Centinaia di persone sono scese in piazza a Chisimaio, capitale dello Stato federato somalo dell’Oltregiuba, per protestare contro la Turchia dopo un controverso episodio avvenuto nel distretto di Dolo, nella regione amministrativa di Gedo. Lo riferisce “Garowe online”. Al centro delle proteste ci sono le accuse, ancora non confermate, secondo cui nella tarda serata di giovedì 3 settembre un raid aereo avrebbe colpito la casa dell’ex comandante del Servizio penitenziario somalo, generale Mahad Abdirahman Aden, rimasto indenne. Le informazioni emerse sull’accaduto collegano l’attacco a droni di fabbricazione turca impiegati a sostegno del governo federale somalo. Durante le manifestazioni, alcuni dimostranti hanno bruciato la bandiera turca, mentre altri hanno esposto immagini del presidente turco Recep Tayyip Erdogan con le mani insanguinate. Su diversi cartelli è comparso lo slogan: “Non abbiamo bisogno di Erdogan” mentre i manifestanti hanno scandito cori come “una volta amavamo Erdogan e la Turchia, ora li odiamo”.
La protesta è stata indetta dalle autorità locali nello stadio Waamo di Chisimaio ma le manifestazioni si sono estese anche ad Afmadù, nella regione del Basso Giuba, dove, secondo quanto riportato, oltre mille persone hanno protestato contro quella che è stata letta dall’opinione pubblica regionale come una grave ingerenza straniera negli affari interni della Somalia. Le proteste sono state alimentate dalle accuse provenienti da esponenti dell’Oltregiuba e da critici del governo federale somalo, secondo i quali aerei militari turchi sarebbero stati coinvolti in un’operazione contro il generale a Dolo. In una dichiarazione diffusa dal ministero dell’Informazione, della Cultura e del Turismo dell’Oltregiuba, l’amministrazione ha accusato aerei militari turchi di aver compiuto l’attacco notturno, prendendo di mira l’abitazione di Shub. Il governo locale ha precisato che nel corso dell’operazione sono stati lanciati due missili, uno dei quali ha colpito inoltre la residenza del presidente del distretto di Dolo, Mohamed Hussein Abdi.
Le autorità dell’Oltregiuba hanno duramente condannato l’attacco, ritenuto un’ingerenza straniera. “Non accetteremo che il nostro popolo e il nostro territorio vengano attaccati da aerei appartenenti a Paesi stranieri”, ha dichiarato la ministra per le Donne Adar Ismail Abdullahi durante le proteste, mentre il ministro della Sicurezza dell’Oltregiuba Yusuf Hussein Osman ha affermato che lo Stato regionale è pronto a difendersi dal governo centrale e da quello che ha definito un “nuovo colonizzatore”. Anche il sindaco di Chisimaio Omar Abdullahi Mohamed ha affermato che la popolazione e le autorità locali sono pronte a difendere l’esistenza dell’amministrazione e quella che ha definito la dignità dei suoi cittadini. Le accuse sono state ulteriormente rafforzate dalle dichiarazioni dell’ex capo dell’intelligence somala Fahad Yasin, il quale ha a sua volta accusato il presidente della Camera del popolo federale, Abdulkadir Mohamed Nur di aver ordinato l’attacco con drone.
In un messaggio pubblicato su Facebook, Yasin ha avvertito che l’operazione potrebbe avere “pericolose ripercussioni, capaci di estendersi dalla Somalia ai Paesi vicini”. L’ex capo dell’Agenzia nazionale di intelligence somala (Nisa) ha inoltre accusato Nur di avere già esercitato, nel 2017, una responsabilità di comando in un’operazione contro l’abitazione del politico d’opposizione Abdirahman Abdishakur Warsame, sostenendo che il presidente della Camera avrebbe nuovamente utilizzato la propria autorità per ordinare l’attacco contro il generale Shub. Il governo federale di Mogadiscio ha tuttavia negato che nella zona si sia verificato un attacco aereo, mentre Ankara non ha ufficialmente confermato un proprio coinvolgimento nell’episodio. La vicenda rimane quindi al centro di versioni contrapposte e di una crescente tensione politica tra le autorità federali somale e l’amministrazione regionale dell’Oltregiuba.
Il generale Shub, osserva “Garowe online”, è stato spesso critico nei confronti dell’amministrazione federale di Mogadiscio, oltre che ritenuto vicino ai sostenitori dell’ex presidente dello Stato del Sudovest, Abdiaziz Hassan Mohamed “Laftagareen”, le cui forze hanno lanciato ripetuti attacchi su Baidoa per riconquistare il controllo dello Stato federato conteso al governo centrale. L’episodio è avvenuto a poche ore dall’ultima offensiva delle forze di Laftagareen, lanciata proprio il 3 settembre. Infine, la protesta assume un significato particolare perché la Turchia è da anni uno dei principali partner internazionali della Somalia. Ankara ha costruito con Mogadiscio stretti rapporti militari ed economici, fornendo addestramento alle forze somale, cooperazione nel settore della difesa e sostegno alle attività legate alla sicurezza marittima e all’energia offshore. La Turchia mantiene una base militare in Somalia, addestra ed equipaggia forze strettamente legate al governo federale. I droni turchi sono attivamente impiegati in operazioni di sicurezza all’interno del Paese.