Cervo reale e lupi insieme per conservare l’ecosistema
Ormai la maggioranza delle persone, se non sono, per interesse o ignoranza negazionisti ad oltranza, sanno che la sopravvivenza dell’essere umano è strettamente legata a quella dell’ecosistema e che l’ecosistema vive, benché ammalato, se vivono le varie specie esistenti sulla terra.
Il censimento degli animali selvatici rientra tra le attività necessarie a mantenere l’equilibrio dell’ecosistema.
In Italia si è recentemente tenuto, con l’aiuto di centinaia di volontari, nell’Appennino dell’Emilia Romagna e della Toscana, il monitoraggio dei cervi reali e dei lupi.
Il cervo reale, detto anche cervo rosso, è predato da aquile e lupi, una selezione naturale che contribuisce alla sopravvivenza della razza senza che un’eccessiva espansione possa creare problemi.
E’ solo dal 2008 che esiste una norma per il censimento organico e basato su dati ricavati dagli appostamenti organizzati.
I maschi, dei cervi sessualmente maturi, sono individuati tramite i loro bramiti, il suono che emettono nella stagione degli accoppiamenti, questo metodo fu iniziato dallo svedese Prof. Rorlf Langvatn, la stagione degli accoppiamenti è tra la fine di settembre ed ottobre.
Il censimento termina quando, in primavera, i cervi escono dal bosco, per cercare l’erba nuova dei prati, e così possono essere individuati e contati anche i nuovi nati, le femmine ed i maschi giovani.
Il monitoraggio effettuato nel Parco Nazionale foreste casentinesi monte Falconara e Campigna aveva dato, nel 2014, la presenza di 690 maschi adulti, nel 2024 i maschi adulti erano ridotti a poco più di 300.
Nel Parco, ormai da un certo tempo, è arrivato, spontaneamente, il lupo abruzzese, anche per il lupo una parte del monitoraggio avviene attraverso il controllo dei loro ululati che sono sollecitati con un apparecchio che lancia degli ululati già registrati e che poi nuovamente registra gli ululati che i lupi emettono per rispondere.
Nel parco è presente una popolazione di circa 120 lupi, numero stabile da dieci anni, il che dimostra come sono infondate le paure per una proliferazione esagerata di questi carnivori ai quali dobbiamo la caccia selettiva e la pulizia dei boschi quando mangiano le carcasse degli animali morti.
I lupi sono controllati anche attraverso lo studio del Dna, che si trova nei loro escrementi, e con le fototrappole che studiano i comportamenti e le modalità di caccia, una caccia che ha ridotto il numero degli ungulati la presenza dei quali, se eccessiva, crea problemi alla vegetazione spontanea, alla crescita degli alberi giovani, perciò all’ecosistema ma anche all’agricoltura.




