Stampa

  • Le condizioni favorevoli ad una riedizione degli Anni di Piombo

    L’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa rappresenta la conferma di un clima sempre più pesante che si respira nel Paese e comunque anche nel continente europeo, ma, sia chiaro, non per la prima volta.

    Al di là della gravità del gesto in quanto tale, sono le reazioni dei principali organi istituzionali come delle più diverse compagini politiche ad indicare il livello preoccupante di pericolo per la stessa sopravvivenza delle istituzioni democratiche.

    Innanzitutto, non si può escludere fin d’ora, che dopo l’attacco alla redazione attuato da queste frange violente, che non rappresentano ovviamente l’intera massa dei contestatori,  si possa assistere ad  una successiva escalation che porti  direttamente ad un attacco fisico nei confronti dei singoli giornalisti, esattamente come in passato avvenne per Casalegno, Tobagi, Tinelli e Montanelli, in quanto, oggi come cinquant’anni addietro, non si considerano i giornalisti come un patrimonio culturale di un paese ma semplicemente come una leva intellettuale finalizzata alla conferma di un’idea o di una visione politica (*).

    In questo contesto va decisamente interpretata l’affermazione quasi giustificava di questo assalto, inteso come un “avvertimento nei confronti dei giornalisti” unito ad una generica e blanda condanna dell’intera sinistra. Quest’ultima si conferma molto più tiepida nei confronti dell’attacco alla libera stampa torinese rispetto alla energica condanna avvenuta in occasione dell’assalto della sede della CGIL da parte di forze dell’estrema destra.

    Si percepisce, quindi, una analogia con l’atteggiamento bonario e comprensivo nei confronti dei terroristi dell’estrema sinistra ed una parte del PCI assieme a molti ambienti dell’estrema sinistra accademica (“compagni che sbagliano”) riscontrabile specialmente nel primo periodo degli anni di piombo.

    A questo tepore intellettuale che avvolge le frange più estreme della contestazione giovanile a favore della Palestina (ProPal) e contemporaneamente avversa al governo in carica (in questo molto simile all’Autonomia operaia degli anni ’70), corrisponde da parte dell’intero governo Meloni una imbarazzante sottovalutazione  delle tensioni  sociali che  tre anni di flessioni della produzione industriale (addirittura 25 consecutive) stanno creando in termini di crisi economica e perdita di posti di lavoro.

    Molto probabilmente ancora oggi buona parte della assolutamente inadeguata “intelligentia economica governativa” si dimostra convinta che gli effetti devastanti delle innumerevoli flessioni della produzione industriale siano stati compensati da un risibile aumento dei contratti nel settore turistico.

    Viceversa, la realtà oggettiva conferma come solo tra Veneto e Friuli (il mitico Nordest) siano oltre 70 i tavoli di crisi nel settore metalmeccanico ai quali vanno aggiunti i 450 posti di lavoro persi nel settore della occhialeria della provincia di Belluno, per non parlare della disastrosa situazione del settore Automotive che coinvolge l’intero mondo industriale del nord Italia con aumenti della cassa integrazione di oltre il 100%.

    In altre parole, la nefasta combinazione tra sottovalutazione di una parte della sinistra di una possibile declinazione eversiva e terroristica dei movimenti più estremisti tra quelli scesi in piazza e la ingiustificabile incapacità di una valutazione obiettiva delle disastrose politiche del governo Meloni stanno creando le condizioni favorevoli ad una nuova stagione degli Anni di Piombo.

    Non comprendere i potenziali pericoli generati dalle tensioni legata ad una situazione economica e sociale esplosiva certifica ancora una volta il senso di assoluta adeguatezza che avvolge nella sua articolata eterogeneità maggioranza ed opposizione.

    (*) Un dubbio che comunque dovrebbe assalire l’intera categoria in rapporto alle scelte ideologiche dimostrate

  • Dichiarazione congiunta della Vicepresidente esecutiva Virkkunen, dell’Alta rappresentante Kallas e del Commissario McGrath in occasione della Giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti

    Una stampa libera è il cuore della democrazia. La nostra società ha bisogno di giornalisti che gettino luce sulle ingiustizie e facciano sì che chi è al potere debba rispondere delle proprie azioni. Eppure in tutto il mondo troppi giornalisti continuano a venire uccisi, torturati, molestati, detenuti e costretti all’esilio.

    La Federazione internazionale dei giornalisti ha pubblicato un comunicato dal quale emerge in che misura nel 2025 la ricerca della verità sia stata fatale in molte parti del mondo.

    Il diritto internazionale umanitario parla chiaro: i giornalisti sono civili e come tali devono essere sempre protetti. Ogni attacco contro di loro deve essere oggetto di indagini tempestive, indipendenti ed efficaci. Tutti gli autori dei reati devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni.

    L’UE sostiene il giornalismo indipendente in tutto il mondo e protegge le persone a rischio. Inoltre, si è attivata per fronteggiare le crescenti minacce nel settore digitale, dove i giornalisti sono sempre più esposti a molestie coordinate, sorveglianza illecita e campagne concepite per screditarli o intimidirli.

    Dal 2015, attraverso il meccanismo ProtectDefender.EU, l’UE ha fornito sostegno diretto a quasi 13 000 giornalisti a rischio in tutto il mondo, di cui 943 solo tra settembre 2024 e agosto 2025. Due nuovi progetti finanziati dall’UE, per un valore complessivo di 20 milioni di €, stanno ora rafforzando i media indipendenti in oltre 40 paesi, con particolare attenzione alle giornaliste che riferiscono su gruppi minoritari o settori con scarsa copertura mediatica.

    All’interno dell’Unione, la promozione del pluralismo e della libertà dei media è stata al centro degli sforzi dell’UE volti a rafforzare la democrazia e lo Stato di diritto. Il regolamento europeo sulla libertà dei media ha introdotto solide garanzie per i media e i giornalisti, assicurando che possano svolgere il loro lavoro senza pressioni indebite. La Commissione europea continua a monitorare gli sviluppi relativi alla libertà e al pluralismo dei media, anche per quanto riguarda la sicurezza e la protezione dei giornalisti in tutti gli Stati membri dell’UE e in alcuni paesi dell’allargamento, attraverso le relazioni annuali sullo Stato di diritto. Inoltre, l’UE sostiene un meccanismo di risposta rapida a livello europeo per monitorare e sostenere la libertà dei media e la sicurezza dei giornalisti, attualmente attuato da MFRR.eu.

    Il lavoro dei giornalisti consente alle società di vedere chiaramente – e di agire. In occasione di questa Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, invitiamo tutti gli Stati a rispettare i loro obblighi: proteggere i giornalisti e garantire l’assunzione di responsabilità.

  • La gravità delle cose: la pagliuzza e la trave

    Ci sono cose gravi che accadono ogni giorno, anzi gravissime, ed alle quali è data pochissima importanza, o sono semi ignorate, altre che diventano più gravi per l’impulso mediatico e partitico che le stigmatizza e da loro risonanza.

    Ci sono cose gravissime delle quali non si va a fondo per capire il perché accadono, per cercare di impedire che si ripetano.

    È gravissimo quanto accade, da ormai quattro anni in Ucraina, senza che certi benpensanti, paladini della libertà e del diritto, dedichino un po’ del loro tempo per radunarsi in piazza e marciare contro la vigliacca e barbara guerra di Putin, quegli stessi che, in gran parte pacificamente ma insieme a violenti facinorosi, hanno marciato per Gaza.

    E’ gravissimo che anche i morti contino meno se sono uccisi da Putin, al quale ancora troppa parte dell’occidente strizza l’occhio ed una parte ne ha preso o continua a prendere soldi.

    È gravissimo che durante i tanti cortei pro Pal si siano fatti molti danni ad infrastrutture pubbliche e private e ferito centinaia di poliziotti e carabinieri senza che vi sia stata una vera e ferma condanna degli organizzatori dei cortei, l’allontanamento dei delinquenti, un impegno alla vigilanza ed al controllo, un abbassamento dei toni della politica partitica di gran parte della sinistra e di Landini.

    È particolarmente grave non siano state riportate dalla stampa, con sufficiente clamore e perseveranza, le informazioni sull’iter giudiziale, se mai c’è, di coloro che in più occasioni, in quei cortei, hanno inneggiato ad Hamas, festeggiato la strage del 7 ottobre, ribadito che gli ebrei devono morire. Grave per il futuro di tutti noi, non solo degli ebrei, grave perché quelle persone sono delinquenti abituali o incoscienti succubi di altri violenti e perciò potenziali futuri delinquenti, grave anche perché, se non saranno adeguatamente puniti, si sentiranno legittimati a continuare sulla stessa strada di odio e violenza.

    Grave, molto grave che in una sede giovanile di Fratelli d’Italia, il 28 ottobre, tre, quattro ragazzi abbiano cantato inni del ventennio fascista, grave perché dimostra che in gran parte quei ragazzi non conoscono la storia recente né hanno tenuto conto del danno che, facendo quella che per loro era una bravata, procuravano alla parte politica rappresentata in quella piccola sede e della quale, probabilmente, conoscono ben poco.

    Altrettanto grave che a un episodio, svoltosi al chiuso, in pochi metri quadri, per responsabilità di alcuni ragazzi, sia stata data, a livello nazionale, sui media, più risonanza di quanto dato invece alle centinaia che, in più occasioni, hanno sfilato lanciando oggetti contundenti, incendiando e devastando vari luoghi, ferito le Forze dell’Ordine e, quello che è ancor più importante e pericoloso, inneggiato ad Hamas condividendo i crimini di terroristi organizzati militarmente i quali, dopo aver ucciso e mutilati centinaia di israeliani, hanno tenuto in ostaggio il popolo palestinese facendo subire ai civili distruzione e morte.

    Grave per l’atteggiamento della stampa ma soprattutto per le solite vaneggianti dichiarazioni di quei politici la cui unica ragion d’essere sembra quella di poter individuare un pericolo fascista ad ogni piè sospinto.

    Grave che un mondo di centro sinistra si accanisca, per un fatto importante ma marginale nella realtà italiana, ancora una volta contro il governo invece di verificare seriamente quanti al loro interno, iscritti o simpatizzanti, si siano macchiati di frasi e azioni razziste e antisemite.

    Grave, gravissima la mancanza di cultura, di rispetto degli altri, di capacità di moderato confronto oggettivo che dominano la nostra società, grave che ci sia sempre una doppia verità, una informazione non sempre coerente con la realtà.

    D’altra parte è noto, per chi ha avuto un minimo di insegnamenti e li ricorda, che è sempre più facile vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino che la trave nel nostro.

  • L’attentato a Ranucci conferma la necessità di difendere sempre la libertà di stampa

    La libertà di stampa oltre ad essere un diritto, almeno in uno Stato democratico, è anche uno dei beni più preziosi per ciascuno di noi che, attraverso la stampa libera, viene a conoscenza di tutto quanto realmente avviene nel suo paese e nel mondo.

    I giornalisti d’inchiesta, ormai pochi, devono essere particolarmente apprezzati e protetti perché, attraverso il loro lavoro, si svelano scandali, manovre di associazioni criminali, a volte collusi con organi vitali dello Stato, delitti e violazioni delle leggi.

    A tutti questi giornalisti va il nostro apprezzamento e sostegno invitandoli sempre a tutte le verifiche necessarie per impedire che persone, poi dichiarate innocenti, abbiano gravi danni da notizie diffuse e rivelatesi erronee.

    Il Patto Sociale, che non ha mai usufruito di sovvenzioni o protezioni, crede fermamente che la notizia debba essere data in forma chiara e corretta e non debba mai confondersi con il commento politico, che il giornalista ha diritto di esprimere e del quale si deve assumere la responsabilità

    Andrebbe in ogni caso verificato se non sia fuorviante, a volte pericoloso, riportare nei media, durante le indagini, informazioni non verificate o definitive e commenti che possono, anche inconsapevolmente, esercitare una pressione sugli organismi giudicanti.

    A Ranucci, vittima di un attentato particolarmente grave per le conseguenze che avrebbe potuto avere anche sui suoi familiari, ed ai tanti giornalisti che hanno pagato con la vita il loro impegno per cercare la verità, la nostra vicinanza come testata e come singole persone che tentano di dare il loro contributo all’informazione riaffermando che in nessun modo vanno accettate intimidazioni o ricatti.

  • Seconda edizione del Premio Innovazione Semi dell’Associazione Stampa estera Milano

    L’Associazione Stampa Estera Milano, che affilia i giornalisti e corrispondenti esteri che vivono e lavorano nel Nord Italia, dopo il successo della prima edizione del “Premio Innovazione SEmi”, presenta l’edizione del 2025.

    L’obiettivo del Premio è quello di scoprire e premiare progetti innovativi nel mondo dell’imprenditoria e in altri ambiti che hanno il potenziale di avere un impatto positivo sul territorio nel quale sono inseriti e generare una più ampia trasformazione nel mondo economico e sociale.

    L’innovazione in campo economico riguarda numerosi elementi: dai processi e le tecnologie industriali ed artigianali, alle creazioni nel mondo del design e della moda, a progetti che possono migliorare i servizi e l’organizzazione cittadina, oltre a progetti di ricerca che potranno essere di particolare impatto per la società in generale. Saranno valutati la natura originale dei progetti, le caratteristiche proprie del sistema paese Italia, il potenziale contributo ai processi economici internazionali, il contributo all’avanzamento delle scienze della vita, di cui si stanno creando centri di eccellenza in Italia come anche i settori emergenti in sperimentazione in tutto il mondo.

    Il “Premio Innovazione SEmi” è rivolto alle piccole e medie imprese, alle start-up e alle altre realtà imprenditoriali regolarmente registrate in Italia, con progetti in attuazione di interesse pubblico e dei media internazionali che osservano l’Italia e sono testimoni delle sue eccellenze. Le quattro categorie del premio sono: Design, Manifattura, Scienze della vita, Nuove tecnologie

    Le imprese vincitrici del “Premio Innovazione SEmi” saranno ufficialmente premiate a fine

    Novembre (data da definire) a Palazzo Giureconsulti. Il Comitato di Valutazione è composto dai giornalisti Andrew Spannaus, Sanja Lucic, Cristina Bellon e Susanne Schaller, insieme al Consigliere Delegato Tatjana Dordevic.

    Anche quest’anno partecipano i membri esterni Fiorenza Lipparini, DG di Milano & Partners in rappresentanza di Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi (partner istituzionale dell’iniziativa), Marco Taisch del Politecnico di Milano e Francesco Cavalli di Leftloft, con il sostegno di Fondazione Fiera Milano.

    Il Comitato di valutazione ha scelto di dare due premi fuori categoria, premio sociale e premio civico, per riconoscere progetti che sono stati apprezzati per l’innovazione del loro contenuto.

    Premiare progetti innovativi delle piccole e medie imprese, delle start-up e delle altre realtà imprenditoriali italiane è solo uno degli obiettivi del Premio Innovazione SEmi che dimostra quanto per noi giornalisti esteri sia importante testimoniare e raccontare le eccellenze del Made in Italy“, ha dichiarato Tatjana Dordevic, Consigliere delegato Associazione Stampa Estera Milano.

    Il bando del premio si trova sul sito: https://www.stampaestera.it/premioinnovazione/

    I progetti descritti in massimo 4000 battute spazi inclusi possono essere inviati all’indirizz stampaesterami@gmail.com entro e non oltre il 31 ottobre 2025

  • Nasce la prima Scuola di Giornalismo Internazionale dell’Associazione della Stampa Estera di Milano

    L’Associazione della Stampa Estera di Milano lancia SEmi – Scuola di Giornalismo Internazionale, un percorso pensato per giovani professionisti già in possesso delle basi del mestiere, che desiderano consolidare competenze e relazioni per distinguersi in un settore sempre più competitivo. Il corso, in partenza il 18 ottobre 2025 presso la sede dell’Associazione nel cuore di Milano, si articola in otto moduli interdisciplinari della durata complessiva di otto settimane (ogni sabato, dalle 10 alle 17). A guidare le lezioni saranno giornalisti indipendenti e corrispondenti delle più prestigiose testate internazionali, che offriranno ai partecipanti un’esperienza diretta e concreta del giornalismo globale.

    Il percorso formativo affronterà i seguenti temi: trovare spazio nei media internazionali, Slow Journalism: come costruire una storia, Broadcast Television e Photo Journalism, MOJO – Mobile Journalism, dalla ripresa alla pubblicazione, giornalismo di guerra, Cross-border Investigations, geopolitica raccontata dal giornalista estero. Oltre alle lezioni frontali, il programma prevede workshop pratici, simulazioni ed esercitazioni ispirate al lavoro quotidiano delle redazioni dei principali gruppi editoriali internazionali. Il corso, tenuto gratuitamente dai membri dell’Associazione SEmi, prevede una quota di iscrizione di 50 € e offre competenze pratiche avanzate, una prospettiva globale sulle notizie e l’opportunità di creare una rete professionale con corrispondenti e giornalisti di diversi Paesi.

    Al termine del percorso, verrà inoltre lanciato un bando, in collaborazione con Fondazione Cariplo, per una borsa di studio: la miglior proposta di pitch editoriale, selezionata dalla commissione di docenti, sarà assegnata in occasione della cerimonia di consegna degli attestati a febbraio 2026. «Con la Scuola di Giornalismo Internazionale di SEmi – Associazione Stampa Estera Milano, vogliamo offrire ai giovani giornalisti uno spazio unico per crescere professionalmente e confrontarsi con chi ogni giorno racconta il mondo da Milano a un pubblico globale. È un investimento sul futuro dell’informazione e sulla capacità di guardare oltre i confini», dichiara Tatjana Dordevic, consigliere delegato dell’Associazione della Stampa Estera di Milano.

    Per iscrizioni: www.stampaestera.it/scuolagiornalismo

  • Il regime chiude abusivamente una televisione ‘non gradita’

    Censura e libertà di stampa saranno sempre in lotta fra loro. La censura

    la esige ed esercita il potente, la libertà di stampa la reclama l’inferiore.

    Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 (postumo)

    Due settimane fa l’autore di queste righe informava il nostro lettore di quello che prevedevano sia la Costituzione che il famigerato articolo 55 del Codice penale durante la spietata dittatura comunista in Albania (1945 – 1991). In quel articolo si sanciva che “L’agitazione e la propaganda fascista, antidemocratica, religiosa, guerrafondaia, antisocialista, così come la distribuzione, oppure la conservazione per la distribuzione della letteratura con un contenuto tale [capace] d’indebolire oppure di minare lo Stato della dittatura del proletariato, si condanna con la privazione della libertà da 3 a 10 anni. Le stesse opere, nel caso siano state attuate in tempo di guerra, oppure abbiano causato delle conseguenze estremamente pesanti, si condannano con la privazione della libertà con non meno di 10 anni, o con la morte”.

    Il nostro lettore, due settimane fa, è stato altresì informato che il 25 luglio scorso è stata presentata la bozza del nuovo Codice penale. L’autore di queste righe scriveva per il nostro lettore: “…Tra i tanti emendamenti presentati, alcuni meritano veramente tutta l’attenzione dell’opinione pubblica, delle cancellerie europee e delle istituzioni internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, visto che l’Albania è un Paese candidato all’adesione […]. Si tratta di una “copia” camuffata del sopracitato articolo 55. La nuova proposta prevede condanne fino a 3 anni per la “profanazione” del Presidente, del Parlamento, del Consiglio dei ministri ecc…[…]. Ma tutti sono concordi sul fatto che con questo articolo si cerca di difendere il primo ministro dalle tante, innumerevoli, continue e ben meritate accuse, critiche, ridicolizzazioni e ben altro”. (Ritorno ai metodi censoriali del regime comunista; 5 agosto 2025).

    Solo quindici giorni dopo la sopracitata presentazione della bozza del nuovo Codice penale, un atto abusivo ha attirato l’attenzione pubblica in Albania. Alle ore 7:36 di sabato, 9 agosto scorso, è stato bloccato il segnale di un’importante televisione informativa. Parte integrante di un noto gruppo mediatico, la televisione, costituita nel 2002, è stata la prima rete televisiva in Albania che trasmette ininterrottamente le notizie, sia quelle locali che internazionali. Si tratta, fatti accaduti e documentati alla mano, di un atto abusivo e vendicativo del regime del primo ministro contro un media che non “ubbidiva” più ai suoi ordini.

    Bisogna sottolineare, sempre fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, che alcuni proprietari dei più influenti e diffusi gruppi mediatici in Albania sono anche degli “amici” del primo ministro. E lui, in cambio, valuta questa “amicizia”. Lo ha fatto anche come il presidente del Comitato degli Investimenti Strategici. L’ultima sua “beneficenza” è stata fatta alla dirigente di un noto e potente gruppo mediatico, il 10 aprile scorso. Durante una seduta del Comitato degli Investimenti Strategici lei è stata dichiarata “Investitore strategico” ed ha ottenuto una licenza per costruire in una ambita area della capitale. E come lei, in precedenza, hanno “beneficiato” anche altri proprietari di noti gruppi mediatici.

    Ma simili “amicizie” non durano a lungo, soprattutto se non ci sono più degli “interessi reciproci” da condividere. Lo conferma il caso del proprietario del gruppo mediatico attaccato il 9 agosto scorso. Ovviamente, fatti accaduti e pubblicamente noti alla mano, lui non è uno stinco di santo, anzi! Ragion per cui lui è stato anche “amico” del primo ministro. Lo dicevano i saggi latini: Similes cum similibus congregantur.  Ma il proprietario del gruppo mediatico malauguratamente è stato “amico” anche del sindaco della capitale, in carcere ormai dal 10 febbraio scorso. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito di quell’incarcerazione e delle ragioni per cui è stata voluta, ordinata ed eseguita. Il primo ministro, come ha fatto ormai anche con altri suoi “collaboratori”, lo ha usato e poi lo buttato via come scorza di limone spremuto. L’ingannatrice messinscena del primo ministro è durata solo alcuni giorni dopo l’arresto del sindaco.

    Sembrerebbe però che il proprietario del gruppo mediatico sopracitato avesse continuato l’amicizia ed il supporto, anche mediatico, con il sindaco della capitale, ormai in prigione. Chissà perché?! Le cattive lingue parlano però di interessi comuni legati ad investimenti nel campo dell’edilizia e non solo. Nel frattempo la televisione chiusa abusivamente il 9 agosto scorso, stava trasmettendo delle notizie non gradite al primo ministro. Alcuni giornalisti del gruppo mediatico stavano pubblicando dei fatti e dati che coinvolgevano direttamente il primo ministro e/o alcuni suoi stretti famigliari in alcuni scandali corruttivi ed abusivi milionari. Scandali sui quali le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia hanno steso un velo pietoso, nonostante presso quelle istituzioni siano state depositate, da anni ormai, delle denunce molto dettagliate.

    Dalle prime ore di sabato, 9 agosto scorso, decine di poliziotti hanno circondato i due edifici della televisione, parte del gruppo mediatico abusivamente aggredito. Nel frattempo era stato interrotto anche la fornitura di energia elettrica. Alle ore 7:36 del 9 agosto la televisione non trasmetteva più. Secondo le autorità si tratta di un contenzioso tra il ministero dell’Economia, Cultura ed Innovazione ed il gruppo mediatico, che riguarda i contratti d’affitto e altri atti procedurali. Ma, documenti alla mano, i rappresentanti dei gruppo mediatico dimostrano che il contenzioso riguarda solo uno dei due edifici bloccati da decine di poliziotti armati. I rappresentanti della polizia di Stato non hanno però dimostrato i necessari documenti sui quali si basava quell’operazione. In più sono stati violati anche i limiti di tempo, previsti dalla legge, supponendo che esisteva la pretesa base legale. Ragion per cui diventa normale e naturale pregiudicare la chiusura del segnale della ben nota televisione che trasmetteva, 24 ore su 24, notizie sia dall’Albania che da tutto il mondo.

    Nei giorni succesivi in quegli edifici sequestrati sono entrati, in palese violazione delle procedure legali, anche forze della polizia militare, nonché dei camion che hanno caricato e portato via tutti i documenti, i computer ed altri materiali dei giornalisti della televisione e del gruppo mediatico. Bisogna sottolineare che alcuni di quei giornalisti stavano indagando sugli abusi e gli scandali che coinvolgevano personalmente il primo ministro e alcuni suoi stretti collaboratori e famigliari. Le cattive lingue dicono che questa è anche la ragione del “sequestro” dei due edifici.

    La scorsa settimana è stato reso noto un rapporto del Dipartimento di Stato statunitense in cui si trattava anche la libertà d’espressione. Il capitolo sull’Albania del rapporto era realistico e molto critico. “I giornalisti si sono spesso autocensurati per evitare la violenza…e per mantenere il posto di lavoro ….. Il governo, i partiti politici e i gruppi criminali hanno usato i loro diretti legami con i proprietari dei media e i capi redattori per influenzare i contenuti dei rapporti” affermava il rapporto. In più, subito dopo la chiusura della televisione, hanno subito reagito le associazioni dei giornalisti locali ed internazionali, nonché i media europei. Ragion per cui oggi, 18 agosto è stato ripristinato il segnale televisivo. Chissà perché questo dietrofront del primo ministro?! Si perché nessuno poteva chiudere abusivamente una televisione ‘non gradita” senza il suo ordine.

    Chi scrive queste righe è convinto che quanto è accaduto il 9 agosto scorso con la chiusura del segnale di una nota televisione è un’ulteriore testimonianza del regime in azione. Non dobbiamo dimenticare quanto affermava Goethe: “Censura e libertà di stampa saranno sempre in lotta fra loro. La censura la esige ed esercita il potente, la libertà di stampa la reclama l’inferiore”.

  • Rapporto GB: media russi sanzionati ancora raggiungibili nella UE. Aggirato blocco web

    I siti web dei media russi sanzionati e bloccati nell’Unione europea, dopo le accuse di spargere disinformazione attribuite a Mosca nell’ambito della guerra in Ucraina, risultano nella stragrande maggioranza dei casi ancora accessibili online. È quanto emerge dal rapporto pubblicato dall’Institute for Strategic Dialogue (Isd), un think tank con sede a Londra. “I media statali russi continuano a mantenere una forte presenza online, rappresentando una sfida persistente per le democrazie occidentali”, si legge nello studio. I blocchi introdotti dai fornitori di servizi Internet – dopo quanto stabilito dall’Ue nel 2022 – sono quindi “in gran parte inefficaci”.
    Le sanzioni di Bruxelles hanno colpito in particolare l’emittente RT, precedentemente nota come Russia Today, e i siti Sputnik, nonché altri media controllati da Mosca e accusati di condurre una “guerra dell’informazione”. Nel 76% dei test condotti su sei Paesi, Italia inclusa, i provider non sono riusciti a bloccare l’accesso degli utenti ai siti nella lista nera dell’Ue. Il rapporto ha anche criticato la Commissione europea per la sua “incapacità” nel mantenere un “elenco definitivo” degli indirizzi web associati ai diversi media, tale da permettere ai fornitori di servizi online di operare in modo efficace. (Fonte Rai News.it)

  • Finanziamenti per un importo di 7,4 milioni di euro a sostegno dell’informazione indipendente dei media sugli affari europei

    La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare proposte, destinando 7,4 milioni di euro a sostegno dell’informazione indipendente sugli affari dell’UE nelle redazioni a livello di Unione.

    Poiché la necessità di un dibattito sulla sfera pubblica europea rimane urgente, l’invito sostiene i media che desiderano informare collettivamente sugli affari europei e dare ai cittadini d’Europa una prospettiva transfrontaliera sugli eventi in corso.

    I finanziamenti saranno concessi per 2-4 progetti, che saranno avviati all’inizio del 2026 per un periodo di 24 mesi e riguarderanno l’elaborazione e la gestione delle notizie e la programmazione fattuale. Il termine per presentare candidatura è il 29 settembre.

    Si tratta del secondo invito a sostegno dei poli di media, dopo l’avvio positivo nel 2022 e lo sviluppo di tre progetti mediatici. Questo invito a presentare proposte rientra tra le azioni multimedia, che finanziano la produzione e la distribuzione di informazioni, notizie e programmi dell’UE per i cittadini da una prospettiva europea.

  • Al via la seconda edizione del premio innovazione SEmi dell’Associazione Stampa Estera Milano

    L’Associazione Stampa Estera Milano, che riunisce i corrispondenti esteri che vivono e lavorano nel Nord Italia, ha presenta la seconda edizione del Premio Innovazione SEmi rivolto alle piccole e medie imprese e alle start-up con progetti in attuazione di interesse pubblico e dei media internazionali che osservano l’Italia e sono testimoni delle sue eccellenze.

    L’obiettivo del Premio Innovazione SEmi è quello di scoprire e premiare progetti innovativi nel mondo dell’imprenditoria e in altri ambiti che hanno il potenziale di avere un impatto positivo sul territorio nel quale sono inseriti e generare una più ampia trasformazione nel mondo economico e sociale. L’innovazione in campo economico riguarda numerosi elementi: dai processi e le tecnologie industriali ed artigianali, alle creazioni nel mondo del design e della moda, a progetti che possono migliorare i servizi e l’organizzazione cittadina, oltre a progetti di ricerca che potranno essere di particolare impatto per la società in generale. Saranno valutati la natura originale dei progetti, le caratteristiche proprie del sistema paese Italia, il potenziale contributo ai processi economici internazionali, il contributo all’avanzamento delle scienze della vita, di cui si stanno creando centri di eccellenza in Italia come anche i settori emergenti in sperimentazione in tutto il mondo.

    Le quattro categorie del Premio sono: Design Manifattura Scienze della vita Nuove tecnologie Il bando del premio si trova sul sito https://www.stampaestera.it/premioinnovazione. I progetti descritti in massimo 4000 battute spazi inclusi possono essere inviati all’indirizzo stampaesterami@gmail.com entro e non oltre il 15 ottobre 2025. Le imprese vincitrici del “Premio Innovazione SEmi” saranno ufficialmente premiate nel mese di novembre a Palazzo Giureconsulti.

    Premiare progetti innovativi delle piccole e medie imprese, delle start-up e delle altre realtà imprenditoriali italiane è solo uno degli obiettivi del Premio Innovazione SEmi che dimostra quanto per noi giornalisti esteri sia importante testimoniare e raccontare le eccellenze del Made in Italy“, ha dichiarato Tatjana Dordevic, Consigliere delegato Associazione Stampa Estera Milano.

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