Poste

  • Amazon diventa concorrente di Poste Italiane

    Luigi Di Maio aveva invocato una Amazon italiana quando aveva lanciato la crociata contro le aperture domenicali degli esercizi commerciali, ma forse chi gli aveva replicato che un Amazon c’è già e funziona benissimo, alludendo al colosso dell’e-commerce, lo ha convinto. Fatto sta che il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato due società del gruppo americano, Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport, a operare nel mercato italiano delle spedizioni, insieme ad altri 4.400 operatori, già iscritti nel relativo elenco.

    La scorsa estate l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni aveva multato il colosso dell’e-commerce per 300.000 euro, ma la scelta del dicastero retto dal ministro grillino consente ora ad Amazon di seguire (e gestire) tutta la filiera senza la paura di incorrere in sanzioni, a patto che Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport osservino la legge vigente (la quale, per le aziende registrate all’elenco degli operatori postali del MiSE, prevede una tassa pari all’ 1,4 per mille dei ricavi e un adeguamento alle norme per i lavoratori che, da ora in poi, dovranno essere inquadrati nel Contratto Nazionale del Settore Postale).

    La licenza concessa alle due nuove aziende ha una durata di 6 anni e si applica su tutta la posta con peso superiore ai 2 chili, sui pacchi tra 20 e 30 chili e su servizi come pony express, raccomandate urgenti e consegna con data e ora certa, ma si parla anche di “servizi a valore aggiunto” per invii postali sino a 2 chili e pacchi fino a 20 chili.

  • Un errore dismettere Poste italiane a fine legislatura

    La decisione del ministero dell’Economia e delle Finanze di cedere ulteriori quote di Poste Italiane è assolutamente deprecabile per due motivi.
    Anzitutto Poste Italiane continua, pur con tutte le modifiche e le problematiche degli ultimi anni, ad essere una presenza sul territorio particolarmente utile e necessaria nelle zone agricole e in quelle svantaggiate dal punto di vista geografico. Tuttora l’ufficio postale, con i vari nuovi servizi, consente anche alle persone che hanno una ridotta possibilità di movimento con mezzi privati o pubblici di poter usufruire di un sistema bancario, di un abbonamento telefonico, della consegna di pacchi, della ricezione di vaglia e via dicendo. L’ulteriore cessione di quote, che ovviamente potrebbero essere acquisite da investitori stranieri, rischierebbe di cancellare gran parte di questi servizi perché, è ovvio, nella logica del profitto, spesso fine a se stesso, potrebbero essere tagliate molte sedi proprio nei paesi più piccoli, nelle aree collinari e di montagna.
    Il secondo motivo è strettamente contingente: non spetta infatti a un governo che fra due mesi sarà cambiato, probabilmente in modo radicale, dal voto del 4 marzo, il compito e il diritto di alienare una parte del patrimonio pubblico.

    Su questo tema condividiamo le dichiarazioni dell’On. Giorgia Meloni di FdI.
    In verità, nei programmi elettorali, se i partiti guardassero all’interesse del Paese e non al proprio, vi dovrebbe essere anche una proposta di legge per vietare ai governi, a fine mandato (e almeno a 6 mesi dalle elezioni), di prendere decisioni che portano ad alienare il patrimonio dello Stato e comunque a prendere decisioni che modificano in misura grave l’assetto del Paese.

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