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  • Più verde e meno cemento per ridurre il calore delle città

    L’accelerazione del cambiamento climatico, con le sue sempre più preoccupanti conseguenze, impone che misure idonee siano prese senza ulteriori tentennamenti e terrapiattismi e, nello stesso tempo, che siano attuate quelle norme che già in parte ci consentirebbero di impedire un ulteriore deteriorarsi del clima e delle sue nefaste conseguenze.

    Nel 2024 è entrato in vigore il Regolamento UE sul ripristino della natura, nel Regolamento si stabilisce che entro il 2030 gli Stati membri sono tenuti a restaurare almeno il 20% delle aree marine e terrestri e tra quelle terrestre sono ovviamente comprese le aree agricole e le città.

    Occorre riportare l’ambiente in condizioni adatte alla vita degli essere umani come della fauna e della flora perché l’ecosistema è un tutt’uno e non si può salvare una specie se non si salvano le altre.

    Le coltivazioni intensive oltre che ad un enorme consumo di acqua impoveriscono anche i terreni e già si parla di intere piantagioni di the, caffè, banane che nei prossimi anni potrebbero scomparire, diventare sterili. Se a questo aggiungiamo l’eccessiva cementificazione di troppe aree un tempo coltivate, l’abbandono di zone industriali senza che questi spazi siano bonificati e riconvertiti, il taglio, dissennato, di alberi e perciò l’aumento dei veleni che gli stessi contribuivano a smaltire, si comprende bene che oltre ai danni dei cambiamenti climatici ci sono i danni che quotidianamente l’uomo perpetra contro la natura e perciò, contro se stesso.

    Secondo la FAO, l’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, quasi un terzo del pianeta è degradato in modo estremo.

    Rigenerare significa anche utilizzare nuovi modi di produzione, che poi erano sistemi antichi, utilizzando gli insetti impollinatori invece di ucciderli con l’eccessivo uso di diserbanti e fertilizzanti.

    Un’agricoltura moderna ed avveduta deve inserire nelle aree coltivate rifugi naturali, siepi, alberi, piccole zone d’acqua per far vivere, ed esserci utili, tanti piccoli insetti ed erbivori.

    Nei luoghi abitati dobbiamo tornare a dare spazio ad aree verdi e viali alberati, come facevano gli amministratori di un tempo lontano ai quali dobbiamo il poco verde che resta dopo i massicci tagli effettuati da tanti moderni sindaci capaci di cementificare selvaggiamente per costruire marciapiedi enormi ed inutili piste ciclabili contornate da asfalto.

    Camminare tra gli alberi, avere tanti piccoli spazi verdi nei quartieri, migliora la vita di tutti e, durante i mesi caldi, le aree verdi abbassano la temperatura di almeno due gradi, i cittadini che non possono permettersi una vacanza avrebbero almeno un po’ di verde intorno a casa per poter respirare meglio e trovare momenti di aggregazione reciproca.

    E’ scientificamente dimostrato che soggiornare, avere contatti con il verde, con gli alberi, riduce lo stress, l’ansia, la depressione e riduce il rischio di malattie cardiovascolari perché siamo indotti anche a muoverci di più.

    Se nei luoghi abitati fossero finalmente inserite aree verdi, piantumate le strade e le piazze e gli slarghi, se nelle aree urbane fossero utilizzate pavimentazioni che non assorbono calore si potrebbe, secondo il CNR, avere abbassamenti delle temperature anche di 4 gradi e con l’esperienza di questa estate e le previsioni per le prossime non c’è tempo da perdere, al 2030 manca veramente poco e per ora non vediamo la necessaria attenzione da prete degli amministratori locali e della politica regionale e nazionale.

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