Made in Italy

  • Coldiretti lamenta speculazioni sull’olio

    “Il settore olivicolo non può più accettare che il valore del nostro extravergine italiano venga distorto dalle speculazioni”. Con questo messaggio il Presidente di Unaprol e vicepresidente nazionale di Coldiretti, David Granieri, è intervenuto al Tavolo Olivicolo Nazionale convocato presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, richiamando l’attenzione sulla necessità di dotare il comparto di strumenti più efficaci contro le dinamiche speculative che stanno comprimendo il valore dell’olio extravergine di oliva italiano.

    L’appuntamento è stato l’occasione per ribadire l’importanza di estendere il registro telematico a livello europeo e per sottolineare come gli attuali parametri di riferimento, basati sulle rilevazioni delle Camere di Commercio, non siano più adeguati a rappresentare fedelmente l’andamento del mercato né a garantire un sufficiente livello di trasparenza.

    Per superare queste criticità, Coldiretti e Unaprol propongono un rafforzamento del Portale SIAN, introducendo l’obbligo di registrazione delle contrattazioni non solo dell’olio sfuso, ma anche delle olive da olio.

    “Solo attraverso la dichiarazione delle contrattazioni, incluse quelle delle olive da olio – spiega Granieri – potremo disporre di un dato aggregato e geograficamente definito, capace di restituire il giusto valore ai produttori e al Made in Italy olivicolo. L’obiettivo è arrivare a un quadro completo delle diverse fasi di scambio, con informazioni riferibili alle singole piazze di contrattazione, così da garantire un riferimento oggettivo, non manipolabile e realmente rappresentativo per l’intera filiera”, conclude.

  • Dopo Coldiretti anche Confindustria chiede di rivedere il codice doganale

    Coldiretti da tempo chiede che si cambi il codice doganale che consente con l’ultima lavorazione in Italia di guadagnare il titolo di made in Italy denunciando la trasformazione in alimenti rigorosamente nazionali di materia prima in arrivo da Paesi terzi. Ma ora non è solo la rappresentanza degli agricoltori a chiederlo: Confindustria è giunta a considerare che la revisione dell’attuale codice doganale sia funzionale alla tutela, oltre che dell’agroalimentare, de settore tessile. Per questo viale dell’Astronomia chiede di garantire l’italianità con quattro passaggi da realizzare nel nostro Paese.

    Distintività e trasparenza sono diventate così parole d’ordine per tutti. L’industria alimentare per prima considera l’italianità della materia prima il vero valore aggiunto, da spendere anche nelle pubblicità che sempre più spesso fanno riferimento all’origine dei cibi. Ora dall’agricoltura la richiesta di cambiare le regole è sbarcata nel mondo industriale. Un’alleanza agricoltura e tessile, due veri campioni dell’azienda Italia, potrebbe davvero fare la differenza per centrare l’obiettivo su cui Coldiretti ha profuso il massimo impegno negli ultimi vent’anni dando battaglia per arrivare alla super etichetta.

    Un altro tassello importante è il sostegno del Governo all’Authority doganale europea a Roma. Un’altra richiesta di Coldiretti che rientra nel progetto di garantire agli agricoltori il riconoscimento del valore aggiunto di un’attività svolta nel segno della qualità e della sostenibilità economica e sociale.  Ma con un’attenzione forte nei confronti dei consumatori per metterli in grado di scegliere con cognizione di causa i cibi da portare a tavola. Senza inganno per evitare che possano cadere in trappole e rischiare a volte anche effetti pericolosi per la salute.

  • Coldiretti: non ci sono controlli sul 97% dei prodotti extra Ue

    Si dice spesso ‘aiutarli a casa loro’ con riferimento agli immigrati, poi per ci si dimentica che aiutarli a casa loro significa accettare quello che producono e vendono alle latitudini natie. Coldiretti lamenta che 97 prodotti alimentari stranieri su 100 che entrano nell’Ue senza alcun controllo, approfittando di porti come Rotterdam, e invoca un sistema realmente efficace di controlli alle frontiere per tutelare la salute dei cittadini e difendere le imprese agroalimentari dalla concorrenza sleale che mette a rischio i record dell’agroalimentare nazionale.

    L’appello è stato lanciato nel corso dell’evento al Villaggio contadino di Bologna con la partecipazione, tra gli altri, del presidente Coldiretti Ettore Prandini e del segretario generale Vincenzo Gesmundo, di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Fabrizio Curcio, commissario straordinario di governo alla ricostruzione, e Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna.

    Oggi in Europa – ricorda Coldiretti – si stima che appena il 3% dei prodotti che arrivano dall’estero sia sottoposto a verifiche fisiche, cioè test sulla salubrità, e non solo alla verifica documentale. Il sistema lascia ai singoli Stati membri la facoltà di decidere i controlli, creando dinamiche al ribasso e assenza del principio di reciprocità.

    Un caso emblematico è quello dell’accordo con il Mercosur. Nei primi otto mesi del 2025 le importazioni in Italia dai Paesi sudamericani sono cresciute del 18%, per un valore di 2,3 miliardi di euro, a fronte di esportazioni Made in Italy ferme a 284 milioni (-8%), secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. L’accordo rischia di peggiorare il saldo commerciale, favorendo l’arrivo di carne bovina e avicola, miele e riso prodotti con standard ambientali e sanitari inferiori.

    Nei Paesi del Mercosur, spiega Coldiretti, si utilizzano ancora antibiotici e sostanze vietate in Europa, così come pesticidi ormai fuori legge nell’Ue o presenti in quantità superiori ai limiti massimi consentiti. A ciò si aggiunge la prospettiva del dazio zero per centinaia di milioni di chili di carne, riso, miele e zucchero destinati al mercato europeo, fino a coprire il 10% del consumo europeo di carne di pollo.

    Il 90% di queste merci passa per il porto di Rotterdam, considerato da Coldiretti un punto debole dei controlli europei. “Non siamo contrari agli accordi di libero scambio – ha spiegato Prandini – ma non possiamo difendere l’agricoltura se non imponiamo il principio di reciprocità. L’intesa col Mercosur è obsoleta: l’agricoltura oggi è strategica e non può essere sacrificata”.

    Gesmundo ha aggiunto: “Se l’accordo non verrà corretto, sarà devastante. Esporteremo inquinamento e importeremo prodotti non conformi, rinunciando ai servizi ambientali e sociali garantiti ogni giorno dagli agricoltori europei. Derubricare l’eccezionalismo agricolo a merce di scambio è un errore gravissimo”.

    Oltre al rischio legato agli accordi internazionali, Coldiretti segnala anche le conseguenze delle guerre commerciali, in particolare con gli Stati Uniti. I dazi aggiuntivi imposti da Washington hanno già inciso pesantemente sulle vendite di prodotti italiani come olio d’oliva (-62%), derivati del pomodoro (-36%), pasta (-21%) e vini (-18%).

    La situazione, evidenziano i dati Eurostat analizzati da Coldiretti, rischia di favorire il mercato dei falsi Made in Italy, già fiorente negli Usa. La produzione di Italian sounding ha raggiunto i 40 miliardi di euro, dominata dal settore dei formaggi, con 2,7 miliardi di chili di “italian cheese” prodotti ogni anno.

    Tra questi spiccano 222 milioni di chili di “Parmesan”, 170 milioni di “provolone”, 23 milioni di “pecorino romano” e oltre 2 miliardi di chili di mozzarella. Per Coldiretti, un’ulteriore impennata dei dazi porterebbe i consumatori americani a scegliere imitazioni più economiche, amplificando un fenomeno che già sottrae all’Italia miliardi di euro e identità produttiva.

  • L’Italia è una stalla che vale 55 miliardi di euro

    La Stalla Italia ha raggiunto un giro di affari di 55 miliardi di euro, con il solo valore delle produzioni zootecniche che nel giro degli ultimi cinque anni è aumentato del 41% e il nuovo obiettivo di rilanciare la presenza delle stalle su tutto il territorio, dal Nord fino al Mezzogiorno, dando nuove opportunità di crescita e lavoro. E’ uno degli spunti emersi all’incontro organizzato da Coldiretti alla 97esima Fiera Agricola Zootecnica Italiana di Montichiari (Brescia), con la presenza del presidente nazionale Ettore Prandini, del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, e di Attilio Fontana, Presidente Regione Lombardia, assieme a Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato di Filiera Italia, Nicola Di Noia, Direttore Generale dell’Associazione Italiana Allevatori; Maria Chiara Zaganelli, Direttore Generale del Crea; Sergio Marchi, Direttore Generale di Ismea, Simona Tironi, assessore all’istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia, Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia e Marco Togni, sindaco di Montichiari.

    L’allevamento italiano, dal campo alla tavola, dà lavoro a circa 800mila addetti ed è una componente fondamentale del Made in Italy agroalimentare, poiché è dalla Stalla Italia che nascono le eccellenze più note all’estero, dai formaggi ai salumi a denominazione di origine. Le aziende agricole con allevamento sono oltre 200mila, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Un settore che sta calamitando anche l’interesse dei giovani, con oltre 20mila allevatori under 40.

    Un patrimonio del Paese che va difeso rispetto ai segnali negativi che negli ultimi tempi arrivano da alcune filiere, dal calo del prezzo del latte bovino a livello europeo alla crisi di quello di bufala, passando per la diminuzione delle quotazioni del Pecorino Romano, senza dimenticare le criticità legate alle epidemie, da quella della peste suina africana legata alla presenza eccessiva dei cinghiali ai nuovi focolai di aviaria.

    “Ma un rilancio autentico del settore zootecnico non può prescindere anche da un netto stop alle campagne ideologiche e distorte che demonizzano la carne, un alimento centrale nella Dieta Mediterranea e nei nostri allevamenti, magari per promuovere alimenti ultra formulati anticamera di quelli sintetici dietro i quali si celano pericoli per la salute dei cittadini oltre ai molteplici interessi economici – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – Queste campagne rischiano infatti di vanificare gli sforzi sostenuti negli anni dalle aziende italiane, che hanno reso il settore zootecnico nazionale tra i più sostenibili del mondo”.

    Un’opportunità importante per la filiera viene dal decreto ColtivaItalia che ha stanziato 300 milioni di euro per la mangimistica e la zootecnia, con l’obiettivo di creare le condizioni per aumentare il livello di autosufficienza. Nonostante la crescita economica del settore, gli ultimi anni hanno visto un calo della produzione di bovini da carne, con il livello di autoapprovvigionamento che è sceso dal 53% al 40%. In tale ottica il rilancio della zootecnia, proposto da Coldiretti, avrebbe valenze non solo economiche, ma anche sociali e ambientali, puntando sulla linea vacca-vitello. Un obiettivo che guarda soprattutto al Sud riportando le stalle nelle aree interne e disagiate, con l’effetto di ripopolare molti territori altrimenti a rischio abbandono, dando opportunità di lavoro e sviluppo, a partire dalle giovani generazioni.

  • La Commissione approva due nuove indicazioni geografiche italiane

    La Commissione europea ha approvato l’aggiunta delle italiane “Olive taggiasche liguri” e “Carne Salada del Trentino” al registro delle indicazioni geografiche protette (IGP).

    Le olive taggiasche liguri sono olive da tavola e pasta di olive ottenute da olive della varietà taggiasca, devono il nome alla località di Taggia, nelle cui terre i monaci benedettini nel X secolo impiantarono i primi ceppi.

    La “Carne Salada del Trentino” è un salume di carne bovina caratterizzato dalla magrezza, dal sapore di carne matura e dall’aroma leggermente speziato. La carne viene prodotta e confezionata in tutto il territorio amministrativo della Provincia Autonoma di Trento, ad eccezione di alcuni comuni.

  • Quando lo Stato tassa, i furbi sguazzano: i dazi di Trump spingono la produzione di Parmesan

    Nel mese di maggio 2025 è balzata del 22 % la produzione di Parmesan negli Stati Uniti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e l’aumento è stato del 9% rispetto al mese di aprile secondo l’analisi dell’Osservatorio Coldiretti sugli ultimi dati Usda. Si tratta degli effetti dell’annuncio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler colpire con pesanti dazi le importazioni dall’Unione Europea. Una decisione che favorisce le produzioni italian sounding che non hanno nulla a che vedere con la realtà produttiva tricolore. Si tratta di una concorrenza sleale che minaccia le esportazioni nazionali. Se infatti i nomi sono simili a quelli Made in Italy le caratteristiche sono profondamente differenti perché i formaggi originali devono rispettare rigidi disciplinari di produzione con regole per l’allevamento e la trasformazione e un sistema di controlli che non ha eguali.

    A pesare sul mercato è pero’ la differenza di prezzo che rende le brutte copie a stelle e strisce competitive in una situazione di difficoltà economica. Con la deadline fissata al 1 agosto, L’introduzione di un dazio complessivo del 45% sul Parmigiano Reggiano (al 15% che c’è sempre stato, si aggiunge un 30%) è un danno enorme per un prodotto simbolo del Made in Italy che rischia di perdere competitività su mercati strategici come quello statunitense, primo mercato estero per la Dop. Infatti a fronte di un prezzo che, nei prossimi mesi, negli Stati Uniti potrebbe superare i 58 euro al chilo, sul mercato Usa il Parmesan del Wisconsin viene venduto al dettaglio attorno ai 24 euro al chilo. Negli ultimi dieci anni la produzione di Parmesan, romano, provolone, ricotta, mozzarella e altri similari è aumentata del 22% e ha raggiunto nel 2024 il valore massimo di sempre di 2,73 miliardi di chili, secondo l’analisi dell’Osservatorio Coldiretti. A fare la parte del leone è la mozzarella, con 2,17 miliardi di chili, seguita dal Parmesan con 203 milioni, il provolone con 176 milioni, la ricotta 110 milioni e il Romano con oltre 27 milioni di chili.

    Oltre la metà della produzione di simil formaggi italiani viene realizzata in California (soprattutto mozzarella) e Wisconsin, la terra del “cheese” che ha addirittura come simbolo una mucca nelle targhe automobilistiche e si è specializzato nella produzione di Parmesan. “Imporre dazi al 30% sui prodotti agroalimentari europei – e quindi italiani – sarebbe un colpo durissimo all’economia reale, alle imprese agricole che lavorano ogni giorno per portare qualità e identità nel mondo, ma anche ai consumatori americani, che verrebbero privati di prodotti autentici o costretti a pagarli molto di piu oltre ad alimentare il fenomeno dell’italian sounding”, afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nell’evidenziare l’importanza del negoziato in corso.

  • Al via la seconda edizione del premio innovazione SEmi dell’Associazione Stampa Estera Milano

    L’Associazione Stampa Estera Milano, che riunisce i corrispondenti esteri che vivono e lavorano nel Nord Italia, ha presenta la seconda edizione del Premio Innovazione SEmi rivolto alle piccole e medie imprese e alle start-up con progetti in attuazione di interesse pubblico e dei media internazionali che osservano l’Italia e sono testimoni delle sue eccellenze.

    L’obiettivo del Premio Innovazione SEmi è quello di scoprire e premiare progetti innovativi nel mondo dell’imprenditoria e in altri ambiti che hanno il potenziale di avere un impatto positivo sul territorio nel quale sono inseriti e generare una più ampia trasformazione nel mondo economico e sociale. L’innovazione in campo economico riguarda numerosi elementi: dai processi e le tecnologie industriali ed artigianali, alle creazioni nel mondo del design e della moda, a progetti che possono migliorare i servizi e l’organizzazione cittadina, oltre a progetti di ricerca che potranno essere di particolare impatto per la società in generale. Saranno valutati la natura originale dei progetti, le caratteristiche proprie del sistema paese Italia, il potenziale contributo ai processi economici internazionali, il contributo all’avanzamento delle scienze della vita, di cui si stanno creando centri di eccellenza in Italia come anche i settori emergenti in sperimentazione in tutto il mondo.

    Le quattro categorie del Premio sono: Design Manifattura Scienze della vita Nuove tecnologie Il bando del premio si trova sul sito https://www.stampaestera.it/premioinnovazione. I progetti descritti in massimo 4000 battute spazi inclusi possono essere inviati all’indirizzo stampaesterami@gmail.com entro e non oltre il 15 ottobre 2025. Le imprese vincitrici del “Premio Innovazione SEmi” saranno ufficialmente premiate nel mese di novembre a Palazzo Giureconsulti.

    Premiare progetti innovativi delle piccole e medie imprese, delle start-up e delle altre realtà imprenditoriali italiane è solo uno degli obiettivi del Premio Innovazione SEmi che dimostra quanto per noi giornalisti esteri sia importante testimoniare e raccontare le eccellenze del Made in Italy“, ha dichiarato Tatjana Dordevic, Consigliere delegato Associazione Stampa Estera Milano.

  • Distretti agroalimentari italiani mai così apprezzati all’estero come nel 2024

    A fine 2024, l’export dei distretti agroalimentari italiani ha segnato un nuovo record, con oltre 28 miliardi di euro di vendite sui mercati esteri e una crescita del 7,1% rispetto al 2023 (1,9 miliardi in più). È quanto emerge dal Monitor dei distretti agroalimentari italiani al 31 dicembre 2024, curato dal Research Department di Intesa Sanpaolo. L’andamento, è in linea con il totale del settore agro-alimentare italiano, di cui i distretti rappresentano il 42,5% in termini di valori esportati. Settore che Intesa Sanpaolo presidia attraverso la Direzione Agribusiness, rete nazionale parte della divisione Banca dei territori di Intesa Sanpaolo guidata da Stefano Barrese, e partner strategico per le aziende del comparto che attualmente supporta ben 172 filiere agroalimentari grazie al Programma sviluppo filiere di Intesa Sanpaolo coinvolgendo oltre 8.200 fornitori strategici delle aziende capofila, 21.500 dipendenti con un giro d’affari complessivo di oltre 22 miliardi di euro. Il bilancio complessivo dell’export agroalimentare del 2024, prima dell’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump (varati ad aprile 2025 e poi parzialmente sospesi), vede protagonista la filiera dell’olio (+40,9% a prezzi correnti) con il distretto dell’olio toscano che avanza di 419 milioni (+43,5%), in particolare con verso gli Stati Uniti (+43,5%) verso cui indirizza oltre il 40% del suo export. Anche il distretto dell’olio umbro cresce a due cifre (+26,5%), così come il comparto oleario dell’olio e pasta del barese (+47,6%).

    La filiera complessivamente risulta molto esposta verso il mercato Usa, con un peso sull’export complessivo di circa un terzo (32,7%, contro una media del 12,9% per i distretti agroalimentari). Seconda per contributo alla crescita è la filiera della pasta e dolci, con un progresso del 7,8% nel 2024, in un contesto di raffreddamento dei prezzi alla produzione sui mercati esteri. Il distretto più importante in termini di valori esportati, quello dei dolci di Alba e Cuneo, ha realizzato ben 304 milioni in più rispetto al 2023 (+16,5%). Andamento positivo anche per i dolci e pasta veronesi (+12,6%). I distretti vitivinicoli superano i 6,7 miliardi nel 2024 (+4%). Il distretto principale, quello dei vini di Langhe, Roero e Monferrato, arretra leggermente (-1,7%); molto positiva invece la dinamica per i vini del Veronese (+9,2%), per i vini dei colli fiorentini e senesi (+9,8%), e per il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (+7,3%). Nel complesso, la filiera vitivinicola esporta verso il mercato americano quasi un quarto del suo export complessivo (23%), con punte del 43% per i vini e distillati di Trento, del 38% per i vini dei colli fiorentini e senesi e del 27% per il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene. Bene la filiera agricola, con oltre 4,1 miliardi di export (+4,7%), ma con risultati molto eterogenei tra i distretti. Il maggior contributo viene dal distretto dell’ortofrutta romagnola che si porta nel 2024 a quota 689 milioni di euro, il 14,9% in più rispetto al 2023.

    Molto positivo anche l’andamento del distretto delle mele dell’Alto Adige, che realizza un balzo del 18,9%. Continua la contrazione sui mercati esteri per la nocciola e frutta piemontese (-15,2%). Anche la filiera delle conserve contribuisce positivamente alla dinamica dell’export dei distretti agroalimentari, con un +3,5% nel 2024. Stabili le conserve di Nocera, primo distretto per export nella filiera. In accelerazione nell’ultimo trimestre del 2024 la filiera delle carni e salumi che chiude il 2024 con un incremento del 5,3%. Si distinguono le carni di Verona (+6,3%) e i salumi del modenese (+5,2%), incremento a due cifre per salumi dell’Alto Adige (+13,9%). La filiera del lattiero-caseario avanza del 6,1% (146 milioni di euro in più), di cui quasi 111 realizzati dal lattiero caseario parmense (+31%), che esporta verso gli Usa il 25% dei suoi flussi di vendite all’estero. Il distretto del lattiero-caseario sardo (+1,4% nel 2024) è quello maggiormente esporto sul mercato americano, con il 72% del totale. Avanza la filiera del caffè (+9,5% nel 2024), con ottimi andamenti per tutti e tre i distretti che la compongono: caffè, confetterie e cioccolato torinese (+7,1%), caffè di Trieste (+15,5%) e caffè e confetterie del napoletano (+10,7%). La filiera del riso è l’unica che chiude in terreno leggermente negativo il 2024 (-1,7%). In calo dell’1,6% per il distretto del riso di Pavia e dell’1,7% per quello del riso di Vercelli.

    Molto positiva, infine, la dinamica del distretto dell’ittico del Polesine e del Veneziano (+10,8%). La Germania si conferma il primo partner commerciale nel 2024 (+6,9%); bene anche i flussi destinati alla Francia (+4,8%), stabile il contributo del Regno Unito (+0,4%). Ma la destinazione verso la quale si è registrata la maggior crescita sono gli Stati Uniti (+14,9%), e questo aumento non sembra legato ad eventuali politiche di approvvigionamento anticipato post-elezione di Trump, avvenuta a novembre: tassi di crescita sostenuti si sono registrati in tutti i trimestri dell’anno. I dazi introdotti e parzialmente sospesi dall’amministrazione Trump ai primi di aprile del 2025 vanno a colpire ad ampio raggio molta parte della nostra produzione; tra i comparti distrettuali più esposti l’olio, il vino e i latticini. I nostri prodotti venduti negli Usa, tuttavia, potrebbero essere potenzialmente meno sensibili alle variazioni di prezzo rispetto a quelli dei nostri competitors: si tratta, infatti, di produzioni di nicchia, spesso legate al territorio e certificate Dop-Igp, molto apprezzate da una clientela ad alto reddito, che potrebbe beneficiare dei tagli fiscali promessi da Trump. La ricerca di nuovi partner commerciali resta una strategia molto valida di diversificazione del rischio derivante dall’entrata in vigore di dazi più pesanti. Buon contributo alla crescita dell’export dei distretti agroalimentari è venuto infatti anche dalle economie emergenti, che rappresentano il 20% del totale: crescono del 7,7%o nel 2024 contro un +6,9% delle economie avanzate.

    Tra queste vanno segnalate Polonia (+15,3%) e Romania (+15,2%); bene anche la Cina (+9,7%) grazie allo sprint del quarto trimestre (+16,9%). Massimiliano Cattozzi, responsabile direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Il nuovo record dell’export dei distretti agroalimentari italiani conferma la forza competitiva delle nostre filiere e la crescente domanda internazionale di prodotti di qualità, identitari e sostenibili. La Banca dei territori, attraverso la direzione Agribusiness, è al fianco delle imprese in questo percorso di crescita, accompagnandole con soluzioni concrete per affrontare le sfide di un contesto globale in rapida evoluzione: nuovi mercati, transizione green, digitalizzazione e ricambio generazionale. Grazie alla sinergia con partner e istituzioni, alla nostra rete capillare e a un programma dedicato allo sviluppo delle filiere, accompagniamo ogni giorno oltre 80.000 clienti nella valorizzazione del made in Italy nel mondo, trasformando la presenza internazionale del Gruppo in una leva strategica per la competitività del Paese”. Intesa Sanpaolo è fortemente focalizzata nel settore Agribusiness credendo fermamente nell’importanza strategica che esso rappresenta per l’economia del Paese. A supporto dei propri clienti la direzione Agribusiness mette a disposizione 250 punti operativi di cui 95 filiali in tutto il territorio grazie a circa 1.100 specialisti che offrono, ad oltre 80 mila clienti, consulenza e supporto su temi cruciali legati all’accesso a nuovi mercati, alla sostenibilità, alla digitalizzazione e al passaggio generazionale per le imprese agroalimentari come testimoniano i 2 miliardi di euro di erogazioni a medio e lungo termine concessi nel 2024.

  • Aumenta l’export dell’Italia fuori dalla Ue

    Secondo i dati diffusi dall’Istat sul commercio estero dell’Italia, al momento disponibili verso i soli Paesi extra Ue, nel primo trimestre del 2025 l’Italia ha esportato beni per 76,3 miliardi di euro, registrando – rispetto al primo trimestre del 2024 – un incremento del 3,1 per cento. Lo riferisce la Farnesina in una nota. Sempre nel primo trimestre del 2025 l’Italia ha importato beni per 65,2 miliardi di euro, registrando rispetto al primo trimestre del 2024 un incremento dell’11,7 per cento. Il saldo commerciale del primo trimestre del 2025 con i Paesi extra Ue è stato positivo e pari a 11,2 miliardi di euro. Al netto del settore energetico (in deficit di 13,2 miliardi di euro), l’avanzo commerciale è stato pari a 24,4 miliardi di euro. A livello geografico, al momento disponibile solo per i principali partner commerciali extra Ue dell’Italia, l’incremento in valore delle esportazioni ha coinvolto in particolare i seguenti Paesi o aree: Paesi Opec (+16,8 per cento), Medio Oriente (+13,7 per cento), Paesi Mercosur (+12,8 per cento), Stati Uniti (+11,8 per cento), Svizzera (+11,2 per cento), Regno Unito (+8,5 per cento), India (+5,6 per cento) e Giappone (+2 per cento). Hanno invece registrato una diminuzione le esportazioni verso Paesi Asean (-1,6 per cento), Cina (-11,2 per cento), Turchia (-18,3 per cento) e Russia (-18,7 per cento).

    A livello settoriale, al momento disponibile solo per raggruppamenti di beni, l’aumento delle esportazioni è sostenuto in particolare dalle maggiori vendite di beni di consumo non durevoli (+13,1 per cento) e beni intermedi (+4,7 per cento). L’incremento delle importazioni è stato generalizzato e più ampio per beni di consumo durevoli (+30,5 per cento) e non durevoli (+26,1 per cento) e beni intermedi (+10,9 per cento). Considerando il solo mese di marzo 2025, rispetto a marzo 2024, le esportazioni italiane verso i Paesi extra Ue hanno registrato una crescita del +7,5 per cento. Tale aumento è stato determinato soprattutto dall’aumento delle vendite di beni di consumo non durevoli (+20,7 per cento) e beni strumentali (+10,4 per cento). Anche le importazioni italiane verso i Paesi extra Ue hanno registrato un incremento dell’8,7 per cento, cui hanno contribuito i maggiori acquisti in particolare di beni di consumo, durevoli (+33,6 per cento) e non durevoli (+32,4 per cento).

  • In attesa dei dazi cresce il cibo italiano in Usa

    Nei primi due mesi del 2025 le esportazioni di cibo Made in Italy verso gli Usa sono cresciute in valore dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Istat diffusa all’inaugurazione di Tuttofood, la kermesse a dedicata all’agroalimentare aperta alla Fiera di Milano Rho. I dati, come riporta Il Punto Coldiretti, indicano che ad inizio anno si è registrata una crescita degli acquisti da parte degli importatori statunitensi, con l’obiettivo di “fare scorta” di prodotti italiani in attesa di capire la mosse di Trump sui dazi, annunciati già in campagna elettorale e dopo il suo insediamento, poi fissati successivamente al 20%, prima di essere dimezzati e sospesi per 90 giorni.

    Dal monitoraggio Coldiretti sui prodotti simbolo del Made in Italy a tavola, emergono comunque situazioni differenti da filiera e filiera. Per il vino, prima voce delle esportazioni agroalimentari tricolori negli States, arrivano segnali discordanti, tra chi sta registrando una ripresa delle vendite e chi, invece, rileva un calo almeno a livello di volumi. L’unico fattore ad accomunare tutte le cantine – precisa Coldiretti – è un senso di incertezza, considerata anche l’estrema mutevolezza degli annunci da parte del presidente americano Donald Trump. Per i formaggi, altro simbolo dell’italian food, il Consorzio del Grana Padano segnala un aumento ad inizio anno dell’11% delle forme spedite negli Usa, quasi il doppio rispetto al risultato generale. Per le conserve di pomodoro la situazione rimane, invece, incerta, anche in considerazione dell’annunciato calo a doppia cifra della produzione della California e delle attese rispetto a quella cinese.

    Restano anche le preoccupazioni sul possibile effetto dei dazi sul fenomeno dell’italian sounding. Per l’occasione è stata allestita una mostra sui prodotti simbolo del Made in Italy in America, messi a confronto con le loro imitazioni che dall’imposizione dei dazi e dal possibile calo di vendite degli “originali” potrebbero trovare una ulteriore spinta. Non bisogna, infatti, dimenticare che già oggi gli Usa si piazzano in testa alla classifica dei maggiori taroccatori con una produzione di cibo italiano tarocco che ha superato i 40 miliardi in valore e che vede come prodotto di punta i formaggi.

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