessi dirigenti, ancora oggi (!!!), di Sport&Salute, saranno evidenti negli anni a venire.

    Mai l’Italia si era ritrovata così isolata all’interno del movimento sportivo internazionale ed anche ora la sua posizione, proprio per il ritardo col quale è stata recepita l’indicazione del Cio, rimane tale.

    La domanda assolutamente retorica che emerge sovrana è questa: “per uno Stato può dimostrarsi più dannosa una classe politica disonesta o arrogante ed ignorante (*)?” Relativamente all’onestà della classe politica non esiste la possibilità di una certificazione oggettiva anche perché la magistratura tutto rappresenta (la percezione è un parametro oggettivo) meno che un organo terzo. Viceversa, l’ignoranza sposata all’arroganza presenta dei riscontri oggettivi come questo relativo all’isolazionismo nel mondo dello sport del nostro Paese interamente attribuibile al governo Conte 1, al ministro Spadafora e all’ex Sottosegretario Giorgetti.

    Questa terribile combinazione, quindi, unita ad una supponenza senza alcuna giustificazione hanno determinato l’uscita di fatto del nostro Paese dal novero delle democrazie sportive per relegarlo in un angolo assieme alla Bielorussia: anche se temporaneamente ma comunque per oltre un anno.

    Il nostro Paese mai precedentemente aveva raggiunto un livello così basso di credibilità in ambito internazionale. Una credibilità che rimane tale anche con la correzione a sole 24 ore dalla sentenza del Cio, sia chiaro.

    Tornando quindi alla domanda iniziale risulta chiara la certezza relativa a come la terribile sintesi di ignoranza ed arroganza rappresentino il male peggiore per una classe governativa i cui effetti sono evidenti proprio in questa vergognosa gestione del Movimento Sportivo Italiano dei quali un ministro ed un Sottosegretario alla Presidenza risultano direttamente responsabili. Ed ovviamente per le medesime ragioni e convenienze politiche questi mai verranno posti nella condizione di dover rispondere del danno reputazionale.

    Una presunzione unita ad una arroganza della nostra classe politica che stanno isolando il nostro Paese anche nel movimento dello sport mondiale e, di conseguenza, anche in quello politico internazionale.

    (*) la sottostima degli effetti per la comunità rispetto alla visibilità garantita all’autore di una simile iniziativa.

  • Il suprematismo politico e l’autonomia dello sport

    Esiste una pericolosa forma di suprematismo che investe l’intera classe politica italiana la quale considera la propria attività “istituzionale” di caratura e lignaggio assolutamente superiore ad ogni altra espressione dell’ingegno umano, sia esso manifesto in ambito economico, sociale o sportivo.

    Come logica conseguenza, per la semplice applicazione della proprietà transitiva, l’attività politica nazionale si considera in grado di volare a quote più elevate anche rispetto a trattati internazionali approvati ed accettati dal mondo intero. Questo suprematismo politico interamente italiano, indipendentemente dal DNA ideologico che caratterizza le diverse formazioni politiche, ha raggiunto una delle sue massime espressioni con la creazione della società ‘Sport&Salute’ la quale si interpone tra il Governo ed il Coni nella gestione dei fondi erogati, annullando di fatto l’indipendenza del CONI e del mondo sportivo dalla ingerenza politica.

    L’autonomia dei movimenti sportivi è tra i principi fondativi del Cio (Comitato Olimpico internazionale) e la mancanza del suo rispetto può avere come inevitabile conseguenza il fatto che ai prossimi Giochi Olimpici di Tokio, peraltro a rischio di ulteriore rinvio, l’intero movimento sportivo italiano possa parteciparvi senza esporre la propria bandiera e cantare l’inno nazionale. Un vero e proprio clamoroso declassamento del nostro Paese se il prossimo 27 gennaio non venisse ricomposta la frattura tra il Governo italiano e il Comitato Olimpico internazionale. Infatti, come già anticipato qualche mese fa (https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-giochi-olimpici-di-cortina-2026-e-la-guerra-al-cio/), il governo italiano non ha ancora apportato le necessarie e inevitabili modifiche alla scellerata riforma del mondo dello sport introdotta dal governo Conte 1 ed interamente attribuibile al vicepresidente Giorgetti con il supporto nefasto del ministro Spadafora.

    Perfettamente aderente a questo suprematismo politico, il governo attualmente in carica, come le stesse forze politiche che lo sostengono, non ha mai preso in considerazione la modifica di questa scellerata riforma la quale di fatto pone il Coni alle dipendenze del potere politico. La creazione di ‘Sport&Salute’ rappresenta cioè la volontà di assoggettare attraverso il controllo finanziario lo sport alla politica stessa confermandone quindi, ancora una volta, la volontà come il desiderio di quel suprematismo politico che intende allargare la propria sfera di ingerenza anche sul movimento sportivo. Una espressione di presunzione assoluta che sta ridicolizzando l’intera classe politica italiana agli occhi degli organismi sportivi internazionali e mondiali e che sta ponendo in un assoluto isolamento tutto il sistema sportivo e politico italiano relegando il nostro Paese tra quelli a più basso tasso di democrazia.

    Ora più che mai con questo sconfinamento della classe politica italiana finalizzato a minacciare l’autonomia dello sport si rende evidente e manifesto, una volta di più, questo nuovo suprematismo politico.

    Questa arroganza politica è espressione di un malato sistema politico italiano che pone il nostro Paese al di fuori dei principi della democrazia che si basa sulla divisione dei poteri unitariamente all’indipendenza del mondo sportivo.

    Risulta quindi evidente come una delle forme più cristalline dell’intelligenza umana venga rappresentata dalla capacità del riconoscimento dei propri limiti. La politica italiana viceversa non si preclude alcun ambito di ingerenza.

  • Le Olimpiadi di Tokyo si disputeranno “con o senza Covid”. Parola del CIO

    I Giochi olimpici estivi di Tokyo, rinviati a causa della pandemia da Coronovirus si disputeranno “con o senza COVID”. Lo ha comunicato il vicepresidente del Comitato olimpico internazionale (CIO), John Coates.

    “I Giochi inizieranno il 23 luglio del prossimo anno”, ha detto all’AFP, aggiungendo che le Olimpiadi saranno ricordate come i “Giochi che hanno conquistato il COVID”.

    All’inizio di luglio, il CIO aveva proposto di ospitare l’evento con un “pubblico limitato”, idea che è stata poi respinta. A maggio, il presidente del CIO aveva affermato che i Giochi di Tokyo 2020 rinviati sarebbero stati annullati se non si sarebbero potuti tenere nel 2021 a causa della pandemia di coronavirus.

  • Olimpiadi di Cortina 2026: tra Anas e Regione Veneto

    Dall’ultima assemblea di Confindustria di Belluno, come ampiamente anticipato da chi scrive, emergono evidenti i ritardi relativi alle opere di adeguamento infrastrutturale per le Olimpiadi 2026 che dovrebbero permettere di evitare il passaggio del flusso dei mezzi nei centri di Longarone e da Tai Valle San Vito di Cadore fino a Cortina.

    Tali ritardi vengono imputati dalla dirigenza della Regione Veneto all’Anas alla quale peraltro la stessa regione Veneto non ha esitato a cedere l’intera gestione della rete stradale veneta.

    Ora si chiede da parte della presidenza della Regione, e quindi dal suo Presidente Luca Zaia, la nomina di un commissario. Una classica figura emergenziale attraverso la quale si cerca di recuperare il tempo perduto. In altre parole, il commissario dovrebbe porre rimedio alla indecisione che ha determinato il ritardo rispetto alla scadenza dei giochi olimpici 2026 del quale ci si rende conto solo ora.

    Siamo quindi passati dall’affermare come le risorse finanziarie stanziate per l’intera Olimpiade dal Cio (987 milioni) sarebbero state ampiamente sufficienti ad organizzare e gestire le olimpiadi di Cortina e Milano ad un primo stanziamento di un miliardo al quale ovviamente andranno aggiunte altre risorse finanziarie. In sostanza, stanno emergendo i limiti di un approccio semplicistico e privo di elementari competenze che la regione Veneto ha dimostrato di non possedere.

    Per fortuna, e ribadisco per fortuna, il consiglio comunale di Cortina ha negato la possibilità di costruire un aeroporto a Fiames che avrebbe snaturato l’essenza stessa della Conca ampezzana ma, soprattutto in presenza di una conclamata difficoltà nei collegamenti, sarebbe diventato l’unico asset veloce in una Olimpiade diffusa priva di adeguati collegamenti veloci.

    Non va dimenticato, infatti, come la TAV si fermerà a Brescia anche nell’inverno 2026 rendendo ancora una volta ridicolo l’asse infrastrutturale Venezia-Milano.

    Il Veneto, come espressione regionale, continua a dimostrare un approccio decisamente semplicistico e superficiale alla gestione di eventi di natura mondiale come le Olimpiadi del 2026.

  • I Giochi olimpici di Cortina 2026 e la Guerra al Cio

    Sono passati pochi mesi dall’assegnazione alla località ampezzana ed al capoluogo lombardo dei prossimi giochi Olimpici invernali del 2026. Ero convinto, a torto, che la decisione del governo in carica di attribuire a Sport & Salute (sostanzialmente una sovrastruttura politica inserita nel Coni) la gestione della spesa complessiva dello stesso CONI avrebbe influito negativamente nell’assegnazione della sede delle Olimpiadi invernali 2026.

    Ora  la Lombardia, ed in minima parte il Veneto, avranno il compito di organizzare questo evento sportivo di respiro assolutamente mondiale mentre il governo non si rende ancora conto dell’errore commesso e soprattutto degli effetti disastrosi che potrebbe causare all’intero movimento sportivo Italiano (https://www.ilpattosociale.it/2019/06/27/olimpiadi-2026-cortina-e-milano-dal-giusto-entusiasmo-allimbarazzante-sedici-a-tre/).

    L’assegnazione delle Olimpiadi 2026 non ha comportato, infatti, alcun ravvedimento del governo il quale procede in questa direzione, quella cioè del controllo da parte dell’esecutivo in carica dell’attività finanziaria del CONI.

    Una scelta scellerata dettata dall’incompetenza più assoluta in quanto i principi fondamentali del Cio  stabiliscono l’assoluta distinzione tra Coni (ente sportivo) e gli organi politici governativi al fine di  garantirne l’indipendenza. Il Cio, infatti, con assoluta puntualità e durezza ha contestato questa riforma in sei punti minacciando non solo la  partecipazione alle olimpiadi di Tokyo, ma anche rimettendo in dubbio, come estrema ratio,  l’assegnazione delle Olimpiadi invernali di Cortina e Milano 2026.

    Ancora una volta gli organi governativi italiani nazionali e regionali hanno dimostrato una arroganza e soprattutto una mancanza di considerazione per le conseguenze di queste scellerate  decisioni politiche. Illudendosi, tra l’altro, che una volta assegnata la sede dei prossimi giochi olimpici invernali l’attenzione del Cio verso questo progetto  potesse in qualche modo diminuire. Questo contesto nel quale l’intero sistema dello sport italiano si viene a trovare è attribuibile alla sostanziale incompetenza e dal desiderio di rivalsa nei confronti del Presidente del CONI Malagò da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio  Giorgetti, il vero ideatore di questa riforma (alla quale ovviamente Zaia si è associato) affiancato dal “prezioso” apporto dell’ on. Valente dei 5 Stelle.

    Quindi, a causa di questa sete di vendetta unita al  desiderio di trovare nuove forme di potere, oltre ai duecento nuovi posti da assegnare ai propri protetti, e attraverso questa sciagurata riforma (assieme alla gestione del credito, le vere due forme di potere in Italia) si  vuole porre la spesa, una volta attribuita al CONI, sotto il controllo del governo e del Ministero dell’Economia.Una riforma  contraria ai principi del Cio i quali stabiliscono la assoluta separazione tra potere politico ed esecutivo con la gestione delle attività sportive.

    Questa volontà e desiderio di controllo politico sul Coni  e sulla sua spesa dimostra solo il delirio di onnipotenza di determinati personaggi politici, espressione e al tempo stesso sintesi dell’incompetenza oltre che della presunzione assoluta tale da non valutare gli effetti delle proprie scelte per il Paese intero.

    Ancora una volta si rischia il totale isolamento nel contesto del movimento sportivo mondiale per aver seguito il delirio di onnipotenza di due incompetenti assetati di potere e visibilità giunti ad una posizione di potere.

    “Sono dei piccoli uomini coloro che utilizzano lo Stato per vendette e piccoli vantaggi personali insensibili ai danni per la collettività…molto piccoli…”

  • Olimpiadi 2026 Cortina e Milano: dal giusto entusiasmo all’imbarazzante sedici a tre

    L’assegnazione dei Giochi Olimpici invernali 2026 rappresenta sicuramente un successo per l’intero Paese. Come l’esperienza di Torino 2006 tuttavia insegna, la vera problematica è relativa alla gestione tanto degli impianti e delle Infrastrutture che assorbiranno il costo maggiore degli investimenti e che si spera diventino un volano a loro volta di sviluppo per il territorio.
    In relazione alla gestione dell’evento e dei suoi fattori vincenti ce ne siamo già occupati in precedenza, nel settembre 2018 https://www.ilpattosociale.it/2018/09/24/olimpiadi-cortina-2026-i-tre-fattori-del-successo/). Ora finalmente vengono resi noti i piani di investimento per rendere le Olimpiadi Invernali di Cortina e Milano un successo planetario. In questo caso emerge evidente dal semplice confronto come esista una distonia ed uno sbilanciamento a favore della Lombardia, di Milano e della Valtellina, rispetto alla Perla delle Dolomiti e del Veneto. Gli investimenti infrastrutturali per le Olimpiadi 2026 a Cortina si riducono essenzialmente alla creazione di un Villaggio Olimpico (1) seguita dalla riqualificazione dello sliding center Monti, che dovrebbe diventare il centro federale del bob italiano (2), ed infine da un adeguamento del sempre bellissimo Stadio del Ghiaccio (3). Curioso poi come vengano inseriti tra gli investimenti programmati la Pedemontana (già ampiamente finanziata dalla regione Veneto) assieme all’adeguamento a della Ss51 Alemagna. Quest’ultima, poi, assolutamente irrealizzabile in quanto in sei anni è impossibile progettare e realizzare le varie tangenziali di Tai/Valle/Peaio/Vodo/Borca/S.Vito di Cadore.
    Risultano molto chiari invece gli investimenti strutturali per Milano, la regione Lombardia e la Valtellina:
    1. prolungamento metropolitana M1 Monza Bettola
    2. prolungamento metropolitana M5 Monza centro
    3. linea ferroviaria Forlanini Rogoredo
    4. Scalo Greco
    5. Scalo Farini
    6. Scalo San Cristoforo
    7. linea metropolitana M4 Linate San Cristoforo
    8. tangenziale di Morbegno
    9. adeguamento della linea ferroviaria Milano Tirano e i nuovi treni (in Valtellina)
    10. tangenziale di Tirano
    11. adeguamento linea ferroviaria Brescia – Verona – Padova (questa con un innegabile vantaggio anche per la regione Veneto)
    12. Livigno villaggio olimpico
    In più nell’area ex Expo di Milano (sembra un puro caso che il Sindaco attuale di Milano fosse anche il presidente):
    13.nuovo ospedale Galeazzi
    14. Campus Statale (Università)
    15. Human Technopole
    Francamente i punti 13/14/15 risultano abbastanza lontani per la loro funzione dalle Olimpiadi Invernali, se non espressione di un desiderio di utilizzare un evento per finanziare obiettivi molto vicini alla città ma estranei all’evento stesso.
    Infine, 16. il Palasharp di Milano, da sempre simbolo del degrado dell’hinterland milanese.
    Questa semplice analisi numerica e qualitativa degli investimenti che verranno posti in atto per allestire le Olimpiadi di Cortina Milano 2026 dimostra come all’interno di una trattativa per individuare i siti delle varie discipline agonistiche alla quale hanno partecipato la Regione Lombardia e la regione Veneto, i sindaci di Milano e di Cortina, la Regione Veneto abbia abdicato a favore di Bormio tutte le discipline alpine maschili (che troveranno invece una splendida realizzazione dei Mondiali di sci a Cortina d’Ampezzo nel 2021) come anche l’allestimento delle gare di fondo ad Asiago.
    La successiva gestione degli investimenti infrastrutturali in buona parte è espressione di queste scelte, cioè delle località che ospiteranno gli eventi agonistici tra Lombardia e Veneto. Emerge quindi una certa incapacità nel far valere le peculiarità, le prerogative e le assolutamente legittime aspirazioni del Veneto e di Cortina a favore della Lombardia. Le Olimpiadi Invernali di Cortina e Milano 2026 si apprestano di conseguenza a diventare un volano di sviluppo soprattutto per Milano e la regione Lombardia le quali con i finanziamenti legati alla rassegna olimpica riusciranno a modernizzare le infrastrutture altrimenti a carico del prelievo fiscale locale, il tutto paradossalmente con il plauso della Regione Veneto.

    P.S. Gli investimenti di cui godranno Anterselva (BZ) e Baselga di Pine’ (TN) risultano importanti per le località ma nel complesso non decisivi.

  • Le Olimpiadi invernali 2026 tra Milano e Cortina porteranno benefici per 2,3-3 miliardi all’Italia

    Per le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali 2026 (6-22 febbraio e 6-15 marzo) a Milano e Cortina, uno studio dell’Università La Sapienza stima costi per 1,3 miliardi di euro (400 milioni a carico del Cio) e ricadute economiche positive sul Pil per 2,3 miliardi (la Bocconi più ottimista ipotizza 3 miliardi).

    I Giochi saranno spalmati su quattro ‘cluster’ fra Lombardia, Veneto e le province di Trento e Bolzano: Milano, Valtellina, Cortina e Val di Fiemme. La cerimonia di apertura davanti agli 80 mila spettatori di San Siro sarebbe la più partecipata nella storia dei Giochi invernali insieme a Pechino 2022. Quella di chiusura invece andrà in scena nel suggestivo scenario dell’Arena di Verona, sito patrimonio dell’Unesco. Il 93% delle 14 sedi di gara è già esistente (10, di cui 4 saranno ristrutturate) o temporanea (3), solo una andrà costruita da zero (da investitori privati): è il PalaItalia Santa Giulia (15mila spettatori) per l’hockey, destinato dopo i Giochi a diventare spazio polifunzionale. Affiancato dall’Arena Hockey Milano, impianto chiuso nel 2010 che verrà ristrutturata con 7mila posti. Le gare di pattinaggio di figura e Short Track si terranno al Forum Mediolanum. In Valtellina le medaglie dello sci alpino maschile saranno assegnate sulla pista Stelvio di Bormio, una delle più spettacolari al mondo, con un impianto di illuminazione che consente di gareggiare in notturna.

    Lo sci alpino femminile vedrà le gare ospitate da Cortina, sulla Tofane. La Perla delle Dolomiti sarà anche sede del curling allo Stadio Olimpico (ristrutturato con le tribune in legno originali), di bob, slittino e skeleton allo Sliding Centre E. Monti. Per il biathlon c’è la Sudtirol Arena di Anterselva. Snowboard e feestyle in scena in tre sedi a Livigno (Carosello 3000, Sitas-Tagliede, Mottolino). In Val di Fiemme il pattinaggio di velocità sarà protagonista sulla pista di Piné, per cui c’è un progetto per la copertura completa che ne farà la struttura più alta d’Europa (1.030 metri sul mare). A Tesero è destinato lo sci di fondo. Per il salto con gli sci ci sono i trampolini di Predazzo, con una cornice spettacolare. Le Medal Plazas verrebbero allestite in piazza Duomo a Milano e a Cortina. Atleti e tecnici alloggeranno in 6 villaggi olimpici, in media a 20 minuti dalle sedi di gara (5.670 posti letto): uno a Milano (da costruire allo scalo dismesso di Porta Romana), due temporanei a Cortina e Livigno, e tre in hotel già esistenti. Adiacente al villaggio di Cortina, il Mountain Media Centre, a cui si aggiunge il Media Centre milanese della Fiera di Rho-Pero.

    I Giochi 2026 puntano anche alla sostenibilità ambientale, con l’impegno a riciclare il 100% dei rifiuti urbani e l’80% degli imballaggi, il divieto di incarti e confezioni monouso per cibi e bevande nonché con la scelta di materiali per il mantenimento del ghiaccio con meno ammoniaca, e l’utilizzo di pannelli solari per l’alimentazione degli impianti per la neve artificiale.

  • Olimpiadi 2026: sempre più Lombardia e Milano e meno Cortina

    Considero l’opportunità di organizzare e svolgere le Olimpiadi Invernali nel 2026, o una parte di esse, a Cortina d’Ampezzo come un’ottima opportunità per ridare non solo smalto ma proprio linfa economica alla località ampezzana come al territorio cadorino bellunese.

    Il traguardo dello svolgimento dei giochi  olimpici potrebbe infatti rappresentare l’occasione  per ricreare un centro sportivo ed agonistico del bob italiano che con una “modica” spesa di 30 milioni per l’aggiornamento della pista di bob già esistente (a Cesana ne costò 115 per Torino 2006) ne rappresenterebbe un classico esempio (https://www.ilpattosociale.it/2018/09/24/olimpiadi-cortina-2026-i-tre-fattori-del-successo/). Anche in considerazione del fatto che gli atleti della nazionale di bob adesso si vedono costretti a lunghi spostamenti verso la Germania per le proprie sessioni di allenamento.

    Recentemente avevo espresso dei forti dubbi in merito alla scelta di far disputare la discesa libera e supergigante lungo la  bellissima e molto tecnica pista Stelvio di Bormio lasciando i soli gigante e speciale sulle piste della Conca ampezzana. Allora avanzai delle fortissime perplessità relative  alla capacità politica strategica ma soprattutto negoziale della Regione Veneto, come del comitato promotore, i quali stavano perdendo di vista l’obiettivo principale. Quello, va ricordato, di offrire un’opportunità per il rilancio d’immagine, comunicazione e quindi anche economico  alla località di Cortina d’Ampezzo: un obiettivo che assume una doppia valenza anche in considerazione dei disastri di poco più di un mese fa che hanno flagellato il Cadore e l’interno bellunese.

    Questo tipo di impostazione e soprattutto di sbilanciamento e considerazione a favore di Milano rispetto a Cortina d’Ampezzo è stato successivamente confermato dalla scelta del logo nel quale la località ampezzana viene rappresentata semplicemente da una scia sulla neve mentre dal logo  stesso emergono evidenti le guglie del Duomo di Milano.

    Ora emerge invece un’altra preoccupante problematica relativa allo svolgimento delle gare di sci alpino. Già nella trattativa con Milano la regione Veneto aveva tradito, per lo svolgimento delle gare di fondo, il sostegno alla candidatura della località di Asiago che storicamente rappresenta la patria del fondo, senza ottenere peraltro nessun tipo di concessione a fronte della propria rinuncia.

    A tale azzeramento delle giuste e condivisibili ambizioni ed aspirazioni della località asiaghese, per il quale ripeto la Regione Veneto non ha ottenuto in cambio assolutamente nulla, ora si giunge ad un altro inquietante scenario che dimostrerebbe ancora una volta l’incapacità della Regione Veneto come del comitato promotore di Cortina 2026 rispetto alla stessa regione Lombardia e Milano che rappresenterebbero gli unici e soli gestori  delle Olimpiadi stesse.

    Sembrerebbe confermato infatti in ambito della Fis (federazione internazionale di sci alpino) che a causa di una norma che tenderebbe a disincentivare la migrazione dei Giochi Olimpici tra una località ed un’altra non solo la discesa libera e il supergigante verrebbero svolti sulla pista Stelvio di Bormio ma tutte le gare di sci alpino maschile. Viceversa a Cortina d’Ampezzo verrebbero svolte le gare olimpiche del solo sci alpino  femminile.

    Se venisse confermata, come sembra, tale impostazione risulterebbe evidente l’assoluta incapacità negoziale nella gestione di una trattativa politica della Regione Veneto come del comitato promotore di Cortina 2026. Inoltre aprirebbe anche uno scenario economico di maggiore difficoltà nel reperimento degli sponsor privati necessari  anche alla semplice gestione delle manifestazioni olimpiche ora limitate alle sole gare femminili. Risorse economiche private che dovrebbero sopperire alla totale assenza e disinteresse del governo in carica  per le Olimpiadi del 2026 il quale non perde occasione per confermare la propria assoluta indisponibilità anche ad una minima copertura con risorse statali.

    In altre parole, Cortina d’Ampezzo verrebbe relegata ad un ruolo assolutamente marginale e comprimario all’interno dello svolgimento dei  sempre meravigliosi giochi olimpici del 2026.

    Quindi, come ampiamente anticipato dal sindaco di Milano, viene confermato il ruolo centrale e a questo punto preminente della città meneghina come anche della regione Lombardia la quale ha ottenuto anche le gare di snowboard a Livigno anche o soprattutto a causa del risibile spessore manageriale espresso dalla Regione Veneto come dal comitato Cortina 2026. Credo, anzi sono convinto, che tutta l’operazione miri a marginalizzare la posizione di Cortina d’Ampezzo e di conseguenza a rendere minimi se non addirittura nulli  tutti i vantaggi economici, logistici , comunicativi e strategici per l’intera conca capezzana ed a maggior ragione per il Cadore e la provincia di Belluno che molto hanno sofferto nell’ultimo periodo e per le quali le Olimpiadi potevano diventare un’opportunità importante di rilancio.

    Alla luce di tale evoluzione in ambito negoziale, Cortina d’Ampezzo viene utilizzata come elemento caratterizzante l’olimpiade stessa quando invece i veri interessi economici strategici stanno andando in altre zone di competenza del sindaco di Milano e della Regione Lombardia, a cominciare da Bormio come da tutta la Valtellina (località e valli stupende comunque).

    L’organizzazione di questo importante evento mondiale dovrebbe rappresentare l’occasione per porre in campo, anche sotto il profilo delle risorse umane, le migliori capacità professionali delle quali evidentemente il Veneto, considerati i risultati, non dispone.

    L’inconsistenza negoziale della pattuglia veneta nelle elaborazioni delle complesse decisioni strategiche ed operative che sottendono la scelta delle diverse località montane dove si svolgeranno le competizioni olimpiche risulta imbarazzante ed addirittura offensiva in considerazione del patrimonio mondiale che le Dolomiti nella loro interezza rappresentano.

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