Spagna

  • La Germania invoca un gasdotto dalla Spagna

    Il presidente della banca pubblica tedesca KfW (l’equivalente della Cassa Depositi e Prestiti in Italia), Stefan Wintels, ha lanciato un appello a favore dell’autonomia energetica europea attraverso lo sviluppo dell’idrogeno verde, proponendo la realizzazione di un gasdotto tra Spagna e Germania. Wintels lo ha dichiarato al quotidiano regionale “Neue Osnabrücker Zeitung”.

    “Non disponiamo ancora di un gasdotto tra Spagna e Germania, ma sarebbe altamente auspicabile. Solo una politica energetica con una vera dimensione europea ci permetterà di evitare nuove dipendenze storiche”, ha affermato Wintels. Secondo il numero uno di KfW, la Germania dovrà importare gran parte del suo fabbisogno di idrogeno verde, non potendo produrlo su larga scala lungo la costa del Mare del Nord. “Se vogliamo generare valore industriale, ad esempio nella siderurgia, dobbiamo importare idrogeno verde, e la Spagna è ben posizionata per offrirlo a costi marginali vicini allo zero grazie al solare”, ha spiegato. Wintels ha sottolineato che la competitività dell’idrogeno non dipende tanto dalla tecnologia quanto dalla possibilità di produrre energia rinnovabile a basso costo e di sviluppare impianti scalabili. Anche l’export di vettori energetici come l’ammoniaca avrà un ruolo cruciale. “Il percorso è chiaro, ma pieno di incognite, come ogni iniziativa imprenditoriale ambiziosa”, ha concluso.

    Nel frattempo la compagnia energetica statale algerina Sonatrach ha firmato due contratti con aziende cinesi per l’ispezione di oltre 3.500 chilometri di gasdotti. Gli accordi sono stati conclusi con la China National Aero-Technology International Engineering Corporation (Avic-Intl) e con la Oil and Gas Pipeline Inspection Technology Company Limited. Le attività riguarderanno ispezioni interne tramite dispositivi “pig” dotati di tecnologie di misurazione avanzata. Il programma coprirà cinque condotte, tra cui il GO1 e il GO2, che costituiscono la tratta algerina del Transmed-Enrico Mattei, principale rotta di esportazione del gas algerino verso l’Italia attraverso la Tunisia. Sono inoltre incluse ispezioni sul Gpdf (Gazoduc Pedro Durán Farell), conosciuto anche come Maghreb–Europe Pipeline, che collega l’Algeria con la Spagna e il Portogallo via Marocco. La durata dei contratti è di 24 mesi.

    La manutenzione di GO1/GO2 potrebbe avere un impatto diretto sulla sicurezza degli approvvigionamenti italiani, dal momento che il Transmed rappresenta oggi la principale fonte di gas importato da Roma dopo la riduzione delle forniture russe. Parallelamente, gli interventi sul Gpdf incidono sul ruolo dell’Algeria come fornitore di riferimento anche per la penisola iberica. L’affidamento a imprese cinesi di attività sensibili come le ispezioni interne solleva tuttavia interrogativi strategici. Tali operazioni consentono l’accesso a dati tecnici riservati sulle capacità e vulnerabilità delle condotte, con potenziali rischi di dipendenza tecnologica e di trasferimento di informazioni su infrastrutture critiche per l’Europa. Sonatrach ha precisato che i contratti sono stati assegnati tramite gara nazionale e internazionale e rientrano nelle prescrizioni del decreto esecutivo n. 21-314 del 14 agosto 2021, relativo al controllo delle reti di trasporto di idrocarburi. L’iniziativa, secondo l’azienda algerina, mira a garantire maggiore efficienza gestionale e continuità delle forniture energetiche.

  • Il Commissario Brunner in Spagna e in Italia per discutere di affari interni e priorità in materia di migrazione

    Questa settimana Magnus Brunner, Commissario per gli Affari interni e la migrazione, sarà in Spagna e in Italia per una serie di riunioni bilaterali con le autorità nazionali, incentrati sulla sicurezza interna, sulla migrazione e sulla gestione delle frontiere.

    Martedì il commissario Brunner si recherà in Italia, dove incontrerà la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali Marina Elvira Calderone. In programma uno scambio di punti di vista sulla prossima strategia di sicurezza interna, sul nuovo approccio comune in materia di rimpatri, sulla cooperazione con i paesi partner in materia di gestione della migrazione e sull’attuazione del patto sulla migrazione e l’asilo. In Italia il Commissario visiterà anche l’Agenzia nazionale per la cibersicurezza.

  • Barcellona e Madrid verso l’intesa sull’autonomia fiscale della Catalogna

    Dopo oltre due mesi di complesse trattative, il leader socialista catalano Salvador Illa fa un passo decisivo verso la presidenza della regione, in cambio di un radicale cambiamento del sistema di finanziamento da parte del governo centrale spagnolo. Il pre-accordo raggiunto tra il Partito socialista catalano (Psc) e Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc) prevede, infatti, che la regione esca dal sistema tributario comune e che l’Agenzia fiscale catalana gestisca, regoli, riscuota e ispezioni tutte le imposte (a partire da quella sulle persone fisiche). L’intesa dovrà ora ottenere il via libera dalla base del partito indipendentista attraverso una consultazione online. Il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha dovuto dunque accettare una delle richieste storiche avanzate da Erc, pur di sbloccare l’investitura di Illa, che sembrava sul punto di arenarsi, con lo spettro della convocazione di nuove elezioni dopo quelle del 12 maggio scorso.

    L’esecutivo di Madrid ha celebrato l’accordo con Erc come un “trionfo del dialogo e della politica”, nonostante alcuni esperti parlino di “una grave violazione del principio di solidarietà”. Il patto sarà articolato attraverso la commissione bilaterale tra la Catalogna e lo Stato, i cui accordi saranno trasferiti alla commissione mista per gli affari economici per l’approvazione finale. L’Agenzia fiscale catalana assumerà “progressivamente” le competenze e la Generalitat catalana sarà dotata anche di “una maggiore capacità fiscale”. Il calendario dell’introduzione della riforma inizierà con la campagna di imposta sul reddito delle persone fisiche del 2025 ed in seguito si inizierà ad implementare il sistema di riscossione dell’Iva, la tassa sulle Piccole e medie imprese (Pmi) e gli affitti turistici. Il pre-accordo presuppone che la Catalogna, dopo la riscossione, versi due contributi annuali allo Stato: uno per pagare i servizi dell’amministrazione centrale in Catalogna e l’altro per solidarietà con il resto delle regioni. Entrambi gli importi dovrebbero essere negoziati bilateralmente.

    In concreto, il testo dell’intesa spiega che la regione “deve gestire, riscuotere, liquidare e controllare tutte le imposte che gravano sulla Catalogna e aumentare in modo sostanziale la sua capacità normativa in coordinamento con lo Stato e l’Unione Europea”. Il documento di 24 pagine si sofferma anche sulla “tesoreria catalana”: per attuare questo nuovo modello, “è essenziale che lo sviluppo della tesoreria catalana sia una priorità per il prossimo governo della Catalogna, con l’obiettivo di raggiungere la piena autonomia nella raccolta, gestione, liquidazione e ispezione di tutte le imposte” generate nel territorio regionale. Con l’obiettivo di implementare questo nuovo sistema di finanziamento singolare per la Catalogna, durante il primo semestre del 2025 l’accordo dovrà essere formalizzato nella commissione bilaterale tra il governo regionale e quello centrale. Gli obiettivi sono la progressiva assunzione, da parte dell’Agenzia fiscale della Catalogna, della gestione, della riscossione, della liquidazione, dell’ispezione e della disponibilità di tutte le imposte sostenute in Catalogna, insieme all’aumento sostanziale, da parte della Catalogna, della sua capacità di regolamentazione fiscale in coordinamento con lo Stato e l’Unione Europea.

    L’intesa ha provocato l’immediata reazione del Partito popolare (Pp), che ha parlato esplicitamente di “corruzione politica ed economica”. Il portavoce del Pp al Congresso dei deputati Miguel Tellado ha dichiarato che se venisse confermata si tratterebbe di “un errore storico” da parte dei socialisti. Sarebbe un attacco al resto delle comunità autonome, rompendo il multilateralismo e optando per il bilateralismo solo con alcune”, ha attaccato Tellado. Forti critiche sono state espresse anche dall’Associazione del corpo superiore degli ispettori fiscali dello Stato (Ihe) che ha diffuso, prima che si conoscessero i dettagli del pre-accordo, un duro comunicato nel quale si evidenzia che la presunta “indipendenza fiscale” concessa è una “barbarie” con “terribili conseguenze” per tutti gli spagnoli, minacciando di portare questa “rottura” in tribunale. Gli ispettori fiscali hanno manifestato il loro “rifiuto totale e assoluto” di questo “modello di finanziamento à la carte per la Catalogna, sotto il riconoscimento fallace di una singolarità storica che mira a rompere con i principi stabiliti nella Costituzione” e che “non rappresenta la maggioranza sociale”, dal momento che il potere fiscale corrisponde allo Stato. La Ihe ha evidenziato che “si romperebbe il coordinamento del sistema fiscale con il conseguente aumento delle frodi” e dei costi per tutti i cittadini “in modo inutile e inefficiente”, e si perderebbe, inoltre, “la stragrande maggioranza dei servizi forniti dallo Stato”.

  • In arrivo da InvestEU 64 milioni di euro a favore delle imprese del settore sociale, culturale e creativo

    Grazie al programma InvestEU, il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) fornirà all’Istituto finanziario catalano una garanzia volta a mobilitare 64 milioni di euro a sostegno di imprese e organismi del settore sociale, culturale e creativo in Catalogna, Spagna.

    Più precisamente, grazie al sostegno di InvestEU ai settori culturali e creativi, l’Istituto finanziario catalano potrà potenziare l’accesso a finanziamenti a condizioni vantaggiose per progetti e imprese del settore creativo e culturale attivi in Catalogna. Mediante il sostegno di InvestEU alla microfinanza, agli investimenti e all’imprenditorialità sociali, e alle competenze, l’Istituto sbloccherà inoltre finanziamenti da destinare alle imprese sociali. L’accordo stimolerà la creazione di posti di lavoro e potenzierà le imprese del settore, rafforzandone così l’impatto sociale, e contribuirà al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nel piano d’azione della Commissione per l’economia sociale, volto a incrementarne il potenziale economico e occupazionale, migliorando ad esempio l’accesso ai finanziamenti per le imprese dell’economia sociale, anche mediante InvestEU.

  • Pablo Iglesias lascia il governo della Spagna e si candida per le Regionali a Madrid

    L’annuncio è arrivato come un fulmine a ciel sereno: Pablo Iglesias, vicepremier nel governo spagnolo e leader di Unidas Podemos, abbandona l’esecutivo centrale e si lancia come candidato del proprio partito nella Comunità di Madrid per le prossime elezioni regionali, in programma il 4 maggio. Una mossa che non solo rappresenta uno scossone per la propria formazione e per gli equilibri della coalizione con il Partito Socialista, ma che si unisce a diversi altri movimenti tellurici che in pochi giorni hanno messo in subbuglio lo scacchiere politico nazionale.

    Dopo la Catalogna, sarà infatti nella regione della capitale spagnola, quella più ricca — e baluardo della destra del Partito Popolare da 26 anni — dove andrà in scena la prossima grande battaglia territoriale con un potenziale per provocare ripercussioni di più ampio raggio: saranno elezioni anticipate, proclamate la settimana scorsa, con un’altra mossa a sorpresa, dalla presidente regionale di Madrid, Isabel Díaz Ayuso. È su questa leader, apprezzata in particolare dall’ala più radicale dei popolari, che il partito scommette forte per dare un segnale di rilancio, dopo recenti delusioni elettorali segnate anche dall’ascesa dell’estrema destra di Vox.

    “Madrid si trova di fronte a un pericolo enorme, un rischio che è anche per tutta la Spagna: che ci sia un governo di estrema destra con Ayuso e con Vox”, ha detto Iglesias in un video su Twitter. “Metterò in gioco tutto quello che ho imparato in questi anni per costruire – ha aggiunto – una candidatura di sinistra forte e ampia”. Dal canto suo, Ayuso, accusata dalle opposizioni di aver assunto una decisione spregiudicata con la convocazione di elezioni anticipate mentre la regione è ancora alle prese con la pandemia (alcuni definiscono il suo stile di governo “trumpista”) ha subito raccolto la sfida: “La Spagna mi deve qualcosa da bere, abbiamo tolto Pablo Iglesias dal governo”, ha detto. A sostituirlo — secondo quanto anticipato dal quotidiano El País — sarà Yolanda Díaz, finora ministra del Lavoro, una delle esponenti di Unidas Podemos più stimate anche tra le fila del Partito Socialista. “Sta facendo un lavoro stupendo”, ha detto il premier Sánchez. Il presidente ha anche fatto gli auguri a Iglesias, aggiungendo però che preferisce che a Madrid vinca il candidato del suo partito, µngel Gabilondo.

    Per l’ormai ex vicepresidente e ministro dei Diritti Sociali, non ci sono dubbi: è proprio Díaz la sua erede designata alla guida di Podemos, formazione di cui è il leader indiscusso sin dai tempi dalla fondazione, nel 2014: la sua scommessa punta a ridarle slancio dopo una serie di risultati elettorali che hanno progressivamente ridotto la propria capacità di influenza sulle decisioni del governo.

    Intanto Ciudadanos, partito considerato un tempo la grande speranza del fronte anti-indipendentista in Catalogna e capace di occupare uno spazio di centro con alleanze sia con i socialisti, sia con il PP, vive una grave crisi interna dopo le dure sconfitte alle ultime elezioni nazionali e in quelle catalane di febbraio.

  • Nove leader indipendentisti della Catalogna condannati dalla Corte suprema spagnola

    La Corte Suprema spagnola ha condannato nove leader indipendentisti catalani accusati di sedizione a una pena compresa tra 9 e 13 anni di carcere. L’ex vicepresidente della Generalitat, Oriol Junqueras, ha ricevuto la pena più alta, 13 anni, per sedizione e malversazione.

    La sentenza pone fine a due anni di un processo iniziato il 16 ottobre 2017 con l’arresto preventivo dei leader dell’Assemblea nazionale catalana (ANC) e Òmnium Cultura, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart. Due settimane dopo, l’ufficio del procuratore generale presentò una denuncia contro l’intero governo di Carles Puigdemont e i membri dell’Ufficio di presidenza del Parlamento che avevano autorizzato il voto per la dichiarazione unilaterale di indipendenza il 27 ottobre. L’allora presidente e cinque consiglieri fuggirono dalla Spagna, mentre le autorità spagnole arrestarono Junqueras e altri sei membri del governo.

    La Corte Suprema si occupa del caso dei 12 leader indipendentisti a processo, nove dei quali in detenzione preventiva, dallo scorso mese di febbraio. Oltre a Junqueras, Sànchez e Cuixart, si tratta degli ex consiglieri Dolors Bassa, Joaquim Forn, Raül Romeva, Jordi Turull e Josep Rull, e dell’ex presidente del Parlamento Carme Forcadell.Ogni giorno sono stati trasferiti alla Corte Suprema dalle carceri di Soto del Real (gli uomini) e Alcalß Meco (le donne) e sono tornati nelle loro celle a fine giornata. La Corte ha respinto tutte le richieste di messa in libertà avanzate dai legali della difesa prima e durante il processo, ma anche quelle presentate alla fine del processo, in attesa della sentenza.

    Il processo è durato 52 sessioni mattutine e pomeridiane, si è protratto per quattro mesi ed è stato completamente trasmesso online attraverso il sito web del Consiglio Generale della Magistratura (CGPJ). Lo streaming del sito web del Consiglio ha registrato oltre un milione di accessi.

    La sessione più seguita, secondo El Pais, è stata quella che ha visto protagonista l’ex capo del Mossos, Josep Lluís Trapero, che dovrà rispondere all’accusa di ribellione, nel prossimo mese di gennaio, davanti l’Audiencia National.

    Le difese degli imputati hanno già annunciato che faranno ricorso contro la sentenza della Corte, percorrendo le uniche due strade possibili: l’appello alla Corte costituzionale per violazione dei diritti fondamentali e la richiesta di intervento della Corte europea dei diritti Umani, con sede a Strasburgo.

  • Il sorpasso della Spagna espressione della “maggiore produttività complessiva”

    Da sempre in Italia la benzina e il gasolio rappresentano il nemico principale della classe pubblica  e, contemporaneamente, anche la cassa alla quale attingere in caso di ricerca di coperture per la finanza pubblica (il Governo Monti aumentò le accise sui carburanti di venti centesimi) o per finanziare nuovi capitoli di spesa corrente. Nella visione ideologica dominante che ha condizionato l’attività di tutti i governi alla guida del nostro Paese attraverso l’appesantimento dei costi dei carburanti si evidenziava, allora come oggi, la metafora dello scontro ideologico relativo alle strategie di mobilità privata alla quale la politica nel suo complesso ha sempre contrapposto quella pubblica.

    Per decenni non abbiamo avuto una singola professionalità in grado di comprendere come un sistema intermodale risultasse fondamentale per creare i fattori competitivi che permettessero a tutti i settori economici, primario, secondario e terziario, di presenziare nei tempi richiesti dai mercati. Una velocità che nel mercato globale e con una distribuzione che risponde al principio della riduzione del magazzino rappresenta adesso uno dei fattori fondamentali raggiungere gli obiettivi di budget.

    In altre parole, il sistema logistico o “intermodale” rappresentava, ieri come oggi, la sintesi di strategie  e risorse pubbliche destinate alla realizzazione di infrastrutture all’interno delle quali si sarebbero dovuti sommare gli investimenti privati delle aziende favorendo quindi una  crescita economica complessiva. Il maggiore gettito fiscale generato dalla crescita marginale del Pil avrebbero così coperto gli investimenti pubblici in infrastrutture. In Italia, invece, abbiamo assistito ad uno scontro frontale ideologico tra le opposte posizioni  che ha portato al crollo degli investimenti in conto capitale da oltre vent’anni (si omette il “valore sinergico” di Mose e per ora Pedemontana) con molteplici  danni per il tessuto economico italiano senza precedenti  progressivi ed esponenziali che ci hanno portato al disastro attuale.

    Un sistema logistico avanzato (termine  attuale per sistema intermodale) rappresenta il tessuto connettivo che permette o dovrebbe permettere alle aziende del settore primario e secondario ma anche il terziario di ridurre al massimo i tempi di risposta al mercato (time to market) e contemporaneamente a ridurre i costi che influiscono sul prezzo finale. Questo sistema evidentemente dovrebbe essere la sintesi di una visione strategica da parte del settore pubblico coniugata con gli investimenti del settore privato tali da rendere questo sistema economicamente competitivo e sostenibile.

    In questo disastro italiano quasi interamente attribuibile alla miopia della classe politica degli ultimi trent’anni (tanto nazionale che regionale e comunale) avviene quello che sembrava impossibile solo vent’anni fa, e cioè il sorpasso nel settore primario della Spagna. Il paese iberico, infatti, esporta tredici (13!) miliardi di prodotti agricoli, ben il triplo rispetto ai nostri quattro (4) miliardi, per altro in calo del 5% nell’ultimo anno. Una capacità di presidiare i mercati strettamente legata alla velocità di consegna, espressione di un sistema logistico competitivo. La produzione del settore agricolo così raggiunge i 21 milioni di tonnellate contro i 16,3 italiani. A fronte di un prezzo del gasolio di 1,20 euro noi rispondiamo con 1,60/1,90. Questo permette all’economia agricola spagnola di proporre  i propri prodotti come per esempio le arance ad un prezzo inferiore per kg di 0,50 euro. Legato infatti alla competitività del sistema logistico viene rilevato come il costo chilometrico risulti essere di 1,22 euro in Spagna per la merce trasportata che è di gran lunga inferiore rispetto al nostro di 1,6 euro: anche così vengono spiegati i prezzi minori dei prodotti ortofrutticoli spagnoli rispetto a quelli italiani. Questo divario spinge il sistema agricolo spagnolo verso il consolidamento del sorpasso nei confronti di quello italiano, se riportata ai settori industriali questa antieconomicità del sistema logistico si traduce in un aumento del proprio peso a livello esponenziale.

    Va infatti ricordato come i prodotti ormai rappresentino la sintesi di diversi know-how industriali e professionali “dispersi” sul territorio e quindi il singolo prodotto risulti  soggetto a diverse lavorazioni  successive ad alto valore aggiunto all’interno  dei siti produttivi dando così vita al traffico di perfezionamento passivo (TPP). In questo modo il saldo finale complessivo delle diseconomie legate ad un sistema logistico ed infrastrutturale inadeguato rende  l’intera filiera produttiva del nostro paese antieconomica e di conseguenza inospitale  ad ogni tipologia di investimenti. In altre parole, il sorpasso spagnolo nel settore primario dimostra quanto banali possono risultare le teorie economiche che prevedono ed indicano la soluzione alle problematiche italiane nel semplice aumento della produttività. Il concetto di produttività così come viene inteso dai professori Monti, Giavazzi e Alesina si riduce semplicemente nella compressione del C.L.U.P. (costo del lavoro per unità di prodotto). Viceversa, la produttività di un paese viene rappresentata dalla sintesi di un settore industriale integrato ad un sistema logistico adeguato e con una pubblica amministrazione a servizio di entrambi.

    Ancora oggi in Italia l’idea di realizzare le infrastrutture per diminuire i tempi del mercato e così consentire l’ingresso dei nostri prodotti nei mercati integrati viene intesa come un favore al settore privato in antitesi rispetto al trasporto pubblico. Una visione disastrosa la quale unita alle semplicistiche sovrapposizioni al concetto di produttività complessiva, la sola compressione del C.L.U.P., inesorabilmente ci destinano al declino economico e culturale.

  • Chiuso da due mesi lo zoo spagnolo Prudencio Navarro ma gli animali sono ancora al suo interno…

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Remo Sabatini apparso sul quotidiano Leggo il 3 aprile 2019

     Lo Zoo Prudencio Navarro ha chiuso da due mesi ma gli animali sono ancora lì. Il parco zoologico di Ayamonte, cittadina spagnola a nord di Cadice, a due passi dal confine con il Portogallo e dalle fredde acque dell’Atlantico, era stata chiusa per motivi legati ad alcune morti di animali cui erano seguite le proteste di diverse associazioni animaliste. Al momento, non è dato sapere con certezza se, quelle morti, fossero legate alla situazione dello zoo che, dal punto di vista economico, stando alle ricostruzioni di questi giorni, non navigava in buone acque già da tempo.
    Fatto sta che oggi, dopo due mesi dalla chiusura, diversi animali sono rimasti lì. Orsi, tigri, leoni, babbuini, cervi, sono ancora dentro quelle gabbie. Soli e abbandonati, nutriti per quello che si può, quegli animali sembrano cominciare a soffrire gravemente di quella nuova e incredibile condizione cui sono costretti. Per non parlare, come hanno comunicato gli attivisti di Proyecto Gran Simio, l’organizzazione non governativa di Alicante che ha denunciato lo stato di abbandono degli animali, delle pozze d’acqua, ormai stagnante, fonte di proliferazione di malattie pericolose. Tutti fattori che, insieme all’apatia, potrebbero arrivare ad uccidere gli animali ancora detenuti.

    D’altronde, anche le immagini, riprese a favore della causa dell’organizzazione da Pedro Pozas Terrados, parlano chiaro. Molti di loro, trascorrono le loro interminabili giornate, stesi al sole. Quasi che fossero incapaci di muoversi, rimangono lì, immobili. Un attesa che sembra infinita. Aspettando qualcuno che sembra non arrivare mai.

  • Addestrati a correre e uccisi quando non occorrono più: il triste destini dei cani Calgos in Spagna

    E’ allarme in Spagna per la situazione dei cani calgos. Considerati ‘cani da lavoro’ e non animali domestici sono utilizzati come oggetti di reddito e quando non servono più per mansioni per le quali sono stati allevati vengono massacrati e abbandonati. I galgos possono raggiungere velocità molto alte e per questo sono adoperati per le gare di corsa e per la cacci a vista, mansione, quest’ultima, per la quale sono nutriti poco affinché diventino particolarmente aggressivi. Si calcola che la loro vita si aggiri attorno ai 3/5 anni. La situazione per i calgos diventa drammatica a febbraio, cioè quando la stagione della caccia volge al termine e quindi, non più utili, si realizza il loro tragico destino. Poco accuditi e curati sin dalla nascita vengono tenute in vita solo dal pane e dall’acqua. Sono costantemente addestrati, ma in modo esagerato, in modo pericoloso, per spingerli a correre a velocità estrema e, così facendo, sono spesso legati dietro una macchina da corsa o su un tapis rulant! Pur a conoscenza della tragica situazione il governo fa molto poco perché molti suoi membri sono cacciatori. In un paese che ha quasi 17 mila galgueros confederati (allevatori ufficiali) e dove non c’è alcun tipo di registrazione sulle loro nascite e morti, i galgos sono purtroppo lasciati al loro orribile destino. L’allevamento di Galgos è illegittimo in quanto non vi è alcun controllo e vengono uccisi numerosi cuccioli considerati di razza inadatta o non pura. Un singolo galguero può possedere fino a 10 cani, la maggior parte senza un tatuaggio o un microchip, segni particolari di identificazione sono i tagli alle orecchie, usando le forbici e senza anestesia. Vivono in condizioni igieniche precarie, sono scheletrici perché malnutriti e sebbene in Spagna ci siano delle leggi contro i maltrattamenti di animali non di rado si vedono per strada calgos ai quali sono state spezzate le zampe o addirittura appesi agli alberi a testa in giù. In Europa ci sono numerose associazioni che hanno recuperato e riabilitato cani calgos che per natura non sono aggressivi, una volta infatti riavvicinati alla ‘normale’ vita da cani vengono usati per la pet therapy, soprattutto per curare bambini affetti da autismo.

  • Italia e Spagna maggiori beneficiarie del sostegno della Bce a banche, imprese e famiglie

    Insieme alla Spagna, l’Italia è la maggior beneficiaria del programma Tltro (Targeted longer-term refinancing operations) con cui la Bce guidata da Mario Draghi in questi anni ha aumentato la disponibilità di liquidità per le banche (tramite prestiti alle banche di durata quadriennale a tassi favorevoli, condizionati però alla successiva erogazione di finanziamenti a famiglie e imprese da parte delle banche stesse).

    Al momento la Banca centrale europea ha portato a termine due programmi Tltro, il primo lanciato il 5 giugno 2014 e il secondo avviato il 16 marzo 2016: nella sostanza con tali prestiti la Bce ha offerto liquidità alle banche applicando un tasso corrispondente a -0,4%.

    Dalle elaborazioni di Jefferies International su dati Bce riportate dal Sole 24 Ore risulta che le banche italiane sono quelle che, in rapporto agli asset, hanno fatto maggior ricorso al sostegno di Francoforte. Sommando i prestiti settimanali al tasso di rifinanziamento principale (Mro, Main refinancing operations, che è a pari a 0) a quelli Tltro (al tasso negativo di -0,4%) le banche italiane hanno ottenuto 243 miliardi di euro, che corrispondono al 6,5% del totale degli asset (3.744 miliardi). Dietro l’Italia, la Spagna (6,4%), seguita dal Portogallo (4,8%),  Grecia (4,1%), mentre in fondo troviamo  Francia (1,7%) e Germania (1,1%).

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