Tecnologia

  • Combi Mais vince il Premio nazionale di Confagricoltura per le imprese agricole innovative

    Un grande traguardo per il Presidente di INNOVAGRI Mario Vigo, premiato a livello nazionale nella categoria “innovazione” grazie al Progetto COMBI MAIS IDROTECHNOLOGIES, protocollo ormai ampiamente collaudato di coltivazione sostenibile in grado di semplificare il lavoro degli operatori e ottenere in modo altamente efficiente più produttività, qualità, redditività nella produzione di granella di mais per uso alimentare. Si tratta della prima edizione del Premio bandito da Confagricoltura nel settore dell’agricoltura diretto alle imprese innovative: COMBI MAIS ha ottenuto il secondo posto, a livello nazionale. Un riconoscimento voluto dal Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti per dare rilievo al tema dell’innovazione e far emergere le soluzioni tecnologiche più all’avanguardia già poste in essere negli ultimi anni o in corso di sviluppo.

    La premiazione si è tenuta presso la sede di Confagricoltura a Palazzo Della Valle a Roma,  alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio.

    Sono molto soddisfatto – dichiara Vigo – è un bellissimo traguardo che premia il lavoro di tutto il team di COMBI MAIS. In questi anni ci siamo impegnati molto per ottenere gli ottimi risultati raggiunti. Da parte mia, ricevere un premio da Confagricoltura è un fatto ancora più apprezzabile poiché è un riconoscimento personale, quasi un premio alla carriera, per l’impegno profuso negli anni scorsi nella Confederazione, sia come Presidente di Confagricoltura Milano Lodi e Monza Brianza sia come membro di Giunta e poi Vice Presidente nazionale”.

    LA STORIA DI COMBI MAIS, UN MODELLO PER L’AGRICOLTURA DEL FUTURO

    COMBI MAIS nasce dall’intraprendenza di Mario Vigo che ha scommesso sulla possibilità di produrre mais di “qualità in quantità”. Ha preso corpo nel 2014 con l’obiettivo della partecipazione all’esposizione internazionale EXPO 2015 ed è stato l’unico progetto inerente la produzione agricola nell’ambito della Fiera internazionale. L’iniziativa è stata patrocinata da INNOVAGRI, associazione di cui Mario Vigo è Presidente, costituita da un gruppo di agricoltori milanesi e finalizzata a promuovere e divulgare le tecniche innovative in agricoltura. Il progetto viene realizzato nella Azienda Agricola Folli di Mario e Alberto Vigo sita nel Comune di Mediglia, alle porte di Milano, su una superficie di circa 30 ettari. Nel progetto sono coinvolte aziende di primo piano nel settore agricolo a livello nazionale ed internazionale (Syngenta, Netafim, Unimer, Cifo, Khun, Deutz Fahr, Topcon Agriculture) che, con le loro competenze e l’utilizzo combinato delle migliori tecniche disponibili, contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo.

    Nel 2018, COMBI MAIS è entrata nel circuito de “Il Viaggiator Goloso”, la linea dei prodotti “top” dei supermercati e ipermercati a insegna IPER, UNES, U2, presso i quali viene commercializzata la farina per polenta ottenuta dalla granella. È quindi un progetto di filiera completo che dal campo arriva direttamente al consumatore finale, grazie alla produzione di granella sana e sicura. Infatti, l’attento e continuo monitoraggio lungo tutte le fasi produttive mantiene sotto controllo le micotossine che possono svilupparsi sul mais. COMBI MAIS risponde perfettamente alle nuove sfide della maiscoltura italiana, ed è per questo che aderisce al progetto “Mais in Italy” che Syngenta ha lanciato con l’obiettivo di rilanciare l’importanza strategica della coltura e sensibilizzare i produttori italiani su temi importanti quali la gestione delle micotossine, l’utilizzo responsabile degli agrofarmaci, l’uso efficiente dell’acqua e del suolo.

    COMBI MAIS è un progetto all’insegna della sostenibilità sociale, economica ma anche ambientale sia perché permette di risparmiare nell’utilizzo dell’acqua e degli altri fattori di produzione, sia perché sostiene la biodiversità. Infatti lungo i bordi dell’appezzamento è coltivata un’area “Operation Pollinator”, una superficie seminata con essenze specifiche a fioritura scalare ricche di polline, habitat idoneo a garantire la riproduzione di insetti pronubi e rifugio anche per piccoli mammiferi e uccelli, a dimostrazione che un’agricoltura produttiva può convivere con un ambiente vivo e ricco di biodiversità. Un messaggio forte, in grado di creare una percezione positiva dell’agricoltura.

    COMBI MAIS, NUMERI DA RECORD

    Nella campagna del 2018, quinto anno di realizzazione, si è raggiunta una produzione media di oltre 16 tonnellate ad ettaro di granella secca, con punte parcellari di oltre 20 tonnellate ad ettaro. Il 2019 sarà il sesto anno di vita del progetto che, oltre all’uso alimentare della granella, si estende anche all’uso zootecnico con la produzione di materia prima per la filiera animale.

    COMBI MAIS continua la sfida produttiva per coniugare quantità, qualità e sostenibilità. Il Premio Innovazione di Confagricoltura ne riconosce il valore e lo pone come modello per l’agricoltura del futuro e del precision farming.

    I PARTNER DI COMBI MAIS

    Partecipano all’iniziativa Syngenta, una delle principali aziende dell’agroindustria mondiale che ha selezionato l’ibrido “SY Brabus” per la produzione della granella, gli agrofarmaci per la protezione delle piante e la piattaforma digitale Farmshot per il monitoraggio dell’evoluzione della coltura; Netafim, leader mondiale nello sviluppo, produzione e commercializzazione di soluzioni per l’irrigazione a goccia e la micro-irrigazione; Unimer, leader italiano nella produzione di fertilizzanti solidi a valenza ambientale per la nutrizione organo-minerale delle colture e per il miglioramento biologico e fisico dei terreni; Cifo, azienda storica italiana che partecipa al progetto con prodotti specifici per la nutrizione localizzata alla semina, la fertirrigazione e i biostimolanti fogliari, per gestire anche la fisiologia delle piante; Kuhn, per la fornitura delle macchine per la lavorazione del terreno, semina e concimazione con tecniche di precision farming; Deutz Fahr, leader riconosciuto nella produzione di macchine agricole dall’alto contenuto tecnologico e dalla produttività ai massimi livelli, per la fornitura delle trattrici e, dal 2018, Topcon Agriculture, per il sistema di agricoltura di precisione in grado di gestire la guida della trattrice e la gestione degli attrezzi, il monitoraggio dello sviluppo vegetativo e la raccolta dei dati produttivi. La supervisione del protocollo è affidata alla regia dell’Istituto di Agronomia dell’Università di Torino, guidato dal Professor Amedeo Reyneri. I Fratelli Vigo si avvalgono inoltre della sapiente collaborazione di un tecnico Agronomo, Leonardo Bertolani.

     

  • L’inversione valoriale e culturale

    Sempre più prende corpo la polemica relativa agli studi superiori, in particolare liceali, e alle relative lauree le quali vengono considerate, specialmente se umanistiche, non in linea con le aspettative del mercato. Negli anni novanta, per esempio, l’allora ministro dell’Istruzione Berlinguer addirittura propose di eliminare il liceo classico in quanto considerato obsoleto in relazione alle dinamiche economiche che richiedevano, ieri come oggi, un numero maggiore di  figure tecniche da inserire all’interno del ciclo economico.

    I numeri, effettivamente, oggi evidenziano una carenza di figure professionali, specialmente a livello intermedio, delle quali le nostre PMI hanno forte bisogno, legate quindi alle scuole medie superiori professionali.

    Dati per accettati questi dati obiettivi risulta evidente che in Italia manchi, e non da oggi, una visione di sviluppo economico e politico di medio e lungo termine. Solo per fare un esempio, la carenza attuale dei medici nel sistema sanitario avrebbe dovuto allarmare tanto i politici quanto i rettori universitari (già alla fine dello scorso millennio) adeguando le politiche e gli accessi alla facoltà di medicina le quali invece sono rimaste invariate negli ultimi decenni. Questo piccolo esempio dimostra in modo inequivocabile l’assoluta distonia della classe politica e dirigente incapace persino di analizzare e valutare le curve demografiche.

    In altre parole, si avverte la mancanza di professionalità portatrici di quelle sintesi economico-culturali espressione di professionalità che molto hanno appreso arricchendosi grazie agli studi umanistici dai quali  hanno sviluppato la sensibilità per sintetizzare e soprattutto sintonizzarsi con il mercato.

    All’interno, infatti, di una economia globale che attraverso l’evoluzione tecnologica e la propria capacità esponenziale di innovazione continua ad accelerare notevolmente i tempi del cambiamento si possono tuttavia individuare degli indicatori molto precisi in relazione alle aspettative del mercato globale che se colti ed interpretati con l’opportuno tempismo permetterebbero di avviare una politica economica e soprattutto industriale attraverso investimenti espressione di tali analisi.

    In più si creerebbero le condizioni per un nuovo sviluppo  ed occupazione di medio ed alto livello in quanto espressione di prodotti di alto di gamma come il Made In, particolare se “In Italy”.

    Gli ingegneri e le figure professionali presentano viceversa l’importantissima funzione di rendere possibile queste  visioni, e le relative strategie, le quali non potranno mai risultare espressione di algoritmi economici ma elaborazioni che nascono dalla sensibilità culturale che solo una cultura umanistica può fornire, affiancata da una approfondita conoscenza dell’evoluzione  economica.

    Ancora una volta, come negli anni novanta quando si pensava di eliminare il liceo classico, non si riesce a comprendere come la cultura applicata all’economia rappresenti l’unica sintesi vincente di sviluppo per il nostro paese in quanto  la più antica e di conseguenza ricca del mondo e che trova nei prodotti del made in Italy la propria espressione contemporanea.

    Il nostro declino culturale ed economico viene perfettamente  rappresentato da queste inversione culturale e valoriale la cui pericolosità verrà compresa solo quando gli effetti economici risulteranno evidenti.

  • Il controllo facciale? Una meraviglia sull’iPhone, una minaccia in mano allo Stato

    La tecnologia aiuta a vivere meglio, è indubbio (a parte la fatica di imparare a usarla), ma quando finisce in mano allo Stato possono essere guai. La tecnologia facciale, come ben sa chi ha gli ultimi modelli di iPhone, consente di essere riconosciuti come titolari del proprio cellulare e attivarlo, escludendo che altri possano farlo. Ottimo, comodo, non c’è che dire. Ma la tecnologia facciale può anche essere usata ad altri fini, in alcuni Paesi è già così e l’Italia potrebbe prendere esempio.

    In Cina la tecnologia facciale viene già utilizzata per la ricerca di sospetti colpevoli: Mr Ao è stato individuato tra 60mila persone ad un concerto e arrestato in quanto ricercato per reati economici. L’Italia, che con questo governo ha stretto rapporti talmente buoni con Pechino (nuova via della seta) da suscitare forti perplessità in Europa ed Usa, potrebbe fare altrettanto. Una volta che una faccia sia stata ripresa da una telecamera, il controllo facciale consente di riscontrare se una certa persona è esattamente quella con quella faccia oppure no. Anche qui, si può pensare che la tecnologia sia utile ai fini investigativi e che tali fini rendano lecito usare simili tecnologie. Il problema, però, è che nulla vieta – il timore è stato espresso anche da Aldo Cazzullo su Style Magazine – che l’autorità si faccia prendere un po’ troppo la mano, visto quanto è comodo il controllo facciale, ad esempio utilizzandolo per identificare chi posteggia in doppia fila (atteggiamento non dei più commendevoli, d’accordo, ma talmente grave da giustificare un controllo simile? La pubblica amministrazione, prima di addossare colpe e multe, non dovrebbe provvedere a garantire parcheggi visto che nessuna Greta o sforzo ambientalista rende possibile ad oggi far scomparire le auto?).

    Le telecamere, sempre più numerose, che vigilano su luoghi pubblici sollevano già problemi di privacy (d’accordo la tutela della sicurezza, ma questo autorizza a registrare le facce di tutti e archiviare i relativi dati?), il controllo facciale lascia supporre che si creino immensi database/archivi con le facce di ciascuno di noi, per tempi indefiniti (perché ovviamente per usare il controllo facciale occorre avere una persona in carne ed ossa ed una faccia di cui si ha l’immagine da raffrontare). E creare questi immensi database non significa supporre che ciascuno di noi sia un potenziale colpevole non ancora scoperto. Il magistrato Piercamillo Davigo la pensa esattamente così (ma di solito circoscrive questa idea a quanti hanno a che fare con denaro pubblico e possono corrompere o essere corrotti, non la formula nei confronti di tutti indiscriminatamente), la Costituzione italiana all’articolo 27 dice che non si può ritenere colpevole nessuno neanche quando nei suoi confronti si è già arrivati a processo fino a sentenza definitiva e non più contestabile in altro tribunale. Ma se non è possibile pensare che sia colpevole chi è indagato/sotto processo, come si può sospettare chi neanche è indagato o sotto processo (certo, potrebbe compiere qualcosa di più o meno illegale nell’arco della sua vita, ma se vale questo ragionamento allora per la stessa logica securitaria dovrebbero essere incarcerati tutti i figli di coloro che siano stati ritenuti colpevoli di qualche reato).

  • All’insegna della sostenibilità e dei nuovi materiali l’edizione 2019 del Premio ‘Tecnovisionarie’

    Rispondere ai bisogni del presente proteggendo il futuro. E’ questo il principio al quale si ispira la XIII Edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie -, che quest’anno ha come tema portante “Sostenibilità e Nuovi Materiali” e si svolgerà martedì 3 luglio, alle ore 18,30 a Palazzo Pirelli a Milano.  

    Genialità, creatività, intraprendenza, spirito di iniziativa, lungimiranza, solidarietà, capacità di sapere guardare oltre le convenzioni: tutto questo alla base di un premio che ogni anno è attribuito a donne che, nella loro attività professionale, hanno testimoniato di possedere visione, privilegiando l’impatto sociale, la trasparenza nei comportamenti e l’etica. L’edizione 2019 focalizza l’attenzione sul valore che la tecnologia e la chimica ha dato alla lavorazione del materiale, trasformandolo e perfezionando sempre più quella straordinaria capacità che l’uomo ha avuto, sin dai tempi più antichi, di riuscire a plasmarlo. I materiali di domani saranno perciò “intelligenti”, in grado di svolgere più di una funzione e di prendere il posto di congegni e dispositivi oggi in uso. Fil rouge migliore non potrebbe esserci con l’obiettivo del riconoscimento. “Il Premio Tecnovisionarie vuole rappresentare un importante tassello di cambiamento culturale: premiando il merito femminile si premiano quelle donne il cui contributo al progresso economico, scientifico e sociale è fondamentale per la crescita del Paese. Sono le ‘Tecnovisionarie’ nel settore della ricerca, dell’innovazione, dell’impresa, dei media e della cultura” –  afferma Gianna Martinengo, ideatrice del Premio. “Abbiamo da sempre creduto fortemente – prosegue – nell’importanza di investire nelle donne e nelle loro capacità in un mondo alla ricerca di affidabilità, di crescita e di equità. Obiettivi che ci poniamo ogni giorno con l’Associazione, una realtà consolidata, ma soprattutto un qualificato network che consente di condividere conoscenze ed esperienze basate sui principi in cui ci riconosciamo“.

    Scelte da una giuria di qualità, le nove Tecnovisionarie 2019 insignite del Premio sono:

    Daniela Trabattoni, Director of Women’s Heart Center Interventional Cardiology Unit 3, Centro Cardiologico Monzino (Categoria Salute), Marinella Levi, Professore Ordinario, CMIC Politecnico Milano (Categoria Ricerca Scientifica), Emilia Rio, Direttore Risorse Umane, HSE, Organizzazione e Change Management, A2A, Presidente AMSA S.p.A. (Categoria Energia Rinnovabile e Ambiente), Marina Gandini, Junior Research Scientist presso Glass to Power, spin off dell’Università di Milano Bicocca (Categoria Energia Rinnovabile e Ambiente), Jayshree Seth, Corporate Scientist and Chief Science Advocate, 3M US (Categoria Ricerca applicata), Silvia Bencivelli, Medico, giornalista scientifica e conduttrice radiofonica e televisiva (Categoria Divulgazione scientifica); Premio Speciale Arte e Scienza Sonia Bergamasco, attrice e regista; Premio Speciale Pubblica Amministrazione Monica Parrella, Direttrice Generale del Personale del Ministero dell’Economia e delle Finanze;  Premio Speciale Europa: Jill Morris, Ambasciatore britannico in Italia e San Marino.

    L’evento 2019 sarà caratterizzato anche da un’esperienza raffinata di gusti, tra tradizione e innovazione, a cura della società di catering T’a Milano di Tancredi e Alberto Alemagna; la tela d’arte della collezione ANITÀ, che le premiate riceveranno è stata creata appositamente per il Premio e dedicata alle donne che hanno saputo coniugare “cuore e invenzione” raggiungendo traguardi al servizio degli altri”.

    Media partner di questa edizione è il magazine ELLE, diretto da Maria Elena Viola, il brand internazionale (45 edizioni nel mondo) nato in Francia nel 1945, che da sempre segue e sostiene l’evoluzione del mondo femminile perché ELLE considera le donne le protagoniste del cambiamento, la vera energia alla base della società.

  • Da L’Oréal e Unesco sei borse di studio per sei giovani ricercatrici italiane

    Al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano L’Oreal e Unesco hanno premiato con 6 borse di studio da 20mila euro l’una altrettante ricercatici under 35. Giunto alla 17esima edizione, il premio ha finora consentito a un totale di 88 scienziate di portare avanti i propri progetti in ambito Stem (scienza, tecnologia e matematica).

    Presenti il ministro dell’istruzione Marco Bussetti, l’amministratore delegato di L’Oreal Italia Francois Xavier Fenart, il segretario generale della commissione nazionale italiana per l’Unesco Enrico Vicenti, il rettore dell’Università Federico II di Napoli Gaetano Manfredi e il presidente della giuria L’Oreal Italia per le donne e la scienza (che ha esaminato 350 progetti) Lucia Votano. Le borse di studio sono state conferite a Silvia Celli, per il progetto sui meccanismi di accelerazione e fuga delle particelle da sorgenti astrofisiche galattiche, a Teresa Mazza, per il progetto di medicina personalizzata del diabete di tipo 2, a Federica Mezzani, per il progetto Minor (droni di ultima generazione per la localizzazione delle mine antiuomo), ad Alice Sciortino, per il progetto relativo alle proprietà ottiche ed elettriche di sistemi ibridi basati su nano materiali di carbonio, ad Ester Pagano, per il progetto sul ruolo di una proteina nel tumore colon-retto, e a Paola Tognini, per il progetto sulle influenze del metabolismo e della microflora intestinale sul cervello. Tutte le ricercatrici premiate svolgono la propria attività presso atenei italiani.

    “Tutte queste donne danno vita a una preziosa comunità di scienziate il cui numero aumenta di anno in anno. Sono stati fatti progressi concreti nella lotta per la parità ma la strada è ancora lunga”, ha commentato Fenart. “Attualmente le donne costituiscono soltanto il 30% dei ricercatori scientifici a livello globale e soltanto il 3% dei premi Nobel per la scienza è stato assegnato a scienziate”, ha sottolineato Vicenti. Per il Ministro Bussetti “la partecipazione delle donne è determinante per portare un valore aggiunto in termini di eccellenza, in Italia vigileremo affinché vengano soddisfatte queste condizioni. Senza ricerca non c’è innovazione e senza innovazione non c’è sviluppo”.

     

  • Il negazionismo evolutivo

    Quello che distingue qualsiasi teoria economica dagli effetti reali nella sua applicazione viene  rappresentato dalla natura e dall’entità  degli aspetti e dei contesti  dell’evoluzione continua e costante del mercato globale all’interno del quale tale teoria viene applicata in forma di  strategia economica.

    In altre parole, per quanto possa sembrare di difficile definizione la teoria dovrebbe attualmente, al suo interno, racchiudere anche uno spazio “evolutivo” e quindi un margine di forte incertezza in relazione ai molteplici effetti  condizionati da un mercato globale  in continua evoluzione. Basti pensare agli scarsissimi effetti della politica “monetaria espansionistica ” della BCE (Tltro e quantitative easing) la  quale intendeva offrire un sostegno ad un sistema economico europeo in crisi e dal raggiungimento di  inflazione al 2% risultasse fondamentale (come da  teoria) inondare il mercato di liquidità. Non avendo previsto, per esempio, come il fattore concorrenziale di un mercato globale determini un livellamento dei prezzi al ribasso (conseguenza dell’eccesso di offerta) contro il quale qualsiasi politica monetaria perda ogni effetto.

    Di conseguenza risulta evidente come il contesto economico reale determini  una forte modificazione dei risultati previsti che le teorie economiche propongono. Questo fattore di incertezza legato alle future evoluzioni di un mercato sempre più complesso, a partire dai numerosi ed incontrollabili fattori che lo influenzano, dovrebbe cambiare o quantomeno procedere ad una evoluzione delle teorie economiche e soprattutto delle loro applicazioni. Un aspetto molto importante specialmente quando l’applicazione di tali e semplicistiche teorie determini a sua volta un aumento del debito pubblico.

    Una delle giustificazioni che il governo in carica avanzava per giustificare la scelta di quota 100 con un conseguente aumento del debito pubblico attorno ai 10 miliardi era relativa alla creazione di nuovi posti di lavoro per la sostituzione dei nuovi pensionati che lasciavano il ciclo economico e produttivo. Ora emerge dai dati come solo il 24,7% delle aziende afferma di voler sostituire (e solo parzialmente) le uscite incentivate da quota 100: dati attesi tanto banali quanto espressione di un incompetenza economica evidenti. Va ricordato infatti come nell’attuale momento economico le imprese stiamo investendo in tecnologia digitale la quale offre una diminuzione dell’intensità di manodopera  per  milione di fatturato. Questa tendenza inevitabile, e giustamente  incentivata fiscalmente, ha  l’obiettivo principale di rendere più competitivo il sistema industriale italiano in un contesto di concorrenza globale. Inoltre offre un altro  effetto parallelo tanto nel medio quanto nel lungo termine perché  diminuendo appunto il costo della manodopera per milione di fatturato a causa della minore intensità, automaticamente renderebbe sempre più vantaggioso il reshoring produttivo, specialmente in un momento storico di forte criticità commerciale tra Stati Uniti e Cina (https://www.ilpattosociale.it/2019/05/22/tempo-reale/).

    Tornando alle ridicole elaborazioni  economiche che hanno ispirato questa strategia del governo in carica si può tranquillamente ricordare come, al di là delle dottrine economiche da cui scaturiscono le conseguenti strategie elaborate, non considerare il contesto evolutivo rappresenti un errore di dimensioni epocali. Questo negazionismo evolutivo si conferma come un ulteriore aspetto di un approccio assolutamente insufficiente alle complesse problematiche  economiche. Un atteggiamento frutto di una ormai datata erudizione economica priva di ogni contatto con i diversi fattori che contribuiscono a rendere il contesto  evolutivo economico imposto dal mondo globale sempre più articolato.

  • US moves against intel-linked Chinese tech companies

    The US is considering blacklisting the Chinese technology company Hikvision – a world leader in video surveillance products that include artificial intelligence, speech monitoring and genetic testing which broadens the capacity for facial and body traits recognition -after the Commerce Department brought forth foreign and human rights considerations to the House Armed Services and Intelligence Committees.
    Hikvision supplies surveillance cameras that the Chinese government uses in the Muslim-majority Xinjiang region, where more than 3 million ethnic Uyghurs, a Turkic-speaking Muslim people, are being rounded up by the Chinese Communist Party and thrown into reeducation camps.
    Washington could invoke the Magnitsky Act, which allows the US to sanction government officials implicated in human rights abuses, high-ranking officials such as Chen Quanguo, Xinjiang’s Communist Party head since August 2016.
    The technology developed by Hikvision is being exported to nations that seek a surveillance capacity similar to the what is employed by China’s secret police, including Ecuador, Pakistan, Uzbekistan, Zimbabwe, and the United Arab Emirates. Hikvision employs 34,000 staff worldwide and has also taken major contracts such as the Beijing Olympics, the Brazilian World Cup, and the Linate Airport in Milan. Since 2019, Congress has banned the use of Hikvision technology by federal agencies.
    US Secretary of State Mike Pompeo referred to Chinese surveillance capacity as “stuff reminiscent of the 1930s” and undermines US national security. The White House is campaigning to limit Chinese access to advanced American technology. The Department of Commerce is drawing up new regulations to restrict US exports of 14 advanced technologies, including robotics and quantum computing.
    Chinese companies spend billions in buying products from US companies and the move could hurt companies such as Qualcomm and Intel. Washington gives Huawei 90-day reprieve
    The Commerce Department issued a 90-day reprieve on their ban on dealing with Huawei. This will give the Chinese tech giant a temporary license to deal with US companies for a temporary transition period.
    “The Temporary General Licence grants operators time to make other arrangements and (gives) the Department space to determine the appropriate long-term measures for Americans and foreign telecommunications providers that currently rely on Huawei equipment for critical services,” said Secretary of Commerce Wilbur Ross.
    The delay does not change the ban imposed by the White House, which was based on national security grounds. US intelligence believes Huawei is backed by the Chinese military and its equipment provide Beijing’s intelligence services and serves as a backdoor into the communications networks of rival countries.
    Washington has applied pressure on its European allies – the second biggest market for Huawei after China – to ban the company from procurement for the development of 5G infrastructure.
    Google has already announced that it would restrict Huawei’s access to the Android operating software, a move that will be followed by US semiconductor manufacturers Intel, Broadcom, Qualcomm, Micron, and Cypress.
    The founder of Huawei, Ren Zhengfei, said Huawei was “very grateful” to US companies that were instrumental in building up the company, while also underscoring that the Chinese behemoth was instrumental in the growth of Android around the world.
    Huawei’s rival, ZTE, maybe in a worse position to deal with the disruption of supply in semiconductors as it produces none of its own. France will not exclude Huawei from 5G network development. France’s Finance Minister Bruno Le Maire said that any decision for the development of 5G network infrastructure will be based on security and performance considerations and that Huawei would be excluded in principle.
    “We will make decisions based on the technological interest and strategic security of our networks,” Le Maire said, while adding that it is not certain Huawei had the best technology in the sector, as Sweden’s Ericsson “is also competing for the same procurement contracts”.
    This echoed a statement by French President Emmanuel Macron, who appears to be steering France towards a collision course with the US government despite warnings that French telecoms would be at risk of being infiltrated by Chinese intelligence, France’s national regulatory authority for electronic communications, ARCEP, has instead opted to press forward as it does not want to delay the rollout of 5G infrastructure beyond 2020.

  • Con Combi Mais 6.0 Innovagri punta a produrre 20 tonnellate di granella di mais per ettaro

    Al suo sesto anno di applicazione Combi Mais 6.0 si conferma un autentico benchmark in materia di precision farming: un protocollo ampiamente collaudato di coltivazione sostenibile, in grado di combinare agronomia e innovazione sia per semplificare il lavoro degli operatori che per aumentare produttività, qualità, redditività nella produzione di granella per uso alimentare (l’applicazione di Combi Mais, peraltro, da quest’anno è stata estesa dall’uso alimentare anche a quello zootecnico, migliorando così la qualità dei mangimi a base di mais di cui si nutrono suini e bovini da cui si ottengono carne, latte e formaggi).

    Sulla scorta di questi risultati (da aprile tornata in Via Cesare Lombroso 54 presso la Torre Uffici SOGEMI, la società che gestisce i mercati agroalimentari all’ingrosso di Milano), il presidente di Innovagri, Mario Vigo, ha dichiarato: “Il nostro obiettivo è quello di continuare la sfida produttiva per realizzare qualità e sostenibilità, in modo da interpretare l’agricoltura del presente e del futuro”. Con l’obiettivo di ottenere 20 tonnellate di granella di mais a ettaro, per 30 ettari di coltivazione nell’Azienda Agricola Folli, Innovagri punta su una serie di migliorie, illustrate dallo stesso Vigo.

    Anzitutto, è stato introdotto un secondo ibrido non solo per la filiera alimentare da affiancare al Sy Brabus, il Sy Fuerza, per rispondere al bisogno dei produttori di granella per filiera animale di produrre quantità e qualità tali da garantire una remunerazione migliore di coloro che producono per la “massa”. Poi si fa ampio ricorso al Digital Precision Farming per gestire le fasi cruciali della coltura (dalla preparazione del letto di semina, alla semina, dalla gestione dell’irrigazione al monitoraggio della fenologia, dalla determinazione del momento ideale di raccolta alla mappatura della produzione, utilizzando attrezzature e tecnologie digitali che permettono di gestire la coltura con la massima efficienza, minimizzando gli sprechi e massimizzando il ritorno dell’investimento. Netafim (leader mondiale nei sistemi per l’irrigazione) mette a disposizione dell’imprenditore agricolo piattaforme digitali che utilizzano informazioni provenienti da sensori, satelliti e banche dati, per indicare momenti di interventi irrigui e/o di protezione per pianificare azioni in grado di salvaguardare il potenziale produttivo. Grazie all’installazione di sensori e centraline di ultima generazione vengono monitorate la disponibilità idrica del terreno e l’umidità, al fine di irrigare quando serve con le quantità giuste, ottimizzando le risorse idriche. Per assicurare la qualità della granella viene svolto un attento monitoraggio sia delle micotossine che del contenuto in amido/potere nutritivo (grazie all’installazione del NIR su mietitrebbia). Syngenta monitorerà l’avanzamento dello stato vegetativo della coltura e determinerà il momento idoneo per la raccolta con Farmshot, innovativa piattaforma che permette di identificare fattori di discontinuità nell’appezzamento, sulla base di rilevazione NDVI ed elabora informazioni di supporto alle decisioni. Per mappare vegetazione e produzione si fa invece ricorso a Gps e sensistica: Topcon Agricolture installerà sulla trattrice Deutz-Fahr 7250 TTV  (con cambio a variazione continua, per risparmiare carburante e ridurre le emissioni) un sistema in grado di gestire contemporaneamente la guida della trattrice per l’effettuazione di semina, concimazione ed irrorazione guidate dal GPS, nonché per la raccolta dati (mappatura della vegetazione nelle varie fasi, mappatura della produzione) che serviranno per comprendere quali sono i fattori produttivi che limitano od esaltano il risultato finale. Per mettere la genetica nelle migliori condizioni di performance sia fisiologica che produttiva, invece, la nutrizione viene svolta impiegando concimi organo-minerali ad elevata efficienza Unimer, Flexifert distribuito in presemina con spandiconcime Kuhn idoneo al precision farming. Inoltre, prima della preparazione del letto di semina sarà distribuito il soil improver Microlife di Unimer, per un miglioramento strutturale e micro-biologico del terreno e bioattivare la fertilità. Sinergon Plus e trattamento Cifo di nutrizione in fertirrigazione saranno invece impiegati per assicurare un trattamento “antistress” e biostimolante della coltura e favorire l’accumulo di zuccheri. Infine, verrà mantenuto il bordo Operator Pollinator di Syngenta, affinché la fioritura scalare delle varie essenze continui a favorire la riproduzione di insetti pronubi e mammiferi di piccola taglia, confermando che agricoltura intensiva e biodiversità possono coesistere.

    Il coordinamento di tutti gli step delle attività è stato affidato all’Istituto di Agronomia dell’Università di Torino, guidato dal professor Amedeo Reyneri; mentre i partner sono Syngenta, una delle principali aziende dell’agro-industria mondiale, che ha selezionato l’ibrido SY BRABUS per la produzione della granella ed i prodotti per la protezione della coltura, Netafim, leader mondiale nello sviluppo, produzione e commercializzazione di soluzioni per l’irrigazione a goccia e la micro-irrigazione, Unimer, leader italiano nella produzione di fertilizzanti solidi a valenza ambientale per la nutrizione organo-minerale, Cifo per la nutrizione localizzata alla semina, fertirrigazione e biostimolante fogliare, Kuhn, per la fornitura delle macchine per lavorazione del terreno semplificate, semina di precisione e concimazione con logiche di precision farming, Deutz-Fahr, per la fornitura della trattrice, Topcon Agricolture, per il sistema di agricoltura di precisione in grado di gestire la guida della trattrice.

    A valle di tutto questo, la farina per polenta Combi Mais è commercializzata con successo presso i supermercati e ipermercati a insegna Iper, Unes, U2, Viaggiator Goloso – la linea top di gamma pensata per offrire, anche ai palati più esigenti, le migliori specialità grazie ad un’attenta selezione e ad una continua ricerca dei prodotti più genuini.

     

  • Quattro imprese italiane su cinque pronte all’industria 4.0

    Il dato è confortante: ben il 78% delle aziende italiane ha avviato processi di trasformazione digitale, improntati verso l’Industria 4.0.

    In realtà la ricerca realizzata da Bcg e Ipsos tra le imprese fornisce un quadro caratterizzato da luci e ombre, presentando più di una criticità nel viaggio verso Industria 4.0. Tra le 170 aziende coinvolte (oltre 20 settori di appartenenza, con una prevalenza di realtà del Nord Italia) in termini di conoscenza il problema non esiste più: il 100% delle imprese conosce l’argomento.

    A distanza di oltre due anni dal varo dei maxi-incentivi fiscali disponibili per i beni “connessi”, il 22% del campione non ha avviato alcun progetto digitale e al momento non pianifica nulla sul tema. Il 78% delle aziende ha invece progetti in corso o comunque già pianificati, anche se le applicazioni in corso sono circoscritte ai primi step: ad esempio l’avvio di un primo progetto pilota in produzione o la connessione delle le prime macchine. Solo un quarto delle imprese (24%) si è invece già spinto oltre, avviando o completando la connessione con clienti e fornitori o addirittura arrivando a connettere l’intera catena del valore. In media i dati dicono quindi che solo il 19% delle imprese (il 24% del 78%) ha messo in pista progetti profondi e radicati, in grado di modificare in modo evidente i risultati ottenuti.

    Così, non sorprende più di tanto osservare che nel 54% dei casi le imprese non si sentano in grado di poter fare un bilancio sull’effetto incrementale di questi cambiamenti in termini di maggiori ricavi, mentre solo il 25% del campione segnala un saldo positivo. In generale solo il 14% delle aziende con progetti a bassa complessità dichiara di aver sperimentato un aumento di ricavi, percentuale che balza invece al 60% tra le imprese che hanno progetti di elevata maturità.

    Altro nodo chiave è quello delle competenze, con il 98% delle imprese a segnalare la necessità di un miglioramento in questo ambito. Nuove professionalità che in generale non avranno un riflesso significativo sui numeri della forza lavoro interna: ci si aspetta infatti un saldo negativo del 2% per impiegati dei livelli più bassi e operai, -1% tra gli impiegati di livello superiore, un aumento dell’1% tra i manager. Tra chi ha già avviato un progetto Industria 4.0, solo il 26% ha previsto team dedicati, nonostante nel 67% dei casi le aziende ammettono di attendersi un’elevata complessità nell’implementazione di questi progetti.

    La maggior parte delle aziende quindi considerano quello di Industria 4.0 un passaggio da gestire, almeno in un primo momento, soprattutto con risorse informatiche specializzate, dunque non sistemiche.

    “Nella fabbrica intelligente – spiega Jacopo Brunelli, partner e managing director di BCG, responsabile operations per Italia, Grecia, Turchia e Israele – saranno più fluide le competenze ricercate e verrà richiesta la capacità di andare oltre le tradizionali abilità tecniche del proprio ruolo. Inoltre, se lo scenario di una sostituzione completa della forza lavoro da parte dei robot sembra scongiurato perché gli automi saranno impiegati sempre più spesso per interagire con gli umani, prevediamo la ricerca di nuove figure professionali con specifiche competenze che coprano aree differenti”.

    Per Andrea Alemanno, senior client officer di Ipsos, “bisogna pensare alle possibilità che offre Industria 4.0; è una ‘rivoluzione copernicana’ che va ben oltre l’ottimizzazione dell’attuale, e consente di affrontare nuove sfide, e di guardare alla supply chain, alla gestione dei clienti e della produzione in modo diverso e costantemente evolutivo”.

    “A due anni e mezzo dalla partenza del piano industria 4.0 – commenta il vice presidente di Confindustria per la politica industriale Giulio Pedrollo – possiamo dire che ha funzionato e che le imprese hanno colto l’opportunità di innovare e di crescere. Una sfida importante e imprescindibile adesso è quella dell’adeguata formazione delle risorse umane già impiegate e soprattutto della creazione di nuovi profili che siano in grado di dispiegare al meglio le potenzialità di Industria 4.0”.

  • Alexa registra le conversazioni domestiche, ma glielo si può impedire

    Non è un magistrato e origlia le conversazioni domestiche senza bisogno né di imputazioni né di autorizzazioni a intercettare, ma Alexa, l’assistente domestico di Amazon può essere controllato o escluso, di modo da sapere cosa abbia registrato o da impedire del tutto le registrazioni. Per verificare le registrazioni effettuate e/o per cancellarle basta utilizzare l’app di Alexa o accedere alla pagina web www.amazon.it/alexaprivacy, scegliendo la voce impostazione e poi Account Alexa e infine Privacy Alexa. Per impedire ad Alexa di effettuare registrazioni (che poi possono essere ascoltate dai dipendenti di Amazon), basta cercare la voce Account Alexa, poi Privacy Alexa, poi Gestisci il modo in cui i tuoi dati migliorano Alexa ed infine disattivate il pulsante accanto ad Aiuta a sviluppare nuove funzionalità. Naturalmente è anche possibile farsi registrare apposta, per fare  scherzi o dispetti, magari nel bel mezzo di attività ludiche e rilassanti, così da far ‘rosicare’ chi in Amazon è al lavoro ed è in ascolto di quanto Alexa registra e trasmette.

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