Tecnologia

  • Cittadini e innovazione al centro del programma Horizon Europe

    Si ispira alle missioni Apollo che portarono l’uomo sulla Luna l’atteggiamo con il quale la Commissione europea ha impostato il programma Horizon Europe, il programma per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027. Cinque le missioni sulle quali l’Ue lavorerà nei prossimi anni: contrasto ai cambiamenti climatici, lotta contro il cancro, costruzione di città verdi, protezione degli oceani e quella dei suoli. Un’evidente attenzione alla protezione del pianeta e al benessere dei cittadini. Per ciascuna area di intervento sono infatti definiti target entro il 2030 per quel che riguarda le vite salvate, il mantenimento di ecosistemi, l’aumento della sostenibilità del nostro stile di vita.
    Il successo delle missioni vedrà come primo punto il coinvolgimento dei cittadini che deve avvenire non solo nella fase di identificazione delle questioni fondamentali per i prossimi decenni, ma anche in quella di implementazione e di valutazione.
    Un secondo elemento riguarda le modalità di finanziamento.
    Una delle novità introdotte da Horizon Europe consiste nella creazione dello European Innovation Council (EIC), con un budget di 10 miliardi di euro per l’intera programmazione. L’EIC si pone l’obiettivo di identificare, sviluppare e implementare innovazioni ad alto rischio, di carattere pioneristico, con un alto impatto sulla società e potenzialmente creatrici di nuovi mercati.
    Un ultimo fattore chiave consiste nel ruolo del settore pubblico. Oltre ad avere una funzione normativa rivolta a creare le condizioni del mercato, all’azione pubblica sarà richiesto di portare avanti investimenti pubblici di dimensioni significative,

    Le missioni europee dovranno essere uno strumento per trovare soluzioni innovative ad alcune delle sfide più difficili che il mondo sta affrontando. Compito che richiederà per molti anni una mobilitazione di risorse, capacità e partecipazione molto ampia per raggiungere un grande obiettivo: il nostro stesso benessere, se non addirittura la nostra sopravvivenza.

  • Notizie per riflettere

    Tra le tante incertezze della vita in genere e di questo periodo in particolare, reso ancora più pesante dalle promesse mai mantenute e dalle troppe affermazioni smentite, qualche certezza purtroppo c’è: i morti sono sempre tanti, troppi e bisognerebbe dire perchè questo non avviene in altri paesi europei, l’assistenza domiciliare, salvo rare eccezioni, non funziona, alcune regioni hanno lavorato male, Lombardia in testa, e deve essere rivisto l’assetto dell’Italia che non può continuare ad avere cittadini con servizi efficienti e cittadini con servizi ignobili per colpa di una divisione di competenze tra Stato e Regioni che non garantisce uguali qualità e celerità. Finita l’era covid bisogna che lo Stato ritrovi la capacità di fare lo Stato, senza invadere campi altrui e, soprattutto, senza lasciare che altri assumano funzioni che solo allo Stato possono appartenere se vogliamo finalmente abbattere le disuguaglianze.

    Il 19 marzo per circa un’ora, in tutto il mondo, si è bloccata ogni possibilità di comunicazione su whatsapp e Instagram. Si è parlato genericamente di problemi tecnici, altri hanno adombrato la possibilità di un hackeraggio. Rimane il fatto che viviamo in una società ormai completamente dipendente dalle reti informatiche per ogni tipo di comunicazione, specie nell’era covid, e che perciò le stesse, e la loro sicurezza e funzionalità, rivestono un’importanza vitale per lo svolgimento di gran parte delle nostre attività essenziali, dal lavoro alle comunicazioni con gli enti pubblici. E’ una priorità che gli Stati chiedano ai colossi della rete garanzie sull’efficienza e riservatezza dei servizi informatici e nello stesso tempo che non affidino completamente agli stessi la gestione dei rapporti con i cittadini e dei dati sensibili. Infatti un blocco dei servizi, sempre possibile, potrebbe diventare un blocco di ogni attività anche essenziale alla sopravvivenza. Una società che si affidasse completamente alla robotica e alla digitalizzazione sarebbe una società ad alto rischio e incapace di vivere autonomamente. Proprio l’esempio di quanto è avvenuto col covid, virus misterioso certamente ma che ha anche dimostrato come notizie false, o manipolate o incomplete, possano portare danni gravissimi.

    Siamo vicini in Italia al ritorno dell’ora legale nonostante non sia più obbligatoria in tutta l’Unione. I recenti dati di Terna, che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale, ci dimostrano i benefici che l’ora legale ha portato l’anno scorso nel nostro Paese con un risparmio di 400 milioni di kWh e la conseguente diminuzione di CO2 nell’atmosfera per circa 250 mila tonnellate. In euro il risparmio portato dall’ora legale è di 66 milioni. Ci auguriamo che l’Italia mantenga per sempre l’ora legale sia per un risparmio energetico ed economico sia per contribuire al miglioramento dell’aria e perciò dell’ambiente.

  • Verso un’Europa autonoma e responsabile dal punto di vista digitale entro il 2030

    Decennio digitale europeo: un’Europa autonoma e responsabile dal punto di vista digitale entro il 2030. La Commissione ha presentato la visione, gli obiettivi e le modalità per conseguire la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030 che sarà fondamentale anche ai fini della transizione verso un’economia a impatto climatico zero, circolare e resiliente. L’ambizione dell’UE è conseguire la sovranità digitale in un mondo aperto e interconnesso e perseguire politiche per il digitale che conferiscano ai cittadini e alle imprese l’autonomia e la responsabilità necessarie per conseguire un futuro digitale antropocentrico, sostenibile e più prospero. A tal fine è necessario porre rimedio alle vulnerabilità e alle dipendenze, come pure accelerare gli investimenti.

    La comunicazione fa seguito all’esortazione della Presidente von der Leyen a fare dei prossimi anni il decennio digitale dell’Europa, risponde all’invito del Consiglio europeo a presentare una bussola per il digitale e si basa sulla strategia digitale della Commissione del febbraio 2020. La comunicazione propone di concordare una serie di principi digitali, di varare rapidamente importanti progetti multinazionali e di preparare una proposta legislativa che stabilisca un quadro di governance solido per monitorare i progressi compiuti: la bussola per il digitale.

    Per tradurre le ambizioni digitali dell’UE per il 2030 in termini concreti, la Commissione propone una bussola per il digitale concepita attorno a quattro punti cardinali:

    1) cittadini dotati di competenze digitali e professionisti altamente qualificati nel settore digitale. Entro il 2030 almeno l’80% della popolazione adulta dovrebbe possedere competenze digitali di base e 20 milioni di specialisti dovrebbero essere impiegati nell’UE nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con un aumento del numero di donne operative nel settore;

    2) infrastrutture digitali sostenibili, sicure e performanti. Entro il 2030 tutte le famiglie dell’UE dovrebbero beneficiare di una connettività Gigabit e tutte le zone abitate dovrebbero essere coperte dal 5G; la produzione di semiconduttori sostenibili e all’avanguardia in Europa dovrebbe rappresentare il 20% della produzione mondiale; 10 000 nodi periferici a impatto climatico zero e altamente sicuri dovrebbero essere installati nell’UE e l’Europa dovrebbe dotarsi del suo primo computer quantistico;

    3) trasformazione digitale delle imprese. Entro il 2030 tre imprese su quattro dovrebbero utilizzare servizi di cloud computing, big data e intelligenza artificiale; oltre il 90% delle PMI dovrebbe raggiungere almeno un livello di base di intensità digitale e dovrebbe raddoppiare il numero di imprese “unicorno” nell’UE;

    4) digitalizzazione dei servizi pubblici. Entro il 2030 tutti i servizi pubblici principali dovrebbero essere disponibili online, tutti i cittadini avranno accesso alla propria cartella clinica elettronica e l’80% dei cittadini dovrebbe utilizzare l’identificazione digitale (eID).

    La bussola definisce una solida struttura di governance comune con gli Stati membri, basata su un sistema di monitoraggio con relazioni annuali che prevedono un sistema a “semafori”. Gli obiettivi saranno sanciti da un programma strategico da concordare con il Parlamento europeo e il Consiglio.

    Al fine di colmare in modo più efficace le lacune nelle capacità critiche dell’UE la Commissione agevolerà il varo rapido di progetti multinazionali in cui confluiscano investimenti provenienti dal bilancio dell’UE, dagli Stati membri e dall’industria, a integrazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza e di altri finanziamenti dell’UE. Gli Stati membri si sono impegnati, nei rispettivi piani per la ripresa e la resilienza, a destinare almeno il 20% alla priorità digitale. Tra i progetti multinazionali di possibile realizzazione figurano un’infrastruttura di elaborazione dati paneuropea interconnessa, la progettazione e la diffusione di processori a consumo ridotto affidabili di prossima generazione o le amministrazioni pubbliche connesse.

    I diritti e i valori dell’UE sono al centro del modello europeo dell’UE per il digitale, incentrato sulla persona, e dovrebbero trovare pieno riscontro nello spazio online, al pari di quanto accade nel mondo reale. È per questa ragione che la Commissione propone l’elaborazione di un quadro di principi digitali, quali l’accesso a una connettività di alta qualità, a competenze digitali sufficienti, a servizi pubblici e a servizi online equi e non discriminatori, che, più in generale, garantirà che gli stessi diritti applicabili nel mondo offline possano essere pienamente esercitati online. Detti principi sarebbero discussi in un dibattito pubblico di ampia portata e potrebbero essere sanciti da una dichiarazione interistituzionale solenne del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, che trarrebbe spunto dal pilastro europeo dei diritti sociali, integrandolo. La Commissione propone infine di monitorare mediante un Eurobarometro la percezione da parte dei cittadini europei del rispetto dei loro diritti digitali.

    La trasformazione digitale pone sfide globali. L’UE lavorerà per promuovere la propria agenda digitale positiva e antropocentrica in seno alle organizzazioni internazionali e attraverso partenariati digitali internazionali forti. La combinazione degli investimenti interni dell’UE e dei significativi finanziamenti disponibili nell’ambito dei nuovi strumenti di cooperazione esterna consentirà all’UE di lavorare con partner in tutto il mondo per conseguire obiettivi globali comuni. La Commissione ha già proposto l’istituzione di un nuovo Consiglio UE-USA per il commercio e la tecnologia. La comunicazione pubblicata oggi mette in risalto l’importanza di investire nel miglioramento della connettività con i partner esterni dell’UE, ad esempio attraverso la creazione di un fondo per la connettività digitale.

    Fonte: Commissione europea

  • In attesa di Giustizia: prodigi della tecnologia

    Il dado è tratto: dopo quasi un anno di affanni per cercare di conciliare esigenze di contenimento della epidemia con le funzioni essenziali del settore della giustizia evitando assembramenti negli uffici e dopo anni di precedenti tentativi (al netto del Covid) di ottenere la informatizzazione dei servizi di cancelleria, finalmente sono stati ideati dei “portali” di accesso per il deposito e la richiesta di atti, sistemi per la trasmissione telematica di copie e per il pagamento dei diritti di cancelleria.

    Peccato che un buon funzionamento di cotanto apparato tecnologico sia, quantomeno, opinabile oltre che di tale complessità da rendere necessaria la pubblicazione in rete di veri e propri volumi di istruzioni; il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano ha persino realizzato un tutorial su You Tube…

    Sono questi gli ultimi frutti del diuturno impegno a partorire idiozie del peggior ministro della storia della umanità, con il contributo dei collaboratori che ha portato con sé e dei fornitori di servizi di cui si è avvalso: parliamo ovviamente di Fofò Bonafede e dei burocrati – tra i quali non pochi magistrati fuori ruolo – che da via Arenula hanno dispensato a lungo scelte dissennate cui solo la comicità ne attutisce la tragedia.

    Difficoltà di accesso ai portali di deposito atti vengono segnalate da più parti non solo per errori causati dalla complessa modalità di accesso da parte degli utenti ma anche per disfunzioni del sistema e la stessa chiarezza della normativa di riferimento è revocabile in dubbio.

    Si è arrivati al segno di rendere necessarie circolari esplicative e con regole protocollari in deroga da parte di Capi degli Uffici: per esempio a Roma.

    In quella Procura è stato stabilito che fino a nuova disposizione, verranno accettati “fisicamente” da segretari e cancellieri – e in deroga, appunto, alla normativa in vigore – atti in scadenza nelle quarantotto ore successive dietro dichiarazione dettagliata da parte del depositante e sotto la sua responsabilità delle difficoltà incontrate nell’inserimento dell’atto nel Portale (comprensive di utenza da cui fu fatto l’accesso e orario dello stesso).

    Il firmatario di tale provvedimento – vedremo poi chi è – precisa che a fronte di una siffatta accettazione “in deroga” l’Ufficio non eccepirà l’irregolarità del deposito, ma neppure garantisce che la regolarità sia condivisa in seguito da altri quali i giudici o differenti parti processuali e potrà essere soggetta a eccezioni e possibili decisioni in senso contrario nel corso del procedimento.

    Tradotto per i lettori in italiano: se non siete riusciti a usare il portale, passate pure – con la complicata giustificazione – in cancelleria per i depositi, ma se qualcuno avrà in seguito da ridire e il deposito del vostro atto sarà invalidato sono…diciamo, fattacci vostri.

    Firmato, ecco che ritorniamo sul punto, Il Procuratore della Repubblica Michele Prestipino Giarritta: ma, in realtà a che titolo? Costui è uno dei coinvolti nell’affaire Palamara, un apicale la cui nomina è stata annullata dal TAR perché illegale in quanto non aveva i titoli per ottenere la posizione e si dovrà pazientare sino ad una decisione del Consiglio di Stato e poi ad una nuova delibera del C.S.M per sapere chi comanda in quella Procura che, non a caso, è nota come “Il Porto delle Nebbie”.

    In attesa di Giustizia, viva l’Italia.

  • Lo scenario economico e del mercato digitale nel 2021

    Il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini e l’on. Irene Tinagli, Presidente della Commissione Problemi Economici Monetari del Parlamento Europeo intervengono alla web conference

    Lo scenario economico e del mercato digitale nel 2021
    Previsioni di Ripresa e Recovery Fund – Verso la “Nuova Normalità”
    organizzata da The Innovation Group, il 25 marzo, nell’ambito del Digital Italy Program 2021.

    Tanti i temi da affrontare: dal PNRR – Piano Nazionale Ripresa e Resilienza- Next Generation Italia che offre grandi opportunità e sfide importanti all’industria ICT e al mercato, agli interventi prioritari che potrebbero beneficiare dei fondi per la ripresa.

    Quali i punti di snodo più critici nei percorsi di modernizzazione e quali impatti sul Mercato Digitale 2021? Quali politiche industriali per facilitare l’aumento della produttività e della competitività delle nostre imprese? In che modo le imprese ICT possono contribuire con i loro prodotti e servizi a ottimizzare gli investimenti previsti nel nostro sistema produttivo e nella nuova organizzazione del lavoro che caratterizzerà la “Nuova Normalità”?

    Oltre al Ministro Giovannini e all’On. Tinagli hanno già confermato la propria presenza:

    Elio Catania, Senior Advisor e Consigliere per la politica industriale, Ministero dello Sviluppo Economico
    Carlo Bozzoli, Global Chief Information Officer, Enel
    Andrea Provini, Presidente, AUSED e Global CIO, Bracco
    Giuseppe Roscioli, Vicepresidente Vicario, Federalberghi
    Gianluigi Viscardi, Presidente Digital Innovation Hub Lombardia e Coordinatore Nazionale della Rete dei DIH, Confindustria.

  • Assembramento su Marte: tre sonde in arrivo in 10 giorni

    Dieci giorni al cardiopalmo per seguire l’arrivo al fotofinish su Marte delle tre sonde spaziali lanciate lo scorso luglio. La prima a tagliare il traguardo sarà la sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti, che il 9 febbraio ha compiuto in una manovra spericolata per inserirsi nell’orbita del Pianeta Rosso intorno alle 16:41 ora italiana. Il giorno dopo è stato il turno della sonda cinese Tianwen-1, mentre il 18 febbraio toccherà alla missione della Nasa Mars 2020 con il rover Perseverance.

    Questo ‘assembramento’ spaziale è dovuto al fatto che la scorsa estate le 3 sonde sono state lanciate a pochi giorni di distanza per approfittare della finestra temporale in cui Marte si trovava in posizione favorevole rispetto alla Terra (evento che si verifica ogni due anni). Grande assente è l’Europa, che a causa di ritardi tecnici (legati anche all’emergenza Covid-19) ha dovuto rinviare al 2022 il lancio della missione ExoMars, dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e della russa Roscosmos.

    La missione Hope (Al Amal, ‘speranza’ in arabo), rappresenta il debutto interplanetario degli Emirati Arabi Uniti, che con questa prima assoluta intendono aprire i festeggiamenti per il 50esimo anniversario della loro fondazione. L’attesa è stata elettrizzante, perché la manovra di inserimento in orbita rappresenta il momento più critico della missione: per essere catturata correttamente dal campo gravitazionale marziano, Hope ha dovuto rallentare da 121.000 a 18.000 chilometri orari, accendendo i suoi 6 motori delta-V per 27 minuti. A causa della distanza che ci separa da Marte, e che rende impossibile il pilotaggio manuale da Terra, la manovra ha dovuto essere eseguita in maniera del tutto automatica. Si stimava che la probabilità di successo fossero pari al 50%, dunque restava un alto il rischio che la sonda mancasse il pianeta o finisse per schiantarsi sulla sua superficie. Se tutto andrà bene, Hope rimarrà in orbita per almeno un anno marziano (687 giorni) per monitorare la meteorologia e la climatologia del pianeta con 3 strumenti scientifici: lo spettrometro infrarosso Emirs, la camera ad alta risoluzione Exi e lo spettrometro ultravioletto Emus.

    Si spinge oltre la missione cinese Tianwen-1, il cui nome significa ‘ricerca delle verità celesti’: oltre all’orbiter prevede anche un rover che si distaccherà a maggio per provare a posarsi sul suolo marziano, permettendo così alla Cina di diventare il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti a fare un atterraggio morbido sul Pianeta Rosso. La Nasa, che invece sta per portare il suo quinto rover sulla superficie marziana, proverà grazie a Perseverance a riportare i primi campioni di Marte sulla Terra entro il 2031 in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa).

  • Google apre a Dublino il suo centro europeo contro i contenuti illegali

    Google raccoglie la richiesta di responsabilità dell’Ue e apre un nuovo centro europeo a Dublino per contrastare i contenuti dannosi o illegali online. Lo annuncia la stessa società di Mountain View sul suo blog, sottolineando la volontà di “offrire” anche “alle autorità di regolamentazione e ai policymaker Ue” una “maggiore trasparenza sui processi e sulle policy che guidano le nostre attività” di moderazione dei contenuti.

    Il nuovo Google Safety Engineering Center (Gsec), il secondo dopo il centro inaugurato a Monaco di Baviera nel 2019 e dedicato alla privacy e alla sicurezza degli utenti, sarà inizialmente sarà operativo tramite collegamenti virtuali. La società prevede di aprire il centro fisico nel suo quartier generale europeo, a Dublino, non appena ci saranno condizioni di sicurezza adeguate e le restrizioni relative al Covid-19 lo consentiranno.

    “Ci sentiamo responsabili per la sicurezza delle persone online e lavoriamo per proteggere le nostre piattaforme e i nostri prodotti da eventuali abusi”, scrive Google, definendo la sicurezza un “impegno fondamentale” anche per il suo servizio di streaming YouTube. “Quando si tratta dei contenuti sulle nostre piattaforme, abbiamo una responsabilità precisa nel salvaguardare le persone e le aziende coinvolte, e lo facciamo attraverso la definizione di norme e processi chiari e trasparenti”, aggiunge il gigante dei motori di ricerca.

    Il nuovo centro, si legge ancora nella nota, permetterà alle autorità di regolamentazione e i policymaker Ue di “accedere a maggiori informazioni sul funzionamento pratico dei nostri sistemi di moderazione dei contenuti e di altre tecnologie” e “condurre indagini, valutare i processi e procedere ad accertamenti ufficiali nell’ambito di quadri giuridici esistenti o futuri, come il Digital Services Act”.

  • Detective Stories: spiare il coniuge in casa propria

    Recentemente ho ricevuto alcune mail da parte di lettori de Il Patto Sociale, i quali, in maniera diversa, mi hanno chiesto la stessa cosa, ovvero se sia possibile spiare il coniuge all’interno della propria abitazione agendo direttamente in prima persona, magari lasciando un registratore acceso in salotto prima di andarsene.

    Per quanto ci si possa sentire legittimati nel fare ciò che si ritiene più opportuno all’interno delle proprie mura domestiche e soprattutto tentati dall’utilizzo di registratori ed apparecchiature investigative sempre più di facile reperimento, in realtà non è possibile intraprendere azioni di questo tipo, o almeno in parte.

    Improvvisare doti spionistiche all’interno di casa, lasciando banalmente un registratore acceso in nostra assenza, comporterebbe il reato di interferenza illecita nella vita privata altrui, un reato passibile di querela. Lo stesso vale per i veicoli anche se di nostra proprietà ma utilizzati dal coniuge. L’unica condizione che ammette l’utilizzo di registratori in casa o in auto è che entrambi i coniugi si trovino in prossimità l’uno dell’altro durante la registrazione, senza che il coniuge “spione” si allontani. Situazione più utile in caso di episodi di violenza domestica che in ottica di tradimento.

    I confini tra lecito ed illecito sono sempre più sottili, soprattutto quando parliamo di smartphone dimenticati in casa da uno dei coniugi. In casi di questo tipo, sbloccare un cellulare protetto da password o riconoscimento facciale (ad esempio spiando il codice di accesso o avvicinando il cellulare al volto del coniuge che sta dormendo), prevede le stesse violazioni di privacy delle quali abbiamo parlato precedentemente, a meno che il cellulare sia sprovvisto della password di accesso, fattispecie che in alcune circostanze, rende possibile la visualizzazione da parte del coniuge. Per Tribunale di Roma difatti, vivere all’interno di uno stesso spazio, implica un consenso implicito alla conoscenza di dati e conversazioni altrui anche se riservate.

    Tuttavia esistono delle eccezioni, ad esempio in caso di accesso a cellulare non protetto da password e successivamente ad applicazioni apparentemente aperte, il cui login però prevede l’inserimento di password al fine di accedere alla piattaforma sulla quale ci si è registrati, basti pensare ad applicazioni come Facebook o Instagram il cui accesso sui propri dispositivi personale non prevede un continuo inserimento di password per una pura comodità dell’utente.

    In ogni caso ci si addentra in ambiti estremamente complessi con grossi rischi in caso di condanne, un rischio che non vale mai la pena di correre, soprattutto perché sarà sempre molto difficile produrre prove non autenticate da apposite procedure, basti pensare alla fotografia di una chat, la quale in realtà potrebbe anche essere un artwork realizzato appositamente per simulare una conversazione compromettente del coniuge. Nessun giudice riterrebbe attendibili prove di questo tipo.

    Alcuni anni fa mi occupai del caso di una cliente che aveva ottenuto da sola le prove del tradimento del marito in seguito all’installazione di uno spyware sul tablet del coniuge. Il suo avvocato le suggerì che solo una agenzia investigativa avrebbe potuto ottenere prove certe da utilizzare in sede legale in merito alla frequentazione extra coniugale del marito, grazie ad una attività di controllo diretto. Le informazioni fornite dalla cliente in merito ad alcuni dettagli contenuti nelle chat del marito, certamente facilitarono la nostra attività, che tuttavia avrebbe avuto un esito positivo anche senza queste informazioni, che sarebbero comunque emerse nel corso di una lecita attività investigativa. Spiando il tablet aziendale del marito ed accedendo alla sua mail, la cliente aveva commesso una serie di gravi violazioni anche nei confronti dell’azienda presso la quale lavorava il marito, il quale ricopriva un ruolo chiave particolarmente delicato. imNel caso in cui avesse tentato di produrre queste prove “illecite” in sede legale, la cliente si sarebbe esposta a conseguenze ben più gravi di quelle di una infedeltà subita.

    Per questo motivo consiglio sempre di evitare di improvvisarsi esperti di “spionaggio” e di rivolgersi a seri professionisti che possano suggerire quali siano le strategie più idonee da adottare e da svolgere in totale sicurezza.

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

  • Dal primo sito web al dominio più costoso del mondo: 10 curiosità su Internet che non conosciamo

    Internet è ormai entrato nella nostra quotidianità, tanto da essere utilizzato per qualsiasi cosa, dall’acquistare prodotti al cercare notizie, oltre che per tenersi in contatto con amici e parenti tra social network, chat e videochiamate.

    Nonostante il web sia così centrale nelle nostre vite, ci sono alcuni aspetti della sua storia ancora poco conosciuti, che sono al tempo stesso interessanti e molto divertenti. Per questo motivo GoDaddy ha creato l’infografica “10 fatti che non sapevi su Internet” così da scoprire di più sul World Wide Web.

    Il primo sito web, tutt’oggi attivo, fu pubblicato il 6 agosto 1991 da Tim Berners-Lee, co-inventore del web insieme a Robert Cailliau e descrive proprio il progetto World Wide Web. Sempre allo stesso anno risale anche la prima web cam, che deve la sua nascita ad una brocca del caffè: gli studenti della Cambridge University, stanchi di recarsi nella sala della macchinetta, trovando puntualmente la brocca vuota, decisero di installare una videocamera che monitorava il livello del caffè inviando le immagini a tutti i computer.

    Molto curiosa anche la storia del primo dominio registrato: la data risale ad ancora prima della nascita del Web, dato che Symbolics.com venne registrato nel 15 marzo 1985 per essere utilizzato all’interno di ARPANET, una rete di computer nata nel 1969 considerata l’antenata dell’Internet moderno. Ancora più stupefacente è un altro fatto riguardante il nome di dominio cars.com, che detiene il record di indirizzo web più costoso al mondo: 872 milioni di dollari.

    Per rendersi conto della grandezza e della velocità a cui viaggia Internet basta elencare qualche dato, dato che in 1 secondo: vengono visti oltre 87.580 video su Youtube, fatte 88.605 ricerche su Google, inviate 2.984.403 email. Il peso di tutta questa mole di dati? Secondo alcune ipotesi in materia di fisica atomica di Russel Seitz, Internet è formato da circa 50 grammi di elettroni in movimento.

    Gli aneddoti non finiscono qui: per approfondire altre curiosità e fatti poco noti come il primo social network nato o il testo della prima mail è possibile leggere l’infografica sul blog di GoDaddy.

  • Covid-19 spinge ad abbandonare la diffidenza verso i robot

    L’emergenza legata alla pandemia di Covid-19 ha reso le persone meno diffidenti nei confronti dei robot e più propense a utilizzarli nei settori più disparati, dalla sanificazione degli ambienti al trasporto delle merci, dalla riabilitazione a domicilio alla telepresenza. Lo affermano gli esperti riuniti per il seminario online su ‘Robotica e Covid-19’ promosso dalla International Foundation of Robotics

    Research. Importante la partecipazione della comunità robotica italiana, che fin dalle prime fasi della pandemia si è attivata con numerosi progetti per l’assistenza sanitaria, la logistica e l’agricoltura.

    “La nostra reazione è stata molto rapida, in coordinamento con l’Istituto Nazionale per la Robotica e le Macchine Intelligenti (I-RIM), perché avevamo già pronta una rete di strutture, laboratori, ricercatori, spinoff, agenzie di finanziamento, esperti clinici e legali”, spiega Paolo Dario, tra i pionieri della robotica mondiale, prorettore alla ‘terza missione’ della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e docente al suo Istituto di BioRobotica.

    L’Italia si annovera così tra gli apripista di un movimento globale: sono ben 45 i Paesi del mondo in cui i robot sono stati schierati in prima linea per fronteggiare l’emergenza Covid. Questo impone “molte le sfide – osserva Lino Marques dell’Università portoghese di Coimbra – come il fatto di dover garantire la sicurezza e l’affidabilità di robot che devono essere utilizzati da persone comuni, non specializzate, oppure in settori ben regolamentati come quello sanitario”.

    In questa direzione sta lavorando il gruppo di ricerca di Kai Zhang, ricercatore al Worcester Polytechnic Institute negli Stati Uniti, dove è in via di sviluppo un robot teleoperato per eseguire ecografie polmonari con cui valutare la gravità dei pazienti Covid senza il contatto diretto con l’operatore sanitario.

    “Viste le circostanze imposte dalla pandemia, molte persone hanno abbandonato i propri pregiudizi nei confronti dei robot e hanno capito che può essere utile avere a disposizione un’interfaccia fisica: pensiamo per esempio al rischio di contagio in ambito sanitario”, aggiunge Paolo Dario. “La robotica c’è, ma dobbiamo imparare la lezione e prepararci per le minacce future, che possono venire da altri virus o batteri resistenti. Dobbiamo farci trovare pronti in modo da alleviare le conseguenze di un’altra eventuale pandemia”.

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