Costume e Società

Troppi timori intorno a Internet, i ragazzi italiani sono i meno abili a navigare

Nel 2010 solo il 4% dei ragazzi usava lo smartphone per navigare su internet. Oggi, dieci dopo, la percentuale è dell’84%. Ma se il tempo trascorso online è raddoppiato in molti Paesi (in Italia la media è di 2,6 ore al giorno su Internet), sono ancora molti i giovani che non ricevono un’educazione all’uso sicuro e responsabile della rete da genitori, insegnanti o gruppo dei pari. Ciò nonostante, quando hanno un’esperienza negativa su internet, i ragazzi dichiarano di parlarne soprattutto con i loro genitori o con gli amici. Raramente si affidano a insegnanti o educatori. E’ il quadro che emerge dall’ultimo report di EU Kids Online realizzato sui ragazzi europei di 19 Paesi in cui è stata condotta l’indagine che ha coinvolto 25,101 bambini e adolescenti fra l’autunno 2017 e la primavera 2019.

I ragazzi usano lo smartphone ‘tutti giorni’ o ‘praticamente sempre’. Rispetto alla survey EU Kids Online del 2010, infatti, si registra un aumento significativo sia nel numero dei ragazzi che lo possiede, sia nel tempo trascorso online. In Italia, l’indagine di EU Kids Online è stata realizzata da OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Due dati italiani, in particolare, fanno riflettere: “Le competenze informative dei ragazzi italiani sono sotto la media europea: solo il 42% degli intervistati ritiene facile verificare se le informazioni che ha trovato online sono vere. Quindi cresce il tempo trascorso su internet, aumentano le attività online, ma in proporzione aumentano poco le competenze digitali. Questo si spiega anche con il tipo di mediazione che i ragazzi ricevono: tendenzialmente, i genitori consigliano come usare Internet in modo sicuro, gli insegnanti danno regole su cosa è lecito fare su internet a scuola. Solo un quinto dei ragazzi riferisce di essere stato incoraggiato dai propri genitori o dagli insegnanti a esplorare e a imparare cose in autonomia su internet” – spiega Giovanna Mascheroni, docente di Sociologia dei media in Università Cattolica e responsabile italiana di EU Kids Online e fra gli autori del report.

La rilevazione comparativa a livello europeo ha ricostruito le esperienze online di bambini e ragazzi, incluso il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti inappropriati e violenti, i rischi di privacy, l’uso eccessivo di internet, il sexting, l’hate speech e gli incontri offline con persone conosciute online. I dati mostrano come le attività sul web non siano definibili come del tutto positive o negative: al contrario, la stessa attività può avere conseguenze positive per un bambino e negative per un altro. Un esempio è costituito dagli incontri offline con persone conosciute online.

Il numero di ragazzi che ha incontrato di persona qualcuno conosciuto su internet varia dal 5% (Francia) al 25% (Serbia) – il 9% in Italia. Per la maggior parte dei ragazzi, conoscere di persona un contatto online è stata un’esperienza positiva e entusiasmante. Il 52% in Slovacchia, l’86% in Romania e il 56% in Italia ha detto di essersi sentito felice dopo l’incontro. La stessa esperienza, però, può causare stress o turbamento a qualche ragazzo/a (meno del 5% si è sentito abbastanza o molto turbato dopo l’incontro). Il numero di ragazzi che ha riferito di essere stato turbato da qualcosa su internet nell’ultimo anno varia dal 7% (Slovacchia) al 45% (Malta). In Italia, il numero di ragazzi e ragazze di 9-17 anni che hanno fatto qualche esperienza su internet che li ha turbati o fatti sentire a disagio raddoppia, dal 6% registrato nel 2010 al 13%. Fra quest’ultimi, la maggior parte ha detto che si è trattata di un’esperienza sporadica. Gli amici (47%) e i genitori (38%) sono le principali fonti di sostegno a cui si rivolgono i ragazzi italiani nel caso di esperienze negative. Solo il 2% dei ragazzi italiani ha parlato di quanto accaduto su internet con un insegnante, mentre un ragazzo su quattro (25%) non ne ha parlato con nessuno.

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