Interviste

La sostenibilità conviene

Intervista alla formatrice e informatrice Alice Pomiato

Come scrive sul suo sito, Alice sostiene e promuove uno stile di vita (più) sostenibile, etico e consapevole creando contenuti sui social (dove è nota come @aliceful) e collaborando con scuole, enti, associazioni, aziende e partecipando a numerosi eventi e iniziative su queste tematiche. Oggi Alice ha trent’anni e oltre trentamila followers.

Ciao Alice. Potresti raccontarci da dove nasce tanto ammirevole impegno nel promuovere stili di vita sostenibili, etici e consapevoli?

Sicuramente l’educazione ricevuta da bambina mi ha aiutato a sviluppare un certo senso critico. Fin da piccola, ad esempio, mi hanno insegnato a non sprecare l’acqua, la luce e il cibo e a casa mia si fa ancora l’orto. La mia è una famiglia di risparmiatori e di persone rispettose dell’ambiente. In particolare i miei nonni erano custodi di tante preziose conoscenze dell’antica cultura dell’autosufficienza di cui tanto avremmo ancora tutti bisogno. Poi, grazie a mio padre, amante degli sport all’aria aperta, ho imparato ad apprezzare ancora di più la natura e la sua forza creativa.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Al momento di scegliere il mio percorso universitario mi sono iscritta al corso di laurea magistrale in Marketing e Comunicazione d’Impresa con indirizzo pubblicitario. Affrontai la cosa con entusiasmo tanto che non appena conclusi i miei studi trovai subito lavoro presso un’agenzia di digital marketing ma ci volle altrettanto poco tempo per rendermi conto che non era quello che avrei voluto fare nella vita.

Cosa di quel lavoro non ti piaceva?

Il fatto di passare ore della mia vita a cercare di trovare sempre nuove ed efficaci strategie di comunicazione per riuscire a vendere prodotti il più delle volte inutili. Non solo era diventato molto stressante ma lo percepivo sempre più come incompatibile con tutte le attuali emergenze climatiche e sociali.

E cosa ti ha fatto decidere di cambiare percorso?

A far scattare la molla decisiva fu un post ironico su Facebook riferito al mio lavoro di digital marketer che diceva “prova a spiegare a tua nonna che lavoro fai”. E io ci provai. Mi presi infatti qualche minuto ma sentii un profondo senso di inadeguatezza verso tutto quello che mi aveva insegnato mia nonna. Persona intelligente, semplice e schietta e che ho sempre ammirato e che ancora oggi porto nel mio cuore con grande senso di gratitudine. Come detto ci provai. Ripensai alla frase di Albert Einstein quando disse “se non lo sai spiegare a un bambino di 6 anni, vuol dire che non lo sai” e mi sforzai, quindi, di immaginare cosa avrei detto a mia nonna per spiegarle il mio lavoro. “Cara nonna, i social media sono come delle piazze dove le persone si trovano a dire quello che pensano, quello che vorrebbero fare, quello che a loro piace, etc. In queste piazze ci sono anche quelli che, come me, cercano di vendere dei prodotti. Sia prodotti utili e sia prodotti inutili. Il mio lavoro consiste nel creare continuamente nuovi cartelloni e frasi per convincere le persone in queste piazze a comprare qualsiasi cosa: sia i prodotti utili che quelli inutili”. Conoscendo lo spirito pratico di mia nonna, mi sono immaginata le sue possibili reazioni: “Ti abbiamo educato e fatto studiare per questo?”. “L’essenziale, le cose utili, non hanno bisogno di essere pubblicizzate”. “A cosa serve questo marketing?”.

Insomma, qualcosa dentro di me si era mosso. Ho passato diverse notti insonni fino a quando nel 2018 ho deciso di licenziarmi e di aprire la mia partita iva per dedicarmi completamente alla libera professione di divulgatrice di contenuti sulla sostenibilità ambientale.

Parliamo di questi contenuti. Se domani il Ministero della Pubblica Istruzione dovesse incaricarti di redigere un progetto per inserire nel nuovo programma didattico delle scuole elementari contenuti utili all’educazione di stili di vita e alimentari più sostenibili, cosa proporresti?

Per quanto io ami molto condividere con gli altri queste tematiche e mi piacerebbe formarmi sempre di più in qualità di insegnate, non credo di essere all’altezza di una sfida del genere. Sicuramente suggerirei di porre l’attenzione su modelli formativi che sul piano dell’educazione ambientale hanno già dato molti risultati positivi. Penso ad esempio all’esperienza delle scuole che adottano il metodo Montessori (metodo molto più utilizzato ed apprezzato nel Mondo che in Italia). Vicino al mio paese di origine ce n’è una. Insegnano, ad esempio, ai bambini a prendersi cura di una pianta per tutto l’anno scolastico, non ci sono i voti, si dà valore alla collaborazione e non alla competizione. Tutte cose molto importanti per creare la consapevolezza di quanto ogni nostro gesto può influire sul benessere dell’ambiente e della società. So che esistono altri metodi di insegnamento altrettanto positivi ma io non ne ho ancora approfondito i programmi. Detto ciò, posso aggiungere che se un certo tipo di impostazione culturale partisse dall’alto questo aiuterebbe già moltissimo. Ricordo che su un testo di economia della mia università c’era scritto che delocalizzare le aziende in paesi dove non c’è la copertura sindacale può essere una buona strategia economica. È un esempio per dire che se ai giovani non si insegna che lo sfruttamento scriteriato delle risorse umane e naturali è la principale causa delle attuali e sempre più gravi emergenze climatiche e sociali è più difficile far cambiare loro opinione nel tempo. Noi dobbiamo abbandonare il punto di vista antropocentrico. Noi siamo ospiti su questo pianeta. Dobbiamo partire da questo ragionamento. Se gli adulti non “decostruiscono”, non smontano l’idea che i nostri bisogni vengono prima di tutto il resto, difficilmente cambieranno le cose e, soprattutto, le future generazioni non avranno la giusta consapevolezza di cosa sia successo. Tutto parte da qui. Quello che sto cercando di fare è di sviluppare nelle persone un pensiero critico che li porti a capire le conseguenze disastrose che una visione antropocentrica del mondo sta avendo sull’ambiente e sulla società.

Sogni nel cassetto?

In primis che ci siano sempre più persone nel Mondo che prendano coscienza della gravissima attuale situazione ambientale e su ciò che ognuno di noi può fare per cambiarla. Nel relativo, tra tanti altri progetti, mi piacerebbe portare anche nelle aziende italiane corsi di formazione sulla sostenibilità a tutto tondo (dalle scelte alimentari al risparmio energetico, ad esempio) perché sono certa che ciò possa contribuire a migliorare non solo la salute di tutte le persone coinvolte (dal dirigente agli impiegati) ma possa portare a valutazioni imprenditoriali più lungimiranti e profittevoli per il futuro dell’azienda stessa.

Se qualcuno volesse cogliere questa opportunità, come potrebbe contattarti?

Tramite il mio sito (www.alicepomiato.it) o tramite il mio profilo instagram (@aliceful).

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