Dubbi sulle mascherine anti-Covid made in China comprate da Conte
L’abbiamo capito tutti, Giuseppe Conte premier ha comprato coi soldi dei contribuenti il consenso da un lato delle classi subalterne, dando loro il reddito di cittadinanza, e dall’altro delle classi agiate, dando loro il rimborso integrale (anzi maggiorato del 10%) delle spese per rimettere a posto casa. Scambio legale (cioè, perseguito attraverso apposite leggi) di utilità, utilizzo discrezionale del bilancio dello Stato come giustamente è consentito a chi governa.
Dubbio è invece l’utilità conseguita attraverso l’approvvigionamento di mascherine anti-Covid dalla Cina quando il virus flagellava la popolazione amministrata dallo statista di Volturara Appula.
Il Giornale ha rilevato anomalie riguardo a tre fatture: anzitutto il Commercial Invoice MR20CA30 del 21 aprile 2020 da 660mila euro, per 300mila mascherine inservibili, pagate 2,2 euro l’una, partite da Shangai e non Wenzhou, sede del fornitore, in direzione Malpensa, poi di altri due documenti per importi più alti. L’intestazione delle fatture, indirizzate alla presidenza del Consiglio dei ministri — Commissario straordinario Covid-19 nelle persone di Domenico Arcuri e Antonio Fabbrocini, è errata: non risultano svariati diversi tra cui il sigillo aziendale rotondo, obbligatorio e giuridicamente vincolante negli atti cinesi.
Secondo Il Giornale la Wenzhou Moon-ray import & export co. ltd a cui è intestata la fattura non è la «vera» (wzmoonray.com) Moon-Ray che ha una ragione sociale diversa e si scrive in un altro modo. In sostanza, lo Stato ha speso 1,2 miliardi di euro, pagando almeno una società fantasma cinese, per comprare mascherine inutili e dannose? Come è potuto succedere? La differenza sta in un ideogramma: al posto di Wen, cioè cultura, ce n’è un altro che si legge Meng, cioè sogno. Tra l’altro mancherebbe il codice fiscale cinese, la sigla USCC che sta per Codice unificato di credito sociale ed è obbligatorio dal 2015. Per la «vera» Moon-Ray è 91330302MA27YNMK2H, basta guardare su internet nel portale gsxt.gov.cn. Qui il codice USCC è vuoto. Il riferimento doganale tipo partita Iva è cruciale per capire se la società è affidabile, chi è il rappresentante legale e la sua esistenza giuridica (che infatti non c’è). A quanto pare nessuno se n’è accorto durante il controllo della merce, sostiene il quotidiano.
Come ha spiegato più volte Il Giornale, un’interpretazione più che letterale di un articolo del Dl Aiuti ha consentito di sdoganare mascherine fasulle (anziché distruggerle) in deroga per la situazione emergenziale. Qui però l’errore è più grave, anche perché espone questa operazione al pericolo di riciclaggio per il mancato rispetto delle norme Anti-money laundering. Per la legge sugli appalti pubblici, gli operatori esteri Ue ed extra-Ue hanno il dovere di indicare l’identificativo fiscale del proprio Paese. Altrimenti c’è un codice generico (due volte la lettera O e undici volte il numero 9). In caso contrario, i contratti sono nulli, con responsabilità erariale diretta di chi li ha stipulati. Anche il contenuto di una spedizione merita un’analisi. Parliamo di 300mila mascherine FFP2 (for civil use only) senza indicazione degli standard europei. A decidere se le mascherine sono buone è la norma EN 149:2001 +A1:2009. Eppure non c’è la dichiarazione di conformità CE, manca nome e indirizzo del fabbricante cinese, mancano lotto, codice prodotto e filiera. Persino la dicitura «solo per uso civile» sembra escludere questi Dpi dall’uso professionale ad alto rischio, come medici e infermieri, a cui sarebbero stati invece destinati. Anzi, l’unica specifica tecnica è l’assenza della valvola.
Il pagamento era avvenuto con modalità 100% payment against Bill of Lading (in gergo contestualmente alla polizza di carico ndr), che stabilisce il pagamento integrale dei 660mila euro per materiale non certificato e non idoneo a scatola chiusa, escluso dunque l’inadempimento e il recupero immediato. Anche perché l’Iban fornito, 3636 7780 9765, assieme al nome scritto in modo errato, conserva il mismatch tra la Moon ray originale e farlocca. Nonostante la compliance antiriciclaggio non c’è neanche l’Iban europeo, con la tracciabilità del denaro ridotta a zero. Le indagini della procura romana sulla vicenda sono terminate con il patteggiamento a 1 anno e 8 mesi per frode in pubbliche forniture e falso per induzione del Cts, peggiorati dall’essere forniture destinate a ovviare al pericolo comune. A beneficiarne è stato Cai Zhongkai, nato a Zhejiang il 25 dicembre 1976 e identificato come dominus dei tre consorzi.




