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Il Cile sceglie una nuova Costituzione e archivia quella di Pinochet

Con un risultato largamente atteso, il Cile ha scelto di cambiare e di archiviare l’era del generale Augusto Pinochet, votando a favore di una nuova Costituzione, che andrà a sostituire quella approvata nel 1980, in piena dittatura. Domenica, i cileni si sono recati alle urne per il “Plebiscito” (referendum) costituzionale e hanno approvato con una larga maggioranza (78,3%) la proposta di rinnovare la Carta, in un appuntamento con la storia nel quale “ha trionfato la cittadinanza e la democrazia, l’unità sulla divisione, la pace sulla violenza”, ha sottolineato il presidente Sebastian Pinera.

Quello di domenica 25 ottobre è stato “il più grande voto della storia del Cile” in termini di voti assoluti (oltre 7,5 milioni) e di affluenza (50,9%), secondo il Servizio elettorale del Paese. Oltre a far vincere l’Apruebo (Approvo) sul Rechazo (Rifiuto), i cileni hanno scelto, con una maggioranza del 79%, che il lavoro di riscrittura della Costituzione sarà realizzato da una Assemblea costituente composta da 155 membri scelti al 100% attraverso un voto popolare.

I membri della Assemblea costituente saranno scelti in occasione delle elezioni amministrative dell’11 aprile 2021, con una rappresentanza di delegati delle popolazioni indigene e sulla base di un criterio di parità di genere. “Ciascun voto ha avuto lo stesso valore” e “questo trionfo della democrazia ci deve riempire di gioia e speranza, perché abbiamo dimostrato che il dialogo è più fecondo dell’intolleranza”, ha sottolineato Pinera commentando i risultati. Il referendum è stato celebrato a livello internazionale, con l’Unione europea che si è congratulata per la partecipazione massiccia dei cileni.

Il voto di domenica è stato l’ultima tappa di un percorso difficile, in un anno in cui il Paese è stato attraversato da un’ondata di proteste iniziate nell’ottobre 2019, che hanno portato alla proposta di rinnovare la Costituzione vigente, segnata da un forte presidenzialismo e da uno spazio importante per l’economia di mercato. L’appuntamento era previsto inizialmente per il 26 aprile di quest’anno, ma la pandemia del coronavirus ha spinto le autorità a rimandare il voto al 25 ottobre con rigidi protocolli anti-Covid.

Fin dalla diffusione dei primi dati, migliaia di cileni si sono riversati nelle strade di Santiago e di molte altre città cilene per le celebrazioni della vittoria, funestate da episodi isolati di violenze per i quali la polizia ha arrestato 146 persone. A Plaza Baquedano della capitale, ribattezzata Plaza Dignidad dopo le proteste dell’ottobre 2019, uno striscione ha ricordato il defunto presidente Salvador Allende con le parole ‘Plaza Dignidad, non dimentichiamo il 1973’, anno del colpo di stato militare che pose fine al governo del leader socialista.

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