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  • Giornata mondiale della libertà di stampa: l’UE chiede maggiori azioni in sostegno della libertà e indipendenza dei media

    In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, che si celebra il 3 maggio, la Commissione ribadisce il suo impegno a sostenere e difendere la libertà e il pluralismo dei media, nell’UE e nel resto del mondo. I giornalisti devono essere in grado di lavorare liberamente e in modo indipendente: questo diritto è al centro del sistema di valori e della democrazia nell’UE.

    Negli ultimi anni si sono registrati sempre più attacchi nei confronti di giornalisti. Per questo la Commissione europea ha adottato una serie di misure concrete e ha fatto della protezione dei giornalisti uno degli elementi chiave della nostra legislazione in materia di media, con alcune norme che entreranno in vigore sin dalla prossima settimana.

    Lunedì 6 maggio, infatti, entrano in vigore le nuove norme contro le azioni legali abusive contro i giornalisti e i difensori dei diritti umani (“azioni bavaglio” o SLAPP), che forniranno ai giornalisti e ai difensori dei diritti umani strumenti per contrastare i procedimenti giudiziari abusivi.

    Martedì 7 maggio entra in vigore anche il regolamento europeo sulla libertà dei media, che introdurrà ulteriori garanzie in materia di indipendenza editoriale, pluralismo dei media, trasparenza ed equità e consentirà una migliore cooperazione tra le autorità competenti per i media grazie a un nuovo comitato europeo per i media.

    La Commissione ha inoltre pubblicato uno studio dal quale emergono i tangibili progressi compiuti negli Stati membri dell’UE verso l’attuazione della raccomandazione della Commissione sulla protezione, la sicurezza e l’emancipazione dei giornalisti.

  • Giornalista ai domiciliari in Russia per aver diffuso notizie sulla strage di Bucha

    Un tribunale russo, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa “Ria Novosti”, ha ordinato che il giornalista dell’edizione russa di Forbes, Sergej Mingazov, sia messo agli arresti domiciliari. Il suo avvocato, Konstantin Bubon, ha reso noto sulla propria pagina Facebook che Mingazov è stato arrestato a Khabarovsk con l’accusa di aver diffuso false informazioni sull’esercito russ: il giornalista aveva pubblicato sul suo canale Telegram notizie circa gli eventi nella città ucraina di Bucha, dove la popolazione fu trovata sterminata poco dopo l’inizio delle ostilità russe in Ucraina.

    Oltre a scrivere per “Forbes”, infatti, Mingazov ha gestito in passato un canale Telegram, “Khabarovskaja Mingazeta”, dedicato agli eventi che riguardano la regione di Khabarovsk e l’Estremo Oriente della Russia. E proprio attraverso questo canale Mingazov avrebbe “ripostato”, secondo le accuse, dei messaggi presi da altre fonti che accusano l’esercito russo di aver ucciso dei civili a Bucha.

    Nel 2022, Mingazov aveva rilanciato dei messaggi pubblicati su altri canali Telegram che accusavano la Russia di aver commesso un massacro a Bucha. Bubon ha precisato ieri che le autorità hanno perquisito l’abitazione di Mingazov, confiscando telefonini e computer di tutti i membri della sua famiglia.

    Procedendo all’arresto le autorità hanno anche perquisito l’abitazione di Mingazov, confiscando telefonini e computer di tutti i membri della sua famiglia.

  • La Commissione apre il programma di formazione sulla politica di coesione per studenti di giornalismo e giovani giornalisti

    La Commissione ha aperto il periodo di candidatura per l’8a edizione di Youth4Regions, il programma che offre a studenti di giornalismo e giovani giornalisti una settimana a Bruxelles, nell’ottobre 2024, durante la quale i candidati selezionati seguiranno corsi di formazione, lavoreranno fianco a fianco con giornalisti esperti e visiteranno le istituzioni dell’UE e le organizzazioni operanti nel settore dei media.

    Le candidature, riguardanti tre categorie (generale, fotogiornalismo e video giornalismo), possono provenire dagli Stati membri dell’UE, dai paesi vicini e dai paesi in via di adesione.

    I vincitori parteciperanno inoltre al concorso per il prestigioso premio Megalizzi-Niedzielski, dedicato al riconoscimento dell’eccellenza del lavoro svolto da giovani giornalisti, che verrà assegnato il 9 ottobre 2024.

    Youth4Regions è l’iniziativa faro della Commissione volta a promuovere la crescita degli studenti di giornalismo e dei giovani giornalisti, offrendo loro un’esposizione diretta all’UE. Dal suo avvio nel 2017, il programma è stato completato da più di 210 persone provenienti da tutta Europa, che hanno potuto così accedere a esperienze e conoscenze preziose.

    Il modulo di candidatura e le condizioni di partecipazione sono disponibili nella pagina web del programma. Il periodo per la presentazione delle candidature termina l’8 luglio 2024. La Commissione sosterrà tutti i costi del programma per i partecipanti.

  • Una decisione che viola i diritti dei giornalisti indipendenti

    Dove c’è un tribunale c’è iniquità.

    Lev Tolstoj

    Il Consiglio d’Europa è stato costituito a Londra, il 5 maggio 1949. I dieci Paesi che lo hanno fondato dovevano impegnarsi a non avere più conflitti armati in Europa ed evitare, perciò, tutte le atrocità vissute e sofferte durante la Seconda guerra mondiale, finita soltanto quattro anni prima. Nel documento base del Consiglio d’Europa si sancivano anche gli obiettivi da raggiungere. I Paesi firmatari si dovevano impegnare a promuovere e difendere i principi della democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale dei Paesi europei, nonché risolvere i diversi problemi sociali nei Paesi membri del Consiglio d’Europa. Obiettivi che ormai devono rispettare non più dieci, bensì quarantasei Paesi aderenti.

    Era il 4 novembre 1950 quando a Roma è stata approvata la Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, nota come la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Si trattava di una Convenzione basata su quanto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Una Convenzione che entrò in vigore il 3 settembre 1953 per gli Stati aderenti al Consiglio d’Europa e che tale rimane anche attualmente per tutti i Paesi membri. In seguito, nel 1959, si costituì la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, ideata come un organo internazionale giurisdizionale, il cui principale obbligo istituzionale era ed è quello di garantire quanto si stabilisce nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In più la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo, garantisce a tutti i cittadini dei Paesi membri del Consiglio d’Europa il diritto di rivolgersi alla Corte. Riconosce perciò il diritto e fare ricorso per risolvere ogni contenzioso con le istituzioni del Paese di appartenenza, dopo avere esaurito lì tutto il percorso giuridico e quando il cittadino non è convinto di aver avuto una giusta giustizia.

    L’articolo 10, comma 1, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce: “Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. …”. Mentre il 16 settembre 2022 la Commissione europea ha adottato un documento noto come European Media Freedom Act (Legge europea sulla libertà dei media; n.d.a.). L’articolo 4, comma 3, di questa legge sancisce: “Gli Stati membri non possono sanzionare, intercettare, sottoporre a sorveglianza, perquisizione o sequestro, media professionisti, i loro dipendenti o i loro familiari, perché si rifiutano di rivelare informazioni sulle loro fonti, a meno che ciò non sia giustificato da un’esigenza di interesse pubblico”.

    L’Albania è diventato un Paese membro del Consiglio d’Europa dal 13 luglio 1995. Come tale ha assunto anche l’obbligo di rispettare quanto è stato sancito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, compreso il suo articolo 10, comma 1. Perciò, tutte le istituzioni albanesi, sia quelle statali e governative, sia anche le istituzioni del sistema della giustizia, sono obbligate a rispettare quanto sancito in quell’articolo. E cioè sono obbligate a rispettare il diritto di un giornalista a non rivelare la fonte delle sue informazioni. Ma una decisione della Corte Suprema del 20 febbraio scorso ha violato questo diritto ad un giornalista investigativo che stava indagando sulle attività di un’organizzazione della criminalità organizzata e il coinvolgimento di alcuni alti funzionari istituzionali e rappresentanti politici dell’unico partito al governo. Era il 13 dicembre 2023 quando il giornalista è stato fermato, in piena violazione della legge, dai funzionari della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata, un “vanto” del sistema “riformato” della giustizia in Albania. Una Struttura che però e purtroppo, dati accaduti e che stanno accadendo alla mano, risulta non rispettare i propri obblighi previsti dalla legge, ma ubbidire agli ordini che arrivano dai massimi livelli governativi e politici. Il nostro lettore è stato spesso informato delle violazioni della Costituzione e delle legge in vigore da parte di questa Struttura. Al giornalista fermato hanno sequestrato i telefoni, i computer ed hanno chiesto di rivelare le fonti delle sue informazioni legate all’organizzazione della criminalità organizzata e ad alcuni alcuni alti funzionari istituzionali e politici sui quali lui stava indagando. Il giornalista ed i suoi legali si sono rivolti al tribunale di primo grado della capitale, ma il tribunale ha dato ragione all’operato della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata. La stessa decisione è stata presa in seguito anche dalla Corte d’Appello.

    Dopo quelle decisioni sono state immediate le reazioni delle organizzazioni locali ed internazionali dei giornalisti, come Reporters sans Frontières (Reporter senza Frontiere) e la Federazione europea dei giornalisti. Ma sono valse a niente tutte queste reazioni. Il 20 febbraio scorso la Corte Suprema ha convalidato le decisioni del tribunale della capitale e quella della Corte d’Appello. Ma quello che risulta veramente “strano” nella decisione della Corte Suprema è proprio il fatto che quella decisione contrasta palesemente con un’altra decisione presa dalla stessa Corte più di due anni fa. E guarda caso, tre dei cinque giudici erano gli stessi che hanno deliberato diversamente quando si stava giudicando il caso di due giornalisti e dei materiali sequestrati al loro media dai funzionari della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata! L’autore di queste righe informava il nostro lettore allora che “…i due giornalisti si sono rivolti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Con una sua immediata delibera del 22 aprile 2021, quella Corte ha considerato la decisione presa dal tribunale albanese non valida ed ha deciso che “Le autorità (del Sistema di giustizia albanese; n.d.a.) devono impedire l’attuazione della delibera […] per il sequestro della strumentazione che serve per la conservazione dei dati e delle informazioni, dei computer o altre strumentazioni elettroniche appartenenti al ricorrente …” (Uso scandaloso di dati personali; 31 gennaio 2022). Dopo quella decisione della Corte europea dei Diritti dell’Uomo c’è stata anche la decisione della Corte Suprema albanese a favore dei due giornalisti. Chissà perché il 20 febbraio scorso la stessa Corte, compresi anche tre dei cinque giudici che hanno deliberato, decisero proprio l’opposto contrario, nonostante i due casi erano simili?!

    Chi scrive queste righe pensa che quella decisione della Corte Suprema albanese viola i diritti dei giornalisti indipendenti e rappresenta un ulteriore e preoccupante testimonianza del controllo del sistema “riformato” della giustizia da parte del potere politico. Chi scrive queste righe è convinto che non ovunque dove c’è un tribunale c’è iniquità, come affermava Lev Tolstoj. Ma quella realtà si verifica purtroppo molto spesso in Albania.

  • La libertà d’informazione, il diritto al pettegolezzo, l’uso del pettegolezzo come arma politica

    Il governo guidato da Giorgia Meloni è in carica da un anno, non tutti i ministeri hanno funzionato all’altezza del premier, non tutti i vari attori hanno sempre indovinato cosa e come dichiarare, qualche personaggio ci ha lasciato, fin dall’inizio, perplessi.

    Nessuno, che non sia di parte, può negare l’inesistenza di contenuti ed la faziosità esasperata dell’opposizione che di fatto si è dimostrata incapace mentre il mondo sindacale ha, in gran parte, aiutato a far aumentare una inutile e pericolosa confusione.

    Giorgia Meloni ha preso iniziative difficili ed importanti che, sul piano internazionale, hanno riportato l’Italia ad avere un ruolo ed un peso e non si è risparmiata fatiche e decisioni, a prescindere dal consenso che ne poteva derivare.

    Nonostante la nostra lunga esperienza rimaniamo colpiti quando un quotidiano nazionale, dell’importanza di Repubblica, dedica, sabato 21 ottobre, le sue prime quattro pagine alle vicende famigliari del premier e solo in sesta pagina si occupa della guerra in Israele.

    Avevamo già assistito al tentativo di linciaggio mediatico ai tempi di Fini, ci illudevamo che l’interesse nazionale, se non la deontologia, avrebbe impedito, durante due guerre che rischiano di estendersi a gran parte del mondo, di accanirsi su pettegolezzi ed illazioni, la notizia andava data negli spazi che meritava, una vicenda strettamente personale e sicuramente dolorosa per chi la viveva.

    Non crediamo ci sia bisogno di commentare ulteriormente, i fatti parlano da soli, anche in questi giorni, dimostrando come per troppi valgano più i pettegolezzi, o le vicende personali, rispetto alla cosa pubblica e all’immagine dell’Italia.

    Al Presidente Meloni la solidarietà del Patto Sociale e mia personale.

  • Bruxelles annuncia i vincitori dei premi Lorenzo Natali e Megalizzi-Niedzielski per aspiranti giornalisti

    La Commissione ha annunciato i tre vincitori del premio Megalizzi-Niedzielski per aspiranti giornalisti 2023: Antonina Lozova dalla Bulgaria, Sara Fačko dalla Croazia e Olena Martyniuk dall’Ucraina. La Commissione ha assegnato il premio ad Antonina, Sara e Olena per il loro profondo attaccamento all’UE e ai suoi valori, la loro dedizione al giornalismo di qualità e il loro talento giornalistico a tutto tondo.

    Il premio Megalizzi-Niedzielski per aspiranti giornalisti, nato nel 2019, rende omaggio alla memoria di Antonio Megalizzi e Bartek Piotr Orent-Niedzielski, due giovani giornalisti europei profondamenti attaccati ai valori dell’UE, che hanno tragicamente perso la vita in seguito a un attentato terroristico a Strasburgo nel 2018. Dal 2019 si sono aggiudicati il premio 11 giovani giornalisti europei.

    Il 7º invito a presentare proposte, che dispone di una dotazione complessiva di 7 milioni di €, è stato annunciato dalla Commissaria Ferreira durante la cerimonia di premiazione a sostegno delle attività di comunicazione destinate a informare sulla politica di coesione e sui suoi effetti positivi sulla vita dei cittadini dell’UE. La Commissione ha finora erogato 35 milioni di € di finanziamenti a oltre 150 organizzazioni dei media, le cui attività di comunicazione hanno raggiunto milioni di persone grazie alla stampa tradizionale, alla televisione, alla radio, a eventi e a piattaforme online. È possibile candidarsi fino alle ore 17:00 del 9 gennaio 2024.

    Ed in occasione di una cerimonia ospitata presso la biblioteca Solvay di Bruxelles sono stati annunciati i vincitori dell’edizione di quest’anno del premio giornalistico Lorenzo Natali, rilasciato dalla Commissione europea. Il Premio internazionale, per l’interessante articolo “Así funionan las casas clandestinas de la Dgcim en Caracas“, pubblicato su Armando.info, è andato ai giornalisti Carmen Victoria Inojosa, Claudia Smolansky e ad un terzo il cui nome non può essere divulgato per motivi di sicurezza. Il loro lavoro ha messo in luce la drammatica realtà del Venezuela, dove una persecuzione sistematica colpisce gli oppositori politici e le loro famiglie con allarmante impunità.

    Il Premio Europa è stato vinto dai giornalisti italiani Emanuela Barbiroglio e Stefano Valentino per l’articolo intitolato “La finanza verde “made in Europe” che premia la deforestazione in Indonesia: il caso di Michelin“, pubblicato su VoxEurop. L’articolo verte sui progetti di sviluppo sostenibile e sulla finanza verde, facendo luce sul fatto che iniziative di questo tipo possono talvolta essere ingannevoli. In evidenza è un progetto certificato “ecologico” promosso da Michelin in Indonesia e accusato di aver contribuito alla distruzione di una foresta pluviale e tratto in inganno investitori eco-responsabili.

    Come Migliore giornalista emergente è stata premiata Sofia Savina per il suo lavoro investigativo sulla reputazione dell’esercito russo, in particolare per quanto riguarda gli episodi di omicidio e stupro a Bucha, Kiev e nella regione di Chernihiv. La sua inchiesta incisiva “Not just Bucha. Here’s what happened outside Chernihiv” è stata pubblicata sui media IStories.

    Nel 2023 i vincitori sono stati scelti fra oltre 1.000 contributi provenienti da tutto il mondo. Syed Nazakat, giornalista premiato e fondatore e amministratore delegato di DataLEADS;

    In occasione della cerimonia è stato firmato con tre consorzi leader un accordo quadro di partenariato finanziario (FFPA) per la protezione dei media indipendenti, il quale consentirà una collaborazione strategica con ONG selezionate che in tutto il mondo operano a tutela della libertà e del pluralismo dei media. La durata dell’accordo di partenariato è di quattro anni e l’UE metterà a disposizione fino a 20 milioni di euro sotto forma di sovvenzioni per progetti.

    I tre consorzi sono BBC Media Action, WAN IFRA, Fondation Hirondelle, IFJ, ERIM, Sembramedia, MISA, Samir Kassir Foundation, ARIJ; Internews Europe, Article 19, Fojo Media Institute/Linnaeus University, Thompson Media, Transtele Canal France International; Stichting Free Press Unlimited, RSF, Deutsche Welle, International Media Support.

    L’obiettivo dell’alleanza strategica è aumentare la resilienza dei giornalisti e dei media a rischio, aumentando la loro capacità di reagire e adattarsi adeguatamente agli inevitabili cambiamenti del contesto in cui operano. Si propone inoltre di fornire ai giovani giornalisti che operano in condizioni difficili l’accesso a opportunità di sviluppo professionale e di apprendimento, anche nel settore delle tecnologie digitali.

  • Diritto di cronaca?

    Approfittando dell’estate e riguardando all’anno passato ci sembra il momento di fare qualche considerazione su quel diritto di cronaca che, a nostro avviso, negli ultimi anni è stato stravolto.

    Pensiamo a quegli inviati delle testate televisive che, mettendoti un microfono praticamente in bocca, chiedono, con insistenza degna di miglior causa, di conoscere a tutti i costi il nostro pensiero anche quando non abbiamo nulla da dire o, addirittura, siamo  frastornati per notizie tristi che ci riguardano.

    Il diritto di cronaca va rispettato ma il diritto alla privacy non esiste più?

    Persone che hanno appena perso un congiunto, che sono scampate ad una tragedia, persone che non hanno voglia di comparire sui media, perché nella vita non tutto è spettacolo e non siamo tutti in spasmodica ricerca di quell’apparire che è l’obiettivo  tipico di certi vip, o degli aspiranti tali, sono inseguite fuori da ogni decenza.

    Giornalisti, uomini e donne, che con voce querula ti inseguono fuori dal tribunale, dall’agenzia delle Pompe funebri o sul luogo di un terribile delitto o incidente, che ti fanno domande alle quali, comunque risponderai, sai che la messa in onda sarà tagliata per assecondare quello che è l’obiettivo del servizio: non fare ipotetica luce su chissà quale verità ma fare audience, battere le altre testate per raccontare qualsiasi cosa di più degli altri, a prescindere dai sentimenti delle persone tampinate fino allo spasimo molte volte le domande sono proprio alla ricerca di una risposta scomposta ed irata.

    A questi giornalisti è impossibile sfuggire, ti aspettano, ti trovano, ti inseguono, forse solo un velocista riuscirebbe a sottrarsi alla loro, querula, invadente insistenza.

    Questo è giornalismo, inchiesta, diritto di cronaca o un vero e proprio mal costume che nessuno ha il coraggio di fermare perché il quarto potere, la stampa, persa gran parte della deontologia che dovrebbe guidare la professione è diventato più mestiere da paparazzi? Comunque la stampa ha un potere immenso che neppure i magistrati possono minare perché i media decretano innocenti e colpevoli, così siamo tutti vittime sacrificali dell’ascolto.

    I processi sono fatti in tv prima che nei tribunali

    Poi, dopo aver ossessionato le persone comuni vittime o testimoni di tragedie l’attenzione si sposta sulla così detta casta nella spasmodica ricerca di qualche oscuro segreto sugli emolumenti degli eletti alla Camera o al Senato.

    Un pericoloso tentativo, spesso riuscito, di far apparire deputati e senatori come nullafacenti  affamatori del popolo.
    Diciamolo francamente quanti di questi giornalisti hanno, con la stessa assiduità e perseveranza, per non dire sfacciataggine, chiesto conto ai tanti AD, di società  pubbliche, partecipate e private, di quanto guadagnano e di quante azioni, delle aziende che dirigono, sono gratificati nel corso della carriera o come buona uscita?

    Nessun dubbio per nessuno che ciascun giocatore di calcio o allenatore si meriti tutto quello che guadagna ma per chi rappresenta, democraticamente eletto, la repubblica solo critiche, contestazioni, insulti?

    Perché i giornalisti non controllano il lavoro dei deputati, le presenze, in aula, in commissione e sul territorio, le votazioni, le proposte di legge, le interrogazioni o interpellanze, perché non denunciare chi eventualmente non svolge a pieno ritmo il proprio lavoro invece che fare, come sempre, di tutt’erbe un fascio?

    Perché cercare sempre e comunque di additare chi rappresenta il potere legislativo come un parassita? Forse qualcuno preferirebbe un sistema nel quale non ci fossero più elezioni e rappresentanti del popolo o un sistema nel quale solo i ricchi potrebbero fare i deputati gratuitamente?

    Si è caduti nel ridicolo ma si rischia di finire nel tragico e più si delegittimano i nostri rappresentanti più si rischiano situazioni come quelle che vediamo in paesi vicini dove la democrazia non esiste.

    Forse l’estate dovrebbe consentirci qualche momento di seria riflessione.

  • L’UE rafforza il sostegno al giornalismo transfrontaliero con 14 milioni di €

    Dodici consorzi di agenzie di informazione hanno ricevuto un sostegno complessivo di 14 milioni di € per progetti transfrontalieri volti a rafforzare il settore dei mezzi di informazione nei prossimi due anni.

    Tra i profili dei dodici consorzi vincitori, distribuiti in tutta l’UE e in altri paesi che partecipano a Europa creativa, vi sono il giornalismo investigativo, i media di comunità, il giornalismo nella lingua dei segni, i podcast e il giornalismo giovanile. Le attività dei progetti finanziati comprenderanno lo sviluppo di norme commerciali ed editoriali comuni, la sperimentazione di nuovi tipi di redazioni e nuovi formati, programmi di formazione e produzioni transfrontaliere. I beneficiari del progetto operano in piena indipendenza editoriale.

    I progetti sono stati selezionati a seguito del secondo invito annuale a presentare proposte per i partenariati per il giornalismo nell’ambito di Europa creativa nel 2022, come parte dell’iniziativa NEWS annunciata nel piano d’azione per i media e l’audiovisivo.

    Ogni anno viene pubblicato un nuovo invito a presentare proposte per partenariati per il giornalismo nell’ambito di questa iniziativa, che mira a promuovere la collaborazione transfrontaliera tra le organizzazioni dei mezzi di informazione in tutta Europa.

    Il primo di questi inviti annuali, pubblicato nel 2021 per un valore di 8 milioni di €, si è chiuso con la selezione di sette progetti. Il terzo e ultimo invito a presentare proposte per i partenariati per il giornalismo, del valore di 10 milioni di €, è stato pubblicato nel dicembre 2022 ed è attualmente in fase di valutazione; i progetti selezionati dovrebbero essere avviati all’inizio del 2024.

  • In attesa di Giustizia: carnevale di Rio

    Accingendomi a commentare alcuni eventi, una premessa è d’obbligo: se un giornalista riceve una notizia ha il dovere di pubblicarla. E se riguarda un personaggio pubblico ancora di più.

    Il problema è che certe notizie non dovrebbero mai essere fatte esfiltrare: nè dagli inquirenti e nemmeno dai vari altri soggetti coinvolti nell’accertamento dei fatti e la violazione di questi obblighi non dovrebbe essere sanzionata alla stregua di un parcheggio abusivo perché l’indagine di per sé intacca l’onorabilità e neppure un’assoluzione contribuisce a diradare completamente le zone d’ombra lasciate dallo schizzo di fango.

    Le indagini per certi reati la cui verifica si basa sulle sole dichiarazioni della parte offesa dovrebbero essere secretate e rimanere tali almeno fino al giudizio di primo grado.

    Emblematico è quanto sta accadendo riguardo alla vicenda della presunta violenza sessuale attribuita ad uno dei figli di Ignazio La Russa: in questo caso è stato l’avvocato che assiste la ragazza a distribuire a piene mani notizie in favor di microfoni ed intervistatori, salvo ritirare la mano subito dopo aver gettato il sasso sostenendo che vi è e vi deve essere un riserbo massimo mentre le indagini sono in corso. Nella stretta osservanza di questa regola del silenzio da monaco benedettino ha preannunciato l’intenzione di citare lo stesso Ignazio La Russa che, con le sue affermazioni, sarebbe diventato testimone contro il suo stesso figlio: se anche così fosse, evidentemente gli sfugge la circostanza che i prossimi congiunti possono avvalersi (loro sì) del diritto al silenzio. Ma tutto quanto fa spettacolo e c’è già chi avanza la richiesta di dimissioni dalla sua carica del Presidente del Senato, bissando quelle invocate per Daniela Garnero meglio nota come Santanchè.

    Quest’ultima, invece, sta passando la sua gogna mediatica (e non solo) grazie al tradizionale impiego, sin dal novembre scorso, della redazione del Corriere della Sera come casella delle lettere della Procura di Milano; il tutto non senza l’abituale confusione (un po’ ignorante e un po’ creata ad hoc ): ha ricevuto l’informazione di garanzia, anzi no, non è iscritta nel registro delle notizie di reato, anzi si e non ultima la bufala più potente secondo la quale sarebbe indagata per bancarotta che come crimine, in effetti, è bruttarello, fa certo “meno fine” del falso in bilancio che evoca una frode fiscale che non scandalizza quasi nessuno piuttosto che l’appropriazione e sperpero di denaro in danno dei creditori, dipendenti inclusi. Peccato che questo reato possa contestarsi solo ad avvenuta dichiarazione di fallimento di una società e non consta che “Visibilia” sia stata dichiarata fallita, anzi stia negoziando un concordato.

    Nessuno dubita che per la sensibilità della carica ricoperta sia stato corretto chiedere che il Ministro del Turismo riferisse nella sua Camera di appartenenza su tali accadimenti. Magari poteva prepararsi un filo meglio nel chiarire certi aspetti tecnici piuttosto che dare ancora più fiato alle trombe di chi sta preparando una mozione di sfiducia. Sarà quale, la sesta, la settima da inizio legislatura? Tutte andate a vuoto. L’opposizione dovrebbe sapere tre cose: che il suo ruolo è proporre alternative all’azione della maggioranza con critica costruttiva, che una richiesta di dimissioni non si fa se non si hanno i numeri (ma se si fa significa che non si hanno idee) ed è un fuor d’opera alimentare questa sorta di Carnevale di Rio ogni volta che – in mancanza d’altro – c’è la possibilità di ricorrere allo sputtanamento dell’avversario invece di dire o fare “qualcosa di sinistra”. Attenzione, poi, ad operazioni “politiche” di bassa macelleria perché il “banco del taglio” è lo stesso che un domani può ospitare chi ama frequentarlo da primattore e non da vittima.

    Per concludere, una nota quasi di buonumore con una carnevalata giudiziaria: la Procura di Genova ha contestato anche il tentato omicidio ad un avvocato che, in base a quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, avrebbe sottratto i soldi all’anziana di cui era amministratore di sostegno e, secondo gli inquirenti, avrebbe pure commissionato ad un’amica maga un rito vudoo con delle candele nere, proprio per sbarazzarsi della signora che accudiva. Un simile reato è definito “impossibile” dallo stesso codice ma secondo il P.M. serve a valutare la personalità.

    Contestazione quanto meno insolita, anche per offrire prova di pericolosità di un soggetto; chiaramente non è punibile avere fatto ricorso a candele e magia nera per intentare un omicidio e però viene da chiedersi, a questo punto, perché non sia indagata anche la fattucchiera.

    Con le carnevalate più o meno divertenti per questa settimana è tutto: la Giustizia può attendere, magari la settimana prossima andrà meglio: ma non è affatto certo.

  • Una corretta informazione

    In Ucraina è morta, dilaniata da un missile russo a Kramatorsk, la scrittrice Victoria Amelina, una voce importante di quella cultura che non si vende e non si arrende ed infatti, dall’inizio della tragica guerra voluta da Putin, Amelina è sempre stata in prima fila a raccontare la verità.

    In Cecenia la giornalista Yelena Milashina di Novaya Gazeta ed il suo avvocato sono stati selvaggiamente picchiati, a lei, oltre alle botte che le hanno rotto le dita e sfondato il cranio, è stata anche rasata la testa e poi è stata cosparsa di vernice.

    Molte sono le voci libere dell’informazione che hanno perso la vita nella guerra voluta dal criminale progetto dello zar russo ed anche in altre zone di conflitto i corrispondenti di guerra hanno pagato un caro prezzo per informare, documentare, non lasciare che tanti crimini rimanessero sotto silenzio.

    A questo giornalismo, a tutte le persone di cultura che hanno dato, con sprezzo del pericolo e sacrificio personale, il loro contributo ad una informazione altrimenti negata il nostro riconoscimento e la nostra riconoscenza.

    In questo drammatico contesto riesce difficile appassionarci ai cambi di testata di alcuni autorevoli rappresentanti dell’informazione Rai e facciamo fatica a comprendere come tante parole, non solo sulla carta stampata, siano dedicate alla scelta di Bianca Berlinguer di firmare un contratto con Mediaset, con la televisione commerciale che tanto spesso è stata denigrata proprio da quella sinistra alla quale la giornalista guarda con simpatia.

    Ognuno ha le sue buone ragioni e le scelte devono essere libere, ciò non toglie che ci sembra più che mai attuale il “tanto rumore per nulla”.

    Vorremmo invece un po’ più di rumore, di critica, di presa di distanza da pericolose affermazioni come quelle di Conte che, proprio mentre in Francia assistiamo a manifestazioni di estrema e pericolosa violenza, parla di “incendio sociale” programmato dal governo. Se poi teniamo conto che solo pochi giorni fa Grillo aveva arringato la folla invitando ad andare in piazza incappucciati è facile capire che la politica del tanto peggio tanto meglio può portare, in un attimo, a situazioni ingestibili.

    Certo invitare a coordinare le parole col cervello sarebbe utile se potessimo presupporre che il cervello non conosceva, neppure in questi casi, le conseguenze delle parole ma non è questa la fattispecie.

    Chi vede la politica come uno strumento per preservare od aumentare il proprio consenso e potere non ha tempo per pensare al bene pubblico così come chi vede nel giornalismo un mestiere come un altro, e non una missione per una corretta ed imparziale informazione, pensa solo a quanto potrà guadagnare in immagine, e non solo.

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