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L’Etiopia tira dritto sulla diga della discordia col Cairo

L’Etiopia ha fatto un fondamentale passo in avanti sul fronte della sua maxi-diga ‘Gerd’ che rappresenta un dichiarato casus belli con l’Egitto: dalle prossime ore Addis Abeba inizierà a produrre elettricità nell’impianto destinato a ridurre la vitale portata d’acqua del Nilo a disposizione di Sudan ed soprattutto Egitto. Lo sviluppo, preannunciato sin dal luglio scorso, è stato reso noto da due anonimi funzionari governativi all’agenzia Afp senza per ora raccogliere reazioni dal Cairo: “Domani (il 20 febbraio, ndr) ci sarà la prima generazione di energia della diga”, ha detto un responsabile confermato da un secondo. La Gerd, acronimo inglese per Diga del Grande Rinascimento Etiope, è lunga 1.800 metri, alta 175 e rappresenta uno dei maggiori impianti idroelettrici in Africa. All’Ansa risulta che i lavori hanno raggiunto uno stato di avanzamento dell’84%. Le due centrali con 16 turbine sono situate sul Nilo azzurro, a una trentina di chilometri dalla frontiera col Sudan, dove l’Etiopia ha iniziato a costruire la struttura dal maggio 2011: l’obbiettivo dei 5.000 megawatt è aumentare del 60% la produzione elettrica a servizio dei suoi 115 milioni di abitanti. Un’opera considerata vitale dal premier etiopico Abiy Ahmed soprattutto in questa fase connotata da guerra civile in Tigrè, rincaro degli idrocarburi e pandemia, come ha notato Addisu Lashitew, un analista del Brookings Institution di Washington.

Lo sbarramento è visto però come un pericolo esistenziale dall’Egitto, uno dei paesi più aridi al mondo e che dal Nilo trae il 97% dell’acqua di cui ha bisogno per i suoi oltre 100 milioni di abitanti in città e agricoltura. Il Cairo vuole un accordo vincolante su velocità di riempimento del bacino da 74 miliardi di metri cubi d’acqua iniziato nel 2020 e sulla sua futura gestione, soprattutto in periodi di siccità. I negoziati iniziati nel marzo 2015 e condotti dall’anno scorso sotto l’egida dell’Unione africana sono però in un pericoloso stallo: il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, ricordando che per l’Egitto “l’acqua è questione di vita o di morte”, ha usato toni bellicosi mettendo in guardia sul fatto che “nessuno è fuori dalla nostra portata». Il Cairo reclama diritti storici sul grande fiume in base a un trattato firmato dalla Gran Bretagna nel 1929 mentre Addis Abeba si appella a un accordo raggiunto nel 2010 dai Paesi del bacino del Nilo nonostante l’opposizione di Egitto e Sudan. Della disputa è spettatore interessato un gruppo italiano: Webuild (ex Salini Impregilo), che è “Main Contractor» dell’opera. Come consulente tecnico è stata utilizzata una joint venture formata tra la francese Tractbel Engineering e la milanese ELC Electroconsult.

La possibilità tecnica di iniziare a produrre energia dalla Gerd si era creata dal luglio scorso, quando l’Etiopia aveva annunciato in maniera controversa di aver raggiunto l’obbiettivo del secondo riempimento annuale dell’invaso: 13,5 miliardi di metri cubi d’acqua dopo i 4,9 del primo.

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