Kazakistan

  • Opportunità nell’Unione economica eurasiatica, Kazakhstan e Kirghizistan aprono alle imprese italiane

    La Camera di commercio di Roma ha ospitato il 15 maggio la conferenza internazionale “Unione economica eurasiatica: condizioni e opportunità per le imprese straniere”, organizzata con la Fondazione di studi internazionali e geopolitica e l’Unione economica eurasiatica (Uee). L’evento, davanti a una platea di imprenditori, è stato un invito al dialogo e alla ricostruzione di rapporti perché, come ha sottolineato il moderatore Giulio Andreotti, giurista dell’Università Parthenope di Napoli, “al di là dei conflitti esiste una comunità di operatori economici” e “la speranza è far sì che rapporti possano svilupparsi”. Anche Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio di Roma, ha fatto presente che “bisogna ritrovare gli elementi per il dialogo”, osservando che “non cominciamo dall’anno 0” e che “siamo forti nell’economia tradizionale ma significativi anche nei settori innovativi”. Giancarlo Elia Valori, presidente della Fondazione di studi internazionali e geopolitica, ha invocato “apertura”, per “riscrivere insieme la risposta del nostro tempo”, per “costruire, fare, realizzare” ora che “si riapre il grande gioco delle relazioni internazionali”.

    Tra i relatori sono intervenuti anche l’ambasciatore della Russia in Italia, Aleksej Paramonov, e il rappresentante della Bielorussia presso la Fao, Jurij Ambrazevic. Il primo, dopo aver ripercorso la storia dell’Uee, ha invocato uno “sguardo rivolto al futuro” e sottolineato i “molti punti di convergenza”, gli interessi e le opportunità che uniscono i Paesi dell’organizzazione e i loro partner. Il secondo ha osservato che c’è ancora un “interscambio attivo” nonostante le sanzioni legate alla guerra in Ucraina.

    Tra gli interventi di spicco quelli degli ambasciatori del Kazakhstan, Yerbolat Sembayev, e del Kirghizistan, Ermek Omuraliev, che hanno entrambi assicurato la massima disponibilità dei loro Paesi a collaborare con le imprese italiane. Sembayev, in particolare, ha ricordato che tra i partner europei, l’Italia è al primo posto per volume di interscambio, pari a circa 15 miliardi di dollari, trainato soprattutto dagli idrocarburi, ma che ci sono ampi margini di crescita e diversificazione. Il diplomatico ha anche espresso apprezzamento per il format “Made in Kazakhstan with Italy”, importante per favorire il trasferimento di tecnologie italiane. Omuraliev ha parlato di “un grande potenziale inesplorato” nella cooperazione economica e ha espresso la volontà di rafforzare la cooperazione in termini di investimenti e localizzazione delle imprese, ricordando le agevolazioni fiscali e le altre misure di sostegno alle imprese e agli investitori.

  • Oleodotto in mano russa sfugge alle sanzioni e pompa dollari al Cremlino

    Il Caspian Pipeline Consortium (Cpc) è un consorzio misto tra aziende statali e compagnie occidentali che gestisce uno dei maggiori oleodotti al mondo: 1500 chilometri, inaugurati nel 2001, per trasportare il greggio dall’enorme giacimento kazako di Tengiz, nel bacino del Caspio al porto russo di Novorossiyrsk, sul Mar Nero. Da queste condutture passa l’80% di tutto il petrolio del Kazakhistan e su 63 milioni di tonnellate di flusso annuale di greggio, quasi 10 sono russe; i maggiori azionisti sono la Federazione Russa con una quota del 24%, la società statale kazaka KazMunayGas (19%) e la statunitense Chevron (15%). La stessa multinazionale possiede metà del giacimento di Tengiz e ne è l’operatore tecnico.

    Finora il Cpc ha versato nelle casse statali russe almeno 1,4 miliardi di dollari, a cui si aggiungono oltre 300 milioni all’anno di tasse, senza che le sanzioni per l’invasione dell’Ucraina intaccassero i proventi: né gli Usa né la Ue hanno decretato sanzioni per questo impianto. In origine, l’oleodotto fu progettato e realizzato, era l’epoca di Boris Eltsin, per promuovere gli interessi americani nell’ex Urss e della cordata che lo realizzò facevano parte la Chevron, Exxon-Mobil, Shell e altre, tra cui l’italiana Eni con una quota del 2%. Con l’arrivo di Putin, mentre la portata dell’oleodotto viene raddoppiata, Mosca fa valere sempre di più, anche con metodi ben poco ortodossi, la propria posizione. Nel maggio 2020 i manager occidentali si vedono addirittura accusare di avere documenti illegali e devono scappare dalla Russia. In assenza di un cda, la gestione dell’oleodotto passa, per statuto, al direttore generale, il russo Nikolai Gorban, ex vicepresidente della Transneft (la società che gestisce gli oleodotti russi) e fedelissimo del boiaro di stato putiniano (erano colleghi nel Kgb) Nikolay Tokarev. Dopo l’attacco russo all’Ucraina, l’oleodotto diventa un’arma di guerra, tramite una serie di stop delle forniture che provocano aumenti del prezzo del petrolio, nonostante le proteste degli azionisti non putiniani. Dall’inizio della guerra in Ucraina le società statali che ne sono azioniste hanno incassato dividendi per oltre 816 milioni.

  • Arriva Nur-Sultan, nuova varietà di sakura giapponese che prende il nome dalla capitale kazaka

    Yoichi Wakita, scienziato dell’Istituto di ricerca forestale di Hokkaido in Giappone, ha creato una nuova varietà di sakura (fiore di ciliegio) in grado di resistere a quaranta gradi sotto zero e al quale ha dato il nome di Nur-Sultan, in onore della capitale del Kazakistan, una delle più fredde del mondo. Nelle intenzioni di Wakita il fiore rappresenta al tempo stesso un esperimento scientifico e un dono per il popolo kazako. “Ammirare il sakura in fiore è il codice culturale fondamentale della nazione giapponese e, secondo le credenze buddiste, i fiori di sakura segnano tradizionalmente l’arrivo della primavera. Pertanto – afferma Wakita – esprimo la speranza che il Kazakistan possa far fronte efficacemente alla diffusione dell’infezione da coronavirus e riprendersi rapidamente dalla crisi”.

    Secondo gli scienziati giapponesi, il sakura Nur-Sultan è la più resistente al gelo tra tutte le varietà conosciute. Quindi, se gli alberi verranno piantati nella capitale del Kazakistan sopporteranno facilmente inverni nevosi e freddi e ogni anno con l’inizio del caldo delizieranno i kazaki con la loro fioritura davvero insolita. Gli scienziati giapponesi sperano che presto possa essere creato un parco di sakura nella capitale del Kazakistan che potrebbe diventare così una delle attrazioni della città. Il sakura Nur-Sultan a differenza del classico sakura con cinque petali ne ha dieci bianchi che simboleggiano proprio l’inverno nevoso della città kazaka.

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