Europa

Il sovranismo europeo

Non passa giorno ornai in cui non si manifestino evidenti e costanti frizioni facenti seguito a dichiarazioni avventate, e molto spesso estemporanee, attribuibili alla presidente della Commissione europea Von der Leyen che spaziano dal monito all’utilizzo di figure retoriche  natalizie oppure all’imposizione del  blocco delle produzioni dei motori a combustione interna dal 2035 fino all’ultima relativa ad una ipotetica necessità di adeguare le superfici vetrate dell’immobile per consentirne la vendita e precipitosamente ritirata come quella sul Natale.

Questa tipologia di comunicazione viene percepita quantomeno inopportuna da molte delle realtà economiche della stessa Unione Europea poiché determina delle reazioni fortemente negative specialmente se vengono interpretate, per altro giustamente, come espressione di una incolmabile lontananza tra le visioni della Commissione stessa e la difficile realtà economica e sociale successiva a due anni di pandemia ed avviandoci verso un terzo anno dominato dall’unica costante: l’incertezza economica.

Contemporaneamente la sintesi infelice dell’azione della Commissione e dello stesso Parlamento di fatto alimentano i sentimenti sovranisti ed isolazionisti ai quali non sembra vero di trovare una controparte cosi autolesionista il cui operato fornisce argomenti sempre più interessanti e di grande appeal agli antieuropeisti.

Tuttavia, indipendentemente dalle posizioni politiche relative all’Istituzione europea, emerge cristallina, ancora una volta, come l’Unione Europea con il proprio operato risulti lontana ed insensibile alle reali esigenze attuali dei popoli europei. In più la stessa si dimostri espressione di un atteggiamento di per sé poco piacevole se all’interno di un normale periodo ma che diventa insopportabile e detestabile dopo due anni di pandemia.

Questa distanza enorme ed incolmabile non era stata assolutamente prevista dai padri fondatori dell’Unione il cui spirito, forse in un modo un po’ troppo ottimistico, si augurava di arrivare ad un unico popolo, unica difesa ed unico esercito (?), quando invece emerge evidente da oltre 20 anni come la distanza tra i popoli delle varie nazioni europee che compongono l’Unione risulti sempre più marcata e rappresenti  motivo costante di frizioni tra gli Stati e non solo in rapporto alle reciproche dislocazioni geografiche nel continente europeo.

In questo contesto si inserisce perfettamente, ad esempio, la scelta del governo Draghi, il cui europeismo non può certo essere oggetto di discussione, di rendere obbligatorio il tampone per i turisti provenienti dalla Ue suscitando le ire della stessa Commissione.

Sostanzialmente nella attuale situazione pandemica e con le conseguenti tensioni stiamo assistendo ad un “fallimento politico o meglio gestionale” della istituzione europea motivato da una reale incapacità delle autorità europee e dei funzionari di modulare ed adeguare le proprie azioni e decisioni al momento storico eccezionale e dimostrandosi incapaci, o forse poco interessati, di avere attenzione per le aspettative dei popoli che compongono la stessa Unione. La presunzione di una superiorità intellettuale ed ideologica non può certo rappresentare la precondizione di alcun rapporto politico paritario.

La stessa erogazione di fondi straordinari (circa 254 miliardi) non possono certamente mitigare questo senso di avversione se il solo adeguamento alle direttiva europee in materia di vendita di immobile (successivamente ritirata con un comportamento istituzionale inaccettabile ed assolutamente irresponsabile) sarebbe costata come una semplice spesa di adeguamento di 130 miliardi: oltre i 50% dei fondi PNRR.

In altre parole con l’obiettivo di evitare di fornire nuova linfa ai movimenti sovranisti ed isolazionisti sarebbe fondamentale in questo momento “depotenziare” l’azione politica della stessa Unione e riportarla ad una federazione economica tra Paesi legati da convenienze economiche e fiscali i quali utilizzano l’Euro come moneta stabilizzatrice. Invece a questa ormai conclamata fase di stallo istituzionale si cerca di rispondere rincorrendo a visioni politiche prive dei minimi presupposti di disponibilità dei singoli paesi. Nessuno, ma proprio nessuno, infatti potrebbe credere che in funzione di un esercito europeo la Francia potrebbe cedere o condividere il proprio arsenale atomico.

Paradossale, poi, rilevare come la stessa Unione adotti politiche di “quartiere”, finalizzate cioè all’applicazione di principi esclusivamente all’interno del proprio mercato, dimostrandosi ancora una volta incapace di comprendere come la sfida economica e dello sviluppo ormai si giochi con la contrapposizione tra le tre macroaree come quella cinese, statunitense ed europea.

In questo contesto  rappresenta un errore a dir poco colossale avere espresso un parere negativo alla fusione dei colossi francese e tedesco la cui nuova taglia avrebbe permesso alla stessa economia europea di affrontare la concorrenza degli altri  colossi mondiali del settore ferroviario (11.02.2019  https://www.ilpattosociale.it/2019/02/11/lunione-europea-espressione-del-ritardo-culturale/).

All’interno di un mercato globale l’Unione ha adottato le medesime politiche dei sovranisti a livello nazionale dimostrando entrambi come le proprie politiche e strategie paghino un ritardo culturale nella comprensione delle dinamiche del mercato globale. Un errore di dimensioni epocali ripetuto con la medesima scelleratezza e leggerezza con l’adozione unilaterale delle politiche di transizione ambientale, veri e propri fattori anticompetitivi, ed espressione di vere e proprie visioni parziali e ideologiche se non adottate dall’intero mercato globale dai principali concorrenti.

In fondo la differenza tra sovranisti nazionali ed europei emerge minima e relativa solo al perimetro di competenza mentre le capacità si manifestano assolutamente simili per entrambi gli schieramenti: minimali ed assolutamente inadeguate all’interno di un mercato globale.

Mostra altro

Articoli Correlati

Back to top button