In attesa di Giustizia: lo spettacolo della morte
Questa settimana il commento sulla Giustizia ci porta oltreoceano dove è prevista la diretta televisiva della fucilazione di Malik Hasan, americano di seconda generazione ed ex maggiore del corpo sanitario dell’esercito degli Stati Uniti (era uno psichiatra…) responsabile di strage nella base di Fort Hood.
E’ dal 1961 che non vengono eseguite condanne capitali per reati commessi da militari e qualcuno potrebbe azzardare l’ipotesi che questa volta ci sta bene anche un firing show, magari con gli intermezzi tipici del Super Bowl, le majorettes e gli spazi pubblicitari venduti a peso d’oro: al Pentagono, in fondo, hanno optato per la scelta migliore con questa decisione ed è probabile che si siano ispirati alla teoria retributiva dell’ “occhio per occhio” di cui era fautore anche Emmanuel Kant: “Fanno bene, così ci pensano due volte prima di rifarlo”.
Ma la storia e i dati dimostrano che il terrore non ha mai svolto effetti dissuasivi nei confronti del crimine: la vera forza di uno Stato non si misura da quanta paura sa incutere, ma dalla sua capacità di rimanere civile anche di fronte alla barbarie e quindi di rieducare o – almeno – provarci.
È forse civile obbligare cinque militari ad ammazzare una persona in diretta streaming, per di più paralizzata, inerme su una sedia a rotelle e con un mirino disegnato sul petto?
È forse etico che uno Stato, nella scelta tra il diritto di punire e il diritto alla vita, risponda in questo modo e voglia addirittura spettacolarizzare un’esecuzione trasmettendola in tutto il mondo?
E’ vero che la storia ci ricorda le esecuzioni sulla pubblica piazza, le teste coronate che rotolano nei cesti di Madama La Guillotaine dinanzi a una folla plaudente di sanculotti e le presunte streghe arse vive tra il sollievo dei numerosi presenti ma il trionfo del pensiero illuministico sembrava avere messo fine a simili spettacoli.
E’ ben vero che siamo lontani da orrifici riti come quello che ha preceduto l’impiccagione di Melika Azizi, 18 anni, rea di guerra contro Dio per avere partecipato ad una manifestazione di protesta: prima del supplizio questa infelice creatura è stata stuprata dai suoi aguzzini perché secondo la legge iraniana (neanche a dirlo) alle donne stuprate è comunque precluso il paradiso.
E’ altrettanto vero che ai famigliari di Malik Hasan non verrà inviato il conto con il costo dei proiettili usati per la fucilazione come è uso nella Repubblica Popolare Cinese ma, in quello che ama definirsi l’Occidente liberale, preferiremmo non dover assistere allo show della morte.




