I data center per l’intelligenza artificiale consumano sempre più territorio e acqua
La costruzione di data center per l’intelligenza artificiale sta portando a un forte consumo di territorio, oltre che di risorse per fornire energia alla stessa intelligenza.
Meta ha realizzato 24 di queste strutture solo negli Stati Uniti e ne ha in programma o in costruzione altrettanti. Ha anche tre centri in Europa (in Danimarca a Odense, in Irlanda a Clonee e in Svezia a Luleå) e uno in Asia, a Singapore. Confermando le voci sul primo centro da oltre un gigawatt — l’equivalente dell’energia consumata da un milione di case — a luglio scorso Mark Zuckerberg ha presentato Hyperion, il primo di tanti conglomerati che sarà grande quanto «la maggior parte dell’area di Manhattan». E che un giorno potrebbe arrivare anche a cinque gigawatt di potenza di calcolo.
A Cheyenne, la capitale dello stato del Wyoming, opera dal 2012 un data. Il Wyoming è un luogo strategico per le Big Tech: tenendo in considerazione solo i combustibili fossili, produce circa dodici volte più energia di quanta ne consuma e, secondo i dati del Dipartimento dell’energia, esporta quasi i tre quinti di quella che produce.
I data center consumano inoltre enormi quantità d’acqua per raffreddare le proprie apparecchiature e anche se l’acqua viene poi rilasciata una parte di essa evapora nell’aria nel processo di raffreddamento. L’Environmental and Energy Study Institute stima che il consumo idrico possa già ammontare a venti milioni di litri al giorno, l’equivalente di quanto viene usato da una città popolata da decine di migliaia di persone, ma non esistono dati esatti perché le aziende della tecnologia non sono obbligate a divulgare questi dati. Si sa però, lo ha attestato Mike Hopkins, direttore esecutivo della Newton County Water and Sewerage Authority, l’ente che gestisce le risorse idriche locali, che nella contea di Newton in Georgia, il data center Stanton Springs consuma circa il 10% del fabbisogno idrico giornaliero totale della contea. In Virginia, dove si trova la più grande concentrazione di data center al mondo, con strutture anche di Amazon, Google e Microsoft: negli ultimi 4 anni il consumo d’acqua è aumentato del 63,7%.
L’amministrazione Trump a fine luglio scorso ha emanato un ordine esecutivo (ciò che consente alla Casa Bianca di bypassare il Congresso) per accelerare il rilascio di autorizzazioni per la costruzione di data center ad alto consumo energetico. E nell’ultimo anno, come è stato rivelato nel rapporto sui risultati del secondo trimestre, Microsoft ha speso 88 miliardi di dollari per costruirne di nuove. Google, invece, ha annunciato l’intenzione di investire 25 miliardi per realizzare nuove infrastrutture. E, mentre l’azienda di Elon Musk xAI sta guardando all’Arabia Saudita per costruire un data center che superi il traguardo di almeno un gigawatt di potenza di calcolo, OpenAI ha annunciato una partnership con Oracle per realizzarne una da 4,5 GW. Un piano che si inserisce nel contesto del progetto governativo Stargate, presentato da Donald Trump all’indomani del suo insediamento a gennaio 2025.
Il Financial Times riferisce intanto che l’Unione europea intensificherà nel 2026 l’applicazione delle norme sui mercati e i servizi digitali (Dma e Dsa) contro i colossi statunitensi della tecnologia, tra cui Google, Meta, Apple e la piattaforma X di Elon Musk. Il nuovo approccio, definito “misurato ma risoluto”, ha già portato a multe – come quella da 120 milioni di euro inflitta a dicembre a X per violazione delle regole sulla trasparenza – e modifiche dei modelli di business da parte di Apple e Meta. Parallelamente, sono state avviate nuove indagini su possibili pratiche anticoncorrenziali, come l’accesso di fornitori rivali di intelligenza artificiale a WhatsApp, l’uso di contenuti online da parte di Google per l’addestramento di modelli IA, e la concorrenza nel settore del cloud. Secondo Damien Geradin, avvocato esperto di antitrust interpellato dal quotidiano britannico, “l’applicazione delle normative è diventata più difficile a causa della linea aggressiva adottata da Washington”. Apple ha chiesto l’abolizione del Dma, Meta accusa Bruxelles di penalizzare le aziende statunitensi, mentre Google parla di “rischio di soffocare l’innovazione”. Nonostante queste pressioni, i parlamentari europei spingono per un’azione più incisiva, in particolare su contenuti illegali, interferenze elettorali legate a TikTok e concorrenza nell’intelligenza artificiale. “Stiamo affrontando un attacco alla nostra democrazia da parte degli oligarchi tecnologici”, ha avvertito l’eurodeputata Alexandra Geese.




