International

Regimi da abbattere

L’instaurazione di istituzioni per il controllo democratico dei governanti

è la sola garanzia per l’eliminazione dello sfruttamento.

Karl Popper; da La società aperta e i suoi nemici, 1945

Venerdì scorso, 27 febbraio, durante le prime ore del mattino, il Pakistan ha cominciato l’attacco contro le forze armate talebane in Afghanistan in diverse città del Paese. Da entrambe le parti sono state registrate delle vittime. L’Iran, confinando con i due paesi belligeranti si è dichiarato subito pronto ad avviare un dialogo di pace tra loro.

Non è passato però più di un giorno, quando, sempre nelle prime ore del mattino di sabato scorso, 28 febbraio, l’Iran è stato attaccato, a sua volta, dalle force speciali congiunte degli Stati Uniti e di Israele, nonostante che fino a poche ore prima fossero in corso delle trattative per un’intesa tra gli Stati Uniti d’America e l’Iran. L’obiettivo degli attacchi aerei era una delle residenze dove, in quelle ore, si trovava Ali Khamenei, la Guida suprema dell’Iran dal 1989. Lui, insieme con alcuni suoi famigliari stretti e molti alti funzionari del regime, sono stati uccisi durante quegli attacchi.

Bisogna sottolineare che la Costituzione iraniana, entrata in vigore il 3 dicembre 1979, basandosi sulla legge coranica nota come shari’a, riconosce l’Iran come una repubblica islamica. Tutto dopo che la rivoluzione khomeinista costrinse, nel gennaio 1979, lo schià Mohammad Reza Pahlavi a fuggire all’estero. In eguito, il 1o febbraio 1979, il suo avversario, l’ayatollah Khomeynī, tornò in Iran dopo un lungo esilio in Francia. La storia ci insegna però che il regime monarchico venne sostituito da un altro regime teocratico.

Cosa accade in Iran in seguito è ormai di dominio pubblico. Solo durante questi ultimi anni sono state non poche le proteste contro il regime. Le ultime si sono scatenate, dal 28 dicembre scorso, in diverse città iraniane. Si tratta di proteste massicce che, cominciate per dei motivi economici, si sono trasformate, in seguito, in proteste contro il regime che ha usato metodi crudeli per dissuadere i cittadini a partecipare. E contro la brutale repressione di quelle proteste da parte del regime si dichiarò anche il presidente statunitense, il quale minacciò il regime iraniano di interventi militari. Minacce che dopo poco, chissà perché, sono state “dimenticate”. In seguito sono cominciate le trattative tra gli Stati Uniti d’America e l’Iran per trovare un accordo, soprattutto sul programma nucleare iraniano. Trattative sulle quali il presidente statunitense aveva delle aspettative.

Ma da sabato scorso il conflitto tra gli Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran dall’altra continua con degli attacchi reciproci che causano anche molte vittime. Il conflitto ormai si sta allargando, coinvolgendo anche i Paesi vicini, dopo gli attacchi missilistici dell’Iran contro i loro territori. Si tratta di un conflitto che ha attirato tutta l’attenzione sia delle cancellerie dei Paesi più importanti del mondo e delle istituzioni internazionali, che dell’opinione pubblica. Si, perché le conseguenze di questo conflitto potrebbero essere veramente preoccupanti per molti Paesi del mondo e legate al rialzo del prezzo del petrolio e del gas, ma non solo.

Si tratta, purtroppo, di un conflitto che si aggiunge ad altri in corso in diverse parti del mondo. Soprattutto a quello tra la Russia e l’Ucraina, cominciato il 24 febbraio 2022. Ma anche al conflitto nella Striscia di Gaza scatenato il 7 ottobre 2023 dal gruppo terroristico di Hamas contro Israele. Un conflitto questo per il quale, nonostante da qualche mese gli attacchi e gli scontri armati tra le parti siano diminuiti, ma non cessati, non c’è ancora un accordo di pace che sia diventato funzionante.

Bisogna sottolineare che nonostante le continue dichiarazioni pubbliche del presidente statunitense per ripristinare e garantire la pace in diverse parti del mondo, purtroppo, da sabato scorso un altro conflitto è ormai in corso. E si tratta di un conflitto in cui sono stati direttamente coinvolti gli Stati Uniti d’America. Chissà se lui riuscirà ad ottenere il tanto ambito premio Nobel per la Pace?

Bisogna seguire, adesso ed in futuro, gli sviluppi di questo conflitto in Iran. L’uccisione, sabato scorso, della Guida suprema iraniana potrebbe servire per porre fine al regime teocratico in Iran Così come potrebbe suscitare la reazione dei suoi numerosi seguaci, i convinti credenti sciiti. Lo hanno testimoniato anche le piazze subito dopo l’annuncio ufficiale della morte di Khamenei. Domenica mattina sono state migliaia le persone radunatesi nella Piazza della Rivoluzione islamica a Teheran per esprimere il loro cordoglio, piangendo e pregando. Ma la stessa domenica, in diverse città iraniane ed in altre parti del mondo sono stati in tanti anche coloro che esprimevano la loro gioia per la morte della Guida suprema.

La storia ci insegna però che dopo la caduta del regime dello schià Reza Pahlavi nel gennaio 1979, è stato costituito un altro regime, quello degli ayatollah. Ma, fatti accaduti alla mano, la storia ci insegna altresì che in quell’area geografica non sempre la caduta di un dittatore ha permesso, in seguito, la costituzione di uno Stato non autoritario, il quale deve poi passare tutte le fasi necessarie per diventare democratico. L’Afghanistan ne rappresenta una significativa testimonianza.

Anche in altre parti del mondo ci sono dei paesi in cui sono attivi sistemi dittatoriali e autocratici, nonostante le facciate di copertura. L’Albania è uno di loro. Dopo la caduta nel 1991 della dittatura comunista, ormai da circa tredici anni è stato restaurato e si sta consolidando, soprattutto in questi ultimi anni, un regime, una nuova dittatura sui generis, come espressione dell’alleanza occulta del potere politico con la criminalità organizzata, locale ed internazionale. Il nostro lettore, da anni ormai, è stato informato di una simile, preoccupante e pericolosa realtà, sempre con la dovuta e richiesta oggettività e sempre basandosi su fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti.

Dal dicembre scorso, come in Iran, anche in Albania sono ricominciate le proteste contro questo regime, contro la galoppante corruzione, partendo dai massimi livelli del potere politico ed istituzionale, contro l’abuso del potere conferito e/o usurpato, contro la sempre più diffusa povertà ed altro. Proteste alle quali, come in Iran, il regime reagisce con brutalità, usando una polizia di Stato non solo politicizzata, ma anche legata, non di rado, fatti accaduti e documentati alla mano, alla criminalità organizzata.

Una vera, vissuta e sofferta realtà questa che ha costretto molti albanesi, soprattutto giovani, a lasciare la madre patria per cercare una vita migliore in altri Paesi europei, ma non solo. Si tratta veramente di un fenomeno molto preoccupante, visto i ritmi dello spopolamento, causato non da un conflitto armato, non da scontri etnici, bensì dal consolidamento di un regime autocratico, che cerca di camuffarsi con una facciata pluralista, dal malgoverno, dall’abuso di potere, dalla diffusa e ben radicata corruzione, che fanno svanire le certezze di una vita normale.

Una realtà quella albanese che, soprattutto in questi ultimi mesi, è stata denunciata anche dai più rinomati media internazionali. Così come è stata espressa ufficialmente ed in altri modi, anche da alcune cancellerie europee, soprattutto quella tedesca, riferendosi a fonti mediatiche ben informate. Ragion per cui il primo ministro albanese, il diretto e principale responsabile di una simile realtà, si trova in situazioni veramente difficili. Situazioni che fino a poco tempo fa, riusciva a gestirle anche grazie alle sue “amicizie” con alcuni “grandi dell’Europa e del mondo”, nonché alle attività lobbistiche milionarie. Ma da qualche tempo queste possibilità sembrano essere diminuite.

Chi scrive queste righe pensa che anche quello albanese è un regime da abbattere. Ma bisogna tenere presente, altresì, quanto affermava Karl Popper. E cioè che l’instaurazione di istituzioni per il controllo democratico dei governanti è la sola garanzia per l’eliminazione dello sfruttamento.

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