Papa

  • Parcere victis debellare superbos

    La lapidaria frase degli antichi romani sintetizza in modo efficace il pensiero di chi ha colto, in tutte le sue sfumature, le parole di Trump verso Papa Leone, a lui particolarmente inviso per il messaggio di pace e perché, pur essendo americano, ha detto in modo ben chiaro al mondo cosa pensava di lui, come di tutti coloro che cercano di nascondere le loro azioni nefaste invocando la volontà divina.

    In verità possiamo anche avere pietà di Trump perché nei fatti è un perdente, perché è un perdente chi per avere le cose che vuole deve pagare, donne comprese, fare una guerra, abusare del potere per destituire chi non lo asseconda, minacciare e tradire le sue stesse promesse e parole.

    Trump però è soprattutto un superbo che giudica gli altri inferiori, che sogna il potere assoluto dei Putin e simili, che non ha rispetto della vita degli altri, delle leggi, dei diritti umani, è l’uomo che arricchisce se stesso anche con le guerre, i social, che si è convinto di essere lui l’artefice del destino del mondo.

    Un uomo in fondo debole, perché privo di valori e sentimenti, e convinto di essere il più forte, non può che essere umanamente compatito e poi politicamente deve essere messo in condizioni di non nuocere più, nell’attesa che ci pensino gli elettori ci auguriamo che lo abbiano capito i leader dei paesi democratici e liberali.

  • Pio XI, una grande storia italiana

    Tra le iniziative in corso per il Giubileo 2025, trova un posto significativo il ‘Giubileo dei Pontefici’, un progetto speciale per unire i luoghi natali dei Papi lombardi e veneti del Novecento con un cammino tra fede, memoria e cultura.

    Pio X, nato a Riese nella provincia di Treviso, ha avviato il processo di modernizzazione della Chiesa, Pio XI, il Papa di Desio, ha promosso pace e dialogo in un contesto segnato dall’instabilità mondiale. In anni più recenti, Papa Giovanni XXIII, arrivato dalla piccolissima comunità di Sotto il Monte, ha indetto il grande Concilio Ecumenico Vaticano II, un punto di svolta per la Chiesa. Dopo di lui Paolo VI, nato a Concesio, nel bresciano, ha incarnato la volontà di proseguire nel rinnovamento, mentre Giovanni Paolo I, di Canale d’Agordo nella provincia di Belluno, pur nel breve pontificato, ha rappresentato un simbolo di continuità dei princìpi avviati dai suoi predecessori.

    Pio XI, il Papa brianzolo, rappresenta una grande storia lombarda: ha predicato senza cedimenti la necessità della pace, ha combattuto i totalitarismi offrendo la chiesa del suo tempo come faro di speranza e di riconciliazione, ha creduto nel futuro senza temere il progresso. Ad Achille Ratti – Pio XI la sua terra natale e le associazioni che ne tengono viva la memoria hanno dedicato uno straordinario percorso espositivo all’interno di Villa Cusani Traversi Tittoni, il settecentesco monumento del Piermarini oggi patrimonio della città di Desio. È un viaggio che attraverso diciotto sezioni narra con le più moderne tecniche comunicative la storia del Pontefice di Desio a partire dal percorso di sacerdote e di studioso. Ma c’è spazio anche per la grande passione per l’alpinismo, il segno delle sue radici lombarde: nel 1889 e ’90. Achille Ratti, affrontando condizioni proibitive, scala le cime del Monte Rosa, del Bianco e del  Cervino, aprendo nuove vie. L’evento allestito in villa Tittoni a Desio ne celebra il ricordo trasportando i visitatori in alta montagna con una stanza immersiva a 360°. Non è l’unica emozione del percorso espositivo che ha per titolo ‘Costruirò la Casa della Pace’: in un panorama di immagini, testi, di preziosi reperti museali e oggetti scenici, si incontra un touch wall da sfiorare con la mano per aprire un focus sulla vita di Pio XI, si attivano monitor e proiezioni murali con cinegiornali d’epoca, si sfoglia un grande libro digitale che narra il Rinascimento del Vaticano voluto da Papa Ratti, e nella cappella settecentesca, da un sorprendente ologramma tridimensionale ad alta suggestione, Pio XI in viva voce saluta i visitatori. Una sequenza di emozioni per una storia che appartiene a pieno titolo all’identità italiana.

    ‘Costruirò la Casa della Pace’  è certamente una proposta che vuole farsi ricordare: non una mostra statica di reperti ma una passeggiata dinamica nel tempo e tra i grandi episodi che hanno visto Pio XI protagonista, una novità rispetto alle tradizionali esposizioni relative a tematiche religiose. La condivisione della proposta è sollecitata anche da alcuni segni concreti, come la sintesi di due encicliche di Papa Ratti offerte gratuitamente al visitatore.

    Il significato dell’evento ‘Costruirò la Casa della Pace’ è ben sintetizzato in una frase di Agostino Gemelli, il fondatore dell’Università Cattolica inaugurata a Milano nel 1921 proprio dal cardinale Achille Ratti. Scrive Gemelli che con l’elezione di Pio XI “è la cultura che sale al soglio di Pietro. È la scienza che ci appare rivestita dalle vesti pontificali. È il sapere che celebra il suo connubio con la fede”.

    Oltre al merito di aver voluto con i Patti Lateranensi la Città del Vaticano con l’unico fine di garantire alla Chiesa la sua missione tra i popoli, l’intento delle opere del Papa di Desio è sempre stato di unire opere, cultura e bellezza. Per Pio XI la bellezza è un buon motivo di conversione.

    Il percorso espositivo multimediale ‘Costruirò la Casa della Pace’ è a ingresso gratuito ma con prenotazione obbligatoria. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito www.papadidesio.it.

  • La vita non è un dono solo per noi stessi

    Possiamo dirlo in estrema tranquillità: a molti l’annuncio di un Papa degli Stati Uniti ha lasciato perplessi e rattristati, da tempo Stati Uniti significano Trump, esternazioni, azioni ed immagini che non possiamo condividere e ci preoccupano.

    Poi è apparso Lui, il Papa, Leone XIV, il suo sorriso semplice e contagioso, la sua commozione, altrettanto contagiosa, le sue parole che sono arrivate dirette, parole di pace di fede, di speranza e carità.

    Poi i primi giorni, il ricordo di Papa Francesco e di San Giovanni Paolo II, i riferimenti alla dottrina sociale della Chiesa, il riferimento costante alla Madonna, gli incontri con le persone, l’invito ai cardinali a lavorare insieme e sempre quel suo sorriso rivolto a tutti ed a ciascuno perché nessuno più si senta escluso.

    Non avremo paura se continueremo ad avere sul soglio di Pietro chi dimostra, con serena semplicità ed altrettanta determinazione, che la vita non è un dono solo per noi stessi.

    Ogni giorno c’è qualcuno che ha bisogno della nostra carità, ogni giorno, ovunque possiamo, siamo chiamati a portare la speranza, attraverso la fede, di costruire una società più giusta.

    Mentre la violenza, in ogni dove e di ogni tipo, sembra crescere e troppe intelligenze perdono la capacità di distinguere il reale dal virtuale, mentre si è più attenti a cercare di conquistare Marte che a salvare la Terra e il denaro facile, il potere prevaricatore, l’indifferenza, il capitalismo autoreferenziale e miope opprimono tante persone e popoli non avremo paura di tendere la mano a chi ha bisogno e di opporci a chi lo opprime.

    Come Leone I riusciremo a fermare i tanti Attila di oggi.

  • Fede speranza carità

    Il Conclave, con gli strumenti umani di ogni cardinale e l’ispirazione che arriva da Dio, sceglierà il Papa che ci accompagnerà in questa epoca cosi travagliata, complessa, confusa e violenta.
    Un Papa che sappia dire a ciascuno, credente o laico, cattolico o di altra confessione, parole ed offrire azioni che aiutino a non perdere o a ritrovare la fede, una fede per capire che ogni azione che avviene nel creato è importante per la nostra e altrui sopravvivenza, piaccia o non piaccia il divino esiste ed è anche in noi per volontà di chi ci ha creato.
    Un Papa che rafforzi in ciascuno la speranza, oltre le contingenze negative, e la speranza vive quando si creano empatie, collaborazioni, ascolto anche di coloro che in apparenza non contano perché vecchi, malati, poveri.
    Un Papa che rinnovi l’insegnamento che Papa Francesco, con altri che l’hanno preceduto in un pontificato al servizio del Vangelo e dell’umanità, ci ha ricordato, la carità, che non è l’obolo dato ogni tanto ma la comprensione quotidiana dell’altro, quello che molte volte non guardiamo, quello che ci ha fatto un torto, quello che ci sembra di non capire.

    Un Papa la cui grandezza sia la semplicità con la quale ci aiuti ad avvicinarci agli altri per ritrovare noi stessi.
    Un Papa autorevole perché la Chiesa non sia strumento di alcuni o lontana dalla realtà. Un Papa che, con i suoi studi e le sue esperienze, abbia la capacità di riaprire i cuori e le menti ai sentimenti, un Papa che ridesti l’intelligenza naturale troppo sopita davanti all’intelligenza artificiale, all’effimero, all’interesse di parte.

  • Insegnamenti sempre utili e validi

    Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso,

    ma continuiamo a non sapere che cosa succede.

    Papa Francesco

    Proprio una settimana fa, il 21 aprile, il Santo Padre Francesco ha lasciato questo mondo per andare alla casa del Padre. Ma i suoi insegnamenti rimarranno e serviranno a molte, moltissime persone, come guida. E di insegnamenti, durante tutti questi anni di pontificato, il Santo Padre ne ha lasciati tanti. Insegnamenti che, se appropriati, aiuteranno a diventare migliore ogni singola persona. Ma se quegli insegnamenti saranno appropriati ed, in seguito, anche realizzati da coloro che hanno delle responsabilità istituzionali importanti, in ogni singolo Paese e/o a livello internazionale, allora anche il mondo diventerà migliore

    Papa Francesco ha sempre condannato le guerre in corso in diverse parti del mondo, nonché la corsa sfrenata agli armamenti. Il Santo Padre, da anni, era convinto che si trattava di “una terza guerra mondiale combattuta a pezzi”. Lo ha affermato anche il 21 febbraio 2021, durante l’udienza al Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. “…. Oggi in questo contesto di guerra mondiale a pezzetti, vediamo come sempre che c’è la mancanza del diritto, sempre. Le dittature nascono e crescono senza diritto”. Mentre alcune settimane fa, dal Policlinico Gemelli dove era ricoverato, il Santo Padre ha fatto riferimento ad “una terza guerra mondiale all’orizzonte”. Così facendo, egli ha, altresì, smascherato anche alcuni dei “grandi del mondo” i quali, con la loro ipocrisia, hanno cercato, per vari motivi, di ingannare la gente.

    Papa Francesco ha condannato sempre le dittature, ovunque esse siano attive e soffochino le libertà ed i diritti innati dell’essere umano. Il 18 giugno 2018, durante la sua meditazione mattutina nella cappella di Santa Marta, il Santo Padre affermava che “…. Il primo passo di ogni dittatura è la manipolazione senza scrupoli della libera comunicazione, attraverso la seduzione degli scandali e le calunnie, per indebolire la vita democratica e condannare persone e istituzioni. Un sistema che è stato applicato anche dalle dittature del secolo scorso. […]. Ma che riscontriamo ancora oggi in molti Paesi, come pure nella vita di ogni giorno”. Papa Francesco, in seguito, ha aggiunto convinto che “…. Le dittature, tutte, hanno incominciato così, con l’adulterare la comunicazione, per mettere la comunicazione nelle mani di una persona senza scrupolo, di un governo senza scrupolo”.

    Una realtà preoccupante quella generata dalle dittature, dai regimi totalitari, nonostante le ingannatrici apparenze propagandistiche, che si verifica in diversi Paesi del mondo. Anche in Albania, dove da anni è stata restaurata e si sta continuamente consolidando una nuova dittatura sui generis. Una dittatura che si presenta come espressione di una pericolosa ed attiva alleanza tra il potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro, la criminalità organizzata e determinati clan occulti internazionali. Una dittatura che cerca però di camuffarsi dietro una ingannatrice parvenza di pluripartitismo. Purtroppo una simile dittatura ha avuto, per dei “motivi geostrategici” e per altri “interessi”, il supporto di alcune istituzioni internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, nonché di alcuni alti rappresentanti governativi e statali di determinati Paesi membri dell’Unione. Il nostro lettore da anni è stato informato sempre con la dovuta oggettività di una simile realtà molto preoccupante. Una realtà, quella albanese, che da alcuni mesi viene denunciata anche da diversi noti media europei e statunitensi, sia televisivi che della carta stampata. Anche la scorsa settimana il nostro lettore è stato informato di tutto ciò (Gravi accuse da una nota rete televisiva europea; 22 aprile 2025).

    Papa Francesco ha sempre condannato, senza mezzi termini, anche la corruzione ed i corrotti. Il 9 dicembre 2019, durante la Giornata internazionale contro la corruzione, il Santo Padre ha detto, tra l’altro, che “La corruzione avvilisce la dignità della persona e frantuma tutti gli ideali buoni e belli. Tutta la società è chiamata a impegnarsi concretamente per contrastare il cancro della corruzione che, con l’illusione di guadagni rapidi e facili, in realtà impoverisce tutti”. Per lui la corruzione è “una brama del potere e dell’avere”. E, durante la sopracitata celebrazione, ha ribadito che la corruzione non si può combattere con il silenzio, aggiungendo che “…. Dobbiamo parlarne, denunciarle i mali, comprenderla per poter mostrare la volontà di far valere la misericordia sulla meschinità, la bellezza sul nulla”. Già nel aprile 2013, poche settimane dalla sua elezione, il Santo Padre Francesco affermava: “Peccatori sì, corrotti no!”, sottolineando che “… per il peccato esiste il perdono, per la corruzione no”. Sempre nel aprile 2013 papa Francesco diceva che “….Il corrotto passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo […] e fa in modo che qualsiasi autorità morale in grado di criticarlo sia eliminata”. E aggiungeva che “Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità”. Invece durante la sua visita in Mongolia all’inizio di settembre 2023, il Santo Padre Francesco ha dichiarato convinto che la corruzione rappresenta “una grave minaccia per lo sviluppo di ogni gruppo umano, alimentando una mentalità utilitaristica e senza scrupoli che impoverisce intere nazioni”.

    Papa Francesco ha parlato spesso dei funzionari corrotti, compresi i giudici. Lo ha fatto anche il 30 marzo 2020, quando era appena cominciato il drammatico periodo della pandemia. Durante la sua omelia nella messa a Santa Marta, il Santo Padre ha fatto riferimento ai due giudici corrotti e alla donna innocente chiamata Susanna, come racconta il profeta Daniele (Dn 13, 1-9. 15-17. 19-30. 33-62). I due giudici volevano abusare fisicamente della bellissima Susanna. Invece lei ha scelto di resistere alle loro richieste, consapevole delle drammatiche conseguenze. Ma Dio però ha salvato Susanna, condannando invece i due giudici corrotti. Il Santo padre, durante la sopracitata omelia ha detto che Dio non perdona i corrotti “…. semplicemente perché il corrotto è incapace di chiedere perdono, è andato oltre. Si è stancato? No, non si è stancato: non è capace. La corruzione gli ha tolto anche quella capacità che tutti abbiamo di vergognarci, di chiedere perdono. No, il corrotto è sicuro, va avanti, distrugge, sfrutta la gente, come questa donna, tutto, tutto, va avanti. Si è messo al posto di Dio”.

    Purtroppo dei funzionari corrotti ci sono in quasi tutti i Paesi del mondo. Ma in quei Paesi dove funziona il principio della separazione dei poteri di Montesquieu, dove funzionano tutte le strutture dello Stato democratico, se un funzionario corrotto, giudici compresi, viene colto in flagranza, allora lui viene anche condannato secondo le leggi in vigore. Cosa che, purtroppo, non accade da alcuni anni in Albania, dove il principio della separazione dei poteri non funziona più. Dove tutti i poteri, il legislativo, l’esecutivo e quello giudiziario sono controllati personalmente da una sola persona, dal primo ministro e/o da chi per lui. Anche di questa preoccupante e molto pericolosa realtà il nostro lettore, da anni ormai, è stato continuamente informato, sempre fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo alla mano. Così come il nostro lettore è stato, altresì, informato che alcuni “rappresentanti internazionali”, compresi anche quelli delle istituzioni dell’Unione europea, “applaudono” tutti i “successi” [mai] raggiunti dal sistema “riformato” della giustizia.

    Chi scrive queste righe è convinto che gli insegnamenti lasciati dal Santo Padre Francesco sono e saranno sempre utili e validi. Bisogna solo saper farli propri ed agire di conseguenza. Anche in un mondo in cui, come affermava Papa Francesco, stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede.

  • In ricordo di Papa Francesco

    Il Patto Sociale ricorda Papa Francesco, che ci ha lasciato nel giorno del Lunedì dell’Angelo, con affetto e riconoscenza. Il suo messaggio in difesa dei più deboli, dell’ambiente, della pace accompagnerà sempre i nostri passi e illuminerà i nostri giorni.

    Grazie…

    La redazione

  • Papa Francesco, il suo messaggio oltre la morte

    Papa Francesco, prima di lasciare la vita terrena, ha salutato il suo popolo in piazza San Pietro, simbolicamente ha salutato tutti coloro che nel mondo sono uomini e donne di buona volontà.

    In tanti, tantissimi, cattolici, cristiani, di qualunque confessione ed idea, in questi anni avevano trovato in Lui la rinnovata certezza che può esistere, anche in questi che sono tempi bui, una società capace di rivolgersi agli altri con attenzione e comprensione.

    La sua ultima benedizione, il suo ultimo passaggio tra le persone, resterà un momento magico nella nostra memoria, come quando nella piazza deserta pregava per tutti nell’epoca del covid.

    Il Papa muore durante il Giubileo, che tanto aveva voluto, lasciandoci il compito, per quanto ciascuno di noi possa fare, di continuare, in ogni giorno, in ogni nostro pensiero ed azione, a trasmettere un messaggio di amore, di pace, di giustizia.

    Il male lo aveva già portato sull’orlo della fine ma aveva resistito perché c’era un compito che doveva ancora assolvere, che gli era stato chiesto da Dio, affrontare e vincere la sua sofferenza per portare, proprio a Pasqua, il segno che per il mondo c’è ancora speranza di resurrezione se donne ed uomini, in ogni luogo, torneranno ad amare il prossimo, a riconoscersi nel proprio prossimo.

    Ci ha salutato tutti, credenti e non credenti, ci ha ricordato ancora una volta, prima di lasciarci, che fede, speranza, carità, non sono parole ma azioni da compiere, sentimenti da coltivare.

    Nel ricordarlo non dimentichiamo che coloro che non hanno condiviso la sua attenzione per i poveri, gli oppressi,i negletti, coloro che spesso hanno portato la religione a difendere personali interessi, coloro che vedono la chiesa come centro di potere e che hanno cercato di contrastarlo, esistono ancora e sono anche coloro ai quali dobbiamo impedire di prevalere,non praevalebunt.

    I tanti, tantissimi, che pregheranno per l’anima di Papa Francesco preghino anche affinché  il prossimo Papa continui a rivolgersi al cuore delle persone e la nostra intelligenza sia sempre al servizio della comprensione riportandoci al rispetto, all’amore verso quanto ci circonda.

  • Un augurio, una preghiera, una promessa

    Molti seguono le vicende legate alla salute del Papa come un importante fatto di cronaca di portata internazionale, altri perché interessati ad un eventuale nuovo conclave, troppi sperano nelle dimissioni di Francesco.

    La maggior parte delle persone, invece, segue le notizie della malattia del Papa sperando in una sua rapida guarigione, tanti gli sono vicini con una preghiera perché Francesco ha saputo toccare il cuore e la mente di chi è capace di empatia e assetato di giustizia.

    Viviamo anni molto difficili, la tecnologia sta uccidendo l’umanità, la capacità di sedare la nascita di conflitti, attraverso mediazioni e dialogo, che avevamo imparato nel secolo scorso, dopo due guerre mondiali, più che assopita sembra cancellata dall’irrefrenabile desiderio di imperialismo che è ormai comune a dittature e ad alcune democrazie.

    Non c’è molto di nuovo, la parte violenta e malvagia dell’essere umano prima o poi rispunta, il diavolo non ha le corna ma spesso si presenta con vestiti firmati, ricchezze spropositate, potere immenso, fascino persuasivo, non tutti sono capaci di resistere alle sirene del potere, alla gratificazione di essere considerati da chi è più forte.

    Il diavolo non ha le corna ma è presente nella violenza degli spacciatori di droga, nei trafficanti di esseri umani, nel bullismo, nella negazione della vita e della dignità dell’altro.

    Il male è nelle parole di coloro che, forti della loro posizione, possono scatenare guerre, o dichiarare che è colpevole chi è stato invaso e non chi ho invaso il territorio altrui.

    In questa epoca difficile, dove il mondo sembra rovesciato perché troppo spesso trionfa la verità di parte e non la realtà nella sua evidenza, la presenza di Papa Francesco è un punto di riferimento, tiene viva la speranza, fa sentire tutti coloro che si riconoscono nel proprio prossimo, anche i più deboli ed umili, che non si è soli, che comunque vale la pena di credere, di spendersi per una società di valori e di principi condivisi.

    Un augurio, una preghiera, una promessa.

  • Il pittore russo Safronov regala al Papa il ritratto che ha viaggiato nell’orbita terrestre

    Nikas Safronov è una delle figure iconiche dell’arte contemporanea russa, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per i suoi ritratti a capi di Stato e celebrità. Anche da Papa Francesco è tra i suoi estimatori dopo essere rimasto colpito dal dipinto che raffigurava il primo luogo del suo ministero, il Santuario di San José de Flores a Buenos Aires. In questi giorni il Pontefice ha ricevuto l’artista in Vaticano il quale gli ha donato il suo ritratto. L’opera ha visitato la Stazione Spaziale Internazionale da marzo a fine settembre 2022, è stata nello spazio e insieme all’equipaggio ha compiuto più di 3.000 giri intorno alla Terra. Ora il dipinto di Safronov ha conquistato un posto speciale nella collezione del Pontefice.

    Papa Francesco ha sempre sottolineato l’importanza della cultura russa e la sua inseparabilità dalla cultura mondiale e dopo aver invitato Safronov a tenere mostre in Europa, anche in Vaticano, ha espresso la speranza che la cultura russa sia sempre presente sulla scena culturale mondiale.

    L’attività creativa di Nikas Safronov è iniziata nel 1978, quando è stata organizzata la sua prima mostra personale a Panevezys, e da allora la sua fama di brillante simbolista, ritrattista e sperimentatore è cresciuta di mostra in mostra, di conferenza in conferenza. Nikas ha aperto una nuova direzione nell’arte mondiale Dream Vision, ma l’artista lavora costantemente nel realismo. All’attivo, solo negli ultimi 10 anni, ci sono più di trecentoventi mostre personali in tutto il mondo visitate da centinaia di migliaia di persone.

    Questo non è il primo incontro di Safronov con un Pontefice, all’inizio degli anni 2000 aveva incontrato Papa Giovanni Paolo II.

  • Bandiera bianca e la forza della diplomazia

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    Come ha specificato Matteo Bruni, direttore della sala stampa del Vaticano, “Il Papa usa il termine bandiera bianca, riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato”.

    In altre parole il Papa, a differenza delle interpretazioni ideologiche dei media, i quali arrivano ad accusare il Papa di esprimere una posizione filorussa, non ha interpretato la figura retorica della “bandiera banca” come una resa, ma semplicemente deve venire intesa come l’inizio di una presa di coscienza della impossibilità di un esito positivo della guerra (un esito per entrambi i belligeranti, sia chiaro) e da questa consapevolezza andrebbe considerata una inevitabile e immediata apertura di un tavolo di negoziazione.

    In questo contesto, in una sola battuta, vengono azzerate tutte le strategie dell’Unione Europea e del leader ucraino, i quali invece chiedevano e pretendono tuttora maggiori investimenti in armamenti ed equiparano la crisi russo-ucraina a quella del 1939 che diede inizio alla Seconda guerra mondiale, paragonando Putin ad Hitler. Quasi che il quadro politico-istituzionale ed internazionale prebellico della Seconda guerra mondiale potesse essere anche solo paragonato a quello attuale, una visione che definisce l’approccio puramente ideologico nella azzardata similitudine tra i due momenti storici.

    Esattamente come dovrà avvenire a Gaza, così nello scenario russo-ucraino la soluzione finale non può venire individuata in una semplice vittoria di uno dei due contendenti all’interno di una progressiva escalation bellica ed anche di spese pubbliche finalizzate alla acquisizione di maggiori armamenti.

    Viceversa, a questa strategia va affiancata un’altra che valuti da subito l’istituzione di un tavolo negoziale al quale dovranno sedersi i due nemici e i diversi negoziatori. In questo contesto si manifesta evidente la perdita di un’occasione unica per l’Europa in chiave diplomatica, avendo appoggiato sic et nunc la sola difesa dell’Ucraina, eletta a simbolo della democrazia, senza aprire un tavolo negoziale con Putin, di fatto adottando la strategia della NATO come la propria politica estera.

    Il fallimento di questa strategia è evidente in quanto la sottovalutazione della capacità di resistenza della Russia emerge chiara poiché l’economia russa crescerà nel 2024 ben quattro volte quella europea, quando dal 2022 tutti i vertici dell’Unione Europea parlavano di un prossimo default dello Stato russo.

    Queste medesime competenze europee ora spingono a favore della creazione di un esercito europeo e magari di un arsenale nucleare, del cui effetto deterrente, anche in considerazione dell’esito ottenuto con le strategie europee dal 2022 ad oggi, è legittimo dubitare.

    All’interno, quindi, di una rinnovata attenzione alla realpolitick, poco importa che sia stato Putin, come tutti sappiamo, ad iniziare il conflitto. E ricordando l’importanza, come fattore di pressione, della politica espansiva della NATO che ha accentuato questa tensione regionale, quello che risulta fondamentale adesso è individuare come si possa ottenere una pace senza arrivare ad uno scontro bellico ancora più generale.

    Se veramente si credesse che la vita rappresenti il bene supremo da tutelare, di conseguenza chiunque si adopererebbe con l’obiettivo di trovare un accordo, se non altro per interrompere la carneficina di civili.

    Tutto il resto è delirio ideologico, politico e purtroppo militare.

Pulsante per tornare all'inizio