Made in Italy

  • L’emergenza Coronavirus affossa l’economia agricola tra aziende isolate, speculazioni e rischio psicosi

    Sono circa 500 le aziende agricole e le stalle confinate insieme a centomila mucche e maiali negli undici comuni della zona rossa fra Lombardia e Veneto a causa dei provvedimenti restrittivi adottati in aree a forte vocazione agricola tra allevamenti, seminativi, vigneti, agriturismi e cantine. Qui è necessario garantire una adeguata assistenza nelle stalle, alle strutture e agli animali, ma anche assicurare la disponibilità della forza lavoro nei campi con le necessarie deroghe per la movimentazione delle persone, del bestiame, degli alimenti deperibili, della produzione casearia con l’uscita degli automezzi con il prodotto trasformato verso piattaforme logistiche, impianti di confezionamento, stabilimenti di stagionatura e/o attività commerciali.

    Le difficoltà si estendono in realtà all’intera area della pianura padana dove nasce oltre 1/3 del Made in Italy agroalimentare, direttamente condizionato dall’emergenza coronavirus nell’attività produttiva e commerciale. A preoccupare sono anche le speculazioni in atto sui prodotti agroalimentari Made in Italy in alcuni Paesi dove vengono chieste senza ragione certificazioni sanitarie su merci, dal vino alla frutta e la verdura soprattutto provenienti dalla Lombardia e dal Veneto, ma ci sono state anche assurde disdette per forniture provenienti dalla zona rossa.

    Intanto è fuga dei braccianti stranieri dalle campagne italiane anche per effetto delle misure cautelative adottate da alcuni Paesi europei, dalla Romania alla Polonia fino alla Bulgaria, nei confronti dei loro lavoratori impegnati nelle regioni del nord Italia più direttamente colpite. In sofferenza pure il sistema delle vendite dirette degli agricoltori con la sospensione ingiustificata dei mercati di Campagna Amica in alcune realtà dove svolgono un ruolo centrale per garantire l’approvvigionamento locale di beni alimentari per evitare speculazioni.

    In calo del 50% le presenze secondo il monitoraggio di Terranostra che evidenzia addirittura un azzeramento nelle aree del Veneto e della Lombardia più vicine alle zone rosse.

    E soffrono anche le esportazioni a partire da quelle in Cina, crollate a livello generale dell’11,9% nel mese di gennaio con l’inizio dell’emergenza Coronavirus che ha frenato i consumi nel gigante asiatico ma ha anche i flussi commerciali per i limiti posti al trasporto di persone e merci.

    La Coldiretti chiede misure di sostegno alle attività più duramente colpite attraverso fondi per il crollo di presenze in agriturismo, sgravi fiscali e contributivi con il rinvio di pagamenti, compensazioni previdenziali delle giornate di lavoro perse e attivazione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori nonché interventi per colpire le pratiche commerciali sleali che frenano le esportazioni ed un piano promozionale sulla sicurezza e qualità del made in Italy alimentare all’estero.

    Fonte: Il Punto Coldiretti del 28 febbraio 20120

  • Italia: un patrimonio immeritato

    Da una recente ricerca l’Italia rappresenta nel mondo la meta più ambita. Questa propensione globale verso il nostro Paese non è ovviamente legata alla sola espressione di un desiderio di ammirare le stupende località culturali, storiche e naturali. E’, invece, anche espressione di una sincera ammirazione per il way of life italiano, sintesi e sublimazione dell’offerta di prodotti (calzature, arredamento, tessile-abbigliamento, enogastronomia, tre settori delle famose 4A) i quali si esprimono nel Made in Italy come valore aggiunto e soprattutto distintivo.

    Negli ultimi trent’anni, viceversa, nel nostro Paese non un governo ha cercato di valorizzarne e soprattutto tutelare questo patrimonio. Contemporaneamente i grandi brand del mondo della “moda” legati alla origine italiana come valore distintivo hanno delocalizzato senza ritegno tutte o buona parte delle proprie produzioni. In questo contesto, allora, il fattore prezzo diventa l’unico elemento distintivo che ne certifichi l’appartenenza al settore Luxury.

    All’interno dell’Unione Europea la nostra politica è stata quella di ottenere sempre decimali aggiuntivi di maggior deficit per sopportare la continua crescita della spesa pubblica (80 euro ora 100, reddito di cittadinanza, quota 100) finalizzata a foraggiare i vari giardini elettorali. Addirittura alcuni governi hanno finanziato la delocalizzazione, come il governo Prodi, mascherandola attraverso sostegni alla internazionalizzazione convinti che il mondo industriale rappresentasse ormai la Old Economy.

    Per nostra fortuna la verità percepita risulta sicuramente più importante di quella reale per cui ancora oggi il nostro Paese detiene un primato unico al mondo riconosciuto dalle diverse popolazioni ad ogni latitudine.

    Se i governi invece di dilettarsi con ridicole estrazioni degli scontrini o fumose proposte di elezione diretta del primo ministro cominciassero invece ad esprimere competenze ma soprattutto strategie economiche industriali e con queste anche nuove normative a tutela del made in Italy il problema della crescita economica potrebbe trovare una svolta non indifferente. In questo senso, infatti, sembra incredibile come l’ottusità della classe politica e dirigente non sia in grado neppure di copiare da esempi molto qualificanti come a soli 80 km da Milano offre la Svizzera attraverso la rimodulazione del protocollo relativo allo Swiss made.

    Lo stesso tema del reshoring produttivo sembra ormai essere caduto nel dimenticatoio sostituito da quello molto più vincente sotto il profilo comunicativo della sostenibilità. Anche in questo caso ignorando completamente i risultati già ottenuti dal sistema industriale italiano (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/). A maggior ragione ora che il coronavirus mette in difficoltà il supply chain di aziende che hanno delocalizzato fasi della propria produzione e quindi viene riproposta la centralità della filiera produttiva italiana.

    Un patrimonio del genere, riconosciuto e amato, come quello italiano, merita altissime competenze anche all’interno delle stesse associazioni di categoria le quali viceversa si stanno ritagliando, come Confindustria ed i sindacati, un ruolo politico nella gestione della spesa pubblica e sempre meno si occupano della tutela dei propri associati.

    Una classe politica e dirigente che non comprende il valore del patrimonio ereditato destina il proprio paese alla estinzione culturale ed alla marginalizzazione della propria economia. I dati drammatici della esplosione della cassa integrazione (+57%, al sud +90%) di fatto annientano la credibilità di un governo e di un presidente del Consiglio che aveva indicato nel 2019 un “anno stupendo”.

    In fondo come l’eredità viene definita un arricchimento “senza causa” il nostro Paese rappresenta un patrimonio italiano come felice sintesi complessa di un way of life apprezzato in tutto il mondo, quindi un valore riconosciuto.

    Contemporaneamente questo patrimonio italiano viene distrutto e scialato da chi non ne comprende la grandezza e non ha dimostrato alcun merito per ereditarlo e tantomeno capacità nel tutelarlo.

  • Prodotti made in Italy ‘graziati’ per 180 giorni dai dazi Usa

    Non ci saranno nuovi dazi sui prodotti agroalimentari italiani destinati al mercato Usa. Per il momento non cambia nulla e il Made in Italy tira un sospiro di sollievo. Ma la situazione resta pesante. “Il lavoro fatto in questi mesi ha dato i suoi frutti – ha commentato la ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova – Abbiamo scongiurato il rischio che le nostre eccellenze subissero danni irreparabili”.

    L’amministrazione Usa ha deciso di lasciare invariate le tariffe doganali già in vigore, imposte lo scorso ottobre, pari al 25% del valore, sulle importazioni di prodotti agroalimentari dalla Ue nel quadro del contenzioso sugli aiuti pubblici al consorzio Airbus. E’ scongiurato quindi il rischio di prelievi aggiuntivi su prodotti agroalimentari nazionali come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Provolone, Asiago, Fontina, salami, mortadelle, crostacei, molluschi, agrumi, succhi e liquori (come amari e limoncello), e che si possano estendere ad altri settori del nostro export sul mercato Usa. Ma solo per il momento perché l’ufficio per il commercio Usa si riserva comunque di cambiare le merci colpite dalla tariffe con scadenze di 180 giorni.

    E se il Sistema Italia per ora tira un sospiro di sollievo, effetti negativi dopo i dazi si sono comunque verificati sulle esportazioni di alcuni prodotti simbolo del Made in Italy, come Parmigiano Reggiano e Grana Padano negli Usa, che sottolinea Coldiretti, “sono crollate rispetto all’anno precedente del 54% a novembre e del 43% in dicembre”, tanto che il presidente dell’associazione, Ettore Prandini, chiede di “attivare al più presto aiuti compensativi ai settori che restano colpiti”.

    Naturalmente i produttori avrebbero voluto la completa cancellazione delle tariffe ma la diplomazia italiana è riuscita a evitare almeno ulteriori aumenti. Ed è quindi “una buona notizia per tutto il settore”, afferma Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. Sulla stessa linea Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative Agroalimentare e il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio che riconoscono il lavoro diplomatico portato avanti dal governo italiano. Ma ora occorre “avviare un negoziato diretto con gli Usa per raggiungere un nuovo accordo commerciale, che metta fine alle tensioni in atto”, osserva il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

    Le esportazioni del “Made in Italy” agroalimentare sul mercato statunitense ammontano a 4,5 miliardi di euro l’anno. Si tratta del primo mercato di sbocco fuori dalla UE e il terzo in assoluto. Circa la metà dell’export di settore è assicurata da vini, pasta e olio d’oliva. Per i vini, in particolare, le esportazioni verso gli USA si sono attestate a 1,3 miliardi di euro nel periodo gennaio-ottobre 2019, con una crescita di oltre il 4% sullo stesso periodo del 2018.

  • FBM 2019 Figli di una Bollicina Minore. Serata produttori: grande successo per la settima edizione svoltasi a Viareggio

    La scorsa settimana siamo stati in Versilia, per l’esattezza a Viareggio, nella splendida location di ‘Olive a Cena’, dove i patron Daniele e Carlos dimostrano sempre di essere all’altezza della situazione nel rendere speciali i loro ospiti, per la VII edizione di Figli di una bollicina Minore. Visto il successo riscosso lo scorso anno dalla serata dedicata ai produttori anche quest’anno si è deciso di riproporla.

    Ovviamente il successo di questo evento lo si deve a Claudio Fonio, grande esperto di bollicine italiane e non, blogger di Sommelierxte e delegato dell’Associazione Italiana Sommelier Versilia.

    La serata è andata sold out appena pubblicato il calendario con gli appuntamenti. L’evento con i produttori ha riscontrato molto interesse tra i partecipanti/ospiti. Come indicato anche da altri esperti del settore, il raccontare la storia, il vino, direttamente dalla voce del produttore ha tutto un altro fascino, anzi, possiamo dirlo, un’altra emozione.

    I prodotti presentati e degustati erano di varie tipologie ed uvaggi, spumanti brut ottenuti con uve autoctone e altri con i classici vitigni internazionali.

    Le aziende che hanno partecipato alla serata erano due del territorio toscano, due emiliane ed una lombarda, nello specifico: Gigli, Vallepicciola, Castello di Stefanago, Tenuta di Aljano e Cantina Valtidone.

    Per quanto riguarda i Gigli, i prodotti presentati erano due: un Extrabrut Rosè prodotto con il “Metodo classico interrotto” 24 mesi sui lieviti, così lo definisce il produttore, in pratica i lieviti rimangono all’interno della bottiglia che viene chiusa con il tappo a corona, mentre l’altro è un metodo classico, Blanc de Noir Brut, 36 mesi sui lieviti, entrambi da uve autoctone Barsaglina (o Massaretta).

    Vallepicciola ha presentato il “Perlinetto”, brut millesimo 2014 da uve di Pinot Nero e Chardonnay, che rimane 48 mesi sui lieviti. Per Castello di Stefanago i prodotti presentati erano due: “ Ancestrale ” brut millesimo 2014, 48 mesi sui lieviti  a base di Pinot Nero. Il “Cruasè” Oltrepò Pavese DOCG Extrabrut  millesimo 2013, 60 mesi sui lieviti anche questo solo Pinot Nero. Tenuta di Aljano “Vigna al Vento” Brut 2013, 60 mesi sui lieviti, ottenuto da sole uve autoctone di Spergola.

    Cantina Valtidone ha presentato “Perlage Magnum” Cuvèe 60 mesi da uve di Chardonnay e Pinot Nero.

    I produttori hanno raccontato la loro filosofia di produzione ma soprattutto hanno raccontato le loro esperienze, le loro difficoltà nel produrre questi vini e i commensali sono stati colpiti dalle varie differenze che ci sono tra i vari territori (dal terroir, dai vitigni), tutti avevano una storia di emozioni da raccontare.

    A fine serata alcuni produttori hanno presentato alcune novità non presenti ancora sul mercato.

    Diciamo che è stata a tutti gli effetti un’anteprima per capire le prime reazioni da parte dei degustatori della serata. Sia i produttori che gli ospiti sono rimasti molto soddisfatti. Grazie a questi eventi si ha la possibilità di scoprire delle “chicche enologiche” ancora sconosciute, questo è stato uno dei commenti a fine serata. La VII edizione di FBM 2019 si è conclusa giovedì 12 dicembre, ovviamente anche in questo caso serata sold out.

    Nell’attesa della nuova edizione (VIII) di seguito vi riportiamo il link con la degustazione completa dei vini della serata http://www.sommelierxte.it/figli-di-una-bollicina-minore-vii-serata-produttori/

  • Nutella e pecore

    Esiste un limite all’ignoranza. L’onorevole Salvini ed i suoi consulenti economici affermano di non mangiare più la Nutella né di volerla tutelare perché utilizza anche delle nocciole turche. La Ferrero ha recentemente acquisito in Toscana una coltivazione di nocciole la quale viene integrata ovviamente con nocciole provenienti dall’estero, come la Turchia. Questo non per volontà speculativa ma semplicemente per il grandissimo successo mondiale della Nutella per la quale viene richiesta una quantità che il territorio italiano non riesce a soddisfare.

    Per lo stesso motivo nel distretto tessile del cashmere di Biella non troverete neppure una pecora al pascolo nelle campagne biellesi. Questo però non impedisce al distretto industriale piemontese di rappresentare il polo mondiale dei tessuti alto di gamma.

    Sembra incredibile come ancora oggi non si conosca e si arrivi addirittura a negare il valore del nostro sistema industriale specificatamente “di trasformazione”, identificando, viceversa, l’italianità, e di conseguenza una giustificata tutela, non come espressione di know how culturale, industriale e professionale e in quanto tali assolutamente meritevoli di ottenere un riconoscimento normativo.

    Nella ottusa visione strategica economica dell’onorevole Salvini, e del gruppo dei suoi consulenti economici, invece la motivazione di una tutela deriva e si identifica nella semplice provenienza delle materie prime.

    Esiste un limite all’ignoranza e mi sembra che in questo caso sia stato ampiamente superato.

  • FIVI Mercato Dei Vini: a Piacenza strepitoso successo per la IX edizione

    “Ognuno nel mondo lascia la sua impronta, ma è insieme che dobbiamo portare in alto il vino italiano nel mondo. Chi produce vino artigianalmente deve dare un’impronta che deve emergere dalla massa per affermare la sua unicità”. Queste le parole di Lorenzo Accomasso, premiato Vignaiolo dell’anno 2019 al Mercato FIVI di Piacenza, che lasciano il segno di quello che è accaduto durante la kermesse piacentina.  Questa edizione è stata un gran successo sia per i numeri d’ingresso (ci sono stati circa 22.500 visitatori), sia per la presenza record di 626 vignaioli. Nella giornata di lunedì, aggiunta quest’anno, si è vista un’importante presenza di operatori professionali. Piacenza Expo, che comprende la città e la sua provincia, si è confermata una location con un’ottima funzionalità per accogliere il folto pubblico di eno-appassionati e non solo. Anche quest’anno sono stati organizzati alcuni momenti per spiegare e capire il lavoro dei Vignaioli che aderiscono al movimento: cinque Wine-Tasting (seminari) di approfondimento, distribuiti nei tre giorni dell’evento, dedicati a diversi territori di cinque regioni italiane Sicilia,Piemonte,Toscana, Puglia ed Emilia Romagna.

    Come ha sottolineato Matilde Poggi, Presidente FIVI “i numeri  sono in continua crescita, soprattutto è bello constatare che in molti ci seguono e aspettano questo momento per rivedere vignaioli conosciuti e scoprirne di nuovi. E’ un rapporto che traspare anche sui social, dove l’interesse è altissimo anche nel periodo che precede la manifestazione”.

    Sicuramente i numeri sono destinati a crescere, il 2020 sarà un anno importante che vedrà sempre di più protagonista il Vino, il Vignaiolo ed il suo Terroir. E’ in atto un continuo cambiamento che vedrà sempre di più protagonisti le persone ed il loro valore in quello che fanno.

    Aemme

  • Airbus: il Made in Italy paga ancora per tutti

    Da anni l’intero mondo accademico quanto quello politico continuano ad affermare che il futuro della crescita economica italiana ed europea  risulti  legato allo sviluppo di prodotti ad alta tecnologia dei quali gli aeromobili rappresentano sicuramente un esempio. Viceversa, con distanza e sufficienza vengono considerati strategici settori industriali come l’agroalimentare, espressione del Made in Italy di settori  primari e  secondari. Questi ambiti tanto poco considerati si dovranno far carico anche del costo aggiuntivo dei dazi statunitensi perché con il consenso dei governi europei sono stati concessi degli aiuti di Stato al consorzio Airbus.

    In altre parole, i prodotti ad alta tecnologia hanno goduto di aiuti di stato che il tribunale del Wto ha considerato lesivi della libera concorrenza dando il proprio consenso alla introduzione dei dazi dell’amministrazione statunitense. Sono perciò inutili i piagnistei come le prese di posizione delle autorità politiche europee ed italiane le quali, a loro volta, rappresentano la causa di questa situazione.

    Ancora una volta a pagare il conto sarà il made in Italy.

  • Combi Mais 6.0 presenta i risultati di campo

    Si svolgerà  venerdì 4 ottobre alle ore 15.30, presso la Società Agricola Folli di Vigo (Via Grandi, 1 – Robbiano di Mediglia – MI) l’incontro Combi Mais Idrotechnologies 6.0 in cui verranno presentati i risultati di campo. ‘Combimais Idrotechnologies’, che i fratelli Vigo adottano e sperimentano con successo già da anni, è il protocollo che sostiene produttività, qualità e redditività  anche nelle stagioni più difficili e fa parte del ‘Progetto Mais in Italy’ per la valorizzazione del mais italiano.

  • La sostenibilità complessiva del Made in Italy e l’esempio biellese

    Ormai il concetto di sostenibilità è diventato così entrale nel dibattito pubblico italiano, sia politico che economico, tanto da assumere un valore iconico più che espressione di valori reali. Alla sua importanza, infatti, non sempre corrisponde un livello adeguato e soprattutto i contenuti proposti per raggiungere questo importante obiettivo troppo spesso si limitano alla semplice elencazione di principi universali.

    Esiste una buona parte di politici ed economisti, così come di accademici e media, assolutamente impreparati ma disponibili ad eleggere una adolescente svedese priva di ogni competenza per dimostrare la propria attenzione all’ambiente. A questi si aggiungono coloro che considerano viceversa la “decrescita felice” (altro concetto espressione di assoluta impreparazione ed ignoranza) come la soluzione ideale per ottenere un’economia globale sostenibile.

    Come sempre queste soluzioni rappresentano l’ennesima conferma del declino culturale e politico italiano ma anche internazionale.

    La sostenibilità non può essere un semplice concetto privo di contenuti operativi ma un processo che deve coinvolgere e partire dalle aziende che gestiscono le filiere produttive. Contemporaneamente non si possono omettere i traguardi già raggiunti per esempio dal  sistema industriale italiano che risulta essere il più eco-compatibile in Europa (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/).

    Negli ultimi trent’anni anni va ricordato come “l’outsourcing” industriale sia stato proposto come l’unico modello vincente in grado di rispondere in modo flessibile alle diverse fasi del mercato con la contemporanea riduzione dei  costi fissi. Un modello di per sé positivo fino a quando il TPP (traffico di perfezionamento passivo) che ne è scaturito ha riguardato il territorio italiano ed eventualmente alcune realtà produttive  dislocate sul territorio europeo e con sistemi sociali e normativi compatibili con il nostro.  Viceversa, quando allettate dai ridicoli costi di produzione, molte aziende hanno delocalizzato fasi  se non l’intera produzione in paesi a  basso costo di manodopera. E’ evidente come contemporaneamente al trasferimento di know-how si sia anche impoverito di risorse e delle loro ricadute economiche il territorio italiano. Nello stesso tempo la applicabilità  della normativa italiana relativa al complesso obiettivo della sostenibilità risulta impossibile  per produzioni provenienti dal Far East.

    Tornando quindi ad una fase propositiva in relazione al futuro prossimo del nostro sistema economico, il concetto di sostenibilità può partire e dovrebbe partire dell’esempio della Zegna Baruffa di Biella, leader mondiale nella produzione di filati. Attraverso le proprie scelte strategiche ed operative  l’azienda biellese ha raggiunto la giusta sintesi tra concetto di sostenibilità ambientale (in quanto tutte le fasi di produzione sono gestite a norma di legge all’interno dei parametri relativi anche per gli scarichi industriali) e sostenibilità economica che si traduce con  il 99% dei 757 dipendenti con contratti a tempo indeterminato.

    Un concetto di sostenibilità complessiva che si sposa perfettamente con una produzione di alto di gamma della quale il distretto biellese risulta ancora oggi il leader mondiale. Questo aspetto della sostenibilità complessiva attraverso i contratti a tempo indeterminato si riverbera a sua volta e determina non solo un arricchimento economico del territorio ma contemporaneamente, come logica conseguenza, predispone i lavoratori (provvisti delle risorse finanziarie) a diventare a loro volta consumatori di prodotti a filiere controllate e quindi sostenibili, creando cosi le condizioni per  una  vera economia circolare espressione di una cultura della salvaguardia del territorio e dei lavoratori.

    Il concetto complessivo di sostenibilità, quindi, non può essere relativo solo ed unicamente a determinati normative “a tutela dell’ambiente” come lo smaltimento oppure l’utilizzo di materie prime espressioni di processi di riciclo di materie prime. Si dovrebbe, viceversa, partire dal concetto di sostenibilità complessiva come sintesi  di qualità produttiva a basso impatto ambientale alla quale venga associato un riconoscimento economico agli operatori che possa assicurare consumi di prodotti a loro volta espressione di filiere ecosostenibili.

  • Vigo: con Combimais premiata la filiera completa riconoscibile

    Lo scorso 17 luglio l’Azienda lombarda ‘Innovagri ‘dei fratelli Mario e Alberto Vigo ha ricevuto, dalle mani del Premier Giuseppe Conte e alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, un importante premio indetto da Confagricoltura per le aziende agricole che maggiormente si sono distinte per i sistemi innovativi adottati per la coltivazione. ‘Innovagri’ ha vinto grazie al progetto Combi Mais Idrotechnologies che da qualche anno ha messo in campo, con numerosi e molto soddisfacenti risultati.  Abbiamo incontrato il presidente di ‘Innvagri’, Mario Vigo, per sapere di più del progetto, e non solo.

    1) Come è nata l’idea di Combi Mais?

    “Combimais” nasce per dare una risposta all’interno di Expo ad una agricoltura mirata del nuovo millennio, interpretando le necessità che portano ad un agroalimentare produttivo, qualitativo e sostenibile.

    2)  Come è stata accolta nella sua azienda e dai consumatori ‘tradizionali’ questa idea?

    Nella mia azienda il protocollo “Combimais”è stato accolto in maniera estremamente positiva in quanto facilita il lavoro degli operatori agricoli e crea le condizioni per un minor impatto ambientale a tutto vantaggio della società in cui viviamo. Altrettanto favore, il prodotto “Combimais” è stato accolto dai consumatori per la tracciabilità, sostenibilità a garanzia di un prodotto “made in Italy” addirittura “milanese”

    3) Quale è stato secondo lei l’aspetto considerato più innovativo meritevole del premio di Confagricoltura?

    Trattasi di progetto unico nel suo genere che crea una filiera completa tale da definirsi “dal chicco alla tavola”, generando innovazione e ricerca con il doppio compito di poter interpretare un nuovo modo di fare agricoltura garantendo al consumatore, oltre la qualità, la sostenibilità.

    4) E’ a conoscenza di altri progetti simili in Italia?

    Esistono in Italia diversi progetti per le diverse colture, es. Linea biscotto sostenibile di ‘Barilla’ che prevede una coltivazione improntata alla sostenibilità. Tutto ciò fa scuola per disegnare quel modello di agricoltura già interpretato dal protocollo “Combimais”.

    5) Quali sono i progetti futuri di Combi Mais?

    “Combimais” è un progetto che, grazie alla capacità di aziende che sono leader nel settore agricolo, si rinnova di anno in anno, offendo soluzioni che diventano sempre più premianti per gli imprenditori agricoli, contestualmente, offrendo ai consumatori un prodotto altamente qualitativo.

    6) Nell’agroalimentare esiste da anni un serio problema di contraffazione, malgrado siano in vigore, finalmente, leggi europee precise in materia di etichettatura per sapere tutto sull’origine di un prodotto. Nel vostro settore come state arginando questo fenomeno?

    Proprio per rispondere ad un problema di contraffazione abbiamo voluto un prodotto di produzione che non solo garantisca la qualità ma addirittura la zona ed il metodo di coltivazione. Lasciamo alle Istituzioni sia nazionali che europee il compito di vigilare con leggi che appaiano realmente tutelare il lavoro ed il prodotto dell’agroalimentare italiano così ben apprezzato il tutto il mondo.

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