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Diversi cittadini lamentano come, a distanza di più di un anno, si debba di nuovo stare chiusi e assistere impotenti a tanti contagi e a tanti decessi, e qualche politico sottolinea la situazione con particolare enfasi. Sembra però che in molti dimentichino alcuni aspetti fondamentali: la pandemia è globale, i vaccini, trovati a tempo di record, hanno tempi necessari per essere prodotti, distribuiti ed iniettati, vi sono stati in tutto il mondo, e particolarmente in Italia, errori di gestione nei primi mesi, errori da parte dell’Oms, della Cina, dei governi e non trascuriamo che troppe persone hanno disatteso le regole di comportamento procurando nuovi contagi. La pandemia mondiale è dovuta anche ad errori umani protrattisi per decenni, la distruzione del pianeta è stata sistematica e migliaia di virus si potranno, anche nel futuro, liberare da un momento all’altro perciò, dicono gli scienziati, bisogna abituarsi alle pandemie e a nuove regole di vita, di conseguenza i sistemi sanitari e di controllo, l’organizzazione di scorte per le emergenze e quant’altro necessario, andranno realizzati nell’immediato futuro ma andrà anche realizzata una nuova coscienza collettiva, una nuova responsabilità politica ed amministrativa, sia che si sia in maggioranza che all’opposizione. Hanno veramente stancato coloro che tutti i giorni in televisione ripetono le stesse cose, le stesse proposte, le stesse critiche, con una limitatezza di vedute che dimostra pochezza culturale ed incapacità di mettersi in sintonia con la realtà.

Sapendo di scontentare alcuni plaudo, una volta di più, a Draghi quando sottolinea la necessità di parlare italiano in Italia, di non usare inutilmente e malamente parole inglesi che risultano incomprensibili ai più ma servono, a chi le usa, per sembrare più importanti. Plauso anche perché sta lontano da Twitter e social, non perde tempo a ingannare, tramite qualche addetto stampa, i maniaci degli pseudo dialoghi a distanza che tanto hanno avvelenata la vita politica e avvelenano il quotidiano con falsità riprodotte, incitazioni alla violenza, trasmissione di pensieri inutili. Draghi parla poco e dice quel che serve, qualcosa è già stato fatto, aspettiamo di vedere il resto che, siamo fiduciosi, arriverà.

Augurando a Enrico Letta di potere svolgere il suo nuovo ruolo senza condizionamenti ed agguati e rispettando le molte parti del suo intervento che possono essere condivise, anche da chi non appartiene al suo percorso politico, dobbiamo però evidenziare come sia assolutamente non aderente alle necessità ed alle realtà del momento la sua proposta di dare il voto anche ai sedicenni, proposta già avanzata tempo fa dalla Meloni. Il voto presuppone non solo la conoscenza delle proposte dei partiti, e perciò attenzione alle notizie riportate non solo dai social, ma prima di tutto un grado di cultura generale e di capacità di approfondimento e di giudizio che appartengono ad una età diversa. Da tempo sociologi e studiosi avvertono di come, nella nostra epoca, si sia molto allungato il tempo dell’adolescenza, alcuni sostengono che arrivi molto dopo i 20 anni. I ragazzi sono molto influenzati dai contatti che si creano sulle reti informatiche e, ancor più degli adulti, dalle mode. Troppi adolescenti non sono abituati a prendersi responsabilità e decidono in base al gruppo, alle pseudo amicizie virtuali, ai sentito dire, non hanno ancora gli strumenti per decodificare i messaggi che arrivano a raffica da più parti. I recenti avvenimenti su Tik Tok, solo per fare un esempio, dimostrano come la consapevolezza arrivi solo in un’età più matura, anche i comportamenti di questi ultimi mesi, le feste in epoca di covid, le risse in strada, le movida che hanno portato ad un esponenziale aumento di contagi nella popolazione più giovane dimostrano come l’età della consapevolezza e dell’assunzione di responsabilità si sia spostata molto in avanti. Dobbiamo avere fiducia nei nostri giovani e proprio per questo dobbiamo aiutarli a crescere senza gravarli di responsabilità prima del tempo, la ricerca di voti non può giustificare e ventilare un voto a 16 anni, piuttosto la politica si occupi di come fare crescere meglio, in maggiore sicurezza, i nostri giovani offrendo ideali e opportunità di ruolo nella società.

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