acquisti

  • Il carrello della spesa in Italia vale in media 81,49 euro

    Circana, azienda specializzata in dati relativi al largo consumo, rileva che il totale di un classico carrello della spesa composto da 35 articoli alimentari e per la casa acquistati regolarmente nei principali mercati europei dei beni di largo consumo (EU6), è di 95,35 euro, quasi 5 euro in più rispetto a tre anni fa.

    Ovviamente, il valore di questo carrello varia in modo significativo in Europa. La Germania resta il mercato più conveniente, con soli 71,20 euro, circa 24 euro in meno rispetto alla media EU6. All’estremo opposto, lo stesso carrello costa 104,43 euro in Francia, 100,13 euro nel Regno Unito e 98,58 euro nei Paesi Bassi, rendendoli i mercati più costosi tra quelli analizzati. In Italia il carrello costa 81,49 euro, il 5,2% in più rispetto ad aprile 2023

    Sebbene la Germania abbia registrato un aumento del 6,5% dei prezzi del carrello negli ultimi tre anni, continua a beneficiare di uno dei settori alimentari più competitivi d’Europa, dove la forte presenza dei discount e l’intensa concorrenza sui prezzi contribuiscono a mantenere i costi della spesa quotidiana ben al di sotto della media europea.

    Anche se l’inflazione si è attenuata rispetto ai picchi, i consumatori continuano a percepire l’impatto cumulativo dei prezzi più alti alla cassa, con il carrello medio aumentato di 4,86 euro (+5,4%) da aprile 2023 nell’EU6. In un contesto di calo della fiducia dei consumatori e di aumento dei costi delle materie prime agricole e dell’energia, i clienti restano cauti nella spesa, esercitando una pressione continua sulla domanda retail e sui volumi acquistati.

    Rispetto a ciò, i consumatori del Regno Unito hanno registrato il maggiore aumento del costo del carrello tra i principali mercati europei, con il carrello tipico aumentato di 9,07 euro (+10%) da aprile 2023, a fronte di un incremento medio EU6 di 4,86 euro (+5,4%).

    Ananda Roy, SVP Consumer Goods Industry Advisor, Circana, ha commentato: «Sebbene l’inflazione abbia rallentato, i consumatori stanno ancora pagando molto di più per i beni di uso quotidiano rispetto a pochi anni fa. Poiché i bilanci delle famiglie rimangono sotto una certa pressione, la clientela continua a dare priorità al valore, cercando promozioni, cambiando negozio e gestendo con attenzione ciò che inserisce nel proprio carrello».

    Guardando avanti, si prevede che i prezzi degli alimentari resteranno sotto pressione, poiché la volatilità dei mercati dell’energia e delle materie prime agricole continua a spingere i costi verso l’alto. Ananda Roy ha aggiunto: «L’inflazione alimentare dovrebbe superare l’inflazione generale per il resto del 2026, con le tensioni geopolitiche e le perturbazioni della supply chain che pesano sulla fiducia dei consumatori. Di conseguenza, è probabile che i clienti restino molto attenti al valore, dando priorità agli acquisti essenziali, cercando promozioni e gestendo con attenzione i budget familiari sia nelle categorie alimentari sia in quelle non alimentari».

  • Dubbi sulle mascherine anti-Covid made in China comprate da Conte

    L’abbiamo capito tutti, Giuseppe Conte premier ha comprato coi soldi dei contribuenti il consenso da un lato delle classi subalterne, dando loro il reddito di cittadinanza, e dall’altro delle classi agiate, dando loro il rimborso integrale (anzi maggiorato del 10%) delle spese per rimettere a posto casa. Scambio legale (cioè, perseguito attraverso apposite leggi) di utilità, utilizzo discrezionale del bilancio dello Stato come giustamente è consentito a chi governa.

    Dubbio è invece l’utilità conseguita attraverso l’approvvigionamento di mascherine anti-Covid dalla Cina quando il virus flagellava la popolazione amministrata dallo statista di Volturara Appula.

    Il Giornale ha rilevato anomalie riguardo a tre fatture: anzitutto il Commercial Invoice MR20CA30 del 21 aprile 2020 da 660mila euro, per 300mila mascherine inservibili, pagate 2,2 euro l’una, partite da Shangai e non Wenzhou, sede del fornitore, in direzione Malpensa, poi di altri due documenti per importi più alti. L’intestazione delle fatture, indirizzate alla presidenza del Consiglio dei ministri — Commissario straordinario Covid-19 nelle persone di Domenico Arcuri e Antonio Fabbrocini, è errata: non risultano svariati diversi tra cui il sigillo aziendale rotondo, obbligatorio e giuridicamente vincolante negli atti cinesi.

    Secondo Il Giornale la Wenzhou Moon-ray import & export co. ltd a cui è intestata la fattura non è la «vera» (wzmoonray.com) Moon-Ray che ha una ragione sociale diversa e si scrive in un altro modo. In sostanza, lo Stato ha speso 1,2 miliardi di euro, pagando almeno una società fantasma cinese, per comprare mascherine inutili e dannose? Come è potuto succedere? La differenza sta in un ideogramma: al posto di Wen, cioè cultura, ce n’è un altro che si legge Meng, cioè sogno. Tra l’altro mancherebbe il codice fiscale cinese, la sigla USCC che sta per Codice unificato di credito sociale ed è obbligatorio dal 2015. Per la «vera» Moon-Ray è 91330302MA27YNMK2H, basta guardare su internet nel portale gsxt.gov.cn. Qui il codice USCC è vuoto. Il riferimento doganale tipo partita Iva è cruciale per capire se la società è affidabile, chi è il rappresentante legale e la sua esistenza giuridica (che infatti non c’è). A quanto pare nessuno se n’è accorto durante il controllo della merce, sostiene il quotidiano.

    Come ha spiegato più volte Il Giornale, un’interpretazione più che letterale di un articolo del Dl Aiuti ha consentito di sdoganare mascherine fasulle (anziché distruggerle) in deroga per la situazione emergenziale. Qui però l’errore è più grave, anche perché espone questa operazione al pericolo di riciclaggio per il mancato rispetto delle norme Anti-money laundering. Per la legge sugli appalti pubblici, gli operatori esteri Ue ed extra-Ue hanno il dovere di indicare l’identificativo fiscale del proprio Paese. Altrimenti c’è un codice generico (due volte la lettera O e undici volte il numero 9). In caso contrario, i contratti sono nulli, con responsabilità erariale diretta di chi li ha stipulati. Anche il contenuto di una spedizione merita un’analisi. Parliamo di 300mila mascherine FFP2 (for civil use only) senza indicazione degli standard europei. A decidere se le mascherine sono buone è la norma EN 149:2001 +A1:2009. Eppure non c’è la dichiarazione di conformità CE, manca nome e indirizzo del fabbricante cinese, mancano lotto, codice prodotto e filiera. Persino la dicitura «solo per uso civile» sembra escludere questi Dpi dall’uso professionale ad alto rischio, come medici e infermieri, a cui sarebbero stati invece destinati. Anzi, l’unica specifica tecnica è l’assenza della valvola.

    Il pagamento era avvenuto con modalità 100% payment against Bill of Lading (in gergo contestualmente alla polizza di carico ndr), che stabilisce il pagamento integrale dei 660mila euro per materiale non certificato e non idoneo a scatola chiusa, escluso dunque l’inadempimento e il recupero immediato. Anche perché l’Iban fornito, 3636 7780 9765, assieme al nome scritto in modo errato, conserva il mismatch tra la Moon ray originale e farlocca. Nonostante la compliance antiriciclaggio non c’è neanche l’Iban europeo, con la tracciabilità del denaro ridotta a zero. Le indagini della procura romana sulla vicenda sono terminate con il patteggiamento a 1 anno e 8 mesi per frode in pubbliche forniture e falso per induzione del Cts, peggiorati dall’essere forniture destinate a ovviare al pericolo comune. A beneficiarne è stato Cai Zhongkai, nato a Zhejiang il 25 dicembre 1976 e identificato come dominus dei tre consorzi.

  • Comprano alimentari online 15,1 milioni di italiani

    Il settore dell’e-commerce alimentare in Italia registra 15,1 milioni di acquirenti online, che rappresentano il 35,6% della popolazione online, in linea con il 2025. Nel 2026 i consumatori digitali di spesa alimentare hanno toccato quota 9,9 milioni, seguiti dai 6,8 milioni del food delivery e dai 4,2 milioni del segmento enogastronomia. Il comparto ha inoltre registrato una crescita del 5%, raggiungendo un valore di mercato pari a 5,1 miliardi di euro, trainato per il 47% dal segmento del food delivery. Lo attestano i dati emersi dalla ricerca NetRetail 2026 Focus Food & Grocery, dall’Osservatorio Netcomm in collaborazione con NIQ e dall’Osservatorio di Netcomm in collaborazione con QBerg presentati a Netcomm Focus Food & Grocery.
    “ll Food&Grocery risulta un comparto ancora poco maturo rispetto alle altre categorie merceologiche, infatti la penetrazione dell’e-commerce in questo settore si attesta ancora al 3%. Ciononostante, i dati sulla digitalizzazione del Retail dimostrano che le imprese non sono ferme: la GDO e il Food & Fast Food sono i settori che hanno innovato di più negli ultimi cinque anni a livello globale, guidando la transizione verso lo ‘Smart Store’ e l’ibridazione dei canali – ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. I supermercati e le catene del Food hanno investito molto per integrare i punti vendita fisici con le piattaforme digitali. Questa è la strada che porta verso la crescita: la partita del Food & Grocery non si gioca più sulla contrapposizione tra online e offline, ma sulla capacità di offrire un’esperienza d’acquisto omnicanale e data-driven, dove il digitale diventa il tessuto connettivo che semplifica la vita del consumatore sia davanti a uno schermo che tra le corsie di un negozio”.

    Il ritorno all’esperienza in-store, intensificatosi negli ultimi anni, ha ridimensionato il ruolo del digitale nel comparto Food&Grocery. Se l’enogastronomia (vini, alcolici e specialità alimentari) registra una contrazione della base clienti online dopo i picchi degli anni passati, il Food Delivery mostra invece una sostanziale stabilità. In questo scenario, il Food&Grocery si conferma un’eccezione nel panorama e-commerce: si tratta infatti dell’unico settore in cui i prezzi online sono mediamente più alti rispetto ai canali fisici (+4,5%) – un divario strutturale dettato principalmente dall’incidenza dei costi logistici di pick&pack e di consegna – e che ha inoltre registrato un significativo divario di 4 punti percentuali nella crescita dei prezzi sul web rispetto a quelli in store negli ultimi quattro anni.

    Questa dinamica riflette un trend globale che vede l’alimentare come il comparto con la minor propensione all’acquisto online: a livello mondiale, il 69% dei consumatori predilige il negozio fisico, il 23% adotta un approccio omnicanale (un mix tra fisico e online) e l’8% si affida unicamente all’e-commerce.
    Dall’analisi dei profili dei consumatori emerge una segmentazione anagrafica: se il food delivery cattura principalmente la fascia d’età tra i 25 e i 44 anni, la spesa alimentare trova il suo target tra i 35 e i 44 anni. Guardando al genere e alla geografia, sono soprattutto gli uomini e i residenti nei grandi centri urbani a trainare gli acquisti sia nelle consegne a domicilio sia nel segmento dell’enogastronomia.
    Nel comparto food si assiste a una crescita dell’”abitudinario”, di 11 punti percentuali rispetto alla media delle altre categorie merceologiche, passando dal 37% al 48% (pari a 7,7 milioni di individui). Calano invece sia i “convenience seeker” sia i “consapevoli” (questi ultimi scesi dal 15% al 9%, pari a 1,4 milioni di individui), segno di un mercato che si sta polarizzando verso una spesa online sempre più pianificata e ricorrente. A confermare questa spiccata fidelizzazione è la natura stessa delle transazioni nel settore food: in oltre 7 casi su 10 si tratta infatti di riacquisti, un dato superiore a quello di qualsiasi altra categoria merceologica. Nello specifico, il 67,4% degli acquisti avviene su siti e app che il consumatore conosceva già e su cui aveva già effettuato transazioni in passato.

    L’analisi dei driver di scelta evidenzia come il consumatore del 2026 sia guidato prima di tutto dalla qualità del servizio. La logistica di consegna, l’efficienza del processo d’acquisto e il risparmio di tempo sono i fattori decisivi, mentre la leva del prezzo e le politiche di reso passano in secondo piano rispetto ad altre categorie merceologiche. Inoltre, si assiste a una significativa evoluzione nelle priorità degli utenti: la consuetudine verso un sito specifico perde ben 9 punti percentuali, segno di un consumatore più flessibile e propenso a sperimentare nuove piattaforme. Di contro, diventano sempre più rilevanti l’ampiezza dell’assortimento dei prodotti (+8%) e il valore percepito in termini di risparmio di tempo (+3%), confermando che la convenienza, nel Food online, si misura sempre più in comodità ed efficienza piuttosto che nel puro risparmio economico.
    Il canale mobile si conferma il vero motore degli acquisti online nel comparto Food&Grocery, guidato principalmente dallo smartphone, utilizzato per il 67,3% delle transazioni contro una media del 55,6% registrata nel totale delle altre categorie merceologiche. Questo comportamento raggiunge il suo apice nel food delivery, dove quasi 9 acquisti su 10 (l’89%) avvengono tramite dispositivo mobile. La quota di acquisti da mobile si riduce nel caso della spesa alimentare e si contrae ulteriormente nel segmento dell’enogastronomia, dove i consumatori mostrano una netta preferenza per il PC (59,3%).
    Sul fronte delle transazioni, i sistemi di pagamento adottati dagli utenti del food si muovono in linea con il trend nazionale: PayPal e le carte di credito si confermano i metodi preferiti e più diffusi. Si registra invece un distacco rispetto alla media complessiva del mercato e-commerce per quanto riguarda il pagamento in contanti alla consegna o al ritiro, che nel Food&Grocery ha una quota del 3,1%.

    Per quanto riguarda il completamento dell’ordine, la consegna a domicilio si consolida come la modalità preferita in assoluto, scelta dall’85% degli acquirenti online. Al contrario, il ritiro di persona (in negozio o presso punti di ritiro) rimane una scelta marginale nel settore alimentare, registrando un distacco negativo di ben 11 punti percentuali rispetto alla media complessiva dell’e-commerce italiano.

  • Acquisti online attesi in crescita del 6% nel 2026

    Nel 2026 il valore degli acquisti online da parte degli italiani crescerà del +6% superando i 66,6 miliardi di euro. Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano sia il settore dei servizi, che raggiunge i 24 miliardi di euro, sia l’eCommerce di prodotto, che raggiunge i 42,6 miliardi di euro, registrano una crescita del +6%. La penetrazione dell’online sul totale Retail (online+offline) nei prodotti è pari all’11,5%, quasi mezzo punto percentuale in più rispetto al 2025.
    In questo contesto, sono 35 milioni i consumatori digitali in Italia secondo le evidenze della ricerca Netcomm Netretail 2026, un dato stabile rispetto al 2025 ma che racconta la maturazione di un fenomeno diventato trasversale per età, geografie e stili di vita. In undici anni, dal 2014 al 2026, gli acquirenti online sono più che raddoppiati (+119%), e oggi l’età media di chi compra online si allinea a quella della popolazione generale (48 anni).

    Questi i principali dati presentati in occasione della plenaria di apertura della XXI edizione di Netcomm Forum – “Value Commerce: The New Era of Digital & Omnichannel Experience” – il 6 e 7 maggio 2026 presso l’Allianz MiCo di Milano.

    “Il commercio digitale italiano ha smesso di crescere per accumulazione e ha iniziato a crescere per qualità. È un mercato che si polarizza e seleziona. In questo contesto, l’Intelligenza Artificiale è già una leva concreta sul lato del consumatore, dove viene utilizzata per confrontare prodotti, sintetizzare informazioni e ricevere suggerimenti personalizzati”, commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Sul lato delle imprese, però, il livello di adozione è ancora disomogeneo e spesso limitato a sperimentazioni, più che a integrazioni strutturali nei processi. Si parla molto di Agentic Commerce, una direzione evolutiva rilevante già in sviluppo a livello internazionale, ma non ancora pienamente operativa nel mercato italiano. Il punto oggi non è inseguire l’hype, ma prepararsi: qualità dei dati, integrazione dei sistemi e capacità di orchestrazione saranno i veri fattori abilitanti. I dati mostrano con chiarezza il tema della selezione: le imprese con e-commerce sono passate da 91.000 a 87.000 in un anno (-4,4%), segno che non basta entrare nel digitale per restarci. Più del 90% sono micro e piccole imprese, spesso con risorse limitate per sostenere investimenti continui in tecnologia, dati e competenze. Questo conferma un nodo strutturale: non è un problema di accesso al digitale, ma di capacità industriale di farlo funzionare e crescere nel tempo. Su questo terreno servono regole. L’Europa sta lavorando verso un quadro più armonizzato e Netcomm da tempo chiede condizioni competitive più eque per le nostre Pmi rispetto ai grandi player globali. Il messaggio è chiaro: il nostro mercato non è in crisi, è in selezione. Chi resta è più solido. Ma per crescere deve investire in modo consapevole su dati, AI, integrazione e relazione. È questa la direzione del Value Commerce”.
    “Nel 2026 l’eCommerce B2c consolida il proprio percorso di crescita: il valore degli acquisti online supererà i 66,6 miliardi di euro, con un incremento del +6% rispetto al 2025, seppur trattandosi di una crescita in linea con quella del biennio precedente, che conferma l’ingresso del mercato in una fase di maggiore maturità. Alcuni comparti mostrano dinamiche particolarmente vivaci, come le Assicurazioni (+11%) e, tra i prodotti, il Beauty&Pharma (+8%), con tassi superiori alla media. Altri comparti – dal Turismo all’Elettronica, dall’Abbigliamento al Food&Grocery – crescono invece in linea con il mercato”, dichiara Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano. “In uno scenario caratterizzato da instabilità geopolitica, tensioni internazionali e criticità logistiche come il blocco dello Stretto di Hormuz, oltre che da un’evoluzione delle abitudini di consumo segnata dal calo del potere d’acquisto, la sfida per i retailer italiani non è più solo intercettare la domanda online. Diventa infatti prioritario agire su due aspetti strategici: l’efficienza dei processi — per proteggere la marginalità anche in contesti complessi — e la personalizzazione dell’esperienza cliente. Investire in integrazione omnicanale, analisi dei dati, sperimentazione tecnologica e valorizzazione dell’esperienza aiuterà a creare un Retail fatto di relazioni rilevanti e sostenibili nel tempo”. L’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano evidenzia che nel 2026, il mercato eCommerce B2c di prodotto continuerà a crescere (circa +2,4 miliardi di euro rispetto al 2025). Nell’ambito degli acquisti di prodotto, il comparto beauty&pharma registra un incremento superiore alla media (con un tasso di crescita pari al +8%) mentre informatica ed elettronica di consumo, abbigliamento, editoria, arredamento e home living e food&grocery presentano una crescita in linea con quella del settore (con tassi compresi tra +5% e +6%). Frena la progressione del settore auto e ricambi. Per i servizi il comparto assicurazioni registra una crescita significativa e superiore alla media con un tasso di crescita dell’11%, mentre turismo e trasporti presenta un incremento in linea con quello complessivo dei servizi (+7%).

    La ricerca Netcomm NetRetail 2026 fotografa un mercato maturo e trasformato, con un numero di acquirenti online italiani stabile rispetto all’anno precedente ma cambiati nella composizione: la quota di utenti nei grandi centri urbani è in costante diminuzione, a testimonianza di come il commercio digitale si sia diffuso capillarmente anche nei centri medi e piccoli. L’ecosistema degli acquirenti si articola in cinque profili distinti: gli Abitudinari rappresentano il gruppo più numeroso (13,1 milioni, 37,4%), seguiti dai Convenience seeker (8,1 milioni, 23,1%), in crescita i Consapevoli (5,4 milioni, 15,3%) che privilegiano personalizzazione e sostenibilità, gli Informati e attivi (4,4 milioni, 12,5%) e i Digital power buyer (4,1 milioni, 11,8%).
    Il percorso d’acquisto è sempre più multi-touchpoint e guidato dall’Intelligenza Artificiale: AI e chatbot sono già un’esperienza comune in categorie come viaggi, arredamento ed elettronica, con utilizzi prevalenti nella comparazione di prezzi e prodotti (67%), nei suggerimenti personalizzati (66,8%) e nella sintesi di recensioni (61,2%). Cresce anche il peso del Retail Media: circa il 25% degli acquisti online nel triennio 2024-2026 risulta influenzato dalla pubblicità sui siti e app di vendita, con particolare efficacia nei settori servizi, salute e alimentari.
    Sul fronte dei pagamenti, il Digital Wallet si conferma lo strumento più utilizzato (33,9%), seguito dalla carta di credito (28,6%), in crescita rispetto agli anni precedenti. In raddoppio l’utilizzo dei sistemi di rateazione, mentre i pagamenti in contanti alla consegna continuano la loro discesa verso livelli marginali. La fase del pagamento risulta quella con il punteggio di soddisfazione più elevato tra tutti gli step del customer journey (8,9 su 10). Sul fronte logistico, le consegne out-of-home – ritiro in negozio, punti terzi, depositi e locker – hanno raggiunto il 21,9% del totale acquisti, più che triplicando rispetto al 7,3% del 2014, con una crescita particolarmente marcata nei centri sopra i 30.000 abitanti e nell’area metropolitana di Milano.

    L’e-commerce italiano entra in una fase di maturità selettiva. Secondo i dati dell’Osservatorio sui siti e-commerce italiani realizzato da Netcomm in collaborazione con Cribis, nel 2026 sono entrate nel panorama digitale quasi 22.000 nuove aziende, ma nello stesso periodo oltre 23.000 realtà attive nel 2025 non sono più online: il totale si attesta a 87.000 aziende (-4,4%), di cui oltre il 90% micro e piccole imprese. Le società di capitale sono 47.000 (54% del totale) e generano il 96,1% del fatturato complessivo; il 77,7% di esse ha registrato un utile di esercizio, contro il 74,2% della media nazionale, con una rischiosità commerciale quasi dimezzata (17,2% contro 30,1%). I settori con la maggiore incidenza di e-commerce sul totale del comparto sono Cosmetica (35,3%), Giocattoli (33,5%) ed Editoria (24,7%); con una crescita dei settori Arredamento (+6,5%) e Cosmetica (+5,9%), e cali marcati dei settori Turismo (-29,7%) e Ticketing (-21,2%), che raccontano un consolidamento dei grandi player verticali a discapito delle piccole realtà.  Sul fronte della comunicazione, l’83,4% delle aziende è presente sui social media, con Instagram in forte crescita (73,8%), ma una tendenza generale a gestire due o tre social in parallelo per intercettare pubblici ampi attraverso linguaggi differenziati.

    Durante la prima giornata di Netcomm Forum è stato inoltre analizzato il settore del commercio digitale nella sua rapida transizione verso l’adozione strutturata dell’AI. Uno dei trend più significativi è l’Agentic Commerce: agenti AI che, su delega dell’utente, scoprono, negoziano e acquistano autonomamente, con alcuni player già al lavoro sulla definizione del protocollo AP2, uno standard progettato per consentire agli agenti di AI di effettuare pagamenti in modo sicuro per conto degli utenti. L’impatto sulle vendite è già misurabile: la personalizzazione 1to1 nel Grocery ha triplicato le performance rispetto agli approcci tradizionali, mentre l’AI riduce del 20-30% i costi di sviluppo prodotto in settori come Cosmetica e Chimica. Sul versante logistico, il Demand Planning basato su AI genera riduzioni degli inventari a doppia cifra mentre il packaging si trasforma con impianti 3D che costruiscono colli su misura (-32% di materiali).

  • Per Pasqua tre italiani su quattro compreranno dolci e uova

    Con l’avvicinarsi della Pasqua, l’Osservatorio Shopping DoveConviene ha analizzato le intenzioni e i comportamenti d’acquisto degli italiani, mettendo in luce tendenze, preferenze e dinamiche che caratterizzeranno il mercato dei dolci pasquali nel 2026: secondo l’indagine quasi 3 italiani su 4 (75%) acquisteranno dolci pasquali, a conferma di una tradizione ancora fortemente radicata nelle abitudini di consumo. In Sicilia emergono dinamiche particolarmente interessanti, con comportamenti differenziati tra territori: Messina si distingue per un’elevata propensione all’acquisto, con livelli di intenzione prossimi al 90%, mentre Palermo rientra tra le tre province italiane con la maggiore disponibilità alla spesa per i dolci pasquali e Catania mostra segnali più marcati di prudenza negli acquisti rispetto al 2025.

    Le uova di cioccolato industriali restano il prodotto più diffuso, soprattutto quelle con personaggi, scelte da oltre la metà degli intervistati (54%). Accanto a queste, risulta alto l’interesse verso la colomba artigianale (32%), seguita dalle colombe industriali (25%), dalle uova artigianali (34%) e dai dolci tipici locali (17%), che mantengono un’importante nicchia di mercato.

    La Pasqua resta una festa “abbondante”: 8 italiani su 10 acquisteranno più di un uovo, orientandosi prevalentemente verso quantità comprese tra 2 e 4 unità (62%). Tuttavia, il confronto con il 2025 segnala una maggiore cautela: quasi 1 italiano su 5 (19%) prevede di acquistare meno uova di cioccolato, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi.

    Il fattore economico emerge come una leva decisiva: infatti, tra coloro che non acquisteranno dolci pasquali (8%), oltre il 50% indica il prezzo elevato come principale motivo di rinuncia.

    Anche i budget risultano ben definiti: circa un terzo degli italiani (32%) è disposto a investire fino a 20 euro, un altro terzo (32%) tra 21 e 40 euro, mentre il 20% arriverà a una spesa compresa tra 41 e 60 euro.

    Di conseguenza, il timing di acquisto è fortemente legato alle promozioni e alla possibilità di risparmiare: il 17% dei consumatori acquista con largo anticipo, mentre il 66% concentra gli acquisti nelle ultime due settimane. Inoltre, il 63% sceglie il giorno dell’acquisto in base alle promozioni disponibili.

    Oltre a prezzo e promozioni, emerge con forza un elemento più emotivo: la sorpresa contenuta nell’uovo di Pasqua. Per il 71% degli italiani la sorpresa conta molto o abbastanza nella scelta del prodotto, a conferma del suo ruolo centrale soprattutto negli acquisti destinati a bambini e famiglie.

    Un coinvolgimento tale da generare anche comportamenti “di curiosità” e non sempre corretti: quasi un italiano su due (45%) dichiara di aver assistito o messo in atto almeno una volta “strategie” come scuotere, manipolare o addirittura pesare le uova per intuirne il contenuto, segnale di quanto la sorpresa resti un elemento distintivo dell’esperienza pasquale.

    Dall’analisi emerge una differenza significativa tra generi. Le donne risultano più coinvolte negli acquisti familiari e multi‑destinatario: acquistano più frequentemente uova industriali con personaggi (56% contro il 44% degli uomini) e dichiarano una maggiore sensibilità al prezzo, come dimostra il fatto che il 57% indica il caro prezzi come principale motivo per non acquistare uova, rispetto al 39% degli uomini.

    Gli uomini, invece, mostrano una maggiore propensione verso prodotti percepiti come qualitativi o artigianali, con una quota più alta di acquisto di uova di cioccolato artigianali (32% contro 22% delle donne) e una presenza leggermente superiore nelle fasce di spesa più elevate (oltre i 100 euro: 6% contro 3,6%).

    Il supermercato si conferma il canale privilegiato per l’acquisto dei dolci pasquali. La grande distribuzione raccoglie infatti l’84% delle preferenze, consolidando il proprio ruolo centrale anche in questo segmento stagionale. I canali tradizionali – come pasticcerie artigianali, cioccolaterie e negozi di vicinato – mantengono una presenza minoritaria, mentre l’online rimane fermo su quote molto contenute, inferiori al punto percentuale. Una dinamica che conferma quanto la spesa pasquale rimanga un acquisto prevalentemente fisico e legato ai luoghi della quotidianità.

    L’indagine mostra come la scelta delle uova di Pasqua sia profondamente influenzata dalle dinamiche familiari. I bambini rappresentano l’elemento determinante nelle decisioni di acquisto, incidendo in quasi la metà dei casi (47%).

    Del resto, figli e nipoti costituiscono le prime due categorie per cui gli italiani acquistano le uova di Pasqua: il 58% dichiara di comprarle per i figli e il 52% per i nipoti, confermando la forte dimensione familiare e intergenerazionale della tradizione pasquale. Da segnalare anche una quota tutt’altro che marginale di acquisti destinati a sé stessi (15%) di prodotti scelti per gratificazione, passione o qualità percepita.

    Sul fronte territoriale emergono segnali molto differenziati, che restituiscono l’immagine di un’Italia a più velocità.

    Alcune province si distinguono per una maggiore disponibilità alla spesa: Sassari, Cagliari e Palermo risultano infatti le aree con la più alta incidenza di consumatori che prevedono una spesa medio‑alta per i dolci pasquali, con quote rispettivamente del 18%, il 17% e il 15% nella fascia tra 61 e 100 euro. Allo stesso tempo, il coinvolgimento complessivo resta molto elevato in diverse aree del Paese: Puglia e Sicilia si confermano le regioni con la più alta propensione all’acquisto, grazie a province come Foggia e Messina, che fanno segnare livelli prossimi al 90% di intenzione di acquisto in entrambe le province.

    Accanto a queste dinamiche positive, emergono però anche segnali di maggiore prudenza nei consumi. In alcune aree del Paese, la pressione sui prezzi sembra infatti incidere in modo più marcato sulle intenzioni di acquisto: Terni (30%), Oristano (28%) e Catania (26%) registrano le quote più elevate di consumatori che dichiarano di voler acquistare meno uova rispetto al 2025. Allo stesso tempo, permangono comportamenti di acquisto più intensi in altre zone: in Sardegna e Puglia resta diffuso l’acquisto multiplo, con province come Oristano (36%), Sassari (36%) e Taranto (35%) in cui oltre un terzo dei consumatori prevede di acquistare 3–4 uova, a testimonianza di una Pasqua ancora fortemente legata alla dimensione del regalo e della condivisione familiare.

  • Ogni mese 40 milioni di richieste al servizio clienti dei marchi: customer care sempre più centrale per fidelizzare la clientela

    La 25esima edizione di Forum Retail, ha evidenziato, sulla base dei dati di una ricerca realizzata da Ipsos Doxa, che ogni mese in Italia vengono generate 40 milioni di richieste ai servizi clienti dei marchi, un dato che attesta quanto il customer care sia diventato un punto strategico nella relazione tra brand e consumatori. Il servizio clienti viene contattato per richieste di informazioni (40%), assistenza (50%) e reclami (10%). Il dato più critico presentato sul palco è netto: il 27% degli italiani è insoddisfatto dell’ultima esperienza, tra questo il 40% non riacquisterà più dal brand, con quindi un impatto diretto sulla fedeltà e sulle vendite. Al contrario, il 79% dei clienti soddisfatti racconta un’esperienza positiva, contribuendo a rafforzare reputazione e considerazione della marca.

    Le interazioni restano fortemente umane: il 76% degli italiani preferisce ancora il telefono, mentre la Gen Z si muove in modo opposto (53% digitale). L’AI è vista con favore: il 72% pensa che renderà il servizio più rapido ed efficiente, purché mantenga trasparenza e continuità con l’interazione umana.

    Fiducia, personalizzazione e condivisione del dato sono ormai i driver per accompagnare consumatori sempre più esigenti: ne hanno parlato Mauro Lusetti, Presidente Conad, Alessandra Bellini, Non Executive Director, Advisor and Executive Coach Former Group Chief Customer Officer in Tesco, e Giorgio Santambrogio, CEO Gruppo VéGé. Il punto vendita, hanno sottolineato, è diventato un touchpoint strategico in cui digitale e fisico si fondono: dalla capacità di leggere i comportamenti in tempo reale all’utilizzo del Retail Media per trasferire valore lungo tutto il percorso di acquisto. Nei punti vendita che adottano soluzioni evolute si registra un incremento medio del 7% delle vendite, accompagnato da un miglioramento di 2,6 punti nel customer satisfaction e da un aumento significativo della percezione complessiva dello store

    Proprio il Retail Media è stato uno dei temi centrali dell’edizione 2025. La ricerca realizzata da IKN Italy in collaborazione con Casaleggio Associati e con il supporto di Tangoo, conferma come stia rapidamente superando i modelli tradizionali dell’advertising e rivoluzionando il modo in cui i brand investono e dialogano con i consumatori. La maturità del mercato è però ancora eterogenea: retailer e inserzionisti hanno ribadito la necessità di maggiore trasparenza, KPI condivisi e modelli organizzativi in cui buyer e marketing operino in modo coordinato, superando la logica puramente commerciale e adottando piattaforme in grado di valorizzare i dati di prima parte. Le sfide quindi non sono solo tecnologiche, ma organizzative: i budget di Retail Media non hanno ancora una “casa” precisa tra marketing e commerciale.

    Ampio spazio è stato dedicato anche all’intelligenza artificiale. Nel suo keynote internazionale, Francesca Rossi, AI Global Leader di IBM, ha evidenziato come l’AI possa essere una leva strategica per il mondo retail solo se governata con criteri di trasparenza, comprensibilità e responsabilità. L’approccio “glass box” – cioè rendere visibili e comprensibili le logiche dell’AI a clienti, stakeholder e team interni –  è la condizione essenziale per generare fiducia nelle tecnologie che supportano decisioni, pricing, supply chain e servizi ai clienti. Le aziende che investono di più nell’etica dell’AI registrano infatti un miglioramento sensibile dei livelli di fiducia (+61%) e della reputazione (+54%), oltre a benefici misurabili in termini di redditività operativa.

    KPMG ha presentato un’analisi dedicata all’impatto dell’AI nel fashion e nel lusso. Nonostante la tecnologia sia già utilizzata da oltre la metà dei brand per operations e logistica, la readiness complessiva resta ancora limitata: il 64% delle aziende non si considera pronto a integrare l’AI nei processi creativi, mentre solo il 27% la utilizza del product development, l’area dove, secondo KPMG, si concentrano le potenzialità più dirompenti in termini di velocità, efficienza e personalizzazione. In un mercato del lusso che nel 2025 cresce solo dell’1,5%, la capacità di anticipare trend e ottimizzare i cicli di collezione diventa una leva competitiva indispensabile.

    Nel segmento Fashion & Luxury, Mastercard ha presentato i risultati di un’analisi basata su oltre 159 miliardi di transazioni, evidenziando come il canale in-store generi ancora l’84% della spesa, con un ticket medio tre volte superiore rispetto all’online. I turisti internazionali rappresentano quasi due terzi degli acquisti e spendono in media tre volte più degli italiani. Gioielli e orologi mostrano una delle crescite più dinamiche (+65% di ticket medio rispetto al 2019). Il quadro mostra un mercato concentrato, con i top 15 retailer che raccolgono il 56% del totale. Milano e Roma sono le capitali del lusso, con Via Montenapoleone che da sola concentra quasi metà della spesa degli high spender.

    Sul palco dedicato ai grandi brand della moda è intervenuto anche Pietro Comito, Head of Group Strategy & Transformation di Ferragamo, che ha portato la prospettiva di un marchio iconico del lusso italiano. Ferragamo ha ribadito il valore dell’autenticità come leva di differenziazione, sottolineando come innovare non significhi cambiare direzione, ma rafforzare la propria identità. Una visione che conferma la necessità, per i brand del settore, di integrare creatività, tecnologia e coerenza di marca all’interno di un percorso unico e riconoscibile.

    Nell’ambito dei marketplace, Eloisa Siclari, General Manager Southern Europe di Zalando, ha mostrato come il ruolo delle piattaforme stia evolvendo da semplici canali di vendita a veri e propri curatori culturali dello stile e delle tendenze. L’introduzione dell’assistente virtuale basato su AI – capace di analizzare prodotti e comportamenti d’acquisto – ha già ridotto del 10% i resi legati alla taglia, dimostrando come la tecnologia possa intervenire in modo concreto su una delle principali criticità del fashion online. Nel confronto dedicato alla leadership nella GDO – con la partecipazione di Unilever, Icam Cioccolato e Fox Italia Snack – è stato evidenziato come, in un contesto caratterizzato da incertezza e rapida evoluzione, la coesione interna dei team, l’ascolto e la capacità di prendere decisioni rapide e coerenti siano diventati elementi imprescindibili per guidare l’innovazione e mantenere la competitività.

  • Natale spinge gli acquisti, i clienti cercano value for money

    Secondo i dati dell’osservatorio SpendingPulse di Mastercard, combinati con le previsioni macroeconomiche provenienti dal Mastercard Economics Institute (MEI), la spesa dei consumatori in Europa (escluso il settore auto) è prevista in aumento del 3,1% su base annua considerando il periodo delle festività che va dal 1° novembre al 24 dicembre 2025.

    Anche per i consumatori italiani si registra un aumento stimato del 2,1%. Il quadro che emerge è tuttavia quello di consumatori che prediligono piccoli piaceri accessibili, orientandosi verso le categorie di prodotti alimentari premium, beauty e accessori per la casa, cercando anche un valore emozionale attraverso le esperienze.

    Le previsioni di crescita più elevate in Europa riguardano Ungheria (5,2%), Polonia (5%), Spagna (4,8%) e Repubblica Ceca (4,6%).

    Il consumatore europeo appare resiliente. Nonostante una fiducia dei consumatori moderata, il settore retail, in particolare nelle categorie discrezionali, continua a mostrare un trend positivo in tutta Europa. Questa resilienza poggia su fondamentali solidi, tra cui una bassa disoccupazione e un potere d’acquisto in ripresa, con salari che nella maggior parte dei Paesi crescono più velocemente dell’inflazione. La spesa durante il periodo di feste rifletterà probabilmente un approccio prudente, caratterizzato da attenzione ai prezzi e preferenza per piccoli piaceri accessibili. Chi compra va in cerca del valore emotivo dietro l’acquisto. Negli ultimi mesi, i consumatori europei hanno indirizzato la spesa discrezionale verso articoli di piccolo importo, come prodotti beauty e cosmetica, abbigliamento, esperienze dal vivo, ristoranti e bar – categorie particolarmente apprezzate durante la stagione festiva. La domanda di articoli di grande valore come mobili ed elettronica si è indebolita in tutta Europa, con alcune eccezioni, come l’Italia, dove i consumatori continuano a prediligere accessori per la casa ed elettrodomestici – che rappresentano il 4.7% della loro spesa durante le festività.

    Le categorie di beauty e cosmetica, insieme all’abbigliamento di seconda mano, continuano ad attrarre l’interesse dei consumatori, con le generazioni Gen Z e Alpha che guidano la domanda e trainano la crescita. La moda second-hand sta guadagnando particolare spazio in Spagna (+4.4%), seguita da Francia (+1.3%) e Italia (+0.5%), dove i più giovani scelgono di acquistare articoli usati, complici l’attenzione alla sostenibilità ambientale e al budget.

    I carrelli della spesa riflettono gusti e abitudini culinarie nazionali. La spesa alimentare resta resiliente, con gli europei che prediligono prodotti premium, soprattutto durante le festività. Gli italiani risultano i maggiori spendenti in generi alimentari durante il periodo festivo, con una spesa media per acquisto di 39 euro, seguiti da britannici e tedeschi, rispettivamente a 37 e 36 euro.

    Nel 2025, i rivenditori di abbigliamento e calzature di fascia alta hanno aumentato la loro quota nel mercato della moda online in Francia, Germania e Regno Unito. Nelle economie dell’Europa centro-orientale, dove lo shopping di lusso online è meno diffuso, i rivenditori high-end hanno invece rafforzato la loro presenza nelle vendite in negozio. Anche in Spagna si registrano progressi per la moda di fascia alta, sia online che offline. In controtendenza l’Italia che per il settore moda di lusso registra una lieve flessione sia nelle vendite online (-0.3%) sia in store (-0.4%).

    I viaggiatori europei si spingono sempre più lontano alla ricerca di mete calde. Sei delle 10 destinazioni di tendenza della stagione si trovano ora fuori dall’Europa, con Thailandia ed Egitto come gli unici Paesi con più di una meta nella classifica per il periodo novembre-dicembre 2025. Tra le destinazioni europee, Milano si distingue per il forte incremento della quota di prenotazioni di voli anno su anno, con un aumento pari al +8,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

    Natalia Lechmanova, Chief Economist Europe di Mastercard, afferma: «Durante la stagione delle festività di fine d’anno, i consumatori europei mostrano resilienza e capacità di adattamento. Sebbene la crescita complessiva della spesa al dettaglio resti moderata, si osserva una forte domanda di piccoli piaceri accessibili, acquisti di importo contenuto ed esperienze di viaggio. Dai prodotti alimentari premium e le specialità festive fino alle vacanze invernali a lungo raggio, i comportamenti di spesa riflettono un attento equilibrio tra prudenza e piacere».

    Luca Corti, Country Manager Italia di Mastercard, commenta: «Da anni osserviamo l’ascesa dell’experience economy in tutta Europa, Italia compresa, e questo trend emerge chiaramente anche dalle nostre stime per i consumi nel periodo delle festività. Oggi i consumatori non cercano più solo prodotti, ma trasferiscono anche nell’acquisto di beni un valore emotivo ed esperienziale. La predilezione per piccoli piaceri accessibili, momenti di gratificazione personale, viaggi ed eventi dimostra che l’experience economy continua a guidare le scelte di spesa, trasformando ogni acquisto in un’occasione di piacere e connessione».

  • La Commissione autorizza l’acquisizione di CPK da parte di Ferrero

    La Commissione europea ha approvato, a norma del regolamento UE sulle concentrazioni, l’acquisizione del controllo esclusivo di CPK SAS Francia da parte del gruppo Ferrero Lussemburgo.

    L’operazione riguarda principalmente la produzione e la vendita di prodotti di confetteria al cioccolato, prodotti a base di zuccheri e creme dolci spalmabili.

    La Commissione ha concluso che l’operazione notificata non avrebbe generato problemi di concorrenza, dato il suo impatto limitato sui mercati in cui operano le imprese. Sulla base di un’indagine di mercato, la Commissione ha constatato che le società non sono percepite come concorrenti strette e sono condizionate da diversi concorrenti credibili, tra cui prodotti recanti il proprio marchio commerciale, in tutti i mercati rilevanti. La Commissione ha inoltre valutato i legami di conglomerato derivanti dall’operazione e ha constatato che l’operazione notificata non avrebbe ridotto in modo significativo la concorrenza né aumentato il potere contrattuale di Ferrero nei confronti dei dettaglianti. L’operazione notificata è stata esaminata nell’ambito della normale procedura di esame della concentrazione.

  • Amazon punta sugli acquisti di seconda mano

    Amazon lancia i Second Chance Deal Days, offrendo ai clienti maggiori sconti su articoli di alta qualità resi e ricondizionati, con l’obiettivo di contribuire a prolungare la vita dei prodotti ed evitare gli sprechi.  Amazon offre prodotti resi e ricondizionati di qualità in quasi tutte le categorie merceologiche, tra cui elettronica e informatica, videogiochi, casa e cucina, fitness e giocattoli, con oltre 35 milioni di prodotti di seconda mano disponibili in Italia.
    Più di due terzi degli europei acquistano oggi prodotti di seconda mano, spinti dal risparmio legato al crescente costo della vita (34%), dalle preoccupazioni per l’ambiente (30%) e dalla comodità del servizio (29%). Amazon ispeziona ogni prodotto restituito e, se soddisfa gli alti requisiti di qualità, viene testato, igienizzato e, nel caso sia necessario, riparato, quindi rimesso in vendita con prezzo scontato. Amazon lo scorso anno ha permesso ai propri clienti in Italia di risparmiare complessivamente oltre 35 milioni di euro grazie agli acquisti di prodotti di seconda mano.

    Durante i Second Chance Deal Days, i clienti possono scoprire prodotti usati e ricondizionati di qualità con sconti fino al 50%, verificando direttamente sulla pagina del prodotto online se l’articolo è nuovo o usato.
    Gli acquisti di seconda mano mantengono in uso i prodotti e riducono l’impiego di risorse naturali per la produzione di nuovi articoli. Una ricerca commissionata da Amazon mostra che, in Italia, le principali preoccupazioni quando si tratta di acquistare prodotti di seconda mano sono legate alle condizioni del prodotto (36%) e alle garanzie e politiche di reso (32%).
    “Abbiamo riscontrato che quando i clienti sperimentano il valore e la qualità degli articoli di seconda mano diventano acquirenti consapevoli e abituali di questi prodotti, contribuendo a prolungarne il ciclo di vita e ottenendo al contempo un risparmio economico”, afferma Giorgio Busnelli, Country Manager di Amazon Italia. “Abbiamo team dedicati che ispezionano ogni prodotto restituito. I clienti possono essere certi che ogni articolo usato che acquistano soddisfa i nostri rigorosi standard di qualità e viene venduto con la garanzia del servizio clienti di Amazon”. La priorità di Amazon è aiutare i clienti a trovare il prodotto giusto al primo tentativo, incrementando la loro soddisfazione e riducendo così i resi. Amazon aiuta i clienti a prendere decisioni di acquisto più informate grazie a informazioni dettagliate sui prodotti, foto e video e recensioni. Per alcuni articoli di moda Amazon mette a disposizione grafici con informazioni sulla vestibilità e sulle taglie elaborati dall’intelligenza artificiale, mentre per prodotti per la casa le funzioni di realtà aumentata consentono ai clienti di visualizzare i prodotti all’interno dello spazio in cui si trovano. Se un prodotto viene acquistato e poi restituito, la priorità è mantenerlo in uso.
    “Il nostro approccio è semplice”, afferma Sam Littlejohn, responsabile dei Resi e delle Riparazioni di Amazon Europa. “Se un prodotto può avere uno scopo utile, desideriamo che venga riutilizzato. È un bene per i nostri clienti, per Amazon e per il pianeta”. Amazon rivende articoli usati, restituiti e ricondizionati attraverso due programmi principali, entrambi supportati dal servizio clienti e dalle politiche di reso Amazon.

    Amazon Seconda Mano offre prodotti usati e a scatola aperta a prezzi scontati. Questi articoli vengono sottoposti a un’accurata ispezione prima della rivendita e sono accompagnati da descrizioni come “Come nuovo”, “Molto buono”, ‘Buono’ o “Accettabile”, affinché i clienti possano prendere una decisione d’acquisto informata. I prezzi riflettono le condizioni di ciascun articolo.

    Amazon Renewed offre prodotti ricondizionati venduti da partner di vendita qualificati di Amazon. Ogni prodotto è sottoposto a ispezione, test e pulizia professionale prima di essere offerto a prezzi competitivi.

  • Riflessione

    Ogni giorno arrivano notizie sempre più allarmanti: dai femminicidi alle violenze sui bambini, dai massacri che ogni guerra porta con se alla presenza costante del terrorismo, dagli sbarchi che continuano all’aumento delle povertà e delle fragilità.

    Nonostante da un lato i ristoranti siano pieni, e così le autostrade, passando nelle vie delle città, grandi e piccole, vediamo sempre più saracinesche abbassate, attività dismesse mentre aumentano le vendite on line che hanno travolto migliaia di piccoli e medi esercizi lasciando senza lavoro dipendenti e proprietari.

    C’è intorno una duplice sensazione, in parte di eccessiva euforia in parte di depressione, ma per quasi tutti prevale comunque un nervosismo crescente che si vede nell’irascibilità delle persone in ogni contesto mentre, come se non bastasse tutto il resto, anche se facciamo finta di niente, il pericolo covid e polmonite, specie nei bambini, è ancora vivo.

    Mentre si avvicina il Natale, con la frenesia di ogni anno, dovremmo tutti cercare di ritrovare il tempo per qualche momento di riflessione che ci riporti a vedere noi stessi e quanti ci circondano con maggiore obiettività, in molti abbiamo più di tanti altri e troppi mancano quasi di tutto.

    Cerchiamo di dedicare un piccolo spazio al pensiero, alla riflessione, non solo social, mail, corse affannose per fare tutto quello che crediamo di dover fare, non solo apparenza per sembrare, troppe volte, quello che non siamo ma anche l’impegno a ritrovare l’armonia dei sentimenti.

Pulsante per tornare all'inizio