Tecnologia

  • 300 milioni di euro di investimenti UE per promuovere l’innovazione nel settore spaziale

    La Commissione e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) annunciano un investimento di 300 milioni di euro nel settore spaziale, di cui 100 milioni provenienti dal bilancio dell’UE, a sostegno dell’innovazione nel settore. La partecipazione del FEI è sostenuta dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il pilastro principale del piano di investimenti per l’Europa. Questo investimento riguarda due fondi incentrati sulla tecnologia spaziale, Orbital Ventures e Primo Space, nell’ambito del primo progetto pilota di equità sostenuto dall’UE nel settore spaziale, InnovFin Space Equity Pilot. Orbital Ventures, un fondo paneuropeo seed e early stage, si concentra sulle tecnologie spaziali tra cui downstream (comunicazioni, crittografia, archiviazione ed elaborazione dei dati, geolocalizzazione, osservazione della terra) e upstream (hardware spaziale, materiali, elettronica, robotica, razzi, satelliti). Primo Space, un investitore italiano che si occupa di trasferimento di tecnologia in fase iniziale, è stato il primo fondo selezionato dal FEI nell’ambito di questo progetto pilota. Il FEI sta ora aumentando il proprio sostegno. Il fondo è uno dei primi per il trasferimento tecnologico focalizzato solo sulle tecnologie spaziali in Europa e il primo in Italia. Investe in progetti o aziende proof-of-concept, seed e early stage, e promuoverà la commercializzazione di innovazioni rivoluzionarie nell’industria spaziale in Europa.

  • Detective Stories: la truffa dei profili WhatsApp

    Natale e Capodanno si confermano periodi dell’anno particolarmente floridi per i truffatori che imbrogliano i malcapitati tramite siti esca che utilizzano per rubare i dati delle carte di credito, ma anche spedendo merce falsificata (tramite applicazioni e siti di vendita online), spacciata per originale.

    Si tratta di un ambito piuttosto vasto ma, con il Natale alle nostre spalle, a fare paura è la nuova “truffa di capodanno”. Segnalata da qualche giorno dalla polizia postale, la truffa di capodanno consiste nel furto del profilo WhatsApp di un soggetto, per poi successivamente ricadere “a catena” sugli account dei contatti presenti nella rubrica della persona truffata.

    Ma come funziona?

    Whatsapp dà la possibilità di installare la propria applicazione su nuovi dispositivi (ad esempio in caso di acquisto di un nuovo cellulare), a costo però della cancellazione del vecchio account. In parole povere, lo stesso account WhatsApp non può esistere contemporaneamente su due dispositivi.

    Per rendere ciò possibile, Whatsapp utilizza una procedura di sicurezza chiamata “autenticazione a due fattori”, quindi, cercando di installare WhatsApp sul nuovo cellulare, l’applicazione chiederà di inserire il numero di telefono al quale inviare il codice a 6 cifre necessario per “autorizzare” il nuovo dispositivo al caricamento del nostro vecchio account e di tutte le chat sul nuovo telefono, ma è proprio qui che entrano in gioco i ladri di account.

    Questi truffatori, dopo aver installato Whatsapp sul loro telefono cellulare, inseriscono il numero di cellulare della vittima, nelle impostazioni iniziali, spacciandolo per proprio. A questo punto WhatsApp invierà al numero di telefono della vittima il codice a 6 cifre necessario per l’installazione sul nuovo dispositivo.

    È quindi proprio la vittima a ricevere il codice in una prima fase, codice che i truffatori riescono ad ottenere grazie ad un astuto stratagemma, ovvero contattando la vittima via sms o WhatsApp fingendo di essere una loro conoscenza (spesso utilizzando fotografie di nostri contatti come immagine del proprio profilo per avere più  credibilità) e spiegando di avere inviato il codice per errore, chiedendo di copiarlo ed inviarlo nuovamente.

    Una volta inviato il proprio codice a 6 cifre ai truffatori, si è caduti nella loro trappola. Questi potranno attivare l’account WhatsApp della vittima sul loro dispositivo, accendendo a tutti i dati e chat personali.

    Ma non finisce qui..

    Una volta entrati in possesso dei nostri account, questi soggetti possono attuare la stessa metodologia con tutti i nostri contatti presenti in rubrica, ma questa volta potendo contare su un arma in più a loro favore. Difatti adesso potranno fingere di essere noi dal momento in cui scrivono direttamente dal “nostro profilo”, aumentando così la loro credibilità.. in parole povere i nostri contatti su whatsapp riceveranno dei messaggi direttamente dal nostro “profilo”, non lasciando molti dubbi alla veridicità della richiesta, questo spiegherebbe il perché della truffa a catena di profili WhatsApp avvenuta in questi giorni nel Bresciano.

    Questa tipologia di truffatori può agire per diversi motivi, su commissione oppure per appropriarsi di informazioni ed immagini personali delle vittime per poi chiedere un riscatto, per questo motivo è sempre bene non rispondere mai a messaggi che richiedono codici personali o dare seguito a richieste strane da parte di “amici e contatti” che richiedono denaro per situazioni di emergenza. E’ sempre meglio contattare direttamente la persona che scrive per avere una conferma e, qualora foste caduti in trappola, è bene rivolgersi alla Polizia Postale per denunciare l’accaduto.

    A meno di situazioni di truffa eclatanti, difficilmente verrà fatto qualcosa in merito alla riappropriazione del vostro profilo, o per la restituzione del vostro denaro, ma se non altro un interessamento delle forze dell’ordine competenti potrebbe far sì che altre potenziali vittime non cadano nella stessa trappola.

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

  • I cinesi sono sbarcati sulla Luna

    Dopo 44 anni un veicolo si è posato di nuovo sulla Luna per raccogliere campioni di rocce e portarli a Terra: il lander della missione cinese Chang’e 5, secondo i programmi, avrà una settimana di intenso lavoro, durante la quale dovrà perforare e scavare il suolo lunare per raccoglierne campioni, impacchettarli e ripartire per tornare a Terra a metà dicembre.

    Finora le ultime rocce lunari erano state portate a Terra nel 1976, dalla missione Luna 24 dell’ex Unione Sovietica. Era una missione robotica, come lo è la cinese Chang’e 5. Prima di allora i campioni del suolo lunare erano invece stati raccolti dagli astronauti: lo aveva fatto la storica missione Apollo 11 della Nasa, la prima a portare l’uomo sulla Luna, e poi le missioni Apollo 12, 14, 15, 16 e 17, per un totale di oltre 382 chilogrammi di rocce lunari.

    Lanciata il 23 novembre dalla base di Wenchang, nell’isola di Hainan, con il razzo Lunga Marcia 5, la missione dell’agenzia spaziale cinese Cnsa ha l’obiettivo di fare della Cina il terzo Paese al mondo a poter raccogliere rocce lunari, dopo gli Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica. L’allunaggio è avvenuto puntualmente nell’Oceanus Procellarum, o Oceano delle Tempeste, una regione più recente rispetto a quelle finora visitare dalle altre missioni lunari, l’1 dicembre.

    Subito dopo essersi posato al suolo, il lander della missione Chang’e 5 ha dispiegato i pannelli solari e le antenne per comunicare con la Terra. L’obiettivo è raccogliere 2 chilogrammi di materiali, prelevati scavando fino a una profondità di 2 metri. Se tutto andrà come previsto, il lander di Chang’e 5 dovrebbe lasciare il suolo lunare giovedì per tornare in orbita attorno alla Luna, utilizzando la sua piattaforma di atterraggio come rampa di lancio. Il veicolo dovrà agganciarsi al modulo orbitale sabato, dove dovrà trasferire i campioni. Il rientro a Terra è previsto il 17 dicembre in un’area interna della Mongolia.

    La partenza dal suolo lunare sarà un’altra sfida. Non accadeva infatti dagli anni ’70 che un modulo di allunaggio lasciasse la superficie della Luna per ricongiungersi al suo modulo orbitale. La difficoltà maggiore è nel fatto che la traiettoria del lancio non potrà essere calcolata con precisione se non dopo l’atterraggio, in base al punto preciso nel quale si è posato il veicolo.

    Quello della missione Chang’e 5 è stato il terzo allunaggio di una missione cinese. Il primo era avvenuto nel 2013 con la missione Chang’e 3 e il secondo nel 2019, con la Chang’e 4, il primo veicolo spaziale a posarsi sulla faccia nascosta della Luna.

  • Scienza e tecnologia. La parola a donne protagoniste in occasione della Notte dei Ricercatori

    Il 27 novembre alle h. 17,00, in occasione della Notte dei Ricercatori, il portale Donne nella Scienza darà voce al mondo femminile della scienza, della ricerca, della tecnologie per scoprire quanto ancora pesi il GenderGap in area STEM. Nella diretta sulla pagina Facebook di Donne nella Scienza – https://bit.ly/DnS-NotteDeiRicercatori – la Prof.ssa Chiara Volpato, psicologa sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, presenterà e commenterà i dati della Survey sulla percezione dell’equilibrio di genere nella scienza e tecnologia lanciato in occasione di ESOF 2020 (European Science Open Forum).

    Durante la diretta sarà possibile rivivere in pillole l’evento condotto da Simona Regina e le testimonianze di Lucia Gardossi, Università degli Studi di Trieste (Tecnovisionaria 2020), Raffaella Geometrante, direttrice generale di KYMA, Francesca Cosmi, Università degli Studi di Trieste, Alessandra Nicolosi, CEO M2TEST, Sabina Passamonti, Università degli Studi di Trieste, Barbara Fantechi, SISSA, Anna Gregorio, Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Trieste, Chiara Volpato, Università degli Studi Milano-Bicocca, Roberta Nunin, Consigliera di Parità FVG, Sara Tonel, Assessora Attività economiche, teatri, ESOF 2020, Comune di Trieste, Gianna Martinengo, Fondatrice e Presidente di Didael KTS, Maria Rita Fiasco, Fondatrice e Presidente Gruppo Pragma, Gabriella Taddeo, Responsabile di INSIEL Digital Academy.

  • Accordo tra Fs e Snam per l’alimentazione a idrogeno dei treni

    L’idrogeno bussa alle porte del trasporto ferroviario per prendere il posto dei combustibili fossili. Con questo obiettivo il gruppo Fs Italiane e Snam hanno sottoscritto un accordo per valutare la fattibilità tecnico-economica e nuovi modelli di business in Italia.

    È il primo accordo in Europa tra un operatore ferroviario nazionale e un operatore energetico e di fatto è una prima possibile applicazione dell’idrogeno nel sistema che può innescare la trasformazione. L’accordo, firmato dagli amministratori delegati del gruppo Fs Italiane, Gianfranco Battisti, e di Snam, Marco Alverà, prevede la realizzazione di analisi e studi di fattibilità e lo sviluppo di progetti congiunti su linee ferroviarie convertibili all’idrogeno sul territorio nazionale. In particolare, Fs Italiane e Snam costituiranno un gruppo di lavoro con l’obiettivo di valutare possibili progetti pilota che prevedano la sostituzione dei combustibili fossili con idrogeno.

    Le due società sperimenteranno soluzioni tecnologiche innovative legate alla produzione, al trasporto, alla compressione, allo stoccaggio, alla fornitura e all’utilizzo dell’idrogeno per contribuire allo sviluppo della mobilità sostenibile. L’accordo con Snam conferma l’importanza, per Fs Italiane, di “incentivare la mobilità sostenibile, in piena coerenza con gli indirizzi europei del green new deal”, afferma Gianfranco Battista, amministratore delegato del gruppo Fs Italiane. I trasporti ferroviari a idrogeno rappresentano in questo senso una “fondamentale innovazione in grado di rendere più ecologici i viaggi di passeggeri e merci sulle residue tratte ferroviarie non ancora elettrificate”, conclude il manager.

    Sempre nell’ambito del trasporto ferroviario, nei mesi scorsi Snam ha sottoscritto anche un accordo con il costruttore di treni Alstom per sviluppare i treni a idrogeno in Italia. L’intesa raggiunta con il gruppo Fs Italiane rappresenta un “passo importante nella promozione di una filiera dell’idrogeno in Italia partendo da settori cruciali per la decarbonizzazione come il trasporto di persone e merci”, afferma Marco Alverà, amministratore delegato di Snam. Grazie a questa collaborazione si punta a realizzare “infrastrutture per convertire rapidamente a idrogeno treni attualmente alimentati a diesel in Italia e così acquisire una leadership tecnologica da capitalizzare anche a livello internazionale”.

    L’importanza per la transizione verso l’idrogeno è ormai ribadita sia dal mondo imprenditoriale che dagli esponenti politici. Nei giorni scorsi, ad esempio, il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha evidenziato che si tratta di una “partita fondamentale a livello europeo e l’Italia non può non essere protagonista”.

  • 2058

    Il primo test nucleare della storia dell’umanità è stato il Trinity e ha avuto luogo nel deserto di Jornada del Muerto nel New Mexico (Stati Uniti) il 16 luglio 1945 alle ore 5:29:45 quando venne lanciata una bomba con il nome in codice The Gadget (“il regalo”) nell’ambito del Progetto Manhattan. Solo pochi mesi dopo venne costruita una seconda bomba atomica, la Mk.1 – nome in codice Little boy (“ragazzino”); la prima arma nucleare a essere stata utilizzata su civili inermi.

    Lo sgancio del ragazzino sul centro della città giapponese di Hiroshima avvenne alle 8:15:17 del 6 agosto 1945 alla quota di 9.467 metri. La bomba esplose all’altezza predeterminata di 580 metri per sortire i maggiori effetti distruttivi (come previsto e calcolato dallo scienziato John von Neumann). A Hiroshima morirono istantaneamente circa 70.000 persone; una cifra simile rimase ferita e migliaia di persone morirono nei mesi e negli anni successivi a causa delle radiazioni (molte donne incinte persero i loro figli o diedero alla luce bambini deformi). Il ragazzino è stata anche la prima bomba ad utilizzare l’uranio (il “Trinity test” aveva fatto uso di un’arma al plutonio). Si trattava, quindi, di un prototipo mai sperimentato e il suo lancio su Hiroshima rappresentò un test di funzionamento.

    La mattina del 9 agosto 1945 un bombardiere statunitense si alzò in volo con a bordo una bomba atomica soprannominata Fat Man (“grassoccio”), alla volta della città giapponese di Kokura, primo obiettivo della missione. Dopo vari passaggi su questa città, causa maltempo, all’equipaggio fu ordinato di sganciare l’ordigno sulla più vicina città di Nagasaki. Tre giorni dopo la bomba di Hiroshima, intorno alle ore 11 il grassoccio venne sganciato. Anche in questo caso, il computo delle vittime fu elevatissimo. Le stime parlano di circa 80/100.000 persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti.

    Dopo le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, mano a mano che nuovi stati si aggiungevano a quello che sarebbe poi stato chiamato il “club nucleare” e la guerra fredda spingeva verso l’alto il numero delle armi nucleari, le esplosioni atomiche per test scientifici, si sono moltiplicate: 1.032 gli esperimenti nord americani, 715 quelli russi, 210 quelli francesi etc.

    Il ragazzino sprigionò una potenza pari a 15 chilotoni (15 mila tonnellate di tritolo), il grassoccio pari a circa 21 chilotoni mentre il più potente ordigno termonucleare mai esploso, denominato lo Zar, aveva una potenza di 50.000 chilotoni. Era il 1961. Insomma, il ragazzino è cresciuto e in pochi anni ha messo pancia, famiglia ed è diventato persino Zar!

    2058 non è una data ma il numero di esperimenti nucleari condotti dal 1945 al 2017. Di questi, 1.528 sono stati effettuati nei fondali marini e 530 in superficie (fonte Arms Control Associartion).

    Non ci è dato sapere nulla sugli importantissimi risultati scientifici ottenuti grazie a questi utilissimi esperimenti nucleari effettuati su questo pianeta perché è tutto top secret, ma ci è dato subirne i loro strabilianti effetti mortali per più tempo di quanto sia stimata la vita del nostro Sistema Solare (il solo tempo di dimezzamento della radioattività dell’uranio utilizzato per questi esperimenti, infatti, è stimato in 4.510.000.000 di anni).

    A solo titolo di esempio, è di pochi mesi fa il ritrovamento di materiale radioattivo nella Fossa delle Marianne, uno dei più remoti ed inaccessibili luoghi del pianeta che si trova a circa 11.000 metri sotto il livello del mare, fra il Giappone e la Papa Nuova Guinea.

    Di tutto questo se ne parla poco. Forse perché i danni di questi crimini contro tutti gli esseri viventi sono invisibili all’occhio umano o perché facilmente confondibili (o occultabili) con altre cause di morte (inquinamento, carestie, epidemie e violenza di ogni sorta che si sono succedute in questi anni). Oppure, più semplicemente, perché fa comodo a qualcuno.

    Ho fatto 5 anni di elementari, 3 anni di scuola media e 5 anni di liceo scientifico e, come per la stragrande maggioranza di tutti voi, nessun programma scolastico di storia è mai arrivato oltre alla prima guerra mondiale (nei casi più virtuosi). E, da quello che mi risulta, è ancora così. Generazioni di ragazzi che sanno nulla, poco o, ancor peggio, male di quanto è successo nel Mondo negli ultimi 100 anni. Poco importa, pare.

     

    Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno circa 8 milioni di bambini (1 su 20) nasca con malformazioni di vario genere. Di questi, circa 3 milioni sono destinati a morire prima del loro quinto compleanno. Insomma, pare che ad alcuni ragazzini, quelli veri (esseri umani, animali o vegetali che siano) non è dato crescere.

    “Non fa niente” è la seconda più grande bugia dopo “Va tutto bene”

    Vox Populi

     

  • Premio Internazionale Tecnovisionarie®: il riconoscimento a dieci donne di talento che lavorano alla sostenibilità del nostro futuro

    “Interpretare l’economia circolare attraverso l’innovazione”: è questo il filo rosso che ha attraversato la XIV edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, evento annuale promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie e che per l’edizione 2020, a causa dell’emergenza Covid-19 e alle conseguenti misure restrittive,  per la prima volta si è svolto in diretta streaming su YouTube, Facebook Live e Periscope, permettendo di raggiungere un ampio numero di partecipanti in tutta Italia.

    Le tecnovisionarie 2020 sono: Lucia Gardossi, Università degli Studi di Trieste, Lara Botta, Innovation Manager, Botta Packaging, Monica Casadei, Socia & Amministratore Delegato, Iride Acque, Sabrina Corbo, Socia & Amministratore Delegato, Green Network, Eugenia Presot, Titolare, Conceria Pietro Presot, Elena Sgaravatti, President of Plantarei, Co-founder & SH, DemBiotech, Federica Storace, CEO & Co-founder, Drexcode, Ersilia Vaudo Scarpetta, Astrofisica, Chief Diversity Officer di ESA, Agenzia Spaziale Europea, Elsa Fornero, Economista, Menzione Speciale per la sostenibilità e il sociale: Cecilia Sironi, Past President, Cnai – Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri.

    Le dieci professioniste selezionate da Women&Tech sono imprenditrici, scienziate, accademiche che hanno deciso di canalizzare i loro sforzi verso una società più responsabile. Animate da altruismo, senso morale e spirito di condivisione, rappresentano settori diversi, mostrando, ognuna a suo modo, cosa si può fare per generare cambiamento. Azioni semplici, articolate, complesse, tutte volte a trasformare le sfide di oggi in nuove opportunità.

    Il riconoscimento, infatti, è attribuito a donne che, nella loro attività lavorativa, hanno testimoniato di possedere visione e forte etica professionale centrando il focus 2020 sull’economia circolare. Un tema dalle molteplici sfaccettature, che fa di termini come riuso, riciclo e rinnovamento, la cornice di senso in cui inquadrare il futuro. I dati del Ministero dell’Ambiente parlano chiaro: ogni cittadino dell’Unione Europea genera una media di oltre 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno. Quantità ingestibili, direttamente connesse a un sistema produttivo che spreca materia ed energia nella creazione di prodotti destinati alle discariche. Un riconoscimento, quello di quest’anno, che premia il binomio scienza-coscienza.

  • Big Tech has a monopoly on power, says US House report

    Amazon, Apple, Google and Facebook have abused their dominance in the marketplace, according to a US Democratic-led House panel, which said Congress should consider forcing the tech giants to separate their dominant online platforms from other business lines.

    Tuesday’s report is based on a 16-month investigation by the Democratic staff of the House Antitrust Subcommittee. It said that there is “significant evidence” to show that the companies’ anticompetitive conduct has hindered innovation, reduced consumer choice and weakened democracy.

    “These firms have too much power, and that power must be reined in and subject to appropriate oversight and enforcement. Our economy and democracy are at stake”, the report said, adding that tech companies have used the data they accumulate in one area of business to gain tremendous advantages when they expand into related businesses.

    Google rejected the report: “We disagree with today’s reports, which feature outdated and inaccurate allegations from commercial rivals about Search and other services”, it said in a statement.

    Facebook responded that it competes vigorously with “a wide variety of services” with many users.

    Apple also said it disagreed “vehemently” with the report, and that it does not hold a dominant marketshare with any of its business segments.

    “Large companies are not dominant by definition, and the presumption that success can only be the result of anti-competitive behavior is simply wrong. And yet, despite overwhelming evidence to the contrary, those fallacies are at the core of regulatory spit-balling on antitrust”, Amazon said.

    The report now heads to a subcommittee markup, where a vote to adopt the final report is expected to take place before any legislative proposals are introduced.

  • Lo smartworking crea nuove opportunità per il cybercrime. E poche Pmi sono coperte

    Lo smartworking non può che accrescere il rischio cyber. Che già prima dell’emergenza coronavirus, e di tutte le sue implicazioni, si espandeva a “doppia cifra”. Un trend che prosegue così già da una decina d’anni e che ora di certo non potrà rallentare, continuando a macinare rialzi “intorno al 25%”. Ciò è vero in Italia come in tutto il resto del mondo. Ma in un’economia come quella tricolore, caratterizzata da un tessuto imprenditoriale frammentato, balza agli occhi come solo meno del 10% delle Pmi possa contare su una copertura assicurativa. Percentuale che sale al 50% per le grandi aziende. Rispetto a quel che accade oltre confine il limite assicurabile è poi decisamente inferiore. Questo è quanto emerge dall’osservatorio di Marsh, multinazionale attiva nel settore del brokeraggio assicurativo.

    Che la minaccia sia sempre più presente non può stupire. Quello che prima veniva discusso nella sala riunioni più riservata dall’azienda adesso viene condiviso via web. E specie durante il lockdown “sono state molteplici le violazioni dei sistemi”, spiega Corrado Zana, che di Marsh è Head of Cyber Risk Consulting. Ora, se “la grande azienda scopre che un malware è stato iniettato nel proprio sistema 150-200 giorni dopo l’attacco, nella piccola e media impresa non se ne accorgono proprio, se non dopo anni”, racconta il responsabile di Marsh. Ne acquisisce la consapevolezza quando scopre che sul mercato viene venduto un suo prodotto a un prezzo stracciato. Spesso dietro c’è lo zampino di un hacker che, entrando nel sistema informatico della Pmi di turno, sottrae know-how, disegni, liste di fornitori e clienti. In poche parole, riassume Zana, “anni e anni di lavoro”.

    È facile capire che perdita ciò possa rappresentare per un’economia come quella italiana. Oggi la domanda di polizze sta in effetti crescendo tanto e il loro costo si sta adeguando sia alla richiesta che ai sinistri. Tanto per fare un esempio, oggi l’attacco più temuto è il ransomware, che condiziona il ripristino del sistema al pagamento del riscatto. Ebbene, le notifiche che rispondono a questo tipo di tecnica sono raddoppiate nel solo 2019, come certifica la stessa Marsh nel report ‘The Changing Face of Cyber Claims’, basato su quanto accaduto in Europa continentale.

    In Italia il rischio ransomware è molto sentito. C’è la somma da corrispondere: che può andare dai 250-300 euro quando la vittima è un privato cittadino ai 10-20 mila euro per una piccola azienda, fino ad arrivare a milioni nel caso di grossi gruppi. Ma spesso c’è pure la beffa, nel senso che poi l’hacker non riattiva il sistema, generando così un’interruzione dell’attività d’impresa e quindi una perdita conseguente di profitto.

    “La frontiera che preoccupa tutti è l’intelligenza artificiale ‘cattiva’. I computer – fa presente Zana – sono comandati da hacker, o meglio da comunità criminali, ma sono le macchine le esecutrici dell’attacco. Oggi si sta quindi investendo in sistemi che siano in grado di costruirsi da soli nuove strategie per colpire. Chiaramente, a ciò si può opporre l’intelligenza artificiale ‘buona’ per reagire a minacce automatizzate”. Di sicuro, al momento, in cima alle preoccupazioni delle aziende, ma anche degli Stati, c’è quindi proprio il rischio cyber legato all’intelligenza artificiale e sferrato contro il sistema industriale con un attacco mirato ‘zero day’, ovvero per cui non sono disponibili già soluzioni tecnologiche di contrasto. Insomma, quello che si potrebbe definire un ‘delitto perfetto’.

  • Social e tv possono spingere gli adolescenti alla depressione

    Un uso troppo prolungato della televisione o di social media, come Facebook e Instagram, espone gli adolescenti a un aumentato rischio di depressione. È quanto emerge da una ricerca, realizzata da un gruppo guidato da Elroy Boers del Department of Psychiatry dell’University of Montreal, pubblicata su JAMA Pediatrics. In base ai risultati della ricerca, che ha coinvolto oltre 3.800 adolescenti, anche un prolungato utilizzo del computer espone allo stesso rischio, tranne quando i ragazzi lo usano per acquisire una crescente abilità informatica: in questi casi il rischio di depressione tende a diminuire, compensato da un miglioramento dell’autostima. Anche l’utilizzo prolungato di videogiochi sembra essere esente dal rischio di indurre depressione. Infatti oltre il 70% degli adolescenti gioca in compagnia di un amico presente fisicamente oppure online, svolgendo quindi un’azione socializzante che riduce il rischio di isolamento e depressione.

    Sono state avanzate diverse ipotesi sul perché trascorrere molto tempo sui social media o davanti alla televisione esponga al rischio di depressione adolescenziale. Un’ipotesi è che queste attività rubino tempo ad altre potenzialmente più «sane» e socializzanti, come l’attività fisica. Poi c’è anche il sospetto che gli adolescenti che trascorrono troppo tempo davanti agli schermi siano esposti a contenuti per loro difficili da interpretare criticamente, così che rischiano di cadere preda di comparazioni impossibili. Sia i social media sia la televisione presentano infatti modelli di vita idealizzati, che non corrispondono alla realtà, irraggiungibili e quindi fonte di frustrazione. Basti pensare che sui social tutti sembrano divertirsi tutti i giorni dell’anno, in una vita irreale che appare perennemente in vacanza. Infine c’è la teoria delle cosiddette «spirali di rinforzo»: un fenomeno in base al quale i ragazzi tendono a selezionare contenuti che confermano quelle che già sono le loro idee. In tal modo, una visione negativa della vita può rapidamente rafforzarsi, aprendo la strada alla vera depressione.

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