Tecnologia

  • Storie di donne, di scienza e di vita

    Si intitola Storie di Donne, di scienza e di vita, la virtual conference su Zoom che si svolgerà il prossimo 27 ottobre alle ore 18.00. L’evento, promosso da Didael KTS e Gruppo Pragma insieme a Women&Tech® – Associazione Donne e Tecnologie, e moderato dalla giornalista Simona Regina, sarà un vero e proprio confronto con le protagoniste di un percorso di vita che ha incontrato scienza, tecnologia e innovazione.

    Il gender gap in ambito STEAM è una sfida culturale e sociale, per pari opportunità, equità, partecipazione delle donne all’economia e alla società.  Il nostro Paese ha un urgente bisogno di scienza, tecnologia e di donne: occorre favorire questo incontro e potenziarlo ad ogni livello e sui territori.  Luoghi dove ingegno, professionalità ed entusiasmo delle donne possono esprimersi e arricchire di significati l’innovazione, con una prospettiva complementare non sovrapponibile a quella degli uomini.

    Ricercatrici e scienziate provenienti dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e da AREA Science Park di Trieste, in un confronto con due imprenditrici STEAM, si racconteranno nel loro percorso di formazione e di vita che le ha portate al ruolo che oggi ricoprono.

    Protagoniste della serata Camilla Coletti, Principal Investigator, resp. lab. 2D Materials Engineering, Istituto Italiano di Tecnologia – IIT. Coordinatrice del centro IIT di Pisa e dei Graphene Labs, Ottavia Bettucci, Postdoc nel laboratorio Tissue Electronics Lab della sede di Napoli dell’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT, Anna Gregorio, Professore Associato, Dip. di Fisica – Università degli Studi di Trieste, Caterina Petrillo, Presidente di AREA Science Park e Professore Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università degli Studi di Perugia, con le testimonianze di due imprenditrici STEAM: Gianna Martinengo, Founder & CEO di Didael KTS – Presidente Women&Tech® ,Member INAB @STOA e Maria Rita Fiasco, Founder and Chairperson, Gruppo Pragma Srl

    La virtual conference fa parte del programma della edizione della “4 Weeks 4 Inclusion”, il più grande evento interaziendale dedicato all’inclusione che quest’anno dal 22 ottobre al 22 novembre vede oltre 200 imprese, impegnate ogni giorno insieme per promuovere e valorizzare i temi della diversità e dell’inclusione.

    Per iscriversi cliccare cliccare sul link https://4w4i.it/landing-page?returnUrl=%2Fcalendario-eventi

  • In sei anni aumentati i furti di password

    I furti di password sono sempre più frequenti. Lo afferma la società di sicurezza informatica Kaspersky al termine di un’analisi compresa fra gennaio e settembre 2020-21. Come riporta Wall Street Italia, “per infiltrarsi nelle informazioni di accesso i cyber criminali utilizzano particolari malware noti come Trojan-PSW. Le vittime di questi virus, a settembre, sono state 160mila in più rispetto ad aprile, con incremento del 45% in soli sei mesi, ha affermato la società”. A rischiare di più è chi adopera la stessa password, anche se con qualche minima variazione, per accedere ai vari sistemi digitali. Ad aumentare però “non sono solo le vittime degli “stealer” (ossia dei ladri) – si legge ancora su WSI – ma anche i soggetti che hanno subito i tentativi di infezione: nei soli tre mesi che vanno da luglio a settembre la crescita è stata del 30%”.

    Per mettere al riparo le proprie password, Kaspersky suggerisce di: mantenere costantemente aggiornati i software su tutti i propri dispositivi, per impedire ai criminali informatici di infiltrarsi nella rete sfruttando le vulnerabilità; utilizzare password complesse e l’autenticazione a due fattori per accedere ai servizi aziendali e ai propri account; non pubblicare online informazioni personali che potrebbero rivelare la propria identità, come indirizzo, numero di telefono personale, indirizzo email, etc. Prima di condividere qualsiasi contenuto, considerare le possibili conseguenze indesiderate, e non condividere nulla che potrebbe compromettere la propria privacy o quella di qualcun altro.

  • Google to invest $1 billion in Africa over five years

    LAGOS, Oct 6 (Reuters) – Google plans to invest $1 billion in Africa over the next five years to ensure access to fast and cheaper internet and will back startups to support the continent’s digital transformation, it said on Wednesday.

    The unit of U.S. tech company Alphabet Inc (GOOGL.O) made the announcement at a virtual event where it launched an Africa Investment Fund, through which it will invest $50 million in startups, providing them with access to its employees, network and technologies.

    Nitin Gajria, managing director for Google in Africa told Reuters in a virtual interview that the company would among others, target startups focusing on fintech, e-commerce and local language content.

    “We are looking at areas that may have some strategic overlap with Google and where Google could potentially add value in partnering with some of these startups,” Gajria said.

    In collaboration with not-for-profit organisation Kiva, Google will also provide $10 million in low interest loans to help small businesses and entrepreneurs in Ghana, Kenya, Nigeria and South Africa so they can get through the economic hardship created by COVID-19.

    Small businesses in Africa often struggle to get capital because they lack the necessary collateral required by banks in case they default. When credit is available, interest rates are usually too high.

    Google said a programme pioneered last year in Kenya in partnership with Safaricom that allows customers to pay for 4G-enabled phones in instalments would be expanded across the continent with mobile operators such as MTN, Orange and Vodacom.

    Gajria said an undersea cable being built by Google to link Africa and Europe should come into service in the second half of next year and is expected to increase internet speeds by five times and lower data costs by up to 21% in countries like South Africa and Nigeria.

    Reporting by MacDonald Dzirutwe; editing by Jason Neely, Kirsten Donovan

  • Giornata mondiale degli insegnanti: la Commissione lancia uno strumento per aiutare gli insegnanti della scuola primaria e secondaria a utilizzare le tecnologie digitali

    Per celebrare la Giornata mondiale degli insegnanti la Commissione lancia un nuovo strumento online per permettere agli insegnanti di riflettere sul modo in cui utilizzano le tecnologie digitali nelle loro attività didattiche. Sulla base di una serie di domande, lo strumento SELFIEforTEACHERS può aiutarli a valutare le loro competenze digitali e a individuare le aree in cui necessitano di ulteriore formazione e sostegno. Lanciato ufficialmente a Lubiana dalla Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, Mariya Gabriel, e la ministra slovena dell’Istruzione, della scienza e dello sport, Simona Kustec, lo strumento è attualmente disponibile in inglese, francese, tedesco e sloveno. Nelle prossime settimane verranno aggiunte le versioni in tutte le lingue ufficiali dell’UE.

    Tutti gli insegnanti della scuola primaria o secondaria possono registrarsi sulla piattaforma per utilizzare lo strumento. Successivamente sono invitati a rispondere a una serie di domande sul modo in cui utilizzano la tecnologia in 6 diverse aree:

    • insegnamento e apprendimento,
    • individuazione, uso e creazione di risorse digitali,
    • personalizzazione dell’apprendimento e coinvolgimento degli studenti grazie a lezioni incentrate sulla pratica,
    • valutazione e feedback degli studenti,
    • comunicazione e collaborazione con studenti, famiglie e colleghi,
    • sviluppo delle competenze digitali degli studenti.

    In seguito ciascun insegnante riceve una relazione generata automaticamente con i suoi risultati (da “principiante” a “innovatore”) e con suggerimenti per migliorare. L’utilizzo dello strumento può rappresentare un buon primo passo per individuare i punti di forza e le aree in cui sono necessari un ulteriore sviluppo e sostegno professionale. Tutti gli insegnanti che completano un’autoriflessione con SELFIEforTEACHERS possono ricevere un attestato e un badge digitale.

    Gli insegnanti possono utilizzare lo strumento a titolo individuale o in gruppo, ad esempio con altri insegnanti della stessa scuola o della stessa materia nella propria regione o nel proprio paese. Ciò può contribuire alla pianificazione all’interno di una scuola, di una rete di scuole, di un istituto di formazione per insegnanti o di un’autorità locale competente in materia di istruzione.

    Tutte le risposte a SELFIEforTEACHERS sono anonime e non vengono condivisi dati personali. I dati non sono raccolti al fine di classificare o valutare le prestazioni degli insegnanti, ma per consentire loro di capire in che modo possono utilizzare efficacemente le tecnologie nel loro lavoro e promuovere le competenze digitali dei loro studenti.

    La scorsa primavera una versione pilota di SELFIEforTEACHERS è stata testata da oltre 4 000 insegnanti in 5 paesi (Estonia, Irlanda, Italia, Lituania e Portogallo). Il feedback è stato positivo e gli insegnanti hanno riconosciuto il valore e l’utilità dello strumento per il loro lavoro. La Commissione sta lavorando allo sviluppo di risorse e materiali di supporto per gli insegnanti, tra cui la condivisione delle pratiche degli insegnanti che hanno utilizzato lo strumento per il loro apprendimento professionale.

    Finanziato dal programma Erasmus+, SELFIEforTEACHERS è stato sviluppato dalla Commissione in collaborazione con i ministeri dell’Istruzione e con esperti di tutta Europa. SELFIEforTEACHERS si basa sul quadro europeo per la competenza digitale degli educatori, che definisce le varie competenze digitali di cui gli educatori hanno sempre più bisogno. Sono definite 22 competenze articolate in 6 aree e con 6 livelli di padronanza dell’utente, da principiante a pioniere.

    SELFIEforTEACHERS è una delle 13 azioni del piano d’azione per l’istruzione digitale, che mira ad aiutare i sistemi di istruzione in Europa ad adattarsi al cambiamento digitale. Uno degli obiettivi principali del piano d’azione è sostenere l’uso efficace della tecnologia per l’insegnamento e l’apprendimento, e a tal fine è fondamentale aiutare gli educatori a utilizzare le tecnologie nella loro pratica professionale.

    Il nuovo strumento può essere utilizzato in combinazione con lo strumento SELFIE per la pianificazione digitale di tutta la scuola. SELFIE, che dal suo lancio avvenuto 3 anni fa è stato utilizzato da oltre 1,7 milioni di utenti in più di 13 000 scuole situate in 82 paesi, si concentra sulla scuola nel suo complesso. Il nuovo strumento SELFIEforTEACHERS consente invece un’analisi più approfondita delle competenze digitali del personale. I risultati possono essere utilizzati per individuare gli ambiti che necessitano di ulteriore formazione e sostegno e per attribuire loro la priorità.

    Fonte: Commissione europea

  • Al via il mese europeo della cibersicurezza: “Think Before U Click”

    Inizierà il primo ottobre la nona edizione del mese europeo della cibersicurezza, che durerà per tutto il mese all’insegna del motto “Think Before U Click”. Si tratta di una campagna annuale di sensibilizzazione organizzata dalla Commissione, dall’Agenzia dell’Unione europea per la cibersicurezza (ENISA) e da oltre 300 partner negli Stati membri, tra cui autorità locali, governi, università, gruppi di riflessione, ONG e associazioni professionali.

    Quest’anno si svolgeranno in tutta Europa centinaia di attività, quali conferenze, seminari, sessioni di formazione, presentazioni, webinar e campagne online per promuovere la cibersicurezza tra i cittadini e le organizzazioni e per fornire informazioni aggiornate sulla sicurezza online attraverso la sensibilizzazione e la condivisione delle buone pratiche.

    La consapevolezza informatica è uno degli aspetti fondamentali della strategia dell’UE per la cibersicurezza, annunciata a dicembre dello scorso anno. Il materiale di sensibilizzazione è disponibile sul sito web dedicato. E’ possibile seguire la campagna su Twitter @CyberSecMonth con gli hashtag #CyberSecMonth #ThinkB4Uclick, e su Facebook @CyberSecMonthEU.

  • In Australia tre ragazzini dietro il popolare sito di monitoraggio dei dati sul Covid

    Jack, Wesley e Darcy, tre ragazzini tra i 14 e 15 anni, hanno conquistato in Australia una platea di decine di migliaia di follower grazie alla creazione del sito web di monitoraggio del Covid, CovidBaseAU. Il trio di Melbourne ha creato il sito, in modo anonimo, dopo che Jack si arrovellava per cercare di trovare numeri e storia dell’evoluzione del virus.

    I giovani hanno deciso di rivelare le loro identità quando hanno ricevuto la loro prima vaccinazione contro il Covid la scorsa settimana, destando stupore e incredulità tra la popolazione perché ci fossero tre adolescenti dietro il popolare sito.

    Intervistato dalla BBC, Jack si mostrato molto meravigliato e incredulo per la grande attenzione che è stata loro rivolta.

  • La Ue lancia il caricatore unico per i dispositivi mobili

    Consumatori e ambiente ringraziano. Apple no. Più volte sul punto di essere varata negli ultimi anni, la proposta di direttiva presentata dalla Commissione europea di un caricabatteria universale, adatto per tutti gli smartphone, tablet, fotocamere, cuffie, altoparlanti portatili e console per videogiochi, è arrivata. E come prevedibile non è andata giù a Cupertino, dove hanno fatto sapere di non gradire affatto lo standard unico delle porte di ricarica e di considerare la mossa come un potenziale ostacolo all’innovazione.

    Giunto in sala stampa a Bruxelles reduce da una missione di quattro giorni negli Stati Uniti, il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha cercato di evitare le polemiche. La proposta Ue “non è contro qualcuno, Apple o altri”, ha assicurato, sottolineando che si tratta invece di “un passo importante per aumentare la praticità e ridurre gli sprechi”. Sta di fatto che, se il disegno della Commissione sarà approvato da Parlamento Ue e Stati membri, dal 2024 tutti i dispositivi mobili saranno dotati di un’unica porta universale USB-C per permettere la carica con lo stesso cavo indipendentemente dalla marca del prodotto. Uno standard che si scontra con la politica Apple, da sempre proprietaria di una sua tecnologia di ricarica (prima Dock e ora Lightning), che sarebbe costretta ad allinearsi agli altri. Per la società guidata da Tim Cook, una regolamentazione “severa che imponga un solo tipo di connettore” potrebbe “soffocare l’innovazione anziché incoraggiarla”. Da qui l’intenzione di impegnarsi in negoziati con le istituzioni Ue per trovare “una soluzione”. Ma da Bruxelles hanno ribadito che l’industria ha avuto tutto il tempo necessario – circa un decennio – per trovare soluzioni e i protocolli tecnologici della porta di ricarica USB-C sono “già conosciuti”, quindi non dovrebbero creare grossi problemi a nessuno. Non solo: quello dell’innovazione – ha rincarato Breton – è un ritornello che si ripete ogni volta che l’Ue propone un cambiamento che colpisce le Big Tech.

    A guadagnarci sono allora consumatori e ambiente. Gli uni stanchi dei troppi cavi tra cui districarsi ogni giorno e l’altro affaticato dal doverli smaltire. Oltre alla porta comune, Bruxelles prevede l’armonizzazione dei software di ricarica rapida per garantire la stessa velocità di caricamento sui diversi dispositivi. E anche la possibilità di acquistare un nuovo prodotto senza comprare anche il cavo, così da poter utilizzarne uno vecchio. Scelta che Apple ha già introdotto da alcuni anni per i suoi clienti. Tutte misure che stando alle stime di palazzo Berlaymont porteranno ogni anno a un taglio di quasi 1.000 tonnellate di rifiuti elettronici e a un risparmio per i consumatori di 250 milioni di euro su acquisti di caricabatterie non necessari.

  • Gli italiani sono gli europei che utilizzano meno di tutti i social network

    Gli italiani sono ultimi in Europa nell’uso dei social network. A sfatare una percezione che ci vede concentrati a fare selfie e pubblicare post su tutto è Eurostat nel suo “Regional yearbook 2021 edition”. Il dato però non è legato ad un cambiamento culturale bensì principalmente al digital divide e al ritardo nella connessione soprattutto in alcune zone. Meglio di noi pure la Turchia, un paese non proprio accogliente con Internet e i social.

    I dati di Eurostat si riferiscono all’uso dei social network negli ultimi tre mesi del 2020 e comprendono anche gli utilizzatori saltuari delle diverse piattaforme. Certificano che più della metà della popolazione adulta nella zona Ue (il 57%) ha partecipato ai social network nei tre mesi precedenti l’ultima indagine. Il tasso di partecipazione per i giovani di età compresa tra i 16 e i 24 anni (87%) è stata quasi quattro volte superiore al tasso corrispondente agli anziani di età compresa tra i 65 e i 74 anni (22%). Tuttavia, si sottolinea come durante l’ultimo quinquennio (il 2015-2020, per il quale sono disponibili i dati) la quota di giovani che partecipano ai social network è cambiata poco o nulla. Al contrario, la percentuale di persone anziane che utilizzano queste piattaforme è quasi raddoppiata nello stesso periodo.

    Nella classifica che mette in fila 32 Paesi nell’area Ue, l’Italia è dunque la nazione con la minor partecipazione ai social network, il 48%. Al primo posto c’è l’Islanda (94%), seguita da Norvegia (88%) e Danimarca (85%). Immediatamente sopra il nostro Paese si piazzano Germania (54%), Bulgaria e Polonia (entrambe al 55%). A metà classifica ci sono Spagna, Estonia, Romania (tutte al 65%) e Slovacchia (64%). Turchia e Grecia sono rispettivamente al 62% e al 59%. Il Regno Unito segna il 78%; mentre per la Francia non sono disponibili dati aggiornati.

    Le ampie differenze nei tassi di partecipazione ai social sono in parte legate al fatto che le persone sono o meno connesse a Internet, in zone che Eurostat definisce “regioni prevalentemente rurali o ultraperiferiche”. Nel caso dell’Italia sono il Sud e le Isole. E gli ultimi dati di Audiweb mostrano che nel nostro paese a luglio 2021 meno di due terzi degli italiani hanno utilizzato Internet. Secondo l’Ufficio statistico dell’Unione europea ci possono essere altri fattori rilevanti della partecipazione ai social media, come ad esempio l’invecchiamento della popolazione nelle regioni prevalentemente rurali o questioni legate alla privacy e alla disponibilità degli individui a condividere i propri dati online.

  • L’integralismo digitale

    Non ha alcuna importanza se il blackout digitale procurato al sistema informatico della Regione Lazio sia legato ad un attacco di un gruppo di hacker che pretenderebbero un riscatto per riportare alla normalità il sistema regionale oppure, siamo nella seconda ipotesi, se questo terremoto digitale risultasse legato ad un virus inseritosi nel computer di un impiegato a casa in smart working e successivamente utilizzato dal figlio durante una navigazione in siti hot. In entrambi i casi le conseguenti considerazioni non potrebbero modificarsi in alcun modo.

    Nessuno oggi è in grado di quantificare gli effetti di questa “guerra informatica”, soprattutto in relazione ai  “dati sensibili” ai quali dovrebbe venire assicurata la massima tutela, oppure ai profili personali che dovrebbero godere della privacy più assoluta o anche alle semplici banche dati. Attualmente, quindi, si brancola ancora nel buio in relazione alla genesi di questo atto di “terrorismo digitale“.

    Da anni, giustamente, gli investimenti in Cyber security continuano ad aumentare quanto gli esiti vincenti di attacchi tanto a siti istituzionali quanto ad aziende private. Finora questo tipo di problematiche legate alla malavita digitale ha avuto effetti pericolosi ed onerosi economicamente “solo“ per i singoli Stati o le imprese private.

    In piena pandemia e soprattutto in piena campagna di vaccinazione, invece, questo attacco, di fatto, ha bloccato pericolosamente la possibilità di prenotarsi per i prossimi vaccini e, di conseguenza, l’iter per ottenere il Green pass e quindi la stessa libertà dei singoli. Una situazione che si ripercuote direttamente sulla salute e sulla possibilità di libertà di movimento che il vaccino e il Green pass combinati assieme possono assicurare. Di fatto i cittadini della Regione Lazio si trovano in una situazione di default sanitario in relazione alla campagna vaccinale pagando le conseguenze in prima persona.

    È la prima volta che la cittadinanza è colpita da un attacco informatico limitando la possibilità ai cittadini stessi di accedere alle strutture sanitarie dedicate nello specifico alla campagna vaccinale. Questo effetto dovrebbe far pensare e rendere meno integralista la digitalizzazione della nostra economia e della nostra esistenza quotidiana. Per il semplice motivo che nel momento in cui un attacco informatico avesse per obiettivo la struttura digitale relativa ai pagamenti ed ai prelievi stessi presso i bancomat allora l’intera popolazione si troverebbe assolutamente priva di risorse economiche e di sostentamento, anche solo per una semplice spesa alimentare.

    Nella quotidianità della vita rappresenta di certo una forma di intelligenza quella di mantenere sempre una possibilità alternativa rispetto a quella in attuazione al fine di assicurare comunque lo “standard giornaliero qualitativo e valoriale” raggiunto. Nel momento in cui, invece, una parte dell’establishment economico e politico intende digitalizzare completamente ogni forma di pagamento allora un attacco informatico produrrebbe un default devastante per l’intera cittadinanza nella sua complessità.

    Mentre purtroppo per l’accesso ai sistemi sanitari e soprattutto al sistema di vaccinazione non esiste ancora un’alternativa per quanto riguarda i sistemi i pagamenti, l’uso del contante, ora più che mai, dovrebbe venire tutelato per evitare gli effetti devastanti di un attacco informatico che avesse per obiettivo i sistemi di pagamento elettronici.

    L’integralismo digitale che ammanta  buona parte della politica e del mainstream europeo dovrebbe trarre una serie di considerazioni importanti proprio in relazione alla sempre maggiore esposizione digitale” alla quale si sta portando l’intero sistema politico ed economico come quello relativo ai rapporti con la pubblica amministrazione.

    In questo contesto l’obiettivo di rendere sempre operativo e non penalizzante una possibilità alternativa al sistema informatico e all’uso del contante dovrebbe diventare un obiettivo di sicurezza finalizzato al mantenimento, anche se sotto attacco informatico, degli standard acquisiti.

    Una scelta che dimostrerebbe la volontà di assicurare il mantenimento dello stato dell’arte ad un sistema complesso come quello economico, politico e sociale di una società evoluta rispetto alla pura esaltazione dello strumento digitale.

  • L’UE lancia il progetto pilota “Women TechEU”: portare le donne in prima linea nel settore delle tecnologie superavanzate

    La Commissione europea ha lanciato “Women TechEU“, un nuovo programma dell’UE che sostiene le start-up a guida femminile “superavanzate” dal punto di vista tecnologico per aiutarle a diventare futuri campioni di tecnologia. Il sostegno rientra nel nuovo programma sugli ecosistemi dell’innovazione di Orizzonte Europa ed è stato ulteriormente incentivato dal Consiglio europeo per l’innovazione (CEI).

    Le statistiche evidenziano che attualmente solo il 15 % delle start-up innovative è fondato o cofinanziato da donne, mentre appena il 6% ha gruppi fondatori composti da sole donne. Queste imprese guidate da donne raccolgono meno capitale di rischio rispetto alle loro controparti composte da soli uomini, compresi gli investimenti essenziali nella fase iniziale; anche i loro introiti tendono ad essere inferiori. In tutta Europa solo il 5 % circa del capitale di rischio è destinato a gruppi composti da giovani imprenditrici e imprenditori, e appena il 2 % a gruppi composti solo da donne.

    Women TechEU punta a combattere tale divario di genere in materia di innovazione sostenendo le start-up a guida femminile durante le fasi iniziali e più rischiose. Il sostegno finanziario per le start-up guidate da donne prevede sovvenzioni pari a 75.000 euro nonché l’offerta di coaching e tutoraggi di eccellenza attraverso il programma EIC Women Leadership. Anche il programma EIC Accelerator è rivolto anche alle start-up guidate da donne, ma il nuovo regime “Women TechEU” si contraddistingue perché offre sostegni nella fase iniziale e formativa delle imprese, puntando ad aumentare il numero di donne che lanciano una propria start-up.

    Saranno fino a 50 le start-up a tecnologia avanzata più promettenti (sia negli Stati membri dell’UE che nei paesi associati) a ricevere finanziamenti nell’ambito del primo invito pilota “Women TechEU” che si concluderà il 10 novembre 2021.

    Fonte: Commissione europea

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