L’Etiopia punta su Mosca e Pechino per svilupparsi
In un momento di forte instabilità finanziaria interna e di crescente isolamento dai tradizionali partner occidentali, l’Etiopia sembra aver scelto una traiettoria sempre più orientata verso Est. Il Paese del Corno d’Africa, specie dall’avvento al potere del primo ministro Abiy Ahmed, ha infatti rafforzato in modo deciso i suoi legami con due potenze globali: la Cina, da una parte, e la Russia, dall’altra. Se Pechino è diventata il primo interlocutore di Addis Abeba per quanto riguarda le questioni economiche e commerciali, Mosca si propone come partner strategico nel trasferimento tecnologico, sostenendo l’ingresso dell’Etiopia nell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e investendo nel settore energetico ad alto valore aggiunto. Una strategia, quella etiope, che risponde all’esigenza di superare l’attuale crisi economica interna, ma che costituisce anche una precisa scelta geopolitica che potrebbe ridefinire il ruolo dell’Etiopia nel contesto africano e internazionale. È in questo contesto che il governo di Addis Abeba ha avviato negoziati con la Cina per convertire una parte del suo debito di oltre 5,3 miliardi di dollari in prestiti denominati in yuan. Ad annunciarlo è stato il governatore della Banca centrale etiope (Nbe), Eyob Tekalign, che in un’intervista rilasciata a “Bloomberg” ha definito Pechino “un partner molto importante” per il Paese dell’Africa orientale. “Il volume degli scambi e degli investimenti è in crescita”, ha detto Eyob, “quindi ha davvero senso organizzare uno swap (scambio) valutario, anche in termini di conversione”.
Il governatore ha ammesso che si tratta di una strategia ancora “in fase di elaborazione”, ma ha confermato l’invio di una richiesta ufficiale di colloqui a Pechino su cui le due parti “stanno lavorando”. Il governatore ha inoltre dichiarato che sono in corso trattative con l’Export-Import Bank of China e la People’s Bank of China (Pbc) in tal senso. Dopo la sua nomina a governatore della Nbe, del resto, Eyob Tekalign ha fatto della Cina la sua prima destinazione ufficiale, effettuando una missione a capo di una delegazione di alto livello volta a far avanzare i colloqui sulla ristrutturazione del debito e rafforzare la cooperazione economica. Durante le recenti riunioni annuali della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale (Fmi), Eyob ha avuto anche dei colloqui bilaterali con il governatore della Banca popolare cinese (Pbc), Pan Gongsheng, incentrati sul rafforzamento della cooperazione finanziaria tra Etiopia e Cina. Gli incontri hanno fatto seguito all’accordo di ristrutturazione del debito recentemente concluso con il Comitato ufficiale dei creditori, copresieduto da Cina e Francia, con l’obiettivo di accelerare il processo di ristrutturazione del debito etiope. Se i negoziati dovessero andare in porto, l’Etiopia sarebbe il secondo Paese africano dopo il Kenya a rivolgersi a Pechino per convertire parte del suo debito in prestiti denominati in yuan. Accordi simili sono già stati stipulati da Sri Lanka e Ungheria.
Nonostante le continue problematiche legate al debito, i titoli di Stato dell’Etiopia hanno recentemente raggiunto il livello più alto dal 2021. La scorsa settimana l’agenzia Fitch ha confermato il rating di default a lungo termine dell’Etiopia a “Restricted Default”, citando il persistente default del suo Eurobond e di altri debiti esteri commerciali. Fitch ha osservato che il governo sta cercando di ristrutturare circa 15 miliardi di dollari di debito estero e ha compiuto “notevoli progressi” nelle riforme macroeconomiche, tra cui la liberalizzazione del tasso di cambio e il controllo dell’inflazione. In questo quadro, nel luglio scorso l’Etiopia ha siglato un memorandum d’intesa con i creditori ufficiali per un alleggerimento del debito di 2,5 miliardi di dollari fino al 2028, con accordi bilaterali – compresi quelli con la Cina – attualmente in fase di finalizzazione. I colloqui sul debito in Etiopia si svolgono tuttavia in un contesto di prolungata incertezza finanziaria per il Paese africano. Il governo etiope ha infatti annunciato la scorsa settimana che i negoziati con gli obbligazionisti si sono arenati a causa di disaccordi su questioni chiave. Nonostante la situazione di stallo, le autorità di Addis Abeba hanno affermato che sono stati compiuti “progressi sostanziali” e si sono espresse ottimiste sulla ripresa dei colloqui “nel prossimo futuro”.
L’Etiopia è stata dichiarata formalmente in default nel dicembre 2023, diventando nel giro di tre anni il terzo Paese del continente, dopo Zambia e Ghana, a essere insolvente sul suo debito estero. Le autorità di Addis Abeba non hanno allora saldato una cedola da 33 milioni di dollari richiesta per il suo unico titolo di Stato internazionale, un Eurobond da un miliardo di dollari. Già in precedenza le autorità etiopi avevano annunciato l’intenzione di dichiarare il default come conseguenza della crisi generata dalla pandemia di Covid-19 e dalla dispendiosa guerra di due anni condotta nel Tigrè, conclusa nel novembre 2022. La dichiarazione di insolvenza aveva determinato un declassamento da parte delle agenzie di rating del credito, a partire da Fitch, che ha rivisto al ribasso il suo giudizio da “CC” a “C”. A seguire, anche S&P Global Ratings ha declassato il Paese, inserendolo nella categoria “default” in quanto inadempiente sui suoi obblighi di pagamento, provocando il crollo in borsa dell’Eurobond etiope.
La situazione estremamente delicata in cui versa l’economia etiope, del resto, spinge il governo del primo ministro Abiy Ahmed a cercare nuovi partner economici e commerciali. Così, parallelamente ai colloqui in corso con Pechino, Addis Abeba guarda in maniera crescente all’altra potenza orientale: la Russia. È in questo contesto che rientra la recente visita ufficiale di due giorni effettuata a Mosca dal ministro degli Esteri etiope Gedion Timothewos, che nel suo primo giorno di visita Gedion ha incontrato il ministro dello Sviluppo economico della Federazione Russa, nonché co-presidente della Commissione intergovernativa etiope-russa per la cooperazione economica, scientifica e tecnica e il commercio, Maksim Reshetnikov Gennadievich, con il quale ha discusso dell’importanza di rafforzare ulteriormente le relazioni di lunga data e multiformi tra Etiopia e Russia. Un incontro durante il quale, secondo quanto riferito in una nota del ministero degli Esteri di Addis Abeba, il ministro Reshetnikov ha ribadito il pieno sostegno della Russia all’adesione dell’Etiopia all’Omc. Il capo della diplomazia etiope ha inoltre tenuto colloqui con alti funzionari di Rosatom, la Società statale russa per l’energia atomica, e di altre agenzie competenti per esplorare modalità per migliorare la cooperazione bilaterale nei settori energetico e tecnologico.
L’Etiopia e la Russia hanno recentemente formalizzato un piano d’azione per promuovere lo sviluppo di un progetto di energia nucleare in Etiopia, nell’ambito di una più ampia tabella di marcia per la cooperazione discussa durante la visita del primo ministro Abiy Ahmed a Mosca, il mese scorso. L’accordo è stato stipulato il 25 settembre scorso tra Alekseij Likhachev, direttore generale di Rosatom, e il ministro Gedion Timothewos, e delinea le misure concrete per la cooperazione tra Rosatom e l’Ethiopian Electric Power Corporation (Eepc) per la realizzazione di una centrale nucleare in Etiopia. In quel frangente, entrambe le parti hanno anche sottolineato la volontà di promuovere la cooperazione in materia di energia e infrastrutture, come già affermato nell’accordo intergovernativo del 2017 sulla cooperazione nell’uso pacifico dell’energia nucleare. È in questo contesto che, lo scorso 14 ottobre, il governo etiope ha approvato l’istituzione di una commissione parlamentare per l’energia nucleare, che sarà guidata dal capo di gabinetto del primo ministro Abiy Ahmed, Sandokan Debbebe.
La commissione, nelle intenzioni del governo, avrà il compito di “guidare e coordinare l’uso pacifico della tecnologia nucleare” da parte dell’Etiopia, secondo gli standard internazionali. Il mandato prevede la supervisione dell’applicazione della scienza nucleare in settori chiave come la produzione di energia elettrica, lo sviluppo industriale, la sicurezza alimentare, l’assistenza sanitaria, la ricerca scientifica e l’innovazione. L’istituzione della commissione rappresenta un ulteriore segno della volontà del primo ministro Abiy Ahmed di investire sull’energia nucleare. In occasione dell’inaugurazione della Grande diga della rinascita etiope (Gerd), lo scorso 9 settembre, il premier etiope aveva annunciato investimenti per 30 miliardi di dollari in un progetto che prevede la costruzione di due centrali nucleari, da realizzare fra il 2032 e il 2034, entrambe con una capacità di circa 1.200 megawatt (Mw). Oltre al progetto nucleare, l’Etiopia mira a costruire una raffineria di petrolio, un impianto di gas e un nuovo grande aeroporto.




