International

Il collasso dello Stato

Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza

Henry Kissinger

La scorsa settimana un altro clamoroso scandalo ha attirato tutta l’attenzione mediatica e pubblica in Albania. Il 21 settembre scorso il Tribunale speciale di primo grado contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha preso la decisione per gli arresti domiciliari della direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Una decisione che è stata resa pubblica l’indomani, martedì 22 settembre. Una decisione che si riferiva ai fascicoli riguardantoi gli appalti abusivi miliardari e gli scandali legati all’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, costituita dal 2013.

Il nostro lettore è stato informato a tempo debito e dettagliatamente di tutti quegli appalti abusivi resi pubblici almeno ad ora (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025; Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia, 23 gennaio 2026). L’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione è considerata come “il giardino personale del primo ministro”. E non a caso. Dalle indagini risulterebbe che una delle persone che ha approfittato da quegli appalti sia lui stesso ed un suo stretto famigliare.

L’autore di queste righe informava il nostro lettore che “un altro scandalo clamoroso è stato reso pubblico alla fine dell’anno appena passato in Albania. Si tratta di una “invenzione” diabolica per agevolare finanziariamente alcune imprese gestite da persone vicine ai massimi livelli politici. Risulterebbe altresì che un famigliare molto stretto del primo ministro sarebbe uno dei massimi approfittatori finanziari. E non solo dalle agevolazioni previste da questo progetto ben ideato, programmato ed attuato, ma anche da molti appalti pubblici gestiti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione (Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia; 23 gennaio 2026).

Invece a fine dicembre scorso l’autore di queste righe scriveva per il nostro lettore: “Come si può credere ad una simile Agenzia che dal 2013 ad oggi è stata diretta da una “stretta collaboratrice” del primo ministro e che, intercettazioni alla mano, ha orientato e gestito tutti gli appalti abusivi ormai documentati? E non a caso il primo ministro la sta difendendo a spada tratta”. Aggiungendo altresì che “…Bisogna sottolineare che l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione da anni dipende direttamente dal primo ministro e rende conto a lui. Ragion per cui, dopo che è stato reso pubblico il sopracitato scandalo, quell’Agenzia viene considerata come “il giardino personale” del primo ministro e dei suoi più stretti famigliari. E non a caso, soprattutto durante questi ultimi anni, sono stati molti anche i progetti, accompagnati sempre da abusivi appalti legati al “controllo digitale” di sempre più ambienti pubblici (Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo; 29 dicembre 2025).

Ebbene ormai, ci sono stati degli sviluppi investigativi che hanno messo sotto arresto due delle persone che, nonostante non fossero dei funzionari importanti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, gestivano, insieme con l’ormai ex direttrice dell’Agenzia e, ovviamente, con il beneplacito del primo ministro e dei suoi stretti famigliari tutti gli appalti abusivi pubblici. Uno di loro è stato arrestato in Francia, il 24 luglio scorso, dopo aver sorvolato con il suo aereo privato la centrale nucleare di Penly. Lui si trova tuttora nel carcere di Beauvais, mentre i suoi beni in Francia sono stati posti sotto sorveglianza dalle autorità. E di beni non aveva poco!

Le autorità giudiziarie francesi che hanno trattato il caso hanno affermato che l’imprenditore albanese aveva in Francia “due appartamenti, un aereo privato turistico, veicoli, nonché un grande edificio medievale nel dipartimento dell’Oise, nel nord della Francia, con un valore di acquisto di circa 2,6 milioni di euro. Lui era una persona “talmente importante”, che durante una visita ufficiale del presidente Macron in Albania nel maggio 2025, ha fatto anche una foto con lui!

Invece l’altro “intermediario” degli appalti pubblici svolti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione era colui che, da anni ormai è considerato come l’intermediario tra il primo ministro e la criminalità organizzata. Un’accusa che è stata fatta per la prima volta dall’ex vice primo ministro che da alcuni anni si trova in Svizzera, dove ha ottenuto l’asilo politico. Durante una lunga intervista rilasciata ad una televisione non controllata dal primo ministro, oltre a quell’affermazione, l’ex vice primo ministro ha anche affermato che il primo ministro ed il suo “coordinatore” bevevano delle bottiglie di vino che costavano 33 mila euro! Accuse che quando le ha fatte l’ex vice primo ministro nessuno le ha credute.

Però, dopo l’arresto del “coordinatore”, il 26 agosto scorso, ovviamente con il “tacito” permesso del primo ministro che si trovava in difficoltà per le accuse quotidiane fatte durante le proteste a Tirana e voleva dimostrare che il sistema della giustizia funzionava, è stata sequestrata anche una cantina piena di bottiglie molto costose. Ma guarda caso, siccome gli agenti hanno deciso il trasferimento delle bottiglie in cantina l’indomani, durante la notte tutte le bottiglie sono state “sparite”! Al coordinatore sono state confiscate, tra l’altro, anche molti beni immobiliari e conti correnti. Ebbene proprio con il coordinatore tra il primo ministro e la criminalità organizzata era molto legata l’ormai ex direttrice del Servizio Informativo dello Stato.

Prima di aver avuto il suo incarico in Albania lei, dal 2019 al giugno 2021, ha avuto un altro incarico, quello di vice direttrice dell’Agenzia di Intelligenze del Kosovo, cioè sempre con i Servizi segreti. Però l’allora Presidente della Repubblica del Kosovo, in seguito alla richiesta del primo ministro, il 30 giugno 2021 ha decretato il suo licenziamento. Tutto perché la vice direttrice, durante il suo servizio, aveva divulgato o non aveva tutelato informazioni classificate. Il che rappresenta un “reato punibile ai sensi del Codice penale del Kosovo e della restante normativa vigente in materia di informazioni classificate”.

Dopo il suo licenziamento lei è stata “accolta a braccia aperte” dal primo ministro albanese, che prima l’ha nominata sua consigliera per la sicurezza e poi direttrice del Servizio Informativo dello Stato. Non solo, ma il primo ministro ha consapevolmente ignorato anche tutte le denunce che svelavano chi era la sua nuova consigliera per la sicurezza che in seguito l’ha nominata come direttrice del Servizio Informativo dello Stato (Sic!). In una sua dichiarazione pubblica dopo la nomina il primo ministro aveva affermato convinto che la nuova direttrice del Servizio Informativo dello Stato era una “garanzia assoluta” per i servizi Segreti. Un’affermazione quella che è stata svalutata solo tre anni dopo.

Uno dei compiti istituzionali della direttrice del Servizio Informativo dello Stato è anche avere dei “contatti di lavoro” con molti suoi “colleghi” di altri servizi statali, ma non solo. Lei, visto in modo come svolgeva il suo incarico istituzionale poteva, senza scrupolo, passare informazioni molto riservate ad altri servizi. E non dimenticare che l’Albania è un Paese membro della NATO. Il che significa che, con molta probabilità, possano essere diffusi non solo i segreti di Stato dell’Albania, ma anche quelli di altri Stati membri della NATO. Con tutte le inevitabili conseguenze.

Chi scrive queste righe è convinto che lo Stato in Albania è collassato. Aveva ragione Kissinger che affermava: “Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l’impotenza.”.

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